LA RISURREZIONE DI GESU’

La risurrezione di Gesù

1. Nella Risurrezione di Gesù c’è il fondamento solido della speranza per tutti

Prendo come testo di meditazione una pagina del discorso che il Papa ha fatto a Verona sul tema del Convegno, della testimonianza che siamo chiamati a rendere al Cristo risorto, perché nella Risurrezione di Gesù c’è il fondamento solido della speranza per tutti, per il mondo intero. E siccome c’è una pagina che riguarda il mistero della Risurrezione e che mi sembra preziosa, la provo a leggere, poi dopo la spiego in modo che possa servire come meditazione all’inizio della Quaresima nella prospettiva della Pasqua verso la quale siamo incamminati.

Dice così:

“La risurrezione di Cristo è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande “mutazione” mai accaduta, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo: per questo la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza cristiana, dall’inizio e fino alla fine dei tempi. Si tratta di un grande mistero, certamente, il mistero della nostra salvezza, che trova nella risurrezione del Verbo incarnato il suo compimento e insieme l’anticipazione e il pegno della nostra speranza. Ma la cifra di questo mistero è l’amore e soltanto nella logica dell’amore esso può essere accostato e in qualche modo compreso: Gesù Cristo risorge dai morti perché tutto il suo essere è perfetta e intima unione con Dio, che è l’amore davvero più forte della morte. Egli era una cosa sola con la Vita indistruttibile e pertanto poteva donare la propria vita lasciandosi uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte: in concreto nell’Ultima Cena egli ha anticipato e accettato per amore la propria morte in croce, trasformandola così nel dono di sé, quel dono che ci dà la vita, ci libera e ci salva. La sua risurrezione è stata dunque come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che scioglie le catene del peccato e della morte. Essa ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé. Tutto ciò avviene concretamente attraverso la vita e la testimonianza della Chiesa”.

Intanto ci fermiamo qua, e proviamo a vedere che cosa vuole dire il Papa.

2. La Risurrezione di Cristo è un avvenimento della storia.

Innanzitutto, la Risurrezione di Cristo è un avvenimento della storia. Non c’è dubbio, gli Apostoli sono stati testimoni del Signore risorto, ma nello stesso tempo, dice il Papa, “essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena”. Questa è un’affermazione che abbiamo fatto tante volte, la Risurrezione non vuole dire che il giorno di Pasqua Gesù ritorna al Giovedì Santo come se la morte non fosse stata in mezzo, venisse cancellata come se non ci fosse. Al contrario, dice il Papa, “è invece la più grande “mutazione” mai accaduta, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo”.

E vuole dire, l’esistenza del mondo è una serie infinita di cambiamenti, di trasformazioni e di mutazioni, non c’è niente di fisso nel nostro mondo, ma tutto è in qualche modo in trasformazione. Pensate agli esseri viventi, al cammino dall’origine fino alla maturità, alla vecchiaia, alla morte, cioè tutto cambia e si rinnova.

3. La Risurrezione di Gesù è una mutazione infinitamente più grande e più profonda di tutte quelle che noi possiamo immaginare o verificare nella storia del mondo e della natura, perché è il passaggio della umanità di Gesù da una vita nel mondo a una vita in Dio.

Ma la Risurrezione di Gesù è una mutazione infinitamente più grande e più profonda di tutte quelle che noi possiamo immaginare o verificare nella storia del mondo e della natura, perché è il passaggio della umanità di Gesù – l’uomo Gesù di Nazaret, la sua realtà umana concreta – da una vita nel mondo a una vita in Dio. È la trasformazione dell’umanità di Gesù in vita divina, dell’umanità di Gesù. Il segno più immediato è quello che abbiamo ricordato più volte: “Il Cristo risorto non muore più, la morte non ha più nessun potere sopra di Lui”.

Vuole dire: dal punto di vista biologico è una legge naturale che vale per tutti, che tutto quello che nasce prima o poi deve morire. Questo fa parte dello statuto, della legge, biologica di tutti gli esseri viventi. Non solo, ma il nostro universo è dominato dalla legge dell’entropia, per cui le differenze di potenziale di energie tendono a diminuire, e, ma mano che diminuiscono, diminuisce una possibilità di vita. Quindi prima o poi il nostro mondo morirà, è in una condizione di energia piatta senza dislivelli.

Ora, quello che noi crediamo sia avvenuto nella Risurrezione di Gesù, è che un pezzettino del nostro mondo è diventato eterno, quindi un pezzettino del nostro mondo non morirà più, non sarà più sottomesso alla legge della biologia o alla legge della termodinamica. L’umanità di Gesù è un mondo entrato nella ricchezza di vita di Dio – in quanto Figlio di Dio non c’era problema, questo non c’interessa adesso. La risurrezione di Gesù riguarda l’umanità di Gesù, è l’uomo Gesù di Nazaret che risorge nella sua umanità e porta la sua umanità dentro il mistero di Dio. Direbbe S. Giovanni «Gesù passa da questo mondo al Padre» (Gv 13, 1).

4. Chi è risorto è chiaramente Gesù di Nazaret, ma Gesù di Nazaret ha una relazione profonda e incancellabile con sua madre, con Maria, e attraverso Maria con tutta la famiglia umana.

Allora la Risurrezione tocca la storia degli uomini – perché si passa da questo mondo –, ma va oltre la storia perché culmina nel Padre, nel mistero di Dio. Dice il Papa: questa è “la più grande “mutazione” mai accaduta, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo”.

E provo a spiegare. Chi è risorto è chiaramente Gesù di Nazaret, ma Gesù di Nazaret ha una relazione profonda e incancellabile con sua madre, con Maria, e attraverso Maria con tutta la famiglia umana; quindi è inserito, innestato, nella serie delle generazioni umane, in un tessuto universale, perché tutti gli uomini in un modo o nell’altro sono legati da una solidarietà che li fa essere un’unica famiglia.

5. La risurrezione di Gesù riguarda anche l’umanità intera, riguarda la storia dell’umanità, riguarda il cosmo, perché la “mutazione” è la mutazione di una umanità concreta che è fatta di legami con le altre persone umane, con le generazioni che l’hanno preceduta e con quelle che verranno dopo e con il Cosmo intero.

Allora, il fatto che uno di noi abbia vinto definitivamente la morte e sia entrato nella vita di Dio, è un fatto che riguarda anche noi. Riguarda Lui prima di tutto si intende, ma riguarda anche noi, è uno di noi, è legato a noi dai vincoli della solidarietà umana.

Non solo, è legato alla storia, perché è vissuto dentro in una storia concreta, che è la storia di Israele, che è la storia dell’Impero Romano, che è la storia dell’umanità… e tutte queste cose.

Non solo, è legato con il Cosmo, perché Gesù Cristo come tutti gli uomini è fatto di carne, e la carne è fatta di mondo, è fatta degli elementi, degli atomi, delle molecole, che sono gli atomi e le molecole del mondo Allora vuol dire che un pezzettino del Cosmo è diventato eterno.

Questo vuole dire il Papa: riguarda la Risurrezione di Gesù anche l’umanità intera, riguarda la storia dell’umanità, riguarda il cosmo, perché la “mutazione” è la mutazione di una umanità concreta che è fatta di legami con le altre persone umane, con le generazioni che l’hanno preceduta e con quelle che verranno dopo e con il Cosmo intero.

Il significato della Creazione e della storia della salvezza

1. Dio nel suo infinito amore e nella sua grande sapienza ha creato l’uomo con un progetto sull’uomo che è questo: che l’uomo diventi partecipe della sua vita, che l’uomo entri a vivere la comunione con Dio.

Dice ancora il Papa: “Per questo la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza cristiana, dall’inizio e fino alla fine dei tempi. Si tratta di un grande mistero, certamente, il mistero della nostra salvezza, che trova nella risurrezione del Verbo incarnato il suo compimento e insieme l’anticipazione e il pegno della nostra speranza”.

E vuole dire. Qual è il significato della Creazione e della storia della salvezza?

Se ricordate il Concilio dice che “Dio nel suo infinito amore e nella sua grande sapienza ha creato l’uomo con un progetto sull’uomo che è questo: che l’uomo diventi partecipe della sua vita, che l’uomo entri a vivere la comunione con Dio”.

2. Nel momento in cui Gesù di Nazaret entra con la Risurrezione nella gloria del Padre, si realizza quello che Dio aveva pensato quando ha creato l’uomo.

