Tre buoni motivi per continuare a pregare

In quel tempo, Gesù 1diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 4Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 6E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

“La salvezza si ottiene mediante la fede”, ricorda oggi Paolo al suo discepolo (seconda lettera a Timòteo 3,15): quella fede, dice il vangelo (Luca 8,18), che trova espressione nel modo in cui preghiamo. Per illuminarci in proposito, Gesù narra una breve parabola.

“In una città viveva un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario! Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho riguardo per nessuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”.

Lo scopo per cui Gesù ha narrato il caso è spiegato dalla premessa (“Una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi”) e dalla conclusione: se persino un disonesto si piega alle richieste, “Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano notte e giorno verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

Domanda misteriosa e inquietante, quella che chiude il brano, come inquietante è che un giudice faccia il suo dovere solo per togliersi un fastidio A parte ciò, sul tema del discorso (“pregare sempre, senza stancarsi mai”) par di sentire l’obiezione di molti (A che serve? Tante volte ho pregato e ripregato, ma non ho ottenuto quanto chiedevo…), accampata per giustificare il loro non pregare più. A chi lamenta di non essere stato esaudito, danno risposta altre indicazioni di questo stesso brano.

Primo, occorre pregare con fede autentica, e non è detto che la nostra sempre lo sia; talora somiglia a quella che canta Ornella Vanoni: “proviamo anche con Dio, non si sa mai”. Questa non è fede, ma superstizione; Dio non è un’opzione tra le altre, non è il tappabuchi che può risolvere quanto non si è riusciti a ottenere in altro modo: a lui ci si rivolge con la piena, incondizionata fiducia che egli è Padre, premuroso ma anche sapiente; lui sa che cosa va bene per noi, e non sarebbe un buon padre se ci desse quello che, nell’immediato o in futuro, egli sa che ci sarebbe non di vantaggio ma di danno.

In altre parole – ed è la seconda indicazione offerta da questo brano – Dio “fa giustizia”, cioè fa ciò che è giusto. Possiamo chiedergli quello che a noi pare opportuno o conveniente, ma con la fede di chi si rimette al suo giudizio, si mette nelle sue mani, accetta la sua volontà anche quando discorda dalla nostra. Così Gesù ci ha insegnato, invitandoci a chiedere nel “Padre nostro” che “Sia fatta la tua volontà”, e così ci ha insegnato con l’esempio, quando nell’orto degli ulivi, nell’imminenza della sua passione, ha pregato dicendo: “Padre, se possibile passi da me questo calice; però non come voglio io, ma come vuoi tu”. Sublime modello! La preghiera autentica non sta nel tentare di piegare Dio al nostro volere, ma nel cercare di mettersi nella sua ottica, inserendosi nel progetto che egli ha sul mondo e su ciascun uomo, convinti che si tratta di un progetto di bene per i singoli e per l’intera umanità.

La terza indicazione deriva dalla frase finale. La vera piena giustizia si attuerà “quando il Figlio dell’uomo – cioè lo stesso Gesù – verrà” a prenderci da questa vita e, se ci troverà aderenti alla fede, ci trasferirà là dove tutti e per sempre sono felici di fare la volontà di Dio. La perfezione non è di questo mondo, inquinato dal male: per guarire il quale tuttavia egli ci ha dato la ricetta, riassumibile appunto nel fare la sua volontà. Se tutti gli uomini si preoccupassero di questo, ad esempio osservando i comandamenti, cadrebbero tante nostre richieste, perché non ci sarebbero più soprusi, violenza, miseria eccetera. Questo mondo non sarebbe già il paradiso, ma ci andrebbe vicino.

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La Preghiera è Vita,e chi la trascura a poco a poco muore

Lc 18,1-8

In quel tempo, Gesù 1diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 4Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 6E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Credo sia capitato a diversi di noi di trovarci a chiedere con insistenza qualcosa a Dio: una grazia, un aiuto, un favore, un sostegno nei momenti di difficoltà. Ci sta, il fatto di essere insistenti con Dio: è anche sinonimo di fiducia in lui, nella stragrande maggioranza dei casi, e in fondo non è che stiamo chiedendo chissà cosa. Noi siamo limitati, poveri, mortali, incapaci e indifesi, di fronte agli attacchi della vita: e allora, se non ci dà retta lui, chi ci dà retta? Quindi, se notiamo un certo silenzio da parte sua, non dobbiamo aver paura a farci avanti esigendo ciò che ci spetta. In fondo, assumiamo il medesimo atteggiamento della vedova del Vangelo, che insiste presso il giudice irriguardoso perché le faccia giustizia, secondo quanto le spetta per diritto. Per inquadrare correttamente la parabola che abbiamo ascoltato, non vanno dimenticate due cose riguardanti l’ambiente giudaico.

Innanzitutto, la figura della vedova: insieme all’orfano, nella Bibbia è la categoria maggiormente abbandonata dalla società, e di essa è direttamente Dio – e chi agisce in suo nome – a farsi carico. Quindi, in una società in cui tutto è retto dalla volontà di Dio, anche e soprattutto la legge, la vedova in questione non sta chiedendo favori particolari al giudice, sta solo reclamando il diritto di essere difesa, perché nessun altro lo fa per lei. E qui entra in campo la seconda figura, quella del giudice, che essendo l’uomo che fa rispettare la legge (intesa però come legge di Dio, e non degli uomini), è tenuto a essere non un arbitro imparziale, ma colui che esercita la giustizia in nome di Dio, una giustizia che salva e libera chi – come la vedova – è sfruttato e oppresso. Quindi, il giudice non può essere imparziale di fronte alla legge, perché la legge di Dio è parziale, fa preferenze: difende sempre i poveri e gli oppressi. Per il nostro ordinamento giuridico e per la nostra mentalità cresciuta sulla base del diritto romano, una cosa di questo tipo è inconcepibile e profondamente ingiusta: la legge è uguale per tutti, va applicata per ciò che è, e il giudice deve essere arbitro imparziale che fa rispettare la legge a chiunque. Per la mentalità biblico-giudaica, un giudice che “non teme Dio”, e che nemmeno per gli uomini “ha riguardo” è totalmente inconcepibile. È un giudice ingiusto, anche se imparziale di fronte alla legge.

Dicevo all’inizio che pure a noi è capitato di essere insistenti, nelle nostre preghiere, con un Dio che a volte pare faccia fatica ad ascoltarci, quasi fosse pure lui un giudice – imparziale e ingiusto allo stesso tempo – che non fa caso a chi si rivolge a lui per essere aiutato. Ma credo onestamente che a nessuno di noi sia mai balenato per la mente di “fare un occhio nero a Dio” per colpa della sua apparente sordità alle nostre suppliche… prendercela con Dio può pure starci, ma senza l’intenzione di fargli del male o di arrivare a minacciarlo… sarebbe quantomeno grottesco! Eppure, con il beneficio d’inventario che la comparazione della parabola ci esige, la vedova del Vangelo arriva a essere talmente insistente con il giudice che questi si sente minacciato fisicamente! Sì, perché questo è il significato originario del termine greco che traduce la frase “perché non venga continuamente a importunarmi”: la preoccupazione del giudice di non dover girare con un occhio nero era forse dovuta al fatto che si sentiva minacciato fisicamente da chi avrebbe potuto prendere le difese della vedova, cosa che probabilmente non era così infrequente, ma che soprattutto avrebbe causato un crollo della sua reputazione professionale. E così, per pura convenienza, fa giustizia alla vedova oppressa e sfruttata adottando gli stessi criteri di Dio; il quale, invece, non ha bisogno che l’umanità giunga a minacciarlo perché egli eserciti la giustizia, perché “egli fa giustizia prontamente ai suoi eletti che gridano giorno e notte a lui”.

Il problema, allora, non è il silenzio di Dio di fronte alle ingiustizie, ma il nostro silenzio, la nostra inedia, la nostra accidia, il nostro disinteresse, che non denota altro se non una mancanza di fede in un Dio che può veramente ribaltare le sorti del mondo, se ci si affida a lui. Diamine! Un giudice irriguardoso riesce a ribaltare la sorte di una povera vedova condannata all’ingiustizia per via della sua insistente e quasi minacciosa preghiera, volete che Dio non sappia ascoltare il grido e l’anelo dell’umanità? Il problema è che l’umanità, oggi più che allora (ecco perché Gesù usa un verbo al futuro), denota di non avere più la minima dose di fede in un Dio che può veramente instaurare un regno di giustizia, se l’umanità gli dimostra di crederci veramente pure lei.

Se l’umanità dimostrasse di credere veramente in un mondo più giusto e più solidale, farebbe di tutto per ottenere da Dio la forza necessaria per cambiare il mondo; se l’umanità dimostrasse di credere in un Dio giusto e difensore dei poveri, non si farebbe nessun riguardo a pregarlo, a implorarlo giorno e notte, a chiedere a lui di indicargli la via giusta perché il suo Regno di giustizia si instauri nel mondo! Se l’umanità avesse fede, e la dimostrasse, e la coltivasse, invece di implorarla da Dio come fosse un distributore automatico di grazie (non dimentichiamoci: “Aumenta la nostra fede!, è il grido privo di responsabilità dei discepoli all’inizio di questa dottrina lucana sulla fede), allora l’unica violenza che userebbe per ottenere giustizia, l’unica arma per “fare un occhio nero” a chi non ha riguardi per il povero sarebbe quella della preghiera, della semplice preghiera di abbandono e di fiducia in Dio.

Non furono le armi di Israele a sconfiggere Amalek: furono le braccia alzate di Mosè, alzate con insistenza da Cur e da Aronne…vorrà pur insegnarci qualcosa, tutto questo?

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Preghiera a Maria,Donna del Cammino

Vergine Santa, che hai percorso territori sconfinati, dalla Palestina all’Egitto, e seguendo le orme del Tuo Figlio non ti sei risparmiata nessun cammino, proteggi coloro che, per terra, cielo e mare sono in viaggio per qualsiasi motivo che li spinge a lasciare i loro luoghi d’origine e camminare senza mete e senza confini.

Tu che hai affrontato il primo viaggio della carità, da Nazareth a Ain-Karin, per andare incontro alla tua anziana cugina, insegnaci ad andare incontro, con generosità, alla vita nascente, agli anziani, agli ammalati e a tutti i sofferenti della Terra.

Tu che sei andata da Nazareth a Betlemme, per dare alla luce il Tuo Figlio Gesù, conforta le madri che soffrono per motivi attinenti la loro vita di nutrici e genitrici.

Tu che sei stata costretta a lasciare, per la violenza e il terrore di Erode, con Gesù e Giuseppe, la tua Nazareth, guarda con amore e proteggi coloro che sono immigrati storici o di questi giorni, che sono senza patria e senza un popolo, e che sono fuggiti via per motivi di fame, lavoro, guerre e violenze di ogni genere.

Tu che sei rientrata in Patria con la tua famiglia naturale, fa’ che tutti coloro che desiderano ritornare alla loro casa, vicina o lontana, possono farlo senza alcuna difficoltà.

Tu che hai camminato insieme a Gesù, per celebrare la Pasqua nella Gerusalemme terrena, fa’ che anche noi possiamo festeggiare la Pasqua eterna, senza perderci nel lungo o breve viaggio nel tempo e che, con il tuo santo aiuto, passiamo raggiungere per sempre Gesù.

Tu che hai seguito Cristo, nel suo peregrinare per portare la dolce parola del Vangelo alla gente del suo tempo, guidaci nel cammino della nuova evangelizzazione, ora e sempre.

Tu, Stella che conduci la Chiesa nel suo impegno apostolico e missionario in tutto il mondo, illumina gli annunciatori della parola del Signore ad essere veri testimoni di Gesù.

Tu che hai accompagnato il tuo Figlio Gesù lungo la via del Calvario, e ti sei incontrata con Lui, nel mezzo del cammino del suo patire, sii vicino alle tante sofferenze di questa umanità, che va in cerca della vera libertà.

Tu, infine, che hai partecipato alla Risurrezione del Tuo Figlio e sei stata la prima ed unica creatura ad essere elevata al cielo in anima e corpo, donaci la possibilità di sperimentare ogni giorno la gioia e la serenità di chi cammina con il cuore e la mente rivolti al Signore, che è Dio Amore e Padre di misericordia.

Tu Vergine e Donna del cammino, Tu Madre Immacolata e Purissima del Redentore, spingi i nostri cuori incontro al Signore della vita e della storia, perché nessuno dei tuoi figli vada perduto nel carcere eterno dell’inferno.
Amen.

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Preghiera alla Madonna dell’Equilibrio

PREGHIERA ALLA MADONNA DELL’ EQUILIBRIO


Vergine Madre di Dio e degli uomini Maria,
noi ti chiediamo il dono dell’equilibrio cristiano,
tanto necessario alla Chiesa e al mondo di oggi.
Liberaci dal male e dalle nostre meschinità;
salvaci dai compromessi e dai conformismi;
tienici lontano dai miti e dalle illusioni,
dallo scoraggiamento e dall’orgoglio,
dalla timidezza e dalla sufficienza,
dall’ignoranza e dalla presunzione,
dall’errore, dalla durezza del cuore.
Donaci la tenacia nello sforzo,
la calma nella sconfitta,
il coraggio per ricominciare, l’umiltà nel successo.
Apri i nostri cuori alla santità!
Donaci una perfetta semplicità, un cuore puro,
l’amore alla verità e all’essenziale,
la forza d’impegnarci senza calcolo alcuno,
la lealtà di conoscere i nostri limiti e di rispettarli.
Accordaci la grazia di sapere accogliere e vivere la Parola di Dio.
Accordaci il dono della preghiera.
Apri i nostri cuori a Dio!
Noi ti chiediamo l’amore alla Chiesa,
cosí come tuo Figlio l’ha voluta,
per partecipare in essa e con essa,
in fraterna comunione con tutti i membri dei Popolo di Dio
– gerarchia e fedeli – alla salvezza degli uomini nostri fratelli.
Infondici per gli uomini comprensione e rispetto, misericordia e amore.
Apri il nostro cuore agli altri!
Mantienici nell’impegno di vivere
e di accrescere questo equilibrio, che è fede e speranza,
sapienza e rettitudine, spirito di iniziativa e prudenza,
apertura e interiorità, dono totale, amore.
Santa Maria, noi ci affidiamo alla tua tenerezza. Amen.

