Cose da evitare e da non fare

Siracide 8

1 Non litigare con un uomo potente
per non cadere poi nelle sue mani.
2 Non litigare con un uomo ricco,
perché egli non t’opponga il peso del suo danaro,
poiché l’oro ha corrotto molti
e ha fatto deviare il cuore dei re.
3 Non litigare con un uomo linguacciuto
e non aggiungere legna sul suo fuoco.
4 Non scherzare con l’ignorante,
perché non siano disprezzati i tuoi antenati.
5 Non insultare un uomo convertito dal peccato,
ricòrdati che siamo tutti degni di pena.
6 Non disprezzare un uomo quando è vecchio,
perché anche di noi alcuni invecchieranno.
7 Non gioire per la morte di qualcuno;
ricòrdati che tutti moriremo.
8 Non disdegnare i discorsi dei saggi,
medita piuttosto le loro massime,
perché da essi imparerai la dottrina
e potrai essere a servizio dei grandi.
9 Non trascurare i discorsi dei vecchi,
perché anch’essi hanno imparato dai loro padri;
da essi imparerai l’accorgimento
e come rispondere a tempo opportuno.
10 Non attizzare le braci del peccatore,
per non bruciare nel fuoco della sua fiamma.
11 Non ritirarti dalla presenza del violento,
perché egli non ponga un agguato contro di te.
12 Non imprestare a un uomo più forte di te;
quello che gli hai prestato, consideralo come perduto.
13 Non garantire oltre la tua possibilità;
se hai garantito, preòccupati di soddisfare.
14 Non muovere causa a un giudice,
perché giudicheranno in suo favore secondo il suo parere.
15 Con un avventuriero non metterti in viaggio,
per paura che ti diventi insopportabile;
egli agirà secondo il suo capriccio
e andrai con lui in rovina per la sua insipienza.
16 Non litigare con un irascibile
e non traversare con lui un luogo solitario,
perché ai suoi occhi il sangue è come nulla,
dove non c’è possibilità di aiuto ti assalirà.
17 Non consigliarti con lo stolto,
perché non saprà mantenere un segreto.
18 Davanti a uno straniero non fare nulla di riservato,
perché non sai che cosa ne seguirà.
19 Con un uomo qualsiasi non aprire il tuo cuore
ed egli non abbia a portar via il tuo bene.

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Non fare il male perchè il male non ti prenda

Siracide 7

1 Non fare il male, perché il male non ti prenda.
2 Allontànati dall’iniquità ed essa si allontanerà da
te.
3 Figlio, non seminare nei solchi dell’ingiustizia
per non raccoglierne sette volte tanto.
4 Non domandare al Signore il potere
né al re un posto di onore.
5 Non farti giusto davanti al Signore
né saggio davanti al re.
6 Non cercare di divenire giudice,
che poi ti manchi la forza di estirpare l’ingiustizia;
altrimenti temeresti alla presenza del potente
e getteresti una macchia sulla tua dirittura.
7 Non offendere l’assemblea della città
e non degradarti in mezzo al popolo.
8 Non ti impigliare due volte nel peccato,
perché neppure di uno resterai impunito.
9 Non dire: «Egli guarderà all’abbondanza dei miei doni,
e quando farò l’offerta al Dio altissimo
egli l’accetterà».
10 Non mancar di fiducia nella tua preghiera
e non trascurare di fare elemosina.
11 Non deridere un uomo dall’animo amareggiato,
poiché c’è chi umilia e innalza.
12 Non fabbricare menzogne contro tuo fratello
e neppure qualcosa di simile contro l’amico.
13 Non volere in nessun modo ricorrere alla menzogna,
perché le sue conseguenze non sono buone.
14 Non parlar troppo nell’assemblea degli anziani
e non ripetere le parole della tua preghiera.
15 Non disprezzare il lavoro faticoso,
neppure l’agricoltura creata dall’Altissimo.
16 Non unirti alla moltitudine dei peccatori,
ricòrdati che la collera divina non tarderà.
17 Umilia profondamente la tua anima,
perché castigo dell’empio sono fuoco e vermi.
18 Non cambiare un amico per interesse,
né un fratello fedele per l’oro di Ofir.
19 Non disdegnare una sposa saggia e buona,
poiché la sua bontà val più dell’oro.
20 Non maltrattare uno schiavo che lavora fedelmente
né un mercenario che dà tutto se stesso.
21 Ami l’anima tua un servo saggio
e non ricusargli la libertà.
22 Hai bestiame? Abbine cura;
se ti è utile, resti in tuo possesso.
23 Hai figli? Educali e sottomettili fin dalla giovinezza.
24 Hai figlie? Vigila sui loro corpi
e non mostrare loro un volto troppo indulgente.
25 Accasa una figlia e avrai compiuto un grande affare;
ma sposala a un uomo assennato.
26 Hai una moglie secondo il tuo cuore? Non ripudiarla;
ma di quella odiata non fidarti.
27 Onora tuo padre con tutto il cuore
e non dimenticare i dolori di tua madre.
28 Ricorda che essi ti hanno generato;
che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?
29 Temi con tutta l’anima il Signore
e riverisci i suoi sacerdoti.
30 Ama con tutta la forza chi ti ha creato
e non trascurare i suoi ministri.
31 Temi il Signore e onora il sacerdote,
consegna la sua parte, come ti è stato comandato:
primizie, sacrifici espiatori, offerta delle spalle,
vittima di santificazione e primizie delle cose sante.
32 Al povero stendi la tua mano,
perché sia perfetta la tua benedizione.
33 La tua generosità si estenda a ogni vivente
e al morto non negare la tua grazia.
34 Non evitare coloro che piangono
e con gli afflitti mòstrati afflitto.
35 Non indugiare a visitare un malato,
perché per questo sarai amato.
36 In tutte le tue opere ricordati della tua fine
e non cadrai mai nel peccato.

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Un amico fedele è una protezione potente,chi lo trova trova un tesoro

Siracide 6

1 perché un cattivo nome si attira vergogna e disprezzo;
così accade al peccatore, falso nelle sue parole.
2 Non ti abbandonare alla tua passione,
perché non ti strazi come un toro furioso;
3 divorerà le tue foglie e tu perderai i tuoi frutti,
sì da renderti come un legno secco.
4 Una passione malvagia rovina chi la possiede
e lo fa oggetto di scherno per i nemici.
5 Una bocca amabile moltiplica gli amici,
un linguaggio gentile attira i saluti.
6 Siano in molti coloro che vivono in pace con te,
ma i tuoi consiglieri uno su mille.
7 Se intendi farti un amico, mettilo alla prova;
e non fidarti subito di lui.
8 C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
9 C’è anche l’amico che si cambia in nemico
e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi.
10 C’è l’amico compagno a tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
11 Nella tua fortuna sarà come un altro te stesso,
e parlerà liberamente con i tuoi familiari.
12 Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te
e dalla tua presenza si nasconderà.
13 Tieniti lontano dai tuoi nemici,
e dai tuoi amici guàrdati.
14 Un amico fedele è una protezione potente,
chi lo trova, trova un tesoro.
15 Per un amico fedele, non c’è prezzo,
non c’è peso per il suo valore.
16 Un amico fedele è un balsamo di vita,
lo troveranno quanti temono il Signore.
17 Chi teme il Signore è costante nella sua amicizia,
perché come uno è, così sarà il suo amico.
18 Figlio, sin dalla giovinezza medita la disciplina,
conseguirai la sapienza fino alla canizie.
19 Accòstati ad essa come chi ara e chi semina
e attendi i suoi ottimi frutti;
poiché faticherai un po’ per coltivarla,
ma presto mangerai dei suoi prodotti.
20 Essa è davvero aspra per gli stolti,
l’uomo senza coraggio non ci resiste;
21 per lui peserà come una pietra di prova,
non tarderà a gettarla via.
22 La sapienza infatti è come dice il suo nome,
ma non a molti essa è chiara.
23 Ascolta, figlio, e accetta il mio parere;
non rigettare il mio consiglio.
24 Introduci i tuoi piedi nei suoi ceppi,
il collo nella sua catena.
25 Piega la tua spalla e portala,
non disdegnare i suoi legami.
26 Avvicìnati ad essa con tutta l’anima
e con tutta la tua forza resta nelle sue vie.
27 Seguine le orme e cercala, ti si manifesterà;
e una volta raggiunta, non lasciarla.
28 Alla fine troverai in lei il riposo,
ed essa ti si cambierà in gioia.
29 I suoi ceppi saranno per te una protezione potente,
le sue catene una veste di gloria.
30 Un ornamento d’oro ha su di sé,
i suoi legami sono fili di porpora violetta.
31 Te ne rivestirai come di una veste di gloria,
te ne cingerai come di una corona magnifica.
32 Se lo vuoi, figlio, diventerai saggio;
applicandoti totalmente, diventerai abile.
33 Se ti è caro ascoltare, imparerai;
se porgerai l’orecchio, sarai saggio.
34 Frequenta le riunioni degli anziani;
qualcuno è saggio? Unisciti a lui.
35 Ascolta volentieri ogni parola divina
e le massime sagge non ti sfuggano.
36 Se vedi una persona saggia, va’ presto da lei;
il tuo piede logori i gradini della sua porta.
37 Rifletti sui precetti del Signore,
medita sempre sui suoi comandamenti;
egli renderà saldo il tuo cuore,
e il tuo desiderio di sapienza sarà soddisfatto.

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Chi segue la Via di Dio avrà Consolazione e Gioia,e la Pace non lo lascerà mai!

Siracide 5

1 Non confidare nelle tue ricchezze
e non dire: «Questo mi basta».
2 Non seguire il tuo istinto e la tua forza,
assecondando le passioni del tuo cuore.
3 Non dire: «Chi mi dominerà?»,
perché il Signore senza dubbio farà giustizia.
4 Non dire: «Ho peccato, e che cosa mi è successo?»,
perché il Signore è paziente.
5 Non esser troppo sicuro del perdono
tanto da aggiungere peccato a peccato.
6 Non dire: «La sua misericordia è grande;
mi perdonerà i molti peccati»,
perché presso di lui ci sono misericordia e ira,
il suo sdegno si riverserà sui peccatori.
7 Non aspettare a convertirti al Signore
e non rimandare di giorno in giorno,
poiché improvvisa scoppierà l’ira del Signore
e al tempo del castigo sarai annientato.
8 Non confidare in ricchezze ingiuste,
perché non ti gioveranno nel giorno della sventura.
9 Non ventilare il grano a qualsiasi vento
e non camminare su qualsiasi sentiero.
10 Sii costante nel tuo sentimento,
e unica sia la tua parola.
11 Sii pronto nell’ascoltare,
lento nel proferire una risposta.
12 Se conosci una cosa, rispondi al tuo prossimo;
altrimenti mettiti la mano sulla bocca.
13 Nel parlare ci può essere onore o disonore;
la lingua dell’uomo è la sua rovina.
14 Non meritare il titolo di calunniatore
e non tendere insidie con la lingua,
poiché la vergogna è per il ladro
e una condanna severa per l’uomo falso.
15 Non far male né molto né poco,
e da amico non divenire nemico,

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L’amore verso i genitori e i parenti non sarà dimenticato da Dio

Siracide 3

1 Figli, ascoltatemi, sono vostro padre;
agite in modo da essere salvati.
2 Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli,
ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
3 Chi onora il padre espia i peccati;
4 chi riverisce la madre è come chi accumula tesori.
5 Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
6 Chi riverisce il padre vivrà a lungo;
chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre.
7 Chi teme il Signore rispetta il padre
e serve come padroni i genitori.
8 Onora tuo padre a fatti e a parole,
perché scenda su di te la sua benedizione.
9 La benedizione del padre consolida le case dei figli,
la maledizione della madre ne scalza le fondamenta.
10 Non vantarti del disonore di tuo padre,
perché il disonore del padre non è gloria per te;
11 la gloria di un uomo dipende dall’onore del padre,
vergogna per i figli è una madre nel disonore.
12 Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
13 Anche se perdesse il senno, compatiscilo
e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.
14 Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata,
ti sarà computata a sconto dei peccati.
15 Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di
te;
come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi
peccati.
16 Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore,
chi insulta la madre è maledetto dal Signore.
17 Figlio, nella tua attività sii modesto,
sarai amato dall’uomo gradito a Dio.
18 Quanto più sei grande, tanto più umìliati;
così troverai grazia davanti al Signore;
19 perché grande è la potenza del Signore
20 e dagli umili egli è glorificato.
21 Non cercare le cose troppo difficili per te,
non indagare le cose per te troppo grandi.
22 Bada a quello che ti è stato comandato,
poiché tu non devi occuparti delle cose misteriose.
23 Non sforzarti in ciò che trascende le tue capacità,
poiché ti è stato mostrato
più di quanto comprende un’intelligenza umana.
24 Molti ha fatto smarrire la loro presunzione,
una misera illusione ha fuorviato i loro pensieri.
25 Un cuore ostinato alla fine cadrà nel male;
chi ama il pericolo in esso si perderà.
26 Un cuore ostinato sarà oppresso da affanni,
il peccatore aggiungerà peccato a peccato.
27 La sventura non guarisce il superbo,
perché la pianta del male si è radicata in lui.
28 Una mente saggia medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
29 L’acqua spegne un fuoco acceso,
l’elemosina espia i peccati.
30 Chi ricambia il bene provvede all’avvenire,
al momento della sua caduta troverà un sostegno.

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Lotta sino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te

Siracide 4

1 Figlio, non rifiutare il sostentamento al povero,
non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi.
2 Non rattristare un affamato,
non esasperare un uomo già in difficoltà.
3 Non turbare un cuore esasperato,
non negare un dono al bisognoso.
4 Non respingere la supplica di un povero,
non distogliere lo sguardo dall’indigente.
5 Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo,
non offrire a nessuno l’occasione di maledirti,
6 perché se uno ti maledice con amarezza,
il suo creatore esaudirà la sua preghiera.
7 Fatti amare dalla comunità,
davanti a un grande abbassa il capo.
8 Porgi l’orecchio al povero
e rispondigli al saluto con affabilità.
9 Strappa l’oppresso dal potere dell’oppressore,
non esser pusillanime quando giudichi.
10 Sii come un padre per gli orfani
e come un marito per la loro madre
e sarai come un figlio dell’Altissimo,
ed egli ti amerà più di tua madre.
11 La sapienza esalta i suoi figli
e si prende cura di quanti la cercano.
12 Chi la ama ama la vita,
quanti la cercano solleciti saranno ricolmi di gioia.
13 Chi la possiede erediterà la gloria,
qualunque cosa intraprenda, il Signore lo benedice.
14 Coloro che la venerano rendono culto al Santo,
e il Signore ama coloro che la amano.
15 Chi l’ascolta giudica con equità;
chi le presta attenzione vivrà tranquillo.
16 Chi confida in lei la otterrà in eredità;
i suoi discendenti ne conserveranno il possesso.
17 Dapprima lo condurrà per luoghi tortuosi,
gli incuterà timore e paura,
lo tormenterà con la sua disciplina,
finché possa fidarsi di lui,
e lo abbia provato con i suoi decreti;
18 ma poi lo ricondurrà sulla retta via
e gli manifesterà i propri segreti.
19 Se egli batte una falsa strada, lo lascerà andare
e l’abbandonerà in balìa del suo destino.
20 Figlio, bada alle circostanze e guàrdati dal male
così non ti vergognerai di te stesso.
21 C’è una vergogna che porta al peccato
e c’è una vergogna che è onore e grazia.
22 Non usare riguardi a tuo danno
e non vergognarti a tua rovina.
23 Non astenerti dal parlare nel momento opportuno,
non nascondere la tua sapienza.
24 Difatti dalla parola si riconosce la sapienza
e l’istruzione dai detti della lingua.
25 Non contraddire alla verità,
ma vergògnati della tua ignoranza.
26 Non arrossire di confessare i tuoi peccati,
non opporti alla corrente di un fiume.
27 Non sottometterti a un uomo stolto,
e non essere parziale a favore di un potente.
28 Lotta sino alla morte per la verità
e il Signore Dio combatterà per te.
29 Non essere arrogante nel tuo linguaggio,
fiacco e indolente invece nelle opere.
30 Non essere come un leone in casa tua,
sospettoso con i tuoi dipendenti.
31 La tua mano non sia tesa per prendere
e chiusa invece nel restituire.

