VERBUM DOMINI – da 72 a 89 – DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

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ESORTAZIONE  APOSTOLICA
POSTSINODALE
VERBUM DOMINI
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
ALL’EPISCOPATO, AL CLERO,
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI
SULLA PAROLA DI DIO
NELLA VITA E NELLA MISSIONE
DELLA CHIESA

La Parola di Dio nella vita ecclesiale

Incontrare la Parola di Dio nella sacra Scrittura

72. Se è vero che la liturgia è il luogo privilegiato per la proclamazione, l’ascolto e la celebrazione della Parola di Dio, è altrettanto vero che quest’incontro deve essere preparato nei cuori dei fedeli e soprattutto da questi approfondito ed assimilato. Infatti, la vita cristiana è caratterizzata essenzialmente dall’incontro con Gesù Cristo che ci chiama a seguirLo. Per questo il Sinodo dei Vescovi ha più volte ribadito l’importanza della pastorale nelle comunità cristiane come ambito proprio in cui percorrere un itinerario personale e comunitario nei confronti della Parola di Dio, così che questa sia veramente a fondamento della vita spirituale. Insieme ai Padri sinodali esprimo il vivo desiderio affinché fiorisca «una nuova stagione di più grande amore per la sacra Scrittura da parte di tutti i membri del Popolo di Dio, cosicché dalla loro lettura orante e fedele nel tempo si approfondisca il rapporto con la persona stessa di Gesù».[248]

Non mancano nella storia della Chiesa raccomandazioni da parte dei Santi sulla necessità di conoscere la Scrittura per crescere nell’amore di Cristo. Questo è un dato particolarmente evidente nei Padri della Chiesa. San Girolamo, grande «innamorato» della Parola di Dio, si domandava: «Come si potrebbe vivere senza la scienza delle Scritture, attraverso le quali si impara a conoscere Cristo stesso, che è la vita dei credenti?».[249] Era ben cosciente che la Bibbia è lo strumento «con cui ogni giorno Dio parla ai credenti».[250] Così egli consiglia la matrona romana Leta per l’educazione della figlia: «Assicurati che essa studi ogni giorno qualche passo della Scrittura … Alla preghiera faccia seguire la lettura, e alla lettura la preghiera … Che invece dei gioielli e dei vestiti di seta, essa ami i Libri divini».[251] Vale per noi quello che ancora san Girolamo scriveva al sacerdote Nepoziano: «Leggi con molta frequenza le divine Scritture; anzi, che il Libro Santo non sia mai deposto dalle tue mani. Impara qui quello che tu devi insegnare».[252] Sull’esempio del grande Santo, che dedicò la vita allo studio della Bibbia e che donò alla Chiesa la sua traduzione latina, la cosiddetta Vulgata, e di tutti i Santi, che hanno posto al centro della loro vita spirituale l’incontro con Cristo, rinnoviamo il nostro impegno ad approfondire la Parola che Dio ha donato alla Chiesa; potremo tendere così a quella «misura alta della vita cristiana ordinaria»,[253] auspicata dal Papa Giovanni Paolo II all’inizio del terzo millennio cristiano, che si alimenta costantemente nell’ascolto della Parola di Dio.

L’animazione biblica della pastorale

73. In tale linea, il Sinodo ha invitato ad un particolare impegno pastorale per far emergere il posto centrale della Parola di Dio nella vita ecclesiale, raccomandando di «incrementare la “pastorale biblica” non in giustapposizione con altre forme della pastorale, ma come animazione biblica dell’intera pastorale».[254] Non si tratta, quindi, di aggiungere qualche incontro in parrocchia o nella diocesi, ma di verificare che nelle abituali attività delle comunità cristiane, nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti, si abbia realmente a cuore l’incontro personale con Cristo che si comunica a noi nella sua Parola. In tal senso, poiché l’«ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo»,[255] l’animazione biblica di tutta la pastorale ordinaria e straordinaria porterà ad una maggiore conoscenza della persona di Cristo, Rivelatore del Padre e pienezza della Rivelazione divina.

Esorto pertanto i Pastori e i fedeli a tenere conto dell’importanza di questa animazione: sarà anche il modo migliore per far fronte ad alcuni problemi pastorali emersi durante l’Assemblea sinodale legati, ad esempio, alla proliferazione di sette, che diffondono una lettura distorta e strumentale della sacra Scrittura. Là dove non si formano i fedeli ad una conoscenza della Bibbia secondo la fede della Chiesa nell’alveo della sua Tradizione viva, di fatto si lascia un vuoto pastorale in cui realtà come le sette possono trovare terreno per mettere radici. Per questo è necessario anche provvedere ad una preparazione adeguata dei sacerdoti e dei laici che possano istruire il Popolo di Dio nel genuino approccio alle Scritture.