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Una Preghiera è una porta che si apre sull’Infinito

“Signor mio, Gesu’ Cristo, accetta tutto me stesso per il tempo che mi resta: il mio lavoro, la mia parte di gioia, le mie ansie, la mia stanchezza, 

l’ingratitudine che può venirmi dagli altri, il tedio, la solitudine che mi attanaglia durante il giorno, 

i successi, gli insuccessi, tutto ciò che mi costa, le mie miserie.

Di tutta la mia vita voglio fare un fascio di fiori, deporli nelle mani della Vergine Santa; 

Lei stessa penserà di offrirteli. 

Fa che possano diventare frutto di misericordia 

per tutte le anime e di meriti per me lassu’ nel Cielo”.

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Santa Teresa d’Avila – Terze Mansioni

TERZE MANSIONI

Capitolo 1

Della poca sicurezza che si ha in questo esilio, nonostante la sublimità dello stato nel quale si possa essere, per cui bisogna andar sempre con timore – Alcuni avvisi importanti.

1 – A coloro che per misericordia di Dio hanno superato tutti questi combattimenti, e con la loro perseveranza sono entrati nelle terze mansioni, che cosa diremo se non: Beato l’uomo che teme il Signore?

Dato il mio rozzo ingegno, non è piccola grazia che Sua Maestà mi faccia intendere, proprio in questo momento, il senso del suaccennato versetto in lingua volgare. Sì, a ragione li chiamiamo beati, perché seguono una via che, per quanto ci è dato di vedere, li condurrà al porto della salute, purché non tornino indietro. Comprendete da ciò, sorelle, quanto importi vincere le battaglie che precedono, dopo le quali il Signore – ne son certa – non lascerà di darci sicurezza di coscienza, il che non è piccolo beneficio.

Ho detto sicurezza, ma ho detto male, perché in questa vita la sicurezza non si può mai avere, per cui, tutte le volte che ne parlerò, sottintendete sempre: a patto che non si abbandoni il cammino incominciato.

2 – Oh, la sventura di dover vivere in questa vita, nella quale occorre essere sempre come coloro che avendo i nemici alla porta, non possono lasciar le armi neppure per mangiare e dormire, ma star in continua apprensione che da qualche parte si dia l’assalto alla fortezza!

Oh, Signor mio e mio Bene! Come volete che si ami una vita così infelice, e si lasci di bramare e di chiedere d’esserne liberati?

Ciò non sarebbe che con la speranza di perderla per amor vostro, o di spenderla tutta per vostro servizio, sicuri con questo d’esser vostra volontà che continuiamo a vivere.

In caso contrario, mio Dio, moriamo pure con Voi, come disse S. Tommaso, ( Eamus et nos ut moriamur cum eo. (Gv. 11, 16)) perché vivere senza di Voi e nel timore di perdervi per sempre, non è che un morire mille volte.

Perciò vi dico, figliuole, di non domandare altra beatitudine che di entrare nella sicurezza dei beati. Che gioia si può mai avere in mezzo a tanti timori, quando non si vuol altra gioia che di contentare il Signore?

Considerate che in queste disposizioni, ed in altre ancora più perfette, erano pure certi santi che poi caddero in gravi peccati. Si aggiunga poi che non siamo sicuri che Dio abbia a stendere la mano pure a noi, mediante qualche suo aiuto particolare, per cavarci da quello stato e darci modo di far penitenza.

3 – Per conto mio, figliuole, quando questo pensiero mi si presenta alla mente – ciò che mi succede assai spesso – mi sento così rabbrividire che non so come riesca a scrivere, e nemmeno come continui a vivere. Pregate, figliuole mie, perché Sua Maestà viva sempre in me: con una vita così male impiegata come la mia, non so proprio come mettermi tranquilla.

Non affliggetevi se vi parlo così. Ho visto altre volte che, quando vi parlo in questo modo, voi vi rattristate, e ciò per il fatto che mi volete una gran santa.

Avete ragione, e lo vorrei essere anch’io. Ma che devo fare, se per colpa mia ho perduto ogni cosa? Certamente non posso lamentarmi di Dio, perché Egli mi ha dato tutti gli aiuti sufficienti per realizzare i vostri desideri, e io mai me ne ricordo senza versare grandi lacrime. Che confusione, intanto, dover scrivere per anime che mi possono fare da maestre! Che dura obbedienza è mai questa per me!

Piaccia a Dio, per amor del quale io scrivo, che ciò vi sia di vantaggio, e pregatelo di perdonare a questa miserabile e temeraria creatura!

Sa bene il Signore che non posso in altro sperare che nella sua misericordia. Ed essendomi impossibile di non essere quella che sono, non mi resta che di appoggiarmi alla sua clemenza e di confidare nei meriti di suo Figlio e della Vergine sua Madre di cui indegnamente porto l’abito.

E voi, figliuole mie, che pure lo portate, ringraziate Iddio di essere le vere figlie di questa Signora, perché avendo in lei una Madre così grande, non siete costrette a vergognarvi di me, che sono tanto cattiva. Imitatela, considerate la grandezza e il vantaggio che abbiamo nell’avercela a Patrona, e come non siano stati sufficienti i miei peccati e la mia misera vita a scemare, neppur di poco, lo splendore del suo sacro Ordine.

4 – Vi voglio dare un consiglio.Non per questo che siete in un tal Ordine e con una tal Madre e Patrona dovete credervi sicure.

David era molto santo, ma ben sapete chi sia stato Salomone. (Salomone era figlio di David, ma nella sua tarda età rinnegò il vero Dio per darsi al culto degli dei stranieri.) Non fidatevi né della stretta clausura, né della penitenza che fate. Nemmeno vi assicuri la vostra costante occupazione nelle cose di Dio, nel, continuo esercizio dell’orazione e nel ritiro assoluto dal mondo, che vi pare anzi di odiare. Tutto questo è buono; ma non deve bastare a farvi smettere di temere.

Ripetete invece quel che dice il salmo, e ricordatelo spesso: Beatus vir qui timet Dominum!

5 – Mi sono tanto divagata che non ricordo più cosa stavo dicendo. Quando penso alla mia miseria, mi si tarpano le ali e divengo incapace di dir alcunché di buono, per cui non voglio più parlarne. Torniamo, dunque, a quello che ho cominciato a dire circa le anime che sono entrate nelle terze mansioni.

Non è piccola la grazia che il Signore ha fatto loro nell’aiutarle a vincere le prime difficoltà. Esse ora – e credo che ve ne siano molte nel mondo, per misericordia di Dio – desiderano ardentemente di non offendere il Signore, si guardano anche dai peccati veniali, amano la penitenza, hanno le loro ore di raccoglimento, impiegano bene il tempo, si esercitano in opere di carità verso il prossimo, sono molto regolate nel parlare e nel vestire, e quelle che hanno famiglia la tengono assai bene.

Il loro stato è degno d’invidia, e non vi è nulla, a quanto sembra, che possa loro impedire anche l’ultima mansione, come di certo non lo impedirà loro il Signore, purché esse lo vogliano, essendo troppo bella questa loro disposizione per non attirarsi tutte le grazie di Gesù.

6 – O Gesù!.. Chi è fra voi, sorelle, che innanzi a un bene così grande abbia a dire di non volerne sapere, specialmente dopo aver già superato quello che è più penoso? Nessuna certo.

Sì, diciamo tutte di volerlo, ma per divenire vere anime di Dio non basta volerlo, come non è bastato al giovane che fu interrogato dal Signore se voleva essere perfetto. Da quando ho cominciato a parlare di queste mansioni, l’immagine di quel giovane mi è sempre dinanzi, perché qui ci troviamo nelle sue medesime condizioni, né più né meno.

Le aridità che si provano nell’orazione hanno varie cause, ma il più delle volte derivano da questo. Non parlo già di quelle pene interiori, veramente intollerabili che molte anime buone soffrono senza loro colpa, e dalle quali il Signore le fa poi uscire con vantaggio. Nemmeno parlo di coloro che van soggetti a melanconia o ad altre infermità, dato che in ogni cosa bisogna sempre risalire ai giudizi di Dio.

Io tengo per certo che causa ordinaria delle aridità sia appunto quello che ho detto.

Siccome queste anime sentono che per nulla al mondo commetterebbero un sol peccato – e molte di esse neppure un peccato veniale avvertito – e vedono che impiegano bene la loro vita e le loro ricchezze, non sanno sopportare con pazienza di trovar chiusa la porta dell’appartamento del Re, di cui si tengono e sono vassalle. Non riflettono però che molti sono i vassalli anche intorno ai re della terra, ma che non tutti possono entrare nella loro stanza.

Figliuole mie, rientrate in voi stesse e non curatevi dei vostri piccoli atti di virtù, giacché, come cristiane, siete obbligate a farne di ben altri.

Contentatevi di essere le vassalle di Dio e non pretendete di più, per non rischiare di perdere ogni cosa. Considerate i santi che sono entrati nell’appartamento reale, ed esaminate la differenza che ci separa da loro.

Non domandate quello che non avete meritato.

Veramente, dopo aver offeso Dio, non dovremmo neppur pensare di aver diritto a qualche cosa, nemmeno se poi l’avessimo servito molto! …

7 – O umiltà, umiltà!… Non so per che motivo non posso lasciar di credere che sia per mancanza di umiltà se costoro tanto si affliggono per le aridità che soffrono. Ripeto che non parlo di quelle grandi pene interiori a cui ho accennato e che sono assai di più d’una semplice mancanza di devozione.

Proviamoci da noi stesse, sorelle! Meglio, ci provi il Signore che sa farlo assai bene, malgrado ogni nostra ripugnanza!..

Veniamo ora a queste anime così ben regolate, osserviamo cosa fanno per Iddio e vedremo subito che non c’è motivo di lamentarci di Lui.

Se quando ci dice quello che dobbiamo fare per essere perfette, noi gli volgiamo le spalle e ce ne andiamo con tristezza, come il giovane del Vangelo, cosa volete che faccia, dato che ci deve premiare a seconda dell’amore che gli portiamo?

Si pensi inoltre che quest’amore non dev’esser frutto di immaginazione, ma provato con opere. Però non bisogna neppur credere che Egli abbia bisogno di queste opere: ciò che importa è la determinazione della volontà.

8 – Ci parrà di aver fatto ogni cosa perché portiamo l’abito religioso, assunto di nostra spontanea volontà, e abbiamo abbandonato per Iddio tutte le cose del mondo e quanto in esso avevamo.

Forse non saranno state che le povere reti di S. Pietro. Tuttavia a chi dà quanto ha, sembra di dar molto. E questa è già una buonissima disposizione, purché si perseveri e non si torni fra i rettili delle prime mansioni, neppure con il desiderio.

Se si persevera in questo spogliamento ed abbandono di ogni cosa, si otterrà quanto si brama, a condizione però – e lo raccomando moltissimo – che ci si tenga per servi inutili, come dice S. Paolo, ovvero Gesù Cristo, (Servi inutiles sumus: quod debuimus facere fecimus. Appunto Gesù Cristo in Luca 17, 10.) né mai si creda che Dio sia obbligato a darci quei favori quasi a premio di quello che si fa.

Non bisogna inoltre dimenticare che chi più riceve, più è obbligato a dare. E allora, che cosa possiamo fare per un Dio così generoso che è morto per noi, che ci ha creati e ci conserva nell’essere, se non ritenerci felici di ripagare, almeno in parte, il molto che gli dobbiamo per i grandi servizi che ci ha resi? Sì, è a malincuore che uso queste espressioni, ma è la pura verità: in tutto il tempo di sua vita il Signore non ha fatto che servirci. E noi oseremo chiedergli anche delizie e favori?

9 – Considerate attentamente, figliuole, alcuni avvisi che qui ho accennato solo in confuso per non sapermi spiegare. Il Signore ve li farà meglio comprendere per aiutarvi a ricavare dalle aridità, non già inquietudine, come il demonio pretende, ma sentimenti di umiltà. Quando un’anima è veramente umile, anche se Dio non le dà consolazioni, le darà sempre – siatene persuase – tal pace e conformità da sentirsi più contenta delle altre, nonostante tutte le loro delizie.

Le consolazioni Egli le comparte ai più deboli: spesso è così, e l’avrete letto anche voi. E questi non le cambierebbero di sicuro con le energie delle anime che camminano nelle aridità, perché, purtroppo, siamo più amici delle consolazioni che delle croci.

Ma voi, o Signore, che sapete ogni cosa, metteteci alla prova, per farci conoscere chi siamo!

