Vivere la Messa

Premessa

Nel nostro cammino di cristiani, forse ci è capitato di sentire obie­zioni o meglio piccole insinuazioni di questo tipo: “Vanno tanto a Mes­sa, fanno la comunione e poi …” oppure: “Ma lì è soltanto una Messa per fare sfoggio di pellicce, di vestiti, per guardarsi l’un l’altro, solo per pettegolare all’uscita dalla chiesa”.

Questa sera vogliamo tentare, mossi dallo Spirito Santo, di scoprire come vivere la Messa e come fare in modo che la nostra testimonianza di vita diventi una Eucarestia prolungata.

L’Ora di Gesù

Sappiamo come l’attesa dell’ora del sacrificio sia stata fondamentale per il Signore; come quest’ora sia la fonte della vita e della salvezza. “Il Verbo di Dio si fece carne” (Gv. I, 14), “il nuovo Adamo divenne Spirito datore di vita” (1 Cor. 15,45).

In Gv. 19,30: “Chinato il capo, comunicò lo Spirito”, non rese lo Spirito, ma lo comunicò agli altri.

Ferito dalla lancia, o meglio trapassato dalla lancia, donò agli uomini sangue e acqua, segno del Battesimo e della remissione dei pec­cati.

Ora questo è avvenuto una sola volta e non si ripeterà mai più in modo storico.

L’Eucarestia che celebriamo troppe volte con disinvoltura, forse con poca preparazione, poca partecipazione, forse con distrazioni, riattua oggi quell’evento.

È effettivamente per noi, un potenziale di redenzione, definito anche dal Concilio “Fonte e culmine della vita cristiana” (S.C. 10). Quindi potremmo dire che, se per la storia della salvezza sono cen­trali la morte e la risurrezione di Cristo come avvenimento storico che dona la vita, nei secoli che seguono, questo avvenimento rimane cen­trale e riattuato dalla Messa. Non è una rappresentazione scenica, non è la commemorazione di un avvenimento storico, non è il “revival” di un passato ormai chiuso, ma nel mistero di Dio è una riattuazione della potenza di redenzione, dell’immolazione del Figlio di Dio, dell’uomo­-Dio.

Quindi entriamo in una dimensione molto grande, che ci dà le verti­gini o forse quasi non ci tocca perchè troppo distante da un’attualità della vita con le sue situazioni difficili, con la sua routine quotidiana.

Questa sera vogliamo riscoprire come una riattuazione della sal­vezza mediante l’Eucarestia, mistero di comunione con Dio e di offerta al Padre, possa diventare per noi uno stimolo quotidiano, un significato e una conseguenza di vita.

Lasciarci coinvolgere dall’Eucarestia: sacrificio e banchetto

Nella Messa sentiamo queste parole: “Corpo dato per voi, sangue versato per voi”, quindi vita, remissione dei peccati, uomo nuovo. Nel giorno del Signore, noi, come comunità, ci riuniamo per rice­vere questa vita, per riattuare il mistero del Signore e per vivere in alternativa al mondo: da soli non ne abbiamo la forza.

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita” (Gv. 6,54). Scopriamo due aspetti fondamentali:

– il banchetto e il sacrificio.

Anche nei segni liturgici troviamo significato il banchetto: una tavo­la, una tovaglia, una coppa, un piatto, del pane e del vino.

Il sacrificio è significato da questo pane e da questo vino che diven­tano corpo e sangue di Cristo offerto.

Sono realtà che conosciamo. Lo sforzo sapienzale è di farle diven­tare vita della nostra giornata.

Un banchetto come può diventare vita? È il momento della Comu­nione. È la realtà dell’Agape, della fraternità, della condivisione: non per niente la comunione è preceduta dal Padre Nostro, dal Segno della Pace. Tutto nella Messa ha uno svolgimento profondamente teologico e sapienzale.

Purtroppo a volte sono gesti ripetuti o parole ascoltate in modo con­suetudinario che stentiamo quindi a vivere come novità. Sarebbe una ricchezza grande se riuscissimo a lasciarci coinvolgere dall’Eucarestia e quindi a vivere la Messa nella giornata.

Il banchetto ci apre a dimensioni di condivisione, di fraternità, di “pane spezzato per …” “lo riconobbero allo spezzare del pane” (cfr. Lc. 24,36).

La Messa, nel suo senso di offerta sacrificale di Cristo, ci spinge a vivere con gli altri, a scoprire che il miglior possesso è l’offerta: “c’è più gioia nel dare che ne ricevere” (At. 20,35).

È un vero rovesciamento dei valori, oggi così difficile da attuare. Ma mettersi nell’ottica del sacrificio di Cristo è rovesciare veramente i valori dell’oggi, cioè il possesso, l’avidità delle cose, della propria vita, per scoprire invece che il migliore possesso è l’offerta; e questa realtà ci porta alla donazione, alla dimenticanza di se stessi, al perdere la pro­pria vita, a offrire le croci.

Potremmo ricollegarci a tutto il discorso della preghiera di offerta che abbiamo già cercato di approfondire.

