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A FATHER’S BLESSING

Father,
I thank you for the gift of my family
for whom I now pray 
and upon whom I now ask you 
to shower your blessings.
With St. Joseph as my guide,
may I always be ready 
to spend my life for them.

Bless my wife whom you have given to me as my spouse,
sharing in your wondrous work of creation.
May I see her as my equal 
and treat her with the love of Christ for his Church.
May Mary be her guide 
and help her to find your peace and your grace.

Bless my children with your life and presence.
May the example of your son 
be the foundation upon which 
their lives are built,
that the Gospel may always
be their hope and support.

I ask you, Father, to protect and bless my family.
Watch over it so that in the strength of your love
its members may enjoy prosperity,
possess the gift of your peace and,
as the Church alive in this home,
always bear witness to your glory in the world.

Amen.

La naturale unità dei fedeli in Dio mediante l’incarnazione del Verbo e il sacramento dell’Eucaristia

Dal trattato «Sulla Trinità» di sant’Ilario, vescovo
(Lib. 8, 13-16; PL 10, 246-249)

La naturale unità dei fedeli in Dio mediante l’incarnazione del Verbo e il sacramento dell’Eucaristia
E’ indubitabile che il Verbo si è fatto carne (Gv 1, 14) e che noi con il cibo eucaristico riceviamo il Verbo fatto carne. Perciò come non si dovrebbe pensare che dimori in noi con la sua natura colui che, fatto uomo, assunse la natura della nostra carne ormai inseparabile da lui, e unì la natura della propria carne con la natura divina nel sacramento che ci comunica la sua carne? In questo modo tutti siamo una cosa sola, perché il Padre è in Cristo, e Cristo è in noi.
Dunque egli stesso è in noi per la sua carne e noi siamo in lui, dal momento che ciò che noi siamo si trova in Dio.
In che misura poi noi siamo in lui per il sacramento della comunione del corpo e del sangue, lo afferma egli stesso dicendo: E questo mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete; poiché io sono nel Padre e voi in me e io in voi (cfr. Gv 14, 17-20).
Se voleva che si intendesse solo l’unione morale o di volontà, per quale ragione avrebbe parlato di una graduatoria e di un ordine nell’attuazione di questa unità? Egli è nel Padre per natura divina. Noi siamo in lui per la sua nascita nel corpo. Egli poi è ancora in noi per l’azione misteriosa dei sacramenti.
Questa è la fede che ci chiede di professare. Secondo questa fede si realizza l’unità perfetta per mezzo del Mediatore. Noi siamo uniti a Cristo, che è inseparabile dal Padre. Ma pur rimanendo nel Padre resta unito a noi. In tal modo arriviamo all’unità con il Padre. Infatti Cristo è nel Padre connaturalmente perché da lui generato. Ma, sotto un certo punto di vista, anche noi, attraverso Cristo, siamo connaturalmente nel Padre, perché Cristo condivide la nostra natura umana. Come si debba intendere poi questa unità connaturale nostra lo spiega lui stesso: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv 6, 56).
Nessuno sarà in lui, se non colui nel quale egli stesso verrà, poiché il Signore assume in sé solo la carne di colui che riceverà la sua.
Il sacramento di questa perfetta unità l’aveva già insegnato più sopra dicendo: «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me» (Gv 6, 7). Egli vive in virtù del Padre. E noi viviamo in virtù della sua umanità così come egli vive in virtù del Padre.
Dobbiamo rifarci alle analogie per comprendere questo mistero. La nostra vita divina si spiega dal fatto che in noi uomini si rende presente Cristo mediante la sua umanità. E, mediante questa, viviamo di quella vita che egli ha dal Padre.

Responsorio   Gv 6, 56, 58; cfr. Dt 4, 7
R. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui. * questo è il pane disceso dal cielo, alleluia.
V. Nessuna nazione al mondo ha la divinità così vicina a sé, come è vicino a noi il Signore nostro Dio.
R. Questo è il pane disceso dal cielo, alleluia.

Daily Light on the Daily Path

Revelation 21:4  and He will wipe away every tear from their eyes; and there will no longer be any death; there will no longer be any mourning, or crying, or pain; the first things have passed away.”

Isaiah 25:8  He will swallow up death for all time, And the Lord GOD will wipe tears away from all faces, And He will remove the reproach of His people from all the earth; For the LORD has spoken.

Isaiah 60:20  “Your sun will no longer set, Nor will your moon wane; For you will have the LORD for an everlasting light, And the days of your mourning will be over.

Isaiah 33:24  And no resident will say, “I am sick”; The people who dwell there will be forgiven their iniquity.

Isaiah 65:19  “I will also rejoice in Jerusalem and be glad in My people; And there will no longer be heard in her The voice of weeping and the sound of crying.

Isaiah 35:10  And the ransomed of the LORD will return And come with joyful shouting to Zion, With everlasting joy upon their heads. They will find gladness and joy, And sorrow and sighing will flee away.

Hosea 13:14  Shall I ransom them from the power of Sheol? Shall I redeem them from death? O Death, where are your thorns? O Sheol, where is your sting? Compassion will be hidden from My sight.

1 Corinthians 15:26,54  The last enemy that will be abolished is death. • But when this perishable will have put on the imperishable, and this mortal will have put on immortality, then will come about the saying that is written, “DEATH IS SWALLOWED UP in victory.

2 Corinthians 4:18  while we look not at the things which are seen, but at the things which are not seen; for the things which are seen are temporal, but the things which are not seen are eternal.

 

Catechesi sul “Padre nostro”: 15. Ma liberaci dal male

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Eccoci infine arrivati alla settima domanda del “Padre nostro”: «Ma liberaci dal male» (Mt 6,13b).

Con questa espressione, chi prega non solo chiede di non essere abbandonato nel tempo della tentazione, ma supplica anche di essere liberato dal male. Il verbo greco originale è molto forte: evoca la presenza del maligno che tende ad afferrarci e a morderci (cfr 1 Pt 5,8) e dal quale si chiede a Dio la liberazione. L’apostolo Pietro dice anche che il maligno, il diavolo, è intorno a noi come un leone furioso, per divorarci, e noi chiediamo a Dio di liberarci.

