Accetta quanto ti capita,sii paziente nelle vicende dolorose

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.
14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

15 - 1

Il paziente sopporterà per qualche tempo; alla fine sgorgherà la sua gioia

Siracide 1

Molti e profondi insegnamenti ci sono stati dati nella Legge, nei Profeti e negli altri Scritti successivi e per essi si deve lodare Israele come popolo istruito e sapiente.
Poiché è necessario che i lettori non si accontentino di divenire competenti solo per se stessi, ma che gli studiosi anche ai profani possano rendersi utili con la parola e con gli scritti anche mio nonno Gesù, dedicatosi lungamente alla lettura della Legge, dei Profeti e degli altri libri dei nostri padri e avendovi conseguito una notevole competenza, fu spinto a scrivere qualche cosa riguardo all’insegnamento e alla sapienza, perché gli amanti del sapere, assimilato anche questo, possano progredire sempre più in una condotta secondo la Legge.
Siete dunque invitati a farne la lettura con benevolenza e attenzione e a perdonare se, nonostante l’impegno posto nella traduzione, sembrerà che non siamo riusciti a render la forza di certe espressioni. Difatti le cose dette in ebraico non hanno la medesima forza quando sono tradotte in altra lingua. E non solamente questa opera, ma anche la stessa Legge, i Profeti e il resto dei libri conservano un vantaggio non piccolo nel testo originale.
Nell’anno trentottesimo del re Evergete, venuto in Egitto e fermatomi ivi alquanto, dopo aver scoperto che lo scritto è di grande valore educativo, anch’io ritenni necessario adoperarmi con diligenza e fatica per tradurlo. Dopo avervi dedicato molte veglie e studi in tutto quel tempo, ho condotto a termine questo libro, che pubblico per coloro che all’estero intendano istruirsi conformando i propri costumi per vivere secondo la Legge.Capitolo 1
1 Ogni sapienza viene dal Signore
ed è sempre con lui.
2 La sabbia del mare, le gocce della pioggia
e i giorni del mondo chi potrà contarli?
3 L’altezza del cielo, l’estensione della terra,
la profondità dell’abisso chi potrà esplorarle?
4 Prima di ogni cosa fu creata la sapienza
e la saggia prudenza è da sempre.
5 A chi fu rivelata la radice della sapienza?
Chi conosce i suoi disegni?
6 Uno solo è sapiente, molto terribile,
seduto sopra il trono.
7 Il Signore ha creato la sapienza;
l’ha vista e l’ha misurata,
l’ha diffusa su tutte le sue opere,
8 su ogni mortale, secondo la sua generosità,
la elargì a quanti lo amano.
9 Il timore del Signore è gloria e vanto,
gioia e corona di esultanza.
10 Il timore del Signore allieta il cuore
e dà contentezza, gioia e lunga vita.
11 Per chi teme il Signore andrà bene alla fine,
sarà benedetto nel giorno della sua morte.
12 Principio della sapienza è temere il Signore;
essa fu creata con i fedeli nel seno materno.
13 Tra gli uomini essa ha posto il nido, fondamento perenne;
resterà fedelmente con i loro discendenti.
14 Pienezza della sapienza è temere il Signore;
essa inebria di frutti i propri devoti.
15 Tutta la loro casa riempirà di cose desiderabili,
i magazzini dei suoi frutti.
16 Corona della sapienza è il timore del Signore;
fa fiorire la pace e la salute.
17 Dio ha visto e misurato la sapienza;
ha fatto piovere la scienza e il lume dell’intelligenza;
ha esaltato la gloria di quanti la possiedono.
18 Radice della sapienza è temere il Signore;
i suoi rami sono lunga vita.
19 La collera ingiusta non si potrà giustificare,
poiché il traboccare della sua passione sarà la sua
rovina.
20 Il paziente sopporterà per qualche tempo;
alla fine sgorgherà la sua gioia;
21 per qualche tempo terrà nascoste le parole
e le labbra di molti celebreranno la sua intelligenza.
22 Fra i tesori della sapienza sono le massime istruttive,
ma per il peccatore la pietà è un abominio.
23 Se desideri la sapienza, osserva i comandamenti;
allora il Signore te la concederà.
24 Il timore del Signore è sapienza e istruzione,
si compiace della fiducia e della mansuetudine.
25 Non essere disobbediente al timore del Signore
e non avvicinarti ad esso con doppiezza di cuore.
26 Non essere finto davanti agli uomini
e controlla le tue parole.
27 Non esaltarti per non cadere
e per non attirarti il disonore;
28 il Signore svelerà i tuoi segreti
e ti umilierà davanti all’assemblea,
29 perché non hai ricercato il timore del Signore
e il tuo cuore è pieno di inganno.