Inoltre, come è stato sottolineato durante i lavori sinodali, è bene che nell’attività pastorale si favorisca anche la diffusione di piccole comunità, «formate da famiglie o radicate nelle parrocchie o legate ai diversi movimenti ecclesiali e nuove comunità»,[256] in cui promuovere la formazione, la preghiera e la conoscenza della Bibbia secondo la fede della Chiesa.

Dimensione biblica della catechesi

74. Un momento importante dell’animazione pastorale della Chiesa in cui poter sapientemente riscoprire la centralità della Parola di Dio è la catechesi, che nelle sue diverse forme e fasi deve sempre accompagnare il Popolo di Dio. L’incontro dei discepoli di Emmaus con Gesù, descritto dall’evangelista Luca (cfr Lc 24,13-35), rappresenta, in un certo senso, il modello di una catechesi al cui centro sta la «spiegazione delle Scritture», che solo Cristo è in grado di dare (cfr Lc 24,27-28), mostrando in se stesso il loro compimento.[257] In tal modo rinasce la speranza più forte di ogni sconfitta, che fa di quei discepoli testimoni convinti e credibili del Risorto.

Nel Direttorio generale per la catechesi troviamo valide indicazioni per animare biblicamente la catechesi e ad esse volentieri rimando.[258] In questa circostanza desidero soprattutto sottolineare che la catechesi «deve imbeversi e permearsi del pensiero, dello spirito e degli atteggiamenti biblici ed evangelici mediante un contatto assiduo con i testi medesimi; ma vuol dire, altresì, ricordare che la catechesi sarà tanto più ricca ed efficace, quanto più leggerà i testi con l’intelligenza ed il cuore della Chiesa»,[259] e quanto più s’ispirerà alla riflessione ed alla vita bimillenaria della Chiesa stessa. Si deve incoraggiare quindi la conoscenza delle figure, delle vicende e delle espressioni fondamentali del testo sacro; per questo può giovare anche un’intelligente memorizzazione di alcuni brani biblici particolarmente eloquenti dei misteri cristiani. L’attività catechetica implica sempre l’accostare le Scritture nella fede e nella Tradizione della Chiesa, così che quelle parole siano percepite come vive, come vivo è Cristo oggi dove due o tre si riuniscono nel suo nome (cfr Mt 18,20). Essa deve comunicare in modo vitale la storia della salvezza ed i contenuti della fede della Chiesa, affinché ogni fedele riconosca che a quella storia appartiene anche la propria vicenda personale.

In questa prospettiva è importante sottolineare la relazione tra la sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa Cattolica, come ha affermato il Direttorio generale per la catechesi: «La sacra Scrittura, infatti, come “parola di Dio messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo”, e il Catechismo della Chiesa Cattolica, in quanto rilevante espressione attuale della Tradizione viva della Chiesa, e norma sicura per l’insegnamento della fede, sono chiamati, ciascuno a modo proprio e secondo la sua specifica autorità, a fecondare la catechesi nella Chiesa contemporanea».[260]

Formazione biblica dei cristiani

75. Per raggiungere lo scopo auspicato dal Sinodo di un maggiore carattere biblico di tutta la pastorale della Chiesa è necessario che vi sia un’adeguata formazione dei cristiani e, in particolare, dei catechisti. Al riguardo, occorre riservare attenzione all’apostolato biblico, metodo assai valido per raggiungere tale finalità, come dimostra l’esperienza ecclesiale. I Padri sinodali, inoltre, hanno raccomandato che, possibilmente attraverso la valorizzazione di strutture accademiche già esistenti, si stabiliscano centri di formazione per laici e per missionari, in cui si impari a comprendere, vivere ed annunciare la Parola di Dio, e, dove se ne veda la necessità, si costituiscano istituti specializzati in studi biblici affinché gli esegeti abbiano una solida comprensione teologica e un’adeguata sensibilità per i contesti della loro missione.[261]

La sacra Scrittura nei grandi raduni ecclesiali

76. Tra le molteplici iniziative che possono essere prese, il Sinodo suggerisce che nei raduni, sia a livello diocesano che nazionale o internazionale, venga maggiormente sottolineata l’importanza della Parola di Dio, del suo ascolto e della lettura credente ed orante della Bibbia. Pertanto, all’interno dei congressi eucaristici, nazionali ed internazionali, delle giornate mondiali della gioventù e di altri incontri, si potrà lodevolmente trovare maggiore spazio per celebrazioni della Parola e per momenti di formazione di carattere biblico.[262]

