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Maria magnifica il Signore che opera in lei

«L’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1, 46). Con queste parole Maria per prima cosa proclama i doni speciali a lei concessi, poi enumera i benefici universali con i quali Dio non cessò di provvedere al genere umano per l’eternità.
Magnifica il Signore l’anima di colui che volge a lode e gloria del Signore tutto ciò che passa nel suo mondo interiore, di colui che, osservando i precetti di Dio, dimostra di pensare sempre alla potenza della sua maestà.
Esulta in Dio suo salvatore, lo spirito di colui che solo si diletta nel ricordo del suo creatore dal quale spera la salvezza eterna.
Queste parole, che stanno bene sulle labbra di tutte le anime perfette, erano adatte soprattutto alla beata Madre di Dio. Per un privilegio unico essa ardeva d’amore spirituale per colui della cui concezione corporale ella si rallegrava. A buon diritto ella poté esultare più di tutti gli altri santi di gioia straordinaria in Gesù suo salvatore. Sapeva infatti che l’autore eterno della salvezza, sarebbe nato dalla sua carne, con una nascita temporale e in quanto unica e medesima persona, sarebbe stato nello stesso tempo suo figlio e suo Signore.
«Cose grandi ha fatto a me l’onnipotente e santo è il suo nome».
Niente dunque viene dai suoi meriti, dal momento che ella riferisce tutta la sua grandezza al dono di lui, il quale essendo essenzialmente potente e grande, è solito rendere forti e grandi i suoi fedeli da piccoli e deboli quali sono. Bene poi aggiunse: «E Santo è il suo nome», per avvertire gli ascoltatori, anzi per insegnare a tutti coloro ai quali sarebbero arrivate le sue parole ad aver fiducia nel suo nome e a invocarlo. Così essi pure avrebbero potuto godere della santità eterna e della vera salvezza, secondo il detto profetico: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato» (Gl 3, 5).
Infatti è questo stesso il nome di cui sopra si dice: «Ed esultò il mio spirito in Dio, mio salvatore».
Perciò nella santa Chiesa è invalsa la consuetudine bellissima ed utilissima di cantare l’inno di Maria ogni giorno nella salmodia vespertina. Così la memoria abituale dell’incarnazione del Signore accende di amore i fedeli, e la meditazione frequente degli esempi di sua Madre, li conferma saldamente nella virtù. Ed è parso bene che ciò avvenisse di sera, perché la nostra mente stanca e distratta in tante cose, con il sopraggiungere del tempo del riposo si concentrasse tutta in se medesima.

Responsorio    Cfr. Lc 1, 45-46; Sal 65, 16
R. Beata sei tu, che hai creduto: in te si compiranno le parole del Signore. E Maria disse: * L’anima mia magnifica il Signore, alleluia.
V. Venite, ascoltate, narrerò quanto Dio ha fatto per me.
R. L’anima mia magnifica il Signore, alleluia.

Feast of the Visitation of the Blessed Virgin Mary

This reflection was written by Maureen Waldron in 2011.

When my daughter, Katy, was born, my best friend was in the hospital. She wasn’t sick but was confined to bed for the last several months of her pregnancy. Her husband and toddler were at home and it was a difficult and discouraging time, but she dealt with it gracefully. One afternoon I brought my newborn Katy to the hospital to see my friend. She was delighted with the visit and marveled, as my husband and I had, at this beautiful girl who was now our daughter. At one point, as Katy laid across her pregnant stomach, we laughed that our children were meeting for the first time. Six weeks later, her miraculous daughter, Anne, was born.

I think of that joyful experience every time I read this gospel. There is something about motherhood that creates a bond among women, especially women who love each other. Elizabeth and Mary, neither one of them expecting to be pregnant, were now carrying their children and were filled with the joy that comes with that.

Was the experience without fears? Probably not. Every pregnancy brings anxieties, every experience of parenthood comes fully equipped with inadequacies and apprehensions. But even in their very human fears, both women trusted in God. Mary, whose pregnancy had begun in fear, had trusted in God and said “Yes.”

So many questions remained unanswered in the two women’s lives and yet they had such delight and trust in God! Why does my own life seem so different at times? It is as if I am reluctant to turn over control of my own life to God. There are times I feel like I am wrestling for control of my own life away from God, proclaiming proudly, “I can handle this God. I’ll call you if I need you.”

Humility is not a valued trait in our culture, but it means simply being nothing more than who I really am. It helps me to move the focus of my life from me to someone else. Today’s gospel invites us to focus on God as the center of our lives, and to live in the joy that comes with surrendering that control.

Show me how, Mary. Somedays I simply have no humility in my life. I don’t want help and I don’t trust that it will be there even if I ask. Your life and words are filled with such joy. You have the fears but have learned to trust in God. It’s what I long for but never ask for.