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Gettiamoci nelle braccia del Signore e non nelle braccia degli uomini; poiché, quale è la sua grandezza, tale è anche la sua misericordia.

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.

6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.

14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

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“Figlio,nella tua attività sii modesto,sarai amato dall’uomoo gradito a Dio”

Siracide 3

1 Figli, ascoltatemi, sono vostro padre;
agite in modo da essere salvati.
2 Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli,
ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
3 Chi onora il padre espia i peccati;
4 chi riverisce la madre è come chi accumula tesori.
5 Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
6 Chi riverisce il padre vivrà a lungo;
chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre.
7 Chi teme il Signore rispetta il padre
e serve come padroni i genitori.
8 Onora tuo padre a fatti e a parole,
perché scenda su di te la sua benedizione.
9 La benedizione del padre consolida le case dei figli,
la maledizione della madre ne scalza le fondamenta.
10 Non vantarti del disonore di tuo padre,
perché il disonore del padre non è gloria per te;
11 la gloria di un uomo dipende dall’onore del padre,
vergogna per i figli è una madre nel disonore.
12 Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
13 Anche se perdesse il senno, compatiscilo
e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.
14 Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata,
ti sarà computata a sconto dei peccati.
15 Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di
te;
come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi
peccati.
16 Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore,
chi insulta la madre è maledetto dal Signore.

17 Figlio, nella tua attività sii modesto,
sarai amato dall’uomo gradito a Dio.
18 Quanto più sei grande, tanto più umìliati;
così troverai grazia davanti al Signore;
19 perché grande è la potenza del Signore
20 e dagli umili egli è glorificato.
21 Non cercare le cose troppo difficili per te,
non indagare le cose per te troppo grandi.
22 Bada a quello che ti è stato comandato,
poiché tu non devi occuparti delle cose misteriose.
23 Non sforzarti in ciò che trascende le tue capacità,
poiché ti è stato mostrato
più di quanto comprende un’intelligenza umana.
24 Molti ha fatto smarrire la loro presunzione,
una misera illusione ha fuorviato i loro pensieri.
25 Un cuore ostinato alla fine cadrà nel male;
chi ama il pericolo in esso si perderà.
26 Un cuore ostinato sarà oppresso da affanni,
il peccatore aggiungerà peccato a peccato.
27 La sventura non guarisce il superbo,
perché la pianta del male si è radicata in lui.
28 Una mente saggia medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
29 L’acqua spegne un fuoco acceso,
l’elemosina espia i peccati.
30 Chi ricambia il bene provvede all’avvenire,
al momento della sua caduta troverà un sostegno.

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Meraviglioso elogio della Sapienza nel libro del Siracide

Siracide

Capitolo 24

[1] La sapienza fa il proprio elogio,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
[2] Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria:
[3] «Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo
e come nube ho ricoperto la terra.
[4] Io ho posto la mia dimora lassù,
il mio trono era su una colonna di nubi.
[5] Ho percorso da sola il giro del cielo,
ho passeggiato nelle profondità degli abissi.
[6] Sulle onde del mare e su tutta la terra,
su ogni popolo e nazione ho preso dominio.
[7] Fra tutti questi ho cercato un luogo di riposo,
qualcuno nel cui territorio potessi risiedere.
[8] Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele”.
[9] Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato,
per tutta l’eternità non verrò meno.
[10] Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
[11] Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
[12] Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità.
[13] Sono cresciuta come un cedro sul Libano,
come un cipresso sui monti dell’Ermon.
[14] Sono cresciuta come una palma in Engàddi
e come le piante di rose in Gerico,
come un ulivo maestoso nella pianura
e come un platano mi sono elevata.
[15] Come cinnamòmo e balsamo di aromi,
come mirra scelta ho sparso profumo,
come gàlbano, ònice e storace,
come nuvola d’incenso nella tenda.
[16] Come un terebinto io ho esteso i miei rami
e i miei rami sono piacevoli e belli.
[17] Io come vite ho prodotto splendidi germogli
e i miei fiori danno frutti di gloria e ricchezza.
[18] Io sono la madre del bell’amore e del timore,
della conoscenza e della santa speranza;
eterna, sono donata a tutti i miei figli,
a coloro che sono scelti da lui.
[19] Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate,
e saziatevi dei miei frutti,
[20] perché il ricordo di me è più dolce del miele,
il possedermi vale più del favo di miele.
[21] Quanti si nutrono di me avranno ancora fame
e quanti bevono di me avranno ancora sete.
[22] Chi mi obbedisce non si vergognerà,
chi compie le mie opere non peccherà».
[23] Tutto questo è il libro dell’alleanza del Dio altissimo,
la legge che Mosè ci ha prescritto,
eredità per le assemblee di Giacobbe.
[24] Non cessate di rafforzarvi nel Signore,
aderite a lui perché vi dia vigore.
Il Signore onnipotente è l’unico Dio
e non c’è altro salvatore al di fuori di lui.
[25] Essa trabocca di sapienza come il Pison
e come il Tigri nella stagione delle primizie,
[26] effonde intelligenza come l’Eufrate
e come il Giordano nei giorni della mietitura,
[27] come luce irradia la dottrina,
come il Ghicon nei giorni della vendemmia.
[28] Il primo uomo non ne ha esaurito la conoscenza
e così l’ultimo non l’ha mai pienamente indagata.
[29] Il suo pensiero infatti è più vasto del mare
e il suo consiglio è più profondo del grande abisso.
[30] Io, come un canale che esce da un fiume
e come un acquedotto che entra in un giardino,
[31] ho detto: «Innaffierò il mio giardino
e irrigherò la mia aiuola».
Ma ecco, il mio canale è diventato un fiume
e il mio fiume è diventato un mare.
[32] Farò ancora splendere la dottrina come l’aurora,
la farò brillare molto lontano.
[33] Riverserò ancora l’insegnamento come profezia,
lo lascerò alle generazioni future.
[34] Vedete che non ho faticato solo per me,
ma per tutti quelli che la cercano.

