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LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Ct 3,1-4a
Trovai l’amore dell’anima mia.

Dal Cantico dei Cantici
Così dice la sposa:
«Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amore dell’anima mia;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi alzerò e farò il giro della città
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amore dell’anima mia.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città:
“Avete visto l’amore dell’anima mia?”.
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amore dell’anima mia».

Oppure:   2 Cor 5,14-17
Ora non conosciamo più Cristo alla maniera umana.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Salmo Responsoriale 
 Dal Salmo 62
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene.

Canto al Vangelo 
  Dalla Sequenza pasquale
Alleluia, alleluia.

Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?
La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto.
Alleluia.

   
Vangelo   
Gv 20,1.11-18
Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.

Dal vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.  

Ardeva del desiderio di Cristo

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa
(Om 25, 1-2. 4-5; PL 76, 1189-1193)

Ardeva del desiderio di Cristo

Maria Maddalena, venuta al sepolcro, e non trovandovi il corpo del Signore, pensò che fosse stato portato via e riferì la cosa ai discepoli. Essi vennero a vedere, e si persuasero che le cose stavano proprio come la donna aveva detto. Di loro si afferma subito: «I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa»; poi si soggiunse: «Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva» (Gv 20, 10-11).

In questo fatto dobbiamo considerare quanta forza d’amore aveva invaso l’anima di questa donna, che non si staccava dal sepolcro del Signore, anche dopo che i discepoli se ne erano allontanati. Cercava colui che non aveva trovato, piangeva in questa ricerca e, accesa di vivo amore per lui, ardeva di desiderio, pensando che fosse stato trafugato.

Accadde perciò che poté vederlo essa sola che era rimasta per cercarlo; perché la forza dell’opera buona sta nella perseveranza, come afferma la voce stessa della verità: «Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 10, 22).

Cercò dunque una prima volta, ma non trovò, perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. Avvenne così che i desideri col protrarsi crescessero, e crescendo raggiungessero l’oggetto delle ricerche. I santi desideri crescono col protrarsi. Se invece nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri.

Ha provato questo ardente amore chiunque è riuscito a giungere alla verità. Così Davide che dice: «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 41, 3). E la Chiesa dice ancora nel Cantico de Cantici: Io sono ferita d’amore (cfr. Ct 4, 9). E di nuovo dice: L’anima mia è venuta meno (cfr. Ct 5, 6).

«Donna perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20, 15). Le viene chiesta la causa del dolore, perché il desiderio cresca, e chiamando per nome colui che cerca, s’infiammi di più nell’amore di lui.

«Gesù le disse: Maria!» (Gv 20, 16). Dopo che l’ha chiamata con l’appellativo generico del sesso senza essere riconosciuto, la chiama per nome come se volesse dire: Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale.

Maria dunque, chiamata per nome, riconosce il Creatore e subito grida: «Rabbunì», cioè «Maestro»: era lui che ella cercava all’esterno, ed era ancora lui che la guidava interiormente nella ricerca.

Responsorio 

R. Tornando dal sepolcro, Maria Maddalena annunziò ai discepoli: ho visto il Signore. * Beata colei che portò il primo annunzio della vita risorta.
V. Piangendo l’amato, vide colui che cercava; lo vide e l’annunziò ai fratelli.
R. Beata colei che portò il primo annunzio della vita risorta.

“He will baptize you with the Holy Spirit and with fire”

The Gospel of Matthew: a commentary & meditation 


“He will baptize you with the Holy Spirit and with fire”

Scripture: Matthew 3:1-12

1 In those days came John the Baptist, preaching in the wilderness of Judea, 2 “Repent, for the kingdom of heaven is at hand.” 3 For this is he who was spoken of by the prophet Isaiah when he said, “The voice of one crying in the wilderness:  Prepare the way of the Lord, make his paths straight.” 4 Now John wore a garment of camel’s hair, and a leather girdle around his waist; and his food was locusts and wild honey. 5 Then went out to him Jerusalem and all Judea and all the region about the Jordan, 6 and they were baptized by him in the river Jordan, confessing their sins. 7 But when he saw many of the Pharisees and Sad’ducees coming for baptism, he said to them, “You brood of vipers! Who warned you to flee from the wrath to come? 8 Bear fruit that befits repentance, 9 and do not presume to say to yourselves, `We have Abraham as our father’; for I tell you, God is able from these stones to raise up children to Abraham. 10 Even now the axe is laid to the root of the trees; every tree therefore that does not bear good fruit is cut down and thrown into the fire.  11 “I baptize you with water for repentance, but he who is coming after me is mightier than I, whose sandals I am not worthy to carry; he will baptize you with the Holy Spirit and with fire. 12 His winnowing fork is in his hand, and he will clear his threshing floor and gather his wheat into the granary, but the chaff he will burn  with unquenchable fire.”

Meditation:  When the Lord comes “he baptizes with the Holy Spirit and with fire.”  Do you want to be on fire for God and for the return of the Lord Jesus when he comes in his glory?  Fire in biblical times was associated with God and with his action in the world and in the lives of his people.  God sometimes manifested his presence by use of fire, such as the burning bush which was not consumed when God spoke to Moses (Exodus 3:2).  The image of fire was also used to symbolize God’s glory (Ezekiel 1:4, 13), his protective presence (2 Kings 6:17), his holiness (Deut. 4:24), righteous judgment (Zechariah 13:9), and his wrath against sin (Isaiah 66:15-16).  It is also used of the Holy Spirit (Matt. 3:11 and Acts 2:3).  God’s fire both purifies and cleanses, and it inspires a reverent fear of God and of his word in us.

John the Baptist’s life was fueled by one burning passion — to point others to Jesus Christ and to the coming of his kingdom.  Who is John the Baptist and what is the significance of his message for our lives?  Scripture tells us that John was filled with the Holy Spirit even from his mother’s womb (Luke 1:15, 41) by Christ himself, whom Mary had just conceived by the Holy Spirit.  When Mary visited her cousin Elizabeth John lept in her womb as they were filled with the Holy Spirit (Luke 1:41). The fire of the Spirit dwelt in John and made him the forerunner of the coming Messiah.  John was led by the Spirit into the wilderness prior to his ministry where he was tested and grew in the word of God.  John’s clothing was reminiscent of the prophet Elijah (see Kings 1:8).  John broke the prophetic silence of the previous centuries when he began to speak the word of God to the people of Israel.  His message was similar to the message of the Old Testament prophets who chided the people of God for their unfaithfuless and who tried to awaken true repentance in them.  Among a people unconcerned with the things of God, it was his work to awaken their interest, unsettle them from their complacency, and arouse in them enough good will to recognize and receive Christ when he came. Are you eager to hear God’s word and to be changed by it through the power of the Holy Spirit?

John the Baptist was more than a prophet (Luke 7:26).  John was the voice of the Consoler who is coming (John 1:23; Isaiah 40:1-3).  He completed the cycle of prophets begun by Elijah (Matt. 11:13-14).  What the prophets had carefully searched for and angels longed to see, now came to completion as John made the way ready for the coming of the Messiah, God’s Annointed Son, the Lord Jesus Christ.  With John the Baptist, the Holy Spirit begins the restoration to the human race of the “divine likeness”, prefiguring what would be achieved with and in the Lord Jesus.  John’s baptism was for repentance — turning away from sin and taking on a new way of life according to God’s word.  Our baptism in Jesus Christ by water and the Spirit results in a new birth and entry into God’s kingdom as his beloved sons and daughters (John 3:5).  Jesus is ready to give us the fire of his Spirit that we may radiate the joy and truth of the gospel to a world in desparate need of God’s light and truth.  His word has power to change and transform our lives that we may be lights pointing others to Christ.  Like John the Baptist, we too are called to give testimony to the light and truth of Jesus Christ. Do you point others to Christ in the way you live, work, and speak?