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Piccolo Catechismo sulla Preghiera

LA PREGHIERA

1. Che cos’è l’orazione?

L’orazione è una elevazione della mente a Dio per adorarlo, per ringraziarlo, e per domandargli quello che ci abbisogna.

2. Come si distingue l’orazione?

L’orazione si distingue in mentale e vocale. L’orazione mentale è quella che si fa con la sola mente; l’orazione vocale è quella che si fa con le parole accompagnate dall’attenzione della mente e dalla devozione del cuore.

3. Si può distinguere in altro modo l’orazione?

L’orazione si può anche distinguere in privata e pubblica.

4. Qual è l’orazione privata?

L’orazione privata è quella che ciascuno fa in particolare per sé o per altri.

5. Qual è l’orazione pubblica?

L’orazione pubblica è quella che si fa dai sacri ministri, a nome della Chiesa, e per la salvezza del popolo fedele. Si può chiamar pubblica anche l’orazione fatta in comune e pubblicamente dai fedeli, come nelle processioni, nei pellegrinaggi e nel sacro tempio.

6. Abbiamo speranza fondata di ottenere per mezzo dell’orazione gli aiuti e le grazie di cui abbiamo bisogno?

La speranza di ottenere da Dio le grazie di cui abbiamo bisogno è fondata nelle promesse di Dio onnipotente, misericordioso e fedelissimo, e nei meriti di Gesù Cristo.

7. In nome di chi dobbiamo domandare a Dio le grazie che ci sono necessarie?

Noi dobbiamo domandare a Dio le grazie che ci sono necessarie in nome di Gesù Cristo, come Egli stesso ci ha insegnato e come pratica la Chiesa la quale termina sempre le sue preghiere con queste parole: per Dominum nostrum Iesum Christum, cioè: per nostro Signore Gesù Cristo.

8. Perché dobbiamo domandare a Dio le grazie in nome di Gesù Cristo?

Noi dobbiamo domandare le grazie in nome di Gesù Cristo, perché essendo Egli il nostro mediatore, solo per mezzo di lui noi possiamo avvicinarci al trono di Dio.

9. Se l’orazione ha tanta virtù, che vuol dire che molte volte non sono esaudite le nostre preghiere?

Molte volte le nostre preghiere non sono esaudite, o perché domandiamo cose che non convengono alla nostra salvezza eterna, o perché non preghiamo come si deve.

10. Quali sono le cose che dobbiamo principalmente domandare a Dio?

Dobbiamo principalmente domandare a Dio la sua gloria, la nostra salvezza eterna e i mezzi per conseguirla.

11. Non è lecito domandare anche beni temporali?

Sì, è lecito domandare a Dio anche i beni temporali, ma sempre con la condizione che siano conformi alla sua santissima volontà, e non siano d’impedimento alla nostra salvezza eterna.

12. Se Dio sa tutto ciò che ci è necessario, perché si deve pregare?

Sebbene Dio sappia tutto ciò che ci è necessario, pure vuole che noi lo preghiamo, per riconoscerlo come datore di ogni bene, per attestargli la nostra umile sommissione e per meritarci i suoi favori.

13. Qual è la prima e migliore disposizione per rendere efficaci le nostre preghiere?

La prima e migliore disposizione per rendere efficaci le nostre preghiere è di essere in stato di grazia, o non essendovi, almeno desiderare di rimettersi in tale stato.

14. Quali altre disposizioni si richiedono per ben pregare?

Per ben pregare si richiedono specialmente il raccoglimento, l’umiltà, la fiducia, la perseveranza e la rassegnazione.

15. Che cosa vuol dire pregare con raccoglimento?

Vuol dire pensare che parliamo con Dio, e perciò dobbiamo pregare con tutto il rispetto e la devozione, evitando per quanto è possibile le distrazioni, cioè ogni pensiero estraneo all’orazione.

16. Le distrazioni diminuiscono il merito dell’orazione?

Sì, quando noi stessi le procuriamo, ovvero non le respingiamo con diligenza. Se poi facciamo quanto è possibile per essere raccolti in Dio, allora le distrazioni non diminuiscono il merito della nostra orazione, ma anzi lo possono accrescere.

17. Che cosa si richiede per fare orazione con raccoglimento?

Dobbiamo prima della preghiera allontanare tutte le occasioni di distrazione, e dobbiamo durante la preghiera pensare che siamo alla presenza di Dio il quale ci vede e ci ascolta.

18. Che cosa vuol dire pregare con umiltà?

Vuol dire riconoscere sinceramente la propria indegnità, impotenza e miseria, accompagnando la preghiera con la compostezza del corpo.

19. Che cosa vuol dire pregare con fiducia?

Vuol dire che dobbiamo avere ferma speranza di essere esauditi, se da ciò deriva la gloria di Dio e il nostro vero bene.

20. Che cosa vuol dire pregare con perseveranza?

Vuol dire che non dobbiamo stancarci di pregare, se Dio subito non ci esaudisce, ma che dobbiamo seguitare anzi a pregare con più fervore.

21. Che cosa vuol dire pregare con rassegnazione?

Vuol dire che dobbiamo conformarci al volere di Dio, il quale conosce meglio di noi quanto è necessario alla nostra salvezza eterna, pur anche nel caso in cui le nostre preghiere non fossero esaudite.

22. Dio esaudisce sempre le orazioni ben fatte?

Sì, Dio esaudisce sempre le orazioni ben fatte; ma nella maniera che egli sa essere più utile per la nostra salvezza eterna, e non sempre secondo la nostra volontà.

23. Quali effetti produce in noi l’orazione?

L’orazione ci fa riconoscere la nostra dipendenza da Dio supremo Signore in tutte le cose, ci fa pensare alle cose celesti, ci fa progredire nella virtù, ci ottiene da Dio misericordia, ci fortifica contro le tentazioni, ci conforta nelle tribolazioni, ci aiuta nei nostri bisogni, e ci ottiene la grazia della perseveranza finale.

24. Quand’è che noi dobbiamo specialmente pregare?

Noi dobbiamo pregare specialmente nei pericoli, nelle tentazioni e in punto di morte; inoltre dobbiamo pregare frequentemente, ed è bene che ciò si faccia la mattina e la sera e al principio delle azioni importanti della giornata.

25. Per chi dobbiamo pregare?

Dobbiamo pregare per tutti; cioè per noi stessi, per i nostri parenti, superiori, benefattori, amici e nemici; per la conversione dei poveri peccatori, di quelli che sono fuori della vera Chiesa, e per le anime sante del purgatorio.

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Il Santo Curato d’Ars ci parla della Preghiera

Per mostrarvi il potere della preghiera e le grazie che essa vi attira dal cielo, vi dirò che è soltanto con la preghiera che tutti i giusti hanno avuto la fortuna di perseverare. La preghiera è per la nostra anima ciò che la pioggia è per la terra. Concimate una terra quanto volete, se manca la pioggia, tutto ciò che farete non servirà a nulla. Così, fate opere buone quanto volete, se non pregate spesso e come si deve, non sarete mai salvati; perché la preghiera apre gli occhi della nostra anima, le fa sentire la grandezza della sua miseria, la necessità di fare ricorso a Dio; le fa temere la sua debolezza.

Il cristiano conta per tutto su Dio solo, e niente su se stesso. Sì, è per mezzo della preghiera che tutti i giusti hanno perseverato. Del resto, ci accorgiamo noi stessi che appena trascuriamo le nostre preghiere, perdiamo subito il gusto delle cose del cielo: pensiamo solo alla terra; e se riprendiamola preghiera, sentiamo rinascere in noi il pensiero e il desiderio delle cose del cielo. Sì, se abbiamo la fortuna di essere nella grazia di Dio, o faremo ricorso alla preghiera, o saremo certi di non perseverare per molto tempo nella via del cielo.

In secondo luogo, diciamo che tutti i peccatori debbono, senza un miracolo straordinario che accade rarissimamente, la loro conversione soltanto alla preghiera. Vedete santa Monica, ciò che fa per chiedere la conversione di suo figlio: ora essa è al piede del suo crocifisso a pregare e piangere; ora si trova presso persone che sono sagge, per chiedere il soccorso delle loro preghiere. Guardate lo stesso sant’Agostino, quando volle seriamente convertirsi… Si, per quanto fossimo peccatori, se avessimo fatto ricorso alla preghiera e se pregassimo come si deve, saremmo sicuri che il buon Dio ci perdonerebbe.

Ah!, fratelli miei, non meravigliamoci del fatto che il demonio fa tutto ciò che può per farci tralasciare le nostre preghiere, e farcele dire male; è che capisce molto meglio di noi quanto la preghiera è temibile nell’inferno, e che è impossibile che il buon Dio possa rifiutarci ciò che gli chiediamo per mezzo della preghiera…

Non sono né le lunghe né le belle preghiere che il buon Dio guarda, ma quelle che si fanno dal profondo del cuore, con un grande rispetto ed un vero desiderio di piacere a Dio. Eccovene un bell’esempio. Viene riferito nella vita di san Bonaventura, grande dottore della Chiesa, che un religioso assai semplice gli dice: «Padre, io che sono poco istruito, lei pensa che posso pregare il buon Dio e amarlo?».

San Bonaventura gli dice: «Ah, amico, sono questi principalmente che il buon Dio ama di più e che gli sono più graditi». Questo buon religioso, tutto meravigliato da una notizia così buona, va a mettersi alla porta del monastero, dicendo a tutti quelli che vedeva passare: «Venite, amici, ho una buona notizia da darvi; il dottore Bonaventura m’ha detto che noi altri, anche se ignoranti, possiamo amare il buon Dio quanto i dotti. Quale felicità per noi poter amare il buon Dio e piacergli, senza sapere niente!».

Da questo, vi dirò che non c’è niente di più facile che il pregare il buon Dio, e che non c’è nulla di più consolante.

Diciamo che la preghiera è una elevazione del nostro cuore verso Dio. Diciamo meglio, è il dolce colloquio di un bambino con il padre suo, di un suddito con il suo re, di un servo con il suo padrone, di un amico con il suo amico, nel cui cuore depone i suoi dispiaceri e le sue pene.

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La Coroncina della Divina Misericordia: perchè pregarla?

Perchè pregare la coroncina alla Divina Misericordia?

Perchè pregare la Coroncina alla Divina Misericordia?

Lo dice Gesù a Santa Faustina Kowalska

20. Un venerdì dell’anno 1935. — Era sera. M’ero chiusa già nella mia cella. Vidi l’angelo esecutore dell’ira di Dio. Cominciai a supplicare Dio per il mondo con parole che udivo interiormente. Offrivo all’eterno Padre «Il corpo, il sangue, l’anima e la divinità del suo dilettissimo Figlio, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo». Chiedevo misericordia per tutti «in nome della sua dolorosa passione».
Il giorno seguente, entrando in cappella, udii dentro di me queste parole: «Ogni volta che entrerai in cappella, recita fin dalla soglia la preghiera che ieri ti ho insegnato». Recitata che ebbi la preghiera, ricevetti la seguente istruzione: «Questa preghiera serve a placare il mio sdegno, la reciterai sulla corona del rosario che usi di solito. Incomincerai con un Padre Nostro, pronuncerai questa preghiera: “Eterno Padre, ti offro il corpo, il sangue, l’anima e la divinità del tuo dilettissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo”. Sui grani piccoli dell’Ave Maria, proseguirai dicendo per dieci volte consecutive: “Per la sua dolorosa passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero”. Come conclusione, reciterai tre volte questa invocazione: “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi misericordia di noi e del mondo intero”».

21. Promesse. — «Recita ogni giorno con costanza la coroncina che ti ho insegnato. Chiunque la reciterà, troverà grande misericordia nell’ora della morte. I sacerdoti la propongano a chi è nel peccato come una tavola di salvezza. Il peccatore fosse pure anche il più incallito, qualora reciti questa coroncina anche per una volta sola, avrà il soccorso della mia misericordia. Desidero che tutto il mondo la conosca. Concederò grazie che l’uomo nemmeno può capire a tutti quelli che confidano nella mia misericordia. Abbraccerò con la mia misericordia in vita, e ancor più nell’ora della morte, le anime che reciteranno questa coroncina».

22. La prima anima salvata. — Mi trovavo in sanatorio a Pradnik. In piena notte, venni svegliata all’improvviso. Compresi che un’anima si trovava nella necessità urgente che qualcuno pregasse per lei. Mi recai in corsia e vidi una persona già entrata in agonia. All’improvviso, udii interiormente questa voce: «Recita la coroncina che ti ho insegnato». Corsi a prendere il rosario e, in ginocchio accanto all’agonizzante, recitai la coroncina con tutto il fervore di cui ero capace. A un tratto, l’agonizzante aprì gli occhi e mi guardò. La mia coroncina non era ancora terminata e già quella persona era spirata con una singolare serenità dipinta sul volto. Avevo chiesto ardentemente al Signore di mantenere la promessa fattami a proposito della coroncina, ed egli mi fece conoscere che, in quell’occasione, l’aveva mantenuta. Fu la prima anima salvata grazie a questa promessa del Signore. Rientrata nella mia stanzetta, udii queste parole: «Nell’ora della morte, difenderò come mia gloria ogni anima che reciterà la coroncina. Se un’altra persona la reciterà presso un moribondo, otterrà per lui il medesimo perdono».
Quando si recita la coroncina al capezzale di un agonizzante, l’ira di Dio si placa e una misericordia a noi ignota avvolge l’anima, perché commuove profondamente l’Essere divino la rievocazione della passione dolorosa di suo Figlio.