Dear Lord, give me the grace to surrender to you. Let me trust that you are there for me. Hold me as close to you as a newborn is held by a parent. Teach me how to be humble so that with the same joy as Mary and Elizabeth, I can serve in the way you want me to.

Il cristiano è giovane sempre

«O sei giovane di cuore, di anima, o non sei pienamente cristiano». L’omelia della messa celebrata da Papa Francesco a Santa Marta la mattina di martedì 28 maggio, è stata un vero e proprio inno alla vita, alla vitalità, alla «giovinezza dello Spirito», da contrapporre alla deriva stanca di tante persone “pensionate” nell’animo, abbattute dalle difficoltà e dalla tristezza perché «il peccato invecchia». Una ventata di gioia fondata sul «grande dono che ci ha lasciato Gesù»: lo Spirito Santo.

Punto di partenza della riflessione del Pontefice è stato il brano evangelico del giorno (Giovanni, 16, 5-11) che riportava uno stralcio del discorso di congedo agli apostoli durante l’ultima cena. In quell’occasione Gesù «dice tante cose», ma «il cuore di questo discorso è lo Spirito Santo». Il Signore, infatti, offre ai suoi amici una vera e propria «catechesi sullo Spirito Santo»: comincia col notare il loro stato d’animo — «Perché ho detto questo che me ne vado, la tristezza ha riempito il vostro cuore» — e «li rimprovera soavemente» perché, ha notato il Papa, «la tristezza non è un atteggiamento cristiano».

Il turbamento interiore degli apostoli — che, davanti al dramma di Gesù e all’incertezza sul futuro, «cominciano a capire il dramma della passione» — è accostabile alla realtà di ogni cristiano. A tale riguardo Francesco ha ricordato come nell’orazione colletta del giorno «abbiamo domandato al Signore che mantenga in noi la rinnovata giovinezza dello spirito», elevando così un’invocazione «contro la tristezza nella preghiera». È proprio questo, ha aggiunto, il punto: «Lo Spirito Santo fa che in noi ci sia sempre questa giovinezza, che si rinnova ogni giorno con la sua presenza».

Approfondendo tale concetto, il Pontefice ha ricordato: «Una grande santa ha detto che un santo triste è un triste santo; un cristiano triste è un triste cristiano: non va». Cosa significa? che «la tristezza non entra nel cuore del cristiano», perché egli «è giovane». Una giovinezza che si rinnova e che «gli fa portare sulle spalle tante prove, tante difficoltà». Cosa che — ha spiegato facendo riferimento alla prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli (16, 22-34) — è accaduta, ad esempio, a Paolo e Sila che vennero fatti bastonare e incarcerare dai magistrati a Filippi. In quel frangente, ha detto il Papa, «entra lo Spirito Santo e rinnova tutto, fa tutto nuovo; anche fa giovane il carceriere».

Lo Spirito Santo, quindi, è colui «che ci accompagna nella vita, che ci sostiene». Come espresso dal nome che Gesù gli dà: «Paraclito». Un termine insolito, il cui significato spesso sfugge a molti. Su questo il Pontefice ha anche scherzato raccontando un breve aneddoto relativo a una messa da lui celebrata quando era parroco: «C’erano più meno 250-300 bambini, era una domenica di Pentecoste e quindi ho domandato loro: “Chi sa chi è lo Spirito Santo?”. E tutti: “Io, io, io!” – “Tu”: “Il paralitico”, mi ha detto. Lui aveva sentito “Paraclito” e non capiva cosa fosse» e così disse: «paralitico». Una buffa storpiatura che però, ha detto Francesco, rivela una realtà: «Tante volte noi pensiamo che lo Spirito Santo è un paralitico, che non fa nulla… E invece è quello che ci sostiene».

Infatti, ha spiegato il Pontefice, «la parola paraclito vuol dire “quello che è accanto a me per sostenermi” perché io non cada, perché io vada avanti, perché io conservi questa giovinezza dello Spirito». Ecco perché «il cristiano sempre è giovane: sempre. E quando incomincia a invecchiare il cuore del cristiano, incomincia a diminuire la sua vocazione di cristiano. O sei giovane di cuore, di anima o non sei pienamente cristiano».

Qualcuno potrebbe spaventarsi delle difficoltà e dire: «“Ma come posso…?”: c’è lo Spirito. Lo Spirito ti aiuterà in questa rinnovata giovinezza». Ciò non significa che manchino i dolori. Paolo e Sila, ad esempio, soffrirono molto per le bastonate ricevute: «dice il testo che il carceriere quando ha visto quel miracolo ha voluto convertirsi e li ha portati a casa sua e ha curato le loro ferite con olio… ferite brutte, forti…». Ma nonostante il dolore, essi «erano pieni di gioia, cantavano… Questa è la giovinezza. Una giovinezza che ti fa guardare sempre la speranza».