“Lord, let your light burn brightly in my heart that I may know the joy and freedom of your kingdom. Fill me with your Holy Spirit and empower me to witness the truth of your gospel and to point others to Jesus Christ.”

Monday (July 22): “I have seen the Lord!”

Scripture: John 20:1-2, 11-18  (alternate reading: Matthew 12:38-42)

1 Now on the first day of the week Mary Magdalene came to the tomb early, while it was still dark, and saw that the stone had been taken away from the tomb. 2 So she ran, and went to Simon Peter and the other disciple, the one whom Jesus loved, and said to them, “They have taken the Lord out of the tomb, and we do not know where they have laid him.”

11 But Mary stood weeping outside the tomb, and as she wept she stooped to look into the tomb; 12 and she saw two angels in white, sitting where the body of Jesus had lain, one at the head and one at the feet. 13 They said to her, “Woman, why are you weeping?” She said to them, “Because they have taken away my Lord, and I do not know where they  have laid him.” 14 Saying this, she turned round and saw Jesus standing, but she did not know that it was Jesus. 15 Jesus said to her, “Woman, why are you weeping? Whom do you seek?” Supposing him to be the gardener, she said to him, “Sir, if you have carried him away, tell me where you have laid him, and I will take him away.” 16 Jesus said to her, “Mary.” She turned and said to him in Hebrew, “Rabboni!” (which means Teacher). 17 Jesus said to her, “Do not hold me, for I have not yet ascended to the Father; but go to my brethren and say to them, I am ascending to my  Father and your Father, to my God and your God.” 18 Mary Magdalene went and said to the disciples, “I have seen the Lord”; and she told them that he had said these things to her.

Meditation: Do you recognize the presence of the Lord Jesus when you hear his word? How easy it is to miss the Lord Jesus when our focus is on ourselves! Mary Magdalene did not at first recognize the Lord because her focus was on the empty tomb and on her own grief. It took only one word from the Master, when he called her by name, for Mary to recognize him.

The Risen Lord Jesus reveals himself to us as we listen to his word
Mary Magdalene’s message to the disciples, I have seen the Lord, is the very essence of Christianity. It is not enough that a Christian know about the Lord, but that we know him personally. It is not enough to argue about him, but to meet him. In the resurrection we encounter the living Lord Jesus who loves us personally and shares his glory with us. The Lord Jesus gives us “eyes of faith” to see the truth of his resurrection and his victory over sin and death (Ephesians 1:18). And he opens our ears to recognize his voice as we listen to the “good news” proclaimed in the Gospel message today.

The resurrection of Jesus Christ from the dead is the foundation of our hope – the hope that we, too, who believe in him will see the living God face to face and share in his everlasting glory and joy. “Without having seen him you love him; though you do not now see him you believe in him and rejoice with unutterable and exalted joy.  As the outcome of your faith you obtain the salvation of your souls” (1 Peter 1:8-9). Do you recognize the Lord’s presence with you, in his word, in the “breaking of the bread,” and in his church, the body of Christ?

“Lord Jesus, may I never fail to recognize your voice nor lose sight of your presence as you open the Scriptures for me and speak your life-giving word.”

Psalm 63:1-5,7-8

1 O God, you are my God, I seek you, my soul thirsts for you; my flesh faints for you, as in a dry and weary land where no water is.
2 So I have looked upon you in the sanctuary, beholding your power and glory.
3 Because your steadfast love is better than life, my lips will praise you.
4 So I will bless you as long as I live; I will lift up my hands and call on your name.
5 My soul is feasted as with marrow and fat, and my mouth praises you with joyful lips,
7 for you have been my help, and in the shadow of your wings I sing for joy.
8 My soul clings to you; your right hand upholds me.

Daily Quote from the early church fathersThe love of Christ enflamed her, by Gregory the Great (540-604 AD)

“Mary Magdalene, who had been a sinner in the city (Luke 7:37), loved the Truth and so washed away with her tears the stains of wickedness (Luke 7:47). Her sins had kept her cold, but afterward she burned with an irresistible love… We must consider this woman’s state of mind whose great force of love inflamed her. When even the disciples departed from the sepulcher, she did not depart. She looked for him whom she had not found… But it is not enough for a lover to have looked once, because the force of love intensifies the effort of the search. She looked for him a first time and found nothing. She persevered in seeking, and that is why she found him. As her unfulfilled desires increased, they took possession of what they found (Song of Songs 3:1-4)… Holy desires, as I have told you before, increase by delay in their fulfillment. If delay causes them to fail, they were not desires… This was Mary’s kind of love as she turned a second time to the sepulcher she had already looked into. Let us see the result of her search, which had been redoubled by the power of love.” (excerpt from FORTY GOSPEL HOMILIES 25)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:www.dailyscripture.net, author Don Schwager

GIOVANNI PAOLO II UDIENZA GENERALE Mercoledì, 6 dicembre 1978

Sorelle e Fratelli carissimi!

Mi riporto al tema di mercoledì scorso.

1. Per penetrare nella pienezza biblica e liturgica del significato dell’Avvento, occorre seguire due direzioni. Bisogna “risalire” agli inizi, e nello stesso tempo “scendere” in profondità. Lo abbiamo già fatto, per la prima volta, mercoledì scorso, scegliendo per temi della nostra meditazione le prime parole del libro della Genesi: “In principio Dio creò” (“Beresit bara Elohim”). Verso la fine del tema svolto l’altra settimana, abbiamo, fra l’altro, rilevato che, per intendere l’Avvento nel suo pieno significato, bisogna anche introdurci nel tema dell’“uomo”. Il pieno significato dell’Avvento sorge dalla riflessione sulla Realtà di Dio che crea, e creando rivela Se stesso (questa è la prima e fondamentale rivelazione, e anche la prima e fondamentale verità del nostro “Credo”). Il pieno significato dell’Avvento emerge in pari tempo dalla profonda riflessione sulla realtà dell’uomo. A questa seconda realtà che è l’uomo ci avvicineremo un po’ di più durante l’odierna meditazione.

2. Una settimana fa ci siamo intrattenuti sulle parole del libro della Genesi, in cui l’uomo viene definito “immagine e somiglianza di Dio”. È necessario riflettere con maggiore intensità sui testi che ne parlano. Essi fanno parte del primo capitolo del libro della Genesi, in cui la descrizione della creazione del mondo è presentata nella successione di sette giorni. La descrizione della creazione dell’uomo, il sesto giorno, si differenzia un po’ dalle descrizioni precedenti. In queste descrizioni siamo testimoni solo dell’atto di creazione, espresso con le parole: “Dio disse: sia…”; qui invece l’autore ispirato vuole mettere in evidenza prima l’intenzione e il disegno del Creatore (di Dio-Elohim); vi leggiamo infatti: “E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” (Gen 1,26). Come se il Creatore entrasse in Se stesso, come se, creando, non soltanto chiamasse dal nulla all’esistenza con la parola: “sia”, ma come se, in modo particolare, traesse l’uomo dal mistero del suo proprio Essere. Ciò è comprensibile, perché non si tratta solamente dell’Essere, ma dell’Immagine. L’immagine deve “rispecchiare”, deve, in un certo modo, quasi riprodurre “la sostanza” del suo Prototipo. Il Creatore dice, inoltre, “a nostra somiglianza”. E ovvio che non si deve intenderlo come un “ritratto”, ma come un essere vivo, che viva la vita simile a quella di Dio.