23. Un grande aiuto per gli agonizzanti. — Vorrei che tutti comprendessero quanto è grande la misericordia del Signore, la quale è a tutti assolutamente necessaria, specialmente nell’ora decisiva della morte. La coroncina è un grande aiuto per gli agonizzanti. Prego spesso per le persone che mi vengono fatte conoscere interiormente e insisto nella preghiera finché non sento dentro di me d’avere ottenuto ciò che chiedo. Specialmente adesso, che mi trovo qui in questo ospedale, mi sento unita con i moribondi che, entrando in agonia, domandano la mia preghiera. Dio mi concede una singolare unione con chi è sul punto di morire. La mia preghiera non ha sempre la medesima lunghezza di tempo. In ogni caso, ho potuto assicurarmi che, se la spinta a pregare dura più a lungo, è segno che l’anima deve sostenere maggiori lotte per più tempo. Per le anime, le distanze non esistono. Mi succede di provare il medesimo fenomeno anche a distanza di centinaia di chilometri.

24. Un segno degli ultimi tempi. — Mentre recitavo la coroncina, udii improvvisamente questa voce: «Saranno grandi le grazie che concederò a coloro che pregheranno con questa coroncina. Scrivi che io voglio che l’intera umanità conosca la mia infinita misericordia. Questa richiesta è un segno degli ultimi tempi, dopo dei quali sopravverrà la mia giustizia. Finché c’è tempo, l’umanità ricorra alla fonte della mia misericordia, al sangue e all’acqua che per la salvezza di tutti è scaturito».

25. Vedendo la gloria del tuo nome, il mio cuore troverà la pace. — Dissi a Gesù: «Mi preme molto l’intera umanità e mi fa soffrire il fatto che non tutti ti conoscono e che quegli stessi che ti hanno conosciuto non ti corrispondono con l’amore che tu meriti. D’altra parte, vedo quanto terribilmente ti offendono i peccatori e vedo quanto siano oppressi e perseguitati i tuoi fedeli. Vedo inoltre molte anime che ciecamente si precipitano nel baratro spaventoso dell’inferno. Capisci, Gesù? Questo è il dolore che mi strazia e mi sconvolge. Io desidero che l’intera umanità ricorra fiduciosa alla tua misericordia. Solo allora, vedendo la gloria del tuo nome, il mio cuore troverà la pace». Il Signore mi rispose: «Figlia, gradisco il linguaggio del tuo cuore. Recitando la coroncina della mia misericordia, avvicinerai realmente a me il genere umano». Detto ciò, mi lasciò sola, e io compresi che nessun’anima tributa tanta gloria al suo creatore come quando si rivolge con fiducia alla divina misericordia.

26. Lo scopo della coroncina. — «Figlia mia, esorta le anime a recitare la coroncina che ti ho insegnato. Se lo faranno, io mi compiaccio d’accordar loro ciò che chiederanno. Se la reciteranno i più grandi peccatori, li colmerò di contrizione e di fiducia e farò in modo che il momento della loro morte sia sereno».
Sempre più mi rendo conto quanto ogni anima abbia bisogno della divina misericordia durante il corso di tutta la sua vita, ma specialmente nell’ora della morte. Lo scopo della coroncina è di placare la collera di Dio, come egli stesso mi fece sapere. Approfittiamo della misericordia, finché è tempo di misericordia.

27. La morte di un giovane uomo. — Questa sera vidi morire un uomo ancora giovane. La sua agonia fu straziante e prolungata. Incominciai per lui la coroncina. Giunta alla fine, l’agonia di quell’uomo continuava. Udii dentro di me: «Prosegui a recitare la coroncina». Tutto a un tratto, sperimentai la grande maestà di Dio e la sua giustizia. Tremavo di spavento per quel giovane, ma non cessavo di implorargli misericordia dal Signore. Mi tolsi dal petto la piccola croce consegnatami nel giorno in cui pronunciai i miei voti e la posai sul petto dell’agonizzante. Dicevo: «Gesù, guarda quest’anima con lo stesso amore con il quale guardasti me nel giorno dei miei voti religiosi e non dimenticare la promessa che facesti in favore di coloro che, mediante questa coroncina, invocheranno la tua misericordia sui morenti». Mentre pregavo in questo modo, il moribondo cessò di soffrire e spirò in pace. Non è mai il caso di stancarsi quando si prega per gli agonizzanti!

28. La siccità. — Il caldo era insopportabile da tempo. Desideravamo la pioggia inutilmente. Le piante assetate mi facevano pietà. Decisi di recitare la coroncina tanto a lungo, finché Dio non avesse fatto scendere la pioggia. Senza interruzione, ripetei quella preghiera per tre ore. Finalmente il cielo si coprì di nubi e la pioggia prese a cadere in abbondanza. Ricordai come il Signore avesse detto che, per mezzo di quella coroncina, si può ottenere tutto.

29. Il nubifragio. — Questa notte mi svegliò, con il suo fracasso, un nubifragio. Cadeva la pioggia, infuriava il vento, scoppiavano folgori in continuazione. Cominciai a pregare, chiedendo che l’uragano non facesse danni. Udii queste parole:«Recita la coroncina e passerà senza far danni». Recitai immediatamente la corona della misericordia e non feci nemmeno in tempo a terminarla, che l’uragano tutto a un tratto era cessato. Allora udii nuovamente quella voce: «Con questa coroncina, otterrai ogni cosa che non sia contraria al mio volere».

30. In una casa sconosciuta. — Oggi il Signore entrò nella mia stanza d’ospedale. Disse: «Ti porterò presso un peccatore agonizzante, e lì reciterai la coroncina. Devi ottenere per lui la fiducia nella mia misericordia, perché sta morendo disperato». Di colpo, mi trovai in un’abitazione sconosciuta. Un uomo attempato agonizzava e soffriva in modo atroce. La sua famiglia era nel pianto. Attorno a lui, scorsi demoni in grande numero. Avevo appena cominciato a pregare, quando essi si dispersero sibilando e lanciando minacce su di me. L’anima del morente si rasserenò. Riacquistò la pace e la fiducia. S’addormentò in Dio. Immediatamente, mi ritrovai nella mia stanza. Come possano avvenire queste cose, non lo so.

Vuoi recitare la Coroncina alla Divina Misericordia? La troverai nella prima pagina di questo sito oppure vai sul sito Rosario on line (clicca qui).

Fonte di questi messaggi: Santo Rosario

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Le Meraviglie della Preghiera nelle parole del Papa

La preghiera umile, forte e coraggiosa compie miracoli

Una preghiera coraggiosa, umile e forte, compie miracoli: è quanto ha affermato il Papa stamani nella Messa presieduta a Santa Marta.

La liturgia del giorno presenta il brano del Vangelo in cui i discepoli non riescono a guarire un fanciullo; deve intervenire Gesù stesso che si lamenta dell’incredulità dei presenti; e al padre di quel ragazzo che chiede aiuto risponde che “tutto è possibile per chi crede”. Papa Francesco osserva che spesso anche quanti vogliono bene a Gesù non rischiano troppo nella loro fede e non si affidano completamente a Lui:
“Ma perché, questa incredulità? Credo che è proprio il cuore che non si apre, il cuore chiuso, il cuore che vuole avere tutto sotto controllo”.
E’ un cuore, dunque, che “non si apre” e non “dà il controllo delle cose a Gesù” – spiega il Papa – e quando i discepoli gli domandano perché non hanno potuto guarire il giovane, il Signore risponde che quella “specie di demoni non si può scacciare in alcun modo se non con la preghiera”. “Tutti noi – sottolinea – abbiamo un pezzo di incredulità, dentro”. E’ necessaria “una preghiera forte, e questa preghiera umile e forte fa che Gesù possa fare il miracolo. La preghiera per chiedere un miracolo, per chiedere un’azione straordinaria – prosegue – dev’essere una preghiera coinvolta, che ci coinvolga tutti”. E a questo proposito racconta un episodio accaduto in Argentina: una bimba di 7 anni si ammala e i medici le danno poche ore di vita. Il papà, un elettricista, “uomo di fede”, è “diventato come pazzo – racconta il Pontefice – e in quella pazzia” ha preso un autobus per andare al Santuario mariano di Lujan, lontano 70 km:
“E’ arrivato dopo le 9 di sera, quando era tutto chiuso. E lui ha incominciato a pregare la Madonna, con le mani sulla cancellata di ferro. E pregava, e pregava, e piangeva, e pregava … e così, così è rimasto tutta la notte. Ma quest’uomo lottava: lottava con Dio, lottava proprio con Dio per fare la guarigione della sua fanciulla. Poi, dopo le 6 del mattino, è andato al terminal, ha preso il bus ed è arrivato a casa, all’ospedale alle 9, più o meno. E ha trovato la moglie piangente. E ha pensato al peggio. ‘Ma cosa succede? Non capisco, non capisco! Cosa è successo?’. ‘Mah, sono venuti i dottori e mi hanno detto che la febbre se n’è andata, che respira bene, che non c’è niente! La lasceranno due giorni in più, ma non capiscono che cosa è successo!’. Questo succede ancora, eh?, i miracoli ci sono!”.
Ma è necessario pregare col cuore, conclude il Papa:
“Una preghiera coraggiosa, che lotta per arrivare a quel miracolo; non quelle preghiere per cortesia, ‘Ah, io pregherò per te’: dico un Pater Noster, un’Ave Maria e mi dimentico. No: preghiera coraggiosa, come quella di Abramo che lottava con il Signore per salvare la città, come quella di Mosé che aveva le mani in alto e si stancava, pregando il Signore; come quella di tante persone, di tanta gente che ha fede e con la fede prega, prega. La preghiera fa miracoli, ma dobbiamo credere! Io penso che noi possiamo fare una bella preghiera … e dirgli oggi, tutta la giornata: ‘Credo, Signore, aiuta la mia incredulità’ … e quando ci chiedono di pregare per tanta gente che soffre nelle guerre, tutti i rifugiati, tutti questi drammi che ci sono adesso, pregare, ma con il cuore il Signore: ‘Fallo!’, ma dirgli: ‘Credo, Signore. Aiuta la mia incredulità’ che anche viene nella mia preghiera. Facciamo questo, oggi”.

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Non i papi, ma la preghiera cambia la Chiesa e i cuori!

La preghiera fa miracoli e impedisce al cuore di indurirsi, dimenticando la pietà. Lo ha ripetuto Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino celebrata in Casa Santa Marta. “La preghiera dei fedeli – ha affermato Francesco – cambia la Chiesa: non siamo noi, i Papi, i vescovi, i sacerdoti” a “portare avanti la Chiesa”, ma “sono i Santi”.

Possiamo essere persone di fede e aver smarrito il senso della pietà sotto la cenere del giudizio, delle critiche a oltranza. La storia che racconta la pagina della Bibbia commentata dal Papa ne è un esempio lampante. I protagonisti sono Anna – una donna angosciata per la propria sterilità che supplica in lacrime Dio di donarle un figlio – e un sacerdote, Eli, che la osserva distrattamente da lontano, seduto su un seggio del tempio.

La scena descritta dal libro di Samuele fa prima udire le parole accorate di Anna e poi i pensieri del sacerdote, il quale non riuscendo a udire niente bolla con malevola superficialità il muto bisbiglìo della donna: per lui è solo “un’ubriaca”. E invece, come poi accadrà, quel pianto a dirotto sta per strappare a Dio il miracolo richiesto:
“Anna pregava in cuor suo e si muovevano soltanto le labbra, ma la voce non si udiva. Questo è il coraggio di una donna di fede che con il suo dolore, con le sue lacrime, chiede al Signore la grazia. Tante donne brave sono così nella Chiesa, tante!, che vanno a pregare come se fosse una scommessa… Ma pensiamo soltanto a una grande, Santa Monica, che con le sue lacrime è riuscita ad avere la grazia della conversione di suo figlio, Sant’Agostino. Tante ce ne sono così”.

Eli, il sacerdote, è “un povero uomo” verso il quale, ammette Francesco, “sento una “certa simpatia” perché “anche in me trovo difetti che mi fanno avvicinare a lui e capirlo bene”. “Con quanta facilità – afferma il Papa – noi giudichiamo le persone, con quanta facilità non abbiamo il rispetto di dire: ‘Ma cosa avrà nel suo cuore? Non lo so, ma io non dico nulla…’”. Quando “manca la pietà nel cuore, sempre si pensa male” e non si comprende chi invece prega “col dolore e con l’angoscia” e “affida quel dolore e angoscia al Signore”:
“Questa preghiera l’ha conosciuta Gesù nell’Orto degli Ulivi, quando era tanta l’angoscia e tanto il dolore che gli è venuto quel sudore di sangue. E non ha rimproverato il Padre: ‘Padre, se tu vuoi toglimi questo, ma sia fatta la tua volontà’. E Gesù ha risposto sulla stessa strada di questa donna: la mitezza. Delle volte, noi preghiamo, chiediamo al Signore, ma tante volte non sappiamo arrivare proprio a quella lotta col Signore, alle lacrime, a chiedere, chiedere la grazia”.

Il Papa ricorda ancora la storia di quell’uomo di Buenos Aires che, con la figlia di 9 anni ricoverata in fin di vita, va di notte dalla Vergine di Lujàn e passa la notte aggrappato alla cancellata del Santuario a chiedere la grazia della guarigione. E la mattina dopo, ritornando in ospedale, trova la figlia guarita:
“La preghiera fa miracoli. Anche fa miracoli a quelli che sono cristiani, siano fedeli laici, siano sacerdoti, vescovi che hanno perso la devozione pietà. La preghiera dei fedeli cambia la Chiesa: non siamo noi, i Papi, i vescovi, i sacerdoti, le suore a portare avanti la Chiesa, sono i santi! E i santi sono questi, come questa donna. I santi sono quelli che hanno il coraggio di credere che Dio è il Signore e che può fare tutto”.

