Terra Santa: El Yousef (Patriarcato Latino), “solo con una forte fede il nostro popolo continuerà ad abitare qui”

Sami El-Yousef

“La ristrutturazione finanziaria e amministrativa è in via di completamento portando a operazioni sempre più efficienti impostate secondo alti standard professionali. Sono state gettate le basi per la futura stabilità, crescita e sostenibilità del Patriarcato Latino di Gerusalemme”: è quanto scrive Sami El-Yousef, amministratore delegato del Patriarcato latino di Gerusalemme, nel suo messaggio natalizio, diffuso oggi dallo stesso Patriarcato. El-Yousef, nominato il 14 giugno 2017, da mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato, è il primo laico a ricoprire questa carica. Nel messaggio l’amministratore delegato passa in rassegna alcuni dei principali risultati conseguiti nel 2018 dal Patriarcato latino di Gerusalemme negli ambiti di intervento dell’istruzione, delle attività umanitarie e pastorali. Risultati lusinghieri si sono registrati nel campo educativo grazie al lavoro dei 1.580 insegnanti e del personale scolastico verso gli oltre 19.000 studenti in Giordania, Palestina e Israele frequentanti 41 scuole e 33 scuole materne del Patriarcato. Si tratta, scrive El-Yousef, “di istituti che non possono essere paragonati a nessun’altra rete di scuole cristiane in quanto sono scuole parrocchiali che danno vita alle nostre 55 parrocchie che operano nelle aree economicamente più svantaggiate e si rivolgono ai poveri, ai deboli e agli emarginati”. Nel 2018 sono stati implementati decine di progetti, tra cui lo sviluppo delle infrastrutture, il sostegno ai programmi e alle attività extrascolastiche e ai progetti ambientali. In questo anno sono nati tre nuovi asili nido, a Jaffa-Nazareth, a Gaza e ad Hashimi. Intenso anche l’impegno del Patriarcato nel campo dell’assistenza umanitaria grazie a quattro programmi di base (assistenza sociale, farmaci, emergenze mediche e sostegno borse di studio) che hanno aiutato centinaia di persone delle comunità locali attraverso varie strutture tra le quali quelle di Taybeh, di Amman e di Anjara. Il messaggio ricorda anche “l’aiuto dato ai rifugiati iracheni in Giordania. Non solo sostegno finanziario ma soprattutto progetti per insegnare loro a cucire, a fare la pizza e il formaggio, così da renderli autosufficienti”. A Gaza, “sull’orlo del collasso umanitario”, El-Yousef cita il lancio di un progetto che ha creato 20 posti di lavoro per i giovani cristiani disoccupati”. Risultati di cui andare “orgogliosi”. Il lavoro pastorale ha visto il Patriarcato impegnato nel campo della formazione della famiglia e degli adulti, con attività mirate durante il periodo natalizio e pasquale. Tante le iniziative a livello di pastorale giovanile con il movimento scout e la cappellania giovanile. Particolarmente attive sono state la Libreria di Cristo Re a Beit Sahour e Shabibe Store ad Amman. Completano il quadro delle attività il catechismo, i ritiri spirituali, i campi biblici estive, le attività della scuola domenicale e l’organizzazione di vari pellegrinaggi ai luoghi sacri locali. Per quanto riguarda il Vicariato ebreofono di San Giacomo, questo ha servito con grande attenzione, nei vari centri di Tel-Aviv e Gerusalemme, migliaia di fedeli da tutto il mondo, che insieme ai cristiani indigeni costituiscono il quadro completo dei fedeli della Terra Santa. “L’ampiezza del lavoro pastorale che si svolge giorno dopo giorno è sconvolgente – afferma El-Yousef – e non sarebbe stato possibile portarlo avanti senza un lavoro di squadra e una rete di personale e volontari locali e internazionali”. Il messaggio si chiude con una riflessione sulla “difficile situazione politica”, alla luce anche di eventi come “il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, la pessima legge sullo Stato della nazione ebraica, il taglio dei fondi a Unrwa e UsAid, il blocco continuo su Gaza”. Tutte mosse che, per El-Yousef, “potrebbero esplodere nel prossimo futuro sul confine di Gaza o del Libano”. “Da parte nostra – si legge nel messaggio – come Patriarcato latino dobbiamo aumentare il sostegno umanitario e pastorale alle nostre comunità, migliorare le infrastrutture delle nostre istituzioni e rafforzare le capacità umane in modo che le nostre istituzioni continuino a essere centri di eccellenza con servizi di qualità forniti nello spirito dei valori cristiani di cui siamo orgogliosi. Solo attraverso una forte fede il nostro popolo avrà la speranza per continuare ad abitare questa Terra Santa e sentirla come casa”.