Solamente dopo queste parole, che testimoniano, per così dire, il disegno di Dio-Creatore, la Bibbia parla dell’atto stesso della creazione dell’uomo: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27).

Questa descrizione è resa completa dalla benedizione. Vi sono quindi: il disegno, l’atto stesso della creazione e la benedizione: “Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra” (Gen 1,28).

Le ultime parole della descrizione: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen 1,31), sembrano esser l’eco di questa benedizione.

3. Certamente il testo della Genesi è tra i più antichi: secondo gli studiosi della Bibbia, è stato scritto verso il secolo IX prima di Cristo. Quel testo contiene la verità fondamentale della nostra fede, il primo articolo del “Credo” apostolico. La parte del testo, che presenta la creazione dell’uomo, è stupenda nella sua semplicità e insieme nella sua profondità. Le affermazioni che essa contiene corrispondono alla nostra esperienza e alla nostra conoscenza dell’uomo. È chiaro per tutti, senza distinzione di ideologia sulla concezione del mondo, che l’uomo, pur appartenendo al mondo visibile, alla natura, si differenzia in qualche modo da questa stessa natura. Infatti, il mondo visibile esiste “per lui” e lui ne “esercita il dominio”; per quanto, in vari modi, sia “condizionato” dalla natura, egli la “domina”. La domina, forte di ciò che lui è, delle sue capacità e facoltà di ordine spirituale, che lo differenziano dal mondo naturale. Sono proprio queste facoltà che costituiscono l’uomo. Su tale punto il libro della Genesi è straordinariamente preciso. Definendo l’uomo “immagine di Dio”, mette in evidenza ciò per cui l’uomo è uomo; ciò per cui è un essere distinto da tutte le altre creature del mondo visibile.

Sono noti i numerosi tentativi che la scienza ha fatto – e continua a fare – nei vari campi, per dimostrare i legami dell’uomo con il mondo naturale e la sua dipendenza da esso, al fine di inserirlo nella storia della evoluzione delle diverse specie. Pur nel rispetto di tali ricerche, non possiamo limitarci ad esse. Se analizziamo l’uomo nel più profondo del suo essere, vediamo che egli si differenzia più di quanto somiglia al mondo della natura. In questo senso procedono anche l’antropologia e la filosofia, quando cercano di analizzare e comprendere l’intelligenza, la libertà, la coscienza e la spiritualità dell’uomo. Il libro della Genesi sembra andare incontro a tutte queste esperienze della scienza, e, parlando dell’uomo come l’“immagine di Dio”, fa intendere che la risposta al mistero della sua umanità non si trova sulla strada della somiglianza col mondo della natura. L’uomo somiglia più a Dio che alla natura. In questo senso dice il Salmo 82, 6: “Voi siete dei”, le parole che poi riprenderà Gesù (cf. Gv 10,34).

4. Questa affermazione è audace. Bisogna aver fede per accettarla. Tuttavia la ragione, senza pregiudizi, non si oppone a tale verità sull’uomo, al contrario, vede in essa un complemento a ciò che emerge dall’analisi della realtà umana e soprattutto dello spirito umano.

È cosa molto significativa che già lo stesso libro della Genesi, nella lunga descrizione della creazione dell’uomo, obbliga l’uomo – il primo uomo creato (Adamo) –a fare una simile analisi. Ciò che vi leggiamo può “scandalizzare” qualcuno, a causa dell’arcaico modo di espressione, ma in pari tempo è impossibile non meravigliarsi dell’attualità di quel racconto, quando si prende in considerazione il nocciolo del problema.

Ed ecco il testo: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di li si divideva e formava quattro corsi…

Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse…

Poi il Signore disse: Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio dare un aiuto che gli sia simile. Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile” (Gen 2,7-20).

Di che cosa siamo testimoni? Ecco, il primo “uomo” compie il primo e fondamentale atto di conoscenza del mondo. Nello stesso tempo questo atto gli permette di conoscere e di distinguere se stesso, “l’uomo”, da tutte le altre creature, e soprattutto da coloro che come “esseri vivi” – dotati di vita vegetativa e sensitiva – dimostrano proporzionalmente la più grande somiglianza con lui, “con l’uomo”, anche lui dotato di vita vegetativa e sensitiva.

Si potrebbe dire che questo primo uomo fa ciò che di solito compie ogni uomo di qualunque tempo; vale a dire: riflette sul proprio essere e si domanda chi è lui.

Risultato di tale processo conoscitivo è la constatazione della fondamentale ed essenziale differenza: sono diverso. Sono più “diverso” che “simile”.

La descrizione biblica conclude: “l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile” (Gen 2,20).

5. Perché oggi parliamo di tutto questo? Lo facciamo per comprendere meglio il mistero dell’Avvento – per comprenderlo dalle stesse fondamenta – e così penetrare con maggiore profondità nel nostro cristianesimo.

L’Avvento significa “la Venuta”.

Se Dio “viene” all’uomo, lo fa perché nel suo essere umano ha preparato una “dimensione di attesa” attraverso la quale l’uomo può “accogliere” Dio, è capace di farlo.

Già il libro della Genesi, e soprattutto questo capitolo, lo spiega quando, parlando dell’uomo, afferma che Dio lo “creò… a sua immagine” (Gen 1,27).

Catechesi sul “Padre nostro”: 4. Bussate e vi sarà aperto

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La catechesi di oggi fa riferimento al Vangelo di Luca. Infatti, è soprattutto questo Vangelo, fin dai racconti dell’infanzia, a descrivere la figura del Cristo in un’atmosfera densa di preghiera. In esso sono contenuti i tre inni che scandiscono ogni giorno la preghiera della Chiesa: il Benedictus, il Magnificat e il Nunc dimittis.

E in questa catechesi sul Padre Nostro andiamo avanti, vediamo Gesù come orante. Gesù prega. Nel racconto di Luca, ad esempio, l’episodio della trasfigurazione scaturisce da un momento di preghiera. Dice così: «Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante» (9,29). Ma ogni passo della vita di Gesù è come sospinto dal soffio dello Spirito che lo guida in tutte le azioni. Gesù prega nel battesimo al Giordano, dialoga con il Padre prima di prendere le decisioni più importanti, si ritira spesso nella solitudine a pregare, intercede per Pietro che di lì a poco lo rinnegherà. Dice così: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno» (Lc 22,31-32). Questo consola: sapere che Gesù prega per noi, prega per me, per ognuno di noi perché la nostra fede non venga meno. E questo è vero. “Ma padre, ancora lo fa?” Ancora lo fa, davanti al Padre. Gesù prega per me. Ognuno di noi può dirlo. E anche possiamo dire a Gesù: “Tu stai pregando per me, continua a pregare che ne ho bisogno”. Così: coraggiosi.

Perfino la morte del Messia è immersa in un clima di preghiera, tanto che le ore della passione appaiono segnate da una calma sorprendente: Gesù consola le donne, prega per i suoi crocifissori, promette il paradiso al buon ladrone, e spira dicendo: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). La preghiera di Gesù pare attutire le emozioni più violente, i desideri di vendetta e di rivalsa, riconcilia l’uomo con la sua nemica acerrima, riconcilia l’uomo con questa nemica, che è la morte.