Parola di Dio e vocazioni

77. Il Sinodo, nel sottolineare l’esigenza intrinseca della fede di approfondire il rapporto con Cristo, Parola di Dio tra noi, ha voluto anche evidenziare il fatto che questa Parola chiama ciascuno in termini personali, rivelando così che la vita stessa è vocazione in rapporto a Dio. Questo vuol dire che quanto più approfondiamo il nostro personale rapporto con il Signore Gesù, tanto più ci accorgiamo che Egli ci chiama alla santità, mediante scelte definitive, con le quali la nostra vita risponde al suo amore, assumendo compiti e ministeri per edificare la Chiesa. In questo orizzonte si comprendono gli inviti fatti dal Sinodo a tutti i cristiani di approfondire il rapporto con la Parola di Dio in quanto battezzati, ma anche in quanto chiamati a vivere secondo i diversi stati di vita. Qui tocchiamo uno dei punti-cardine della dottrina del Concilio Vaticano II che ha sottolineato la vocazione alla santità di ogni fedele, ciascuno nel proprio stato di vita.[263] È nella sacra Scrittura che troviamo rivelata la nostra vocazione alla santità: «Voi sarete santi, perché io sono Santo» (Lv 11,44; 19,2; 20,7). San Paolo, poi, ne evidenzia la radice cristologica: il Padre in Cristo «ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1,4). Così possiamo sentire rivolto a ciascuno di noi il suo saluto ai fratelli e alle sorelle della comunità di Roma: «Amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!» (Rm 1,7).

a) Parola di Dio e Ministri ordinati

78. Innanzitutto, rivolgendomi ora ai Ministri ordinati della Chiesa ricordo loro quanto affermato dal Sinodo: «La Parola di Dio è indispensabile per formare il cuore di un buon pastore, ministro della Parola».[264] Vescovi, presbiteri, diaconi non possono in alcun modo pensare di vivere la loro vocazione e missione senza un impegno deciso e rinnovato di santificazione che ha nel contatto con la Bibbia uno dei suoi pilastri.

79. Per coloro che sono chiamati all’episcopato, e sono i primi e più autorevoli annunciatori della Parola, desidero ribadire quanto è stato affermato dal Papa Giovanni Paolo II nell’Esortazione apostolica postsinodale Pastores gregisPer nutrire e fare progredire la vita spirituale, il Vescovo deve sempre porre «al primo posto, la lettura e la meditazione della Parola di Dio. Ogni Vescovo dovrà sempre affidarsi e sentirsi affidato “al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati” (At 20,32). Prima, perciò, d’essere trasmettitore della Parola, il Vescovo, insieme con i suoi sacerdoti e come ogni fedele, anzi come la stessa Chiesa, deve essere ascoltatore della Parola. Egli dev’essere come “dentro” la Parola, per lasciarsene custodire e nutrire come da un grembo materno».[265] Ad imitazione di Maria, Virgo audiens e Regina degli Apostoli, a tutti i fratelli nell’episcopato raccomando la frequente lettura personale e lo studio assiduo della sacra Scrittura.

80. Anche riguardo ai sacerdoti vorrei richiamare le parole del Papa Giovanni Paolo II, il quale nell’Esortazione apostolica postinodale Pastores dabo vobis ha ricordato che «il sacerdote è, anzitutto, ministro della Parola di Dio, è consacrato e mandato ad annunciare a tutti il Vangelo del Regno, chiamando ogni uomo all’obbedienza della fede e conducendo i credenti ad una conoscenza e comunione sempre più profonde del mistero di Dio, rivelato e comunicato a noi in Cristo. Per questo, il sacerdote stesso per primo deve sviluppare una grande familiarità personale con la Parola di Dio: non gli basta conoscerne l’aspetto linguistico o esegetico, che pure è necessario; gli occorre accostare la Parola con cuore docile e orante, perché essa penetri a fondo nei suoi pensieri e sentimenti e generi in lui una mentalità nuova – “il pensiero di Cristo” (1Cor 2,16)».[266] Conseguentemente, le sue parole, le sue scelte e i suoi atteggiamenti devono essere sempre più una trasparenza, un annuncio ed una testimonianza del Vangelo; «solo “rimanendo” nella Parola, il sacerdote diventerà perfetto discepolo del Signore, conoscerà la verità e sarà veramente libero».[267]