 

Siracide 24,1-12
Dopo avere, per secoli, accolto la Parola del Signore ed averla letta, analizzata, confrontata, imparata a memoria nei tempi drammatici e gloriosi del popolo d’Israele, si è sviluppata con stupore e meraviglia la scoperta della bellezza e della profondità della Sapienza. Infatti, in questo libro, scritto nel 2º secolo a. C., neppure accettato come testo canonico dagli ebrei e quindi dai cristiani protestanti, pur se conosciuto anche nel testo ebraico, è come se si levasse il velo della quotidianità e si riuscisse a svelare le ricchezze, la pienezza della Sapienza di Dio che ha creato il mondo. Proprio quella Sapienza di architetto e di inventore del mondo, ora, trascrive in parole e formule la sua ricchezza. Come lo scienziato che ha creato una macchina meravigliosa, poi scrive la formula per riproporla nel mondo, per conoscerla, per ripararla, per difenderla da ciò che corrode e deteriora, dagli incidenti, dai furti.

Si sente, insieme, l’orgoglio dell’aver ricevuto un tesoro in dono e la volontà del confronto con la coscienza pagana che non può assolutamente competere con la pienezza di Dio che si svela a noi nella Parola. Il popolo ebraico possiede la “Torah” (legge-insegnamento) che è la strada che conduce alla vita. Essa è la Sapienza di Dio che si è installata in Israele, dono gratuito che non si può meritare.
L’intuizione fondamentale è la gratuità della Sapienza: “Ogni Sapienza viene dal Signore e con Lui rimane per sempre ” (Sir 1,1). La sua funzione è quella di stare presso Dio. Ed è persino commovente seguire la peregrinazione da una dimora ad un’altra, immaginare le infinite passeggiate dal cielo alle profondità degli abissi, seguirla nella conoscenza delle nazioni con la libertà di ripercorrere tutta la terra.

Ma il Signore la invia sulla terra a cercarsi la casa e riceve l’ordine di stabilirsi in Israele. Il luogo di riposo è il monte Sion, il luogo del Tempio di Gerusalemme. Là, la Sapienza prende la Parola e parla nell’assemblea liturgica. Il culto, nella città santa, è esso stesso opera della Sapienza sia perché, come l’ordine nel mondo, vi esprime la maestà e la perfezione divina e sia perché fa ritrovare armonia nella legge, come Dio l’ha codificata (v.22). La Sapienza è paragonata anche ad un albero splendido che mette radici nel popolo.
Essa aspira ad una presenza nel popolo da Dio amato. Desidera quindi che sia mantenuta non solo la ricchezza della Parola, ma anche la sua concretezza nella testimonianza di una presenza. la Parola deve essere raccolta, pensata, capita ma deve anche diventare vita. E la Sapienza sa che la Parola, per quanto letta e umilmente ospitata, non riesce ad abbattere la diffidenza delle paure, le incertezze, la perplessità. Così la Sapienza annuncia il Messia. La Sapienza si fa carne.

