Preghiera a Maria,Madre di Gesù e Madre nostra

Preghiera di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

(dettata a Jelena dalla Madonna)

O Cuore Immacolato di Maria,

ardente di bontà,

mostra il tuo amore verso di noi.

La fiamma del tuo cuore, o Maria,

scenda su tutti gli uomini.

Noi ti amiamo tanto.

Imprimi nei nostri cuori il vero amore,

così da avere un continuo desiderio di te.

O Maria, umile e mite di cuore,

ricordati di noi quando siamo nel peccato.

Tu sai che tutti gli uomini peccano.

Donaci, per mezzo

del tuo Cuore Immacolato

la salute spirituale.

Fa’ che sempre possiamo guardare

alla bontà del tuo cuore materno

e che ci convertiamo per mezzo

della fiamma del tuo Cuore. Amen.

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Aiutaci,Mamma,e proteggici contro il maligno

SIGNORA DELL’UNIVERSO

O Donna da tutti e sopra tutti benedetta!
Tu sei l’onore e la difesa del genere umano;
tu sei la Madre di Dio;
tu la Signora dell’universo,
la regina del mondo.
Tu sei la perfezione dell’universo
e il decoro della santa Chiesa;
tu tempio di Dio;
tu giardino di delizie;
tu porta del cielo, letizia del Paradiso
e gloria ineffabile del sommo Dio;
veramente è balbettando
che cantiamo le tue lodi e le tue bellezze.
Supplisci con la tua bontà
alle nostre insufficienze.

(San Bernardino da Siena)

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Maria Santissima,dolce Madre,trasforma i nostri cuori

VERGINE TUTTA SANTA

Vergine immacolata, 

scelta tra tutte le donne 

per donare al mondo il Salvatore, 

serva fedele del mistero della Redenzione, 

fa’ che sappiamo rispondere alla chiamata di Gesù 

e seguirlo sul cammino della vita 

che conduce al Padre. 

Vergine tutta santa, strappaci dal peccato 

trasforma i nostri cuori. 

Regina degli apostoli, rendici apostoli! 

Fa’ che nelle tue sante mani 

noi possiamo divenire strumenti docili 

e attenti per la purificazione 

e santificazione del nostro mondo peccatore. 

Condividi con noi la preoccupazione 

che grava sul tuo cuore di Madre, 

e la tua viva speranza

che nessun uomo vada perduto. 

Possa, o Madre di Dio, 

tenerezza dello Spirito Santo, 

la creazione intera celebrare con te l

a lode della misericordia e dell’amore infinito.

(San Massimiliano Kolbe )

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Sette Invocazioni alla Beata Vergine di Fatima

SETTE INVOCAZIONI ALLA MADONNA di FATIMA 

1 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, per dare al travaglio nostro secolo ancora un segno delle vostre tenerezze e premure materne, vi sceglieste tre innocenti pastorelli dell’ignorato villaggio di Fatima in Portogallo, perché vi compiaceste scegliere le cose deboli del mondo per confondere le forti, e li faceste disporre da angeliche apparizioni alla eletta missione. O Madre buona, fateci comprendere e gustare la parola di Gesù: «Se non divenite come bambini, non potrete entrare nel regno dei cieli»; sicché con cuore puro ed umile, ed ani*mo docile e semplice, meritiamo di accogliere il vostro materno Messaggio d’amore. Mater amabilis, ora pro nobis. 

Ave Maria

2 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, spinta dall’amor che ci portate, vi degnaste scendere dal Cielo, dove siete gloriosa col vostro Divin Figlio, come Figlia dell’Eterno Padre e Immacolata Sposa dello Spirito Santo; e servendovi dei tre innocenti pastorelli della Cova d’Iria, veniste ad esortarci a far penitenza dei nostri peccati, a cambiar vita ed a mirare ai godimenti eterni del Cielo per cui Dio ci ha creati e che è vera patria nostra. O Madre buona, Vi ringraziamo di tanta materna condiscendenza e Vi preghiamo a tenerci stretti sotto il Vostro Manto, per non farci sedurre dalla tentazione, ed otteneteci la santa perseveranza finale, che ci assicura il Cielo. Janua coeli, ora pro nobis. 

Ave Maria


3 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, nella seconda apparizione assicuraste la salvezza eterna ai piccoli vostri confidenti, tranquillizzaste Lucia con la solenne promessa che non l’avreste mai abbandonata durante il terreno pellegrinaggio, perché il vostro Cuore Immacolato sarebbe stato il suo rifugio e la via che l’avrebbe condotta a Dio; e mostraste loro questo Cuore circondato di spine. O Madre buona, concedete anche a noi, vostri indegni figli, la medesima assicurazione, sicché rifugiati quaggiù nel vostro Cuore Immacolato, lo possiamo consolare col nostro amore e la nostra fedeltà avvenire, distruggendo le acute spine che Gli abbiamo procurato con tante nostre mancanze. Dolce cuore di Maria, siate la salvezza mia. 

Ave Maria

4 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, nella terza apparizione veniste a ricordarci che nei tristi frangenti dei Divini castighi, come la guerra e le sue tristi conseguenze, siete Voi sola che potete venire in nostro aiuto; ma ci avete insieme mostrato che i castighi temporali son ben poca cosa di fronte al tremendo castigo della perdizione eterna, nell’inferno. O Madre buona, riempiteci del santo timor filiale dei castighi di Dio, fateci concepire un odio sommo al peccato, che li provoca, così da farci accettare con cuore umiliato e compunto i castighi temporali ed evitare le pene eterne dell’inferno; mentre ripetiamo la preghiera insegnata da voi: «O Gesù, perdonate le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia». 

Ave Maria

5 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, la persecuzione spietata contro i vostri piccoli prediletti e la loro prigionia; faceste servire a confondere l’orgoglio dei perversi, a perfezionare la immolazione dei tre innocenti ed affinare la loro virtù, ed a rendere più vasta ed efficace la risonanza della vostra materna esortazione alla preghiera e al sacrificio per la conversione dei peccatori. Noi accogliamo, o Madre, nel nostro così misero e freddo, l’eco ineffabile del vostro Cuore ardente, per la conversione dei nostri fratelli erranti; ed offriamo i nostri piccoli sacrifici e croci quotidiane in spirito di riparazione. Che tutti si convertano, o Madre, e trionfi di tutte le resistenze alla grazia il vostro Cuore Immacolato, mentre ripetiamo l’invocazione insegnata da Voi: «O Gesù, è per vostro amore e per la conversione dei peccatori e in riparazione delle offese che si fanno contro l’Immacolato Cuore di Maria». 