In definitiva, la chiamata al sacerdozio chiede di essere consacrati «nella verità». Gesù stesso formula questa esigenza nei confronti dei suoi discepoli: «Consacrali nella verità. La tua Parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo» (Gv 17,17-18). I discepoli vengono in un certo senso «tirati nell’intimo di Dio mediante l’essere immersi nella Parola di Dio. La Parola di Dio è, per così dire, il lavacro che li purifica, il potere creatore che li trasforma nell’essere di Dio».[268] E poiché Cristo stesso è la Parola di Dio fatta carne (Gv 1,14), è «la Verità» (Gv 14,6), allora la preghiera di Gesù al Padre «Consacrali nella verità» vuol dire nel più profondo: «rendili una cosa sola con me, Cristo. Lègali a me. Tirali dentro di me. E di fatto esiste un unico sacerdote della Nuova Alleanza, lo stesso Gesù Cristo».[269] È necessario dunque che i sacerdoti rinnovino sempre più profondamente la consapevolezza di questa realtà.

81. Vorrei riferirmi al posto della Parola di Dio anche nella vita di coloro che sono chiamati al diaconato, non solo come grado previo dell’ordine del presbiterato, ma come servizio permanente. Il Direttorio per il diaconato permanente afferma che «dall’identità teologica del diacono, scaturiscono con chiarezza i lineamenti della sua specifica spiritualità, che si presenta essenzialmente come spiritualità del servizio. Il modello per eccellenza è il Cristo servo, vissuto totalmente al servizio di Dio, per il bene degli uomini».[270] In questa prospettiva, si comprende come, nelle varie dimensioni del ministero diaconale, un «elemento caratterizzante la spiritualità diaconale è la Parola di Dio, di cui il diacono è chiamato ad essere autorevole annunciatore, credendo ciò che proclama, insegnando ciò che crede, vivendo ciò che insegna».[271] Raccomando pertanto che i diaconi alimentino nella propria vita una lettura credente della sacra Scrittura con lo studio e la preghiera. Siano introdotti alla sacra Scrittura e alla sua retta interpretazione; all’interrelazione tra Scrittura e Tradizione; in particolare all’uso della Scrittura nella predicazione, nella catechesi e nell’attività pastorale in genere.[272]

b) Parola di Dio e candidati all’Ordine sacro

82. Il Sinodo ha dato particolare importanza al ruolo decisivo della Parola di Dio nella vita spirituale dei candidati al sacerdozio ministeriale: «I candidati al sacerdozio devono imparare ad amare la Parola di Dio. Sia quindi la Scrittura l’anima della loro formazione teologica, sottolineando l’indispensabile circolarità tra esegesi, teologia, spiritualità e missione».[273] Gli aspiranti al sacerdozio ministeriale sono chiamati ad un profondo rapporto personale con la Parola di Dio, in particolare nella lectio divina, perché da tale rapporto si alimenta la vocazione stessa: è nella luce e nella forza della Parola di Dio che può essere scoperta, compresa, amata e seguita la propria vocazione e compiuta la propria missione, alimentando nel cuore i pensieri di Dio, così che la fede, come risposta alla Parola, divenga il nuovo criterio di giudizio e di valutazione degli uomini e delle cose, degli avvenimenti e dei problemi.[274]

Questa attenzione alla lettura orante della Scrittura non deve in alcun modo alimentare una dicotomia rispetto allo studio esegetico richiesto nel tempo della formazione. Il Sinodo ha raccomandato che i seminaristi siano aiutati concretamente a vedere la relazione tra lo studio biblico e il pregare con la Scrittura. Studiare le Scritture deve rendere più consapevoli del mistero della rivelazione divina ed alimentare un atteggiamento di risposta orante al Signore che parla. Dall’altra parte, anche un’autentica vita di preghiera non potrà che far crescere nell’anima del candidato il desiderio di conoscere sempre di più il Dio che si è rivelato nella sua Parola come amore infinito. Pertanto si dovrà porre la massima cura affinché nella vita dei seminaristi si coltivi questa reciprocità tra studio e preghiera. A questo scopo serve che i candidati siano introdotti ad uno studio della sacra Scrittura mediante metodi che favoriscano tale approccio integrale.

c) Parola di Dio e vita consacrata

83. In relazione alla vita consacrata il Sinodo ha ricordato innanzitutto che essa «nasce dall’ascolto della Parola di Dio ed accoglie il Vangelo come sua norma di vita».[275] Vivere nella sequela di Cristo casto, povero ed obbediente è in tal modo una «“esegesi” vivente della Parola di Dio».[276] Lo Spirito Santo, in forza del quale è stata scritta la Bibbia, è il medesimo che illumina «di luce nuova la Parola di Dio ai fondatori e alle fondatrici. Da essa è sgorgato ogni carisma e di essa ogni regola vuole essere espressione»,[277] dando origine ad itinerari di vita cristiana segnati dalla radicalità evangelica.