Quando noi ci disponiamo a vivere l’Eucarestia in queste due dimensioni di scoperta dell’offerta e della condivisione, o non veniamo più a Messa perchè troppo impegnativa oppure ci veniamo con uno slancio particolare perchè cominciamo a cogliere la Messa come fonte e culmine del nostro cammino di Cristiani, in cui la fraternità e il dono al Padre riassumono tutti gli altri comandamenti dell’antico e del nuovo testamento.

Ma come entrare in questa prospettiva? Come fare in modo che la Messa non sia un’abitudine? Come parteciparvi in modo che sostanzial­mente mi coinvolga e mi cambi concretamente?

Il primo passo è mettersi in un ascolto più attento di quello che stiamo celebrando e chiedere al Signore la luce e la sapienza per entrare in sintonia col sacrificio eucaristico. Quando riceviamo l’ostia, l’Eucarestia, dire: “Signore, fammi pane dato per gli altri, sangue ver­sato”. Quando riceviamo la comunione, pensare: “Sono perdonato”. L’Eucarestia non è sostitutiva del Sacramento della Riconciliazione però dona un profondo perdono dei peccati.

Quando vado alla Messa devo portare con me tutto me stesso, le mie giornate, le mie sofferenze, gioie, difficoltà, peccati e riuscire a farli entrare in questa dinamica di offerta al Padre, di offerta con Cristo e di condivisione con gli altri.

Nella Messa c’è un gesto che passa quasi inosservato: prima della preghiera eucaristica il sacerdote, riempito il calice con il vino, aggiunge un po’ d’acqua; l’acqua siamo noi che uniti al vino, sangue di Cristo, diventiamo altri Cristi nel mondo. Sono segni efficaci perchè l’Eucarestia contiene in sè la potenza della nostra trasformazione. Per­chè non veniamo trasformati da tante Eucarestie e rischiamo di dare adito a critiche del tipo: “Va sempre alla Messa e poi litiga col vicino, e poi è avaro, e poi si comporta in quel modo così pettegolo?” Si potrebbero giustificare queste critiche quando l’Eucarestia non è “dige­rita”, quando non la comprendiamo e non ce ne lasciamo veramente riempire. Altrimenti si aprirebbe davanti a noi un cammino meravi­glioso perchè nell’Eucarestia troviamo la potenzialità, l’energia della nostra trasformazione.

È solo questione di accoglierla con uno spirito di fede, di umiltà, è questione di frequentarla e di lasciar agire dentro di noi i suoi aspetti dirompenti.

Dobbiamo vivere la Messa anche come lode e rendimento di grazie: l’Eucarestia è proprio rendere grazie; Gesù si offre al Padre in rendi­mento di grazie.

Quindi tramite l’Eucarestia siamo chiamati a diventare lode e rin­graziamento. Anche in quella mezz’ora di celebrazione sono racchiusi dei valori molto profondi e sconvolgenti.

Prendiamo in esame il momento della comunione in cui ci si unisce al Signore: “Io e il Padre verremo presso di lui e prenderemo dimora in lui” (Gv. 14,23).

Penso al travaglio dei nostri comunicandi che hanno ricevuto la prima comunione domenica e hanno scritto anche sulle loro letterine: “Chissà che gusto avrà, ma non è quello che mi interessa”.

So che alcuni di questi bambini hanno trascorso la sera precedente in un’emozione grandissima, giusta, giustificata, ma forse anche troppo affettiva.

Del resto, da un bambino non ci si può attendere altro.

Penso che il Signore li avrà ricompensati, anche se non so che cosa sia avvenuto in quel loro incontro; certamente noi non dobbiamo, durante la comunione, nè aspettarci un gusto sensibile, nè cose straordinarie che il Signore può anche concedere.

È importante che in quel momento noi siamo in un atteggiamento di serena fede e di accoglienza anche se c’è un’aridità grande nel nostro cuore.

La comunione, che è comune-unione, unione con Dio, si tradurrà nella giornata nella scoperta della preghiera continua, nel ricorso fre­quente a quel Signore che mi abita, che ho ricevuto in una maniera par­ticolare, sacramentale.

Questo è facile? No, per gli ostacoli che si frappongono; sì, se la nostra fede, come un granello di senape, si apre a queste realtà.

Non è questo il campo di un lavoro psicologico; devo convincermi che il Signore mi abita, lo ricevo.

È questione di semplicità e accoglienza di una realtà vera, autentica: il corpo e il sangue di Cristo.

Si legge nella storia della Chiesa di miracoli capitati a certi Santi: ricevuta la comunione diventavano luminosi, levitavano da terra, ecc. Cose belle che Dio concede a certi privilegiati magari per far toc­care con mano a noi, che siamo tutti un po’ come Tommaso, la poten­zialità dell’Eucarestia.

Ma questi fatti interessanti, straordinari, come ad esempio il mira­colo del Corpus Domini a Torino, non sono necessari alla vita Cristiana e alla fede.