È sempre nel Vangelo di Luca che troviamo la richiesta, espressa da uno dei discepoli, di poter essere educati da Gesù stesso alla preghiera. E dice così: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Vedevano lui che pregava. “Insegnaci – anche noi possiamo dire al Signore – Signore tu stai pregando per me, lo so, ma insegna a me a pregare, perché anche io possa pregare”.

Da questa richiesta – «Signore, insegnaci a pregare» – nasce un insegnamento abbastanza esteso, attraverso il quale Gesù spiega ai suoi con quali parole e con quali sentimenti si devono rivolgere a Dio.

La prima parte di questo insegnamento è proprio il Padre Nostro. Pregate così: “Padre, che sei nei cieli”. “Padre”: quella parola tanto bella da dire. Noi possiamo stare tutto il tempo della preghiera con quella parola soltanto: “Padre”. E sentire che abbiamo un padre: non un padrone né un patrigno. No: un padre. Il cristiano si rivolge a Dio chiamandolo anzitutto “Padre”.

In questo insegnamento che Gesù dà ai suoi discepoli è interessante soffermarsi su alcune istruzioni che fanno da corona al testo della preghiera. Per darci fiducia, Gesù spiega alcune cose. Esse insistono sugli atteggiamenti del credente che prega. Per esempio, c’è la parabola dell’amico importuno, che va a disturbare un’intera famiglia che dorme perché all’improvviso è arrivata una persona da un viaggio e non ha pani da offrirgli. Cosa dice Gesù a questo che bussa alla porta, e sveglia l’amico?: «Vi dico – spiega Gesù – che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono» (Lc 11,9). Con questo vuole insegnarci a pregare e a insistere nella preghiera. E subito dopo fa l’esempio di un padre che ha un figlio affamato. Tutti voi, padri e nonni, che siete qui, quando il figlio o il nipotino chiede qualcosa, ha fame, e chiede e chiede, poi piange, grida, ha fame: «Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?» (v. 11). E tutti voi avete l’esperienza quando il figlio chiede, voi date da mangiare quello che chiede, per il bene di lui.

Con queste parole Gesù fa capire che Dio risponde sempre, che nessuna preghiera resterà inascoltata, perché? Perché Lui è Padre, e non dimentica i suoi figli che soffrono.

Certo, queste affermazioni ci mettono in crisi, perché tante nostre preghiere sembra che non ottengano alcun risultato. Quante volte abbiamo chiesto e non ottenuto – ne abbiamo l’esperienza tutti – quante volte abbiamo bussato e trovato una porta chiusa? Gesù ci raccomanda, in quei momenti, di insistere e di non darci per vinti. La preghiera trasforma sempre la realtà, sempre. Se non cambiano le cose attorno a noi, almeno cambiamo noi, cambia il nostro cuore. Gesù ha promesso il dono dello Spirito Santo ad ogni uomo e a ogni donna che prega.

Possiamo essere certi che Dio risponderà. L’unica incertezza è dovuta ai tempi, ma non dubitiamo che Lui risponderà. Magari ci toccherà insistere per tutta la vita, ma Lui risponderà. Ce lo ha promesso: Lui non è come un padre che dà una serpe al posto di un pesce. Non c’è nulla di più certo: il desiderio di felicità che tutti portiamo nel cuore un giorno si compirà. Dice Gesù: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?» (Lc 18,7). Sì, farà giustizia, ci ascolterà. Che giorno di gloria e di risurrezione sarà mai quello! Pregare è fin da ora la vittoria sulla solitudine e sulla disperazione. Pregare. La preghiera cambia la realtà, non dimentichiamolo. O cambia le cose o cambia il nostro cuore, ma sempre cambia. Pregare è fin da ora la vittoria sulla solitudine e sulla disperazione. È come vedere ogni frammento del creato che brulica nel torpore di una storia di cui a volte non afferriamo il perché. Ma è in movimento, è in cammino, e alla fine di ogni strada, cosa c’è alla fine della nostra strada? Alla fine della preghiera, alla fine di un tempo in cui stiamo pregando, alla fine della vita: cosa c’è? C’è un Padre che aspetta tutto e aspetta tutti con le braccia spalancate. Guardiamo questo Padre.

Daily Reflection

In the Fourth Week of the Spiritual Exercises of Saint Ignatius Loyola the person engaging the exercises is challenged to contemplate the reality and meaning of the Resurrection of Jesus. An Apostle of Jesus Christ is one who witnesses to the Resurrection – first by his or her lifestyle and then by proclamation of word or life to others; the word literally means “a witness to the resurrection.”

We know of Mary Magdalene’s witness to the Apostles from the various Gospel passages, especially the Gospel of John. We can imagine the amount of apostolic work she undertook because she is referred to in the writings of the early Fathers of the Church as the Apostle to the Apostles – the same title that Pope Francis applied to her as a privileged role in the Christian mission of the early Church. Scholars are continuing to unearth the indications of evangelization that are attributed to her and largely it is the witness of great love both received and given that is the foundation for Apostolic work. That she was healed and forgiven parallels the healing and forgiveness that Peter received and the Matthew the tax collector must have known.

The Gospel today tells of Mary’s recognition of Jesus through her tear-filled eyes as she hears her name announced by the Risen Lord and sees his living gaze of great love. This is precisely what St. Ignatius is asking a retreatant to prayer for in the fourth week because when we experience such great love it changes us. It changes the conditions of our intellectual perception of our humanity, our sinfulness and our righteousness; it changes the context and degree of affective receptivity; and most importantly it changes the coordination of our Will to the Father’s deepest desires. With such a grace each of us can be transformed into an effective witness of the Resurrected Christ who lives and reigns over our own lives and the world as we know it. Such change enables us to give all without counting cost and serve faithfully without needing to be approved or appreciated.

Further, such great love received changes the way we forgive and receive the love of others – thus enabling others to hear the Good News because it is safe to believe the good news in our loving presence. Thus, Mary serves as a profoundly important evangelizer – she is the proof, in the flesh, of the good news of God’s salvation. She races to find the companions of Jesus to tell them the Good News that He is Risen and fully alive to us. She cannot wait to tell one and all that Jesus forgives us and lives among us and within us.

The Song of Songs Text chosen for the first reading of this Feast, and the Corinthians reading chosen as an alternate first reading, both express the power of great love. The vessel that receives great love swells to receive yet more – and pours itself out on all around because love hoarded is not love at all.

In a time and place where evangelization, forgiveness for terrible sins, healing from multiple wounds and the promise of everlasting life in joy and peace is so desperately needed, Mary Magdalene becomes the poster person for mercy and evangelization. We need her witness of personal reception of love and outpouring of its effects. We need to know that whatever she received is available to those who are wiling to trust Jesus and to love even in the face of terrible suffering and loss. We need to know that forgiveness for everything accompanies great love – can we receive such good news? Can we trust that we are called to receive that favor?

Today, a warm day in July in the Northern Hemisphere, is a day to stop, pray with Mary for the ability to see and to trust, to know that the Resurrection is real, and the victory of mercy has been accomplished whatever evidence to the contrary we discover in our world. Hear the good news of the resurrection from one who encountered with her whole being the resurrected Lord and gave him her heart fully and without reserve.

Daily Light on the Daily Path

Jude 1:21  keep yourselves in the love of God, waiting anxiously for the mercy of our Lord Jesus Christ to eternal life.

John 15:4,5  “Abide in Me, and I in you. As the branch cannot bear fruit of itself unless it abides in the vine, so neither can you unless you abide in Me. • “I am the vine, you are the branches; he who abides in Me and I in him, he bears much fruit, for apart from Me you can do nothing.