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Come comportarsi nella vita,nelle vicende della nostra vita?

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.
14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

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Temere il Signore significa amare Dio come un figlio ama suo Padre

Siracide 1

Molti e profondi insegnamenti ci sono stati dati nella Legge, nei Profeti e negli altri Scritti successivi e per essi si deve lodare Israele come popolo istruito e sapiente.
Poiché è necessario che i lettori non si accontentino di divenire competenti solo per se stessi, ma che gli studiosi anche ai profani possano rendersi utili con la parola e con gli scritti anche mio nonno Gesù, dedicatosi lungamente alla lettura della Legge, dei Profeti e degli altri libri dei nostri padri e avendovi conseguito una notevole competenza, fu spinto a scrivere qualche cosa riguardo all’insegnamento e alla sapienza, perché gli amanti del sapere, assimilato anche questo, possano progredire sempre più in una condotta secondo la Legge.
Siete dunque invitati a farne la lettura con benevolenza e attenzione e a perdonare se, nonostante l’impegno posto nella traduzione, sembrerà che non siamo riusciti a render la forza di certe espressioni. Difatti le cose dette in ebraico non hanno la medesima forza quando sono tradotte in altra lingua. E non solamente questa opera, ma anche la stessa Legge, i Profeti e il resto dei libri conservano un vantaggio non piccolo nel testo originale.
Nell’anno trentottesimo del re Evergete, venuto in Egitto e fermatomi ivi alquanto, dopo aver scoperto che lo scritto è di grande valore educativo, anch’io ritenni necessario adoperarmi con diligenza e fatica per tradurlo. Dopo avervi dedicato molte veglie e studi in tutto quel tempo, ho condotto a termine questo libro, che pubblico per coloro che all’estero intendano istruirsi conformando i propri costumi per vivere secondo la Legge.Capitolo 1
1 Ogni sapienza viene dal Signore
ed è sempre con lui.
2 La sabbia del mare, le gocce della pioggia
e i giorni del mondo chi potrà contarli?
3 L’altezza del cielo, l’estensione della terra,
la profondità dell’abisso chi potrà esplorarle?
4 Prima di ogni cosa fu creata la sapienza
e la saggia prudenza è da sempre.
5 A chi fu rivelata la radice della sapienza?
Chi conosce i suoi disegni?
6 Uno solo è sapiente, molto terribile,
seduto sopra il trono.
7 Il Signore ha creato la sapienza;
l’ha vista e l’ha misurata,
l’ha diffusa su tutte le sue opere,
8 su ogni mortale, secondo la sua generosità,
la elargì a quanti lo amano.
9 Il timore del Signore è gloria e vanto,
gioia e corona di esultanza.
10 Il timore del Signore allieta il cuore
e dà contentezza, gioia e lunga vita.
11 Per chi teme il Signore andrà bene alla fine,
sarà benedetto nel giorno della sua morte.
12 Principio della sapienza è temere il Signore;
essa fu creata con i fedeli nel seno materno.
13 Tra gli uomini essa ha posto il nido, fondamento perenne;
resterà fedelmente con i loro discendenti.
14 Pienezza della sapienza è temere il Signore;
essa inebria di frutti i propri devoti.
15 Tutta la loro casa riempirà di cose desiderabili,
i magazzini dei suoi frutti.
16 Corona della sapienza è il timore del Signore;
fa fiorire la pace e la salute.
17 Dio ha visto e misurato la sapienza;
ha fatto piovere la scienza e il lume dell’intelligenza;
ha esaltato la gloria di quanti la possiedono.
18 Radice della sapienza è temere il Signore;
i suoi rami sono lunga vita.
19 La collera ingiusta non si potrà giustificare,
poiché il traboccare della sua passione sarà la sua
rovina.
20 Il paziente sopporterà per qualche tempo;
alla fine sgorgherà la sua gioia;
21 per qualche tempo terrà nascoste le parole
e le labbra di molti celebreranno la sua intelligenza.
22 Fra i tesori della sapienza sono le massime istruttive,
ma per il peccatore la pietà è un abominio.
23 Se desideri la sapienza, osserva i comandamenti;
allora il Signore te la concederà.
24 Il timore del Signore è sapienza e istruzione,
si compiace della fiducia e della mansuetudine.
25 Non essere disobbediente al timore del Signore
e non avvicinarti ad esso con doppiezza di cuore.
26 Non essere finto davanti agli uomini
e controlla le tue parole.
27 Non esaltarti per non cadere
e per non attirarti il disonore;
28 il Signore svelerà i tuoi segreti
e ti umilierà davanti all’assemblea,
29 perché non hai ricercato il timore del Signore
e il tuo cuore è pieno di inganno.

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La tua Misericordia è grande,Signore!

Siracide 51

1 Ti glorificherò, Signore mio re,
ti loderò, Dio mio salvatore;
glorificherò il tuo nome,
2 perché fosti mio protettore e mio aiuto
e hai liberato il mio corpo dalla perdizione,
dal laccio di una lingua calunniatrice,
dalle labbra che proferiscono menzogne;
di fronte a quanti mi circondavano
sei stato il mio aiuto e mi hai liberato,
3 secondo la tua grande misericordia e per il tuo nome,
dai morsi di chi stava per divorarmi,
dalla mano di quanti insidiavano alla mia vita,
dalle molte tribolazioni di cui soffrivo,
4 dal soffocamento di una fiamma avvolgente,
e dal fuoco che non avevo acceso,
5 dal profondo seno degli inferi,
dalla lingua impura e dalla parola falsa.
6 Una calunnia di lingua ingiusta era giunta al re.
La mia anima era vicina alla morte,
la mia vita era alle porte degli inferi.
7 Mi assalivano dovunque e nessuno mi aiutava;
mi rivolsi per soccorso agli uomini, ma invano.
8 Allora mi ricordai delle tue misericordie, Signore,
e delle tue opere che sono da sempre,
perché tu liberi quanti sperano in te,
li salvi dalla mano dei nemici.
9 Ed innalzi dalla terra la mia supplica;
pregai per la liberazione dalla morte.
10 Esclamai: «Signore, mio padre tu sei
e campione della mia salvezza,
non mi abbandonare nei giorni dell’angoscia,
nel tempo dello sconforto e della desolazione.
Io loderò sempre il tuo nome;
canterò inni a te con riconoscenza».
11 La mia supplica fu esaudita;
tu mi salvasti infatti dalla rovina
e mi strappasti da una cattiva situazione.
12 Per questo ti ringrazierò e ti loderò,
benedirò il nome del Signore.
13 Quando ero ancora giovane, prima di viaggiare,
ricercai assiduamente la sapienza nella preghiera.
14 Davanti al santuario pregando la domandavo,
e sino alla fine la ricercherò.
15 Del suo fiorire, come uva vicina a maturare,
il mio cuore si rallegrò.
Il mio piede si incamminò per la via retta;
dalla giovinezza ho seguito le sue orme.
16 Chinai un poco l’orecchio per riceverla;
vi trovai un insegnamento abbondante.
17 Con essa feci progresso;
renderò gloria a chi mi ha concesso la sapienza.
18 Sì, ho deciso di metterla in pratica;
sono stato zelante nel bene, non resterò confuso.
19 La mia anima si è allenata in essa;
fui diligente nel praticare la legge.
Ho steso le mani verso l’alto;
ho deplorato che la si ignori.
20 A lei rivolsi il mio desiderio,
e la trovai nella purezza.
In essa acquistai senno fin da principio;
per questo non la abbandonerò.
21 Le mie viscere si commossero nel ricercarla;
per questo ottenni il suo prezioso acquisto.
22 Il Signore mi ha dato in ricompensa una lingua,
con cui lo loderò.
23 Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione,
prendete dimora nella mia scuola.
24 Fino a quando volete rimanerne privi,
mentre la vostra anima ne è tanto assetata?
25 Ho aperto la bocca e ho parlato:
«Acquistatela senza denaro.
26 Sottoponete il collo al suo giogo,
accogliete l’istruzione.
Essa è vicina e si può trovare.
27 Vedete con gli occhi che poco mi faticai,
e vi trovai per me una grande pace.
28 Acquistate anche l’istruzione con molto denaro;
con essa otterrete molto oro.
29 Si diletti l’anima vostra della misericordia del
Signore;
non vogliate vergognarvi di lodarlo.
30 Compite la vostra opera prima del tempo
ed egli a suo tempo vi ricompenserà».

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Ti è stato mostrato più di quanto comprende un’intelligenza umana

Siracide 3

1 Figli, ascoltatemi, sono vostro padre;
agite in modo da essere salvati.
2 Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli,
ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
3 Chi onora il padre espia i peccati;
4 chi riverisce la madre è come chi accumula tesori.
5 Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
6 Chi riverisce il padre vivrà a lungo;
chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre.
7 Chi teme il Signore rispetta il padre
e serve come padroni i genitori.
8 Onora tuo padre a fatti e a parole,
perché scenda su di te la sua benedizione.
9 La benedizione del padre consolida le case dei figli,
la maledizione della madre ne scalza le fondamenta.
10 Non vantarti del disonore di tuo padre,
perché il disonore del padre non è gloria per te;
11 la gloria di un uomo dipende dall’onore del padre,
vergogna per i figli è una madre nel disonore.
12 Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
13 Anche se perdesse il senno, compatiscilo
e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.
14 Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata,
ti sarà computata a sconto dei peccati.
15 Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di
te;
come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi
peccati.
16 Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore,
chi insulta la madre è maledetto dal Signore.
17 Figlio, nella tua attività sii modesto,
sarai amato dall’uomo gradito a Dio.
18 Quanto più sei grande, tanto più umìliati;
così troverai grazia davanti al Signore;
19 perché grande è la potenza del Signore
20 e dagli umili egli è glorificato.
21 Non cercare le cose troppo difficili per te,
non indagare le cose per te troppo grandi.
22 Bada a quello che ti è stato comandato,
poiché tu non devi occuparti delle cose misteriose.
23 Non sforzarti in ciò che trascende le tue capacità,
poiché ti è stato mostrato
più di quanto comprende un’intelligenza umana.
24 Molti ha fatto smarrire la loro presunzione,
una misera illusione ha fuorviato i loro pensieri.
25 Un cuore ostinato alla fine cadrà nel male;
chi ama il pericolo in esso si perderà.
26 Un cuore ostinato sarà oppresso da affanni,
il peccatore aggiungerà peccato a peccato.
27 La sventura non guarisce il superbo,
perché la pianta del male si è radicata in lui.
28 Una mente saggia medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
29 L’acqua spegne un fuoco acceso,
l’elemosina espia i peccati.
30 Chi ricambia il bene provvede all’avvenire,
al momento della sua caduta troverà un sostegno.

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Accetta quanto ti capita,sii paziente nelle vicende dolorose

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.
14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

15 - 1

Il paziente sopporterà per qualche tempo; alla fine sgorgherà la sua gioia

Siracide 1

Molti e profondi insegnamenti ci sono stati dati nella Legge, nei Profeti e negli altri Scritti successivi e per essi si deve lodare Israele come popolo istruito e sapiente.
Poiché è necessario che i lettori non si accontentino di divenire competenti solo per se stessi, ma che gli studiosi anche ai profani possano rendersi utili con la parola e con gli scritti anche mio nonno Gesù, dedicatosi lungamente alla lettura della Legge, dei Profeti e degli altri libri dei nostri padri e avendovi conseguito una notevole competenza, fu spinto a scrivere qualche cosa riguardo all’insegnamento e alla sapienza, perché gli amanti del sapere, assimilato anche questo, possano progredire sempre più in una condotta secondo la Legge.
Siete dunque invitati a farne la lettura con benevolenza e attenzione e a perdonare se, nonostante l’impegno posto nella traduzione, sembrerà che non siamo riusciti a render la forza di certe espressioni. Difatti le cose dette in ebraico non hanno la medesima forza quando sono tradotte in altra lingua. E non solamente questa opera, ma anche la stessa Legge, i Profeti e il resto dei libri conservano un vantaggio non piccolo nel testo originale.
Nell’anno trentottesimo del re Evergete, venuto in Egitto e fermatomi ivi alquanto, dopo aver scoperto che lo scritto è di grande valore educativo, anch’io ritenni necessario adoperarmi con diligenza e fatica per tradurlo. Dopo avervi dedicato molte veglie e studi in tutto quel tempo, ho condotto a termine questo libro, che pubblico per coloro che all’estero intendano istruirsi conformando i propri costumi per vivere secondo la Legge.Capitolo 1
1 Ogni sapienza viene dal Signore
ed è sempre con lui.
2 La sabbia del mare, le gocce della pioggia
e i giorni del mondo chi potrà contarli?
3 L’altezza del cielo, l’estensione della terra,
la profondità dell’abisso chi potrà esplorarle?
4 Prima di ogni cosa fu creata la sapienza
e la saggia prudenza è da sempre.
5 A chi fu rivelata la radice della sapienza?
Chi conosce i suoi disegni?
6 Uno solo è sapiente, molto terribile,
seduto sopra il trono.
7 Il Signore ha creato la sapienza;
l’ha vista e l’ha misurata,
l’ha diffusa su tutte le sue opere,
8 su ogni mortale, secondo la sua generosità,
la elargì a quanti lo amano.
9 Il timore del Signore è gloria e vanto,
gioia e corona di esultanza.
10 Il timore del Signore allieta il cuore
e dà contentezza, gioia e lunga vita.
11 Per chi teme il Signore andrà bene alla fine,
sarà benedetto nel giorno della sua morte.
12 Principio della sapienza è temere il Signore;
essa fu creata con i fedeli nel seno materno.
13 Tra gli uomini essa ha posto il nido, fondamento perenne;
resterà fedelmente con i loro discendenti.
14 Pienezza della sapienza è temere il Signore;
essa inebria di frutti i propri devoti.
15 Tutta la loro casa riempirà di cose desiderabili,
i magazzini dei suoi frutti.
16 Corona della sapienza è il timore del Signore;
fa fiorire la pace e la salute.
17 Dio ha visto e misurato la sapienza;
ha fatto piovere la scienza e il lume dell’intelligenza;
ha esaltato la gloria di quanti la possiedono.
18 Radice della sapienza è temere il Signore;
i suoi rami sono lunga vita.
19 La collera ingiusta non si potrà giustificare,
poiché il traboccare della sua passione sarà la sua
rovina.
20 Il paziente sopporterà per qualche tempo;
alla fine sgorgherà la sua gioia;
21 per qualche tempo terrà nascoste le parole
e le labbra di molti celebreranno la sua intelligenza.
22 Fra i tesori della sapienza sono le massime istruttive,
ma per il peccatore la pietà è un abominio.
23 Se desideri la sapienza, osserva i comandamenti;
allora il Signore te la concederà.
24 Il timore del Signore è sapienza e istruzione,
si compiace della fiducia e della mansuetudine.
25 Non essere disobbediente al timore del Signore
e non avvicinarti ad esso con doppiezza di cuore.
26 Non essere finto davanti agli uomini
e controlla le tue parole.
27 Non esaltarti per non cadere
e per non attirarti il disonore;
28 il Signore svelerà i tuoi segreti
e ti umilierà davanti all’assemblea,
29 perché non hai ricercato il timore del Signore
e il tuo cuore è pieno di inganno.