L’evangelista Giovanni accetta di fare sintesi e traduce nel suo Prologo (Gv1,1-18): la Parola (il Logos, la Sapienza uscita dalla bocca di Dio) si fa uomo in Gesù. Egli è riconosciuto dalla Comunità cristiana: la Chiesa. Il Gesù di Giovanni è la nuova Sapienza che dà significato alle cose, identifica ogni persona, uomo e donna come figli di Dio, restituisce al mondo il progetto di ricostituire il mondo come uscito dalle mani di Dio, riconduce la realtà alla bellezza della creazione, ai cieli nuovi e terra nuova. La Sapienza, che si è fatta carne, è la salvezza piena, che si affida a noi e, passo passo, anche attraverso noi, restituirà il mondo allo splendore dell’inizio.

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Compite la vostra opera per tempo ed egli a suo tempo vi ricompenserà

Siracide

Capitolo 51

[1] Ti loderò, Signore, re,
e ti canterò, Dio, mio salvatore,
loderò il tuo nome,
[2] perché sei stato mio riparo e mio aiuto,
salvando il mio corpo dalla perdizione,
dal laccio di una lingua calunniatrice,
dalle labbra di quelli che proferiscono menzogna,
e di fronte a quanti mi circondavano
sei stato il mio aiuto [3] e mi hai liberato,
secondo la grandezza della tua misericordia e del tuo nome,
dai morsi di chi stava per divorarmi,
dalla mano di quelli che insidiavano la mia vita,
dalle molte tribolazioni di cui soffrivo,
[4] dal soffocamento di una fiamma avvolgente
e dal fuoco che non avevo acceso,
[5] dal profondo del seno degl’inferi,
dalla lingua impura e dalla parola falsa
[6] e dal colpo di una lingua ingiusta.
La mia anima era vicina alla morte,
la mia vita era giù, vicino agl’inferi.
[7] Mi assalivano da ogni parte e nessuno mi aiutava;
mi rivolsi al soccorso degli uomini, e non c’era.
[8] Allora mi ricordai della tua misericordia, Signore,
e dei tuoi benefici da sempre,
perché tu liberi quelli che sperano in te
e li salvi dalla mano dei nemici.
[9] Innalzai dalla terra la mia supplica
e pregai per la liberazione dalla morte.
[10] Esclamai: «Signore, padre del mio signore,
non mi abbandonare nei giorni della tribolazione,
quando sono senz’aiuto, nel tempo dell’arroganza.
[11] Io loderò incessantemente il tuo nome,
canterò inni a te con riconoscenza».
La mia supplica fu esaudita:
[12] tu infatti mi salvasti dalla rovina
e mi strappasti da una cattiva condizione.
Per questo ti loderò e ti canterò,
e benedirò il nome del Signore.
[13] Quand’ero ancora giovane, prima di andare errando,
ricercai assiduamente la sapienza nella mia preghiera.
[14] Davanti al tempio ho pregato per essa,
e sino alla fine la ricercherò.
[15] Del suo fiorire, come uva vicina a maturare,
il mio cuore si rallegrò.
Il mio piede s’incamminò per la via retta,
fin da giovane ho seguìto la sua traccia.
[16] Chinai un poco l’orecchio, l’accolsi
e vi trovai per me un insegnamento abbondante.
[17] Con essa feci progresso;
onorerò chi mi ha concesso la sapienza.
[18] Ho deciso infatti di metterla in pratica,
sono stato zelante nel bene e non me ne vergogno.
[19] La mia anima si è allenata in essa,
sono stato diligente nel praticare la legge.
Ho steso le mie mani verso l’alto
e ho deplorato che venga ignorata.
[20] A essa ho rivolto la mia anima
e l’ho trovata nella purezza.
In essa ho acquistato senno fin da principio,
per questo non l’abbandonerò.
[21] Le mie viscere si sono commosse nel ricercarla,
per questo ho fatto un acquisto prezioso.
[22] Il Signore mi ha dato come mia ricompensa una lingua
e con essa non cesserò di lodarlo.
[23] Avvicinatevi a me, voi che siete senza istruzione,
prendete dimora nella mia scuola.
[24] Perché volete privarvi di queste cose,
mentre le vostre anime sono tanto assetate?
[25] Ho aperto la mia bocca e ho parlato:
«Acquistatela per voi senza denaro.
[26] Sottoponete il collo al suo giogo
e la vostra anima accolga l’istruzione:
essa è vicina a chi la cerca.
[27] Con i vostri occhi vedete che ho faticato poco
e ho trovato per me un grande tesoro.
[28] Acquistate l’istruzione con grande quantità d’argento
e con essa otterrete molto oro.
[29] L’anima vostra si diletti della misericordia di lui,
non vergognatevi di lodarlo.
[30] Compite la vostra opera per tempo
ed egli a suo tempo vi ricompenserà».