Con questa duplice supplica: “non abbandonarci” e “liberaci”, emerge una caratteristica essenziale della preghiera cristiana. Gesù insegna ai suoi amici a mettere l’invocazione del Padre davanti a tutto, anche e specialmente nei momenti in cui il maligno fa sentire la sua presenza minacciosa. Infatti, la preghiera cristiana non chiude gli occhi sulla vita. È una preghiera filiale e non una preghiera infantile. Non è così infatuata della paternità di Dio, da dimenticare che il cammino dell’uomo è irto di difficoltà. Se non ci fossero gli ultimi versetti del “Padre nostro” come potrebbero pregare i peccatori, i perseguitati, i disperati, i morenti? L’ultima petizione è proprio la petizione di noi quando saremo nel limite, sempre.

C’è un male nella nostra vita, che è una presenza inoppugnabile. I libri di storia sono il desolante catalogo di quanto la nostra esistenza in questo mondo sia stata un’avventura spesso fallimentare. C’è un male misterioso, che sicuramente non è opera di Dio ma che penetra silenzioso tra le pieghe della storia. Silenzioso come il serpente che porta il veleno silenziosamente. In qualche momento pare prendere il sopravvento: in certi giorni la sua presenza sembra perfino più nitida di quella della misericordia di Dio.

L’orante non è cieco, e vede limpido davanti agli occhi questo male così ingombrante, e così in contraddizione con il mistero stesso di Dio. Lo scorge nella natura, nella storia, perfino nel suo stesso cuore. Perché non c’è nessuno in mezzo a noi che possa dire di essere esente dal male, o di non esserne almeno tentato. Tutti noi sappiamo cosa è il male; tutti noi sappiamo cosa è la tentazione; tutti noi abbiamo sperimentato sulla nostra carne la tentazione, di qualsiasi peccato. Ma il tentatore che ci muove e ci spinge al male, dicendoci: “fa questo, pensa questo, va per quella strada”.

L’ultimo grido del “Padre nostro” è scagliato contro questo male “dalle larghe falde”, che tiene sotto il suo ombrello le esperienze più diverse: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti. Tutti questi eventi protestano nel cuore dell’uomo e diventano voce nell’ultima parola della preghiera di Gesù.

È proprio nei racconti della Passione che alcune espressioni del “Padre nostro” trovano la loro eco più impressionante. Dice Gesù: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36). Gesù sperimenta per intero la trafittura del male. Non solo la morte, ma la morte di croce. Non solo la solitudine, ma anche il disprezzo, l’umiliazione. Non solo il malanimo, ma anche la crudeltà, l’accanimento contro di Lui. Ecco che cos’è l’uomo: un essere votato alla vita, che sogna l’amore e il bene, ma che poi espone continuamente al male sé stesso e i suoi simili, al punto che possiamo essere tentati di disperare dell’uomo.

Cari fratelli e sorelle, così il “Padre nostro” assomiglia a una sinfonia che chiede di compiersi in ciascuno di noi. Il cristiano sa quanto soggiogante sia il potere del male, e nello stesso tempo fa esperienza di quanto Gesù, che mai ha ceduto alle sue lusinghe, sia dalla nostra parte e venga in nostro aiuto.

Così la preghiera di Gesù ci lascia la più preziosa delle eredità: la presenza del Figlio di Dio che ci ha liberato dal male, lottando per convertirlo. Nell’ora del combattimento finale, a Pietro intima di riporre la spada nel fodero, al ladrone pentito assicura il paradiso, a tutti gli uomini che erano intorno, inconsapevoli della tragedia che si stava consumando, offre una parola di pace: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

Dal perdono di Gesù sulla croce scaturisce la pace, la vera pace viene dalla croce: è dono del Risorto, un dono che ci dà Gesù. Pensate che il primo saluto di Gesù risorto è “pace a voi”, pace alle vostre anime, ai vostri cuori, alle vostre vite. Il Signore ci dà la pace, ci dà il perdono ma noi dobbiamo chiedere: “liberaci dal male”, per non cadere nel male. Questa è la nostra speranza, la forza che ci dà Gesù risorto, che è qui, in mezzo a noi: è qui. E’ qui con quella forza che ci dà per andare avanti, e ci promette di liberarci dal male.

“Believe in me – that you may not remain in darkness”

Daily Reading & Meditation

 Wednesday (May 15): “Believe in me – that you may not remain in darkness”
Scripture: John 12:44-50  

44 And Jesus cried out and said, “He who believes in me, believes not in me but in him who sent me. 45 And he who sees me sees him who sent me. 46 I have come as light into the world, that whoever believes in me may not remain in darkness. 47 If any one hears my sayings and does not keep them, I do not judge him; for I did not come to judge the world but to save the world. 48 He who rejects me and does not receive my sayings has a judge; the word that I have spoken will be his judge on the last day. 49 For I have not spoken on my own authority; the Father who sent me has himself given me commandment what to say and what to speak. 50 And I know that his commandment is eternal life. What I say, therefore, I say as the Father has bidden me.”

Meditation: What kind of darkness does Jesus warn us to avoid? It is the darkness of unbelief and rejection – not only of the Son who came into the world to save it – but rejection of the Father who offers us healing and reconciliation through his Son, Jesus Christ. In Jesus’ last public discourse before his death and resurrection (according to John’s Gospel), Jesus speaks of himself as the light of the world. In the Scriptures light is associated with God’s truth and life. Psalm 27 exclaims, The Lord is my light and my salvation.

The light of Christ removes the darkness and reveals the goodness of God to us
Just as natural light exposes the darkness and reveals what is hidden, so God’s word enables those with eyes of faithto perceive the hidden truths of God’s kingdom. Our universe could not exist without light – and no living thing could be sustained without it. Just as natural light produces warmth and energy – enabling seed to sprout and living things to grow – in like manner, God’s light and truth enables us to grow in the abundant life which only he can offer us. Jesus’ words produce life – the very life of God – within those who receive it with faith.

To see Jesus, the Word of God who became flesh for our sake (John 1), is to see God in visible form. To hear the words of Jesus is to hear the voice of God. He is the very light of God that has power to overcome the darkness of sin, ignorance, and unbelief. God’s light and truth brings healing, pardon, and transformation. This light is not only for the chosen people of Israel, but for the whole world as well. Jesus warns that if we refuse to listen to his word, if we choose to ignore it or to take it very lightly, then we choose to remain in spiritual darkness.

The Word of God has power to set us free from sin, doubt, and deception
Jesus made it clear that he did not come to condemn us, but rather to bring us abundant life and freedom from the oppression of sin, Satan, and a world in opposition to God’s truth and goodness. We condemn ourselves when we reject God’s word of truth, life, and wisdom. It is one thing to live in ignorance due to lack of knowledge and understanding, but another thing to disdain the very source of truth who is Christ Jesus, the Word of God sent from the Father. Jesus says that his word – which comes from the Father and which produces eternal life in us – will be our judge. Do you believe that God’s word has power to set you free from sin and ignorance and to transform your life in his way of holiness?