Ave Maria

6 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, nella quinta apparizione non vi contentaste di ripetere ai vostri prediletti fanciulli la esortazione alla recita del Santo Rosario e la promessa del prodigio del prossimo tredici ottobre; ma voleste dare anche alle folle, che sempre più numerose partecipavano alla scena della celeste conversazione, un segno della vostra presenza più impressionante del solito. Sotto la forma d’un globo luminoso tutti vi videro discendere dal Cielo, e dopo il materno colloquio con i tre bimbi, risalire per le vie del sole, mentre dal cielo piovevano candidi aerei fiori evanescenti. Così Vi compiacete di incoraggiare la nostra debole fede! O Madre buona, Vi ringraziamo del dono ineffabile della S. Fede, oggi da tanti errori e da tante seduzioni insidiato. Fate che sempre conserviamo sottomessa la nostra mente alle verità da Dio rivelate e che la Chiesa ci propone a credere, senza bisogno d’attendere prodigi; così da meritar l’elogio di Gesù: «Beati quelli che crederanno senza bisogno di vedere». E per questo ripetiamo la preghiera dell’Angelo della Pace: «Mio Dio, io credo, adoro, spero, Vi amo, Vi domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano, non Vi amano». 

Ave Maria

7 – O dolce Madre nostra Maria, Voi apparendo per l’ultima volta alla Cova da Iria ai tre fortunati bambini di Fatima, voleste rivelarvi sotto il titolo di Madonna del Rosario.

In questo titolo, Voi avete voluto racchiudere tutto il segreto di nostra salvezza, e tutte le risorse di nostra forza nelle prove terribili che si sarebbero abbattute sul nostro capo. Siate, dunque la nostra guida, la nostra luce, la nostra speranza. Noi, o Madonna del Rosario di Fatima, invocandovi con questo bel nome troviamo dolcezza per il nostro cuore, nel tempo di amarezza; forza per la nostra debolezza nei momenti pericolosi e difficili; speranza di salute e di salvezza nel turbinio periglioso della vita; conforto durante l’abbattimento e il terrore; luce nei dubbi e nelle perplessità; trionfo nelle lotte contro la carne, il Mondo, Satana. Noi, o Madonna del Rosario di Fatima, non ci stancheremo di chiamarvi con questo bel Nome. Esso sarà sempre sulle nostre labbra in cima ai nostri pensieri qual pernio della nostra vita. Il Santo Rosario, tanto da Voi raccomandato, sarà la nostra preghiera quotidiana e sovrana. Noi o Maria, col Vostro Rosario in mano, stretti a Voi d’intorno, non ci allontaneremo un solo istante da Voi. Ripetendovi con sempre crescente affetto Madonna del Rosario di Fatima, pregate per noi!… 

Ave Maria

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La Madonna, Maria, era più importante degli apostoli vescovi e dei diaconi preti

“Dobbiamo valorizzare le spose e le madri, non clericalizzarle” La Stampa, venerdì 13 maggio 2016

La disponibilità del Pontefice ad approfondire il tema delle diaconesse è in linea con quanto da lui più volte affermato in questi primi tre anni sul ruolo della donna.
Francesco vuole approfondire la questione del diaconato per le donne
La disponibilità ad approfondire il tema delle diaconesse manifestata ieri da Papa Francesco nel dialogo con le religiose è in linea con quanto da lui più volte affermato in questi primi tre anni di pontificato sulla valorizzazione del ruolo della donna nella Chiesa. Non si deve dimenticare, innanzitutto, l’influenza significativa esercitata su Jorge Mario Bergoglio dalla nonna, Rosa Vasallo, che il Papa ha citato spesso per ciò che gli ha insegnato in materia di fede e di devozione. «Sono le mamme, le nonne» a trasmettere la fede, ha ripetuto Francesco, «una donna ci ha portato Gesù. Lui ha voluto avere una madre: anche il dono della fede passa per le donne».
Il messaggio più forte sul ruolo femminile nella Chiesa il Pontefice l’aveva mandato dialogando con i giornalisti sul volo di ritorno da Rio de Janeiro, nel luglio 2013. «Una Chiesa senza le donne – aveva detto – è come il collegio apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, ma è più forte: è proprio l’icona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa! Pensate, che la Madonna è più importante degli apostoli. La Chiesa è femminile: è sposa, è madre. Il ruolo della donna nella Chiesa non solo deve finire come mamma, come lavoratrice… No! È un’altra cosa! Non si può capire una Chiesa senza donne, ma donne attive nella Chiesa, con il loro profilo».
«Noi – aveva aggiunto – non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto può fare la chierichetta, leggere la lettura, presiedere la Caritas. Ma, c’è di più!». Certo, il Papa aveva anche ribadito il «no» definitivo pronunciato da Giovanni Paolo II sulla possibilità delle donne prete: «Quella porta è chiusa. Ma l’ho detto e lo ripeto. La Madonna, Maria, era più importante degli apostoli vescovi e dei diaconi preti. La donna, nella Chiesa, è più importante dei vescovi e dei preti».
Nell’esortazione apostolica «Evangelii gaudium», documento programmatico del suo pontificato, Francesco ha sottolineato: «La Chiesa riconosce l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, un’intuizione e certe capacità peculiari che sono solitamente più proprie delle donne che degli uomini. Ad esempio, la speciale attenzione femminile verso gli altri».
«C’è ancora bisogno di allargare – spiegava il Papa – gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne a partire dalla ferma convinzione che uomini e donne hanno la medesima dignità, pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono superficialmente eludere». Francesco concludeva chiedendo di ampliare la partecipazione femminile «lì dove si prendono decisioni importanti, nei diversi ambiti della Chiesa».
«Il Papa è un uomo, il Papa ha bisogno anche del pensiero delle donne – ha detto lo scorso febbraio durante il volo di ritorno dal Messico – Le donne ancora sono un po’… non bene considerate… Non abbiamo capito il bene che una donna può fare alla vita del prete e della Chiesa, in un senso di consiglio, di aiuto, di sana amicizia».
Segno concreto di questa attenzione è stata la decisione, presa già da cardinale a Buenos Aires ma continuata anche da Papa, di includere le donne nella lavanda dei piedi al Giovedì santo e di promulgare una modifica delle norme liturgiche per permettere che ciò avvenga in tutta la Chiesa. Nel luglio 2014, in occasione delle nomine dei nuovi membri della Commissione teologica internazionale, il numero di teologhe è salito da due a cinque su un totale di trenta. Segnali ancora timidi di valorizzazione dell’universo femminile. Con un nota bene: Francesco pur ribadendo ripetutamente la necessità per la Chiesa di dar spazio alle donna ha sempre evitato di presentare questa valorizzazione come una forma di «clericalizzazione». «Le donne nella Chiesa devono essere valorizzate, non “clericalizzate”», aveva detto alla Stampa commentando la boutade sulle «donne cardinale». Parole significative che indicano l’intenzione di percorrere una strada diversa da quella della sovrapposizione con i ruoli maschili.