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Frammenti di Cielo sulla Preghiera

S.  Agostino ha detto:

“Nutri la tua anima con la lettura biblica: essa ti preparerà un banchetto spirituale”.

“La preghiera muore, quando il desiderio si raffredda”.

S. Tommaso d’Aquino ha detto:

“La preghiera non viene presentata a Dio per fargli conoscere qualcosa che Egli non sa, ma per spingere verso Dio l’animo di chi prega.”

S. Girolamo ha detto:

“Chi è assiduo nella lettura della Parola di Dio, quando legge si affatica, ma in seguito è felice perché gli amari semi della lettura producono in lui i dolci frutti.

“Studiamo ora che siamo sulla terra quella Realtà la cui conoscenza resterà anche quando saremo in cielo”.

“Preghi? Sei tu che parli allo Sposo. Leggi? E’ lo Sposo che parla a te”.

S. Ignazio di Loyola ha detto:

“Pregare è seguire Cristo che va tra gli uomini, quasi accompagnandolo”.

S. Caterina da Bologna ha detto:

La preghiera è l’estatica contemplazione dell’ Altissimo, nella sua infinita bellezza e bontà: uno sguardo semplice e amoroso su Dio”.

S. Giovanni Crisostomo ha detto:

“L’uomo che prega ha le mani sul timone della storia”.

S. Giovanni Damasceno ha detto:

“La preghiera è un’elevazione della mente a Dio”.

S. Ignazio d’Antiochia ha detto:

Procurate di riunirvi più frequentemente per il rendimento di grazie e per la lode a Dio. Quando vi radunate spesso le forze di satana sono annientate ed il male da lui prodotto viene distrutto nella concordia della vostra fede.

S. Bernardo di Chiaravalle ha detto:

“I tuoi desideri gridino a Dio. la preghiera è una pia tensione del cuore verso Dio.”

Tertulliano ha detto:

L’unico compito della preghiera è richiamare le anime dei defunti dallo stesso cammino della morte, sostenere i deboli, curare i malati, liberare gli indemoniati, aprire le porte del carcere, sciogliere le catene degli innocenti. Essa lava i peccati, respinge le tentazioni, spegne le persecuzioni, conforta i pusillanimi, incoraggia i generosi, guida i pellegrini, calma le tempeste, arresta i malfattori, sostenta i poveri, ammorbidisce il cuore dei ricchi, rialza i caduti, sostiene i deboli, sorregge i forti. (L’orazione, cap. 29)

Charles de Focauld ha detto:

“Bisogna lodare Dio. Lodare è esprimere la propria ammirazione e nello stesso tempo il proprio amore, perchè l’amore è inseparabilmente unito ad un’ammirazione senza riserve.

Dunque, lodare significa struggersi ai suoi piedi in parole di ammirazione e d’amore. Significa ripe-tergli che Egli è infinitamente perfetto, infinitamente amabile, infinitamente amato.

Significa dirgli che Egli è buono e che l’amiamo”.

Maestro Eckhart ha detto:

“Perchè preghiamo?.. Perchè Dio nasca nell’anima e l’anima rinasca in Dio…Un essere tutto intimo, tutto raccolto ed uno in Dio: questa è la Grazia, questo significa “Iddio con te”.

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Dieci regole per la Preghiera

E’ faticoso pregare. E’ ancor più faticoso imparare a pregare.
Sì può imparare a leggere e scrivere senza maestri, ma occorre essere intuitivi in modo eccezionale e ci vuole tempo. Con un insegnante, invece, è molto più semplice e si risparmia tempo.
Così è l’apprendimento della preghiera: si può imparare a pregare senza scuola e senza maestri, ma l’autodidatta rischia sempre di imparare male; chi accetta una guida e un metodo adatto, norinalmente arriva più sicuro e più in fretta.
Ecco dieci tappe per imparare a pregare. Non si tratta però di regole da “imparare” a memoria, sono traguardi da “sperimentare “. Perciò è necessario che chi si assoggetta a questo “training” della preghiera si impegni, il primo mese, ad un quarto d’ora di preghiera ogni giorno, poi è necessario che man mano estenda sempre più il suo spazio di tempo per pregare.
Normalmente, ai nostri giovani, nei corsi per le comunità di base “chiediamo al secondo mese mezz’ora di preghiera quotidiana in silenzio, al terzo mese un’ora, sempre in silenzio.
E’ la costanza quella che costa di più se si vuole imparare a pregare.
E’ mòlto opportuno iniziare non da soli, ma in un piccolo gruppo.
La ragione è che verificare ogni settimana col proprio gruppo il cammino che si è fatto nella pregb.iera, confrontando con gli altri i successi e gli insuccessi, dà forza ed è determinante per la costanza.
REGOLA PRIMA

La preghiera è un rapporto interpersonale con Dio: un rapporto “Io — Tu “. Gesù ha detto:
Quando pregate dite: Padre… (Lc. XI, 2)
La prima regola della preghiera è dunque questa: nella preghiera realizzare un incontro, un incontro della mia persona con la persona di Dio. Un incontro di persone vere. Io, vera persona e Dio vlsto come persona vera. Io, vera persona, non automa.
La preghiera è dunque un calarmi nella realtà di Dio: Dio vivo, Dio presente, Dio vicino, Dio persona.
Perchè la preghiera spesso è pesante? Perché non risolve i problemi? Spesso la causa è semplicissima: nella preghiera non avviene l’incontro di due persone; spesso io sono un assente, un automa ed anche Dio è lontano, una realtà troppo sfumata, troppo lontana, con cui non comunico affatto.
Finché nella nostra preghiera non c’è lo sforzo per un rapporto “Io — Tu “, c’è falsità, c’è vuoto, non c’è preghiera. E’ un gioco di parole. E’ una farsa.
Il rapporto “Io — Tu” è fede.

Consiglio pratico
E’ importante nella mia preghiera che io usi poche parole, povere, ma ricche di contenuto. Possono bastare parole come queste: Padre
Gesù, Salvatore
Gesù Via, Verità, Vita.
REGOLA SECONDA

La preghiera è comunicazione affettuosa con Dio, operata dallo Spirito e sorretta da lui.
Gesù ha detto:
“Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno, ancora prima che gliele chiediate… “. (Mt. VI, 8)
Dio è pensiero puro, è puro spirito; non posso comunicare con lui che nel pensiero, attraverso lo Spirito. Non c’è altro mezzo per comunicare con Dio: Dio non posso immaginarlo, se mi creo una immagine di Dio, creo un idolo..
La preghiera non è uno sforzo di fantasia, ma un lavoro di concetto. La mente e il cuore sono gli strumenti diretti per comunicare con Dio. Se fantastico, se mi ripiego sui miei problemi, se dico parole vuote, se leggo, non comunico con lui. Comunico quando penso. E amo. Penso e amo nello Spirito.
5. Paolo insegna che è Io Spirito che aiuta questo difficile lavoro interiore. Dice: Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perchè nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi “. (Rm. VIII, 26)
“Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito dei suo Figlio che grida: Abbà, Padre “. (Gai. IV, 6)
Lo Spirito intercede per i credenti secondo i disegni di Dio”. (Rm. VIII, 27)

Consigli pratici
E’ importante nella preghiera che lo sguardo sia rivolto più a lui che a noi.
Non lasciar cadere il contatto del pensiero; quando “la linea cade” riallacciare l’attenzione a lui con calma, con pace. Ogni ritorno a lui è un atto di buona volontà, è amore.
Poche parole, molto cuore, tutta l’attenzione tesa a lui, ma nella serenità e nella calma.
Mai iniziare la preghiera senza invocare lo Spirito.
Nei momenti di stanchezza o di aridità implorare lo Spirito.
Dopo la preghiera: ringraziare lo Spirito.
REGOLA TERZA

La strada più semplice per la preghiera è imparare a ringraziare.
Dopo il miracolo dei dieci lebbrosi guariti uno solo era tornato indietro a ringraziare il Maestro. Disse allora Gesù:
“Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove Sono? “. (Lc. XVII, 11)
Nessuno può dire di non essere capace a ringraziare. Anche chi non ha mai pregato è capace a ringraziare.
Dio pretende la nostra gratitudine perchè ci ha fatti intelligenti. Noi ci indignamo contro le persone che non sentono il dovere della gratitudine. Siamo sommersi dai doni di Dio dal mattino alla sera e dalla sera al mattino. Ogni cosa che tocchiamo è un dono di Dio. Dobbiamo allenarci alla gratitudine. Non occorrono cose complicate: basta aprire il cuore ad un grazie sincero a Dio.
La preghiera di ringraziamento è un grande alJenamento alla fede e a coltivare in noi il senso di Dio. Bisogna soio controllare che il grazie esca dal cuore e sia unito a qualche atto generoso che serva ad esprimere meglio la nostra gratitudine.

Consìgli pratici
E’ importante interrogarsi sovente sui doni più grandi che Dio ci ha fatto. Forse sono: la vita, l’intelligenza, la fede.
Ma i doni di Dio sono innumerevoli e tra essi ci sono dei doni di cui non abbiamo mai ringraziato.
E’ bene ringraziare per chi non ringrazia mai, a cominciare dalle persone più vicine, come i familiari e gli amici.
REGOLA QUARTA

La preghiera è soprattutto esperienza di amore.
“Gesù si gettò a terra e pregava: « Abba, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu” (Mc. XIV, 35)
E’ soprattutto esperienza di amore, perchè esistono tante gradualità nella preghiera: se la preghiera è solo un discorrere con Dio, è preghiera, ma non è la migliore preghiera. Così se ringraziate, se implorate è preghiera, ma la preghiera migliore consiste nell’amare. L’amore ad una persona non sta nel parlare, nello scrivere, nel pensare a quella persona. Sta soprattutto nel far qualcosa volentieri per quella persona, qualcosa che costi, qualcosa a cui quella persona ha diritto o attende, o almeno gradisce molto.
Finchè a Dio parliamo soltanto diamo ben poco, flOfl siamo ancora nella preghiera profonda.
Gesu ha insegnato come si ama Dio “Non chi dice: Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio… “.
La preghiera dovrebbe essere sempre per noi un confronto con la sua volontà e dovrebbe maturare in noi le decisioni concrete per la vita. La preghiera così più che un “amare” diventa un “lasciarsi amare da Dio “. Quando arriviamo a compiere fedelmente la volontà di Dio, allora amiamo Dio e Dio può ricolmarci del suo amore.
“Chi fa la volontà del Padre mio, questi mi è fratello, sorella e madre “.(Mt. XII, 50)

Consigli pratici
Legare spesso la preghiera a questa domanda:
Signore, che cosa vuoi da me? Signore, sei contento di me? Signore, in questo problema, qual è la tua volontà? “. Abituarci a scendere sempre nella concretezza:
lasciare la preghiera con qualche decisione ben precisa per migliorare qualche dovere.
Preghiamo quando amiamo, amiamo quando dìciamo qualcosa di concreto a Dio, qualcosa che lui attende da noi o che gradisce in noi. La preghiera vera comincia sempre dopo la preghiera, dalla vita.
REGOLA QUINTA

La preghiera è far calare la potenza di Dio nelle nostre viltà e debolezze.
“Attingete la forza nel Signore e nel vigore della sua potenza “. (Ef. VI, 1)

Tutto posso in Colui che mi dà forza “. (Fu. IV, 13)

Pregare è amare Dio. Amare Dio nelle nostre situazioni concrete. Amare Dio nelle nostre situa zioni concrete significa: specchiarci nelle nostre realtà quotidiane (doveri, difficoltà e debolezze) confrontandole con schiettezza con la volontà di Dio, chiedere con umiltà e fiducia la forza di Dio per portare avanti i nostri doveri e le nostre difficoltà come Dio vuole.

Sovente la preghiera non dà forza perchè noi non vogliamo veramente quello che chiediamo a Dio. Noi vogliamo veramente superare un ostacolo quando precisiamo a noi stessi con molta chiarezza l’ostacolo e chiediamo con molta schiettezza a Dio il suo aiuto. Dio ci comunica la sua forza quando anche noi tiriamo fuori tutta la nostra forza. Normalmente se chiediamo forza a Dio per il momento, per l’oggi, noi collaboriamo quasi sicuramente con lui per superare l’ostacolo.

Consigli pratici
Riflettere, decidere, implorare: sono questi i tre tempi della nostra preghiera se vogliamo sperimentare la forza di Dio nelle nostre difficoltà.
E’ bene nella preghiera partire sempre dai punti che scottano, cioè dai problemi che urgono di più: Dio ci vuole a posto con la sua volontà. L’amore non sta nelle parole, nei sospiri, nei sentimentalismi, sta nel cercare la sua volontà e nel farla con generosità. » La preghiera è preparazione per l’azione, partenza per l’azione, luce e forza per l’azione. Urge far partire sempre l’azione dalla ricerca sincera della volontà di Dio.
REGOLA SESTA

La preghiera di semplice presenza o “preghiera disiIenzio” è importantissima per educare alla concentrazione profonda.
Gesù disse: « Venite in disparte con me, in un luogo solitario, e riposatevi un poco » (Mc. VI, 31)

Al Getzemani disse ai suOi discepoli: «Sedetevi qui mentre io prego ». Prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni… Si gettò a terra e pregava… Tornato indietro li trovò addormentati e disse a Pietro: « Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola? » “. (Mc. XIV, 32)

La preghiera di semplice presenza o “preghiera di silenzio” consiste nel mettersi davanti a Dio eliminando parole, pensieri e fantasie, sforzandosi nella calma solo di essere presenti a lui.
E’ la concentrazione il problema più determinante dellà preghiera. La preghiera di semplice presenza è come un esercizio di igiene mentale per facilitare la concentrazione e avviare la preghiera profonda.
La preghiera di “semplice presenza” è uno sforzo di volontà per renderci presenti a Dio, è uno sforzo di volontà più che di intelligenza. Più di intelligenza che di immaginazione. Anzi devo frenare l’immaginazione concentrandomi su un unico pensiero: di essere presente a Dio.