Saint Augustine of Hippo (354-430 AD) summed up our need for God’s help in the following prayer he wrote: “God our Father, we find it difficult to come to you, because our knowledge of you is imperfect. In our ignorance we have imagined you to be our enemy; we have wrongly thought that you take pleasure in punishing our sins; and we have foolishly conceived you to be a tyrant over human life. But since Jesus came among us, he has shown that you are loving, and that our resentment against you was groundless.”

The Holy Spirit opens our minds to understand the truth and wisdom of God’s word
God does not wish to leave us in spiritual darkness – in our ignorance and unbelief. He is always ready to give his light, wisdom, and truth to all who seek him and who hunger for his word. Through the gift of the Holy Spirit he helps us to grow each and every day in faith, knowledge, and understanding of his life-giving word. Do you want to know more of God and grow in his transforming love? Look to Jesus, the Light of God, and in his truth you will find joy, freedom, and wholeness of body, mind, heart, and soul.

“Lord Jesus, in your word I find life, truth, and freedom. May I never doubt your word nor forget your commandments. Increase my love for your truth that I may embrace it fully and live according to it.”

Psalm 67:1-7

1May God be gracious to us and bless us and make his face to shine upon us, 
2 that your way may be known upon earth, your saving power among all nations. 
3 Let the peoples praise you, O God; let all the peoples praise you! 
4 Let the nations be glad and sing for joy, for you judge the peoples with equity and guide the nations upon earth. [Selah] 5 Let the peoples praise you, O God; let all the peoples praise you! 
6 The earth has yielded its increase; God, our God, has blessed us. 
7 God has blessed us; let all the ends of the earth fear him!

Daily Quote from the early church fathers: Whoever sees Jesus sees the Father, by Cyril of Alexandria, 375-444 A.D.

“[Our Lord] gradually accustoms their minds to penetrate the depth of the mysteries concerning himself, [leading them] not to the human person but to that which was of the divine essence. He does this inasmuch as the Godhead is apprehended completely in the person of God the Father, for he has in himself the Son and the Spirit. With exceeding wisdom he carries them onward, … for he does not exclude himself from being believed on by us because he is God by nature and has shone forth from God the Father. But skillfully (as has been said) he handles the mind of the weak to mold them to godliness in order that you might understand him to say something like this: ‘When you believe on me – I who, for your sakes, am a man like yourselves, but who also am God by reason of my own nature and because of the Father from whom I exist – do not suppose that it is on a man you are setting your faith. For I am by nature God, notwithstanding that I appear like one of yourselves, and I have within myself him who begat me. Forasmuch therefore as I am consubstantial with him that has begotten me, your faith will assuredly pass on also to the Father himself.’ As we said therefore, the Lord, gradually trains them to something better and profitably interweaves the human with what is God-befitting.” (excerpt from COMMENTARY ON THE GOSPEL OF JOHN 8.7)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

Frammenti di Cielo

S.  Agostino ha detto:

“Nutri la tua anima con la lettura biblica: essa ti preparerà un banchetto spirituale”.

“La preghiera muore, quando il desiderio si raffredda”.

S. Tommaso d’Aquino ha detto:

“La preghiera non viene presentata a Dio per fargli conoscere qualcosa che Egli non sa, ma per spingere verso Dio l’animo di chi prega.”

S. Girolamo ha detto:

“Chi è assiduo nella lettura della Parola di Dio, quando legge si affatica, ma in seguito è felice perché gli amari semi della lettura producono in lui i dolci frutti.

“Studiamo ora che siamo sulla terra quella Realtà la cui conoscenza resterà anche quando saremo in cielo”.

“Preghi? Sei tu che parli allo Sposo. Leggi? E’ lo Sposo che parla a te”.

S. Ignazio di Loyola ha detto:

“Pregare è seguire Cristo che va tra gli uomini, quasi accompagnandolo”.

S. Caterina da Bologna ha detto:

La preghiera è l’estatica contemplazione dell’ Altissimo, nella sua infinita bellezza e bontà: uno sguardo semplice e amoroso su Dio”.

S. Giovanni Crisostomo ha detto:

“L’uomo che prega ha le mani sul timone della storia”.

S. Giovanni Damasceno ha detto:

“La preghiera è un’elevazione della mente a Dio”.

S. Ignazio d’Antiochia ha detto:

Procurate di riunirvi più frequentemente per il rendimento di grazie e per la lode a Dio. Quando vi radunate spesso le forze di satana sono annientate ed il male da lui prodotto viene distrutto nella concordia della vostra fede.

S. Bernardo di Chiaravalle ha detto:

“I tuoi desideri gridino a Dio. la preghiera è una pia tensione del cuore verso Dio.”

Tertulliano ha detto:

L’unico compito della preghiera è richiamare le anime dei defunti dallo stesso cammino della morte, sostenere i deboli, curare i malati, liberare gli indemoniati, aprire le porte del carcere, sciogliere le catene degli innocenti. Essa lava i peccati, respinge le tentazioni, spegne le persecuzioni, conforta i pusillanimi, incoraggia i generosi, guida i pellegrini, calma le tempeste, arresta i malfattori, sostenta i poveri, ammorbidisce il cuore dei ricchi, rialza i caduti, sostiene i deboli, sorregge i forti. (L’orazione, cap. 29)

Charles de Focauld ha detto:

“Bisogna lodare Dio. Lodare è esprimere la propria ammirazione e nello stesso tempo il proprio amore, perchè l’amore è inseparabilmente unito ad un’ammirazione senza riserve.

Dunque, lodare significa struggersi ai suoi piedi in parole di ammirazione e d’amore. Significa ripe-tergli che Egli è infinitamente perfetto, infinitamente amabile, infinitamente amato.

Significa dirgli che Egli è buono e che l’amiamo”.

Maestro Eckhart ha detto:

“Perchè preghiamo?.. Perchè Dio nasca nell’anima e l’anima rinasca in Dio…Un essere tutto intimo, tutto raccolto ed uno in Dio: questa è la Grazia, questo significa “Iddio con te”.

S.Teresa di Gesù ha detto:

L’orazione mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente tratteni-mento, da solo a solo, con Colui da cui sappiamo d’essere amati. (Vita 8,5)

… la porta per cui mi vennero tante grazie fu soltanto l’orazione. Se Dio vuole entrare in un’anima per prendervi le sue delizie e ricolmarla di beni, non ha altra via che questa, perché Egli la vuole sola, pura e desiderosa di riceverlo. (Vita 8,9)

Certo bisogna imparare a pregare. E a pregare si impara pregando, come si impara a camminare camminando.