 

“Ricercai assiduamente la Sapienza nella preghiera (…)Adesso ho rivolto la mia anima e l’ho trovata nella purezza”
Sir 51,17-27

Come vivere questa Parola?

L’autore del Siracide afferma quel che riguarda un’esperienza molto importante. La sapienza è reperibile, se preghi. Non è da confondersi con un gran cumulo di nozioni scientifiche letterarie e di sapere umano. La sapienza ha altre origini e altra consistenza: scaturisce da Dio e riesce ad ottenerla chi s’impegna a chiederla umilmente in preghiera, chi la cerca con purezza di cuore.

Bisogna subito dire che l’uomo colto come lo scienziato, il letterato, il ricercatore in qualsiasi campo dello scibile umano, per il fatto di essere colto e sapiente: uomo di cattedra universitaria o di premi accademici sia escluso dalla sapienza dono dello Spirito Santo. No certo! L’importante però è quella purezza di cuore, quella realtà interiore in perenne cammino di conversione che sia il grande scienziato sia l’operaio o il contadino possono ottenere da Dio.

Là dove il tuo cuore cerca semplicemente di vivere in conformità a quello che Dio vuole, la sapienza è reperibile: una presenza tanto necessaria soprattutto oggi in cui molti allontanandosi da Dio, cadono nella stoltezza e, a volte, nella depravazione criminale.

Signore, dammi il tuo Spirito Santo! Sia lui ad ottenermi il dono della Sapienza che può fare di me una persona capace di scegliere sempre ciò che è giusto vero buono e bello. Ma prima ancora, ti prego Signore, dammi un cuore puro: libero da tutto quello che non è da Te.

La voce di un profeta di oggi

La terra contiene le risorse per dare le risposte a tante urgenze. Ma bisogna mettere lo studio la ricerca l’intelligenza la cultura (tutte cose ottime)a servizio degli altri, non della propria avidità.
Enzo Bianchi

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E ora benedite il Dio dell’universo, che compie in ogni luogo grandi cose

Siracide

Capitolo 50

[1] Simone, figlio di Onia, sommo sacerdote,
nella sua vita riparò il tempio
e nei suoi giorni consolidò il santuario.
[2] Da lui furono poste le fondamenta del doppio muro,
l’elevato contrafforte della cinta del tempio.
[3] Nei suoi giorni fu scavato il deposito per le acque,
un serbatoio grande come il mare.
[4] Avendo premura d’impedire la caduta del suo popolo,
fortificò la città nell’assedio.
[5] Com’era glorioso quando si affacciava dal tempio,
quando usciva dal santuario dietro il velo!
[6] Come astro mattutino in mezzo alle nubi,
come la luna nei giorni in cui è piena,
[7] come sole sfolgorante sul tempio dell’Altissimo,
come arcobaleno splendente fra nubi di gloria,
[8] come rosa fiorita nei giorni di primavera,
come giglio lungo i corsi d’acqua,
come germoglio del Libano nei giorni d’estate,
[9] come fuoco e incenso su un braciere,
come vaso d’oro massiccio,
ornato con ogni specie di pietre preziose,
[10] come ulivo che fa germogliare i frutti
e come cipresso svettante tra le nuvole.
[11] Quando indossava i paramenti gloriosi,
egli era rivestito di perfetto splendore,
quando saliva il santo altare dei sacrifici,
riempiva di gloria l’intero santuario.
[12] Quando riceveva le parti delle vittime dalle mani dei sacerdoti,
egli stava presso il braciere dell’altare:
intorno a lui c’era la corona di fratelli,
simili a fronde di cedri nel Libano,
che lo circondavano come fusti di palme;
[13] tutti i figli di Aronne nella loro gloria,
e con le offerte del Signore nelle loro mani,
stavano davanti a tutta l’assemblea d’Israele,
[14] ed egli compiva il rito liturgico sugli altari,
preparando l’offerta dell’Altissimo onnipotente.
[15] Egli stendeva la sua mano sulla coppa
e versava sangue di uva,
lo spargeva alle basi dell’altare
come profumo soave all’Altissimo, re di tutte le cose.
[16] Allora i figli di Aronne alzavano la voce,
suonavano le trombe di metallo lavorato
e facevano udire un suono potente
come memoriale davanti all’Altissimo.
[17] Allora tutto il popolo insieme si affrettava
e si prostravano con la faccia a terra,
per adorare il loro Signore,
Dio onnipotente e altissimo.
[18] E i cantori intonavano canti di lodi,
e grandioso risuonava il canto e pieno di dolcezza.
[19] Il popolo supplicava il Signore altissimo,
in preghiera davanti al Misericordioso,
finché fosse compiuto il servizio del Signore
e fosse terminata la sua liturgia.
[20] Allora, scendendo, egli alzava le sue mani
su tutta l’assemblea dei figli d’Israele,
per dare con le sue labbra la benedizione del Signore
e per gloriarsi del nome di lui.
[21] Tutti si prostravano di nuovo
per ricevere la benedizione dell’Altissimo.
[22] E ora benedite il Dio dell’universo,
che compie in ogni luogo grandi cose,
che fa crescere i nostri giorni fin dal seno materno,
e agisce con noi secondo la sua misericordia.
[23] Ci conceda la gioia del cuore
e ci sia pace nei nostri giorni
in Israele, ora e sempre.
[24] La sua misericordia resti fedelmente con noi
e ci riscatti nei nostri giorni.
[25] Contro due popoli la mia anima è irritata,
il terzo non è neppure un popolo:
[26] quanti abitano sul monte di Samaria e i Filistei
e il popolo stolto che abita a Sichem.
[27] Una dottrina d’intelligenza e di scienza
ha condensato in questo libro
Gesù, figlio di Sira, figlio di Eleàzaro, di Gerusalemme,
che ha riversato come pioggia la sapienza dal cuore.
[28] Beato chi medita queste cose
e colui che, fissandole nel suo cuore, diventa saggio;
[29] se le metterà in pratica, sarà forte in tutto,
perché la luce del Signore sarà la sua strada.
A chi gli è fedele egli dà la sapienza.
Benedetto il Signore per sempre. Amen, amen.