Bene, questo progetto, che sta all’inizio della Creazione, in Gesù di Nazaret è compiuto. Nel momento in cui Gesù di Nazaret entra con la Risurrezione nella gloria del Padre, si realizza quello che Dio aveva pensato quando ha creato l’uomo: condurre l’uomo alla comunione con sé, alla partecipazione della sua vita.

Oppure detto in altri termini, quando Dio ha creato il mondo lo ha creato non perché il mondo finisse nel nulla, nella morte, ma perché il mondo finisse nella comunione con Lui, arrivasse a partecipare della sua vita.

Oppure detto ancora in altri termini. C’è un filosofo, famoso contemporaneo, che dice che “l’uomo è un essere per la morte”; e vuole dire che quando l’uomo incomincia a vivere incomincia il suo cammino verso la morte. E questa dimensione è fondamentale della sua esistenza, è quello che la caratterizza. E se l’uomo vuole rendersi conto di quello che è, deve capire che lui è un essere fatto per la morte, finché non accetta questo non capisce la sua identità.

3. Il disegno di Dio non è che l’uomo sia per la morte, ma che l’uomo sia per la risurrezione, e quindi per la vita.

Bene, se è vero quello che noi abbiamo detto, il disegno di Dio non è che l’uomo sia per la morte, ma che l’uomo sia per la risurrezione, e quindi per la vita. Quello che è avvenuto in Gesù Cristo diventa il fondamento della nostra speranza. Il fondamento del nostro cammino va verso la morte, ma attraverso la morte verso la Risurrezione. E quello che è avvenuto in Gesù è l’anticipo, è come il primo che ha percorso tutto il cammino fino al traguardo, ma lo ha percorso per primo per tirarsi dietro anche gli altri, perché il suo cammino diventi anche il nostro.

Allora, abbiamo detto tutto questo:

  • una grande mutazione che riguarda Gesù di Nazaret,

  • che riguarda l’umanità intera, il Cosmo;

  • è l’ingresso del mondo nella vita di Dio;

  • è la partecipazione alla sua eternità;

  • è la vittoria sulla morte.

L’uomo Gesù di Nazaret è resuscitato da Dio

1. Dio ha risuscitato l’uomo Gesù di Nazaret perché era plasmato in tutta la sua ricchezza umana dall’amore di Dio.

Ma, dice il Papa: “La cifra di questo mistero è l’amore”. La domanda era: perché Gesù Cristo è risuscitato? Uno può rispondere: “perché Dio lo ha risuscitato dai morti”, non c’è dubbio. Ma perché Dio ha risuscitato quell’uomo lì, che è Gesù di Nazaret? E il Papa dice: Ha risuscitato quell’uomo lì perché era plasmato in tutta la sua ricchezza umana dall’amore di Dio; perché tutti i suoi pensieri e le sue parole e i suoi gesti e le relazioni umane che ha vissuto e le sue sofferenze e le sue speranze… cioè tutto quello che costituiva il materiale della sua esistenza terrena, tutto questo aveva dentro come anima, come forma, l’amore che viene da Dio. Era una vita perfettamente umana quella di Gesù, ma una vita formata dall’amore di Dio, e che si esprime in tutti i gesti come motivata e spinta dall’amore. È evidente che sono gesti di amore le guarigioni, ma sono gesti di amore le parole che Gesù pronuncia, i legami che Gesù stabilisce con i suoi discepoli, o con le persone che incontra, ecc.

La vita di Gesù è dunque strutturata intorno all’amore che viene da Dio e che motiva tutti i suoi comportamenti, tutta la sua esistenza, dall’inizio alla fine. E proprio per questo, dice il Papa: “Egli era una cosa sola con la Vita indistruttibile – cioè con la vita di Dio che è fatto di amore. E siccome era una cosa sola con la Vita indistruttibile poteva donare la propria vita lasciandosi uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte”.

2. Siccome l’amore che guida Gesù è l’amore che viene da Dio, e siccome l’amore che viene da Dio è l’amore più forte della morte, la morte non può ingoiare e definitivamente l’umanità di Gesù.

Allora la morte entra nelle possibilità concrete della vita di Gesù, perché la morte è il suo amore portato alla perfezione: «non c’è un amore più grande di chi dona la vita per gli amici» (Gv 15, 13). E nel momento in cui Gesù dona la vita per gli amici si può dire che il dinamismo di amore che sta nel cuore della sua esistenza viene portato a perfezione.

Quindi la morte è possibile nella vita di Gesù, ma non è possibile una morte definitiva, siccome l’amore che guida Gesù è l’amore che viene da Dio, e siccome l’amore che viene da Dio è l’amore più forte della morte, la morte non può ingoiare e definitivamente l’umanità di Gesù.

La Risurrezione è il segno che tutta la vita di Gesù è una vita divina. La vita terrena umana di Gesù è in realtà una vita divina, perché è una vita animata dall’amore che viene da Dio, perché è una vita non egocentrica, non egoistica, non preoccupata di affermare se stessa, non alla ricerca del successo o del potere, niente di tutto questo; ma è una vita motivata essenzialmente dall’amore. Allora proprio per questo è una vita che non può essere uccisa del tutto. Può passare attraverso la morte, perché la morte è il compimento dell’amore, ma non può essere abbandonata nella morte.

Per questo Dio ha risuscitato Gesù dai morti, perché quel Gesù apparteneva a Lui, era totalmente dedicato, offerto a lui, a Dio, al Padre.

Continua il Papa: “(…) in concreto nell’Ultima Cena Gesù ha anticipato e accettato per amore la propria morte in croce” – «è il mio corpo che viene dato per voi» (Lc 22, 19), è il modo accettare la Croce come dono, la sua morte l’ha trasformata in dono – “trasformandola così nel dono di sé, quel dono che ci dà la vita, ci libera e ci salva”.

3. Gesù ha subito la realtà del peccato, così come ha subito la realtà della morte. Però questa realtà del peccato e della morte sono state sciolte dalla forza dell’amore di Gesù.

Allora posto questo, che cosa è la Risurrezione?

Dice il Papa: è “come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che scioglie le catene del peccato e della morte”. “Gesù ha preso sopra di sé il peccato degli uomini”, che vuole dire in concreto: che Gesù ha subito il tradimento di Giuda e ha subito il rinnegamento di Pietro, l’abbandono degli Apostoli, il giudizio di condanna falso di Pilato, l’opposizione del sinedrio, il tradimento… tutto quello che volete, cioè tutte queste cose sono il nostro peccato, il peccato degli uomini.

Gesù ha subito questa realtà del peccato, così come ha subito la realtà della morte. Però questa realtà del peccato e della morte sono state sciolte dalla forza dell’amore di Gesù.

3.1. L’amore è la manifestazione della vita, vivere anche l’esperienza della morte con la motivazione dell’amore, morire per amore, vuole dire: sciogliere la morte con una forza di vita più grande.

Cioè il peccato non ha reso Gesù egoista; avere incontrato il nostro egoismo non lo ha reso egoista. Ma il Signore con la sua vita e con la sua morte ha vinto l’egoismo del mondo, proprio perché non si è lasciato condizionare. E ha vinto la realtà della morte, proprio perché l’ha trasformata in amore. Trasformare la morte in amore, vuole dire: trasformare la morte nella espressione più sorprendente e grande della vita. L’amore è la manifestazione della vita, vivere anche l’esperienza della morte con la motivazione dell’amore, morire per amore, vuole dire: sciogliere la morte con una forza di vita più grande.

Con la sua resurrezione, Cristo costituisce un mondo nuovo

1. Il Cristo risorto è pieno dello Spirito, e con questo Spirito dona la vita al mondo, agli uomini, rinnova la nostra esistenza, la nostra vita.

In questo modo, dice il Papa: “La Risurrezione di Gesù ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé”.

Vuole dire, il Cristo risorto costituisce, realizza, nella sua Resurrezione un mondo nuovo, che è un mondo non più sottomesso al peccato e alla morte, che è il mondo trasfigurato dalla potenza dell’Amore e dalla potenza di Dio, è il mondo della comunione piena con Dio.

Bene, tra questo mondo e noi non c’è un abisso, non c’è una frattura, “ma è un mondo che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé”.

Detto in altri termini, potete leggere il cap. 4° della Lettera agli Efesini, quando Paolo dice che Cristo risorto è risorto con la nostra umanità per riempire tutte le cose, cioè per riempire con la sua vita di risorto il mondo, gli uomini, la storia, la nostra vita (cfr. Ef 4, 10).

Torno a dire: la vita del Signore risorto è sua, ma questa vita che gli appartiene, il Signore risorto la dona a noi, la introduce nel mondo attraverso lo Spirito Santo, attraverso la sua Parola, i Sacramenti, la sua Grazia… attraverso tutto quello che il Signore risorto opera dentro la vita del mondo, dentro la vita i ogni uomo; è una vita che Lui possiede per comunicarla.