E come si ottiene questa giovinezza? «Ci vuole — ha detto il Papa — un dialogo quotidiano con lo Spirito Santo, che è sempre accanto a noi». È lo Spirito «il grande dono che ci ha lasciato Gesù: questo supporto, che ti fa andare avanti». E così, a chi dice: “Eh sì, Padre, è vero, ma lei sa, io sono un peccatore, ho tante, tante cose brutte nella mia vita e non riesco…», si può rispondere: «Va bene: guarda i tuoi peccati; ma guarda lo Spirito che è accanto a te e parla con lo Spirito: lui ti sarà il sostegno e ti ridarà la giovinezza». Perché, ha aggiunto, «tutti sappiamo che il peccato invecchia: invecchia. Invecchia l’anima, invecchia tutto. Invece lo Spirito ci aiuta a pentirci, a lasciare da parte il peccato e ad andare avanti con quella giovinezza».

Perciò Francesco ha esortato a lasciare da parte quella che ha definito la «tristezza pagana», spiegando: «Non dico che la vita sia un carnevale: no, quello non è vero. Nella vita ci sono delle croci, ci sono dei momenti difficili. Ma in questi momenti difficili si sente che lo Spirito ci aiuta ad andare avanti, come a Paolo e a Sila, e a superare le difficoltà. Anche il martirio. Perché c’è questa rinnovata giovinezza».

La conclusione dell’omelia è stata quindi un invito alla preghiera: «Chiediamo al Signore di non perdere questa rinnovata giovinezza, di non essere cristiani in pensione che hanno perso la gioia e non si lasciano portare avanti… Il cristiano non va mai in pensione; il cristiano vive, vive perché è giovane — quando è vero cristiano».

“He who is mighty has done great things for me”

Daily Reading & Meditation

Friday (May 31): “He who is mighty has done great things for me”
Scripture: Luke 1:39-56  (alternate reading: John 16:20-23)

39 In those days Mary arose and went with haste into the hill country, to a city of Judah, 40 and she entered the house of Zechariah and greeted Elizabeth. 41 And when Elizabeth heard the greeting of Mary, the babe leaped in her womb; and Elizabeth was filled with the Holy Spirit 42 and she exclaimed with a loud cry, “Blessed are you among women, and blessed is the fruit of your womb! 43 And why is this granted me, that the mother of my Lord should come to me? 44 For behold, when the voice of your greeting came to my ears, the babe in my womb leaped for joy. 45 And blessed is she who believed that there would be a fulfillment of what was spoken to her from the Lord.”
46 And Mary said, “My soul magnifies the Lord, 47 and my spirit rejoices in God my Savior, 48 for he has looked on the humble estate of his servant. For behold, from now on all generations will call me blessed; 49 for he who is mighty has done great things for me, and holy is his name. 50 And his mercy is for those who fear him from generation to generation. 51 He has shown strength with his arm; he has scattered the proud in the thoughts of their hearts; 52 he has brought down the mighty from their thrones and exalted those of humble estate; 53 he has filled the hungry with good things, and the rich he has sent away empty. 54 He has helped his servant Israel,in remembrance of his mercy, 55 as he spoke to our fathers, to Abraham and to his offspring forever.” 56 And Mary remained with her about three months and returned to her home.

Meditation: Do you recognize the indwelling presence of the Lord Jesus in your life? Blessed are you if you see and recognize the Lord with the “eyes of faith”. The word “blessed” [makarios in Greek] literally means “happiness” or “beatitude”. It describes a kind of joy which is serene and untouchable, self-contained, and independent from chance and changing circumstances of life.

God gives us supernatural joy with hope in his promises
There is a certain paradox for those “blessed” by the Lord. Mary was given the “blessedness” of being the mother of the Son of God. That blessedness also would become a sword which pierced her heart as her Son died upon the cross. Anselm, a great teacher and Archbishop of Canterbury (1033-1109), spoke these words in a homily: “Without God’s Son nothing could exist; without Mary’s son, nothing could be redeemed.”  To be chosen by God is an awesome privilege and responsibility. Mary received both a crown of joy and a cross of sorrow. Her joy was not diminished by her sorrow because it was fueled by her faith, hope, and trust in God and his promises.

Jesus promised his disciples that “no one will take your joy from you” (John 16:22). The Lord gives us a supernatural joy which enables us to bear any sorrow or pain and which neither life nor death can take away. Do you know the joy of a life given over to God in faith and trust?