…nel cominciare il cammino dell’orazione si deve prendere una risoluzione ferma e decisa di non fermarsi mai, né mai abbandonarla. Avvenga quel che vuole avvenire, succeda quel che vuole succede-re, mormori chi vuole mormorare, si fatichi quanto bisogna faticare, ma piuttosto di morire a mezza strada, scoraggiati per i molti ostacoli che si presen-tano, si tenda sempre alla méta, ne vada il mondo intero. (Cammino di perfezione 21,4)

Pensate di trovarvi innanzi a Gesù Cristo, conversate con Lui e cercate di innamorarvi di Lui, tenendolo sempre presente. (Vita 12,2)

La continua conversazione con Cristo aumenta l’amore e la fiducia. (Vita 37,5)

Buon mezzo per mantenersi alla presenza di Dio è di procurarvi una sua immagine o pittura che vi faccia devozione, non già per portarla sul petto senza mai guardarla, ma per servirsene ad intrattenervi spesso con Lui ed Egli vi suggerirà quello che gli dovete dire.

Se parlando con le creature le parole non vi mancano mai, perché vi devono esse mancare parlando con il Creatore? Non temetene: io almeno non lo credo! (Cammino di perfezione 26,9)

Non siate così semplici da non domandargli nulla! (Cammino di perfezione 28,3)

Chiedetegli aiuto nel bisogno, sfogatevi con Lui e non lo dimenticate quando siete nella gioia, parlandogli non con formule complicate ma con spontaneità e secondo il bisogno. (Vita 12,2)

Cercate di comprendere quali siano le risposte di Dio alle vostre domande.Credete forse che Egli non parli perché non ne udiamo la voce? Quando è il cuore che prega, Egli risponde. (Cammino di perfezione 24,5)

A chi batte il cammino della preghiera giova molto un buon libro.

Per me bastava anche la vista dei campi, dell’acqua, dei fiori: cose che mi ricordavano il Creatore, mi scuotevano, mi raccoglievano, mi servivano da libri. (Vita 9,5)

Per molti anni, a meno che non fosse dopo la Comunione, io non osavo cominciare a pregare senza libro. (Vita 4,9)

E’ troppo bella la compagnia del buon Gesù per dovercene separare! E’ altrettanto si dica di quella della sua Santissima Madre. (Seste Mansioni 7,13)

… fate il possibile di stargli sempre accanto. Se vi abituerete a tenervelo vicino ed Egli vedrà che lo fate con amore e che cercate ogni mezzo per contentarlo, non solo non vi mancherà mai, ma, come suol dirsi, non ve lo potrete togliere d’attorno.

L’avrete con voi dappertutto e vi aiuterà in ogni vostro travaglio. Credete forse che sia poca cosa aver sempre vicino un così buon amico? (Cammino di perfezione 26,1)

Poiché Gesù vi ha dato un Padre così buono, procurate di essere tali da gettarvi fra le sue braccia e godere della sua compagnia.

E chi non farebbe di tutto per non perdere un tal Padre? Quanti motivi di consolazione! Li lascio alla vostra intuizione! In effetti, se la vostra mente si mantiene sempre tra il Padre e il Figlio, interverrà lo Spirito Santo ad innamorare la vostra volontà col suo ardentissimo amore. (Cammino di perfezione 27, 6-7)

Quelli che sanno rinchiudersi nel piccolo cielo della loro anima, ove abita Colui che la creò e che creò pure tutto il mondo, e si abituano a togliere lo sguardo e a fuggire da quanto distrae i loro sensi, vanno per buona strada e non mancheranno di arrivare all’acqua della fonte.

Essendo vicinissimi al focolare, basta un minimo soffio dell’intelletto perché si infiammino d’amore, già disposti come sono a ciò, trovandosi soli con il Signore, lontani da ogni oggetto esteriore. (Cammino di perfezione 28,5.8)

Per cominciare a raccogliersi e perseverare nel raccoglimento, si deve agire non a forza di braccia ma con dolcezza. Quando il raccoglimento è sincero, l’anima sembra che d’improvviso s’innalzi sopra tutto e se ne vada, simile a colui che per sottrarsi ai colpi di un nemico, si rifugia in una fortezza.

Dovete saper che questo raccoglimento non è una cosa soprannaturale, ma un fatto dipendente dalla nostra volontà e che noi possiamo realizzare con l’aiuto di Dio. (Cammino di perfezione 28,6; 29,4)

Sapevo benissimo di avere un’anima, ma non ne capivo il valore, né chi l’abitava, perché le vanità della vita mi avevano bendati gli occhi per non lasciarmi vedere.

Se avessi inteso, come ora, che nel piccolo albergo dell’anima mia abita un Re così grande, mi sembra che non l’avrei lasciato tanto solo…e sarei stata più diligente per conservami senza macchia. (Cammino di perfezione 28,11)

Non si creda che nuoccia al raccoglimento il disbrigo delle occupazioni necessarie.

Dobbiamo ritirarci in noi stessi, anche in mezzo al nostro lavoro, e ricordarci di tanto in tanto, sia pure di sfuggita, dell’Ospite che abbiamo in noi, per-suadendoci che per parlare con Lui non occorre alzare la voce. (Cammino di perfezione 29,5)

Il Signore ci conceda di non perdere mai di vista la sua divina presenza! (Cammino di perfezione 29,8)

Quando un’anima… non esce dall’orazione fermamente decisa a sopportare ogni cosa, tema che la sua orazione non venga da Dio. (Cammino di perfezione 36,11)

Quando un’anima si unisce così intimamente alla stessa misericordia, alla cui luce si riconosce il suo nulla e vede quanto ne sia stata perdonata, non posso credere che non sappia anch’essa perdonare a chi l’ha offesa.

Siccome le grazie ed i favori di cui si vede inon-data le appariscono come pegni dell’amore di Dio per lei, è felicissima di avere almeno qualche cosa per testimoniare l’amore che anch’ella nutre per lui. (Cammino di perfezione 36,12)

La preghiera non è qualcosa di statico, è un’amicizia che implica uno sviluppo e spinge a una trasformazione, a una somiglianza sempre più forte con l’amico. (da L’amicizia con Cristo, cap VII)

Detti dei Padri del deserto:

L’importanza della preghiera del mattino

Non appena ti levi dopo il sonno, subito, in primo luogo, la tua bocca renda gloria a Dio e intoni cantici e salmi, poiché la prima preoccupazione, alla quale lo Spirito si apprende fin dall’aurora, esso continua a macinarla, come una mola, per tutto il giorno, sia grano sia zizzania. Perciò sii sempre il primo a gettar grano, prima che il nemico getti la zizzania.