 

8600934

Nessuno sulla terra fu creato eguale a Enoc; difatti egli fu assunto dalla terra

Siracide

Capitolo 49

[1] Il ricordo di Giosia è come una mistura d’incenso,
preparata dall’arte del profumiere.
In ogni bocca è dolce come il miele,
come musica in un banchetto.
[2] Egli si dedicò alla riforma del popolo
e sradicò gli abomini dell’empietà.
[3] Diresse il suo cuore verso il Signore,
in un’epoca d’iniqui riaffermò la pietà.
[4] Se si eccettuano Davide, Ezechia e Giosia,
tutti agirono perversamente;
poiché avevano abbandonato la legge dell’Altissimo,
i re di Giuda scomparvero.
[5] Lasciarono infatti il loro potere ad altri,
la loro gloria a una nazione straniera.
[6] I nemici incendiarono l’eletta città del santuario,
resero deserte le sue strade,
[7] secondo la parola di Geremia, che essi però maltrattarono,
benché fosse stato consacrato profeta nel seno materno,
per estirpare, distruggere e mandare in rovina,
ma anche per costruire e piantare.
[8] Ezechiele contemplò una visione di gloria,
che Dio gli mostrò sul carro dei cherubini.
[9] Si ricordò dei nemici nell’uragano,
beneficò quanti camminavano nella retta via.
[10] Le ossa dei dodici profeti
rifioriscano dalla loro tomba,
perché essi hanno consolato Giacobbe,
lo hanno riscattato con la loro confidente speranza.
[11] Come elogiare Zorobabele?
Egli è come un sigillo nella mano destra;
[12] così anche Giosuè figlio di Iosedek:
nei loro giorni hanno riedificato la casa,
hanno elevato al Signore un tempio santo,
destinato a una gloria eterna.
[13] Anche la memoria di Neemia durerà a lungo;
egli rialzò le nostre mura demolite,
vi pose porte e sbarre
e fece risorgere le nostre case.
[14] Nessuno sulla terra fu creato eguale a Enoc;
difatti egli fu assunto dalla terra.
[15] Non nacque un altro uomo come Giuseppe,
guida dei fratelli, sostegno del popolo;
perfino le sue ossa furono onorate.
[16] Sem e Set furono glorificati fra gli uomini,
ma, nella creazione, superiore a ogni vivente è Adamo.