They were filled with the Holy Spirit
What is the significance of Mary’s visit to her cousin Elizabeth before the birth of Jesus? When Elizabeth greeted Mary and recognized the Messiah in Mary’s womb they were filled with the Holy Spirit and with a joyful anticipation of the fulfillment of God’s promise to give a Savior. What a marvelous wonder for God to fill not only Elizabeth’s heart with his Holy Spirit but the child in her womb as well. John the Baptist, even before the birth of the Messiah, pointed to his coming and leaped for joy in the womb of his mother as the Holy Spirit revealed to him the presence of the King to be born.

The Lord wants to fill each of us with his Holy Spirit
The Holy Spirit is God’s gift to us to enable us to know and experience the indwelling presence of God and the power of his kingdom. The Holy Spirit is the way in which God reigns within each of us. Do you live in the joy and knowledge of God’s indwelling presence with you through his Holy Spirit?

“Lord Jesus, fill me with your Holy Spirit and give me joy in seeking you more earnestly. Increase my faith in all your promises, my hope in the joy of heaven, and my love for You as my All.”

Psalm 80:1-3,14-15,17-19

1 Give ear, O Shepherd of Israel, you who lead Joseph like a flock!  You who are enthroned upon the cherubim, shine forth
2 before Ephraim and Benjamin and Manasseh! Stir up your might, and come to save us!
3 Restore us, O God; let your face shine, that we may be saved!
14 Turn again, O God of hosts! Look down from heaven, and see;  have regard for this vine,
15 the stock which your right hand planted.
17 But let your hand be upon the man of your right hand, the son of man whom you hast made strong for yourself!
18 Then we will never turn back from you; give us life, and we will call on your name!
19 Restore us, O LORD God of hosts! let your face shine, that we may be saved!

Daily Quote from the early church fathersJohn prophecies from the womb, by Maximus of Turin (died between 408-423 AD)

“Not yet born, already John prophesies and, while still in the enclosure of his mother’s womb, confesses the coming of Christ with movements of joy – since he could not do so with his voice. As Elizabeth says to holy Mary, ‘As soon as you greeted me, the child in my womb exulted for joy.’ John exults, then, before he is born. Before his eyes can see what the world looks like, he can recognize the Lord of the world with his spirit. In this regard, I think that the prophetic phrase is appropriate: ‘Before I formed you in the womb I knew you, and before you came forth from the womb I sanctified you’ (Jeremiah 1:5). Thus we ought not to marvel that after Herod put him in prison, he continued to announce Christ to his disciples from his confinement, when even confined in the womb he preached the same Lord by his movements.” (excerpt from SERMON 5.4)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

San Josemaría Escrivá de Balaguer: Breve profilo biografico

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fra i 15 e i 16 anni cominciò ad avvertire i primi presentimenti di una chiamata divina, e decise di farsi sacerdote. Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Logroño, e dal 1920 li proseguì nel Seminario S. Francesco di Paola, a Saragozza, dove dal 1922 svolse mansioni di “Superiore”. Nel 1923 iniziò gli studi di Legge nell’Università di Saragozza, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, senza che ciò ostacolasse gli studi teologici. Ricevette il diaconato il 20 dicembre 1924, e fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925.

Nella primavera del 1927, sempre col permesso dell’Arcivescovo, si trasferì a Madrid, dove si prodigò in un instancabile lavoro sacerdotale in tutti gli ambienti, dedicandosi anche ai poveri e ai malati delle borgate, specie agli incurabili e ai moribondi degli ospedali. Divenne cappellano del “Patronato per i malati”, iniziativa assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, e fu docente in un’Accademia universitaria. Frattanto continuava gli studi e i corsi di dottorato in Legge, che a quell’epoca si tenevano solo nell’Università di Madrid.

 

Il 2 ottobre del 1928 il Signore gli fece vedere con chiarezza l’Opus Dei. Da quel giorno il fondatore dell’Opus Dei si dedicò, con grande zelo apostolico per tutte le anime, a compiere la missione che Dio gli aveva affidato.