Pregare prima di ogni cosa

Un anziano diceva: “Non far nulla senza pregare e non avrai rimpianti”

Detti di S. Isidoro

“Chi vuole essere sempre unito a Dio, deve pregare spesso e leggere spesso, perché nella preghiera siamo noi che parliamo a Dio, ma nella lettura della Bibbia è Dio che parla a noi”.

“Tutto il progresso spirituale si basa sulla lettura e sulla meditazione: ciò che ignoriamo, lo impariamo con la lettura; ciò che abbiamo imparato, lo conser-viamo con la meditazione.”

“La lettura della Bibbia ci procura un duplice vantaggio: istruisce la nostra intelligenza e ci introdu-ce all’amore per Iddio distogliendoci dalle cose vane.”

“Nessuno può capire il senso della Bibbia, se non acquista consuetudine e familiarità con essa mediante la lettura”.

Detti di S. Pacomio

Mettiamo freno all’effervescenza dei pensieri che ci angosciano e che salgono dal nostro cuore come acqua in ebollizione, leggendo le Scritture e ruminandole incessantemente…e ne sarete liberati .

Detti di Arisitide l’Apologeta

“E’ per la preghiera dei cristiani che il mondo sta in piedi”.

Detti di Evagrio Pontico

“La preghiera è sorgente di gioia e di grazia”.

“Quando, dedicandoti alla preghiera, sei giunto al di sopra di ogni altra gioia, allora veramente hai trovato la preghiera.

Detti di Giovanni Climaco

“La preghiera è sostegno del mondo, riconciliazione con Dio, misura del progresso spirituale, giudizio del Signore prima del futuro giudizio”.

Detti di Barsanufio

“Anche tu, mentre resti tra gli uomini, aspettati tribolazioni, rischi e urti alla sensibilità. Ma se raggiungi il porto del silenzio, per te preparato, non avrai più paura”

“Osserva, fratello, quanto siamo meschini: parliamo soltanto con le labbra e le nostre azioni mostrano che siamo differenti da ciò che diciamo”

“Evita la collera quanto puoi, non giudicare nessuno e specialmente quelli che ti mettono alla prova. Pensandoci bene, capirai che sono loro che ti conducono alla maturità”

“Mi hai scritto chiedendo che pregassi per i tuoi peccati. Ti dirò la stessa cosa: Prega per i miei”

Detti di S. Serafino di Sarov

Seminare la gioia è importante: aiuta lo spirito dell’uomo a restare davanti al volot di Dio

L’amore per le chiacchiere è anche amore per la pigrizia. Se non capisci te stesso cosa puoi insegnare agli altri ? taci, taci sempre, ricordati costantemente della presenza di Dio e del suo amore.

Il digiuno non consiste solo nel mangiare raramente, ma nel mangiare poco. Non ha senso che chi digiuna, dopo aver atteso con impazienza l’ora del pasto, si precipiti aconsumare il cibo con voracità corporale e mentale.

Insegnare è facile come scagliare pietre dal’alto di un campanile. Mettere in pratica quello che si insegna invece è difficile come portare pietre in cima al campanile.

Non seguiamo la via dello scoraggiamento: Cristo ha vinto ogni cosa.

Come il ferro si abbandona all’incudine così io affido la mia volontà a Dio.

Il fine della vita cristiana è uno solo: è ottenere lo Spirito Santo. La preghiera, il digiuno, le veglie, l’elemosina e ogni altra buona azione, fatta in nome di Cristo, sono solo mezzi per ottenere lo Spirito Santo.

La salit verso il Regno richiede pazienza e generosità. Non si vince facilmente l’attaccamento alle vanità di questo mondo.

“Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” Mt 26,41, cioè per non essere privati dello spirito di Dio; le veglie e la preghiera infatti ci aprono alla sua grazia.

Tutti possono pregare! Il ricco e il povero, il forte e il debole, il sano e il malato, il santo e il peccatore. La preghiera è sempre a nostra disposizione, più di ogni altra cosa.

Quando in un cuore discende lo Spirito Santo è bene essere assolutamente silenziosi da sentire chiaramente la sua voce e capire la luce che ci dona.

E’ impossibile per il demonio far perire una persona a meno che smetta di invocare la Madre di Dio.

Acquista e conserva la pace interiore e migliaia intorno a te troveranno la salvezza.

La pace si acquista attraverso le tribolazioni. Chi vuole amare di Dio deve superare molte prove.

Nulla aiuta di più la pace interiore che il silenzio: il dialogo icessante con se stessi e il silenzio con gli altri.

Non bisogna mai esagerare in nulla, ma fare in modo che il nostro amico, il corpo, rimanga fedele e partecipi alla nostra vita interiore.

Bisogna essere pazienti verso se stessi e sopportare le proprie mancanze come si sopportano quelle degli altri, ma bisogna anche non lasciarsi prendere dalla pigrizia e sforzarsi di sempre migliorare.

Davanti alle nostre mancanze non arrabbiamoci, non aggiungiamo un male ad un altro male, ma conserviamo la pace interiore, e dedichiamoci con coraggio a convertirci. La virtù non è una pera che si mangia in un solo boccone.

Dobbiamo attenderci gli attacchi del demonio. Come possiamo sperare che ci lascierà tranquilli se ha tentato anche nostro Signore Gesù ?

Se Dio abbandonasse l’uomo a sé stesso, il diavolo sarebbe pronto a ridurlo in polvere come un chicco di grano sotto la macina.

Guardati dallo spirito di scoraggiamento, perché di qui nasce ogni male.

Per custodire la pace bisogna fuggire la tristezza e conservare sempre lo spirito allegro: nella tristezza non c’è alcun giovamento. Quando il corpo è indebolito dalla malattia è un segno della misericordia di Dio…la malattia indebolisce le passioni e l’uomo rientra in se stesso.

Il Signore ha creato il corpo non le malattie, ha creato l’anima non il peccato. Se perdiamo l’amore di Dio diventiamo preda di numerosi mali.

Dobbiamo trattare il prossimo con dolcezza, stando attenti a non offenderlo in alcun modo. Quando voltiamo le spalle a qualcuno o lo offendiamo, è come se mettessimo una pietra sul nostro cuore.

Giudica te stesso, allora cesserai di giudicare gli altri.