Vorrei ricordare che la grande tradizione monastica ha sempre avuto come fattore costitutivo della propria spiritualità la meditazione della sacra Scrittura, in particolare nella forma della lectio divina. Anche oggi, le realtà antiche e nuove di speciale consacrazione sono chiamate ad essere vere scuole di vita spirituale in cui leggere le Scritture secondo lo Spirito Santo nella Chiesa, così che tutto il Popolo di Dio ne possa beneficiare. Il Sinodo, pertanto, raccomanda che non manchi mai nelle comunità di vita consacrata una formazione solida alla lettura credente della Bibbia.[278]

Desidero farmi ancora eco dell’attenzione e della gratitudine che il Sinodo ha espresso per le forme di vita contemplativa che per carisma specifico dedicano molto tempo delle loro giornate ad imitare la Madre di Dio che meditava assiduamente le parole e i fatti del Figlio suo (cfr Lc 2,19.51), e Maria di Betania che, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola (cfr Lc 10,38). Il mio pensiero si rivolge in particolare ai monaci e alle monache di clausura, che, nella forma della separazione dal mondo, si trovano più intimamente uniti a Cristo, cuore del mondo. La Chiesa ha più che mai bisogno della testimonianza di chi si impegna a «non anteporre nulla all’amore di Cristo».[279] Il mondo di oggi è spesso troppo assorbito dalle attività esteriori nelle quali rischia di perdersi. I contemplativi e le contemplative, con la loro vita di preghiera, di ascolto e di meditazione della Parola di Dio, ci ricordano che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (cfr Mt 4,4). Pertanto, tutti i fedeli abbiano ben presente che una tale forma di vita «indica al mondo di oggi, quello che è più importante, in definitiva, l’unica cosa decisiva: esiste una ragione ultima per cui vale la pena di vivere, cioè, Dio e il suo amore imperscrutabile».[280]

d) Parola di Dio e fedeli laici

84. Ai fedeli laici il Sinodo ha rivolto molte volte l’attenzione, ringraziandoli per il loro generoso impegno nella diffusione del Vangelo nei vari ambiti della vita quotidiana, nel lavoro, nella scuola, nella famiglia e nell’educazione.[281] Tale compito, che deriva dal battesimo, deve potersi sviluppare attraverso una vita cristiana sempre più consapevole e in grado di dare «ragione della speranza» che è in noi (cfr 1Pt 3,15). Gesù nel Vangelo di Matteo indica che «il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del Regno» (13,38). Queste parole valgono particolarmente per i laici cristiani, i quali vivono la propria vocazione alla santità con un’esistenza secondo lo Spirito che si esprime «in modo peculiare nel loro inserimento nelle realtà temporali e nella loro partecipazione alle attività terrene».[282] Essi hanno bisogno di essere formati a discernere la volontà di Dio mediante una familiarità con la Parola di Dio, letta e studiata nella Chiesa, sotto la guida dei legittimi Pastori. Possano attingere questa formazione alle scuole delle grandi spiritualità ecclesiali alla cui radice sta sempre la sacra Scrittura. Secondo le possibilità, le diocesi stesse offrano opportunità formative in tal senso per laici con particolari responsabilità ecclesiali.[283]

e) Parola di Dio, matrimonio e famiglia

85. Il Sinodo ha avvertito la necessità di sottolineare anche il rapporto tra Parola di Dio, matrimonio e famiglia cristiana. Infatti, «con l’annuncio della Parola di Dio, la Chiesa rivela alla famiglia cristiana la sua vera identità, ciò che essa è e deve essere secondo il disegno del Signore».[284] Pertanto, non si perda mai di vista che la Parola di Dio sta all’origine del matrimonio (cfr Gen 2,24) e che Gesù stesso ha voluto includere il matrimonio tra le istituzioni del suo Regno (cfr Mt 19,4-8), elevando a sacramento quanto iscritto originariamente nella natura umana. «Nella celebrazione sacramentale l’uomo e la donna pronunciano una parola profetica di reciproca donazione, l’essere “una carne”, segno del mistero dell’unione di Cristo e della Chiesa (cfr Ef 5,31-32)».[285] La fedeltà alla Parola di Dio porta anche a rilevare che questa istituzione oggi è posta per molti aspetti sotto attacco dalla mentalità corrente. Di fronte al diffuso disordine degli affetti e al sorgere di modi di pensare che banalizzano il corpo umano e la differenza sessuale, la Parola di Dio riafferma la bontà originaria dell’uomo, creato come maschio e femmina e chiamato all’amore fedele, reciproco e fecondo.