Il 14 febbraio del 1930 iniziò l’apostolato dell’Opus Dei con le donne. Nel 1934 fu nominato Rettore del Patronato di Santa Elisabetta.
Il 14 febbraio 1943 fondò la Società sacerdotale della Santa Croce, inseparabilmente unita all’Opus Dei, che, oltre a permettere l’ordinazione sacerdotale di membri laici dell’Opus Dei e la loro incardinazione al servizio dell’Opera, avrebbe più tardi consentito pure ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l’ascetica dell’Opus Dei, cercando la santità nell’esercizio dei doveri ministeriali, pur restando alle esclusive dipendenze del rispettivo Ordinario diocesano.
Nel 1946 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla fine della vita. Da Roma stimolò e guidò la diffusione dell’Opus Dei in tutto il mondo, prodigando tutte le sue energie nel dare agli uomini e alle donne dell’Opera una solida formazione dottrinale, ascetica e apostolica. Alla morte del fondatore l’Opus Dei contava più di 60.000 membri, di 80 nazionalità. 
Monsignor Escrivá fu Consultore della Pontificia Commissione per l’interpretazione autentica del Codice di Diritto canonico e della Sacra Congregazione per i Seminari e le Università; Prelato onorario di Sua Santità e membro onorario della Pontificia Accademia teologica romana, è stato anche Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e Piura (Perù) .
San Josemaría Escrivá è morto il 26 giugno 1975. Da anni offriva la sua vita per la Chiesa e per il Papa. Fu sepolto nella Cripta della chiesa di S. Maria della Pace, a Roma.
La fama di santità che già ebbe in vita si è diffusa, dopo la sua morte, in tutti gli angoli della terra, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all’intercessione del fondatore dell’Opus Dei; fra di essi si registrano anche guarigioni clinicamente inesplicabili. Numerosissime sono anche state le lettere provenienti dai cinque continenti, fra le quali si annoverano quelle di 69 cardinali e di circa 1.300 vescovi – più di un terzo dell’episcopato mondiale – che chiedevano al Papa l’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Josemaría Escrivá. La causa si è aperta nel febbraio del 1981. Conclusi tutti i necessari tramiti giuridici, la beatificazione del fondatore dell’Opus Dei è stata celebrata il 17 maggio 1992. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro alla presenza di oltre 300 mila fedeli provenienti da tutto il mondo.

Dal 21 maggio 1992 il corpo di San Josemaría Escrivá riposa nell’altare della chiesa prelatizia di S. Maria della Pace, nella sede centrale della Prelatura dell’Opus Dei, costantemente accompagnato dalla preghiera e dalla gratitudine delle tante persone di tutto il mondo che si sono avvicinate a Dio attratte dall’esempio e dagli insegnamenti del fondatore dell’Opus Dei e dalla devozione di quanti ricorrono alla sua intercessione.

Fonte: Ufficio Informazioni dell’Opus Dei

La pace che fa sorridere il cuore

È la pace il «grande dono di Gesù», il «dono di congedo» lasciato ai discepoli — «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» — e il tesoro prezioso che contraddistingue un cristiano. È la pace vera, non la banale tranquillità, ma la pace «profonda», quella che «fa sorridere il cuore» anche «durante tutte le prove, tutte le difficoltà, tutte le “tribolazioni”» che s’incontrano nella vita.

Prendendo spunto dal Vangelo del giorno (Giovanni, 14, 27-31), nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta la mattina di martedì 21 maggio, Papa Francesco si è soffermato a riflettere sul «grande dono di Gesù, a tutti noi, ai discepoli: vivere in pace. Vivere in pace nel cuore, nella coscienza, vivere in pace nella famiglia, vivere in pace nella comunità, vivere in pace». E lo ha fatto mettendolo subito in relazione con un’altra realtà che sembra contrastante, quella delle tribolazioni. Anche qui, lo spunto è giunto dalla liturgia della Parola, con il brano degli Atti degli apostoli (14, 19-28) nel quale si narra di Paolo che viene lapidato e perseguitato a Listra, e afferma: «Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».

Di fronte a «tante sofferenze», il Pontefice si è chiesto: «Ma dov’è la pace di Gesù?». E in tal senso ha aggiunto il ricordo del momento in cui «il Signore Gesù rivela ad Anania il mistero di Paolo» e «gli dice: “Lui dovrà soffrire tanto per me”. Gli farò vedere queste sofferenze».

Ecco allora il dubbio: «Ma la pace di Gesù e queste tribolazioni che sembrano essere cammino per entrare nel regno di Dio: come vanno insieme queste cose?». E il Papa ha notato che non solo si tratta di una compresenza, ma è «anche di più». Infatti «questa vita di persecuzione, di tribolazioni» che «sembra essere una vita senza pace», è invece «una beatitudine». Lo dice Gesù stesso, che termina le beatitudini con queste parole: «Beati sarete quando diranno tutte cose brutte contro di voi, vi insulteranno, vi perseguiteranno». Quindi, ha considerato il Pontefice, «la pace di Gesù va con questa vita di persecuzione, di tribolazione». Ma quale pace?

Si tratta, ha spiegato Francesco, di «una pace che è molto sotto, molto sotto, molto profonda a tutte queste cose. Una pace che nessuno può togliere, una pace che è un dono, come il mare che nel profondo è tranquillo e nella superficie ci sono le onde». E «vivere in pace con Gesù è avere questa esperienza dentro, che rimane durante tutte le prove, tutte le difficoltà, tutte le “tribolazioni”».