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Gettiamoci nelle braccia del Signore e non nelle braccia degli uomini; poiché, quale è la sua grandezza, tale è anche la sua misericordia.

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.

6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.

14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

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“Figlio,nella tua attività sii modesto,sarai amato dall’uomoo gradito a Dio”

Siracide 3

1 Figli, ascoltatemi, sono vostro padre;
agite in modo da essere salvati.
2 Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli,
ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
3 Chi onora il padre espia i peccati;
4 chi riverisce la madre è come chi accumula tesori.
5 Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
6 Chi riverisce il padre vivrà a lungo;
chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre.
7 Chi teme il Signore rispetta il padre
e serve come padroni i genitori.
8 Onora tuo padre a fatti e a parole,
perché scenda su di te la sua benedizione.
9 La benedizione del padre consolida le case dei figli,
la maledizione della madre ne scalza le fondamenta.
10 Non vantarti del disonore di tuo padre,
perché il disonore del padre non è gloria per te;
11 la gloria di un uomo dipende dall’onore del padre,
vergogna per i figli è una madre nel disonore.
12 Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
13 Anche se perdesse il senno, compatiscilo
e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.
14 Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata,
ti sarà computata a sconto dei peccati.
15 Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di
te;
come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi
peccati.
16 Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore,
chi insulta la madre è maledetto dal Signore.

17 Figlio, nella tua attività sii modesto,
sarai amato dall’uomo gradito a Dio.
18 Quanto più sei grande, tanto più umìliati;
così troverai grazia davanti al Signore;
19 perché grande è la potenza del Signore
20 e dagli umili egli è glorificato.
21 Non cercare le cose troppo difficili per te,
non indagare le cose per te troppo grandi.
22 Bada a quello che ti è stato comandato,
poiché tu non devi occuparti delle cose misteriose.
23 Non sforzarti in ciò che trascende le tue capacità,
poiché ti è stato mostrato
più di quanto comprende un’intelligenza umana.
24 Molti ha fatto smarrire la loro presunzione,
una misera illusione ha fuorviato i loro pensieri.
25 Un cuore ostinato alla fine cadrà nel male;
chi ama il pericolo in esso si perderà.
26 Un cuore ostinato sarà oppresso da affanni,
il peccatore aggiungerà peccato a peccato.
27 La sventura non guarisce il superbo,
perché la pianta del male si è radicata in lui.
28 Una mente saggia medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
29 L’acqua spegne un fuoco acceso,
l’elemosina espia i peccati.
30 Chi ricambia il bene provvede all’avvenire,
al momento della sua caduta troverà un sostegno.

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Meraviglioso elogio della Sapienza nel libro del Siracide

Siracide

Capitolo 24

[1] La sapienza fa il proprio elogio,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
[2] Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria:
[3] «Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo
e come nube ho ricoperto la terra.
[4] Io ho posto la mia dimora lassù,
il mio trono era su una colonna di nubi.
[5] Ho percorso da sola il giro del cielo,
ho passeggiato nelle profondità degli abissi.
[6] Sulle onde del mare e su tutta la terra,
su ogni popolo e nazione ho preso dominio.
[7] Fra tutti questi ho cercato un luogo di riposo,
qualcuno nel cui territorio potessi risiedere.
[8] Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele”.
[9] Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato,
per tutta l’eternità non verrò meno.
[10] Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
[11] Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
[12] Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità.
[13] Sono cresciuta come un cedro sul Libano,
come un cipresso sui monti dell’Ermon.
[14] Sono cresciuta come una palma in Engàddi
e come le piante di rose in Gerico,
come un ulivo maestoso nella pianura
e come un platano mi sono elevata.
[15] Come cinnamòmo e balsamo di aromi,
come mirra scelta ho sparso profumo,
come gàlbano, ònice e storace,
come nuvola d’incenso nella tenda.
[16] Come un terebinto io ho esteso i miei rami
e i miei rami sono piacevoli e belli.
[17] Io come vite ho prodotto splendidi germogli
e i miei fiori danno frutti di gloria e ricchezza.
[18] Io sono la madre del bell’amore e del timore,
della conoscenza e della santa speranza;
eterna, sono donata a tutti i miei figli,
a coloro che sono scelti da lui.
[19] Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate,
e saziatevi dei miei frutti,
[20] perché il ricordo di me è più dolce del miele,
il possedermi vale più del favo di miele.
[21] Quanti si nutrono di me avranno ancora fame
e quanti bevono di me avranno ancora sete.
[22] Chi mi obbedisce non si vergognerà,
chi compie le mie opere non peccherà».
[23] Tutto questo è il libro dell’alleanza del Dio altissimo,
la legge che Mosè ci ha prescritto,
eredità per le assemblee di Giacobbe.
[24] Non cessate di rafforzarvi nel Signore,
aderite a lui perché vi dia vigore.
Il Signore onnipotente è l’unico Dio
e non c’è altro salvatore al di fuori di lui.
[25] Essa trabocca di sapienza come il Pison
e come il Tigri nella stagione delle primizie,
[26] effonde intelligenza come l’Eufrate
e come il Giordano nei giorni della mietitura,
[27] come luce irradia la dottrina,
come il Ghicon nei giorni della vendemmia.
[28] Il primo uomo non ne ha esaurito la conoscenza
e così l’ultimo non l’ha mai pienamente indagata.
[29] Il suo pensiero infatti è più vasto del mare
e il suo consiglio è più profondo del grande abisso.
[30] Io, come un canale che esce da un fiume
e come un acquedotto che entra in un giardino,
[31] ho detto: «Innaffierò il mio giardino
e irrigherò la mia aiuola».
Ma ecco, il mio canale è diventato un fiume
e il mio fiume è diventato un mare.
[32] Farò ancora splendere la dottrina come l’aurora,
la farò brillare molto lontano.
[33] Riverserò ancora l’insegnamento come profezia,
lo lascerò alle generazioni future.
[34] Vedete che non ho faticato solo per me,
ma per tutti quelli che la cercano.

 

Siracide 24,1-12
Dopo avere, per secoli, accolto la Parola del Signore ed averla letta, analizzata, confrontata, imparata a memoria nei tempi drammatici e gloriosi del popolo d’Israele, si è sviluppata con stupore e meraviglia la scoperta della bellezza e della profondità della Sapienza. Infatti, in questo libro, scritto nel 2º secolo a. C., neppure accettato come testo canonico dagli ebrei e quindi dai cristiani protestanti, pur se conosciuto anche nel testo ebraico, è come se si levasse il velo della quotidianità e si riuscisse a svelare le ricchezze, la pienezza della Sapienza di Dio che ha creato il mondo. Proprio quella Sapienza di architetto e di inventore del mondo, ora, trascrive in parole e formule la sua ricchezza. Come lo scienziato che ha creato una macchina meravigliosa, poi scrive la formula per riproporla nel mondo, per conoscerla, per ripararla, per difenderla da ciò che corrode e deteriora, dagli incidenti, dai furti.

Si sente, insieme, l’orgoglio dell’aver ricevuto un tesoro in dono e la volontà del confronto con la coscienza pagana che non può assolutamente competere con la pienezza di Dio che si svela a noi nella Parola. Il popolo ebraico possiede la “Torah” (legge-insegnamento) che è la strada che conduce alla vita. Essa è la Sapienza di Dio che si è installata in Israele, dono gratuito che non si può meritare.
L’intuizione fondamentale è la gratuità della Sapienza: “Ogni Sapienza viene dal Signore e con Lui rimane per sempre ” (Sir 1,1). La sua funzione è quella di stare presso Dio. Ed è persino commovente seguire la peregrinazione da una dimora ad un’altra, immaginare le infinite passeggiate dal cielo alle profondità degli abissi, seguirla nella conoscenza delle nazioni con la libertà di ripercorrere tutta la terra.

Ma il Signore la invia sulla terra a cercarsi la casa e riceve l’ordine di stabilirsi in Israele. Il luogo di riposo è il monte Sion, il luogo del Tempio di Gerusalemme. Là, la Sapienza prende la Parola e parla nell’assemblea liturgica. Il culto, nella città santa, è esso stesso opera della Sapienza sia perché, come l’ordine nel mondo, vi esprime la maestà e la perfezione divina e sia perché fa ritrovare armonia nella legge, come Dio l’ha codificata (v.22). La Sapienza è paragonata anche ad un albero splendido che mette radici nel popolo.
Essa aspira ad una presenza nel popolo da Dio amato. Desidera quindi che sia mantenuta non solo la ricchezza della Parola, ma anche la sua concretezza nella testimonianza di una presenza. la Parola deve essere raccolta, pensata, capita ma deve anche diventare vita. E la Sapienza sa che la Parola, per quanto letta e umilmente ospitata, non riesce ad abbattere la diffidenza delle paure, le incertezze, la perplessità. Così la Sapienza annuncia il Messia. La Sapienza si fa carne.

L’evangelista Giovanni accetta di fare sintesi e traduce nel suo Prologo (Gv1,1-18): la Parola (il Logos, la Sapienza uscita dalla bocca di Dio) si fa uomo in Gesù. Egli è riconosciuto dalla Comunità cristiana: la Chiesa. Il Gesù di Giovanni è la nuova Sapienza che dà significato alle cose, identifica ogni persona, uomo e donna come figli di Dio, restituisce al mondo il progetto di ricostituire il mondo come uscito dalle mani di Dio, riconduce la realtà alla bellezza della creazione, ai cieli nuovi e terra nuova. La Sapienza, che si è fatta carne, è la salvezza piena, che si affida a noi e, passo passo, anche attraverso noi, restituirà il mondo allo splendore dell’inizio.

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Compite la vostra opera per tempo ed egli a suo tempo vi ricompenserà

Siracide

Capitolo 51

[1] Ti loderò, Signore, re,
e ti canterò, Dio, mio salvatore,
loderò il tuo nome,
[2] perché sei stato mio riparo e mio aiuto,
salvando il mio corpo dalla perdizione,
dal laccio di una lingua calunniatrice,
dalle labbra di quelli che proferiscono menzogna,
e di fronte a quanti mi circondavano
sei stato il mio aiuto [3] e mi hai liberato,
secondo la grandezza della tua misericordia e del tuo nome,
dai morsi di chi stava per divorarmi,
dalla mano di quelli che insidiavano la mia vita,
dalle molte tribolazioni di cui soffrivo,
[4] dal soffocamento di una fiamma avvolgente
e dal fuoco che non avevo acceso,
[5] dal profondo del seno degl’inferi,
dalla lingua impura e dalla parola falsa
[6] e dal colpo di una lingua ingiusta.
La mia anima era vicina alla morte,
la mia vita era giù, vicino agl’inferi.
[7] Mi assalivano da ogni parte e nessuno mi aiutava;
mi rivolsi al soccorso degli uomini, e non c’era.
[8] Allora mi ricordai della tua misericordia, Signore,
e dei tuoi benefici da sempre,
perché tu liberi quelli che sperano in te
e li salvi dalla mano dei nemici.
[9] Innalzai dalla terra la mia supplica
e pregai per la liberazione dalla morte.
[10] Esclamai: «Signore, padre del mio signore,
non mi abbandonare nei giorni della tribolazione,
quando sono senz’aiuto, nel tempo dell’arroganza.
[11] Io loderò incessantemente il tuo nome,
canterò inni a te con riconoscenza».
La mia supplica fu esaudita:
[12] tu infatti mi salvasti dalla rovina
e mi strappasti da una cattiva condizione.
Per questo ti loderò e ti canterò,
e benedirò il nome del Signore.
[13] Quand’ero ancora giovane, prima di andare errando,
ricercai assiduamente la sapienza nella mia preghiera.
[14] Davanti al tempio ho pregato per essa,
e sino alla fine la ricercherò.
[15] Del suo fiorire, come uva vicina a maturare,
il mio cuore si rallegrò.
Il mio piede s’incamminò per la via retta,
fin da giovane ho seguìto la sua traccia.
[16] Chinai un poco l’orecchio, l’accolsi
e vi trovai per me un insegnamento abbondante.
[17] Con essa feci progresso;
onorerò chi mi ha concesso la sapienza.
[18] Ho deciso infatti di metterla in pratica,
sono stato zelante nel bene e non me ne vergogno.
[19] La mia anima si è allenata in essa,
sono stato diligente nel praticare la legge.
Ho steso le mie mani verso l’alto
e ho deplorato che venga ignorata.
[20] A essa ho rivolto la mia anima
e l’ho trovata nella purezza.
In essa ho acquistato senno fin da principio,
per questo non l’abbandonerò.
[21] Le mie viscere si sono commosse nel ricercarla,
per questo ho fatto un acquisto prezioso.
[22] Il Signore mi ha dato come mia ricompensa una lingua
e con essa non cesserò di lodarlo.
[23] Avvicinatevi a me, voi che siete senza istruzione,
prendete dimora nella mia scuola.
[24] Perché volete privarvi di queste cose,
mentre le vostre anime sono tanto assetate?
[25] Ho aperto la mia bocca e ho parlato:
«Acquistatela per voi senza denaro.
[26] Sottoponete il collo al suo giogo
e la vostra anima accolga l’istruzione:
essa è vicina a chi la cerca.
[27] Con i vostri occhi vedete che ho faticato poco
e ho trovato per me un grande tesoro.
[28] Acquistate l’istruzione con grande quantità d’argento
e con essa otterrete molto oro.
[29] L’anima vostra si diletti della misericordia di lui,
non vergognatevi di lodarlo.
[30] Compite la vostra opera per tempo
ed egli a suo tempo vi ricompenserà».