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Sette Invocazioni alla Beata Vergine di Fatima

SETTE INVOCAZIONI ALLA MADONNA di FATIMA 

1 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, per dare al travaglio nostro secolo ancora un segno delle vostre tenerezze e premure materne, vi sceglieste tre innocenti pastorelli dell’ignorato villaggio di Fatima in Portogallo, perché vi compiaceste scegliere le cose deboli del mondo per confondere le forti, e li faceste disporre da angeliche apparizioni alla eletta missione. O Madre buona, fateci comprendere e gustare la parola di Gesù: «Se non divenite come bambini, non potrete entrare nel regno dei cieli»; sicché con cuore puro ed umile, ed ani*mo docile e semplice, meritiamo di accogliere il vostro materno Messaggio d’amore. Mater amabilis, ora pro nobis. 

Ave Maria

2 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, spinta dall’amor che ci portate, vi degnaste scendere dal Cielo, dove siete gloriosa col vostro Divin Figlio, come Figlia dell’Eterno Padre e Immacolata Sposa dello Spirito Santo; e servendovi dei tre innocenti pastorelli della Cova d’Iria, veniste ad esortarci a far penitenza dei nostri peccati, a cambiar vita ed a mirare ai godimenti eterni del Cielo per cui Dio ci ha creati e che è vera patria nostra. O Madre buona, Vi ringraziamo di tanta materna condiscendenza e Vi preghiamo a tenerci stretti sotto il Vostro Manto, per non farci sedurre dalla tentazione, ed otteneteci la santa perseveranza finale, che ci assicura il Cielo. Janua coeli, ora pro nobis. 

Ave Maria


3 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, nella seconda apparizione assicuraste la salvezza eterna ai piccoli vostri confidenti, tranquillizzaste Lucia con la solenne promessa che non l’avreste mai abbandonata durante il terreno pellegrinaggio, perché il vostro Cuore Immacolato sarebbe stato il suo rifugio e la via che l’avrebbe condotta a Dio; e mostraste loro questo Cuore circondato di spine. O Madre buona, concedete anche a noi, vostri indegni figli, la medesima assicurazione, sicché rifugiati quaggiù nel vostro Cuore Immacolato, lo possiamo consolare col nostro amore e la nostra fedeltà avvenire, distruggendo le acute spine che Gli abbiamo procurato con tante nostre mancanze. Dolce cuore di Maria, siate la salvezza mia. 

Ave Maria

4 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, nella terza apparizione veniste a ricordarci che nei tristi frangenti dei Divini castighi, come la guerra e le sue tristi conseguenze, siete Voi sola che potete venire in nostro aiuto; ma ci avete insieme mostrato che i castighi temporali son ben poca cosa di fronte al tremendo castigo della perdizione eterna, nell’inferno. O Madre buona, riempiteci del santo timor filiale dei castighi di Dio, fateci concepire un odio sommo al peccato, che li provoca, così da farci accettare con cuore umiliato e compunto i castighi temporali ed evitare le pene eterne dell’inferno; mentre ripetiamo la preghiera insegnata da voi: «O Gesù, perdonate le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia». 

Ave Maria

5 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, la persecuzione spietata contro i vostri piccoli prediletti e la loro prigionia; faceste servire a confondere l’orgoglio dei perversi, a perfezionare la immolazione dei tre innocenti ed affinare la loro virtù, ed a rendere più vasta ed efficace la risonanza della vostra materna esortazione alla preghiera e al sacrificio per la conversione dei peccatori. Noi accogliamo, o Madre, nel nostro così misero e freddo, l’eco ineffabile del vostro Cuore ardente, per la conversione dei nostri fratelli erranti; ed offriamo i nostri piccoli sacrifici e croci quotidiane in spirito di riparazione. Che tutti si convertano, o Madre, e trionfi di tutte le resistenze alla grazia il vostro Cuore Immacolato, mentre ripetiamo l’invocazione insegnata da Voi: «O Gesù, è per vostro amore e per la conversione dei peccatori e in riparazione delle offese che si fanno contro l’Immacolato Cuore di Maria». 

Ave Maria

6 – O Vergine SS.ma del Rosario di Fatima, nella quinta apparizione non vi contentaste di ripetere ai vostri prediletti fanciulli la esortazione alla recita del Santo Rosario e la promessa del prodigio del prossimo tredici ottobre; ma voleste dare anche alle folle, che sempre più numerose partecipavano alla scena della celeste conversazione, un segno della vostra presenza più impressionante del solito. Sotto la forma d’un globo luminoso tutti vi videro discendere dal Cielo, e dopo il materno colloquio con i tre bimbi, risalire per le vie del sole, mentre dal cielo piovevano candidi aerei fiori evanescenti. Così Vi compiacete di incoraggiare la nostra debole fede! O Madre buona, Vi ringraziamo del dono ineffabile della S. Fede, oggi da tanti errori e da tante seduzioni insidiato. Fate che sempre conserviamo sottomessa la nostra mente alle verità da Dio rivelate e che la Chiesa ci propone a credere, senza bisogno d’attendere prodigi; così da meritar l’elogio di Gesù: «Beati quelli che crederanno senza bisogno di vedere». E per questo ripetiamo la preghiera dell’Angelo della Pace: «Mio Dio, io credo, adoro, spero, Vi amo, Vi domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano, non Vi amano». 

Ave Maria

7 – O dolce Madre nostra Maria, Voi apparendo per l’ultima volta alla Cova da Iria ai tre fortunati bambini di Fatima, voleste rivelarvi sotto il titolo di Madonna del Rosario.

In questo titolo, Voi avete voluto racchiudere tutto il segreto di nostra salvezza, e tutte le risorse di nostra forza nelle prove terribili che si sarebbero abbattute sul nostro capo. Siate, dunque la nostra guida, la nostra luce, la nostra speranza. Noi, o Madonna del Rosario di Fatima, invocandovi con questo bel nome troviamo dolcezza per il nostro cuore, nel tempo di amarezza; forza per la nostra debolezza nei momenti pericolosi e difficili; speranza di salute e di salvezza nel turbinio periglioso della vita; conforto durante l’abbattimento e il terrore; luce nei dubbi e nelle perplessità; trionfo nelle lotte contro la carne, il Mondo, Satana. Noi, o Madonna del Rosario di Fatima, non ci stancheremo di chiamarvi con questo bel Nome. Esso sarà sempre sulle nostre labbra in cima ai nostri pensieri qual pernio della nostra vita. Il Santo Rosario, tanto da Voi raccomandato, sarà la nostra preghiera quotidiana e sovrana. Noi o Maria, col Vostro Rosario in mano, stretti a Voi d’intorno, non ci allontaneremo un solo istante da Voi. Ripetendovi con sempre crescente affetto Madonna del Rosario di Fatima, pregate per noi!… 

Ave Maria

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Maria, donna del pane

Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni, Edizioni San Paolo

Santa Maria, donna del pane, da chi se non da te, nei giorni dell’abbondanza con gratitudine e nelle lunghe sere delle ristrettezze con fiducia, accanto al focolare che crepitava senza schiuma di pentole, Gesù può avere appreso quella frase del Deuteronomio (8,3), con cui il tentatore sarebbe stato scornato nel deserto: “Non di sol pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio?”.