In questa prospettiva, ha aggiunto il Pontefice, si capisce come i santi «nel momento del martirio» non abbiano perso la pace: «Pensate — ha detto — a Felicita, Perpetua, queste ragazze che erano giovani, Ines… Agnese… Dicono i testimoni che andavano al martirio come “invitate a nozze”. Ma, soffrivano…». O ancora il «vecchio Policarpo» che nel rogo diceva: «No, no, no… non inchiodarmi: io non scapperò».

Questa pace, «la pace di Gesù», ha sottolineato il Papa, «è un dono» e «noi non possiamo averla per mezzi umani, andando da un medico che ci dia la pace o prendendo degli ansiolitici». Essa è ben altra cosa: «è lo Spirito Santo dentro di noi e questo Spirito Santo ci dà la fortezza».

Per far comprendere meglio questo concetto, Francesco ha anche aggiunto una sua esperienza personale: «La settimana scorsa ho avuto la possibilità di andare a trovare un malato, un uomo di tanto lavoro, un uomo che lavorava bene, la vita gli andava bene, tutto bene, e di colpo in tre giorni una malattia grave che non sappiamo come finirà. E lui era in pace. Mi ha confidato: “Sono così, il Signore saprà. Lei preghi per me”». E ha commentato: «Questo è un cristiano», un uomo al quale «tutti i piani, tutti i progetti» vengono stravolti dalla malattia, ma nel quale «la pace rimane sempre».

Perché la pace, quella di Gesù, «ci insegna ad andare avanti nella vita». E «ci insegna a sopportare». A tale riguardo il Papa si è soffermato sul significato del termine “sopportare”: «una parola che noi non capiamo bene cosa vuol dire», ma che è «una parola molto cristiana, è portare sulle spalle». Ovvero: «portare sulle spalle la vita, le difficoltà, il lavoro, tutto, senza perdere la pace». Di più: «portare sulle spalle e avere il coraggio di andare avanti». Ma questo, ha spiegato, si capisce soltanto «quando c’è lo Spirito Santo dentro che ci dà la pace di Gesù».

Accade, infatti, che gli uomini, nell’odierno modo di vivere, tante volte si ritrovano in uno stato di «nervosismo fervente, nervosi: “Cosa succederà, cosa devo fare, ma sono indaffarato…”». In certi casi, ha detto il Papa, si può fare tutto, caricarsi di impegni, «ma senza perdere la pace». Perché se tutto ciò «mi fa perdere la pace, c’è qualcosa che non funziona. Ma se tu puoi fare tutto e non perdere la pace, le cose vanno bene».

Occorre quindi chiedere al Signore «questo dono della pace». È lui stesso, ha spiegato il Pontefice, ad averlo promesso: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace, ma non come la dà il mondo». Una promessa che spiega la natura stessa del dono: «Il mondo dà un’altra pace: stai tranquillo, hai i soldi in banca, non ti manca nulla, puoi andare avanti, stai tranquillo». La pace di Gesù, invece, va oltre, «va fino alle difficoltà, le difficoltà più brutte» e «rimane lì. È la pace che ti dà il coraggio di andare avanti, la pace che ti fa sorridere il cuore».

Del resto — ha detto Francesco in quella che lui stesso ha definito una piccola aggiunta alla meditazione sulle letture del giorno — «la persona che vive questa pace mai perde il senso dell’umorismo. Sa ridere di se stessa, degli altri, anzi della propria ombra, si ride di tutto…». Questo senso dell’umorismo, ha spiegato, «è tanto vicino alla grazia di Dio». E ha rinnovato la preghiera al Signore affinché «ci dia questa pace che viene dallo Spirito Santo, questa pace che è propria di Lui e che ci aiuta a sopportare, portare su, tante difficoltà nella vita»: la pace di Gesù «nella vita quotidiana», «nelle tribolazioni» e «con quel pochino di senso dell’umorismo che ci fa respirare bene».

“When the Counselor comes, the Spirit of truth”

Daily Reading & Meditation

Monday (May 27): “When the Counselor comes, the Spirit of truth”
Scripture: John 15:26-16:4

26 But when the Counselor comes, whom I shall send to you from the Father, even the Spirit of truth, who proceeds from the Father, he will bear witness to me; 27 and you also are witnesses, because you have been with me from the beginning. [John 16] 1 I have said all this to you to keep you from falling away. 2 They will put you out of the synagogues; indeed, the hour is coming when whoever kills you will think he is offering service to God. 3 And they will do this because they have not known the Father, nor me. 4 But I have said these things to you, that when their hour comes you may remember that I told you of them. I did not say these things to you from the beginning, because I was with you.