 

“Ricercai assiduamente la Sapienza nella preghiera (…)Adesso ho rivolto la mia anima e l’ho trovata nella purezza”
Sir 51,17-27

Come vivere questa Parola?

L’autore del Siracide afferma quel che riguarda un’esperienza molto importante. La sapienza è reperibile, se preghi. Non è da confondersi con un gran cumulo di nozioni scientifiche letterarie e di sapere umano. La sapienza ha altre origini e altra consistenza: scaturisce da Dio e riesce ad ottenerla chi s’impegna a chiederla umilmente in preghiera, chi la cerca con purezza di cuore.

Bisogna subito dire che l’uomo colto come lo scienziato, il letterato, il ricercatore in qualsiasi campo dello scibile umano, per il fatto di essere colto e sapiente: uomo di cattedra universitaria o di premi accademici sia escluso dalla sapienza dono dello Spirito Santo. No certo! L’importante però è quella purezza di cuore, quella realtà interiore in perenne cammino di conversione che sia il grande scienziato sia l’operaio o il contadino possono ottenere da Dio.

Là dove il tuo cuore cerca semplicemente di vivere in conformità a quello che Dio vuole, la sapienza è reperibile: una presenza tanto necessaria soprattutto oggi in cui molti allontanandosi da Dio, cadono nella stoltezza e, a volte, nella depravazione criminale.

Signore, dammi il tuo Spirito Santo! Sia lui ad ottenermi il dono della Sapienza che può fare di me una persona capace di scegliere sempre ciò che è giusto vero buono e bello. Ma prima ancora, ti prego Signore, dammi un cuore puro: libero da tutto quello che non è da Te.

La voce di un profeta di oggi

La terra contiene le risorse per dare le risposte a tante urgenze. Ma bisogna mettere lo studio la ricerca l’intelligenza la cultura (tutte cose ottime)a servizio degli altri, non della propria avidità.
Enzo Bianchi

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E ora benedite il Dio dell’universo, che compie in ogni luogo grandi cose

Siracide

Capitolo 50

[1] Simone, figlio di Onia, sommo sacerdote,
nella sua vita riparò il tempio
e nei suoi giorni consolidò il santuario.
[2] Da lui furono poste le fondamenta del doppio muro,
l’elevato contrafforte della cinta del tempio.
[3] Nei suoi giorni fu scavato il deposito per le acque,
un serbatoio grande come il mare.
[4] Avendo premura d’impedire la caduta del suo popolo,
fortificò la città nell’assedio.
[5] Com’era glorioso quando si affacciava dal tempio,
quando usciva dal santuario dietro il velo!
[6] Come astro mattutino in mezzo alle nubi,
come la luna nei giorni in cui è piena,
[7] come sole sfolgorante sul tempio dell’Altissimo,
come arcobaleno splendente fra nubi di gloria,
[8] come rosa fiorita nei giorni di primavera,
come giglio lungo i corsi d’acqua,
come germoglio del Libano nei giorni d’estate,
[9] come fuoco e incenso su un braciere,
come vaso d’oro massiccio,
ornato con ogni specie di pietre preziose,
[10] come ulivo che fa germogliare i frutti
e come cipresso svettante tra le nuvole.
[11] Quando indossava i paramenti gloriosi,
egli era rivestito di perfetto splendore,
quando saliva il santo altare dei sacrifici,
riempiva di gloria l’intero santuario.
[12] Quando riceveva le parti delle vittime dalle mani dei sacerdoti,
egli stava presso il braciere dell’altare:
intorno a lui c’era la corona di fratelli,
simili a fronde di cedri nel Libano,
che lo circondavano come fusti di palme;
[13] tutti i figli di Aronne nella loro gloria,
e con le offerte del Signore nelle loro mani,
stavano davanti a tutta l’assemblea d’Israele,
[14] ed egli compiva il rito liturgico sugli altari,
preparando l’offerta dell’Altissimo onnipotente.
[15] Egli stendeva la sua mano sulla coppa
e versava sangue di uva,
lo spargeva alle basi dell’altare
come profumo soave all’Altissimo, re di tutte le cose.
[16] Allora i figli di Aronne alzavano la voce,
suonavano le trombe di metallo lavorato
e facevano udire un suono potente
come memoriale davanti all’Altissimo.
[17] Allora tutto il popolo insieme si affrettava
e si prostravano con la faccia a terra,
per adorare il loro Signore,
Dio onnipotente e altissimo.
[18] E i cantori intonavano canti di lodi,
e grandioso risuonava il canto e pieno di dolcezza.
[19] Il popolo supplicava il Signore altissimo,
in preghiera davanti al Misericordioso,
finché fosse compiuto il servizio del Signore
e fosse terminata la sua liturgia.
[20] Allora, scendendo, egli alzava le sue mani
su tutta l’assemblea dei figli d’Israele,
per dare con le sue labbra la benedizione del Signore
e per gloriarsi del nome di lui.
[21] Tutti si prostravano di nuovo
per ricevere la benedizione dell’Altissimo.
[22] E ora benedite il Dio dell’universo,
che compie in ogni luogo grandi cose,
che fa crescere i nostri giorni fin dal seno materno,
e agisce con noi secondo la sua misericordia.
[23] Ci conceda la gioia del cuore
e ci sia pace nei nostri giorni
in Israele, ora e sempre.
[24] La sua misericordia resti fedelmente con noi
e ci riscatti nei nostri giorni.
[25] Contro due popoli la mia anima è irritata,
il terzo non è neppure un popolo:
[26] quanti abitano sul monte di Samaria e i Filistei
e il popolo stolto che abita a Sichem.
[27] Una dottrina d’intelligenza e di scienza
ha condensato in questo libro
Gesù, figlio di Sira, figlio di Eleàzaro, di Gerusalemme,
che ha riversato come pioggia la sapienza dal cuore.
[28] Beato chi medita queste cose
e colui che, fissandole nel suo cuore, diventa saggio;
[29] se le metterà in pratica, sarà forte in tutto,
perché la luce del Signore sarà la sua strada.
A chi gli è fedele egli dà la sapienza.
Benedetto il Signore per sempre. Amen, amen.

 

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Nessuno sulla terra fu creato eguale a Enoc; difatti egli fu assunto dalla terra

Siracide

Capitolo 49

[1] Il ricordo di Giosia è come una mistura d’incenso,
preparata dall’arte del profumiere.
In ogni bocca è dolce come il miele,
come musica in un banchetto.
[2] Egli si dedicò alla riforma del popolo
e sradicò gli abomini dell’empietà.
[3] Diresse il suo cuore verso il Signore,
in un’epoca d’iniqui riaffermò la pietà.
[4] Se si eccettuano Davide, Ezechia e Giosia,
tutti agirono perversamente;
poiché avevano abbandonato la legge dell’Altissimo,
i re di Giuda scomparvero.
[5] Lasciarono infatti il loro potere ad altri,
la loro gloria a una nazione straniera.
[6] I nemici incendiarono l’eletta città del santuario,
resero deserte le sue strade,
[7] secondo la parola di Geremia, che essi però maltrattarono,
benché fosse stato consacrato profeta nel seno materno,
per estirpare, distruggere e mandare in rovina,
ma anche per costruire e piantare.
[8] Ezechiele contemplò una visione di gloria,
che Dio gli mostrò sul carro dei cherubini.
[9] Si ricordò dei nemici nell’uragano,
beneficò quanti camminavano nella retta via.
[10] Le ossa dei dodici profeti
rifioriscano dalla loro tomba,
perché essi hanno consolato Giacobbe,
lo hanno riscattato con la loro confidente speranza.
[11] Come elogiare Zorobabele?
Egli è come un sigillo nella mano destra;
[12] così anche Giosuè figlio di Iosedek:
nei loro giorni hanno riedificato la casa,
hanno elevato al Signore un tempio santo,
destinato a una gloria eterna.
[13] Anche la memoria di Neemia durerà a lungo;
egli rialzò le nostre mura demolite,
vi pose porte e sbarre
e fece risorgere le nostre case.
[14] Nessuno sulla terra fu creato eguale a Enoc;
difatti egli fu assunto dalla terra.
[15] Non nacque un altro uomo come Giuseppe,
guida dei fratelli, sostegno del popolo;
perfino le sue ossa furono onorate.
[16] Sem e Set furono glorificati fra gli uomini,
ma, nella creazione, superiore a ogni vivente è Adamo.

 

11

Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi e consolò gli afflitti di Sion

Siracide

Capitolo 48

[1] Allora sorse Elia profeta, come un fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola.
[2] Egli fece venire su di loro la carestia
e con zelo li ridusse a pochi.
[3] Per la parola del Signore chiuse il cielo
e così fece scendere per tre volte il fuoco.
[4] Come ti rendesti glorioso, Elia, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
[5] Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte
e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo;
[6] tu hai fatto precipitare re nella perdizione,
e uomini gloriosi dal loro letto.
[7] Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero,
sull’Oreb sentenze di condanna.
[8] Hai unto re per la vendetta
e profeti come tuoi successori.
[9] Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
[10] tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l’ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
[11] Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell’amore,
perché è certo che anche noi vivremo.
[12] Appena Elia fu avvolto dal turbine,
Eliseo fu ripieno del suo spirito;
nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe
e nessuno riuscì a dominarlo.
[13] Nulla fu troppo grande per lui,
e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
[14] Nella sua vita compì prodigi,
e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.
[15] Con tutto ciò il popolo non si convertì
e non rinnegò i suoi peccati,
finché non fu deportato dal proprio paese
e disperso su tutta la terra.
Rimase soltanto un piccolissimo popolo
e un principe della casa di Davide.
[16] Alcuni di loro fecero ciò che è gradito a Dio,
ma altri moltiplicarono i peccati.
[17] Ezechia fortificò la sua città
e portò l’acqua nel suo interno;
con il ferro scavò un canale nella roccia
e costruì cisterne per l’acqua.
[18] Nei suoi giorni Sennàcherib fece una spedizione
e mandò Rapsache;
alzò la sua mano contro Sion
e si vantò spavaldamente nella sua superbia.
[19] Allora si agitarono loro i cuori e le mani,
soffrirono come le partorienti.
[20] Invocarono il Signore misericordioso,
tendendo le loro mani verso di lui.
Il Santo li ascoltò subito dal cielo
e li liberò per mezzo di Isaia.
[21] Egli colpì l’accampamento degli Assiri,
e il suo angelo li sterminò,
[22] perché Ezechia aveva fatto quanto è gradito al Signore
e aveva seguito con fermezza le vie di Davide, suo padre,
come gli aveva indicato il profeta Isaia,
grande e degno di fede nella sua visione.
[23] Nei suoi giorni il sole retrocedette
ed egli prolungò la vita del re.
[24] Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi
e consolò gli afflitti di Sion.
[25] Egli manifestò il futuro sino alla fine dei tempi,
le cose nascoste prima che accadessero.

 

“Sorse Elia profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola […]. Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco.”

Come vivere questa Parola?

Queste parole della prima lettura sono tratte da una pagina del Siracide ed evocano il profeta Elia, vissuto in un’era di grande materialismo, in cui i falsi profeti venivano sostituendo il culto di Baal a quello del Dio vivente. Per questo Elia “per comando del Signore chiuse il cielo”, invocò una grande siccità sul paese per ottenere che gli uomini rinsavissero.

Elia fu profeta di fuoco; ma il suo era come quello che ardeva nel cuore di Giovanni Battista, un fuoco tale da illuminare e ottenere la conversione “per condurre il cuore dei padri versi i figli”.

Tutto, nel profeta autentico (Elia come Giovanni Battista e tanti altri) è fatto per riaccendere quel fuoco d’amore di cui Gesù ha detto che arde dal desiderio di vederlo divampare nei cuori. Il testo odierno del Siracide sembra minaccioso. In realtà è solo in funzione di questo fuoco. Termina così: “Beati quelli che ti videro e si sono addormentati nell’amore”.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiederò al Signore di riconoscere le voci profetiche del nostro tempo e di ascoltarne gli inviti ad uscire dalla connivenza con il materialismo consumista, con le larvate pressioni che opprimono il povero, con ogni piccola o grande ingiustizia.

Prego con umile amore:

Dammi fuoco nel cuore, Signore, perché io non mi chiuda nell’indifferenza dentro quello che ho da fare o da godere, ma abbia palpiti, ascolto e gesti d’amore per ognuno che incontro.

La voce di un grande teologo

Bisogna abbandonare, lasciar andare, emigrare. Ed ecco… siamo improvvisamente dappertutto e teniamo tutto (pensando forse che sia ‘nulla’, perché è tutto) e non abbiamo più bisogno di un sostegno, perché siamo divenuti una specie di totalità fluttuante, che si regge da sé (nel tutto di Dio) senza cadere, perché per chi si abbandona, abbandonando tutto, non esiste nulla in cui possa cadere.
Karl Rahner

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Il Signore perdonò i suoi peccati, innalzò la sua potenza per sempre

Siracide

Capitolo 47

[1] Dopo di lui sorse Natan,
per profetizzare nei giorni di Davide.
[2] Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
[3] Egli scherzò con leoni come con capretti,
con gli orsi come con agnelli.
[4] Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda
e abbattendo la tracotanza di Golia?
[5] Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero
e innalzare la potenza del suo popolo.
[6] Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
lo lodarono nelle benedizioni del Signore
offrendogli un diadema di gloria.
[7] Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
[8] In ogni sua opera celebrò il Santo,
l’Altissimo, con parole di lode;
cantò inni a lui con tutto il suo cuore
e amò colui che lo aveva creato.
[9] Introdusse musici davanti all’altare
e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Ogni giorno essi eseguono le loro musiche.
[10] Conferì splendore alle feste,
abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
facendo lodare il nome santo del Signore
ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
[11] Il Signore perdonò i suoi peccati,
innalzò la sua potenza per sempre,
gli concesse un’alleanza regale
e un trono di gloria in Israele.
[12] Dopo di lui sorse un figlio saggio,
che, grazie a lui, abitò in un vasto territorio.
[13] Salomone regnò nei giorni di pace,
per lui Dio concesse tranquillità all’intorno,
perché costruisse una casa per il suo nome
e preparasse un santuario per sempre.
[14] Come fosti saggio nella tua giovinezza
e fosti colmo d’intelligenza come un fiume!
[15] La tua fama ricoprì la terra,
che tu riempisti di sentenze difficili.
[16] Il tuo nome giunse lontano, fino alle isole,
e fosti amato nella tua pace.
[17] Per i canti, i proverbi, le sentenze
e per i responsi ti ammirarono i popoli.
[18] Nel nome del Signore Dio,
che è chiamato Dio d’Israele,
hai accumulato l’oro come stagno,
hai ammassato l’argento come piombo.
[19] Ma hai steso i tuoi fianchi accanto alle donne
e ne fosti dominato nel tuo corpo.
[20] Hai macchiato la tua gloria
e hai profanato la tua discendenza,
così da attirare l’ira divina sui tuoi figli
ed essere colpito per la tua stoltezza.
[21] Perciò fu diviso in due il tuo dominio
e da Èfraim ebbe inizio un regno ribelle.
[22] Ma il Signore non ha rinnegato la sua misericordia,
non ha lasciato cadere nessuna delle sue parole.
Non ha fatto perire la posterità del suo eletto
e non ha distrutto la stirpe di colui che lo aveva amato.
Egli concesse un resto a Giacobbe
e a Davide un germoglio nato da lui.
[23] Salomone andò a riposare con i suoi padri
e dopo di sé lasciò un discendente,
stoltezza del popolo e privo di senno,
Roboamo, che si alienò il popolo con le sue decisioni,
e Geroboamo, figlio di Nabat, che indusse Israele a peccare
e aprì a Èfraim la via del peccato.
[24] Le loro colpe si moltiplicarono
tanto da farli esiliare dal proprio paese.
[25] Essi commisero ogni genere di malvagità,
finché non giunse su di loro la vendetta.