Ripeticila, quella frase, perché la dimentichiamo facilmente. Facci capire che il pane non è tutto. Che i conti in banca non bastano a renderci contenti. Che la tavola piena di vivande non sazia, se il cuore è vuoto di verità. Che se manca la pace dell’anima, anche i cibi più raffinati sono privi di sapore.

Perciò, quando ci vedi brancolare insoddisfatti attorno alle nostre dispense stracolme di beni, muovi a compassione di noi, placa il nostro bisogno di felicità e torna a deporre nella mangiatoia, come quella notte facesti a Betlemme, “il pane vivo disceso dal cielo” (Gv 6,51).

Perché solo chi mangia di quel pane non avrà più fame in eterno.

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La Madonna ai piedi della croce è sublime: in lei è il trionfo di tutte le virtù.

Alcuni pensieri su Maria

Maria non è venuta per predicare, ma per dare Gesù al mondo.

Maria non è andata da Elisabetta per cantare il Magnificat, ma per aiutarla. Avendo però trovato nella cugina un’anima aperta ai misteri di Dio, ha narrato a lei la sua straordinaria esperienza.

Ci sono molti modi per salire una montagna. La seggiovia è un sistema rapido, sicuro e confortevole. Ci sono molti modi per arrivare a Dio. Ma se vuoi la direttissima, affida il tuo cammino a Maria.

Gesù dalla croce ha detto: Figlio, “ecco la tua madre” (Gv 19, 27).

La Madonna ai piedi della croce è sublime: in lei è il trionfo di tutte le virtù.

Non si può pensare Maria che guarda se stessa. Maria guarda Gesù, e così si ritrova fatta più simile a Lui. Più noi guardiamo l’umanità, la Chiesa, e ci mettiamo al servizio di essa, più siamo Maria.

Leggi il Magnificat e vi troverai la prima e più potente pagina della dottrina sociale cristiana. Chi, e quando, la realizzerà compiutamente? (p. 57).

Maria

Fra le tante parole che il Padre ha pronunciato nella sua creazione ve n’è stata una tutta singolare. Non doveva essere tanto oggetto di intelletto, quanto ombra soave e tiepida. Era nei piani della Provvidenza, infatti, che il Verbo si facesse carne, che una parola, la Parola, fosse scritta in terra a carne e sangue; e questa parola abbisognava di uno sfondo. Le armonie celesti bramavano, per amor di noi, trasferire il loro concerto, unico e solo, sotto le nostre tende: ed esse cercavano un silenzio.

Il Protagonista dell’umanità che dava senso ai secoli passati e illuminava e convogliava dietro a Sé i secoli futuri, doveva apparire sulla scena del mondo, ma gli occorreva uno schermo bianco che a Lui desse tutto il rilievo.

Il più gran disegno che Dio­Amore potesse immaginare, doveva tracciarsi maestoso e divino e tutti i colori delle virtù dovevano trovarsi composti e pronti in un cuore per servirlo.

Questa ombra mirabile che avvolge il sole e ad esso cede e in esso si ritrova; questo sfondo bianco immenso quasi una voragine che contiene la Parola che è Cristo ed in esso si inabissa, luce nella Luce; questo altissimo silenzio che più non tace perché in esso cantano le armonie divine del Verbo e in Lui diventa nota delle note, quasi il “là” dell’eterno canto del Paradiso; questo scenario maestoso e bello come la natura, sintesi della bellezza profusa dal Creatore nell’universo, piccolo universo del Figlio di Dio che cede il suo interesse a chi doveva venire ed è venuto; questo arcobaleno di virtù che dice “pace” al mondo intero, questa creatura, immaginata negli abissi misteriosi della Trinità e a noi donata, era Maria.

Di lei non si parla tanto, di lei si canta. A lei non si pensa tanto, ma la si ama e invoca. Se è oggetto di studio, lo è più di poesia. I più grandi geni dell’universo hanno messo il pennello e la penna al suo servizio.

Se Gesù incarna il Verbo, il Logos, la Luce, essa in certo modo impersona l’arte, la bellezza, I’amore.

Capolavoro del Creatore, Maria, per la quale lo Spirito Santo ha sbizzarrito le sue invenzioni, ha versato molte sue ispirazioni.

Bella Maria! Di lei mai abbastanza si dirà.

Perché la voglio rivedere in te

Sono entrata in chiesa un giorno e con il cuore pieno di confidenza gli chiesi: “Perché volesti rimanere sulla terra, su tutti i punti della terra, nella dolcissima Eucarestia, e non hai trovato, Tu che sei Dio, una forma per portarvi e lasciarvi anche Maria, la mamma di noi tutti che viaggiamo?”. Nel silenzio sembrava rispondesse: Non l’ho portata perché la voglio rivedere in te. Anche se non siete immacolati, il mio amore vi verginizzerà e tu, voi, aprirete braccia e cuori di madri all’umanità, che, come allora, ha sete del suo Dio e della madre di Lui. A voi ora lenire i dolori, le piaghe, asciugare le lacrime. Canta le litanie e cerca di rispecchiarti in quelle.

Vivere dentro

Vogliamo convertirci, Signore. Finora siamo vissuti “fuori”; d’ora in poi dobbiamo vivere “dentro”, come Maria.

Perché anche il vivere “fuori”, proiettati nei prossimi o nelle opere ­ pur per amor di Dio ­ se non è corretto da una molla spirituale che attira continuamente l’anima nel suo profondo, può essere motivo di divagazione, con molte chiacchiere inutili, con “cose sante” date ai “cani”.

Vivere “dentro”, crescere l’interno, staccarsi da tutto, non per rimaner sospesi fra cielo e terra, ma “radicati” in cielo, fissi nel Cuore di Cristo, attraverso il Cuore di Maria, in un soggiorno trinitario, preludio della vita che verrà.

Vivere “dentro e ” offrire al prossimo solo la linfa che sgorga dal cielo dentro di noi, per servirlo veramente, e non scandalizzarlo colla nostra troppo poca santità.

Vivere “dentro” come Maria, l’irraggiungibile, la madre amata, la Regina, la Condottiera, che vince Satana ancorata a Dio e non per posizioni esteriori, che le sono remote come la terra dal cielo.

Vivere innalzati in croce dalle nostre mani, perché Cristo continui, anche attraverso di noi, l’opera di riunificazione in un mondo arlecchino che soffre, che spera, che vuol dimenticare, che teme, che fa pena al nostro cuore oggi, come le turbe, ieri, a Gesù.