San Paolo dice nella prima Lettera ai Corinzi che Cristo risorto è diventato «Spirito datore di vita» (cfr. 1 Cor 15, 45); quindi il Cristo risorto è pieno dello Spirito, e con questo Spirito dona la vita al mondo, agli uomini, rinnova la nostra esistenza, la nostra vita.

2. Se tenete presente questo capite anche il mistero della Chiesa e il mistero della nostra santificazione.

Se tenete presente questo capite anche il mistero della Chiesa e il mistero della nostra santificazione, perché continua il Papa così:

“Tutto ciò – e vuole dire l’ingresso nel mondo di Gesù Cristo risorto dentro al nostro mondo, la irruzione della vita di Dio dentro la nostra vita, la nostra storia – avviene concretamente attraverso la vita e la testimonianza della Chiesa; anzi, la Chiesa stessa costituisce la primizia di questa trasformazione, che è opera di Dio e non nostra. Essa giunge a noi mediante la fede e il sacramento del Battesimo, che è realmente morte e risurrezione, rinascita, trasformazione in una vita nuova”.

La domanda è: come avviene che la vita di Gesù risorto entri nella nostra vita, nella nostra storia? E la risposta è: attraverso la vita e la testimonianza della Chiesa.

La Chiesa appartiene a questo mondo, ma la vita della Chiesa le viene dal Signore risorto. La Chiesa vive della grazia di Dio, allora continua a vivere in questo mondo ma animata dalla ricchezza di vita che riceve da Dio, attraverso Gesù Cristo risorto, per cui la Chiesa costituisce la primizia della trasformazione del mondo. Il mondo e l’umanità intera è chiamata a diventare partecipe della vita di Dio attraverso Gesù Cristo. Questa trasformazione è tutto il senso della storia dell’umanità, l’umanità deve andare lì, Dio lo ha creata per quello. Ma l’anticipo di questa trasformazione è la Chiesa, la Chiesa fin da ora vive la vita del Risorto, quella vita che riceve attraverso la fede e il Battesimo, insieme. Insieme, perché il Battesimo senza la Fede è vuoto, e la Fede senza il Battesimo non è cristiana ancora.

3. Fede e Battesimo insieme sono l’avvenimento attraverso cui la nostra vita viene inserita nella vita di Gesù, dentro la vita del Risorto.

Fede e Battesimo insieme sono l’avvenimento attraverso cui la nostra vita viene inserita nella vita di Gesù, dentro la vita del Risorto.

Lo provo dire in un altro modo se ce la cavo. Voi sapete, e lo diciamo spesso, che la “Chiesa è il corpo di Cristo”. “Voi siete il corpo di Cristo”, vuole dire che voi siete la presenza visibile di Cristo, il corpo è la nostra presenza visibile. Io sono visibile nel mio corpo, io entro in rapporto con gli altri attraverso il corpo; è attraverso il corpo che sorrido, che parlo, che stringo la mano, anche che litigo… ma la mia relazione con gli altri è nel mio corpo. Bene, la “Chiesa è il corpo di Cristo”, vuole dire: la presenza visibile, l’azione di Cristo nel mondo è attraverso di voi, attraverso la Chiesa.

Ma come mai voi siete questa presenza visibile di Cristo? A motivo del Battesimo e della Fede. A motivo della Fede e del Battesimo l’amore che Cristo ha dentro di sé è donato a voi. Il Battesimo – ricorda il Papa citando evidentemente san Paolo – è realmente morte e resurrezione, rinascita, trasformazione in una vita nuova, che è la vita del Cristo risorto.

4. «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».

È ciò che rileva san Paolo nella Lettera ai Galati:

«non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20).

“È stata cambiata così la mia identità essenziale, e io continuo ad esistere soltanto in questo cambiamento. Il mio proprio io mi viene tolto, e viene inserito in un nuovo soggetto più grande, nel quale il mio io c’è di nuovo, ma trasformato, purificato, aperto mediante l’inserimento nell’altro nel quale acquista il suo nuovo spazio di esistenza”.

E proviamo a spiegare. Cosa vuole dire san Paolo quando dice nella Lettera ai Galati:

«non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me».

Che cosa vuole dire questo? Vuole dire, spiega il Papa:

“È stata cambiata così la mia identità essenziale, tramite il Battesimo, e io continuo ad esistere soltanto in questo cambiamento. Il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in un nuovo soggetto più grande, nel quale il mio io c’è di nuovo, ma trasformato, purificato, “aperto” mediante l’inserimento nell’altro”.

Tornate a San Paolo nella Lettera ai Romani. Il Battesimo è essere immersi nella morte di Cristo, per potere risorgere con lui ad una vita nuova (cfr. Rm 6, 4). Che cos’è che muore? E che cos’è che risorge? Muore il nostro io che Paolo chiamerebbe vecchio. L’“io vecchio” è l’umanità dell’uomo egoista, ripiegato su se stesso; è motivata nelle sue scelte solo dal bisogno di autodifesa di difendere se stesso, o di raggiungere il successo o la forza o il primato. Questo “io” muore, muore l’“io” dell’isolamento, dell’autosufficienza, dell’affermazione di sé. Ci viene dato al suo posto un io nuovo che è un io più grande nel quale la mia esistenza è ricuperata tutta, non è un io estraneo, ma è recuperata attraverso una apertura agli altri, a Cristo, a Dio. Questo è il “nuovo io” che ci viene dato: un io che si struttura fondamentalmente attraverso delle relazioni di amore, attraverso l’apertura al mondo, agli altri e a Dio stesso.

Siccome apparteniamo alla natura umana, istintivamente abbiamo quegli impulsi che sono propri di ogni essere vivente, e sono: l’impulso dell’autodifesa e dell’autoaffermazione, dell’essere primo, del conquistare i primi posti, del fare carriera, del diventare ricco, dell’avere successo… Bene, al posto di questo io, che per noi è istintivo, ce lo portiamo dietro dalla evoluzione della specie, da tutto il cammino di storia dell’umanità, al posto di questo ci viene dato un io nuovo, che è il mio personale aperto a Gesù Cristo. E siccome Gesù Cristo è ricco di amore nei confronti di tutti gli uomini, è aperto a tutti gli uomini. Questo “io” nuovo è un “io” che si esprime essenzialmente nella fiducia e nell’amore verso gli altri e verso Dio, e trova il suo compimento nell’amore di Dio con tutto il cuore con tutta l’anima e con tutte le forze, nell’amore verso gli altri con sincerità con delicatezza con generosità con sacrificio con l’offerta di se stesso…

È un “io” che trova la sua forma in Gesù. Il Papa cita la Lettera ai Galati al cap. 3, 28, dove san Paolo scrive così:

«[26]Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, [27]poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. [28]Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3, 26-28).

«(…)quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo»: l’immagine del vestito è l’immagine della identità, avete ricevuto una identità nuova. Qual è questa identità? «[28]Non c’è più giudeo né greco – non è più questo che conta, così come non conta più essere schiavo né libero; non conta più essere uomo né donna; queste distinzioni rimangono evidentemente nella esperienza del quotidiano, ma non sono più rilevanti in questa identità nuova, perché questa identità nuova è quella della comunione con Dio; e in questa comunione con Dio in Gesù Cristo che uno sia Giudeo o Greco non cambia assolutamente niente, come non cambia niente il fatto che uno sia uomo o donna in questa comunione con Dio, «poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù». Siete un’unica identità di un unico corpo, c’è una identità del Cristo che è l’unica in tutti voi. Siete una persona sola, misteriosa, mistica, ma in Gesù Cristo, attraverso l’inserimento nell’altro, attraverso il dono, l’amore, la comunione, la solidarietà, il sacrificio reciproco…

Continua il Papa:

“(…) un unico soggetto nuovo, e il nostro io viene liberato dal suo isolamento. “Io, ma non più io”: è questa la formula dell’esistenza cristiana fondata nel Battesimo, la formula della risurrezione dentro al tempo, la formula della “novità” cristiana chiamata a trasformare il mondo”.

Quando il mistero della risurrezione di Gesù irrompe nella storia della vita dell’uomo la mia vita diventa il “io ma non più io”, Cristo in me, io in Cristo, in una logica nuova di vita, in un modo nuovo di pensare, in un modo nuovo di desiderare e sperare ed agire.

