TI SALUTO, O PIENA DI GRAZIA

Questa giovane donna portava un nome – Maria – che co­noscevano tutti nel suo villaggio, e che nei secoli diventerà il più diffuso, caro a innumerevoli creature. Eppure l’Angelo del Signore, rivolgendole il suo saluto, la chiamerà con un altro no­me: «Piena di grazia». E’ il nome nuovo, col quale questa creatura è conosciuta davanti a Dio; il nome che scende dal cielo, come dal cielo scenderà il nome del suo bambino («lo chiamerai Gesù»). Non è che un’umile creatura, eppure nella sua modestissima vita cominciano a compiersi cose straordinarie, divine. Nella sua casetta meschina entra l’Angelo del Signore, che, secondo il lin­guaggio biblico, viene a rappresentare la presenza stessa e il messaggio personale dell’Onnipotente. Anche qui i sogni poste­riori vedranno diversamente le cose, fantasticando apparizioni splendenti. Il vangelo invece è semplice, piano, dolcissimo nella sua quotidiana concretezza. L’Angelo «entrando da lei, disse». Entra in quella casetta, passa proprio per la porta come ogni visitatore – un visitatore celeste -,le parla con voce chiara e discreta come una creatura parla a un’altra creatura. Così, attraverso Maria, riprende il dialogo fra cielo e terra, interrotto da millenni. Tra Dio e la sua creatura nasce una nuova familiarità, che fa pensare agli inizi della storia dell’uomo, come la Bibbia la racconta. Allora l’uomo conversava amichevolmente col suo Dio, la sua vita era in pace, egli guardava al futuro con fiducia. Di col­po, per un’amara decisione dell’uomo, il dialogo si è troncato; e la storia umana è diventata cupa, insicura, colma di amarezze. Ma ora, in Maria, per una divina iniziativa, il dialogo amorevole riprende, e la speranza si apre sul mondo. È il mistero della «grazia» divina che comincia a svelarsi attra­verso questa donna che Dio ha scelto.

Ave, Maria, piena di grazia: prega il tuo Figlio perché la grazia del cielo parli anche ai nostri cuori.