Galatians 5:22  But the fruit of the Spirit is love, joy, peace, patience, kindness, goodness, faithfulness,

John 15:8-10  “My Father is glorified by this, that you bear much fruit, and so prove to be My disciples. • “Just as the Father has loved Me, I have also loved you; abide in My love. • “If you keep My commandments, you will abide in My love; just as I have kept My Father’s commandments and abide in His love.

1 John 2:5  but whoever keeps His word, in him the love of God has truly been perfected. By this we know that we are in Him:

John 15:12  “This is My commandment, that you love one another, just as I have loved you.

Romans 5:8  But God demonstrates His own love toward us, in that while we were yet sinners, Christ died for us.

1 John 4:16  We have come to know and have believed the love which God has for us. God is love, and the one who abides in love abides in God, and God abides in him.

 

Le prove dell’esistenza dell’inferno

Le prove dell’esistenza dell’inferno


FATIMA

Fatima. Nella terza apparizione della Beata Vergine, 13 giugno 1917,  a Francesco, Giacinta e Lucia, i tre pastorelli di Cova di Iria, (i primi due fatti santi il 13 ottobre 2000 da Papa Giovanni Paolo II) sono stati testimoni della reale esistenza dell’inferno… Racconta  la veggente Lucia e tutt’ora vivente…  “Dicendo queste ultime parole, la Signora aprì le mani, come aveva fatto durante i due mesi precedenti. La luce proveniente da esse sembrava penetrare la terra e vedemmo un mare di fuoco. Immersi in questo fuoco c’erano demoni e anime che sembravano tizzoni trasparenti, alcuni neri o bronzei, in forme umane, portate intorno dalle fiamme che uscivano da essi assieme a nuvole di fumo. Essi cadevano da tutte le parti, proprio come le scintille cadono dai grandi fuochi, leggere, oscillanti, tra grida di dolore e di disperazione, che ci atterrirono fino a farci tremare di paura. (Deve essere stata questa vista che mi fece gridare; la gente infatti dice di avermi sentita dare un grido). I demoni potevano essere  distinti dalla loro somiglianza a orribili ripugnanti e sconosciuti animali, incandescenti come carboni accesi. Atterriti e come per supplicare aiuto, alzammo gli occhi verso Nostra Signora, la quale ci disse con gentilezza, ma anche con tristezza:Avete visto l’inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Al fine di salvarli Dio desidera di stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato””…

Lucia, Francesco e Giacinta

MEDJUGORJE 

Nel 1981, i veggenti abitavano tutti nello stesso quartiere di Bijakovici, ai piedi del Podbrdo. Un pomeriggio Jakov e sua cugina Vicka erano sfuggiti alla sorveglianza generale con uno dei loro trucchi, tornavano da Citluk e decisero di andare nella casa  dove Jakov abitava con sua mamma, perché avevano fame. La mamma di Jakov, Jaka, era estremamente povera e tutti e due vivevano in due minuscole stanze, senza acqua corrente, nella scomodità caratteristica del Medjugorje antecedente le apparizioni della Madonna. Vicka e Jakov sono arrivati a casa senza fiato e hanno detto a Jaka che avevano fame. Poi si sono messi in un altro angolo per parlare insieme, mentre Jaka preparava loro un piccolo spuntino frugale: dopo dieci minuti li chiama… nessuna risposta! Erano esattamente le 15,20. Jaka entra nell’altra stanza… nessuno! Il sangue le monta alla testa, perché era impossibile che fossero usciti senza che li avesse visti passare. Ha un bel ripensare a ogni minuto passato dopo il loro arrivo, non serve a niente, è incomprensibile… dovrebbero essere là! D’altra parte li aveva sentiti parlare poco tempo prima. Un abisso di angoscia l’afferra. La milizia… ma no, come avrebbe potuto prenderli senza passare dalla cucina? Esce spaventata e trova la mamma di Ivan che scende per il sentiero.– Non hai visto Jakov e Vicka?– No! –