Non bisogna mai vendicarci di un’offesa, qualunque essa sia, al contrario dobbiamo perdonare di tutto cuore a chi ci ha offesi, anche se il nostro cuore si oppone. Dio ci chied inimicizia solo col serpente che fin da principio ha indotto l’uomo in tenatazione e l’ha cacciato dal paradiso.

Se credi di essere staccato dalla tua volontà, ma conservi l’attaccamento a qualcosa, vuol dire che non sei staccato da nulla; nemmeno da quelle cose da cui ti credevi libero.

I peccati degli altri sono in profondità anche i nostri.

The Feast of Saint Matthias, Apostle

In the celebration of Easter Time (the great 50 days) the Church invites us to prayerfully consider that the Victory of God has been accomplished in the death and resurrection of Jesus.  But we are also asked to ponder that this Good News of Victory is for all the world and each one called has a “portion” or “share” of the work of spreading the message by lives of faithful attentiveness to Jesus.

Today’s Feast day of Saint Matthias focuses on these two themes by recalling, in the Reading from Acts of the Apostles, the historical act of selecting a person to take up Judas’ portion of the Apostolic labor of witnessing to the Resurrection of Jesus.  The apostles determined that it needed to be a man who had walked with Jesus from the earliest days of his ministry.  We don’t know any details of Matthias’ response to Jesus except by Luke’s witness that from the baptism of Jesus until the Resurrection, the two men put forward had been faithful to Jesus and his message.  They chose these two men to enter a discernment by lots – a means often used in Judaism and in the early Church to allow for God’s ultimate choice. “The Eleven” prayed that God would read their hearts and choose the right person between them.  The lot fell to Matthias to fill in the twelfth place abandoned by Judas.

Matthias is not mentioned overtly anywhere else in the New Testament, the point here is less about his own gifts than about the charism of leadership necessary to fulfill the promise of Jesus to restore “the twelve tribes” – a symbolic expression of the whole people who are saved by Jesus’ Mission, just as the original 12 tribes were the whole of the people called by God to constitute the “people of God.” Matthias had been a faithful disciple and God “knew his heart.” Thus, he is confirmed in his leadership to witness to the Resurrection and shepherd the people.

Today’s Gospel reminds all of us that to be a true disciple (a lá Matthias) we are each called to “remain” in Jesus’ love – that is, both receiving God’s love through Jesus and returning our willed love to God through Jesus. (Love is recognized more in deeds than in words, we are reminded by a later disciple).  To remain in the original Greek usage, to be attentive to, or set up a tent with.  In other words, we are to live with Jesus – all day, every day.  We have been invited into this relationship – to live in and witness to love as he defines it by his behavior.   

In a world where there is a great deal of emphasis placed on everybody having the same “rights” to all good things, it is tempting to think that everyone has a right to live in God.  But it is important to remember the character of gift giving.  God CHOOSES us to live with the Divine Self – we don’t have a “right” to be chosen – and we also don’t have a right to exclude anyone else’s invitation.  It belongs to God to determine who is invited to “remain” in the Divine presence.  The criteria by which we know of our invitation is our willingness to love those – all those – around us because God gives us that capacity.

Recently a speaker on Creighton’s campus told a few students attending his talk that “his neighbor was the person who lived next door who was legally documented to live in this country.”  By the criteria of the Gospels of both Luke and John this stance fails the “remain” test; such a one does not remain in Jesus’ tent – but has chosen a path outside of the command to love as Jesus loves. Similarly, one who destroys a human child unborn or born, or who despises a whole population of humans because of skin color does not live in Jesus’ tent.  By refusal of the command to love each other and the marginalized we fail to remain in Jesus’ love. Once given the capacity to remain in Jesus’ love we become “response-able,” to remain.

St. Matthias, faithful disciple and “designated hitter for Judas’ portion of the mission,” support our desire to remain in Jesus’ love.

Nel piccolo e nel grande

Il volto di una Chiesa dalle porte aperte, in ascolto di Dio e amorevolmente impegnata nel servizio per la dignità della persona, «perseverante» nel fare «cose grandi» anche attraverso l’impegno quotidiano nelle «cose piccole», ha caratterizzato la meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta la mattina di venerdì 10 maggio. Il Pontefice, infatti, nell’omelia si è lasciato ispirare non solo dal racconto della vocazione di san Paolo — al centro della prima lettura del giorno (Atti degli apostoli, 9, 1-20) — ma anche dalla presenza, in cappella, di alcune suore della famiglia apostolica di San Giuseppe Cottolengo che festeggiano il loro cinquantesimo anniversario di vita religiosa.

Quello della conversione di Paolo, ha spiegato il Pontefice, è un racconto che segna una «svolta, un voltare una pagina nella storia della salvezza», tant’è che, ha sottolineato, ricorre più volte nel Nuovo Testamento. Di fatto, «è un aprire la porta ai pagani, ai gentili, a coloro che non erano israeliti». Una novità tanto grande, quella della «Chiesa dei pagani», che «sconvolse i discepoli», i quali «non sapevano cosa fare ed è dovuto intervenire lo Spirito Santo con segnali forti». A tale riguardo Francesco ha anche richiamato l’episodio della conversione del centurione Cornelio (capitolo 10 degli Atti degli apostoli). In definitiva, ha spiegato, «la conversione di Paolo è un po’ la porta aperta verso l’universalità della Chiesa».

Ma come devono incarnare i cristiani questa Chiesa dalle porte aperte? Il Papa ha fatto emergere due caratteristiche tratte proprio dal «modo di essere» di Paolo. «Noi sappiamo — ha detto — che Paolo era un uomo forte, un uomo innamorato della legge, di Dio, della purezza della legge, ma era onesto, era coerente». Anche il suo perseguitare i cristiani prima della conversione era frutto dello «zelo che aveva per la purezza della casa di Dio, per la gloria di Dio». Ma egli era «un uomo aperto a Dio», «aperto alla voce del Signore» e, per essa, capace di rischiare: «Rischiava, rischiava, andava avanti».

Una coerenza che, ha aggiunto il Pontefice, era arricchita da «un’altra traccia del suo comportamento»: Paolo «era un uomo docile», il suo «temperamento era da testardo», ma «la sua anima non era testarda, era aperto ai suggerimenti di Dio». E così, ha proseguito Francesco, quest’uomo che «con ardore» prima si impegnava «per uccidere i cristiani e portarli in carcere», dopo aver sentito la voce del Signore diviene «come un bambino» e «si lascia portare». Con brevi tratti il Papa ha quindi sintetizzato la trepidazione dei primi tempi dopo la conversione: Paolo «si lascia portare a Gerusalemme, digiuna tre giorni, aspetta che il Signore dica… Tutte quelle convinzioni che aveva rimangono zitte, aspettando la voce del Signore: “Cosa devo fare, Signore?”. E lui va e va all’incontro a Damasco, all’incontro di quell’altro uomo docile e si lascia catechizzare come un bambino, si lascia battezzare come un bambino». Docile, tanto che, una volta riprese le forze, Paolo continua a restare in silenzio: «Se ne va in Arabia a pregare, quanto tempo non sappiamo, forse anni, non sappiamo». Ecco le caratteristiche paoline proposte anche al cristiano di oggi: «Apertura alla voce di Dio e docilità».