 

11

Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi e consolò gli afflitti di Sion

Siracide

Capitolo 48

[1] Allora sorse Elia profeta, come un fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola.
[2] Egli fece venire su di loro la carestia
e con zelo li ridusse a pochi.
[3] Per la parola del Signore chiuse il cielo
e così fece scendere per tre volte il fuoco.
[4] Come ti rendesti glorioso, Elia, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
[5] Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte
e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo;
[6] tu hai fatto precipitare re nella perdizione,
e uomini gloriosi dal loro letto.
[7] Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero,
sull’Oreb sentenze di condanna.
[8] Hai unto re per la vendetta
e profeti come tuoi successori.
[9] Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
[10] tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l’ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
[11] Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell’amore,
perché è certo che anche noi vivremo.
[12] Appena Elia fu avvolto dal turbine,
Eliseo fu ripieno del suo spirito;
nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe
e nessuno riuscì a dominarlo.
[13] Nulla fu troppo grande per lui,
e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
[14] Nella sua vita compì prodigi,
e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.
[15] Con tutto ciò il popolo non si convertì
e non rinnegò i suoi peccati,
finché non fu deportato dal proprio paese
e disperso su tutta la terra.
Rimase soltanto un piccolissimo popolo
e un principe della casa di Davide.
[16] Alcuni di loro fecero ciò che è gradito a Dio,
ma altri moltiplicarono i peccati.
[17] Ezechia fortificò la sua città
e portò l’acqua nel suo interno;
con il ferro scavò un canale nella roccia
e costruì cisterne per l’acqua.
[18] Nei suoi giorni Sennàcherib fece una spedizione
e mandò Rapsache;
alzò la sua mano contro Sion
e si vantò spavaldamente nella sua superbia.
[19] Allora si agitarono loro i cuori e le mani,
soffrirono come le partorienti.
[20] Invocarono il Signore misericordioso,
tendendo le loro mani verso di lui.
Il Santo li ascoltò subito dal cielo
e li liberò per mezzo di Isaia.
[21] Egli colpì l’accampamento degli Assiri,
e il suo angelo li sterminò,
[22] perché Ezechia aveva fatto quanto è gradito al Signore
e aveva seguito con fermezza le vie di Davide, suo padre,
come gli aveva indicato il profeta Isaia,
grande e degno di fede nella sua visione.
[23] Nei suoi giorni il sole retrocedette
ed egli prolungò la vita del re.
[24] Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi
e consolò gli afflitti di Sion.
[25] Egli manifestò il futuro sino alla fine dei tempi,
le cose nascoste prima che accadessero.

 

“Sorse Elia profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola […]. Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco.”

Come vivere questa Parola?

Queste parole della prima lettura sono tratte da una pagina del Siracide ed evocano il profeta Elia, vissuto in un’era di grande materialismo, in cui i falsi profeti venivano sostituendo il culto di Baal a quello del Dio vivente. Per questo Elia “per comando del Signore chiuse il cielo”, invocò una grande siccità sul paese per ottenere che gli uomini rinsavissero.

Elia fu profeta di fuoco; ma il suo era come quello che ardeva nel cuore di Giovanni Battista, un fuoco tale da illuminare e ottenere la conversione “per condurre il cuore dei padri versi i figli”.

Tutto, nel profeta autentico (Elia come Giovanni Battista e tanti altri) è fatto per riaccendere quel fuoco d’amore di cui Gesù ha detto che arde dal desiderio di vederlo divampare nei cuori. Il testo odierno del Siracide sembra minaccioso. In realtà è solo in funzione di questo fuoco. Termina così: “Beati quelli che ti videro e si sono addormentati nell’amore”.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiederò al Signore di riconoscere le voci profetiche del nostro tempo e di ascoltarne gli inviti ad uscire dalla connivenza con il materialismo consumista, con le larvate pressioni che opprimono il povero, con ogni piccola o grande ingiustizia.

Prego con umile amore:

Dammi fuoco nel cuore, Signore, perché io non mi chiuda nell’indifferenza dentro quello che ho da fare o da godere, ma abbia palpiti, ascolto e gesti d’amore per ognuno che incontro.