Rendere testimonianza al Signore risorto

1. Quindi non c’è altro da fare se non vivere il Battesimo, perché il Battesimo ha tutte queste virtualità da vivere, contiene queste abilità che debbono però essere realizzate e praticate nella vita quotidiana di tutti i giorni.

“Qui sta la nostra gioia pasquale. La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini e di donne entro la quale viviamo”.

Qual è il nostro compito nella nostra vita? Di per sé è semplicissimo (semplicissimo l’ho detto tante volte non vuole dire che sia facile, ma vuole dire che non è complicato): è lasciare che questa trasformazione, che lo Spirito Santo ha già fatto in noi con il Battesimo, si esprima nelle nostre parole e nei nostri comportamenti, quindi lasciare che le nostre parole diventino parole di bontà e di amore, di benedizione e di sincerità, di comunione e di fraternità, e lasciare che i nostri gesti diventino gesti ancora di comunione e di servizio… tutto questo.

Quindi non c’è altro da fare se non vivere il Battesimo, perché il Battesimo ha tutte queste virtualità da vivere, contiene queste abilità che debbono però essere realizzate e praticate nella vita quotidiana di tutti i giorni.

E lì è una fatica grande, perché la trasformazione della vita quotidiana è faticosa, perché bisogna evidentemente ogni giorno di nuovo superare se stessi, andare oltre il proprio interesse e oltre le proprie preferenze istintive immediate: “diventare donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto”.

2. Volete rendere testimonianza al Signore risorto? Allora fate delle cose che siano spiegabili solo a partire da Lui, che siano prodotte da Lui dentro la vostra vita.

Quando san Luca negli Atti degli Apostoli descrive la prima comunità cristiana, dice tra le altre cose così:

«[32]La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. [33]Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia» (At 4, 32-33).

Il problema è: perché gli Apostoli possono rendere testimonianza della risurrezione del Signore con grande forza? Da dove viene a loro quella grande forza?

E la risposta è in quello che noi abbiamo letto: “Possono annunciare la risurrezione del Signore con grande forza perché «[32]La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola». C’era una comunità legata da un vincolo di amore, non per interesse e non per parentela, ma a motivo della fede nel Signore. Vuole dire: il Signore aveva costruito quella comunità e l’aveva resa un “cuore solo e un’anima sola”. Tanto l’aveva resa un cuore solo e un’anima sola che mettevano ogni cosa in comune, quindi avevano superato quell’istinto di proprietà – che è un istinto naturale e buono, non è che di per sé sia un istinto negativo, può essere deformato quando è esagerato e quando diventa ingordo… e tutte queste cose, ma sta dentro alla condizione dell’uomo; ma questi l’avevano superato. Perché, da dove veniva a loro questo impulso e questa forza? Dal Signore risorto.

Allora tradotto questo vuole dire: volete rendere testimonianza al Signore risorto? Allora fate delle cose che siano spiegabili solo a partire da Lui, che siano prodotte da Lui dentro la vostra vita.

La Famiglia religiosa

1. La vostra vita religiosa è fondamentalmente un anticipo della risurrezione, vuole essere la testimonianza che la risurrezione di Gesù riguarda anche noi, produce un cammino di vita e di amore anche nella vita degli uomini.

E alla fine, se voi ci pensate, il senso della vostra vita religiosa è lì. Voi appartenete ad una famiglia religiosa perché?

“Perché siate un cuore solo e un’anima sola, e perché non diciate vostra proprietà quello che vi appartiene ma mettiate ogni cosa in comune”. Questo voto di povertà fa parte delle testimonianze del Signore risorto. Chi ve lo fa fare di rinunciare ad una proprietà personale? – Il Signore risorto. Se c’è questa motivazione, allora non c’è dubbio che la vostra vita diventa una testimonianza. Se vi volete bene tanto da essere un cuore solo e un’anima sola, allora il mettere le cose in comune è un segno di amore; e se è un segno di amore, è il segno che il Signore è vivo, è così vivo che riesce a produrre dei sentimenti e dei desideri nuovi nella vostra vita, ed efficaci. Non solo dei desideri mentali ma desideri che diventano comportamenti.

E che diventano comportamenti non facili da motivare, perché se voi andate in piazza al mercato a dire “mettete in comune i vostri beni”, fate fatica convincere qualcuno. Perché non è facile un comportamento di questo genere, deve avere delle motivazioni alla radice, e le motivazioni sono il Battesimo, e quella comunione che il Battesimo crea tra di voi, e la fraternità che la comunicazione della fede vi mette dentro al cuore, come capacità di accoglienza reciproca.

Se questo è vero allora la vostra vita religiosa è fondamentalmente un anticipo della risurrezione, vuole essere la testimonianza che la risurrezione di Gesù riguarda anche noi, produce un cammino di vita e di amore anche nella vita degli uomini.

Come tutta la Chiesa anticipa la speranza del mondo, voi nel cuore della Chiesa siete chiamate ad anticipare la speranza del mondo; e questo è il senso della vostra vocazione, è il senso della testimonianza che siete chiamate a rendere.

Così dice il Papa. Spero che sia sufficientemente chiaro e semplice, a me sembra sia molto bello. Però capisco che non è un ragionamento che si ripete spesso facilmente, però siamo davvero nel cuore della nostra fede.

Indice del cammino che il Papa fa

Vi rifaccio l’indice per vedere il cammino che il Papa fa.

  • Al centro c’è la fede nella risurrezione di Gesù. Gesù è passato da questo mondo al Padre con la sua umanità.

  • È passato da questo mondo al Padre perché tutta la sua vita è stata una vita di obbedienza al Padre e di amore.

  • E l’amore è per definizione divino. E l’amore, proprio perché è divino, è più forte della morte.

  • Allora una vita che sia spesa per amore in obbedienza a Dio, è una vita che non può essere annullata dalla morte, che assorbe anche la morte in un cammino di vita.

  • Quindi il suo cammino è semplicemente l’inizio, l’anticipo, del cammino della umanità intera.

  • Come avviene questo cammino? Con la grazia che viene dal Signore risorto.

  • E questa grazia produce nel Mondo anzitutto la Chiesa. La Chiesa è quel pezzettino di mondo che riconosce il Signore risorto, che crede in Lui – Fede, e che si lascia rigenerare nel Battesimo.

  • In questo modo la Chiesa vive nel mondo con la vita che viene da Gesù, dal Signore risorto.

  • E di questa vita rende testimonianza a tutti gli uomini, cerca di dilatarla perché tutti gli uomini vivano con questa vita che viene dal Signore risorto.

  • Quindi tutto il senso della nostra storia, della nostra vita, è quello di rendere visibile l’identità che riceviamo dal Signore, attraverso la Fede e il Battesimo.

  • E renderla visibile attraverso una vita nuova, e la vita nuova è quella dove la nostra identità non è più una identità staccata – io e basta –, ma è una identità di relazione di amore – io per voi – voi per me – in uno scambio, che è uno scambio di servizio e di amore.

  • Quando si esce dall’egoismo, dall’egocentrismo, per entrare in questa logica della fiducia in Dio e dell’amore verso gli altri, allora si vive la vita nuova, allora la vita della risurrezione è anticipata dentro al presente; non è solo speranza per il futuro ma è esperienza presente.

  • E la vita religiosa è nella Chiesa la manifestazione piena di questa trasformazione, a motivo della comunione di amore, dell’essere un cuore solo e un’anima sola, della comunione dei beni anche materiali, di quelle dimensioni che sono quelle tipiche della consacrazione religiosa.

Meditazione di San Gregorio Nisseno sulla risurrezione

« Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto » (Rom 8,22)

L’apostolo Paolo testimonia riguardo al Figlio che, non solo la creazione degli esseri è stata fatta da lui, ma pure che lui ha operato la nuova creazione, poiché l’antica creazione è invecchiata e ormai sorpassata. Così Cristo in persona è il Primogenito di tutta la creazione (Col 1,15), mediante il Vangelo annunciato agli uomini.

Come Cristo diviene “primogenito tra molti fratelli” (Rom 8,29)? Per noi si è fatto simile a noi, essendo stato partecipe della carne e del sangue, per trasformarci da corruttibili in incorruttibili, per mezzo della nascita dall’alto, da acqua e da Spirito (Gv 3,5). Ci ha indicato la strada di tale nascita quando, mediante il proprio battesimo, ha attirato lo Spirito Santo sull’acqua. È divenuto così il primogenito di tutti coloro che sarebbero stati rigenerati spiritualmente e tutti coloro che partecipano a questa rigenerazione da acqua e da Spirito sono chiamati fratelli.