Un passaggio alla contemporaneità che Papa Francesco ha illustrato proprio grazie alla presenza delle suore del Cottolengo, alle quali si è prima rivolto in maniera diretta — «Grazie per ascoltare la voce di Dio e grazie per la docilità. Forse non sempre siete state docili… Forse, avete sgridato la superiora o sparlato di un’altra… ma sono cose della vita…» — per poi sottolineare proprio la loro preziosa testimonianza di docilità al Signore: «Non è facile per noi capire cosa sia il Cottolengo… Io ricordo la prima volta che l’ho visitato nell’anno ’70, non dimentico, neppure la suorina che mi accompagnava, si chiamava Suor Felice, ancora ricordo il nome. E lei prima di aprire una porta mi diceva: “Se la sente di vedere cose brutte?”. E poi, prima di passare in un’altra stanza: “Se la sente di vedere cose più brutte ancora?”. Tutta la vita lì, fra gli scartati, disseminati proprio lì».

E di nuovo, rivolgendosi alle religiose, ha detto: «Perseveranza, cuore aperto per ascoltare la voce di Dio e docilità: senza questo, voi non avreste potuto fare quello che avete fatto». Un’attitudine che, ha sottolineato, «è un segnale della Chiesa». E ha aggiunto: «Io vorrei ringraziare oggi, in voi, tante uomini e donne, coraggiosi, che rischiano la vita, che vanno avanti, anche che cercano nuove strade nella vita della Chiesa. Cercano nuove strade! “Ma, padre, non è peccato?”. No, non è peccato! Cerchiamo nuove strade, questo ci farà bene a tutti! A patto che siano le strade del Signore. Ma andare avanti: avanti nella profondità della preghiera, nella profondità della docilità, del cuore aperto alla voce di Dio».

È questo, ha sottolineato Francesco, il modo in cui «si fanno i veri cambiamenti nella Chiesa, con persone che sanno lottare nel piccolo e nel grande». A tale riguardo, il Papa è entrato nel merito di quella «tensione» che a volte si avverte «tra il piccolo e il grande», per la quale c’è chi dice: «“No, queste cose piccole io non le faccio, io sono nato per cose grandi”. Sbagli», e, al contrario, chi afferma: «“Ah, io non riesco a fare cose grandi, faccio il piccolo”. Sei un pusillanime». Il piccolo e il grande, invece, «vanno insieme» e «un cristiano deve avere questo carisma, del piccolo e del grande». Come si legge, ha ricordato, «sulla tomba di un grande santo» dove si è scritto: «Non spaventarsi di fare cose grandi e allo stesso tempo tenere conto delle cose piccole». Quindi, rivolgendosi alle suore, ha detto: «Voi non avreste potuto mai fare quello che avete fatto nel Cottolengo, tutti i giorni, se non aveste avuto il coraggio di ascoltare il piccolo di ogni giorno, la docilità e il cuore aperto a Dio».

E ha concluso: «Io chiedo a Paolo oggi per tutti noi che stiamo qui, per i sacerdoti eritrei — e grazie per il vostro lavoro pastorale in Italia, grazie che fate un bel lavoro, sono tanti i vostri connazionali — per tutti che stiamo qui, la grazia della docilità alla voce del Signore e del cuore aperto al Signore; la grazia di non spaventarci di fare cose grandi, di andare avanti, a patto che abbiamo la delicatezza di curare le cose piccole».

Mostraci, Signore, chi hai designato

Dalla «Omelie sugli Atti degli Apostoli» di san Giovanni Crisostomo, vescovo    (Om. 3, 1. 2. 3; PG 60, 33-36, 38)

Mostraci, Signore, chi hai designato
«In quei giorni, Pietro si alzò in mezzo ai fratelli e disse…» (At 1, 15). Dato che era il più zelante e gli era stato affidato da Cristo il gregge, e dato che era il primo nell’assemblea, per primo prende la parola: Fratelli, occorre scegliere uno tra noi (cfr. At 1, 21-22). Lascia ai presenti il giudizio, stimando degni d’ogni fiducia coloro che sarebbero stati scelti e infine garantendosi contro ogni odiosità che poteva sorgere. Infatti decisioni così importanti sono spesso origine di numerosi contrasti.
E non poteva essere lo stesso Pietro a scegliere? Certo che poteva, ma se ne astiene per non sembrare di fare parzialità. D’altra parte non aveva ancora ricevuto lo Spirito Santo. «Ne furono proposti due, Giuseppe, detto Barsabba che era soprannominato Giusto, e Mattia» (At 1, 23). Non li presentò lui, ma tutti. Lui motivò la scelta, dimostrando che non era sua, ma già contemplata dalla profezia. Così egli fu solo l’interprete, non uno che impone il proprio giudizio.
Continua: Bisogna, dunque, che tra questi uomini che sono radunati con noi… (cfr. At 1, 21). Osserva quanta oculatezza richieda già nei testimoni, anche se doveva ancora venire lo Spirito. Egli comunque tratta con grande diligenza questa scelta.
Tra questi uomini, prosegue, che sono stati con noi tutto il tempo che visse tra noi il Signore Gesù. Parla di coloro che erano vissuti con Gesù, non quindi semplici discepoli. All’inizio molti lo seguivano: ecco perché afferma: Era uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e avevano seguito Gesù.
«Tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni» (At 1, 21). E sì, perché gli avvenimenti accaduti prima, nessuno li ricordava con esattezza, ma li appresero dallo Spirito. «Fino al giorno in cui (Gesù) è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga insieme a noi testimone della sua risurrezione» (At 1, 22). Non dice: testimone di ogni cosa, ma «testimone della sua risurrezione», semplicemente.
Infatti era più credibile uno che affermasse: Colui che mangiava, beveva e fu crocifisso, è proprio lo stesso che è risuscitato. Perciò non era necessario che fosse testimone del passato né del tempo successivo e neppure dei miracoli, ma solo della risurrezione. Gli altri avvenimenti erano noti ed evidenti; la risurrezione invece era avvenuta di nascosto ed era nota solo a quei pochi.
E pregavano insieme dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra…» (At 1, 24). Tu, non noi. Molto giustamente lo invocano come colui che conosce i cuori: da lui, infatti, dev’essere fatta l’elezione, non da altri. Pregavano con tanta confidenza, perché era proprio necessario che uno fosse eletto. Non chiesero: Scegli, ma: mostra l’eletto, «colui che hai eletto», ben sapendo che tutto è già stabilito da Dio. «E li tirano a sorte». Non si ritenevano degni di fare essi stessi l’elezione, per questo desiderarono essere guidati da un segno.