Vivere “dentro” per trascinare il mondo, che vive solo “fuori”, negli abissi dei misteri dello spirito, dove ci si eleva e ci si riposa, ci si conforta e ci si rinforza, si ritrova lena per ritornare sulla terra a continuare la battaglia cristiana fino alla morte.

Il metodo di Maria

Quando ci si accorge che fra le persone a noi in qualche modo affidate, non c’è quell’unità (d’animi) che si desidererebbe, non tanto dobbiamo preoccuparci di far questo o quello, quanto, prima e innanzi tutto dobbiamo impegnarci a seguire con più slancio il Signore, con tutte le conseguenze che questo comporta. Se partiremo da soli verso Dio, Egli ci riempirà di sapienza, che al momento giusto distribuiremo; e sarà essa che colmerà l’unità non perfetta, in un modo più profondo e stabile di quello ottenuto con altri metodi che pur alle volte occorre usare, ma in un secondo tempo.

Insomma, per esser madri e padri di anime in modo “mariano”, soprannaturale, occorre lanciarsi non verso di esse, ma verso Dio, in una solitudine che ricorda Maria, il cui atteggiamento, dopo la morte e l’ascensione di Gesù, si pensa tutto rivolto verso l’Eucaristia e poi verso gli apostoli.

Se così non si fa, si rischia di instaurare un maternalismo o un paternalismo degenere dove, al posto della “trasparenza” che dobbiamo avere perché gli altri trovino Dio attraverso di noi mettiamo il nostro io.

Tutto tuo

… A lei [Maria] da tanti nostri cuori sta salendo, con molta più convinzione ora, quell’espressione che è nota al mondo intero, perché motto del nostro Papa: “Tutto tuo” o “Tutta tua”, a significare: “Tutto il mio essere ti appartiene, affinché tu lo doni a Gesù”, si capisce.

“Tutto tuo”. E un’espressione d’amore, è l’espressione d’amore per eccellenza. Anche chi ama con il semplice amore umano, non può dire di meglio alla persona amata che: “sono tuo”. E l’abbiamo detto e ripetuto a Maria. E lei non ha mancato d’aiutarci, di confortarci, di addolcire nei dolori la nostra vita, di godere con noi nelle nostre ore serene. In una parola: di mostrarsi madre.

Ma c’è modo e modo per Maria di dirsi tale all’anima nostra.

E c’è modo e modo per noi di comprendere la maternità di Maria.

Lo sappiamo che Maria è madre, che è madre di tutti noi, ma, appunto perché è madre dell’intero genere umano (degli uomini passati all’altra Vita, di quelli vivi ancora sul nostro pianeta e di coloro che verranno), si può a volte non accogliere nella sua interezza e verità quella che è la parte d’amore che riserva a ciascuno di noi e, immersi in quest’immensa famiglia di figli suoi, si può pensare che a noi non possa toccare che una briciola del suo amore, quasi un granellino dell’arena del mare.

Ed ecco, allora, che Maria si prende cura di chiarire questa situazione e, come per un tocco divino, immette nell’anima una convinzione che incanta, che riempie di forza e che nessuno mai più riuscirà a toglierci. Ella dice al nostro cuore: “E anch’io sono tutta tua, Io, l’onnipotente per grazia, son qui, tutta per te”, come non appartenesse ad altri, come non amasse che noi. Ci fa dimenticare completamente che è madre di tutti gli altri, per mettersi di fronte a noi come madre solo nostra.

Ci sembra che soltanto in questo momento Maria entri veramente nella casa della nostra anima, che abbraccia lei e noi. E fiorisce nel cuore un atteggiamento assolutamente nuovo verso di lei, totalmente diverso da quello che avevamo prima.

Nasce infatti un rapporto profondo, diretto, a tu per tu; sgorga una confidenza sconfinata in lei; si sperimenta una fede così forte nel suo amore che ci sembra, vicino a lei, di poter fare ogni cosa, di ottenere ogni grazia.

Forse perché noi le abbiamo detto e ripetuto: “Tutto tuo, sono tutto tuo”, lei ora risponde: “E anch’io sono tutta tua”.

… E giacché ci ama tanto, cerchiamo di contraccambiare il suo amore. Come? Fra i mille modi che esistono per farlo, noi ne prediligiamo uno: quello di imitarla.

Cerchiamo allora di dire anche noi, sempre, con la nostra vita, a chi amiamo (a Dio in se stesso: nella preghiera, nel lavoro, nel riposo, nell’adempimento insomma della sua volontà): “Sono tutto tuo, a tua totale disposizione, senza alcuna riserva”; e cerchiamo di dire altrettanto a Gesù in ogni prossimo con cui trattiamo nella giornata …

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Preghiera della notte a Maria,la Donna del Sì

Padri della Chiesa

Benedetta sii tu Maria!
Dio si è innamorato della tua bellezza
e ti ha scelta come Madre del suo Figlio.
Benedetta sii tu Maria!
Il tuo “sì” ha reso possibile
questo dolce abbassarsi di Dio verso l’uomo.
Il Creatore e la Creatura si sono abbracciati
e da quel momento niente li potrà separare.
Benedetta sii tu Maria!
In te vediamo l’immagine dell’umanità redenta,
che riceve il dono di Dio:
l’uomo riceve l’abbraccio di Dio
e, attraverso il suo “sì”
rimane per sempre avvolto
da questo abbraccio meraviglioso
che è la vita divina.
Benedetta sii tu Maria!
Aiutami a dire sempre
con te il mio “sì”,
non solo nelle grandi occasioni,
ma nella realtà della vita quotidiana
dove Cristo è presente.

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Santa Maria,Vergine del Meriggio

Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni

Santa Maria, Vergine del meriggio,
donaci l’ebbrezza della luce.
Stiamo fin troppo sperimentando
lo spegnersi delle nostre lanterne,
e il declinare delle ideologie di potenza,
e l’allungarsi delle ombre crepuscolari
sugli angusti sentieri della terra,
per non sentire la nostalgia del sole meridiano.
Strappaci dalla desolazione dello smarrimento
e ispiraci l’umiltà della ricerca.
Abbevera la nostra arsura di grazia nel cavo della tua mano.
Riportaci alla fede che un’altra Madre, povera e buona come te,
ci ha trasmesso quando eravamo bambini,
e che forse un giorno abbiamo in parte svenduto
per una miserabile porzione di lenticchie.
Tu, mendicante dello Spirito,
riempi le nostre anfore di olio
destinato a bruciare dinanzi a Dio:
ne abbiamo già fatto ardere troppo
davanti agli idoli del deserto.
Facci capaci di abbandoni sovrumani in Lui.
Tempera le nostre superbie carnali.
Fa’ che la luce della fede,
anche quando assume accenti di denuncia profetica,
non ci renda arroganti o presuntuosi,
ma ci doni il gaudio della tolleranza e della comprensione.
Soprattutto, però, liberaci dalla tragedia
che il nostro credere in Dio
rimanga estraneo alle scelte concrete di ogni momento
sia pubbliche che private,
e corra il rischio
di non diventare mai carne e sangue
sull’altare della ferialità.