Avendo deposto nella nostra natura la potenza della risurrezione dai morti, Cristo diviene anche primizia di coloro che si sono addormentati e primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18). Per primo ci ha aperto la via della liberazione dalla morte. Con la risurrezione ha distrutto i legami con i quali la morte ci teneva in schiavitù. Così, mediante questa doppia rigenerazione, del santo battesimo e della risurrezione dai morti, egli diviene il primogenito della nuova creazione.

Il primogenito ha dei fratelli. Ha detto a Maria di Magdala : « Va’ dai miei fratelli  e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio  vostro» (Gv 20,19). Perciò il mediatore fra Dio e gli uomini (1Tim 2,5), aprendo la strada a tutto il genere umano, manda ai suoi fratelli questo messaggio e dice loro: « Mediante le primizie che ho assunte, porto in me al Dio e Padre nostro tutta l’umanità ».

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La Risurrezione è una realtà: Dio non è Dio dei morti,ma dei viventi!

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
   2 Tm 1, 1-3. 6-12
Ravviva il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 122 
A te, Signore, alzo i miei occhi.

Oppure:
A te, Signore, innalzo la mia preghiera.

A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.

Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.  

Canto al Vangelo   Gv 11,25
Alleluia, alleluia.

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore;
chiunque crede in me non morirà in eterno.

Alleluia.

 
Vangelo   Mc 12, 18-27
Non è Dio dei morti, ma dei viventi.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
 

COMMENTO

Nella Scrittura Santa vi sono verità esplicite e verità implicite. Oggi Gesù educa i Sadducei perché rinuncino alla loro stoltezza ed insipienza, ottusità di mente e di cuore e si aprano a tutta la verità esplicita in modo che possa accogliere la pienezza della verità, che nasce dalla santa, giusta, sapiente, intelligente razionalità.

Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura (Sap 2, 23). Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti. (Sap 3,1-9. Cfr. 6,17-21. 8,13-18, 15,1-3).

Non è l’anima che è stata creata per l’immortalità, bensì l’uomo. Tutto l’uomo vive sulla terra con questa vocazione eterna. Poiché la morte avvolgerà un giorno l’uomo, quest’ultima verità non potrà mai distruggere la prima che è essenza vera della natura umana. Nasce la vera fede nella risurrezione dell’ultimo giorno. Il Secondo Libro dei Maccabei celebra la fierezza dei martiri proprio in vista della risurrezione finale.

Venuto meno il primo, allo stesso modo esponevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». Egli, rispondendo nella lingua dei padri, protestava: «No». Perciò anch’egli subì gli stessi tormenti del primo. Giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. (2Mac 7, 7-12).

Gesù fonda la risurrezione non su una nuova rivelazione, bensì sull’onnipotenza di Dio, che sempre crea dal nulla e sulla verità con la quale si è manifestato a Mosè presso il roveto ardente: “Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”. Dio dei vivi, non dei morti.

La fede è perfetta razionalità, deduzione, argomentazione. Questa intrinseca verità ed essenza della fede oggi è stata distrutta dai moderni e agguerriti sadducei. Costoro negano molte verità della nostra fede e volutamente ignorano che essa è un’architettura ben congegnata. Una sola verità negata, distrutta, non annunziata ha delle pesanti conseguenze pastorali, morale, di liturgia, preghiera, inquinando anche tutta la vita sociale, politica, religiosa, economica. Tutto l’uomo è nella grande falsità.

Vergine Maria, Madre della redenzione, Angeli, Santi, dateci la verità della fede.

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Che parola si diffuse tra i sopiti d’Israele! Il Signor le Porte ha schiuse! Il Signor,l’Emmanuele!

Alessandro Manzoni

LA RISURREZIONE
[Aprile-23 giugno 1812]

 

      È risorto: or come a morte
La sua preda fu ritolta?
Come ha vinte l’atre porte,
Come è salvo un’altra volta
Quei che giacque in forza altrui?
Io lo giuro per Colui
Che da’ morti il suscitò.
È risorto: il capo santo
Più non posa nel sudario
È risorto: dall’un canto
Dell’avello solitario
Sta il coperchio rovesciato:
Come un forte inebbriato
Il Signor si risvegliò.
Come a mezzo del cammino,
Riposato alla foresta,
Si risente il pellegrino,
E si scote dalla testa
Una foglia inaridita,
Che dal ramo dipartita,
Lenta lenta vi risté:
Tale il marmo inoperoso,
Che premea l’arca scavata,
Gittò via quel Vigoroso,
Quando l’anima tornata
Dalla squallida vallea,
Al Divino che tacea:
Sorgi, disse, io son con Te.
Che parola si diffuse
Tra i sopiti d’Israele!
Il Signor le porte ha schiuse!
Il Signor, I’Emmanuele!
O sopiti in aspettando,
È finito il vostro bando:
Egli è desso, il Redentor.
Pria di Lui nel regno eterno
Che mortal sarebbe asceso?
A rapirvi al muto inferno,
Vecchi padri, Egli è disceso;
Il sospir del tempo antico,
Il terror dell’inimico,
Il promesso Vincitor.
Ai mirabili Veggenti,
Che narrarono il futuro
Come il padre ai figli intenti
Narra i casi che già furo,
Si mostrò quel sommo Sole
Che, parlando in lor parole,
Alla terra Iddio giurò;
Quando Aggeo, quando Isaia
Mallevaro al mondo intero
Che il Bramato un dì verria,
Quando, assorto in suo pensiero,
Lesse i giorni numerati,
E degli anni ancor non nati
Daniel si ricordò.
Era l’alba; e molli il viso
Maddalena e l’altre donne
Fean lamento sull’Ucciso;
Ecco tutta di Sionne
Si commosse la pendice,
E la scolta insultatrice
Di spavento tramortì.
Un estranio giovinetto
Si posò sul monumento:
Era folgore l’aspetto,
Era neve il vestimento:
Alla mesta che ‘l richiese
Diè risposta quel cortese:
E risorto; non è qui.
Via co’ palii disadorni
Lo squallor della viola:
L’oro usato a splender torni:
Sacerdote, in bianca stola,
Esci ai grandi ministeri,
Tra la luce de’ doppieri,
Il Risorto ad annunziar.
Dall’altar si mosse un grido:
Godi, o Donna alma del cielo;
Godi; il Dio cui fosti nido
A vestirsi il nostro velo,
È risorto, come il disse:
Per noi prega: Egli prescrisse,
Che sia legge il tuo pregar.
O fratelli, il santo rito
Sol di gaudio oggi ragiona;
Oggi è giorno di convito;
Oggi esulta ogni persona:
Non è madre che sia schiva
Della spoglia più festiva
I suoi bamboli vestir.
Sia frugal del ricco il pasto;
Ogni mensa abbia i suoi doni;
E il tesor negato al fasto
Di superbe imbandigioni,
Scorra amico all’umil tetto,
Faccia il desco poveretto
Più ridente oggi apparir.
Lunge il grido e la tempesta
De’ tripudi inverecondi:
L’allegrezza non è questa
Di che i giusti son giocondi;
Ma pacata in suo contegno,
Ma celeste, come segno
Della gioia che verrà.
Oh beati! a lor più bello
Spunta il sol de’ giorni santi;
Ma che fia di chi rubello
Torse, ahi stolto! i passi erranti
Nel sentier che a morte guida?
Nel Signor chi si confida
Col Signor risorgerà.

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La morte è stata ingoiata per la Vittoria!

1Corinzi 15

1 Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, 2 e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
3 Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, 4 fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, 5 e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. 6 In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 7 Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. 8 Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. 9 Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. 10 Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. 11 Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
12 Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? 13 Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! 14 Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. 15 Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. 16 Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto;17 ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. 18 E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. 19 Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.
20 Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. 21 Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; 22 e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. 23 Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; 24 poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. 25 Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. 26 L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, 27 perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. 28 E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
29 Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? 30 E perché noi ci esponiamo al pericolo continuamente? 31 Ogni giorno io affronto la morte, come è vero che voi siete il mio vanto, fratelli, in Cristo Gesù nostro Signore! 32 Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono,mangiamo e beviamo, perché domani moriremo. 33 Non lasciatevi ingannare: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». 34 Ritornate in voi, come conviene, e non peccate! Alcuni infatti dimostrano di non conoscere Dio; ve lo dico a vostra vergogna.
35 Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». 36 Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; 37 e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. 38 E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo.39 Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. 40 Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri. 41 Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. 42 Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; 43 si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; 44 si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.
Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che 45 il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. 46 Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. 47 Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo.48 Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. 49 E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste. 50 Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità.
51 Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, 52 in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. 53 È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità.
54 Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
La morte è stata ingoiata per la vittoria.
55 Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione
?
56 Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. 57 Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! 58 Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

 

Collocazione del brano
La liturgia salta il capitolo 14 di 1Corinti nel quale si ribadisce l’importanza dei carismi in base all’utilità che essi hanno per la comunità. Leggiamo invece il capitolo 15 che parla della resurrezione di Cristo e di tutti i morti. Purtroppo quest’anno il Tempo Ordinario prima di Quaresima è molto breve e del capitolo 15 potremo leggere solo questa introduzione in cui Paolo dà i fondamenti di tutta la sua trattazione.
Poiché vi erano pareri contrastanti riguardo la sorte di coloro che erano già morti e la loro partecipazione alla salvezza di Cristo, Paolo parte da un dato comune tra lui e i credenti di Corinto: il Vangelo di Cristo, il fondamento della fede.