Dal grande mistero nuziale, deriva una imprescindibile responsabilità dei genitori nei confronti dei loro figli. Appartiene infatti all’autentica paternità e maternità la comunicazione e la testimonianza del senso della vita in Cristo: attraverso la fedeltà e l’unità della vita di famiglia gli sposi sono davanti ai propri figli i primi annunciatori della Parola di Dio. La comunità ecclesiale deve sostenerli ed aiutarli a sviluppare la preghiera in famiglia, l’ascolto della Parola, la conoscenza della Bibbia. Per questo il Sinodo auspica che ogni casa abbia la sua Bibbia e la custodisca in modo dignitoso, così da poterla leggere e utilizzare per la preghiera. L’aiuto necessario può essere fornito da sacerdoti, diaconi o da laici ben preparati. Il Sinodo ha raccomandato anche la formazione di piccole comunità tra famiglie in cui coltivare la preghiera e la meditazione in comune di brani adatti delle Scritture.[286] Gli sposi, poi, ricordino che «la Parola di Dio è un prezioso sostegno anche nelle difficoltà della vita coniugale e familiare».[287]

In questo contesto desidero anche evidenziare quanto il Sinodo ha raccomandato riguardo al compito delle donne in relazione alla Parola di Dio. Il contributo del «genio femminile», come lo chiamava Papa Giovanni Paolo II,[288] alla conoscenza della Scrittura e all’intera vita della Chiesa, è oggi più ampio che in passato e riguarda ormai anche il campo degli stessi studi biblici. Il Sinodo si è soffermato in modo speciale sul ruolo indispensabile delle donne nella famiglia, nell’educazione, nella catechesi e nella trasmissione dei valori. Esse, infatti, «sanno suscitare l’ascolto della Parola, la relazione personale con Dio e comunicare il senso del perdono e della condivisione evangelica»,[289] come pure essere portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di calore ed umanità in un mondo che troppo spesso valuta le persone con freddi criteri di sfruttamento e profitto.

Lettura orante della sacra Scrittura e «lectio divina»

86. Il Sinodo è tornato più volte ad insistere sull’esigenza di un approccio orante al testo sacro come elemento fondamentale della vita spirituale di ogni credente, nei diversi ministeri e stati di vita, con particolare riferimento alla lectio divina.[290] La Parola di Dio, infatti, sta alla base di ogni autentica spiritualità cristiana. Con ciò i Padri sinodali si sono messi in sintonia con quanto afferma la Costituzione dogmatica Dei Verbum: «Tutti i fedeli … si accostino volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a cura dei Pastori della Chiesa, lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera».[291] La riflessione conciliare intendeva riprendere la grande tradizione patristica che ha sempre raccomandato di accostare la Scrittura nel dialogo con Dio. Come dice sant’Agostino: «La tua preghiera è la tua parola rivolta a Dio. Quando leggi è Dio che ti parla; quando preghi sei tu che parli a Dio».[292] Origene, uno dei maestri in questa lettura della Bibbia, sostiene che l’intelligenza delle Scritture richieda, più ancora che lo studio, l’intimità con Cristo e la preghiera. Egli è convinto, infatti, che la via privilegiata per conoscere Dio sia l’amore, e che non si dia un’autentica scientia Christi senza innamorarsi di Lui. Nella Lettera a Gregorio il grande teologo alessandrino raccomanda: «Dedicati alla lectio delle divine Scritture; applicati a questo con perseveranza. Impegnati nella lectio con l’intenzione di credere e di piacere a Dio. Se durante la lectio ti trovi davanti a una porta chiusa, bussa e te l’aprirà quel custode, del quale Gesù ha detto: “Il guardiano gliela aprirà”. Applicandoti così alla lectio divina, cerca con lealtà e fiducia incrollabile in Dio il senso delle Scritture divine, che in esse si cela con grande ampiezza. Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: “Cercate e troverete”, e “Bussate e vi sarà aperto”, ma ha aggiunto: “Chiedete e riceverete”».[293]