Sale per il sentiero e interroga gli altri vicini, arriva fino ai genitori di Vicka. – No… – risponde Zlata, la mamma di Vicka, scuotendo la testa. Subito si spande la voce che Jakov e Vicka sono spariti e i cuori si serrano per l’angoscia perché gli abitanti di Bijakovici considerano i veggenti come loro figli, come la pupilla dei loro occhi. Passano i minuti, i ragazzi si sono letteralmente volatilizzati; la madre di Vikia è categorica: non sono passati da qui. D’altra parte non li ha visti nessuno. Jaka rientra a casa sua disperata; gira e rigira per la cucina, poi torna nella camera vuota, là dove erano ultimamente, nell’assurda speranza di ritrovarli, di risvegliarsi dall’incubo. Ma non c’è nessuno! Rimuove i due piatti ormai freddi, sistema la vecchia casseruola, mentre nella sua mente passano velocemente le peggiori scene che un’immaginazione di madre possa concepire. Esce e va a sedersi sotto l’alberello vicino a casa. Da lì potrà spiare… Quando ad un tratto alle 15.50 le sembra di sentire un rumore, Non crede alle sue orecchie, viene dalla casa! – Sei tu Jakov? Jakov salta fuori tutto felice e grida a sua madre: – Mamma, mamma! Siamo andati in Cielo! Abbiamo visto il Cielo! – Il Cielo?!! No… non è possibile! Non posso credere che siate andati in Cielo. “Jakov , raccontaci…” chiedono i pellegrini. – La Gospa (Madonna) è venuta e ci ha portato con Lei. Vicka era con me, andate a chiederle, vi racconterà lei… – Vicka non si fa pregare due volte per raccontare il “suo viaggio nell’aldilà”: – Non ce l’aspettavamo – dice – la Gospa è venuta in camera mentre la mamma di Jakov ci preparava la colazione in cucina. Ci ha proposto di partire tutti e due con Lei per vedere il paradiso, il purgatorio e l’inferno.Questo ci ha molto sorpresi e in un primo momento né Jakov né io abbiamo detto di si. – Porta piuttosto Vicka con te – le ha detto Jakov – lei ha molti fratelli e sorelle, mentre io sono l’unico figlio di mia madre. – Infatti, dubitava che si potesse ritornare vivi da una simile spedizione! – Da parte mia – aggiunge Vicka , – mi dicevo – “Dove ci ritroveremo? E quanto tempo ci vorrà? “ Ma alla fine vedendo che il desiderio della Gospa era di portarci con se, abbiamo accettato. E ci siamo ritrovati lassù. – Lassù? – ho chiesto a Vickia, – ma come ci siete arrivati? – Appena abbiamo detto si, il tetto si è aperto e ci siamo trovati lassù! – Siete partiti con il vostro corpo? – Si, come siamo ora! La Gospa ha preso Jakov con la mano sinistra e me con la mano destra e siamo partiti con Lei. Per prima cosa ci ha mostrato il paradiso. – Siete entrati così facilmente in cielo? – Ma no! – mi ha detto Vickia – siamo entrati dalla porta. – Una porta come?- Mah! Una porta normale! Abbiamo visto San Pietro vicino alla porta e la Gospa ha aperto la porta… – San Pietro? Come era? – Mah! Come era sulla terra! – Cioè? – Circa sessanta, settant’anni, non molto alto ma nemmeno piccolo, con i capelli grigi, un po’ ricci, abbastanza tarchiato… – Non vi ha aperto lui? – No la Gospa ha aperto da sola senza chiave. Mi ha detto che era San Pietro, lui non ha detto niente, ci siamo salutati così semplicemente. – Non è parso sorpreso di vedervi? – No, perché? Capisci, eravamo con la Gospa. – Vicka descrive la scena come se si parlasse di una passeggiata fatta non più tardi di ieri, con la famiglia, nei dintorni. Non sente nessuna barriera fra “le cose di lassù” e quelle di quaggiù. E’ perfettamente a suo agio fra queste realtà. Stranamente non si rende conto che la sua esperienza rappresenta un tesoro per l’umanità e che il linguaggio del cielo così famigliare per lei, apre una finestra su un mondo completamente diverso per la nostra società attuale,per noi che siamo “non-veggenti”. – Il paradiso è un grande spazio senza limiti. C’è una luce che non esiste sulla terra. Ho visto tanta gente e tutti sono molto felici. Cantano, ballano… comunicano fra loro in un modo per noi impensabile. Si conoscono nell’intimo. Sono vestiti di lunghe tuniche e ho notato tre colori diversi. Ma questi colori non sono come quelli della terra. Assomigliano al giallo, al grigio e al rosso. Ci sono anche degli angeli con loro. La Gospa ci spiegava tutto. “Vedete come sono felici. Non manca loro niente”. – Vicka puoi descrivermi questa felicità che vivono i beati in cielo? – No non posso descriverla, perché sulla terra non esistono parole per dirlo. Questa felicità degli eletti, la sentivo anch’io. Non posso parlartene, non posso che viverla nel mio cuore. – Non hai avuto voglia di restare lassù e di non tornare più sulla terra? – Si! Risponde sorridendo. Ma non si deve pensare soltanto a se stessi! Sai la nostra più grande felicità è quella di rendere la Gospa felice. Noi sappiamo che vuole tenerci sulla terra ancora per un po’ di tempo per portare i suoi messaggi. E’ una grande gioia condividere i suoi messaggi! Finché ha bisogno di me, io sono pronta! Quando vorrà prendermi con sé sarò pronta ugualmente! E’ il suo progetto, non il mio… – I beati, potevano vederti anche loro? – Certamente ci vedevano! Eravamo con loro! – Come erano? – Avevano circa trent’anni. Erano molto, molto belli. Nessuno era troppo piccolo o troppo grande. Non c’erano persone magre o grasse o malate. Tutti stavano molto bene. – Allora perché San Pietro era più vecchio e vestito come sulla terra? –Breve silenzio da parte sua… la domanda non le era mai venuta in mente. – E’ così, ti racconto ciò che ho visto! – E  i vostri corpi erano in cielo con la Gospa non c’erano più sulla terra, in casa di Jakov? – No, certo! I nostri corpi sono spariti dalla casa di Jakov. Tutti ci hanno cercato! E’ durato venti minuti in tutto. –  Dopo il paradiso, la Gospa ci ha portati a  vedere il purgatorio. E’ un luogo molto scuro e noi non potevamo vedere quasi niente perché c’era come un fumo grigio, molto spesso del colore della cenere. Sentivamo che c’era una quantità di gente ma non potevamo vedere i volti per via di questo fumo. Potevamo però sentire i gemiti e le grida.  Sono molto numerosi e soffrono molto. Sentivamo anche delle specie di urti, come se persone si scontrassero. La Gospa ci diceva: “Vedete come queste persone soffrono! Aspettano le vostre preghiere per poter andare in cielo”. Dopo il purgatorio – continua Vicka – la Gospa ci ha mostrato l’inferno. E’ un posto terribile. Nel mezzo c’è un gran fuoco, ma non come quello che conosciamo sulla terra. Abbiamo visto gente assolutamente normale, come quelli che si incontrano per la strada, che si gettavano da soli in quel fuoco. Quando ne uscivano assomigliavano a belve feroci che gridavano il loro odio e la loro ribellione e bestemmiavano… Era difficile credere che fossero esseri umani, tanto erano sfigurati, cambiati… Davanti a questo spettacolo eravamo spaventati e non capivamo come una cosa così orribile potesse succedere a quella gente. Fortunatamente la presenza della Gospa ci rassicurava. Abbiamo anche visto una ragazza molto bella gettarsi nel fuoco: dopo sembrava un mostro. La Gospa allora ci ha spiegato quello che avevamo visto e ci ha detto: – Quella gente è andata all’inferno di sua volontà. E’ una loro scelta, una loro decisione. Non abbiate paura! Dio ha donato a ciascuno la libertà. Sulla terra ognuno può decidersi per Dio o contro Dio. Certe persone sulla terra fanno sempre tutto contro Dio, contro la sua volontà, pienamente consapevoli: cominciano così l’inferno nel loro cuore; quando viene il momento della morte, se non si pentono, è lo stesso inferno che continua. – Gospa – le abbiamo allora chiesto – queste persone, un giorno, potranno uscire dall’inferno? – L’inferno non finirà, coloro che sono là non vogliono ricevere più niente da Dio, hanno scelto liberamente di essere lontani da Dio, per sempre! Dio non vuole forzare nessuna ad amarlo. –  Allora chiedo a Vicka: – Se Dio ha il cuore buono, non gli importa lasciare che i suoi figli si perdano così, per sempre? Perché non mette una barriera davanti all’inferno, per esempio, o perché non prende nelle sue braccia tutti quelli che si apprestano a gettarsi nel fuoco per convincerli ad andare con lui invece che con Satana? – Ma Dio fa di tutto per salvarci! Tutto! Gesù è morto per ognuno di noi e il suo amore è grande per tutti. Ci invita sempre ad avvicinarci al suo cuore ma cosa può fare quando non si vuole accettare il suo amore? Niente! L’amore non si può imporre! – Alla fine la Gospa affida loro una missione: Vi ho mostrato tutto questo,  perché sappiate che esiste e lo diciate agli altri. Come siete tornati a casa? – Nello stesso modo! Siamo ridiscesi attraverso il tetto e ci siamo ritrovati in camera di Jakov!