Lectio
1Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi
Paolo inizia il confronto con i Corinti ponendo subito tra sé e loro la realtà del Vangelo. E’ ciò che unisce in una comune adesione l’apostolo e la sua comunità. Ma, ancor più profondamente è ciò che caratterizza la fede di entrambe, il fondamento di qualsiasi discorso sulla risurrezione dei morti. Questo è il Vangelo che Paolo ha annunciato ai Corinti. Costoro lo hanno accolto e in esso si sono rafforzati nella fede.

2e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
Questo Vangelo porta alla salvezza, purché non venga manipolato, piegato a interpretazioni di parte. Per preservarlo nella sua genuinità è stato formulato in modo rigoroso e immutabile. Non si tratta certo di imbalsamare la Parola di Dio, anzi è in gioco la viva realtà del Vangelo accolta con fede, espressa con parole, oggetto di confessione e di predicazione.

3A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
Paolo ci tiene a sottolineare di non aver inventato lui questo Vangelo, ma di averlo ricevuto dalla tradizione apostolica e di averlo custodito con fedeltà. In questo versetto comincia una professione di fede molto arcaica che condensa in poche righe il messaggio di salvezza. Con tutta probabilità tale professione di fede è stata formulata dalla comunità di Antiochia e risale agli anni quaranta.
Si articola in quattro brevi frasi, di cui due sono più importanti e vengono specificate da quelle secondarie. La prima, importante la troviamo in questo versetto 3: Cristo morì per i nostri peccati secondo la Scritture. La morte e la risurrezione di Cristo hanno un profondo significato nella storia della salvezza intessuta da Dio con l’umanità. Infatti è morto per i nostri peccati, questo sottolinea il valore salvifico della morte di Gesù. In forza della morte di Cristo i credenti ottengono il perdono e la riconciliazione. Secondo le Scritture: gli eventi della morte e risurrezione non sono casuali, ma rientrano nel progetto divino salvifico preannunziato dai profeti.

4e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
La specificazione e che fu sepolto intende sottolineare la realtà della morte. La sepoltura costituisce il sigillo posto sulla fine irrimediabile del crocifisso. La seconda affermazione importante è quella della resurrezione, con il dato tradizionale del terzo giorno. Segue il richiamo alle apparizioni a Cefa, cioè a Pietro e ai Dodici, che introduce nell’avvenimento che è più importante nella testimonianza apostolica. La risurrezione di Gesù diventa realtà storica soltanto nelle esperienze dei testimoni. Il risorto si è fatto presente con la sua gloria nella vita di questi uomini. Come tale diviene oggetto di predicazione e di adesione di fede.

6In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 7Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. 8Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Alle apparizioni a Pietro e ai Dodici, testimoniate anche altrove nel NT, egli fa seguire un elenco di altri beneficiari: cinquecento fratelli, e a Giacomo. Giacomo, detto anche fratello del Signore, era uno dei capi della comunità cristiana di Gerusalemme. Di lui si parla in Gal 1,19. Delle apparizioni a questi personaggi non sappiamo niente. Poi è apparso agli apostoli e infine anche a Paolo stesso. Non abbiamo racconti di apparizioni di Gesù a Paolo, se non di quella sulla strada di Damasco. Egli classifica la sua esperienza come l’ultima e parla di sé come di un feto abortito. Era un’espressione alquanto ingiuriosa e può darsi sia stata usata nei suoi riguardi dai suoi avversari.

9Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. 10Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Paolo continua a parlare di se stesso, ritenendosi degno di quella espressione ingiuriosa, in quanto ex persecutore della Chiesa di Dio. Il fatto di essere ora apostolo è pura grazia. Nessun merito da parte sua. Per questo si pone all’ultimo posto nella graduatoria degli apostoli. Però il suo lavoro di missionario impegnato nella predicazione lo pone al di sopra di tutti gli altri apostoli. La grazia di Dio non è stata inefficace in lui. Quindi Paolo gioca sull’antitesi tra ciò che egli è per natura e ciò che è diventato per grazia. Egli al tempo stesso si umilia e si innalza.

11Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
Con la presentazione di se stesso e del suo posto all’interno del gruppo degli apostoli termina dunque questa introduzione al discorso sulla resurrezione. Egli ha posto in chiaro l’autorità della sua parola, pur essendo l’ultimo fa comunque parte degli apostoli. Ha ricordato anche le linee essenziali del vangelo da lui annunciato e che i Corinti hanno accolto. Un vangelo che non si è inventato da solo, ma che a sua volta ha ricevuto e trasmesso in modo fedele. In quest’ultima frase si nota il plurale: sia io che loro predichiamo. Quindi non c’è modo di mettere in dubbio la veridicità delle sue parole.

Meditiamo
– Chi mi ha annunciato il Vangelo? Vi ho aderito fermamente o sono ancora vacillante nella fede?
– Quali sono gli elementi fondamentali del Vangelo? Ci penso mai?
– Mi è mai capitato di annunciare il Vangelo, con le parole o con i fatti? In quale modo?

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L’Annuncio glorioso della Risurrezione