Tuttavia, a tale proposito, si deve evitare il rischio di un approccio individualistico, tenendo presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella Verità nel nostro cammino verso Dio. È una Parola che si rivolge a ciascuno personalmente, ma è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò il testo sacro deve essere sempre accostato nella comunione ecclesiale. In effetti, «è molto importante la lettura comunitaria, perché il soggetto vivente della Sacra Scrittura è il Popolo di Dio, è la Chiesa… la Scrittura non appartiene al passato, perché il suo soggetto, il Popolo di Dio ispirato da Dio stesso, è sempre lo stesso, e quindi la Parola è sempre viva nel soggetto vivente. Perciò è importante leggere la sacra Scrittura e sentire la sacra Scrittura nella comunione della Chiesa, cioè con tutti i grandi testimoni di questa Parola, cominciando dai primi Padri fino ai Santi di oggi, fino al Magistero di oggi».[294]

Per questo nella lettura orante della sacra Scrittura il luogo privilegiato è la liturgia, in particolare l’Eucaristia, nella quale, celebrando il Corpo e il Sangue di Cristo nel Sacramento, si attualizza tra noi la Parola stessa. In un certo senso la lettura orante, personale e comunitaria, deve essere sempre vissuta in relazione alla celebrazione eucaristica. Come l’adorazione eucaristica prepara, accompagna e prosegue la liturgia eucaristica,[295] così la lettura orante personale e comunitaria prepara, accompagna ed approfondisce quanto la Chiesa celebra con la proclamazione della Parola nell’ambito liturgico. Mettendo in così stretta relazione lectio e liturgia si possono cogliere meglio i criteri che devono guidare questa lettura nel contesto della pastorale e della vita spirituale del Popolo di Dio.

87. Nei documenti che hanno preparato ed accompagnato il Sinodo si è parlato di diversi metodi per accostare con frutto e nella fede le sacre Scritture. Tuttavia l’attenzione maggiore è stata data alla lectio divina, che è davvero «capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l’incontro col Cristo, parola divina vivente».[296] Vorrei qui richiamare brevemente i suoi passi fondamentali: essa si apre con la lettura (lectio) del testo, che provoca la domanda circa una conoscenza autentica del suo contenuto: che cosa dice il testo biblico in sé? Senza questo momento si rischia che il testo diventi solo un pretesto per non uscire mai dai nostri pensieri. Segue, poi, la meditazione (meditatio) nella quale l’interrogativo è: che cosa dice il testo biblico a noi? Qui ciascuno personalmente, ma anche come realtà comunitaria, deve lasciarsi toccare e mettere in discussione, poiché non si tratta di considerare parole pronunciate nel passato, ma nel presente. Si giunge successivamente al momento della preghiera (oratio) che suppone la domanda: che cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua Parola? La preghiera come richiesta, intercessione, ringraziamento e lode, è il primo modo con cui la Parola ci cambia. Infine, la lectio divina si conclude con la contemplazione (contemplatio) durante la quale noi assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore? San Paolo nella Lettera ai Romani, afferma: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (12,2). La contemplazione, infatti, tende a creare in noi una visione sapienziale della realtà, secondo Dio, e a formare in noi «il pensiero di Cristo» (1Cor 2,16). La Parola di Dio si presenta qui come criterio di discernimento: essa è «viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12). È bene poi ricordare che la lectio divina non si conclude nella sua dinamica fino a quando non arriva all’azione (actio), che muove l’esistenza credente a farsi dono per gli altri nella carità.

Questi passaggi li troviamo sintetizzati e riassunti in modo sommo nella figura della Madre di Dio. Modello per ogni fedele di accoglienza docile della divina Parola, Ella «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19; cfr 2,51), sapeva trovare il nodo profondo che unisce eventi, atti e cose, apparentemente disgiunti, nel grande disegno divino.[297]

Vorrei richiamare, inoltre, quanto è stato raccomandato durante il Sinodo circa l’importanza della lettura personale della Scrittura anche come pratica che prevede la possibilità, secondo le abituali disposizioni della Chiesa, di acquistare l’indulgenza per sé o per i defunti.[298] La pratica dell’indulgenza[299] implica la dottrina degli infiniti meriti di Cristo, che la Chiesa, come ministra della redenzione, dispensa e applica, ma implica anche quella della comunione dei santi e ci dice «quanto intimamente siamo uniti in Cristo gli uni con gli altri e quanto la vita soprannaturale di ciascuno possa giovare agli altri».[300] In questa prospettiva, la lettura della Parola di Dio ci sostiene nel cammino di penitenza e di conversione, ci permette di approfondire il senso dell’appartenenza ecclesiale e ci sostiene in una familiarità più grande con Dio. Come affermava sant’Ambrogio: quando prendiamo in mano con fede le sacre Scritture e le leggiamo con la Chiesa, l’uomo torna a passeggiare con Dio nel paradiso.[301]