Meditation: Where do you find help and support when you most need it? True friendship is strengthened in adversity. Jesus offers his disciples the best and truest of friends. Who is this promised friend? Jesus calls the Holy Spirit our Counselor and Advocate (also translated Paraclete or Helper). How does the Holy Spirit help us as the counselor? Counselor is a legal term for the person who defends someone against an adversary and who guides that person during the ordeal of trial. The Holy Spirit is our Advocate and Helper who guides and strengthens us and brings us safely through the challenges and adversities we must face in this life.

Person and role of the Holy Spirit
As Jesus approaches the hour he was to be glorified – through his death on the cross and his resurrection – he revealed more fully to his disciples the person and role of the Holy Spirit. What does Jesus tell us about the Holy Spirit? First, the Holy Spirit is inseparably one with the Father and the Son. It is the Holy Spirit who gives life – the very life of God – and who makes faith come alive in hearts and minds of people who are receptive to God’s word.

The Holy Spirit makes it possible for us to know God personally. He gives us experiential knowledge of God as our Father. The Spirit witnesses to our spirit that the Father has indeed sent his only begotten Son into the world to redeem it and has raised his Son, Jesus Christ, from the dead and has seated him at his right hand in glory and power.

The Holy Spirit reveals to us the knowledge, wisdom and plan of God for the ages and the Spirit enables us to see with the “eyes of faith” what the Father and the Son are doing. Through the gift and working of the Holy Spirit we become witnesses to the great work of God in Christ Jesus.

Spirit strengthens us in faith and courage
Jesus warned his disciples that they could expect persecution just as Jesus was opposed and treated with hostility. We have been given the Holy Spirit to help us live as disciples of Jesus Christ. The Spirit gives us courage and perseverance when we meet adversities and challenges. Do you pray for the Holy Spirit to strengthen you in faith, hope and love and to give you courage and perseverance when you meet adversities and challenges?

“O merciful God, fill our hearts, we pray, with the graces of your Holy Spirit; with love, joy, peace, patience, gentleness, goodness, faithfulness, humility and self-control. Teach us to love those who hate us; to pray for those who despitefully use us; that we may be the children of your love, our Father, who makes the sun to rise on the evil and the good, and sends rain on the just and on the unjust. In adversity grant us grace to be patient; in prosperity keep us humble; may we guard the door of our lips; may we lightly esteem the pleasures of this world, and thirst after heavenly things; through Jesus Christ our Lord.”  (Prayer of Anselm, 1033-1109)

Psalm 149:1-6a,9b

1 Praise the LORD! Sing to the LORD a new song, his praise in the assembly of the faithful!
2 Let Israel be glad in his Maker, let the sons of Zion rejoice in their King!
3 Let them praise his name with dancing, making melody to him with timbrel and lyre!
4 For the LORD takes pleasure in his people; he adorns the humble with victory.
5 Let the faithful exult in glory; let them sing for joy on their couches.
6a Let the high praises of God be in their throats.
9b This is glory for all his faithful ones.  Praise the LORD!

Daily Quote from the early church fathersThe Comforter is with us in our troubles, by Cyril of Jerusalem, 430-543 A.D.

“He is called the Comforter because he comforts and encourages us and helps our infirmities. We do not know what we should pray for as we should, but the Spirit himself makes intercession for us, with groanings that cannot be uttered (Romans 8:26), that is, he makes intercession to God. Very often, someone has been outraged and dishonored unjustly for the sake of Christ. Martyrdom is at hand; tortures on every side, and fire, and sword, and savage beasts and the pit. But the Holy Spirit softly whispers to him, ‘Wait on the Lord’ (Psalm 27:14). What is now happening to you is a small matter; the reward will be great. Suffer a little while, and you will be with angels forever. ‘The sufferings of this present time are not worth comparing to the glory that shall be revealed in us’ (Romans 8:18). He portrays to the person the kingdom of heaven. He gives him a glimpse of the paradise of delight.” (excerpt from CATECHETICAL LECTURES 16.20)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

A FATHER’S BLESSING

Father,
I thank you for the gift of my family
for whom I now pray 
and upon whom I now ask you 
to shower your blessings.
With St. Joseph as my guide,
may I always be ready 
to spend my life for them.

Bless my wife whom you have given to me as my spouse,
sharing in your wondrous work of creation.
May I see her as my equal 
and treat her with the love of Christ for his Church.
May Mary be her guide 
and help her to find your peace and your grace.

Bless my children with your life and presence.
May the example of your son 
be the foundation upon which 
their lives are built,
that the Gospel may always
be their hope and support.

I ask you, Father, to protect and bless my family.
Watch over it so that in the strength of your love
its members may enjoy prosperity,
possess the gift of your peace and,
as the Church alive in this home,
always bear witness to your glory in the world.