Responsorio    At 1, 24. 25
R. Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci chi hai destinato * per prendere il posto in questo ministero e apostolato, alleluia.
V. Gettarono la sorte, e cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli,
R. per prendere il posto in questo ministero e apostolato, alleluia.

Receive the fullness of God’s love and joy

Daily Reading & Meditation

Tuesday – Feast of the Apostle Matthias (May 14): Receive the fullness of God’s love and joy
Scripture: John 15:9-17  (alternate reading: John 12:44-50)

9 As the Father has loved me, so have I loved you; abide in my love. 10 If you keep my commandments, you will abide in my love, just as I have kept my Father’s commandments and abide in his love. 11 These things I have spoken to you, that my joy may be in you, and that your joy may be full. 12 “This is my commandment, that you love one another as I have loved you. 13 Greater love has no man than this, that a man lay down his life for his friends. 14 You are my friends if you do what I command you. 15 No longer do I call you servants, for the servant does not know what his master is doing; but I have called you friends, for all that I have heard from my Father I have made known to you. 16 You did not choose me, but I chose you and appointed you that you should go and bear fruit and that your fruit should abide; so that whatever you ask the Father in my name, he may give it to you. 17 This I command you, to love one another.

Meditation: How can love lead to immeasurable joy? Jesus tells his disciples that he is united with his Father in heaven in a perfect bond of mutual love, honor, and joy in one another. Their love is inseparable and unbreakable. That is why the Son delights in obeying the eternal Father who loves him with infinite love. The Father and Son invite all to join in their eternal bond of love and friendship. How can we enter into that unbreakable bond of  love and friendship? Jesus, the Word of God who became flesh for us, shows us the way – keep my word, keep my commandments. If you abide in my word you will know my love and that love will fill you with immense joy – a joy which is unsurpassing, exalted, and unfading (2 Peter 1:3,8).

A new command of love 
Jesus’ commands are not hard or burdensome for those who know his love and mercy. The Lord fills us with his Spirit and transforms our hearts to be like his heart. Paul  the Apostle reminds us that “God’s love has been poured into our hearts through the Holy Spirit, who has been given to us” (Romans 5:5). Jesus gave his disciples a new commandment – a new way of love and fruitful service which is empowered by his Holy Spirit. We are called to love and serve others just as Jesus has loved us with heartfelt compassion, kindness, and mercy. Jesus proved his love for us by laying down his life for us, even to death on the cross. Our love for God is a response to his exceeding love for us through the gift of his Son, the Lord Jesus Christ.

How do we prove our love for God and grow in the knowledge and depth of his unfathomable love? The same way Jesus did – by embracing the way of the cross each and every day. What is the cross in my life? When my will crosses with God’s will, then his will must be done. If we accept God’s way of love, truth, and wisdom, then we will discover the joy and freedom of loving, serving, and laying down our lives for others, just as Jesus freely laid down his life for each and every one of us. Do you know the joy of being united with the Lord Jesus in a bond of unbreakable love and peace?

A Friend of God 
One of the special marks of favor shown in the Scriptures is to be called the friend of God. God called Abraham his friend (Isaiah 41:8), and God spoke with Moses as a “man speaks with his friend” (Exodus 33:11). Jesus, the Lord and Master, calls the disciples his friends rather than his servants (John 15:15). What does it mean to be a friend of God? Friendship certainly entails a relationship of love which goes beyond mere duty or loyalty. Scripture tells us that “a friend loves at all times; and a brother is born for adversity” (Proverbs 17:17).

The distinctive feature of Jesus’ relationship with his disciples was his personal and unconditional love and care for them. He loved his own to the very end (John 13:1). He loved his disciples selflessly and generously because his love was wholly directed to their good. His love was costly and sacrificial – he gave not only the best he had, but all that he had. He gave his very own life in order to bring the abundant everlasting life of the eternal Father to those who believed in him.

The fire of Christ’s love purifies and transforms
The love of Jesus Christ compels us to give our best not only to God but to our neighbor who is created in the image and likeness of God. God’s love purifies and transforms us into the likeness of Christ. The Lord Jesus promises that those who abide in his love will bear much fruit for the kingdom of God – fruit that will last for eternity as well (John 15:16). If you seek to unite your heart with the heart of Jesus, your life will bear abundant fruit – the fruit which comes from the Holy Spirit who dwells within us – the fruit of love, joy, peace, goodness, and friendship which lasts forever (Galatians 5:22-23).

“Lord Jesus, fill me with your Holy Spirit and make me fruitful in your love, mercy, kindness, and compassion. May there be nothing in my life which keeps me from your love and joy.”

Psalm 113:1-8

1 Praise the LORD! Praise, O servants of the LORD, praise the name of the LORD! 
2 Blessed be the name of the LORD from this time forth and for evermore! 
3 From the rising of the sun to its setting the name of the LORD is to be praised! 
4 The LORD is high above all nations, and his glory above the heavens! 
5 Who is like the LORD our God, who is seated on high, 
6 who looks far down upon the heavens and the earth? 
7 He raises the poor from the dust, and lifts the needy from the ash heap, 
8 to make them sit with princes, with the princes of his people.

Daily Quote from the early church fathers: Love your enemy and make a friend, by Gregory the Great, 540-604 A.D.

“The unique, the highest proof of love is this, to love the person who is against us. This is why Truth himself bore the suffering of the cross and yet bestowed his love on his persecutors, saying, ‘Father, forgive them for they know not what they do’ (Luke 23:34). Why should we wonder that his living disciples loved their enemies, when their dying master loved his? He expressed the depth of his love when he said, ‘No one has greater love that this, than that he lay down his life for his friends’ (John 15:13).’ The Lord had come to die even for his enemies, and yet he said he would lay down his life for his friends to show us that when we are able to win over our enemies by loving them, even our persecutors are our friends.” (excerpt from FORTY GOSPEL HOMILIES 27)


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