SONO LE DONNE LE PRIME A TRASMETTERE L’ANNUNCIO DELLA RISURREZIONE

La Risurrezione, centro del messaggio cristiano, nella forma della professione di fede e nella forma di racconto dell’evento, sono stati i temi con i quali Papa Francesco ha ripreso le catechesi sull’Anno della Fede per le udienze generali del mercoledì.
Come di consueto il Santo Padre ha fatto il giro di Piazza San Pietro in papamobile per salutare le decine di migliaia di persone che volevano salutarlo, molte delle quali gli hanno presentato i propri figli perché li prendesse in braccio. Dopo aver salutato calorosamente i fedeli, il Papa ha pregato con i presenti e dopo aver augurato “Buongiorno” ha cominciato la catechesi citando il celebre passo della lettera di San Paolo ai Corinzi: “Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati”.
“Purtroppo – ha detto il Papa – spesso si è cercato di oscurare la fede nella Risurrezione di Gesù, e anche fra gli stessi credenti si sono insinuati dubbi. Un po’ quella fede ‘all’acqua di rose’, come diciamo noi; non è la fede forte. E questo per superficialità, a volte per indifferenza, occupati da mille cose che si ritengono più importanti della fede, oppure per una visione solo orizzontale della vita. Ma è proprio la Risurrezione che ci apre alla speranza più grande, perché apre la nostra vita e la vita del mondo al futuro eterno di Dio, alla felicità piena, alla certezza che il male, il peccato, la morte possono essere vinti. E questo porta a vivere con più fiducia le realtà quotidiane, ad affrontarle con coraggio e con impegno. La Risurrezione di Cristo illumina con una luce nuova queste realtà quotidiane. La Risurrezione di Cristo è la nostra forza!”.
Passando a spiegare i due tipi di testimonianze della Risurrezione nel Nuovo Testamento, Papa Francesco ha indicato prima di tutto la professione di fede, cioè le formule sintetiche che indicano il centro della fede. Ad esse appartengono, ad esempio, i contenuti nella Lettera ai Corinzi e nella Lettera di Romani nella quale San Paolo scrive: “Fin dai primi passi della Chiesa è ben salda e chiara la fede nel Mistero di Morte e Risurrezione di Gesù”.
Il Papa si è soffermato sulle testimonianze nella forma di racconto che si trovano nei Vangeli, ricordando che le prime testimoni della Risurrezione furono le donne. “All’alba, esse si recano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, e trovano il primo segno: la tomba vuota. Segue poi l’incontro con un Messaggero di Dio che annuncia: Gesù di Nazaret, il Crocifisso, non è qui, è risorto”.
“Le donne – ha affermato il Papa – sono spinte dall’amore e sanno accogliere questo annuncio con fede: credono, e subito lo trasmettono, non lo tengono per sé, lo trasmettono. La gioia di sapere che Gesù è vivo, la speranza che riempie il cuore, non si possono contenere. Questo dovrebbe avvenire anche nella nostra vita. Sentiamo la gioia di essere cristiani! Noi crediamo in un Risorto che ha vinto il male e la morte! Abbiamo il coraggio di ‘uscire’ per portare questa gioia e questa luce in tutti i luoghi della nostra vita! La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri. È proprio la nostra testimonianza”.
“Un altro elemento. – ha proseguito il Papa – Nelle professioni di fede del Nuovo Testamento, come testimoni della Risurrezione vengono ricordati solamente uomini, gli Apostoli, ma non le donne. Questo perché, secondo la Legge giudaica di quel tempo, le donne e i bambini non potevano rendere una testimonianza affidabile, credibile. Nei Vangeli, invece, le donne hanno un ruolo primario, fondamentale. Qui possiamo cogliere un elemento a favore della storicità della Risurrezione: se fosse un fatto inventato, nel contesto di quel tempo non sarebbe stato legato alla testimonianza delle donne. Gli evangelisti invece narrano semplicemente ciò che è avvenuto: sono le donne le prime testimoni. Questo dice che Dio non sceglie secondo i criteri umani: i primi testimoni della nascita di Gesù sono i pastori, gente semplice e umile; le prime testimoni della Risurrezione sono le donne. E questo è bello. E questo è un po’ la missione delle donne: delle mamme, delle donne! Dare testimonianza ai figli, ai nipotini, che Gesù è vivo, è il vivente, è risorto. Mamme e donne, avanti con questa testimonianza!. Per Dio conta il cuore, quanto siamo aperti a Lui, se siamo come i bambini che si fidano”.
“Ma questo ci fa riflettere anche su come le donne, nella Chiesa e nel cammino di fede, abbiano avuto e abbiano anche oggi un ruolo particolare nell’aprire le porte al Signore, nel seguirlo e nel comunicare il suo Volto, perché lo sguardo di fede ha sempre bisogno dello sguardo semplice e profondo dell’amore. Gli Apostoli e i discepoli fanno più fatica a credere. Le donne no. Pietro corre al sepolcro, ma si ferma alla tomba vuota; Tommaso deve toccare con le sue mani le ferite del corpo di Gesù. Anche nel nostro cammino di fede è importante sapere e sentire che Dio ci ama, non aver paura di amarlo: la fede si professa con la bocca e con il cuore, con la parola e con l’amore”.
“Dopo le apparizioni alle donne – ha ricordato il Papa – ne seguono altre: Gesù si rende presente in modo nuovo: è il Crocifisso, ma il suo corpo è glorioso; non è tornato alla vita terrena, bensì in una condizione nuova. All’inizio non lo riconoscono, e solo attraverso le sue parole e i suoi gesti gli occhi si aprono: l’incontro con il Risorto trasforma, dà una nuova forza alla fede, un fondamento incrollabile. Anche per noi ci sono tanti segni in cui il Risorto si fa riconoscere: la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, gli altri Sacramenti, la carità, quei gesti di amore che portano un raggio del Risorto. Lasciamoci illuminare dalla Risurrezione di Cristo, lasciamoci trasformare dalla sua forza, perché anche attraverso di noi nel mondo i segni di morte lascino il posto ai segni di vita”.
Al termine il Papa ha detto: “Ho visto che ci sono tanti giovani nella piazza. Eccoli! A voi dico: portate avanti questa certezza: il Signore è vivo e cammina a fianco a noi nella vita. Questa è la vostra missione! Portate avanti questa speranza. Siate ancorati a questa speranza: questa ancora che è nel cielo; tenete forte la corda, siate ancorati e portate avanti la speranza. Voi, testimoni di Gesù, portate avanti la testimonianza che Gesù è vivo e questo ci darà speranza, darà speranza a questo mondo un po’ invecchiato per le guerre, per il male, per il peccato. Avanti giovani!”.
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Il Saluto che Gesù rivolse ai discepoli dopo la Risurrezione

S. Giovanni Crisostomo

Le porte erano chiuse, e Gesù entrò all’improvviso. Certo il racconto fatto precedentemente dalla donna aveva istillato nei loro animi una grande fede: d’altra parte, egli mostrò ad essi il suo volto raggiante e soave. Non era apparso prima, perché aspettava che tutti si fossero riuniti: e infatti essi erano tutti ripieni di grande stupore. Non bussò alla porta, ma apparve improvvisamente in mezzo a loro, mostrando le cicatrici al costato e alle mani mentre con la sua voce tranquillizzò le loro menti turbate e agitate dai pensieri più diversi, dicendo: Pace a voi! Cioè: non turbatevi; e richiama alla loro mente le parole che aveva detto loro prima della crocifissione: “Vi lascio la mia pace”; e: “Abbiate la pace in me: nel mondo soffrirete tribolazioni”.

I discepoli gioirono al vedere il Signore. Vedi che con i fatti vengono confermate le sue parole? Allora infatti realizzò pienamente quello che aveva detto prima di essere crocifisso: “Di nuovo vi vedrò, e si rallegrerà il vostro cuore, e nessuno vi toglierà la vostra gioia”. Tutte queste cose alla fine li indussero a credere con una fede saldissima. Poiché essi erano impegnati in una guerra senza quartiere contro i Giudei, spesso egli ripete le parole: “Pace a voi”, per dar loro una consolazione altrettanto grande come la guerra che si preparavano a combattere.

Questo è il primo saluto che rivolse ai discepoli dopo la risurrezione (anche Paolo dice in ogni occasione: “A voi grazia e pace”); alle donne invece rivolse un saluto in cui era contenuta la parola “gioia”, perché il sesso femminile era stato assoggettato al dolore e fu questa la prima volta in cui ricevette la gioia. Egli annuncia molto a proposito agli uomini, che sono impegnati spesso nella guerra, la pace, ed alle donne, che sono soggette ai dolori del parto, la gioia: e finalmente, dopo aver posto fine alla tristezza di tutti, annuncia le gloriose e mirabili opere della croce, che consistono nella pace. Vinto ogni ostacolo, conseguita una splendida vittoria, e compiuta ogni cosa nella maniera dovuta, finalmente disse: Come il Padre ha mandato me, così io mando voi. Non incontrerete nessuna difficoltà, sia per i fatti che sono accaduti, sia perché vi farete forti della mia autorità, dato che sono io che vi mando. Perciò dice questo e solleva i loro animi e con le sue parole accresce la loro fede in modo che essi si sentano stimolati ad intraprendere la sua opera. E non prega più il Padre, ma di propria autorità conferisce loro un arcano potere.

Alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo! A chiunque rimetterete i peccati, saranno rimessi, a chiunque li riterrete, saranno ritenuti. Come il re, quando manda i suoi governatori dà loro il potere di imprigionare e il potere di assolvere i loro sudditi, così il Cristo, inviandoli nel mondo dà loro tale autorità.

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Il Sacrificio della Croce e la Risurrezione

GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 11 aprile 1990

 

Carissimi.

1. In questi giorni santi stiamo meditando sugli avvenimenti che hanno condotto Gesù al supplizio della croce. Secondo la narrazione evangelica, già da tempo il Signore aveva annunciato il suo sacrificio, per preparare i discepoli a quella grande prova. Dopo la professione di fede di Simon Pietro presso Cesarea di Filippo, egli aveva rivelato il piano misterioso del Padre: “Il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venir ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare” (Mc 8, 31).

L’annuncio era stato così inatteso che Pietro si era rifiutato di accettarlo: egli non riusciva a comprendere il mistero del Messia sofferente: quando aveva espresso la sua fede in Gesù, credeva in un Messia destinato al trionfo e alla gloria.

La protesta di Pietro: “Questo non ti accadrà mai!” (Mt 16, 22), si ripete anche oggi da parte di chi vorrebbe che la sofferenza non fosse presente nel destino umano. Gesù fece chiaramente comprendere al suo apostolo che questo modo di pensare non era “secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mt 16, 23). Il piano del Padre era chiaro agli occhi di Gesù: la via della sofferenza e della morte era necessaria. E la sofferenza doveva essere non solo fisica, ma anche morale per il rifiuto dei capi religiosi, l’odio del popolo, la fuga dei discepoli.

Gesù spiegò un giorno senza mezzi termini la ragione della sua discesa sulla terra: “Il Figlio dell’uomo è venuto . . . per dare la sua vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45). La croce perciò . . . non fu un incidente nel percorso seguito da Gesù, ma una realtà consapevolmente voluta per la redenzione degli uomini.