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Il Santo del giorno 15 settembre

Beata Vergine Maria Addolorata

15 settembre

La memoria della Vergine Addolorata ci chiama a rivivere il momento decisivo della storia della salvezza e a venerare la Madre associata alla passione del figlio e vicina a lui innalzato sulla croce. La sua maternità assume sul calvario dimensioni universali. Questa memoria di origine devozionale fu introdotta nel calendario romano dal papa Pio VII (1814). (Mess. Rom.)

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall’egiziano; signora, dall’ebraico

Martirologio Romano: Memoria della beata Maria Vergine Addolorata, che, ai piedi della croce di Gesù, fu associata intimamente e fedelmente alla passione salvifica del Figlio e si presentò come la nuova Eva, perché, come la disobbedienza della prima donna portò alla morte, così la sua mirabile obbedienza porti alla vita.

 

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Il 15 settembre ricorre la festa della Beata Vergine Maria Addolorata, di Colei che ha vissuto il più purissimo martirio, consumato attimo per attimo, e terribile al momento estremo della Croce. Così ornata della Corona del martirio, è gloriosamente invocata dalla Chiesa col titolo di “Regina dei martiri”.

Perché il martirio di Maria fu da Gesù…

Questo titolo di Regina dei martiri pare che non rechi onore a Maria, dal momento che non darebbe onore alla rosa il chiamarsi “regina delle spine”. Tuttavia, avendo Maria fatto suo proprio il martirio di Gesù, venne a coronarsi con le spine di Lui e ad imporporarsi con il suo Sangue divino. E siccome è gloria di Gesù essere il Re dei martiri, così pure è vanto di Maria l’esserne Regina. Ha Ella poi questa grande supremazia su tutti i martiri per molte potentissime ragioni.
La prima è: perché tutta la ragione del suo martirio fu da Dio. Tutti gli altri martiri furono tormentati da tiranni, e da carnefici, che con spade e mannaie straziarono i loro corpi; mentre Maria fu sommamente afflitta da Dio nell’anima, che assai più del corpo risente del dolore. Ed essendo stato strumento delle sue pene l’amore verso Gesù, ne segue che, essendo l’amabilità di Gesù infinita, siccome sommo fu l’amore di Maria verso di Lui, così sommo fu anche il suo dolore.
La pena di Maria fu tanto maggiore delle pene degli altri martiri, quanto è maggiore il dolore che può cagionare un Dio crocifisso che un uomo che crocifigga, più la mano di Dio che la mano di un uomo, più un Soggetto incarnato che un soggetto terreno. Perciò il serafico san Bonaventura giunge a preferire il dolore di Maria al dolore di Cristo medesimo! Poiché le piaghe divise nel Corpo di Gesù, furono invece unite, e perciò di dolore più intenso, nel Cuor di Maria. Tuttavia si ha a ritenere più vero con l’Angelico, che fosse maggiore il dolore di Cristo, poiché patì nell’anima e nel corpo; laddove Maria patì solo nell’anima.
Patì inoltre nell’anima ch’è più nobile e perciò più sensibile; e patì fino a restare priva di vita: Eius dolor fuit maximum inter dolores praesentis vitae. Ah Maria! E chi può mai comprendere i vostri dolori, se questi hanno in qualche modo a misurarsi con le forze della divina Onnipotenza che vi volle afflitta, e se sono tali che, per così dire, fanno a gara coi dolori stessi di Cristo!

…e fu il più vicino a quello di Gesù

Siccome Maria qui in terra fu la più simile nelle virtù al suo Divin Figlio, e siccome in Cielo gli siede più vicina nella gloria (In regni solio – dice san Girolamo – sublimata post Christum gloriosa resedit), così gli è stata più vicina nelle pene di un crudo martirio. Come Gesù fu coronato dalla madrigna Sinagoga con un diadema di pene, così similmente gli venne appresso, coronata di pene, Maria sua madre.
E così si avvera il vaticino di Gioele (cap. 2): Il sole si cambia in tenebra, la luna in sangue: il sole, la luna si oscurano, poiché quella stessa eclissi della Passione, che oscurò il vero Sole di giustizia, Gesù, riempì di tenebre e di sangue la mistica luna Maria. Così, se impallidiva Gesù, languiva Maria; se era ferito Gesù, tramortiva Maria; se era crocifisso Gesù, restava ancor crocifissa Maria. Avevano insomma Gesù e Maria due Cuori accordati in tanto bel concerto, che gli stessi affetti che concepiva l’Una concepiva anche l’Altro: In corde, et corde loquuti sunt. Solo la Vergine fu santa di due Cuori, cioè di un Cuore a Lei donato da Dio Creatore e di un Cuore a Lei donato da Cristo Redentore. Cosicché Ella si rattristava in corde, et corde; ed il suo dolore era insieme regolato dal suo Cuore e dal Cuore di Cristo penetrato nel suo.
Quindi: essendo stata Maria martire con Cristo, ed avendo fatto suo proprio il martirio di Cristo, il suo martirio fu più nobile di tutti gli altri: ed Ella con tutta ragione si invoca Regina dei martiri. Ah Maria! È talmente illustre il vostro martirio, ch’io non so se debba piuttosto contemplarlo o invidiarlo.