L’inferno dogma di fede ribadito a Medjugorje 

Ai primi di novembre del 1981 alcuni veggenti hanno visto l’inferno; padre Bubalo rivolgendosi a Vicka: ad un tratto la Madonna è scomparsa e davanti a voi si è aperto l’inferno. L’avete visto tu, Jakov e Marija. Hai scritto che era spaventoso; sembrava un mare di fuoco; dentro c’era tanta gente. Tutti anneriti, sembravano diavoli. Affermi che nel mezzo hai visto una donnaccia bionda, con i capelli lunghi e le corna, e i diavoli che l’assalivano da tutte le parti. Era orribile e basta. Io ho descritto – spiega Vicka – come ho potuto; ma non lo si può descrivere. La Madonna, vi ha detto perché ve lo ha mostrato? Sì, sì; come no! Ce l’ha mostrato per farci vedere come stanno coloro che ci cadono…. Chi può pensare sempre a queste cose? Però non si può neppure dimenticare quello che abbiamo visto. Verso la metà di novembre 1981 Vicka e Jakov sono stati portati dalla Madonna in cielo. La Madonna “mentre ci mostrava il paradiso e l’inferno – racconta Vicka – guardava dove guardavamo noi. La Gospa ha prima mostrato il purgatorio e poi l’inferno. Dalle parole di Vicka si direbbe che i due veggenti siano stati “portati” all’inferno: Fuoco… diavoli… la gente bruttissima! – ripete Vicka -. Tutti con le corna e con la coda. Sembrano tutti diavoli. Soffrono… Dio ce ne preservi e basta. Solo che ho visto di nuovo quella donnaccia bionda e con le corna. Lei soffre in mezzo a quel fuoco; e i diavoli intorno a lei. Orribile e basta. La Madonna – chiede ancora p. Bubalo – quindi non vi ha proibito di raccontarlo? Non ce l’ha proibito; anzi, ci ha detto di raccontarlo. Più avanti Vicka aggiunge: Credo che sarebbe molto utile che gli uomini non si dimenticassero mai che, un giorno, saremo tutti giudicati da Dio. Esiste una differenza terribile tra il Paradiso e l’Inferno. Io l’ho vista. Che Dio ci salvi dall’Inferno! (da Mille incontri con la Madonna, Janko Bubalo, Ed. Messaggero, Padova 1985, pagine varie). Anche Jakov Colo dice di aver visto l’inferno: Ho visto una grande, grande fiamma e gli uomini dentro. Che faccia avevano questi uomini? Nera. Stanno nella fiamma e quando escono dalla fiamma diventano neri, cambiano. Non sono proprio uomini, sono tra uomini e bestie, una combinazione. E Maria cos’ha detto quando avete visto l’inferno? “Qui arrivano quelli che non hanno seguito la strada di Dio. A Marija Pavlovic è stato chiesto: La Madonna ha detto quando il Satana sarà schiacciato? A me no. Tu hai visto Satana? Sì, nell’inferno. Cosa fa? Alza il fuoco. Che faccia ha? Ha una faccia nera. A noi quando si è presentato, si è mostrato come una ragazza. L’abbiamo visto per un attimo, forse un minuto, come lo spezzone di un film. Era nera, con i capelli lunghi, l’aspetto trasandato, sembrava che sfuggisse una pietra che voleva raggiungerla; lei scappava. Satana fa paura oppure attira a sé? Sicuramente fa paura. Perché fa paura? Non so perché fa paura. Ha una faccia umana Satana? Sì, però spaventosa. Che colore ha la sua faccia? Piuttosto nera, che bianca. Da 12 anni di apparizioni di René Laurentin, stralciamo la parte di un’intervista che Marija rilasciò nel novembre 1986: Nostra Signora vi ha rivelato se un’anima del purgatorio può essere perduta ed andare all’inferno? No, una volta che essi sono in purgatorio, non possono andare che al Cielo. A vostro parere, le persone che costantemente vanno di male in peggio, o dal male al bene, e che tuttavia amano Dio, andranno all’inferno? Io non so. Quando un uomo muore, Dio gli concede delle grazie e benedizioni speciali per decidere egli stesso dove vuole andare. Dio gli concede un’immagine della propria vita e di ciò che ha fatto durante questa vita, e così gli concede la grazia di decidere dove andrà, secondo quale è stata la sua vita. Egli ha libera scelta. Questi raggiunge l’esperienza di alcuni morenti che vedono tutto il loro passato sfilare davanti ai loro occhi, istantaneamente, con un giudizio chiaro del bene e del male. Bene, voi volete evitare l’inferno ed andare al Cielo. Che cosa accade in quel caso. Dio ci concede delle grazie speciali per capire pienamente e rispondere così in tutta verità. Dunque, Egli vi concede molte grazie per dire: ‘Dio, io voglio il Cielo e voglio evitare l’inferno o il purgatorio” (come un siero della verità)? Sì, è così. Voi avete visto l’inferno, avete visto una ragazza che era vicino alle fiamme. Avete visto la sua figura? [Marija aveva parlato di questa ragazza prima dell’intervista registrata]. Noi l’abbiamo vista nell’inferno ed ella era tra le fiamme. Ella uscì ed aveva qualcosa di animalesco nella sua figura. Qualcosa di selvaggio. Nell’inferno, quando voi avete visto questa ragazza, Nostra Signora vi ha detto perché ella si trovava là? Ella non ce l’ha detto. È la sola persona che avete visto? No, c’era molta gente. Ma noi l’abbiamo notata perché si trovava tra le fiamme. Lei soffriva molto? Tutti coloro che sono nell’inferno correvano per evitare le fiamme. Essi soffrono moltissimo. Ma Dio concede a ciascuno la libertà di decidere dove andare. Queste persone avevano scelto l’inferno. Allora Dio non manda nessuno all’inferno, essi decidono per se stessi? Sì, noi siamo giudici della nostra vita. Quando avete visto l’inferno, avete visto altri dèmoni o Satana stesso? Io ho avuto una visione dell’inferno. Ma non mi trovavo lì. Sì, ma durante la vostra visione avete visto dei dèmoni o Lucifero? Noi non potemmo vedere Satana, ma Mirjana, un’altra veggente, che vive a Sarajevo, l’ha visto una volta […] come un bel giovane uomo. Mirjana era a casa sua e la sua porta era chiusa. Improvvisamente apparve un giovane uomo. Egli tentava di convincerla a rinunciare alle apparizioni, promettendole tutti i tesori del mondo se ella avesse rinunciato. Ma ella prese dell’acqua benedetta, si fece il segno della croce e lui sparì. Allora Nostra Signora apparve immediatamente e le parlò. Lei, dunque, si era resa conto che c’era il demonio? Sì. Le promesse di Satana erano vane o lui aveva veramente il potere di compierle? Lei ha pensato che aveva questo potere? Sì, sì, il demonio ha un grande potere. E questa fu una grande tentazione per Mirjana. Ella sentiva che le forze la stavano abbandonando. Così, ella è stata presa da una forte tentazione? Sì, molto grande. Ai veggenti è stato chiesto singolarmente: hai visto qualcos ‘altro oltre la Madonna e Gesù? Essi hanno risposto: Marija Pavlovic: Abbiamo visto il paradiso, il purgatorio e l’inferno, dove le persone soffrono e penano: è qualcosa di orribile. Vicka Ivanhovic: Abbiamo visto il paradiso e l’inferno: in mezzo c’è un gran fuoco, ma non c’è brace, niente. Solo le fiamme. Molte persone passano una dopo l’altra piangendo… Che Dio ce ne guardi! Ivanka Jvankovic:… l’inferno e il cielo. Mirjana Dragicevié: Sì, ho visto una volta il diavolo. Aspettavo la Madonna e proprio nel momento in cui avrei voluto fare il segno della croce, mi è apparso lui al suo posto. Allora mi sono spaventata. Lui mi ha promesso le cose più belle del mondo, ma io ho detto: No! Allora è scomparso d’un tratto ed è apparsa la Madonna. Mi ha detto che lui tenta sempre di distogliere il vero credente dalla giusta strada. 

Santa SUOR FAUSTINA KOWALSKA 

Dal suo diario apprendiamo quanto segue… 20.x.1936. (II° Quaderno)

Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’inferno. E un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio; la secondai continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale acceso dall’ira di Dio; la quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme,  ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giustifichi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è. Ora non posso parlare di questo. Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la Misericordia di Dio per loro. O mio Gesù, preferisco agonizzare fino alla fine del mondo nelle più grandi torture, piuttosto che offenderTi col più piccolo peccato.