2. Perché questo destino doloroso? Per liberare il mondo dal peccato. Il Padre voleva che il Figlio assumesse il peso delle conseguenze del peccato. Questa decisione ci fa capire la gravità del peccato, che non può essere minimizzato, essendo così rovinose le sue conseguenze. Il peccato, in quanto offesa fatta a Dio, non poteva essere riparato se non da un Uomo-Dio.

Così il Figlio, venuto come Salvatore, ha offerto al Padre l’omaggio perfetto di riparazione e di amore, e ha ottenuto per gli uomini la remissione dei peccati e la comunicazione della vita divina. Questo sacrificio è avvenuto una volta per sempre nella storia umana, e ha valore salvifico per gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. È il sacrificio che viene rinnovato in ogni Eucaristia; ma domani, soprattutto, lo renderemo nuovamente presente, compiendo ciò che Cristo fece nell’ultima cena.

Nel Salvatore crocifisso contempliamo colui che si è immolato per la nostra salvezza. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Questa immolazione è illuminante per tutti noi: ci mostra che l’amore raggiunge il suo vertice attraverso la sofferenza. Siccome Cristo ha voluto associarci alla sua missione redentrice, siamo chiamati anche noi a condividere la sua croce. Le sofferenze, che non mancano nella nostra vita, sono destinate a essere unite all’unico sacrificio di Cristo.

3. Nato dall’amore, questo sacrificio ha una fecondità inesauribile. La sofferenza potrebbe apparire come un ostacolo o come una presenza distruttiva. Il supplizio della croce, che ha messo fine alla vita di Gesù, poteva sembrare il fallimento della sua missione. Invece, in essa, il Salvatore ha portato a compimento questa missione, secondo le sue stesse parole: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24).

Dal sacrificio sono venuti frutti abbondanti di vita per l’umanità. Un episodio del Calvario, riferito da san Giovanni, ci permette di capirlo meglio: “Uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua”. Il costato aperto di Gesù crocifisso ha attirato lo sguardo contemplativo di molti, come aveva già predetto il profeta Zaccaria: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Zc 12, 10). Nel prossimo Venerdì santo volgeremo il nostro sguardo verso il Cuore squarciato di Cristo, segno di un amore definitivamente dato all’umanità. Questo amore è divenuto fonte di quella grazia, che è simboleggiata dal sangue e dall’acqua del costato. Con molti commentatori possiamo riconoscere, nel sangue e nell’acqua, l’inizio dei “fiumi d’acqua viva”, promessi dal Salvatore (Gv 7, 37-38).

L’amore fecondo, che si manifesta nel sacrificio, mostra che la croce non è stata per Cristo una disfatta, ma una vittoria. È la vittoria definitiva sulle potenze del male, la vittoria dell’umile amore sull’odio e sulla violenza. È la vittoria del dono completo di sé su tutte le rivendicazioni dell’egoismo e dell’orgoglio. È la vittoria che invita alla fede e alla speranza. “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32).

4. La vittoria si manifesta nella risurrezione. Quando Gesù predice la sua passione e la sua morte, non manca di considerarle nella prospettiva della risurrezione. Non si limita ad annunciare che il Figlio dell’uomo deve soffrire molto e morire; aggiunge che è necessario che il Figlio dell’uomo risusciti il terzo giorno. La risurrezione è inseparabile dalla morte, e dà a questa il suo vero significato. L’itinerario della croce ha come punto d’arrivo il trionfo glorioso. Gesù annuncia ai discepoli che essi avranno parte alla sua passione, ma anche al suo trionfo: “In verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete . . . ma la vostra afflizione si cambierà in gioia” (Gv 16, 20).

In questa Settimana santa, partecipando alla passione di Cristo, ricordiamoci che essa si conclude con la risurrezione. L’evento glorioso della Pasqua supera ogni tristezza e ci fa meglio apprezzare il misterioso piano divino, che, associandoci strettamente a Cristo Redentore, fa scaturire per noi, dalla sofferenza, una gioia piena e perfetta.

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Meditazione di San Gregorio Nisseno sulla risurrezione

« Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto » (Rom 8,22)

L’apostolo Paolo testimonia riguardo al Figlio che, non solo la creazione degli esseri è stata fatta da lui, ma pure che lui ha operato la nuova creazione, poiché l’antica creazione è invecchiata e ormai sorpassata. Così Cristo in persona è il Primogenito di tutta la creazione (Col 1,15), mediante il Vangelo annunciato agli uomini.

Come Cristo diviene “primogenito tra molti fratelli” (Rom 8,29)? Per noi si è fatto simile a noi, essendo stato partecipe della carne e del sangue, per trasformarci da corruttibili in incorruttibili, per mezzo della nascita dall’alto, da acqua e da Spirito (Gv 3,5). Ci ha indicato la strada di tale nascita quando, mediante il proprio battesimo, ha attirato lo Spirito Santo sull’acqua. È divenuto così il primogenito di tutti coloro che sarebbero stati rigenerati spiritualmente e tutti coloro che partecipano a questa rigenerazione da acqua e da Spirito sono chiamati fratelli.

Avendo deposto nella nostra natura la potenza della risurrezione dai morti, Cristo diviene anche primizia di coloro che si sono addormentati e primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18). Per primo ci ha aperto la via della liberazione dalla morte. Con la risurrezione ha distrutto i legami con i quali la morte ci teneva in schiavitù. Così, mediante questa doppia rigenerazione, del santo battesimo e della risurrezione dai morti, egli diviene il primogenito della nuova creazione.

Il primogenito ha dei fratelli. Ha detto a Maria di Magdala : « Va’ dai miei fratelli  e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio  vostro» (Gv 20,19). Perciò il mediatore fra Dio e gli uomini (1Tim 2,5), aprendo la strada a tutto il genere umano, manda ai suoi fratelli questo messaggio e dice loro: « Mediante le primizie che ho assunte, porto in me al Dio e Padre nostro tutta l’umanità ».

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La Risurrezione è una realtà: Dio non è Dio dei morti,ma dei viventi!

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
   2 Tm 1, 1-3. 6-12
Ravviva il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 122 
A te, Signore, alzo i miei occhi.

Oppure:
A te, Signore, innalzo la mia preghiera.

A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.

Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.  

Canto al Vangelo   Gv 11,25
Alleluia, alleluia.

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore;
chiunque crede in me non morirà in eterno.

Alleluia.

 
Vangelo   Mc 12, 18-27
Non è Dio dei morti, ma dei viventi.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
 

COMMENTO

Nella Scrittura Santa vi sono verità esplicite e verità implicite. Oggi Gesù educa i Sadducei perché rinuncino alla loro stoltezza ed insipienza, ottusità di mente e di cuore e si aprano a tutta la verità esplicita in modo che possa accogliere la pienezza della verità, che nasce dalla santa, giusta, sapiente, intelligente razionalità.

Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura (Sap 2, 23). Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti. (Sap 3,1-9. Cfr. 6,17-21. 8,13-18, 15,1-3).

Non è l’anima che è stata creata per l’immortalità, bensì l’uomo. Tutto l’uomo vive sulla terra con questa vocazione eterna. Poiché la morte avvolgerà un giorno l’uomo, quest’ultima verità non potrà mai distruggere la prima che è essenza vera della natura umana. Nasce la vera fede nella risurrezione dell’ultimo giorno. Il Secondo Libro dei Maccabei celebra la fierezza dei martiri proprio in vista della risurrezione finale.

Venuto meno il primo, allo stesso modo esponevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». Egli, rispondendo nella lingua dei padri, protestava: «No». Perciò anch’egli subì gli stessi tormenti del primo. Giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. (2Mac 7, 7-12).

Gesù fonda la risurrezione non su una nuova rivelazione, bensì sull’onnipotenza di Dio, che sempre crea dal nulla e sulla verità con la quale si è manifestato a Mosè presso il roveto ardente: “Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”. Dio dei vivi, non dei morti.

La fede è perfetta razionalità, deduzione, argomentazione. Questa intrinseca verità ed essenza della fede oggi è stata distrutta dai moderni e agguerriti sadducei. Costoro negano molte verità della nostra fede e volutamente ignorano che essa è un’architettura ben congegnata. Una sola verità negata, distrutta, non annunziata ha delle pesanti conseguenze pastorali, morale, di liturgia, preghiera, inquinando anche tutta la vita sociale, politica, religiosa, economica. Tutto l’uomo è nella grande falsità.

Vergine Maria, Madre della redenzione, Angeli, Santi, dateci la verità della fede.

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