 

“Davide… in ogni sua opera celebrò il Santo, l’Altissimo, con parole di lode; cantò inni a lui con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato…. Conferì splendore alle feste, abbellì i giorni festivi fino alla perfezione, facendo lodare il nome santo del Signore ed echeggiare fin dal mattino il santuario.”
Sir 47, 9.12

Come vivere questa Parola?
Il libro del Siracide contiene preziosi gioielli sapienziali, uno di essi riguarda la personalità di Davide che non è solo un coraggioso condottiero sempre pronto a difendere il suo popolo ma visse il primato della lode a Dio e, non solo personalmente. Sentì infatti l’importanza di conferire splendore alle feste e di educare il popolo a quella lode del Santo dei Santi che fa bella e dignitosa la vita di un uomo.

Signore rendimi consapevole che la mia vita è preziosa se mi rendo conto di averla ricevuta da Dio e perciò di camminare in essa lodando Te, dando gloria a Te che sei la causa e la ragione del mio esistere. Dammi dunque di vivere i giorni festivi in modo alternativo a quelli del lavoro: con pause necessariamente riposanti, con scelte ricreative del mio equilibrio fisio psico spirituale e quindi dell’approdo (mio e dei familiari o amici) alle sponde della gioia, della serenità, della pace.

La voce di un dottore della Chiesa
“La continua conversazione con Cristo aumenta l’amore e la fiducia. “
S. Teresa d’Avila

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Le loro ossa rifioriscano dalla loro tomba, e il loro nome si rinnovi

SIRACIDE

Capitolo 46

Giosuè e Caleb

1 Valoroso in guerra fu Giosuè, figlio di Nun,
successore di Mosè nell’ufficio profetico;
secondo il suo nome,
egli fu grande per la salvezza degli eletti di Dio,
compiendo la vendetta contro i nemici insorti,
per assegnare l’eredità a Israele.
2Com’era glorioso quando alzava le sue braccia
e brandiva la spada contro le città!
3Chi prima di lui era stato così saldo?
Egli guidava le guerre del Signore.
4Al suo comando non si arrestò forse il sole
e un giorno divenne lungo come due?
5Egli invocò l’Altissimo, il Sovrano,
mentre i nemici lo premevano da ogni parte;
lo esaudì il Signore grande
con una grandinata di pietre poderose.
6Egli piombò sulla nazione nemica
e nella discesa distrusse gli avversari,
perché le nazioni conoscessero tutte le sue armi
e che la loro guerra era contro il Signore.
Egli infatti marciò dietro al Sovrano
7e nei giorni di Mosè compì un’opera di misericordia:
egli e Caleb, figlio di Iefunnè,
opponendosi all’assemblea,
impedendo che il popolo peccasse
e calmando le maligne mormorazioni.
8Solo loro due furono salvati
fra i seicentomila fanti,
per far entrare il popolo nell’eredità,
nella terra in cui scorrono latte e miele.
9Il Signore concesse a Caleb una forza
che l’assistette sino alla vecchiaia,
perché raggiungesse le alture del paese;
così la sua discendenza possedette l’eredità,
10affinché tutti i figli d’Israele sapessero
che è bene seguire il Signore.

I giudici

11Ci sono poi i giudici, ciascuno con il suo nome:
di coloro il cui cuore non commise infedeltà
e di quanti non si allontanarono dal Signore,
sia il loro ricordo in benedizione!
12Le loro ossa rifioriscano dalla loro tomba
e il loro nome si rinnovi nei figli,
perché essi sono già glorificati.

Samuele

13Samuele, amato dal suo Signore,
profeta del Signore, istituì la monarchia
e unse dei prìncipi sul suo popolo.
14Secondo la legge del Signore governò l’assemblea
e il Signore volse lo sguardo benevolo su Giacobbe.
15Per la sua fedeltà si dimostrò profeta
e per le sue parole fu riconosciuto veggente degno di fede.
16Egli invocò il Signore, il Sovrano,
quando i nemici lo premevano all’intorno,
con l’offerta di un agnello da latte.
17Il Signore tuonò dal cielo
e con grande fragore fece udire la sua voce;
18sterminò i capi degli abitanti di Tiro
e tutti i prìncipi dei Filistei.
19Prima dell’ora del suo sonno eterno
attestò davanti al Signore e al suo unto:
«Né denari né sandali
ho preso da alcuno»,
e nessuno poté contraddirlo.
20Ancora dopo che si fu addormentato profetizzò,
predicendo al re la sua fine;
anche dal sepolcro levò la sua voce
per cancellare con una profezia l’iniquità del popolo.

 

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Lo santificò nella fedeltà e nella mitezza, lo scelse fra tutti gli uomini

Siracide

Capitolo 45

[1] amato da Dio e dagli uomini:
Mosè, il cui ricordo è in benedizione.
[2] Gli diede gloria pari a quella dei santi
e lo rese grande fra i terrori dei nemici.
[3] Per le sue parole fece cessare i prodigi
e lo glorificò davanti ai re;
gli diede autorità sul suo popolo
e gli mostrò parte della sua gloria.
[4] Lo santificò nella fedeltà e nella mitezza,
lo scelse fra tutti gli uomini.
[5] Gli fece udire la sua voce,
lo fece entrare nella nube oscura
e gli diede faccia a faccia i comandamenti,
legge di vita e d’intelligenza,
perché insegnasse a Giacobbe l’alleanza,
i suoi decreti a Israele.
[6] Egli innalzò Aronne, santo come lui,
suo fratello, della tribù di Levi.
[7] Stabilì con lui un’alleanza perenne
e lo fece sacerdote per il popolo.
Lo onorò con splendidi ornamenti
e gli fece indossare una veste di gloria.
[8] Lo rivestì con il massimo degli onori,
lo coronò con paramenti di potenza:
calzoni, tunica ed efod.
[9] Lo avvolse con melagrane
e numerosi campanelli d’oro all’intorno,
che suonassero al muovere dei suoi passi,
diffondendo il tintinnio nel tempio,
come memoriale per i figli del suo popolo.
[10] Lo avvolse con una veste sacra d’oro,
violetto e porpora, opera di ricamatore,
con il pettorale del giudizio, con i segni della verità
[11] e con tessuto di scarlatto filato, opera d’artista,
con pietre preziose, incise come sigilli,
incastonate sull’oro, opera d’intagliatore,
quale memoriale, con le parole incise
secondo il numero delle tribù d’Israele.
[12] Sopra il turbante gli pose una corona d’oro
con incisa l’iscrizione sacra,
insegna d’onore, lavoro vigoroso,
ornamento delizioso per gli occhi.
[13] Prima di lui non si erano viste cose tanto belle,
mai uno straniero le ha indossate,
ma soltanto i suoi figli
e i suoi discendenti per sempre.
[14] I suoi sacrifici vengono interamente bruciati,
due volte al giorno, senza interruzione.
[15] Mosè riempì le sue mani
e lo unse con olio santo.
Ciò divenne un’alleanza perenne per lui
e per i suoi discendenti, finché dura il cielo:
quella di presiedere al culto ed esercitare il sacerdozio
e benedire il popolo nel suo nome.
[16] Lo scelse fra tutti i viventi
perché offrisse sacrifici al Signore,
incenso e profumo come memoriale,
e perché compisse l’espiazione per il popolo.
[17] Nei suoi comandamenti
gli diede il potere di pronunciare giudizi,
perché insegnasse a Giacobbe le sue testimonianze
e illuminasse Israele nella sua legge.
[18] Contro di lui insorsero uomini stranieri
e furono gelosi di lui nel deserto:
erano gli uomini di Datan e di Abiròn
e quelli dell’assemblea di Core, furiosi e violenti.
[19] Il Signore vide e se ne indignò;
essi finirono annientati nella furia della sua ira.
Egli compì prodigi a loro danno,
per distruggerli con il fuoco della sua fiamma.
[20] E aumentò la gloria di Aronne,
gli assegnò un’eredità:
gli riservò le primizie dei frutti,
gli assicurò anzitutto pane in abbondanza.
[21] Si nutrono infatti delle vittime offerte al Signore,
che egli ha assegnato a lui e ai suoi discendenti.
[22] Tuttavia non ha eredità nella terra del popolo,
non c’è porzione per lui in mezzo al popolo,
perché il Signore è la sua parte e la sua eredità.
[23] Fineès, figlio di Eleàzaro, fu il terzo nella gloria,
per il suo zelo nel timore del Signore,
per la sua fermezza quando il popolo si ribellò,
per la bontà coraggiosa della sua anima;
egli fece espiazione per Israele.
[24] Per questo con lui fu stabilita un’alleanza di pace,
perché presiedesse al santuario e al popolo;
così a lui e alla sua discendenza fu riservata
la dignità del sacerdozio per sempre.
[25] Per l’alleanza fatta con Davide,
figlio di Iesse, della tribù di Giuda,
l’eredità del re passa solo di figlio in figlio,
l’eredità di Aronne invece passa a tutta la sua discendenza.
[26] Vi infonda Dio sapienza nel cuore,
per giudicare il suo popolo con giustizia,
perché non svanisca la loro prosperità
e la loro gloria duri per sempre.

 

Quando il Libro del Siracide parla di Mosè, presenta i comandamenti come legge di vita e d’intelligenza. L’intelligenza è per la vita. I comandamenti sono la vera intelligenza di ogni uomo. Vive chi si lascia governare dai comandamenti.

Da lui fece sorgere un uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti, amato da Dio e dagli uomini: Mosè, il cui ricordo è in benedizione. Gli diede gloria pari a quella dei santi e lo rese grande fra i terrori dei nemici. Per le sue parole fece cessare i prodigi e lo glorificò davanti ai re; gli diede autorità sul suo popolo e gli mostrò parte della sua gloria. Lo santificò nella fedeltà e nella mitezza, lo scelse fra tutti gli uomini. Gli fece udire la sua voce, lo fece entrare nella nube oscura e gli diede faccia a faccia i comandamenti, legge di vita e d’intelligenza, perché insegnasse a Giacobbe l’alleanza, i suoi decreti a Israele (Sir 45,1-5).

Il Deuteronomio fa l’elogio dei Comandamenti. Sono essi la vera legge della vita. Nessuno potrà mai vivere fuori di essi. Sono essi l’alito della vita per ogni uomo.

Questi sono i comandi, le leggi e le norme che il Signore, vostro Dio, ha ordinato di insegnarvi, perché li mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso; perché tu tema il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni. Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto. Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte. Osserverete diligentemente i comandi del Signore, vostro Dio, le istruzioni e le leggi che ti ha date. Farai ciò che è giusto e buono agli occhi del Signore, perché tu sia felice ed entri in possesso della buona terra che il Signore giurò ai tuoi padri di darti, dopo che egli avrà scacciato tutti i tuoi nemici davanti a te, come il Signore ha promesso. Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore, nostro Dio, così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti al Signore, nostro Dio, come ci ha ordinato” (Cfr. Dt 6,1-25).

Oggi un giovane si avvicina e chiede a Gesù che gli indichi la via della vita. Non ci sono altre vie della vita. Essa è una sola: l’osservanza dei comandamenti. Chi li osserva vive sulla terra e vivrà nei cieli. Avrà una eternità di vita.

Un uomo però non può vivere solo lui e lasciare che gli altri percorrano vie di morte. Anche queste persone vanno aiutate perché entrino nella vita. Per fare questo, è necessario dedicarsi a questa missione che consiste nel lasciare le cose della terra per occuparsi del più grande bene spirituale dei suoi fratelli. A questo tale Gesù fa questa grande richiesta: lascia di pensare solo alla tua vita materiale. Dedicati alla salvezza e alla vita spirituale ed eterna dei tuoi fratelli. Spogliati dei tuoi beni. Vendili. Dona il ricavato ai poveri. Avrai un tesoro nei cieli. Poi vieni e seguimi. Gesù chiama questo tale ad una carità grande, immensa. Lo vuole associare al suo stesso amore. Costui soffoca questa chiamata per i suoi molti beni. È tristezza che gela la mente e il cuore.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci strumenti del vero amore.