E’ preghiera perchè è attenzione a Dio. E’ preghiera faticosa: normalmente è bene prolungare questo tipo di preghiera solo per un quarto d’ora, come avvio all’adorazione. Ma è già adorazione percbè è a amorosa a Dio. Può facilitare molto questo pensiero di De Foucauld: “Guar- ‘ do a Dio amandolo, Dio mi guarda amandomi “.
E’ consigliabile fare questo esercizio di preghiera davanti all’Eucaristia, oppure in un luogo raccolto, gli occhi chiusi, immersi nel pensiero della sua presenza che ci avvolge:
“In lui viviamo, muoviamo e siamo “. (At. XVII, 28)

S. Teresa d’Avila, la specialista di questo metodo di preghiera, la suggerisce a quelli che sono “continuamente dissipati” e confessa: “Finché il Signore non mi suggerì questo metodo di preghiera, non avevo mai ricavato soddisfazione o gusto dalla preghiera “. Raccomanda: “Non fare lunghe e sottili meditazioni, ma solo guardare a lui “.
La preghiera di “semplice presenza” è un energetico efficacissimo contro l’irriflessione, male radicale della nostra preghiera. E’ la preghiera senza parole. Gandhi diceva: “E’ meglio una preghiera senza parole che tante parole senza preghiera “.

Consigli pratici E’ lo stare con Dio cie ci cambia, più che lo stare con noi stessi. Se la concentrazione sulla presenza di Dio si fa difficile, è utile usare qualche semplice parola come:
Padre
Gesù Salvatore
Padre, Figlio, Spirito
Gesù, Via, Verità e Vita.
E’ molto utile anche la “preghiera di Gesù” del pellegrino russo “Gesù Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore “, ritmata col respiro. Curare la compostezza e la calma.
E’ preghiera di alta classe e insieme accessibile a tutti.

REGOLA SETTIMA

Il cuore della preghiera ò l’ascolto.
“Maria, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Marta, invece, era tutta presa dai molti servizi… Gesù disse: « Maria ha scelto la parte migliore » (Lc. X, 39)
L’ascolto suppone di aver capito questo: che il personaggio-chiave della preghiera non sono io, ma Dio. L’ascolto è il centro della preghiera perchè l’ascolto è amore: è infatti attesa di Dio, attesa della sua luce; l’ascolto affettuoso di Dio comprende già la volontà di rispondere a lui.
L’ascolto si può fare interpellando umilmente Dio su di un problema che ci assilla, oppure interpellando la luce di Dio attraverso la Scrittura. Normalmente Dio parla quando io sono reparato alla sua parola.
Quando in noi imperversano la cattiva volontà o la menzogna, è difficile sentire la voce di Dio, anzi difficilmente abbiamo il desiderio di sentirla.
Dio parla anche senza parlare. Risponde quando vuole. Dio non parla “a gettoni “, quando lo esigiamo noi, parla quando vuole lui, normalmente parla quando siamo preparati ad ascoltarlo.
Dio è discreto. Non forza mai la porta del nostro cuore.
Io sto alla porta e busso: se uno sente la mia voce e mi apre, io entrerò da lui e cenerò con lui e lui con me “. (Ap. 111, 20)
Non è facile consultare Dio. Ma ci sono dei segni abbastanza chiari se siamo nel giusto. Dio, quando parla, non va mai contro il buon senso o contro i nostri doveri, ma può andare contro la nostra volontà.

Consigli pratici
E’ importante impostare la preghiera su qualche domanda che inchiodi ogni evasione, come:
Signore, che cosa vuoi da me in questa situazjo.. ne? Signore, che cosa vuoi dirmi con questa pagina di Vangelo?».
La preghiera che va decisa alla ricerca della volontà di Dio dà nerbo alla vita cristiana, sviluppa la personalità, abitua alla concretezza E’ solo la fedeltà alla volontà di Dio che ci realizza e ci fa contenti

REGOLA OTTAVA

Anche il corpo deve imparare a pregare.
Gesù si gettò a terra e pregava… “. (Mc. XIV, 35)
Non possiamo mai prescindere del tutto dal corpo quando preghiamo. Il corpo influenza sempre la preghiera, perchè influenza ogni atto umano, anche il più intimo. Il corpo o diventa strumento della preghiera o diventa ostacolo. Il corpo ha le sue esigenze e le fa sentire, ha i suoi limiti, ha i suoi bisogni; spesso può impedire la concentrazione e ostacolare la volontà.
Tutte le grandi religioni hanno sempre dato una importanza grandissima al corpo, suggerendo prostrazioni, genuflessioni, gesti. L’Islam ha diffuso la preghiera in modo profondo tra le masse più arretrate soprattutto insegnando a pregare col corpo. La tradizione cristiana ha sempre considerato molto il corpo nella preghiera: è imprudente sottovalutare questa esperienza millenaria della Chiesa.
Quando il corpo prega, lo spirito entra subito in sintonia con lui; spesso non succede il contrario:
il corpo spesso fa resistenza allo spirito che vuole pregare. E’ importante perciò cominciare dal corpo la preghiera chiedendo al corpo una posizione che aiuti la concentrazione. Può servire molto questa norma: stare in ginocchio tenendo il busto ben e- retto; spalle apeiteTe Threspirazione è regolare e piena, è più facile la concentrazione); braccia rilassate lungo il corpo; occhi chiusi o fissi all’Eucaristia.

Consigli pratici
Quando si è soli è bene anche pregare a voce alta, allargando le braccia; anche la prquije profonda aiuta molto la concentrazione. Certe posizioni dolorose non aiutano la preghiera, così non l’aiutano le posizioni troppo comode.
Non scusare mai la pigrizia, ma indagare sulle sue cause.
La posizione non è la preghiera, ma aiuta od ostacola la preghiera: bisogna curarla.
REGOLA NONA

Il luogo, il tempo, fI fisico sono tre elementi esteriori alla preghiera che incidono fortemente sulla sua Interiorità. Gesù se ne andò sulla montagna a pregare “. (Lc. VI, 12)
“…si ritirò in un luogo deserto e là pregava “. (Mc. I, 35)
“Al mttino si alzò quando ancora era buio… “. (Mc. I, 35)
passò la notte in preghiera “. (Lc. VI, 12)
…si prost on la faccia a terra e pregava “. (Mt. XXVI, 39)
Se Gesù ha dato tanta importanza al luogo e al tempo per la sua preghiera, è segno che noi non dobbiamo sottovalutare il luogo che scegliamo, il tempo e la posizione fisica. Non tutti i luoghi sacri aiutano la concentrazione e certe chiese aiutano di più, certe di meno. Devo anche crearmi un angolo di preghiera nella mia stessa casa o a portata di mano.
Naturalmente pòsso pregare in qualunque luogo, ma non in qualunque luogo posso concentrarmi con la stessa facilità.
Così va scelto con cura il tempo: non qualunque ora della giornata consente una profonda concentrazione. Il mattino, la sera, la notte sono i periodi in cui normalmente la concentrazione è più facile. E’ importante abituarsi ad un’ora fissa per la preghiera; l’abitudine crea la necessità e crea il richiamo alla preghiera. E’ importante cominciare con slancio, fare dal primo istante, la nostra preghiera. Consigli pratici
Siamo noi i padroni delle nostre abitudini.
Il fisico si crea le sue leggi e si adatta anche alle leggi che noi gli proponiamo.
Le abitudini buone non sopprimono tutte le lotte della preghiera, ma facilitano molto la preghiera.
Quando c’è un malessere di salute bisogna rispettano: non si deve lasciare la preghiera, ma è importante cambiare il metodo di preghiera. E’ l’esperienza la migliore maestra per scegliere le nostre abitudini di preghiera.
REGOLA DECIMA

Per rispetto a Cristo che ce l’ha dato, il “Padre nostro” deve diventare la nostra preghiera cristiana. “Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli… “. (Mt. VI, 9) Se Gesù ha voluto darci lui stesso una formula di preghiera è logico che il “Padre nostro” deve diventare la preghiera preferita su tutte le preghiere. Devo approfondire questa preghiera, usarla, venerana. La Chiesa me l’ha consegnata ufficialmente nel Battesimo. E’ la preghiera dei discepoli di Cristo.
E’ necessario che qualche volta nella vita si faccia uno studio prolungato e profondo su questa preghiera.
E’ una preghiera non da “recitare “, ma da “fare “, da meditare. Più che una preghiera è una pista per la preghiera. E’ utile spesso impiegare un’ora intera di preghiera approfondendo solo il Padre nostro.

Ecco alcune riflessioni che possono aiutare:
Le prime due parole contengono già in sè due regole importanti di preghiera.
Padre: ci richiama anzitutto alla confidenza e all’apertura di cuore verso Dio.
Nostro: ci richiama a pensare molto ai fratelli nella preghiera e ad unirci a Cristo che prega sempre con noi.
Le due parti in cui è diviso il “Padre nostro” contengono un’altro richiamo importante sulla preghiera: anzitutto essere attenti ai problemi di Dio, poi ai nostri problemi; prima guardare a Lui, poi guardare a noi.
Per un’ora di preghiera sul “Padre nostro” può servire questo metodo:
I quarto d’ora: ambientazione alla preghiera
Padre nostro
Il quarto d’ora: adorazione
Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
III quarto d’ora: implorazione
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
IV quarto d’ora: perdono
Perdona come noi perdoniamo, non ci indurre in tentazione, liberaci dal Maligno.

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Preghiera a Maria,Donna del Cammino

Vergine Santa, che hai percorso territori sconfinati, dalla Palestina all’Egitto, e seguendo le orme del Tuo Figlio non ti sei risparmiata nessun cammino, proteggi coloro che, per terra, cielo e mare sono in viaggio per qualsiasi motivo che li spinge a lasciare i loro luoghi d’origine e camminare senza mete e senza confini.

Tu che hai affrontato il primo viaggio della carità, da Nazareth a Ain-Karin, per andare incontro alla tua anziana cugina, insegnaci ad andare incontro, con generosità, alla vita nascente, agli anziani, agli ammalati e a tutti i sofferenti della Terra.

Tu che sei andata da Nazareth a Betlemme, per dare alla luce il Tuo Figlio Gesù, conforta le madri che soffrono per motivi attinenti la loro vita di nutrici e genitrici.

Tu che sei stata costretta a lasciare, per la violenza e il terrore di Erode, con Gesù e Giuseppe, la tua Nazareth, guarda con amore e proteggi coloro che sono immigrati storici o di questi giorni, che sono senza patria e senza un popolo, e che sono fuggiti via per motivi di fame, lavoro, guerre e violenze di ogni genere.

Tu che sei rientrata in Patria con la tua famiglia naturale, fa’ che tutti coloro che desiderano ritornare alla loro casa, vicina o lontana, possono farlo senza alcuna difficoltà.

Tu che hai camminato insieme a Gesù, per celebrare la Pasqua nella Gerusalemme terrena, fa’ che anche noi possiamo festeggiare la Pasqua eterna, senza perderci nel lungo o breve viaggio nel tempo e che, con il tuo santo aiuto, passiamo raggiungere per sempre Gesù.

Tu che hai seguito Cristo, nel suo peregrinare per portare la dolce parola del Vangelo alla gente del suo tempo, guidaci nel cammino della nuova evangelizzazione, ora e sempre.

Tu, Stella che conduci la Chiesa nel suo impegno apostolico e missionario in tutto il mondo, illumina gli annunciatori della parola del Signore ad essere veri testimoni di Gesù.

Tu che hai accompagnato il tuo Figlio Gesù lungo la via del Calvario, e ti sei incontrata con Lui, nel mezzo del cammino del suo patire, sii vicino alle tante sofferenze di questa umanità, che va in cerca della vera libertà.

Tu, infine, che hai partecipato alla Risurrezione del Tuo Figlio e sei stata la prima ed unica creatura ad essere elevata al cielo in anima e corpo, donaci la possibilità di sperimentare ogni giorno la gioia e la serenità di chi cammina con il cuore e la mente rivolti al Signore, che è Dio Amore e Padre di misericordia.

Tu Vergine e Donna del cammino, Tu Madre Immacolata e Purissima del Redentore, spingi i nostri cuori incontro al Signore della vita e della storia, perché nessuno dei tuoi figli vada perduto nel carcere eterno dell’inferno.
Amen.

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Lodi,Liturgia delle ore,2 giugno 2016 – Al mattino ascolta la mia voce!

LODI

I SETTIMANA DEL SALTERIO DEL T. O. – GIOVEDÌ
LODI MATTUTINE


V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno
Al sorger della luce,
ascolta, o Padre santo,
la preghiera degli umili.