Amen.

La naturale unità dei fedeli in Dio mediante l’incarnazione del Verbo e il sacramento dell’Eucaristia

Dal trattato «Sulla Trinità» di sant’Ilario, vescovo
(Lib. 8, 13-16; PL 10, 246-249)

La naturale unità dei fedeli in Dio mediante l’incarnazione del Verbo e il sacramento dell’Eucaristia
E’ indubitabile che il Verbo si è fatto carne (Gv 1, 14) e che noi con il cibo eucaristico riceviamo il Verbo fatto carne. Perciò come non si dovrebbe pensare che dimori in noi con la sua natura colui che, fatto uomo, assunse la natura della nostra carne ormai inseparabile da lui, e unì la natura della propria carne con la natura divina nel sacramento che ci comunica la sua carne? In questo modo tutti siamo una cosa sola, perché il Padre è in Cristo, e Cristo è in noi.
Dunque egli stesso è in noi per la sua carne e noi siamo in lui, dal momento che ciò che noi siamo si trova in Dio.
In che misura poi noi siamo in lui per il sacramento della comunione del corpo e del sangue, lo afferma egli stesso dicendo: E questo mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete; poiché io sono nel Padre e voi in me e io in voi (cfr. Gv 14, 17-20).
Se voleva che si intendesse solo l’unione morale o di volontà, per quale ragione avrebbe parlato di una graduatoria e di un ordine nell’attuazione di questa unità? Egli è nel Padre per natura divina. Noi siamo in lui per la sua nascita nel corpo. Egli poi è ancora in noi per l’azione misteriosa dei sacramenti.
Questa è la fede che ci chiede di professare. Secondo questa fede si realizza l’unità perfetta per mezzo del Mediatore. Noi siamo uniti a Cristo, che è inseparabile dal Padre. Ma pur rimanendo nel Padre resta unito a noi. In tal modo arriviamo all’unità con il Padre. Infatti Cristo è nel Padre connaturalmente perché da lui generato. Ma, sotto un certo punto di vista, anche noi, attraverso Cristo, siamo connaturalmente nel Padre, perché Cristo condivide la nostra natura umana. Come si debba intendere poi questa unità connaturale nostra lo spiega lui stesso: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv 6, 56).
Nessuno sarà in lui, se non colui nel quale egli stesso verrà, poiché il Signore assume in sé solo la carne di colui che riceverà la sua.
Il sacramento di questa perfetta unità l’aveva già insegnato più sopra dicendo: «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me» (Gv 6, 7). Egli vive in virtù del Padre. E noi viviamo in virtù della sua umanità così come egli vive in virtù del Padre.
Dobbiamo rifarci alle analogie per comprendere questo mistero. La nostra vita divina si spiega dal fatto che in noi uomini si rende presente Cristo mediante la sua umanità. E, mediante questa, viviamo di quella vita che egli ha dal Padre.

Responsorio   Gv 6, 56, 58; cfr. Dt 4, 7
R. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui. * questo è il pane disceso dal cielo, alleluia.
V. Nessuna nazione al mondo ha la divinità così vicina a sé, come è vicino a noi il Signore nostro Dio.
R. Questo è il pane disceso dal cielo, alleluia.

Daily Light on the Daily Path

Revelation 21:4  and He will wipe away every tear from their eyes; and there will no longer be any death; there will no longer be any mourning, or crying, or pain; the first things have passed away.”

Isaiah 25:8  He will swallow up death for all time, And the Lord GOD will wipe tears away from all faces, And He will remove the reproach of His people from all the earth; For the LORD has spoken.

Isaiah 60:20  “Your sun will no longer set, Nor will your moon wane; For you will have the LORD for an everlasting light, And the days of your mourning will be over.

Isaiah 33:24  And no resident will say, “I am sick”; The people who dwell there will be forgiven their iniquity.

Isaiah 65:19  “I will also rejoice in Jerusalem and be glad in My people; And there will no longer be heard in her The voice of weeping and the sound of crying.

Isaiah 35:10  And the ransomed of the LORD will return And come with joyful shouting to Zion, With everlasting joy upon their heads. They will find gladness and joy, And sorrow and sighing will flee away.

Hosea 13:14  Shall I ransom them from the power of Sheol? Shall I redeem them from death? O Death, where are your thorns? O Sheol, where is your sting? Compassion will be hidden from My sight.

1 Corinthians 15:26,54  The last enemy that will be abolished is death. • But when this perishable will have put on the imperishable, and this mortal will have put on immortality, then will come about the saying that is written, “DEATH IS SWALLOWED UP in victory.

2 Corinthians 4:18  while we look not at the things which are seen, but at the things which are not seen; for the things which are seen are temporal, but the things which are not seen are eternal.