…fu tutto per Gesù nella maniera più nobile e più dolorosa

Sant’Ildefonso, parlando dei dolori di Maria, non temette di asserire che questi furono maggiori di tutti insieme i tormenti di tutti i martiri. E la verità di quanto detto può provarsi con molte ragioni:
1) perché tutti i martiri hanno patito nel corpo e Maria nell’anima;
2) perché, come argomenta sant’Antonino, arcivescovo di Firenze, tanto più è nobile e doloroso il martirio quanto è più nobile la vita che si dà per Dio. Avendo, dunque, Maria sacrificata la vita di suo Figlio, che era insieme la più nobile di tutte, e amata da Lei più della sua propria vita, ne segue che la corona di Maria fu maggiore di tutte, e che la rende Regina di tutti i martiri;
3) perché gli altri martiri patirono solo per il tempo in cui erano straziati dai tiranni; mentre il martirio di Maria durò per tutto il corso della sua vita;
4) perché Maria amava suo Figlio più di se stessa. Di conseguenza, furono per Lei di assai maggior pena i tormenti e la morte del Figlio, che non sarebbero stati i tormenti e la morte di se stessa, come afferma il beato Amedeo. E in fine perché, come dice Alberto Magno, Maria soffrì un dolore così grande, che bastava a darle più volte la morte; e perciò fu avvalorata da Dio con un miracolo per sostenere uno spasimo insoffribile alla vita umana. Così conclude che con tutta ragione si deve a Maria la preminenza sopra tutti i martiri: “Dunque ebbe la grazia del martirio e la corona dei martiri, e la sua corona fu più grande della corona di tutti gli altri martiri”. Ah Maria! Poiché Voi siete martire, più che martire e Regina dei martiri, siete degna altresì di esser compatita Voi sola più che tutti i martiri insieme.
Quante belle corone di gloria splendono sul vostro capo, o Maria! Voi siete Regina del Cielo e della terra: e siete Regina degli Angeli e dei santi; e siete persino Regina dei martiri. Però a me pare che vi adorni in modo particolare questo doloroso diadema; sì, perché vi rende più simile a Gesù Re dei martiri; sì, perché il Sangue di un Dio Crocifisso spruzzato sul vostro manto sul Calvario, vi ha dato una porpora più bella di quanto lo sia l’ammanto di sole che avete in Cielo.
Ave, dunque, Regina augusta: mi congratulo vivamente con Voi, mentre siete non meno gloriosa tra le pene, che tra i gaudi; e vi prego d’impetrarmi una cristiana costanza nelle croci di questo mondo, da riconoscermi per vostro parzialissimo suddito nel vostro impero doloroso.

Autore: Padre Liborio Siniscalchi


La Madonna è venerata nel mondo cristiano con un culto di iperdulia, che si estrinseca in vari titoli, quanti le sono stati attribuiti nei millenni per le sue virtù, il suo patrocinio, la sua posizione di creatura prediletta da Dio, per il posto primario occupato nel piano della Redenzione, per la sua continua presenza accanto all’uomo evidenziata anche dalle tante apparizioni.
Nel calendario delle celebrazioni mariane vi sono: 1° gennaio la B.V.M. Madre di Dio; 23 gennaio lo Sposalizio della B.V.M.; 2 febbraio la Presentazione al Tempio di Gesù e la Purificazione di Maria; 11 febbraio Beata Vergine di Lourdes; 25 marzo l’Annunciazione; 26 aprile B.V.M. del Buon Consiglio; 13 maggio Beata Vergine di Fatima; 24 maggio Madonna Ausiliatrice; 31 maggio Visitazione di M.V.; a giugno Cuore Immacolato di Maria; 2 luglio Madonna delle Grazie; 16 luglio B.V. del Carmelo; 5 agosto Madonna della Neve; 15 agosto Assunzione della Vergine; 22 agosto B.V.M. Regina; 8 settembre Natività di Maria; 12 settembre SS Nome di Maria; 15 settembre B. V. Addolorata; 19 settembre B. V. de La Salette; 24 settembre B.V. della Mercede; 7 ottobre B.V. del Rosario, 21 novembre Presentazione della B.V.M.; 8 dicembre Immacolata Concezione, 10 dicembre B. V. M. di Loreto.
Inoltre l’intero mese di Maggio è dedicato alla Madonna, senza dimenticare la suggestiva e devota Novena dell’Immacolata, poi vi sono le celebrazioni locali per i tantissimi Santuari Mariani esistenti; come si vede la Vergine ha un culto così diffuso, che non c’è mese dell’anno in cui non la si ricordi e veneri.
A mio parere però, fra i tanti titoli e celebrazioni, il più sentito perché più vicino alla realtà umana, è quello di Beata Vergine Maria Addolorata; il dolore è presente nella nostra vita sin dalla nascita, con il primo angosciato grido del neonato, che lascia il sicuro del grembo materno per proiettarsi in un mondo sconosciuto, non più legato alla madre e in preda alla paura e spavento; poi il dolore ci segue più o meno intenso, più o meno costante, nei suoi vari aspetti, fisici, morali, spirituali, lungo il corso della vita, per ritrovarlo comunque al termine del nostro cammino, per l’ultimo e definitivo distacco da questo mondo.
E il dolore di Maria, creatura privilegiata sì, ma sempre creatura come noi, è più facile comprenderlo, perché lo subiamo anche noi, seppure in condizioni e gradi diversi, al contrario delle altre prerogative che sono solo sue, Annunciazione, Maternità divina, Immacolata Concezione, Assunzione al Cielo, Apparizioni, ecc. le quali da parte nostra richiedono un atto di fede per considerarle.
Veder morire un figlio è per una madre il dolore più grande che ci sia, non vi sono parole che possano consolare, chi naturalmente aspettando di poter morire dopo aver generato, allevato ed educato, l’erede e il continuatore della sua umanità, vede invece morire il figlio mentre lei resta ancora in vita, quel figlio al quale avrebbe voluto ridare altre cento volte la vita e magari sostituirsi ad esso nel morire.
I milioni di madri che nel tempo hanno subito questo immenso dolore, a lei si sono rivolte per trovare sostegno e consolazione, perché Maria ha visto morire il Figlio in modo atroce, consapevole della sua innocenza, soffrendo per la cattiveria, incomprensione, malvagità, scatenate contro di lui, personificazione della Bontà infinita.
Ma non fu solo per la repentina condanna a morte, il dolore provato da Maria fu l’epilogo di un lungo soffrire, in silenzio e senza sfogo, conservato nel suo cuore, iniziato da quella profezia del vecchio Simeone pronunziata durante la Presentazione di Gesù al Tempio: “E anche a te una spada trapasserà l’anima”.
Quindi anche tutti coloro che soffrono nella propria carne e nel proprio animo, le pene derivanti da malattie, disabilità, ingiustizia, povertà, persecuzione, violenza fisica e mentale, perdita di persone care, tradimenti, mancanza di sicurezza, solitudine, ecc. guardano a Maria, consolatrice di tutti i dolori; perché avendo sofferto tanto già prima della Passione di Cristo, può essere il faro a cui guardare nel sopportare le nostre sofferenze ed essere comprensivi di quelle dei nostri fratelli, compagni di viaggio in questo nostro pellegrinare terreno.
Ma la Madonna è anche corredentrice per Grazia del genere umano, perché partecipe dell’umanità sofferente ed offerta del Cristo, per questo lei non si è ribellata come madre alla sorte tragica del Figlio, l’ha sofferta indicibilmente ma l’ha anche offerta a Dio per la Redenzione dell’umanità.
E come dalla Passione, Morte e Sepoltura di Gesù, si è passato alla trionfale e salvifica Resurrezione, anche Maria, cooperatrice nella Redenzione, ha gioito di questa immensa consolazione e quindi maggiormente è la più adatta ad indicarci la via della salvezza e della gioia, attraversando il crogiolo della sofferenza in tutte le sue espressioni, della quale comunque non potremo liberarci perché retaggio del peccato originale.