Dona un linguaggio mite,
che non conosca i frèmiti
dell’orgoglio e dell’ira.

Donaci occhi limpidi,
che vincano le torbide
suggestioni del male.

Donaci un cuore puro,
fedele nel servizio,
ardente nella lode.

A te sia gloria, o Padre,
al Figlio e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Svegliatevi, arpa e cetra,
voglio svegliare l’aurora.

SALMO 56   Preghiera del mattino nella sofferenza
Questo salmo si riferisce alla passione del Signore (sant’Agostino)
.

Pietà di me, pietà di me, o Dio, *
in te mi rifugio;
mi rifugio all’ombra delle tue ali *
finché sia passato il pericolo.

Invocherò Dio, l’Altissimo, *
Dio che mi fa il bene.

Mandi dal cielo a salvarmi †
dalla mano dei miei persecutori, *
Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.

Io sono come in mezzo a leoni, *
che divorano gli uomini;
i loro denti sono lance e frecce, *
la loro lingua spada affilata.

Innàlzati sopra il cielo, o Dio, *
su tutta la terra la tua gloria.

Hanno teso una rete ai miei piedi, *
mi hanno piegato,
hanno scavato davanti a me una fossa *
e vi sono caduti.

Saldo è il mio cuore, o Dio, *
saldo è il mio cuore.

Voglio cantare, a te voglio inneggiare: *
svegliati, mio cuore,
svegliatevi arpa e cetra, *
voglio svegliare l’aurora.

Ti loderò tra i popoli, Signore, *
a te canterò inni tra le genti,
perché la tua bontà è grande fino ai cieli, *
e la tua fedeltà fino alle nubi.

Innalzati sopra il cielo, o Dio, *
su tutta la terra la tua gloria.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Svegliatevi, arpa e cetra,
voglio svegliare l’aurora.

2^ Antifona
Il tuo popolo, Signore,
abbonda dei tuoi beni.

CANTICO Ger 31, 10-14   Dio libera e raduna il suo popolo nella gioia
Gesù doveva morire… per riunire i figli di Dio, che erano dispersi (Gv. 11, 51.52).

Ascoltate popoli, la parola del Signore, *
annunziatela alle isole lontane
e dite: «Chi ha disperso Israele lo raduna *
e lo custodisce come un pastore il suo gregge»,

perché il Signore ha redento Giacobbe, *
lo ha riscattato dalle mani del più forte di lui.

Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion, *
affluiranno verso i beni del Signore,
verso il grano, il mosto e l’olio, *
verso i nati dei greggi e degli armenti.

Essi saranno come un giardino irrigato, *
non languiranno mai.
Allora si allieterà la vergine alla danza; *
i giovani e i vecchi gioiranno.

Io cambierò il loro lutto in gioia, *
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni.
Sazierò di delizie l’anima dei sacerdoti *
e il mio popolo abbonderà dei miei beni.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Il tuo popolo, Signore,
abbonda dei tuoi beni.

3^ Antifona
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio. †

SALMO 47   Azione di grazie per la salvezza del popolo
Mi trasportò in spirito su di un monte alto e mi mostrò la città santa, Gerusalemme (Ap 21, 10).

Grande è il Signore e degno di ogni lode *
nella città del nostro Dio.
† Il suo monte santo, altura stupenda, *
è la gioia di tutta la terra.

Il monte Sion, dimora divina, *
è la città del grande Sovrano.
Dio nei suoi baluardi *
è apparso fortezza inespugnabile.

Ecco, i re si sono alleati, *
sono avanzati insieme.
Essi hanno visto: *
attoniti e presi dal panico, sono fuggiti.

Là sgomento li ha colti, *
doglie come di partoriente,
simile al vento orientale *
che squarcia le navi di Tarsis.

Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti, †
nella città del nostro Dio; *
Dio l’ha fondata per sempre.

Ricordiamo, Dio, la tua misericordia *
dentro il tuo tempio.

Come il tuo nome, o Dio, †
così la tua lode si estende
sino ai confini della terra; *
è piena di giustizia la tua destra.

Gioisca il monte di Sion, †
esultino le città di Giuda *
a motivo dei tuoi giudizi.

Circondate Sion, giratele intorno, *
contate le sue torri.

Osservate i suoi baluardi, †
passate in rassegna le sue fortezze, *
per narrare alla generazione futura:

Questo è il Signore, nostro Dio †
in eterno, sempre: *
egli è colui che ci guida.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.

Lettura Breve   Is 66, 1-2
Così dice il Signore: Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi potreste costruire? In quale luogo potrei fissare la dimora? Tutte queste cose ha fatto la mia mano ed esse sono mie: oracolo del Signore. Su chi volgerò lo sguardo? Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola.

Responsorio Breve
R. Con tutto il cuore ti cerco: * rispondimi, Signore.
Con tutto il cuore ti cerco: rispondimi, Signore.
V. Custodirò la tua parola:
rispondimi, Signore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Con tutto il cuore ti cerco: rispondimi, Signore.

Antifona al Benedictus
Serviamo il Signore in santità e giustizia,
egli ci libererà dai nostri nemici.

CANTICO DI ZACCARIA  
Lc 1, 68-79
Il Messia e il suo Precursore

Benedetto il Signore Dio d’Israele, *
perché ha visitato e redento il suo popolo,

e ha suscitato per noi una salvezza potente *
nella casa di Davide, suo servo,

come aveva promesso *
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:

salvezza dai nostri nemici, *
e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri *
e si è ricordato della sua santa alleanza,

del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, *
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,

di servirlo senza timore, in santità e giustizia *
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo *
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza *
nella remissione dei suoi peccati,

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, *
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge,

per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre *
e nell’ombra della morte

e dirigere i nostri passi *
sulla via della pace.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Benedictus
Serviamo il Signore in santità e giustizia,
egli ci libererà dai nostri nemici.

Invocazioni
Rendiamo grazie al Signore che ci dona la luce di un nuovo giorno e invochiamo la sua benedizione:
Signore; benedici e santifica la tua Chiesa.

Ti sei fatto vittima per i nostri peccati,
– gradisci l’offerta dei nostri propositi e delle iniziative di questo giorno.

Tu allieti i nostri occhi con le meraviglie del creato,
– sorgi anche nel nostro spirito come sole di giustizia e di verità.

Donaci un cuore generoso,
– perché diventiamo segno e testimonianza della tua bontà.

Fa’ che sperimentiamo fin da questa mattina la tua misericordia,
– e la gloria che tu dai ai tuoi amici sia la nostra fortezza.

Padre nostro.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
Dio onnipotente ed eterno, esaudisci le preghiere della tua Chiesa che al mattino, a mezzogiorno e alla sera celebra le tue lodi; disperdi dal nostro cuore le tenebre del male perché procediamo sicuri verso Cristo, vera luce che non tramonta. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.

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Preghiera alla Madonna dell’Equilibrio

PREGHIERA ALLA MADONNA DELL’ EQUILIBRIO
Vergine Madre di Dio e degli uomini Maria,
noi ti chiediamo il dono dell’equilibrio cristiano,
tanto necessario alla Chiesa e al mondo di oggi.
Liberaci dal male e dalle nostre meschinità;
salvaci dai compromessi e dai conformismi;
tienici lontano dai miti e dalle illusioni,
dallo scoraggiamento e dall’orgoglio,
dalla timidezza e dalla sufficienza,
dall’ignoranza e dalla presunzione,
dall’errore, dalla durezza del cuore.
Donaci la tenacia nello sforzo,
la calma nella sconfitta,
il coraggio per ricominciare, l’umiltà nel successo.
Apri i nostri cuori alla santità!
Donaci una perfetta semplicità, un cuore puro,
l’amore alla verità e all’essenziale,
la forza d’impegnarci senza calcolo alcuno,
la lealtà di conoscere i nostri limiti e di rispettarli.
Accordaci la grazia di sapere accogliere e vivere la Parola di Dio.
Accordaci il dono della preghiera.
Apri i nostri cuori a Dio!
Noi ti chiediamo l’amore alla Chiesa,
cosí come tuo Figlio l’ha voluta,
per partecipare in essa e con essa,
in fraterna comunione con tutti i membri dei Popolo di Dio
– gerarchia e fedeli – alla salvezza degli uomini nostri fratelli.
Infondici per gli uomini comprensione e rispetto, misericordia e amore.
Apri il nostro cuore agli altri!
Mantienici nell’impegno di vivere
e di accrescere questo equilibrio, che è fede e speranza,
sapienza e rettitudine, spirito di iniziativa e prudenza,
apertura e interiorità, dono totale, amore.
Santa Maria, noi ci affidiamo alla tua tenerezza. Amen.

LINK AI NOSTRI VIDEO PIU’ BELLI

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Una Preghiera è una porta che si apre sull’Infinito

“Signor mio, Gesu’ Cristo, accetta tutto me stesso per il tempo che mi resta: il mio lavoro, la mia parte di gioia, le mie ansie, la mia stanchezza, 

l’ingratitudine che può venirmi dagli altri, il tedio, la solitudine che mi attanaglia durante il giorno, 

i successi, gli insuccessi, tutto ciò che mi costa, le mie miserie.

 

Di tutta la mia vita voglio fare un fascio di fiori, deporli nelle mani della Vergine Santa; 

Lei stessa penserà di offrirteli. 

Fa che possano diventare frutto di misericordia 

per tutte le anime e di meriti per me lassu’ nel Cielo”.

LINK ALLE CATECHESI

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L’Ufficio delle Letture contiene preghiere e insegnamenti mirabili

1 GIUGNO
IX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO MERCOLEDÌ

SAN GIUSTINO (m)
Martire

UFFICIO DELLE LETTURE


INVITATORIO

V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.

Antifona
Venite, adoriamo il re dei martiri,
Cristo Signore.

SALMO 94  Invito a lodare Dio
( Il Salmo 94 può essere sostituito dal salmo 99 o 66 o 23 )
Esortandovi a vicenda ogni giorno, finché dura « quest’oggi » (Eb 3,13).

Si enunzia e si ripete l’antifona.

Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia
(Ant.).

Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l’ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).

Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).

Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).

Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;

perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).

Inno

Gerusalemme nuova,
immagine di pace,
costruita per sempre
nell’amore del Padre.

Tu discendi dal cielo
come vergine sposa,
per congiungerti a Cristo
nelle nozze eterne.

Dentro le tue mura,
risplendenti di luce,
si radunano in festa
gli amici del Signore:

pietre vive e preziose,
scolpite dallo Spirito
con la croce e il martirio
per la città dei santi.

Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino ed unico
nei secoli sia gloria. Amen.

1^ Antifona
Ti amo, Signore, mia forza. †

SALMO 17, 2-7   (I) Ringraziamento per la salvezza e la vittoria
Le potenze del cielo saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo  venire su una nube con potenza e gloria grande …  Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina (Lc 21, 26).

Ti amo, Signore, mia forza, *
† Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore;

mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; *
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

Invoco il Signore, degno di lode, *
e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte, *
mi travolgevano torrenti impetuosi;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi, *
già mi stringevano agguati mortali.

Nel mio affanno invocai il Signore, *
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce, *
al suo orecchio pervenne il mio grido.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Ti amo, Signore, mia forza.

2^ Antifona
Il Signore mi ha liberato,
perché mi vuol bene.

SALMO 17, 8-20   (II) Ringraziamento per la salvezza e la vittoria
Le potenze del cielo saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo  venire su una nube con potenza e gloria grande …  Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina (Lc 21, 26).

La terra tremò e si scosse; †
vacillarono le fondamenta dei monti, *
si scossero perché egli era sdegnato.

Dalle sue narici saliva fumo, †
dalla sua bocca un fuoco divorante; *
da lui sprizzavano carboni ardenti.

Abbassò i cieli e discese, *
fosca caligine sotto i suoi piedi.
Cavalcava un cherubino e volava, *
si librava sulle ali del vento.

Si avvolgeva di tenebre come di velo, *
acque oscure e dense nubi lo coprivano.
Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi *
con grandine e carboni ardenti.

Il Signore tuonò dal cielo, †
l’Altissimo fece udire la sua voce: *
grandine e carboni ardenti.

Scagliò saette e li disperse, *
fulminò con folgori e li sconfisse.

Allora apparve il fondo del mare, *
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore, *
per lo spirare del tuo furore.

Stese la mano dall’alto e mi prese, *
mi sollevò dalle grandi acque,

mi liberò da nemici potenti, †
da coloro che mi odiavano *
ed erano di me più forti.

Mi assalirono nel giorno di sventura, *
ma il Signore fu mio sostegno;
mi portò al largo, *
mi liberò perché mi vuol bene.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona

Il Signore mi ha liberato,
perché mi vuol bene.

3^ Antifona
Signore, tu sei luce alla mia lampada,
tu rischiari le mie tenebre.

SALMO 17, 21-30   (III) Ringraziamento per la salvezza e la vittoria
Le potenze del cielo saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo  venire su una nube con potenza e gloria grande …  Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina (Lc 21, 26).

Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, *
mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani;
perché ho custodito le vie del Signore, *
non ho abbandonato empiamente il mio Dio.

I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, *
non ho respinto da me la sua legge;
ma integro sono stato con lui *
e mi sono guardato dalla colpa.

Il Signore mi rende secondo la mia giustizia, *
secondo l’innocenza delle mie mani
davanti ai suoi occhi.

Con l’uomo buono tu sei buono, *
con l’uomo integro tu sei integro,
con l’uomo puro tu sei puro, *
con il perverso tu sei astuto.