Parola di Dio e preghiera mariana

88. Memore della relazione inscindibile tra la Parola di Dio e Maria di Nazareth, insieme ai Padri sinodali invito a promuovere tra i fedeli, soprattutto nella vita familiare, le preghiere mariane quale aiuto a meditare i santi misteri narrati dalla Scrittura. Uno strumento di grande utilità è, ad esempio, la recita personale o comunitaria del Santo Rosario,[302] che ripercorre insieme a Maria i misteri della vita di Cristo[303] e che il Papa Giovanni Paolo II ha voluto arricchire con i misteri della luce.[304] È opportuno che l’annuncio dei singoli misteri sia accompagnato con brevi brani della Bibbia attinenti al mistero enunciato, così da favorire la memorizzazione di alcune espressioni significative della Scrittura in relazione ai misteri della vita di Cristo.

Il Sinodo ha inoltre raccomandato di promuovere tra i fedeli la recita della preghiera dell’Angelus Domini. Si tratta di una preghiera semplice e profonda che ci permette di fare «memoria quotidiana del Verbo Incarnato».[305] È opportuno che il Popolo di Dio, le famiglie e le comunità di persone consacrate siano fedeli a questa preghiera mariana, che la tradizione ci invita a recitare all’aurora, a mezzogiorno e al tramonto. Nella preghiera dell’Angelus Domini chiediamo a Dio che per intercessione di Maria sia dato anche a noi di compiere, come Lei, la volontà di Dio e di accogliere in noi la sua Parola. Questa pratica può aiutarci a rafforzare un autentico amore al mistero dell’Incarnazione.

Meritano di essere conosciute, apprezzate e diffuse anche alcune antiche preghiere dell’Oriente cristiano, che attraverso un riferimento alla Theotokos, alla Madre di Dio, ripercorrono l’intera storia della salvezza. Ci riferiamo in particolare all’Akathistos e alla Paraklesis. Si tratta di inni di lode cantati in forma litanica, intrisi di fede ecclesiale e di riferimenti biblici, che aiutano i fedeli a meditare insieme a Maria i misteri di Cristo. In particolare, il venerabile inno alla Madre di Dio, detto Akathistos – ossia cantato rimanendo in piedi -, rappresenta una tra le più alte espressioni di pietà mariana della tradizione bizantina.[306] Pregare con queste parole dilata l’anima e la dispone alla pace che viene dall’alto, da Dio, a quella pace che è Cristo stesso, nato da Maria per la nostra salvezza.

Parola di Dio e Terra Santa

89. Facendo memoria del Verbo di Dio che si fa carne nel seno di Maria di Nazareth, il nostro cuore si volge ora a quella Terra in cui si è compiuto il mistero della nostra redenzione e da cui la Parola di Dio si è diffusa fino ai confini del mondo. Infatti, per opera dello Spirito Santo, il Verbo si è incarnato in un preciso momento e in un determinato luogo, in un lembo di terra ai confini dell’impero romano. Pertanto, quanto più vediamo l’universalità e l’unicità della persona di Cristo, tanto più guardiamo con gratitudine a quella Terra in cui Gesù è nato, ha vissuto ed ha donato se stesso per tutti noi. Le pietre sulle quali ha camminato il nostro Redentore rimangono per noi cariche di memoria e continuano a «gridare» la Buona Novella. Per questo i Padri sinodali hanno ricordato la felice espressione che chiama la Terra Santa «il quinto Vangelo».[307] Quanto è importante che in quei luoghi ci siano comunità cristiane, nonostante le tante difficoltà! Il Sinodo dei Vescovi esprime vicinanza profonda a tutti i cristiani che vivono nella Terra di Gesù testimoniando la fede nel Risorto. Qui i cristiani sono chiamati a servire non solo come «un faro di fede per la Chiesa universale, ma anche come lievito di armonia, saggezza ed equilibrio nella vita di una società che tradizionalmente è stata e continua ad essere pluralistica, multietnica e multireligiosa».[308]

La Terra Santa rimane ancor oggi meta di pellegrinaggio del popolo cristiano, quale gesto di preghiera e di penitenza, come testimoniano già nell’antichità autori come san Girolamo.[309] Più volgiamo lo sguardo e il cuore alla Gerusalemme terrena, più si infiammano in noi il desiderio della Gerusalemme celeste, vera meta di ogni pellegrinaggio, e la passione perché il nome di Gesù, nel quale solo c’è salvezza, sia riconosciuto da tutti (cfr At 4,12).