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Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni

Siracide

Capitolo 44

[1] Facciamo ora l’elogio di uomini illustri,
dei padri nostri nelle loro generazioni.
[2] Il Signore li ha resi molto gloriosi:
la sua grandezza è da sempre.
[3] Signori nei loro regni,
uomini rinomati per la loro potenza,
consiglieri per la loro intelligenza
e annunciatori nelle profezie.
[4] Capi del popolo con le loro decisioni
e con l’intelligenza della sapienza popolare;
saggi discorsi erano nel loro insegnamento.
[5] Inventori di melodie musicali
e compositori di canti poetici.
[6] Uomini ricchi, dotati di forza,
che vivevano in pace nelle loro dimore.
[7] Tutti costoro furono onorati dai loro contemporanei,
furono un vanto ai loro tempi.
[8] Di loro, alcuni lasciarono un nome,
perché se ne celebrasse la lode.
[9] Di altri non sussiste memoria,
svanirono come se non fossero esistiti,
furono come se non fossero mai stati,
e così pure i loro figli dopo di loro.
[10] Questi invece furono uomini di fede,
e le loro opere giuste non sono dimenticate.
[11] Nella loro discendenza dimora
una preziosa eredità: i loro posteri.
[12] La loro discendenza resta fedele alle alleanze
e grazie a loro anche i loro figli.
[13] Per sempre rimarrà la loro discendenza
e la loro gloria non sarà offuscata.
[14] I loro corpi furono sepolti in pace,
ma il loro nome vive per sempre.
[15] I popoli parlano della loro sapienza,
l’assemblea ne proclama la lode.
[16] Enoc piacque al Signore e fu rapito,
esempio di conversione per tutte le generazioni.
[17] Noè fu trovato perfetto e giusto,
al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione;
per mezzo suo un resto sopravvisse sulla terra,
quando ci fu il diluvio.
[18] Alleanze eterne furono stabilite con lui,
perché con il diluvio non fosse distrutto ogni vivente.
[19] Abramo fu grande padre di una moltitudine di nazioni,
nessuno fu trovato simile a lui nella gloria.
[20] Egli custodì la legge dell’Altissimo,
con lui entrò in alleanza.
Stabilì l’alleanza nella propria carne
e nella prova fu trovato degno di fede.
[21] Per questo Dio gli promise con giuramento
di benedire le nazioni nella sua discendenza,
di moltiplicarlo come la polvere della terra,
di innalzare la sua discendenza come gli astri
e di dar loro un’eredità
da mare a mare
e dal fiume fino all’estremità della terra.
[22] Anche a Isacco fu fatta la stessa promessa
grazie ad Abramo, suo padre.
[23] La benedizione di tutti gli uomini e la sua alleanza
Dio fece posare sul capo di Giacobbe;
lo confermò nelle sue benedizioni,
gli diede il paese in eredità:
lo divise in varie parti,
assegnandole alle dodici tribù.
Da lui fece sorgere un uomo mite,
che incontrò favore agli occhi di tutti,

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Vanto del cielo è il limpido firmamento, spettacolo celeste in una visione di gloria

Capitolo 43

[1] Vanto del cielo è il limpido firmamento,
spettacolo celeste in una visione di gloria.
[2] Il sole, quando appare nel suo sorgere, proclama:
«Che meraviglia è l’opera dell’Altissimo!».
[3] A mezzogiorno dissecca la terra
e di fronte al suo calore chi può resistere?
[4] Si soffia nella fornace nei lavori a caldo,
ma il sole brucia i monti tre volte tanto;
emettendo vampe di fuoco,
facendo brillare i suoi raggi, abbaglia gli occhi.
[5] Grande è il Signore che lo ha creato
e con le sue parole ne affretta il corso.
[6] Anche la luna, sempre puntuale nelle sue fasi,
regola i mesi e indica il tempo.
[7] Viene dalla luna l’indicazione di ogni festa,
fonte di luce che decresce fino a scomparire.
[8] Da essa il mese prende nome,
mirabilmente crescendo secondo le sue fasi.
È un’insegna per le schiere in alto,
splendendo nel firmamento del cielo.
[9] Bellezza del cielo è la gloria degli astri,
ornamento che brilla nelle altezze del Signore.
[10] Stanno agli ordini di colui che è santo, secondo il suo decreto,
non abbandonano le loro postazioni di guardia.
[11] Osserva l’arcobaleno e benedici colui che lo ha fatto:
quanto è bello nel suo splendore!
[12] Avvolge il cielo con un cerchio di gloria,
lo hanno teso le mani dell’Altissimo.
[13] Con il suo comando fa cadere la neve
e fa guizzare i fulmini secondo il suo giudizio:
[14] per esso si aprono i tesori celesti
e le nubi volano via come uccelli.
[15] Con la sua potenza egli condensa le nuvole
e si sminuzzano i chicchi di grandine.
[17a] Il rumore del suo tuono fa tremare la terra,
[16] e al suo apparire sussultano i monti;
secondo il suo volere soffia lo scirocco,
[17b] così anche l’uragano del settentrione e il turbine dei venti.
Egli sparge la neve come uccelli che discendono,
come locusta che si posa è la sua caduta.
[18] L’occhio ammira la bellezza del suo candore
e il cuore stupisce nel vederla fioccare.
[19] Riversa sulla terra la brina come sale,
che gelandosi forma punte di spine.
[20] Soffia la gelida tramontana,
sull’acqua si condensa il ghiaccio;
esso si posa sull’intera massa d’acqua,
che si riveste come di corazza.
[21] Egli divora i monti e brucia il deserto;
come fosse fuoco, inaridisce l’erba.
[22] Rimedio di tutto è un annuvolamento improvviso,
l’arrivo della rugiada ristora dal caldo.
[23] Con la sua parola egli ha domato l’abisso
e vi ha piantato le isole.
[24] I naviganti del mare ne descrivono i pericoli,
a sentirli con i nostri orecchi restiamo stupiti;
[25] là ci sono opere singolari e stupende,
esseri viventi di ogni specie e mostri marini.
[26] Per lui il suo messaggero compie un felice cammino,
e per la sua parola tutto sta insieme.
[27] Potremmo dire molte cose e mai finiremmo,
ma la conclusione del discorso sia: «Egli è il tutto!».
[28] Come potremmo avere la forza per lodarlo?
Egli infatti, il Grande, è al di sopra di tutte le sue opere.
[29] Il Signore è terribile e molto grande,
meravigliosa è la sua potenza.
[30] Nel glorificare il Signore, esaltatelo
quanto più potete, perché non sarà mai abbastanza.
Nell’esaltarlo moltiplicate la vostra forza,
non stancatevi, perché non finirete mai.
[31] Chi lo ha contemplato e lo descriverà?
Chi può magnificarlo come egli è?
[32] Vi sono molte cose nascoste più grandi di queste:
noi contempliamo solo una parte delle sue opere.
[33] Il Signore infatti ha creato ogni cosa
e ha dato la sapienza ai suoi fedeli.

 

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Quanto è dalla terra alla terra ritornerà

Siracide

Capitolo 41

[1] O morte, com’è amaro il tuo ricordo
per l’uomo che vive sereno nella sua agiatezza,
per l’uomo senza assilli e fortunato in tutto
e ancora in forze per provare il piacere.
[2] O morte, è gradita la tua sentenza
all’uomo indigente e privo di forze,
al vecchio decrepito e preoccupato di tutto,
a colui che è indocile e ha perduto ogni speranza.
[3] Non temere la sentenza della morte,
ricòrdati di chi ti ha preceduto e di chi ti seguirà.
[4] Questo è il decreto del Signore per ogni uomo;
perché ribellarsi al volere dell’Altissimo?
Siano dieci, cento, mille anni:
negli inferi non ci sono recriminazioni sulla vita.
[5] Figli d’infamia sono i figli dei peccatori,
frequentano le case degli empi.
[6] L’eredità dei figli dei peccatori andrà in rovina,
con la loro discendenza continuerà il disonore.
[7] Contro un padre empio imprecano i figli,
perché a causa sua sono disonorati.
[8] Guai a voi, uomini empi,
che avete abbandonato la legge dell’Altissimo!
[9] Se vi moltiplicate, è per la rovina,
se nascete, nascete per la maledizione,
e se morite, la maledizione sarà la vostra sorte.
[10] Quanto è dalla terra alla terra ritornerà,
così gli empi passano dalla maledizione alla rovina.
[11] Il lutto degli uomini riguarda i loro corpi,
la cattiva fama dei peccatori sarà cancellata.
[12] Abbi cura del tuo nome, perché esso sopravviverà a te
più di mille grandi tesori d’oro.
[13] I giorni di una vita felice sono contati,
ma il buon nome dura per sempre.
[14] Figli, custodite l’istruzione in pace;
ma sapienza nascosta e tesoro invisibile,
a che cosa servono entrambi?
[15] Meglio l’uomo che nasconde la sua stoltezza
di quello che nasconde la sua sapienza.
[16] Perciò provate vergogna per le cose che qui di seguito vi indico:
non è bene infatti vergognarsi di qualsiasi cosa,
come non si può approvare sempre tutto.
[17] Vergognatevi della prostituzione davanti al padre e alla madre,
della menzogna davanti al capo e al potente,
[18] del delitto davanti al giudice e al magistrato,
dell’empietà davanti all’assemblea e al popolo,
dell’ingiustizia davanti al compagno e all’amico,
[19] del furto davanti all’ambiente dove abiti,
di Dio, che è veritiero, e dell’alleanza,
di piegare i gomiti sopra i pani, a tavola,
di essere scortese quando ricevi e quando dai,
[20] di non rispondere a quanti salutano,
dello sguardo su una donna scostumata,
[21] del rifiuto fatto a un parente,
dell’appropriazione di eredità o donazione,
del desiderio per una donna sposata,
[22] della relazione con la sua schiava
– non accostarti al suo letto –,
di dire parole ingiuriose davanti agli amici
e, dopo aver donato, di rinfacciare un regalo,

Capitolo 42

[1] di ripetere quanto hai udito
e di rivelare parole segrete.
Allora saprai veramente che cos’è la vergogna
e incontrerai favore presso ogni uomo.
Delle cose seguenti non ti vergognare
e non peccare per rispetto umano:
[2] della legge dell’Altissimo e dell’alleanza,
della sentenza che giustifica l’empio,
[3] dei conti con il socio e con i compagni di viaggio,
di dare agli altri l’eredità che spetta loro,
[4] dell’esattezza della bilancia e dei pesi,
di fare acquisti, grandi o piccoli che siano,
[5] della contrattazione sul prezzo dei commercianti,
della frequente correzione dei figli
e di far sanguinare i fianchi di uno schiavo pigro.
[6] Con una moglie malvagia è opportuno il sigillo,
dove ci sono troppe mani usa la chiave.
[7] Qualunque cosa depositi, contala e pesala,
il dare e l’avere sia tutto per iscritto.
[8] Non vergognarti di correggere l’insensato e lo stolto
e il vecchio molto avanti negli anni accusato di fornicazione;
così sarai veramente assennato
e approvato da ogni vivente.
[9] Per il padre una figlia è un’inquietudine segreta,
il pensiero di lei allontana il sonno:
nella sua giovinezza, perché non sfiorisca,
una volta accasata, perché non sia ripudiata,
[10] finché è vergine, perché non sia sedotta
e resti incinta nella casa paterna,
quando è maritata, perché non cada in colpa,
quando è accasata, perché non sia sterile.
[11] Su una figlia ribelle rafforza la vigilanza,
perché non ti renda scherno dei nemici,
motivo di chiacchiere in città e di rimprovero fra la gente,
così da farti vergognare davanti a tutti.
[12] Non considerare nessuno solo per la sua bellezza
e non sederti insieme con le donne,
[13] perché dagli abiti esce fuori la tignola
e dalla donna malizia di donna.
[14] Meglio la cattiveria di un uomo che la compiacenza di una donna,
una donna impudente è un obbrobrio.
[15] Ricorderò ora le opere del Signore
e descriverò quello che ho visto.
Per le parole del Signore sussistono le sue opere,
e il suo giudizio si compie secondo il suo volere.
[16] Il sole che risplende vede tutto,
della gloria del Signore sono piene le sue opere.
[17] Neppure ai santi del Signore è dato
di narrare tutte le sue meraviglie,
che il Signore, l’Onnipotente, ha stabilito
perché l’universo stesse saldo nella sua gloria.
[18] Egli scruta l’abisso e il cuore,
e penetra tutti i loro segreti.
L’Altissimo conosce tutta la scienza
e osserva i segni dei tempi,
[19] annunciando le cose passate e future
e svelando le tracce di quelle nascoste.
[20] Nessun pensiero gli sfugge,
neppure una parola gli è nascosta.
[21] Ha disposto con ordine le meraviglie della sua sapienza,
egli solo è da sempre e per sempre:
nulla gli è aggiunto e nulla gli è tolto,
non ha bisogno di alcun consigliere.
[22] Quanto sono amabili tutte le sue opere!
E appena una scintilla se ne può osservare.
[23] Tutte queste cose hanno vita e resteranno per sempre
per tutte le necessità, e tutte gli obbediscono.
[24] Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra,
egli non ha fatto nulla d’incompleto.
[25] L’una conferma i pregi dell’altra:
chi si sazierà di contemplare la sua gloria?

 

Lago-Svizzero

Un atto di bontà è come un giardino di benedizioni

Siracide

Capitolo 40

[1] Grandi pene sono destinate a ogni uomo
e un giogo pesante sta sui figli di Adamo,
dal giorno della loro uscita dal grembo materno
fino al giorno del ritorno alla madre di tutti.
[2] Il pensiero dell’attesa e il giorno della fine
provocano le loro riflessioni e il timore del cuore.
[3] Da chi siede su un trono glorioso
fino a chi è umiliato su terra e su cenere,
[4] da chi indossa porpora e corona
fino a chi è ricoperto di panno grossolano,
[5] non c’è che sdegno, invidia, spavento, agitazione,
paura della morte, contese e liti.
Anche durante il riposo nel letto
il sogno notturno turba i suoi pensieri:
[6] per un poco, come niente, sta nel riposo
e subito nel sonno si affatica come di giorno,
è sconvolto dalla visione del suo cuore,
come chi è scampato da una battaglia.
[7] Al momento di mettersi in salvo si sveglia,
meravigliandosi dell’irreale timore.
[8] Così è per ogni essere vivente, dall’uomo alla bestia,
ma per i peccatori sette volte tanto:
[9] morte, sangue, contese, spada,
disgrazie, fame, calamità, flagelli.
[10] Questi mali sono stati creati per gli empi,
per loro causa venne anche il diluvio.
[11] Tutto quello che proviene dalla terra alla terra ritorna,
quanto viene dalle acque rifluisce nel mare.
[12] Ogni corruzione e ogni ingiustizia sparirà,
ma la fedeltà resterà per sempre.
[13] Le ricchezze degli ingiusti si prosciugheranno come un torrente,
si disperderanno come tuono che echeggia durante l’uragano.
[14] Se gli ingiusti dovranno alzare le mani, ci si rallegrerà,
così i trasgressori cadranno in rovina.
[15] La stirpe degli empi non moltiplica i suoi rami,
le radici impure sono sopra una pietra dura.
[16] Il giunco su ogni corso d’acqua o sugli argini di un fiume
viene tagliato prima di ogni altra erba.
[17] Un atto di bontà è come un giardino di benedizioni,
l’elemosina dura per sempre.
[18] La vita di chi basta a se stesso e del lavoratore è dolce,
ma più ancora lo è per chi trova un tesoro.
[19] I figli e la fondazione di una città consolidano un nome,
ma più ancora è apprezzata una donna irreprensibile.
[20] Vino e musica rallegrano il cuore,
ma più ancora l’amore della sapienza.
[21] Il flauto e l’arpa rendono piacevole il canto,
ma più ancora una voce soave.
[22] L’occhio desidera grazia e bellezza,
ma più ancora il verde dei campi.
[23] Il compagno e l’amico s’incontrano a tempo opportuno,
ma più ancora moglie e marito.
[24] Fratelli e soccorritori aiutano nella tribolazione,
ma più ancora l’elemosina.
[25] Oro e argento rendono sicuro il piede,
ma più ancora è stimato un consiglio.
[26] Ricchezze e potenza sollevano il cuore,
ma più ancora il timore del Signore.
Con il timore del Signore non manca nulla,
con esso non c’è bisogno di cercare un altro aiuto.
[27] Il timore del Signore è come un giardino di benedizioni
e protegge più di qualsiasi gloria.
[28] Figlio, non vivere una vita da mendicante:
è meglio morire piuttosto che mendicare.
[29] Un uomo che guarda alla tavola altrui
ha una vita che non si può chiamare tale;
si contaminerà con cibi estranei,
l’uomo sapiente ed educato se ne guarderà.
[30] Il mendicare è dolce nella bocca dello sfrontato,
ma dentro di lui c’è un fuoco che brucia.

