Un fatto

Persone bizzarre se ne incontrano.

Si racconta che un tale aveva allestito un grazioso villino. Sul cancello pose una targa con lo scritto: “Il proprietario cede gratuitamente il villino a chi è felice”.

Da lì a poco passò per quei pressi un bel giovane, novello sposo. Colpito dalla lusinghiera dicitura, esclamò: Il villino ap­partiene a me! Io sono felice! – Si presentò al padrone. Questi, sicuro del fatto suo, rivolse delle domande: Ma voi siete proprio felice?

– Sì! Sono giovane; godo ottima sa­lute; ho bell’aspetto; sono anche ricco; ho trovato una sposa ideale …

– Eppure voi non siete felice; se vera­mente foste tale, non desiderereste il mio villino … I beni, di cui vi credete rico­perto, sono passeggeri. Sarete sempre gio­vane? Vi aspetta la vecchiaia. Avete la salute? Domani potreste essere a letto in­fermo. Siete ricco? Avete più preoccupa­zioni di un semplice benestante. La vostra sposa è ideale? Vedrete quanti crepacuori potrebbe darvi nella convivenza! … Do­vete convenire con me a dire: Per il mo­mento ho delle gioie, ma realmente non sono felice! –

La felicità deve esistere. Se la vita dell’uomo fosse soltanto terre­na, cioè se tutto cessasse con la morte, l’uo­mo sarebbe un vero deluso. Si ha un’anima spirituale, intelligente e volitiva, distinta ma non separata dal corpo. Lo spirito non può essere distrutto nè dal tempo nè da forza materiale. L’anima sussiste anche dopo la separazione dal corpo e se non può trovare la felicità nella vita terrena, pas­seggera, deve trovarla fuori dal créato, nella vita dell’al di là.