Intervista a Marija Pavlovic

Intervista a Marija Pavlovic


MEDJUGORJE – ( 01 ottobre, h.15.30) – Dal 1981 il centro del mondo mariano si trasferisce a Medjugorje, luogo di apparizioni della Madonna. Marija una delle veggenti, è stata intervistata da Rossella di Papaboys.it. Riviviamo insieme, brevemente, l’inizio dell’avventura di Medjugorje, a cui segue il confronto con la veggente. Le apparizioni di Medjugorje iniziarono nel pomeriggio del 24 giugno 1981, nella frazione di Biakovici, una delle quattro che formano il villaggio di Medjugorje. Due giovani ragazze, la bruna Ivanka (15 anni) e la bionda Mirjana (16 anni), venute dalla città per passare le vacanze nella frazione dove le loro famiglie possiedono una casa, passeggiano ai piedi della collina, sotto un cielo carico di nubi. Ivanka è rimasta orfana di madre, due mesi prima. Ha già una fidanzato serio, che sogna di sposare presto. Gli studi non la interessano più. Di ritorno, poco prima di arrivare al villaggio, all’incrocio con una stradina, essa vede, lassù sulla collina, a circa 200 metri, una silhouette luminosa, su una piccola nube. Mormora: – E’ la Gospa! (la Madonna). Poi entrambe sono prese dalla paura e rientrano di corsa al villaggio. Le prendono in giro. Ma qualcosa le attira. E così quello stesso pomeriggio, verso le 18,30, ritornano da quelle parti, con Milka, la pastorella di 14 anni, la figlia minore del Pavlovic: – Venite ad aiutarmi a far rientrare i montoni – chiede loro. Si trovano in uno spiazzo aperto a 500 metri dal villaggio, sulla strada dell’apparizione, Podbrdo, cosiddetta perché corre ai piedi della collina. All’andata, le tre ragazze non vedono nulla; ma, al ritorno, vicino a un alberello, a 100 metri dall’incrocio, Ivanka vede, di nuovo, e poi anche le altre vedono come lei, mentre i montoni tornano da soli all’ovile. A questo punto arriva Vicka (16 anni), vicina e inseparabile compagna di Ivanka e di Mirjana durante le vacanze. Le tre ragazze si erano date appuntamento per la passeggiata di poco prima ma, quella mattina, Vicka era stata convocata a Mostar per un esame di recupero. Sfinita per lo stress per l’esame di matematica e per il viaggio in autobus, si era addormentata e non era andata alla passeggiata. Le altre le fanno un cenno: – Vicka, guarda lassù… La Gospa! Vicka si sente attratta e irritata nello stesso tempo. Si toglie i sandali e scappa a gambe levate. Lungo la strada incontra due compagni: – Ivan Dragicevic (16 anni) e – Ivan Ivankovic (20 anni). Insieme raggiungono le tre ragazze che stanno ancora vedendo la figura luminosa, lassù. Appena arrivato, il primo Ivan è colto da paura e scappa scavalcando una siepe e perdendo il suo sacco di mele. L’altro Ivan è turbato e non rimarrà. Non è un’apparizione che si impone perché ci caschi dentro. Si accede ad essa solo senza riflessi di difesa. Ora Vicka supera i suoi. Rimane e contempla la figura lontana. E’ una donna. Sembra che abbia un bambino sul braccio destro e che si curi di lui. Fa segno di avvicinarsi, ma nessuna delle quattro ragazze osa farlo. Quando tornano vengono prese in giro. – Avete visto un disco volante! Ivan Ivankovic, il maggiore dei sei, (20 anni), il giorno dopo non va all’appuntamento. Il paesaggio campestre di Biakovici, tra i campi verdeggianti di vigne o di tabacco e la sua collina rocciosa, contro la quale si addossano le case, si apre al mistero. E’ iniziata così la fantastica avventura delle apparizioni della Madonna a Medjugorje. La Chiesa ad oggi non si è pronunciata, come tradizioni, fino a quando le apparizioni sono in corso, ma è straordinaria la forza di fede, di conversione, di interessa che la “vicenda” Medjugorje riscuote. Abbiamo, in esclusiva per Papaboys.it, intervistato anche la veggente Marija, l’inviata a Medjugorje è Rossella:

PAPABOYS – Tu vedi ogni giorno, da ormai ventidue anni la Madonna; dopo tale incontro come è cambiata concretamente la tua vita e che cosa ti ha insegnato la Madonna??

MARIJA – Con la Madonna abbiamo imparato tante cose e la cosa più importante è che abbiamo incontrato Dio in un altro modo, un nuovo modo, nonostante appartenessimo tutti a famiglie cattoliche abbiamo abbracciato tutti nello stesso momento la santità. santità significa essere concreti nella nostra fede come cristiani, frequentare la Santa Messa come la Madonna ci chiede, sacramenti …

PAPABOYS – Durante questi incontri tu ti senti come in Paradiso; poi, torni nella realtà quotidiana che è totalmente diversa. Per te è doloroso questo abisso??

MARIJA – E’ un esperienza dove durante il giorno possiamo avere solo la voglia di Paradiso e la nostalgia del Paradiso, perché incontrando la Madonna ogni giorno, ogni giorno nasce il desiderio di essere sempre più vicino a Lei e al Signore.

PAPABOYS – I giovani di oggi spesso vivono nell’insicurezza e nella paura del futuro. pensi che queste sofferenze siano dovute ad una mancanza di fiducia nei confronti della fede di dio, visto che la madonna in uno dei suoi messaggi ha detto che se si prega con sincerità non bisogna avere paura del futuro.

MARIJA – Si, la Madonna ha detto anche nel messaggio all’inizio del nuovo millennio che chi prega non ha paura del futuro, chi digiuna non ha paura del male. La Madonna ci invita a trasmettere ad altri la nostra esperienza con Dio, perché quando siamo vicini a Lui non abbiamo paura di nulla. Quando abbiamo Dio non ci manca nulla. La nostra esperienza con la Madonna ci ha fatto innamorare e ci ha fatto scoprire Gesù, e lo abbiamo messo al centro della nostra vita .

PAPABOYS – Come altri veggenti tu hai visti, inferno, purgatorio e paradiso: puoi descriverli.

MARIJA – Abbiamo visto il tutto come da una grande finestra. La Madonna ci ha mostrato il Paradiso come un grande spazio con tante persone che ringraziano Dio per tutto quello che ha fatto sulla terra. E’ un luogo di lode continua a Dio. Nel purgatorio abbiamo sentito voci di persone; abbiamo visto della nebbia, come delle nuvole e la Madonna ci ha detto che Dio ci ha dato la libertà e chi era in quel luogo era stato incerto;credeva e non credeva. Li, chi era al purgatorio, viveva una grande sofferenza ma nella consapevolezza dell’esistenza di Dio, puntando ad essergli sempre più vicino. Nell’inferno abbiamo visto una ragazza giovane che bruciava e, mentre bruciava si è trasformata in una bestia. La madonna ha detto che Dio ci ha dato la libertà di scelta ed sta a noi fare la scelta giusta. Così la Madonna ci ha mostrato un altra vita, e ci ha fatto essere testimoni e ci ha detto che ognuno di noi deve scegliere per la sua vita.

PAPABOYS – Cosa consiglia ai giovani non credenti e a quelli che seguono tutti gli idoli di questo mondo?

MARIJA – La Madonna ci chiede sempre di pregare, di avvicinarsi a Dio; e la Madonna ci ha chiesto di stare vicino ai giovani, con la preghiera. Dobbiamo stare anche vicino ai giovani cristiani, cattolici, a coloro che sono stati battezzati ma che sono lontani da Dio. Tutti abbiamo bisogno della conversione. A quelli che non conoscono Dio e che vogliono sapere e conoscerlo, li invito a recarsi a Medjugorje, luogo di testimonianza.

Fonte: Papaboys.it