Perché tu salvi il popolo degli umili, *
ma abbassi gli occhi dei superbi.

Tu, Signore, sei luce alla mia lampada; *
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con te mi lancerò contro le schiere, *
con il mio Dio scavalcherò le mura.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona

Signore, tu sei luce alla mia lampada,
tu rischiari le mie tenebre.

Versetto
V. Tutti erano ammirati delle parole di grazia
R. che uscivano dalla bocca di Cristo.

Prima Lettura
Dal libro di Giobbe 32, 1-6; 33, 1-22

Eliu parla del mistero di Dio
Quando Giobbe ebbe finito di parlare, quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perché egli si riteneva giusto. Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché pretendeva d’aver ragione di fronte a Dio; si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe colpevole. Però Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe, perché erano più vecchi di lui in età. Quando dunque vide che sulla bocca di questi tre uomini non vi era più alcuna risposta, Eliu si accese di sdegno.
Presa dunque la parola, Eliu, figlio di Barachele il Buzita, disse:
Giovane io sono di anni
e voi siete già canuti;
per questo ho esitato per rispetto
a manifestare a voi il mio pensiero.
Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi,
ad ogni mia parola porgi l’orecchio.
Ecco, io apro la bocca,
parla la mia lingua entro il mio palato.
Il mio cuore dirà sagge parole
e le mie labbra parleranno chiaramente.
Lo spirito di Dio mi ha creato
e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita.
Se puoi, rispondimi,
preparati davanti a me, sta’ pronto.
Ecco, io sono come te di fronte a Dio
e anch’io sono stato tratto dal fango:
ecco, nulla hai da temere da me,
né graverò su di te la mano.
Non hai fatto che dire ai miei orecchi
e ho ben udito il suono dei tuoi detti:
«Puro son io, senza peccato,
io sono mondo, non ho colpa;
ma egli contro di me trova pretesti
e mi stima suo nemico;
pone in ceppi i miei piedi
e spia tutti i miei passi!».
Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione.
Dio è infatti più grande dell’uomo.
Perché ti lamenti di lui,
se non risponde ad ogni tua parola?
Dio parla in un modo
o in un altro, ma non si fa attenzione.
Parla nel sogno, visione notturna,
quando cade il sopore sugli uomini
e si addormentano sul loro giaciglio;
apre allora l’orecchio degli uomini
e con apparizioni li spaventa,
per distogliere l’uomo dal male
e tenerlo lontano dall’orgoglio,
per preservarne l’anima dalla fossa
e la sua vita dalla morte violenta.
Lo corregge con il dolore nel suo letto
e con la tortura continua delle ossa;
quando il suo senso ha nausea del pane,
il suo appetito del cibo squisito;
quando la sua carne si consuma a vista d’occhio
e le ossa, che non si vedevano prima, spuntano fuori,
quando egli si avvicina alla fossa
e la sua vita alla dimora dei morti.

Responsorio   Cfr. Rm 11, 33-34
R. O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! * Impenetrabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
V. Chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?
R. Impenetrabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!

Seconda Lettura
Dagli «Atti del martirio» dei santi Giustino e Compagni
(Cap. 1-5; cfr. PG 6, 1366-1371)

Ho aderito alla vera dottrina
Dopo il loro arresto, i santi furono condotti dal prefetto di Roma di nome Rustico. Comparsi davanti al tribunale, il prefetto Rustico disse a Giustino: «Anzitutto credi agli dèi e presta ossequio agli imperatori».
Giustino disse: «Di nulla si può biasimare o incolpare chi obbedisce ai comandamenti del Salvatore nostro Gesù Cristo».
Il prefetto Rustico disse: «Quale dottrina professi?». Giustino rispose: «Ho tentato di imparare tutte le filosofie, poi ho aderito alla vera dottrina, a quella dei cristiani, sebbene questa non trovi simpatia presso coloro che sono irretiti dall’errore».
Il prefetto Rustico disse: «E tu, miserabile, trovi gusto in quella dottrina?». Giustino rispose: «Sì, perché io la seguo con retta fede».
Il prefetto Rustico disse: «E qual è questa dottrina?». Giustino rispose: «Quella di adorare il Dio dei cristiani, che riteniamo unico creatore e artefice, fin da principio, di tutto l’universo, delle cose visibili e invisibili; e inoltre il Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, che fu preannunziato dai profeti come colui che doveva venire tra gli uomini araldo di salvezza e maestro di buone dottrine. E io, da semplice uomo, riconosco di dire ben poco di fronte alla sua infinita Deità. Riconosco che questa capacità è propria dei profeti che preannunziano costui che poco fa ho detto essere Figlio di Dio. So bene infatti che i profeti per divina ispirazione predissero la sua venuta tra gli uomini».
Rustico disse: «Sei dunque cristiano?». Giustino rispose: «Sì, sono cristiano».
Il prefetto disse a Giustino: «Ascolta, tu che sei ritenuto sapiente e credi di conoscere la vera dottrina; se dopo di essere stato flagellato sarai decapitato, ritieni di salire al cielo?». Giustino rispose: «Spero di entrare in quella dimora se soffrirò questo. Io so infatti che per tutti coloro che avranno vissuto santamente, è riservato il favore divino sino alla fine del mondo intero».
Il prefetto Rustico disse: «Tu dunque ti immagini di salire al cielo, per ricevere una degna ricompensa?». Rispose Giustino: «Non me l’immagino, ma lo so esattamente e ne sono sicurissimo».
Il prefetto Rustico disse: «Orsù torniamo al discorso che ci siamo proposti e che urge di più. Riunitevi insieme e sacrificate concordemente agli dèi». Giustino rispose: «Nessuno che sia sano di mente passerà dalla pietà all’empietà».
Il prefetto Rustico disse: «Se non ubbidirete ai miei ordini, sarete torturati senza misericordia». Giustino rispose: «Abbiamo fiducia di salvarci per nostro Signore Gesù Cristo se saremo sottoposti alla pena, perché questo ci darà salvezza e fiducia davanti al tribunale più temibile e universale del nostro Signore e Salvatore».
Altrettanto dissero anche tutti gli altri martiri: «Fa’ quello che vuoi; noi siamo cristiani e non sacrifichiamo agli idoli».
Il prefetto Rustico pronunziò la sentenza dicendo: «Coloro che non hanno voluto sacrificare agli dei e ubbidire all’ordine dell’imperatore, dopo essere stati flagellati siano condotti via per essere decapitati a norma di legge».
I santi martiri glorificando Dio, giunti al luogo solito, furono decapitati e portarono a termine la testimonianza della loro professione di fede nel Salvatore.

Responsorio   At 20, 21. 24; Rm 1, 16
R. Non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare il Signore nostro Gesù Cristo. * Questo è il servizio che mi fu affidato: rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.
V. Io non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.
R. Questo è il servizio che mi fu affidato: rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.

Orazione
O Dio, che hai donato al santo martire Giustino una mirabile conoscenza del mistero del Cristo, attraverso la sublime follia della croce, per la sua intercessione allontana da noi le tenebre dell’errore e confermaci nella professione della vera fede. Per il nostro Signore.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

messa

Pregare le Lodi è il modo più bello di incominciare la giornata!

1 GIUGNO
IX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO MERCOLEDÌ

SAN GIUSTINO (m)
Martire

LODI MATTUTINE


V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno
O martire di Dio,
discepolo fedele
che hai segnato nel sangue
il patto del battesimo!

Tu dividi con Cristo,
agnello del riscatto,
la croce e la vittoria
nel regno dei beati.

Intercedi per noi
pellegrini nel tempo
e guida i nostri passi
sulla via della pace.

Tu libera gli oppressi,
sostieni i vacillanti,
e raduna i dispersi
nell’Amore del Padre.

A te sia lode, o Cristo,
parola del Dio vivo,
che sveli nel martirio
la forza del tuo Spirito. Amen.

1^ Antifona
Alla tua luce, Signore, vediamo la luce.

SALMO 35   Malizia del peccatore, bontà del Signore
Chiunque segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8, 12).

Nel cuore dell’empio parla il peccato, *
davanti ai suoi occhi non c’è timor di Dio.
Poiché egli si illude con se stesso *
nel ricercare la sua colpa e detestarla.

Inique e fallaci sono le sue parole, *
rifiuta di capire, di compiere il bene.

Iniquità trama sul suo giaciglio, †
si ostina su vie non buone, *
via da sé non respinge il male.

Signore, la tua grazia è nel cielo, *
la tua fedeltà fino alle nubi;

la tua giustizia è come i monti più alti, †
il tuo giudizio come il grande abisso: *
uomini e bestie tu salvi, Signore.

Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio! *
Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali,
si saziano dell’abbondanza della tua casa *
e li disseti al torrente delle tue delizie.

E in te la sorgente della vita, *
alla tua luce vediamo la luce.

Concedi la tua grazia a chi ti conosce, *
la tua giustizia ai retti di cuore.

Non mi raggiunga il piede dei superbi, *
non mi disperda la mano degli empi.
Ecco, sono caduti i malfattori, *
abbattuti, non possono rialzarsi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Alla tua luce, Signore, vediamo la luce.

2^ Antifona

Sei grande, Signore,
mirabile nella potenza,
invincibile.

CANTICO Gdt 16, 1-2a. 13-15
Il Signore, creatore del mondo, protegge il suo popolo
Cantavano un canto nuovo (Ap 5, 9).

Lodate il mio Dio con i timpani, *
cantate al Signore con cembali,
elevate a lui l’accordo del salmo e della lode; *
esaltate e invocate il suo nome.

Poiché il Signore è il Dio *
che stronca le guerre.

Innalzerò al mio Dio un canto nuovo: †
Signore, grande sei tu e glorioso, *
mirabile nella tua potenza e invincibile.

Ti sia sottomessa ogni tua creatura: *
perché tu dicesti e tutte le cose furono fatte;
mandasti il tuo spirito e furono costruite *
e nessuno può resistere alla tua voce.

I monti sulle loro basi *
insieme con le acque sussulteranno,
davanti a te le rocce si struggeranno come cera; *
ma a coloro che hanno il tuo timore
tu sarai sempre propizio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Sei grande, Signore,
mirabile nella potenza,
invincibile.

3^ Antifona
Acclamate Dio con voci di gioia!

SALMO 46   Il Signore, re dell’universo
Siede alla destra del Padre e il suo regno non avrà fine.

Applaudite, popoli tutti, *
acclamate Dio con voci di gioia;
perché terribile è il Signore, l’Altissimo, *
re grande su tutta la terra.

Egli ci ha assoggettati i popoli, *
ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.
La nostra eredità ha scelto per noi, *
vanto di Giacobbe suo prediletto.

Ascende Dio tra le acclamazioni, *
il Signore al suono di tromba.

Cantate inni a Dio, cantate inni; *
cantate inni al nostro re, cantate inni;
perché Dio è re di tutta la terra, *
cantate inni con arte.

Dio regna sui popoli, *
Dio siede sul suo trono santo.

I capi dei popoli si sono raccolti *
con il popolo del Dio di Abramo,
perché di Dio sono i potenti della terra: *
egli è l’Altissimo.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Acclamate Dio con voci di gioia!

Lettura Breve   2 Cor 1, 3-5
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.

Responsorio Breve
R. Mia forza, * mio canto è il Signore.
Mia forza, mio canto è il Signore.
V. E’ lui la mia salvezza:
mio canto è il Signore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Mia forza, mio canto è il Signore.

Antifona al Benedictus
Lodiamo il creatore dell’universo
per Gesù Cristo, suo Figlio, e lo Spirito Santo,
perché ci ha dato la vita e tutti i suoi beni.

CANTICO DI ZACCARIA   Lc 1, 68-79
Il Messia e il suo Precursore

Benedetto il Signore Dio d’Israele, *
perché ha visitato e redento il suo popolo,

e ha suscitato per noi una salvezza potente *
nella casa di Davide, suo servo,

come aveva promesso *
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:

salvezza dai nostri nemici, *
e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri *
e si è ricordato della sua santa alleanza,

del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, *
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,

di servirlo senza timore, in santità e giustizia *
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo *
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza *
nella remissione dei suoi peccati,

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, *
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge,

per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre *
e nell’ombra della morte

e dirigere i nostri passi *
sulla via della pace.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Benedictus
Lodiamo il creatore dell’universo
per Gesù Cristo, suo Figlio, e lo Spirito Santo,
perché ci ha dato la vita e tutti i suoi beni.

Invocazioni
In unione con i santi martiri uccisi a causa del Vangelo, celebriamo e invochiamo il nostro Salvatore, testimone fedele di Dio Padre:
Ci hai redenti con il tuo sangue, o Signore.

Per i tuoi martiri, che abbracciarono la morte a testimonianza della fede,
– donaci la vera libertà di spirito.

Per i tuoi martiri, che confessarono la fede sino all’effusione del sangue,
– da’ a noi una fede pura e coerente.

Per i tuoi martiri, che seguirono le tue orme sul cammino della croce,
– fa’ che sosteniamo con fortezza le prove della vita.

Per i tuoi martiri, che lavarono le vesti nel sangue dell’Agnello,
– donaci di vincere le seduzioni della carne e del mondo.

Padre nostro.

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
O Dio, che hai donato al santo martire Giustino una mirabile conoscenza del mistero del Cristo, attraverso la sublime follia della croce, per la sua intercessione allontana da noi le tenebre dell’errore e confermaci nella professione della vera fede. Per il nostro Signore.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.

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