 

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Non bisogna dire: «Che cos’è questo? Perché quello?»

Siracide

Capitolo 39

[1] Egli ricerca la sapienza di tutti gli antichi
e si dedica allo studio delle profezie.
[2] Conserva i detti degli uomini famosi
e penetra le sottigliezze delle parabole,
[3] ricerca il senso recondito dei proverbi
e si occupa degli enigmi delle parabole.
[4] Svolge il suo compito fra i grandi,
lo si vede tra i capi,
viaggia in terre di popoli stranieri,
sperimentando il bene e il male in mezzo agli uomini.
[5] Gli sta a cuore alzarsi di buon mattino
per il Signore, che lo ha creato;
davanti all’Altissimo fa la sua supplica,
apre la sua bocca alla preghiera
e implora per i suoi peccati.
[6] Se il Signore, che è grande, vorrà,
egli sarà ricolmato di spirito d’intelligenza:
come pioggia effonderà le parole della sua sapienza
e nella preghiera renderà lode al Signore.
[7] Saprà orientare il suo consiglio e la sua scienza
e riflettere sui segreti di Dio.
[8] Manifesterà la dottrina del suo insegnamento,
si vanterà della legge dell’alleanza del Signore.
[9] Molti loderanno la sua intelligenza,
egli non sarà mai dimenticato;
non scomparirà il suo ricordo,
il suo nome vivrà di generazione in generazione.
[10] I popoli parleranno della sua sapienza,
l’assemblea proclamerà la sua lode.
[11] Se vivrà a lungo, lascerà un nome più famoso di mille altri
e quando morrà, avrà già fatto abbastanza per sé.
[12] Dopo aver riflettuto, parlerò ancora,
sono pieno come la luna nel plenilunio.
[13] Ascoltatemi, figli santi, e crescete
come una rosa che germoglia presso un torrente.
[14] Come incenso spargete buon profumo,
fate sbocciare fiori come il giglio,
alzate la voce e cantate insieme,
benedite il Signore per tutte le sue opere.
[15] Magnificate il suo nome
e proclamate la sua lode,
con i canti delle labbra e con le cetre,
e nella vostra acclamazione dite così:
[16] Quanto sono belle tutte le opere del Signore!
Ogni suo ordine si compirà a suo tempo!
[17] Non bisogna dire: «Che cos’è questo? Perché quello?».
Tutto infatti sarà esaminato a suo tempo.
Alla sua parola l’acqua si arresta come una massa,
a un detto della sua bocca si aprono i serbatoi delle acque.
[18] A un suo comando si realizza quanto egli vuole,
e nessuno potrà sminuire la sua opera di salvezza.
[19] Le opere di ogni uomo sono davanti a lui,
non è possibile nascondersi ai suoi occhi;
[20] egli guarda da un’eternità all’altra,
nulla è straordinario davanti a lui.
[21] Non bisogna dire: «Che cos’è questo? Perché quello?».
Tutto infatti è stato creato con uno scopo preciso.
[22] La sua benedizione si diffonde come un fiume
e come un diluvio inebria la terra.
[23] Così i popoli erediteranno la sua ira,
come trasformò le acque in deserto salato.
[24] Le sue vie sono diritte per i santi,
ma per gli empi sono piene d’inciampi.
[25] Per i buoni i beni furono creati sin da principio,
allo stesso modo i mali per i peccatori.
[26] Le cose di prima necessità per la vita dell’uomo sono:
acqua, fuoco, ferro, sale,
farina di frumento, latte, miele,
succo di uva, olio e vestito.
[27] Tutte queste cose sono un bene per i buoni,
allo stesso modo si volgono in male per i peccatori.
[28] Ci sono venti creati per castigare
e nella loro furia rafforzano i loro flagelli;
quando verrà la fine, scateneranno violenza
e placheranno lo sdegno del loro creatore.
[29] Fuoco, grandine, fame e morte
sono tutte cose create per il castigo.
[30] Denti delle fiere, scorpioni, vipere
e spade vendicatrici sono per la rovina degli empi.
[31] Si rallegrano quando lui li comanda,
stanno pronti sulla terra secondo il bisogno
e al momento opportuno non trasgrediscono la sua parola.
[32] Di questo ero convinto fin dal principio,
vi ho riflettuto e l’ho messo per iscritto:
[33] «Le opere del Signore sono tutte buone;
egli provvederà a ogni necessità a suo tempo».
[34] Non bisogna dire: «Questo è peggiore di quello».
Tutto infatti al tempo giusto sarà riconosciuto buono.
[35] E ora cantate inni con tutto il cuore e con la bocca,
e benedite il nome del Signore.

 

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Egli ha dato agli uomini la scienza perché fosse glorificato nelle sue meraviglie

Siracide

Capitolo 38

[1] Onora il medico per le sue prestazioni,
perché il Signore ha creato anche lui.
[2] Dall’Altissimo infatti viene la guarigione,
e anche dal re egli riceve doni.
[3] La scienza del medico lo fa procedere a testa alta,
egli è ammirato anche tra i grandi.
[4] Il Signore ha creato medicamenti dalla terra,
l’uomo assennato non li disprezza.
[5] L’acqua non fu resa dolce per mezzo di un legno,
per far conoscere la potenza di lui?
[6] Ed egli ha dato agli uomini la scienza
perché fosse glorificato nelle sue meraviglie.
[7] Con esse il medico cura e toglie il dolore,
[8] con queste il farmacista prepara le misture.
Certo non verranno meno le opere del Signore;
da lui proviene il benessere sulla terra.
[9] Figlio, non trascurarti nella malattia,
ma prega il Signore ed egli ti guarirà.
[10] Allontana l’errore, regola le tue mani,
purifica il cuore da ogni peccato.
[11] Offri l’incenso e un memoriale di fior di farina
e sacrifici pingui secondo le tue possibilità.
[12] Poi ricorri pure al medico, perché il Signore ha creato anche lui:
non stia lontano da te, poiché c’è bisogno di lui.
[13] Ci sono casi in cui il successo è nelle loro mani;
[14] anch’essi infatti pregano il Signore
perché conceda loro di dare sollievo
e guarigione per salvare la vita.
[15] Chi pecca contro il proprio creatore
cada nelle mani del medico.
[16] Figlio, versa lacrime sul morto,
e come uno che soffre profondamente inizia il lamento;
poi seppelliscine il corpo secondo le sue volontà
e non trascurare la sua tomba.
[17] Piangi amaramente e alza il tuo caldo lamento,
il lutto sia proporzionato alla sua dignità,
un giorno o due per evitare maldicenze,
poi consólati del tuo dolore.
[18] Infatti dal dolore esce la morte,
il dolore del cuore logora la forza.
[19] Nella disgrazia resta il dolore,
una vita da povero è maledizione del cuore.
[20] Non abbandonare il tuo cuore al dolore,
scaccialo ricordando la tua fine.
[21] Non dimenticare che non c’è ritorno;
a lui non gioverai e farai del male a te stesso.
[22] Ricòrdati della mia sorte, che sarà anche la tua:
ieri a me e oggi a te.
[23] Nel riposo del morto lascia riposare anche il suo ricordo;
consólati di lui, ora che il suo spirito è partito.
[24] La sapienza dello scriba sta nel piacere del tempo libero,
chi si dedica poco all’attività pratica diventerà saggio.
[25] Come potrà divenire saggio chi maneggia l’aratro
e si vanta di brandire un pungolo,
spinge innanzi i buoi e si occupa del loro lavoro
e parla solo di vitelli?
[26] Dedica il suo cuore a tracciare solchi
e non dorme per dare il foraggio alle giovenche.
[27] Così ogni artigiano e costruttore
che passa la notte come il giorno:
quelli che incidono immagini per sigilli
e con pazienza cercano di variare le figure,
dedicano il cuore a riprodurre bene il disegno
e stanno svegli per terminare il lavoro.
[28] Così il fabbro che siede vicino all’incudine
ed è intento al lavoro del ferro:
la vampa del fuoco gli strugge le carni,
e col calore della fornace deve lottare;
il rumore del martello gli assorda gli orecchi,
i suoi occhi sono fissi sul modello di un oggetto,
dedica il suo cuore a finire il lavoro
e sta sveglio per rifinirlo alla perfezione.
[29] Così il vasaio che è seduto al suo lavoro
e con i suoi piedi gira la ruota,
è sempre in ansia per il suo lavoro,
si affatica a produrre in gran quantità.
[30] Con il braccio imprime una forma all’argilla,
mentre con i piedi ne piega la resistenza;
dedica il suo cuore a una verniciatura perfetta
e sta sveglio per pulire la fornace.
[31] Tutti costoro confidano nelle proprie mani,
e ognuno è abile nel proprio mestiere.
[32] Senza di loro non si costruisce una città,
nessuno potrebbe soggiornarvi o circolarvi.
Ma essi non sono ricercati per il consiglio del popolo,
[33] nell’assemblea non hanno un posto speciale,
non siedono sul seggio del giudice
e non conoscono le disposizioni della legge.
Non fanno brillare né l’istruzione né il diritto,
non compaiono tra gli autori di proverbi,
[34] ma essi consolidano la costruzione del mondo,
e il mestiere che fanno è la loro preghiera.
Differente è il caso di chi si applica
a meditare la legge dell’Altissimo.

 

Anche se la conclusione del v. 15 è poco felice nel senso che si vuole intendere, il cap. 38 del libro del Siracide è quanto mai attuale e significativo: “Onora il medico come si deve secondo il bisogno; anch’egli è stato creato dal Signore. Dall’Altissimo viene la guarigione, anche dal re egli riceve doni. La scienza del medico lo fa procedere a testa alta, egli è ammirato anche tra i grandi. Il Signore ha creato medicamenti dalla terra, l’uomo assennato non li disprezza. Dio ha dato agli uomini la scienza perché potessero gloriarsi delle sue meraviglie. Con esse il medico cura ed elimina il dolore e il farmacista prepara le miscele” (Sir 38, 1 – 4; 6 – 7). Dicevamo, il brano è molto attuale soprattutto perché ai nostri giorni non è affatto raro che si ricorra a fattucchiere, maghi ed esorcisti al presenziare del minimo disturbo insignificante o di malattie che potrebbero trovare soluzione semplicemente con l’intervento della scienza medica. Anche nell’ambito della vita ecclesiale ci si rivolge ai sacerdoti, specialmente a quelli dotati di carismi e di particolare tatto e condiscendenza, per ottenere ad ogni costo la guarigione da un’infermità mentale fisica propria o di altri, omettendo opportuni ricorsi al medico o allo specialista competente credendo di poter trovare soluzioni semplici e immediate ai propri problemi; ci si affida anche ai pranoterapisti e ai magi, agli inovini e non rara è anche la divinazione pur di trovare sollievo ai comuni assilli di natura psicologica e senza per nulla voler colpire i movimenti carismatici cattolici, non è raro il caso che determinati gruppi pentecostali siano di fatto frequentati da chi cerca solo illusioni e fughe alienanti in conseguenza anche di disturbi psichici. Si confonde non di rado la religione con la superstizione e c’è anche chi si “rifugia” nella preghiera e nella prospettiva della religione per fuggire l’impegno delle cure terapeutiche senza considearare che in molti casi la sola limitazione alle pratiche religiose senza il ricorso alle cure mediche può comportare un ulteriore aggravio per lo stesso disturbo.

Come afferma invece il suddetto passo del Siracide, a guarire dai nostri mali e dalle nostre infermità è certamente il Signore e a Lui solo si deve il dono della salute e l’esasperazione della scienza non è mai vantaggiosa, come pure insulsa e meschina è la presunzione di autosufficienza di certi periti in campo sanitario; ciò però non pregiudica la legittimità, e non di rado la necessità urgente della medicina, soprattutto perché proprio questa è lo strumento con cui Dio opera ordinariamente le nostre guarigioni e prorpio la scienza è il luogo in cui Dio, nell’ordinarietà ci viene in aiuto, quando questa venga praticata secondo determinati canoni di eticità e nel vero perseguimento del bene dell’infermo. Ad infondere sapienza, scienza e prudenza ai nostri medici (per chi ci crede) è infatti lo Spirito Santo che è anche l’artefice fondamentale delle nuove conquiste della scienza e della tecnica nelle singole intuizioni e nelle conclusioni dei periti. Dio guarisce attraverso la competenza e la retta coscienza dei medici e occorre pertanto ricordare a noi stessi, fra le altre cose, il grande rapporto di reciproca intesa che può concorrere fra la scienza e la fede ciascuno nel proprio ambito di competenza ma nel rapporto di vera simbiosi nel raggiungiemnto dell’obiettivo del bene dell’uomo.

Ci sono dei casi, però, in cui Dio interviene direttamente attraverso procedure straordinarie come i miracoli. Una di queste è quella descritta dall’evangelista Marco nella liturgia odierna a proposito della donna emorroissa: di tutti i 27 episodi miracolistici raccontati dagli evangelisti 14 sono relativi alle guarigioni; di questi ultimi il presente episodio è forse l’unico in cui si descrive nei dettagli il previo ricorso di un miracolato alle cure dei medici: anche se con la conseguenza di risultati sempre più disastrosi e deprimenti, questa donna per 12 anni si era affidata ai periti e l’emorragia non si era affatto placata. Adesso, avendo sentito parlare di Gesù, ha la certezza che, solo toccando il suo mantello, otterrà la guarigione. Secondo alcuni critici il fenomeno con cui avviene la soluzione dell’atrocissimo dramma di questa donna ha del portentoso tipico dei comunissimi magi e taumaturghi che anche all’epoca di Gesù popolavano la zona, soprattutto per quella strana “forza” che esce da Gesù non appena viene toccato. Si tratterebbe secondo alcuni di un portento straordinario dell’occulto che non distinguerebbe Gesù dagli altri taumaturghi di tutti i tempi. In realtà il concetto esprime la potenza di Dio di cui il Figlio è ricolmo e di cui fa dono ad altri. Per farla breve, Gesù si accorge che qualcuno, chissà chi, ha avuto fede in lui come nel Dio Signore onnipotente e ne ha subito le conseguenze benefiche.