La voce di un grande teologo

Bisogna abbandonare, lasciar andare, emigrare. Ed ecco… siamo improvvisamente dappertutto e teniamo tutto (pensando forse che sia ‘nulla’, perché è tutto) e non abbiamo più bisogno di un sostegno, perché siamo divenuti una specie di totalità fluttuante, che si regge da sé (nel tutto di Dio) senza cadere, perché per chi si abbandona, abbandonando tutto, non esiste nulla in cui possa cadere.
Karl Rahner

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Il Signore perdonò i suoi peccati, innalzò la sua potenza per sempre

Siracide

Capitolo 47

[1] Dopo di lui sorse Natan,
per profetizzare nei giorni di Davide.
[2] Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
[3] Egli scherzò con leoni come con capretti,
con gli orsi come con agnelli.
[4] Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda
e abbattendo la tracotanza di Golia?
[5] Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero
e innalzare la potenza del suo popolo.
[6] Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
lo lodarono nelle benedizioni del Signore
offrendogli un diadema di gloria.
[7] Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
[8] In ogni sua opera celebrò il Santo,
l’Altissimo, con parole di lode;
cantò inni a lui con tutto il suo cuore
e amò colui che lo aveva creato.
[9] Introdusse musici davanti all’altare
e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Ogni giorno essi eseguono le loro musiche.
[10] Conferì splendore alle feste,
abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
facendo lodare il nome santo del Signore
ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
[11] Il Signore perdonò i suoi peccati,
innalzò la sua potenza per sempre,
gli concesse un’alleanza regale
e un trono di gloria in Israele.
[12] Dopo di lui sorse un figlio saggio,
che, grazie a lui, abitò in un vasto territorio.
[13] Salomone regnò nei giorni di pace,
per lui Dio concesse tranquillità all’intorno,
perché costruisse una casa per il suo nome
e preparasse un santuario per sempre.
[14] Come fosti saggio nella tua giovinezza
e fosti colmo d’intelligenza come un fiume!
[15] La tua fama ricoprì la terra,
che tu riempisti di sentenze difficili.
[16] Il tuo nome giunse lontano, fino alle isole,
e fosti amato nella tua pace.
[17] Per i canti, i proverbi, le sentenze
e per i responsi ti ammirarono i popoli.
[18] Nel nome del Signore Dio,
che è chiamato Dio d’Israele,
hai accumulato l’oro come stagno,
hai ammassato l’argento come piombo.
[19] Ma hai steso i tuoi fianchi accanto alle donne
e ne fosti dominato nel tuo corpo.
[20] Hai macchiato la tua gloria
e hai profanato la tua discendenza,
così da attirare l’ira divina sui tuoi figli
ed essere colpito per la tua stoltezza.
[21] Perciò fu diviso in due il tuo dominio
e da Èfraim ebbe inizio un regno ribelle.
[22] Ma il Signore non ha rinnegato la sua misericordia,
non ha lasciato cadere nessuna delle sue parole.
Non ha fatto perire la posterità del suo eletto
e non ha distrutto la stirpe di colui che lo aveva amato.
Egli concesse un resto a Giacobbe
e a Davide un germoglio nato da lui.
[23] Salomone andò a riposare con i suoi padri
e dopo di sé lasciò un discendente,
stoltezza del popolo e privo di senno,
Roboamo, che si alienò il popolo con le sue decisioni,
e Geroboamo, figlio di Nabat, che indusse Israele a peccare
e aprì a Èfraim la via del peccato.
[24] Le loro colpe si moltiplicarono
tanto da farli esiliare dal proprio paese.
[25] Essi commisero ogni genere di malvagità,
finché non giunse su di loro la vendetta.

 

“Davide… in ogni sua opera celebrò il Santo, l’Altissimo, con parole di lode; cantò inni a lui con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato…. Conferì splendore alle feste, abbellì i giorni festivi fino alla perfezione, facendo lodare il nome santo del Signore ed echeggiare fin dal mattino il santuario.”
Sir 47, 9.12

Come vivere questa Parola?
Il libro del Siracide contiene preziosi gioielli sapienziali, uno di essi riguarda la personalità di Davide che non è solo un coraggioso condottiero sempre pronto a difendere il suo popolo ma visse il primato della lode a Dio e, non solo personalmente. Sentì infatti l’importanza di conferire splendore alle feste e di educare il popolo a quella lode del Santo dei Santi che fa bella e dignitosa la vita di un uomo.

Signore rendimi consapevole che la mia vita è preziosa se mi rendo conto di averla ricevuta da Dio e perciò di camminare in essa lodando Te, dando gloria a Te che sei la causa e la ragione del mio esistere. Dammi dunque di vivere i giorni festivi in modo alternativo a quelli del lavoro: con pause necessariamente riposanti, con scelte ricreative del mio equilibrio fisio psico spirituale e quindi dell’approdo (mio e dei familiari o amici) alle sponde della gioia, della serenità, della pace.

La voce di un dottore della Chiesa
“La continua conversazione con Cristo aumenta l’amore e la fiducia. “
S. Teresa d’Avila

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