Nell’Eucarestia abbiamo il momento privilegiato dell’ascolto comu­nitario della Parola di Dio. Anni fa la lettura della Parola di Dio era in un’altra lingua, e quindi forse non ben compresa. Oggi si sono fatti dei passi da gigante. In tutta la chiesa, dopo il Concilio, si è fatto lo sforzo di un annuncio ben curato, per lo meno udibile della Parola, di una sua intronizzazione e dell’uso di certi segni che ci aiutino a capirne l’impor­tanza.

L’annuncio della Parola nella celebrazione nella Messa deve diven­tare stimolo a fare le lectio divina personalmente. Quindi, quante cose ci richiede vivere in una Messa:

offrirsi al Padre come Cristo, entrare in una dimensione di condivisione e comunione con i fratelli, mantenere una preghiera continua, appro­fondire la parola di Dio, perchè sia piantata profondamente nel nostro cuore. Possiamo fare della nostra giornata o della nostra settimana una lunga Messa. Avremo sempre momenti in cui saranno necessari la con­divisione, il perdono, la fraternità, l’offerta, l’incontro con il Signore, la lode e il ringraziamento a lui.

Se noi ci abituiamo lentamente a costruire nel nostro cuore, nella nostra mente, nel nostro intimo, la relazione con il Signore che ripren­diamo poi in maniera più forte nella Messa, non ci sarà più difficile vivere l’Eucarestia in una maniera nuova, sconvolgente.

Riprenderà un significato e soffriremo tutte le volte che vedremo un’Eucarestia trasandata o un po’ formale, o mal celebrata, o mal par­tecipata, rumorosa nel senso di distrazioni, perchè comprenderemo che si sta sciupando una realtà viva grandissima.

È importante riuscire a far proseguire la Messa nella nostra vita. La chiesa ci dona a questo scopo due realtà fondamentali: la liturgia delle ore e l’adorazione.

La liturgia delle ore non è preghiera staccata dalla Messa ma un suo prolungamento. Lodi, Vespri, ora media, Compieta, continuano come preghiera della comunità, la lode, il ringraziamento, la supplica dell’Eucarestia.

Fin dai primi secoli, si è affermata la consuetudine di conservare il Santissimo nel tabernacolo per poter comunicare i malati. Poi è nata nella chiesa, la prassi dell’adorazione.

L’Eucarestia non è una realtà statica, ma dinamica: il pane dato per noi è lì per stimolarci, invitarci, aiutarci, trasformarci. Questo avviene se ci inginocchiamo in un momento di adorazione.

Sapete che la riforma liturgica ha introdotto nella celebrazione dei tempi di silenzio che vogliono essere un’interiorizzazione di quanto sta avvenendo. L’Adorazione non è qualcosa di staccato, devozionistico, una pratica nata non si sa come, è semplicemente un prolungamento di questi momenti di silenzio, di interiorizzazione in un tempo diverso da quello della celebrazione, che è essenzialmente comunitaria. Ecco per­chè si conserva il Santissimo non più vicino all’altare centrale, ma gene­ralmente in una cappella a parte, perchè lì si può dare spazio a un momento più personalizzato e individuale.

Vorrei dare alcuni suggerimenti pratici molto modesti e semplici che possono aiutarci.

Per non arrivare in ritardo alla celebrazione eucaristica, è bene pen­sare che la Messa comincia per esempio alle 11 meno 10 anzichè alle 11. La preparazione alla Messa non è una sciocchezza: mette l’animo nella disponibilità di accogliere quei valori.

Se possibile mi sembra buona cosa mettersi vicino all’altare per seguire meglio quanto sta avvenendo.

Se possibile è molto importante leggere prima le letture, perchè così si è molto più preparati ad ascoltarle e a coglierne il messaggio.

Se possibile essere contenti di svolgere un servizio all’interno della celebrazione: lettore, chierichetto, cantore, ministro straordinario dell’Eucarestia, portare le offerte, raccogliere le offerte. Questo ci aiuta a comprendere che non andiamo a sentire la Messa, ma a concele­brarla, dal momento che i suoi effetti devono passare nella nostra vita. Credo che noi e le nostre comunità abbiamo un cammino da fare per metterci in questa dinamica e in questa prospettiva.

Conclusione

Riassumerei con questi punti: credere al valore della Messa; com­prendere che, una volta entrato in una dinamica di redenzione, di vita offerta, di vita nuova, di comunione, di incontro col Signore sono entrato nella dinamica cristiana; l’aprirsi alla grazia di questo banchetto non è auto-convincimento psicologico, ma è questione di fede. Essere attenti ai piccoli suggerimenti che vi ho dato o ad altri che conoscete per poter partecipare in una maniera più viva, disponibile, l’Eucarestia.

Trovare nell’Eucarestia celebrata la forza di vivere negli avveni­menti quotidiani gli atteggiamenti di perdono offerta condivisione, ecc., che la Messa ci presenta.

Se per un cristiano l’Eucarestia diventa significativa, egli comincia a trovare anche il tempo per frequentarla di più. Poi lentamente la Messa farà il resto: sarà come una carica di dinamite dentro la roccia che farà scoppiare tutto ciò che è di troppo e costituisce il contesto dell’uomo vecchio.