Ed è proprio questo che fonda la differenza fra la magia e l’intervento miracoloso di Gesù: la fede. Questa donna, dopo l’inutilità dei continui consulti medici, si abbandona a Gesù riconoscendolo come il Signore della vita e della salute fisica e morale, che ha potere sul male e perfino sulla morte e che nelle parole e nelle opere mostra la misericordia del Padre; ragion per cui (altra differenza che in tutti gli altri racconti di miracoli) non è neppure necessario interloquire con lui: basta toccare la frangia del suo mantello: l’onnipotenza di Dio e la misericordia di Dio prescindono anche dalla nostra presenza al suo cospetto e anzi nella fede siamo certi che il Signore stesso presenzia lui per primo, pronto ad intervenire a nostro vantaggio. La fede è la virtù caratteristica propria di chi riconosce il Signore in ogni circostanza della propria vita e si abbandona al suo volere, sottomettendo tutto se stesso con l’ossequio dell’intelligenza e della volontà, vivendo la sua Parola, senza porre limiti alla sua misericordia; essa è il dono che Dio stesso ci ha elargito e che noi coltiviamo che ci permette di individuare la sua presenza in tutte le circostanze della vita anche attraverso esperienze che ci sono ostili o avverse. La fede è la caratteristica propria di chi non dispera ma si da alla speranza e all’abbandono fiducioso, confidando sempre nell’interveto risolutore di Dio.

Tutto questo però senza omettere di attribuire alla ragione e al buon senso il dovuto spazio che ad essi competono e allontanando ogni sorta di ingenuità e di bigottismo labile e inconcludente: Dio nei nostri riguardi può anche l’inverosimile, ma sempre quando la nostra fede, anziché fuggirle, tenda ad assumere coraggiosamente le sfide e le lotte comuni della vita ed è solo in conseguenza di questo che si può sperare nel miracolo: esso avviene infatti in conseguenza di una fede reale e provata. Procacciare invece un prodigio come unica e immediata soluzione ai nostri mali, eludendo l’impegno e la lotta del vero discepolo e miscononscendo il valore del realismo e della razionalità rischia solamente di condurci alla mera idolatria illusoria e inconcludente. Che differenza vi sarebbe infatti fra la fede in Dio e le pratiche magiche e occulte quando ogni cosa potesse risolversi attraverso miracoli e interventi prodigiosi? Dove avremmo noi i nostri meriti e le nostre ricompense e dove mai potremmo esercitare la virtù e la costanza se dovessimo pretendere che malattie, indigenze e le precarietà di ogni ordine avessero la loro soluzione nei fenomeni soprannaturali? Non sarebbe troppo piatta e incolore la nostra vita quando vi fosse immediatezza nell’adempimento divino di ogni grazia di cui facciamo richiesta? Certo, il nostro Dio può ogni cosa, ma il senso di ogni miracolo va ricercato nelle parole conclusive che Gesù rivolge all’emorroissa risanata: “La tua fede ti ha salvata”, espressione che si ripete anche a proposito di altri interventi gesuani di guarigione.

Il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei esalta la fede come “fondamento delle cose che si sperano, prova di quelle che non si vedono” ed enumera una lunga serie di avvenimenti tipici della Scrittura nei quali tale virtù ha sempre offerto conseguenze vantaggiose per chi l’ha esercitata. Si tratta però sempre della fede indiscussa nel Dio che la Bibbia proclama fautore della storia e della vita che “non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano” (Sap 1, 13 I Lettura), che tutto sostiene nell’essere motivato dal solo Amore e che pertanto padroneggia anche la morte, come nel caso della fanciulla dodicenne risuscitata alle parole “Talità Kum”, nelle quali Gesù prefigura la vittoria definitiva della sua resurrezione, manifestando ancora una volta l’evidenza della realtà del Regno nella concretezza dell’amore di Dio Padre.

Questo secondo miracolo a cui assistiamo rievoca episodi come quelli della fede della vedova di Zarepta che ottiene la resurrezione del proprio figlioletto per aver riconosciuto in Elia il profeta araldo del Signore (1 Re 17, 10 – 24) o della Sunamita il cui pargoletto viene richiamato alla vita da Eliseo, anchéegli inviato messaggero dal Signore (2 Re 4, 8 – 37); in questo caso però è Gesù Via, Verità e Vita che mostra la propria affermazione indiscussa sulla morte perché la vita abbia sempre la prevalenza. E ancora una volta garantendo che la fede (Giairo) ha le sue debite ricompense.

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O inclinazione al male, come ti sei insinuata per ricoprire la terra di inganni?

Capitolo 37

[1] Ogni amico dice: «Anch’io sono amico»,
ma c’è chi è amico solo di nome.
[2] Non è forse un dolore mortale
un compagno e amico che diventa nemico?
[3] O inclinazione al male, come ti sei insinuata
per ricoprire la terra di inganni?
[4] C’è chi si rallegra con l’amico quando tutto va bene,
ma al momento della tribolazione gli è ostile.
[5] C’è chi si affligge con l’amico per amore del proprio ventre,
ma di fronte alla battaglia prende lo scudo.
[6] Non dimenticarti dell’amico nell’animo tuo,
non scordarti di lui nella tua prosperità.
[7] Ogni consigliere esalta il consiglio che dà,
ma c’è chi consiglia a proprio vantaggio.
[8] Guàrdati da chi vuole darti consiglio
e prima infórmati quali siano le sue necessità:
egli infatti darà consigli a suo vantaggio;
perché non abbia a gettare un laccio su di te
[9] e ti dica: «La tua via è buona»,
ma poi si tenga in disparte per vedere quel che ti succede.
[10] Non consigliarti con chi ti guarda di sbieco
e nascondi le tue intenzioni a quanti ti invidiano.
[11] Non consigliarti con una donna sulla sua rivale
e con un pauroso sulla guerra,
con un mercante sul commercio
e con un compratore sulla vendita,
con un invidioso sulla riconoscenza
e con uno spietato sulla bontà di cuore,
con un pigro su una iniziativa qualsiasi
e con un salariato sul raccolto,
con uno schiavo pigro su un lavoro importante.
Non dipendere da costoro per nessun consiglio.
[12] Frequenta invece un uomo giusto,
di cui sai che osserva i comandamenti
e ha un animo simile al tuo,
perché se tu cadi, egli saprà compatirti.
[13] Attieniti al consiglio del tuo cuore,
perché nessuno ti è più fedele.
[14] Infatti la coscienza di un uomo talvolta suole avvertire
meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare.
[15] Per tutte queste cose invoca l’Altissimo,
perché guidi la tua via secondo verità.
[16] Principio di ogni opera è la parola,
prima di ogni azione c’è la riflessione.
[17] Radice di ogni mutamento è il cuore,
[18] da cui derivano quattro scelte:
bene e male, vita e morte,
ma su tutto domina sempre la lingua.
[19] C’è l’esperto che insegna a molti,
ma è inutile a se stesso.
[20] C’è chi posa a saggio nei discorsi ed è odioso,
e finisce col mancare di ogni cibo;
[21] il Signore non gli ha concesso alcun favore,
perché è privo di ogni sapienza.
[22] C’è chi è saggio solo per se stesso
e i frutti della sua intelligenza si notano sul suo corpo.
[23] Un uomo saggio istruisce il suo popolo,
i frutti della sua intelligenza sono degni di fede.
[24] Un uomo saggio è colmato di benedizioni,
tutti quelli che lo vedono lo proclamano beato.
[25] La vita dell’uomo ha i giorni contati,
ma i giorni d’Israele sono senza numero.
[26] Il saggio ottiene fiducia tra il suo popolo,
e il suo nome vivrà per sempre.
[27] Figlio, per tutta la tua vita esamina te stesso,
vedi quello che ti nuoce e non concedertelo.
[28] Difatti non tutto conviene a tutti
e non tutti approvano ogni cosa.
[29] Non essere ingordo per qualsiasi ghiottoneria
e non ti gettare sulle vivande,
[30] perché l’abuso dei cibi causa malattie
e l’ingordigia provoca le coliche.
[31] Molti sono morti per ingordigia,
chi invece si controlla vivrà a lungo.

 

Quando il Siracide parla del consiglio da chiedere, mette in evidenza una grande verità. Dove c’è interesse personale, lì mai vi potrà essere un buon consiglio: “Ogni consigliere esalta il consiglio che dà, ma c’è chi consiglia a proprio vantaggio. Guàrdati da chi vuole darti consiglio e prima infórmati quali siano le sue necessità: egli infatti darà consigli a suo vantaggio; perché non abbia a gettare un laccio su di te e ti dica: «La tua via è buona», ma poi si tenga in disparte per vedere quel che ti succede. Non consigliarti con chi ti guarda di sbieco e nascondi le tue intenzioni a quanti ti invidiano. Non consigliarti con una donna sulla sua rivale e con un pauroso sulla guerra, con un mercante sul commercio e con un compratore sulla vendita, con un invidioso sulla riconoscenza e con uno spietato sulla bontà di cuore, con un pigro su una iniziativa qualsiasi e con un salariato sul raccolto, con uno schiavo pigro su un lavoro importante. Non dipendere da costoro per nessun consiglio. Frequenta invece un uomo giusto, di cui sai che osserva i comandamenti e ha un animo simile al tuo, perché se tu cadi, egli saprà compatirti. Attieniti al consiglio del tuo cuore, perché nessuno ti è più fedele. Infatti la coscienza di un uomo talvolta suole avvertire meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare. Per tutte queste cose invoca l’Altissimo, perché guidi la tua via secondo verità” (Sir 37,7-15). Questa legge vale anche per il pastore. Anche il più piccolo, insignificante interesse personale, fa sì che il pastore diventi un mercenario, uno interessato più a se stesso che al gregge che gli è stato dato in custodia. Invece gregge e pastore devono essere una sola vita, un solo interesse, una sola verità, un solo amore, un solo presente, un solo futuro. La vita del buon pastore sono le pecore.

Gesù vive per le pecore. Nutre e disseta le sue pecore con il suo sudore quotidiano, il suo sacrificio, la sua rinunzia a vivere per se stesso e con un amore sino alla fine li sfama donando loro da mangiare la sua carne e li disseta offrendo loro da bere il suo sangue. Veramente Gesù è la vita delle sue pecore. Per essere buoni pastori, e non ladri e briganti, si deve essere in Cristo, con Cristo, per Cristo, da Cristo, mai senza di Lui. Ora Cristo non è nella sua Parola, nel suo Vangelo senza la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. Cristo Gesù è nella Parola, nel Vangelo, nella grazia, nei sacramenti di cui depositaria è la Chiesa fondata su Pietro.

Chi si pone fuori della Chiesa fondata su Pietro, mai potrà nutrire il gregge alla maniera di Cristo Gesù. O le manca la grazia o la pienezza della verità. Pienezze di grazia e di verità sussistono solo nella Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. Fuori di essa vi è carenza parziale, oppure totale di questo nutrimento di vita per le pecore. Che nutrimento si può dare alle pecore senza Eucaristia, senza dono dello Spirito Santo, senza la remissione sacramentale dei peccati? Quale verità si può dare alle pecore dove non vi è la garanzia che ciò che si dona è purissima verità di Gesù Signore? Si può essere ladri e briganti in tanti modi, anche lasciando morire le pecore di fame.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fate tutti Chiesa con Pietro.

 Sfondi-HD-bellissimi-paesaggio-giapponese

Invoca l’Altissimo perchè guidi la tua via secondo Verità

Siracide

Capitolo 37

[1] Ogni amico dice: «Anch’io sono amico»,
ma c’è chi è amico solo di nome.
[2] Non è forse un dolore mortale
un compagno e amico che diventa nemico?
[3] O inclinazione al male, come ti sei insinuata
per ricoprire la terra di inganni?
[4] C’è chi si rallegra con l’amico quando tutto va bene,
ma al momento della tribolazione gli è ostile.
[5] C’è chi si affligge con l’amico per amore del proprio ventre,
ma di fronte alla battaglia prende lo scudo.
[6] Non dimenticarti dell’amico nell’animo tuo,
non scordarti di lui nella tua prosperità.
[7] Ogni consigliere esalta il consiglio che dà,
ma c’è chi consiglia a proprio vantaggio.
[8] Guàrdati da chi vuole darti consiglio
e prima infórmati quali siano le sue necessità:
egli infatti darà consigli a suo vantaggio;
perché non abbia a gettare un laccio su di te
[9] e ti dica: «La tua via è buona»,
ma poi si tenga in disparte per vedere quel che ti succede.
[10] Non consigliarti con chi ti guarda di sbieco
e nascondi le tue intenzioni a quanti ti invidiano.
[11] Non consigliarti con una donna sulla sua rivale
e con un pauroso sulla guerra,
con un mercante sul commercio
e con un compratore sulla vendita,
con un invidioso sulla riconoscenza
e con uno spietato sulla bontà di cuore,
con un pigro su una iniziativa qualsiasi
e con un salariato sul raccolto,
con uno schiavo pigro su un lavoro importante.
Non dipendere da costoro per nessun consiglio.
[12] Frequenta invece un uomo giusto,
di cui sai che osserva i comandamenti
e ha un animo simile al tuo,
perché se tu cadi, egli saprà compatirti.
[13] Attieniti al consiglio del tuo cuore,
perché nessuno ti è più fedele.
[14] Infatti la coscienza di un uomo talvolta suole avvertire
meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare.
[15] Per tutte queste cose invoca l’Altissimo,
perché guidi la tua via secondo verità.
[16] Principio di ogni opera è la parola,
prima di ogni azione c’è la riflessione.
[17] Radice di ogni mutamento è il cuore,
[18] da cui derivano quattro scelte:
bene e male, vita e morte,
ma su tutto domina sempre la lingua.
[19] C’è l’esperto che insegna a molti,
ma è inutile a se stesso.
[20] C’è chi posa a saggio nei discorsi ed è odioso,
e finisce col mancare di ogni cibo;
[21] il Signore non gli ha concesso alcun favore,
perché è privo di ogni sapienza.
[22] C’è chi è saggio solo per se stesso
e i frutti della sua intelligenza si notano sul suo corpo.
[23] Un uomo saggio istruisce il suo popolo,
i frutti della sua intelligenza sono degni di fede.
[24] Un uomo saggio è colmato di benedizioni,
tutti quelli che lo vedono lo proclamano beato.
[25] La vita dell’uomo ha i giorni contati,
ma i giorni d’Israele sono senza numero.
[26] Il saggio ottiene fiducia tra il suo popolo,
e il suo nome vivrà per sempre.
[27] Figlio, per tutta la tua vita esamina te stesso,
vedi quello che ti nuoce e non concedertelo.
[28] Difatti non tutto conviene a tutti
e non tutti approvano ogni cosa.
[29] Non essere ingordo per qualsiasi ghiottoneria
e non ti gettare sulle vivande,
[30] perché l’abuso dei cibi causa malattie
e l’ingordigia provoca le coliche.
[31] Molti sono morti per ingordigia,
chi invece si controlla vivrà a lungo.

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