CULTO

La devozione alla Madonna Addolorata, che trae origine dai passi del Vangelo, dove si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, prese particolare consistenza a partire dalla fine dell’XI secolo e fu anticipatrice della celebrazione liturgica, istituita più tardi.
Il “Liber de passione Christi et dolore et planctu Matris eius” di ignoto (erroneamente attribuito a s. Bernardo), costituisce l’inizio di una letteratura, che porta alla composizione in varie lingue del “Pianto della Vergine”.
Testimonianza di questa devozione è il popolarissimo ‘Stabat Mater’ in latino, attribuito a Jacopone da Todi, il quale compose in lingua volgare anche le famose ‘Laudi’; da questa devozione ebbe origine la festa dei “Sette Dolori di Maria SS.” Nel secolo XV si ebbero le prime celebrazioni liturgiche sulla “compassione di Maria” ai piedi della Croce, collocate nel tempo di Passione.
A metà del secolo XIII, nel 1233, sorse a Firenze l’Ordine dei frati “Servi di Maria”, fondato dai Ss. Sette Fondatori e ispirato dalla Vergine. L’Ordine che già nel nome si qualificava per la devozione alla Madre di Dio, si distinse nei secoli per l’intensa venerazione e la diffusione del culto dell’Addolorata; il 9 giugno del 1668, la S. Congregazione dei Riti permetteva all’Ordine di celebrare la Messa votiva dei sette Dolori della Beata Vergine, facendo menzione nel decreto che i Frati dei Servi, portavano l’abito nero in memoria della vedovanza di Maria e dei dolori che essa sostenne nella passione del Figlio.
Successivamente, papa Innocenzo XII, il 9 agosto 1692 autorizzò la celebrazione dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre.
Ma la celebrazione ebbe ancora delle tappe, man mano che il culto si diffondeva; il 18 agosto 1714 la Sacra Congregazione approvò una celebrazione dei Sette Dolori di Maria, il venerdì precedente la Domenica delle Palme e papa Pio VII, il 18 settembre 1814 estese la festa liturgica della terza domenica di settembre a tutta la Chiesa, con inserimento nel calendario romano.
Infine papa Pio X (1904-1914), fissò la data definitiva del 15 settembre, subito dopo la celebrazione dell’Esaltazione della Croce (14 settembre), con memoria non più dei “Sette Dolori”, ma più opportunamente come “Beata Vergine Maria Addolorata”.

Le devozioni
I Sette Dolori di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo: 1) La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. – 2) La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”. – 3) Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”. – 4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario. – 5) La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente. – 6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce. – 7) Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione.
La liturgia e la devozione hanno compilato anche le Litanie dell’Addolorata, ove la Vergine è implorata in tutte le necessità, riconoscendole tutti i titoli e meriti della sua personale sofferenza.
La tradizione popolare ha identificato la meditazione dei Sette Dolori, nella pia pratica della ‘Via Matris’, che al pari della Via Crucis, ripercorre le tappe storiche delle sofferenze di Maria e sempre più numerosi sorgono questi itinerari penitenziali, specie in prossimità di Santuari Mariani, rappresentati con sculture, ceramiche, gruppi lignei, affreschi.
Le processioni penitenziali, tipiche del periodo della Passione di Cristo, comprendono anche la figura della Madre dolorosa che segue il Figlio morto, l’incontro sulla salita del Calvario, Maria posta ai piedi del Crocifisso; in certi Comuni le processioni devozionali, assumono l’aspetto di vere e proprie rappresentazioni altamente suggestive, specie quelle dell’incontro tra il simulacro di Maria vestita a lutto e addolorata e quello di Gesù che trasporta la Croce tutto insanguinato e sofferente.
In certe località queste processioni, che nel Medioevo diedero luogo anche a rappresentazioni sacre dette “Misteri”, assumono un’imponenza di partecipazione popolare, da costituire oggi un’attrattiva oltre che devozionale e penitenziale, anche turistica e folcloristica, cito per tutte la grande processione barocca di Siviglia.

Le espressioni artistiche
Al testo del celebre “Stabat Mater”, si sono ispirati musicisti di ogni epoca; tra i più illustri figurano Palestrina, Pergolesi, Rossini, Verdi, Dvorak.
La Vergine Addolorata è stata raffigurata lungo i secoli in tante espressioni dell’arte, specie pittura e scultura, frutto dell’opera dei più grandi artisti che secondo il proprio estro, hanno voluto esprimere in primo luogo la grande sofferenza di Maria.
La vergine Addolorata è di solito vestita di nero per la perdita del Figlio, con una spada o con sette spade che le trafiggono il cuore.
Altro soggetto molto rappresentato è la Pietà, penultimo atto della Passione, che sta fra la deposizione e la sepoltura di Gesù. Il termine ‘Pietà’ sta ad indicare nell’arte, la raffigurazione dei due personaggi principali Maria e Gesù, la madre e il figlio; Maria lo sorregge adagiato sulle sue ginocchia, oppure sul bordo del sepolcro insieme a s. Giovanni apostolo (Michelangelo e Giovanni Bellini). Capolavoro dell’intensità del dolore dei presenti, è il ‘Compianto sul Cristo morto’ di Giotto.
Nel Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso (Isernia), secondo l’apparizione del 1888, Gesù è adagiato a terra e Maria sta in ginocchio accanto a lui e con le braccia aperte lo piange e lo offre nello stesso tempo.

In virtù del culto così diffuso all’Addolorata, ogni città e ogni paese ha una chiesa o cappella a lei dedicata; varie Confraternite assistenziali e penitenziali, come pure numerose Congregazioni religiose femminili e alcune maschili, sono poste sotto il nome dell’Addolorata, specie se collegate all’antico Ordine dei Servi di Maria.
L’amore e la venerazione per la Consolatrice degli afflitti e per la sua ‘compassione’, ha prodotto, specie nell’Ordine dei Servi splendide figure di santi, ne citiamo alcuni: I Santi Sette Fondatori, s. Giuliana Falconieri, s. Filippo Benizi, s. Pellegrino Laziosi, s. Antonio Maria Pucci, s. Gabriele dell’Addolorata (passionista), senza dimenticare, primo fra tutti, s. Giovanni apostolo ed evangelista, sempre accanto a lei per confortarla e condividerne l’indicibile dolore, accompagnandola fino al termine della sua vita.

Il nome Addolorata ebbe larga diffusione nell’Italia Meridionale, ma per l’evidente significato, ora c’è la tendenza a sostituirlo con il suo derivato spagnolo Dolores.


Autore: Antonio Borrelli

FONTE:  http://www.santiebeati.it/

 

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Preghiera della notte a Maria Madre del Silenzio

Papa Francesco

Madre del silenzio,
che custodisci il mistero di Dio,
liberaci dall’idolatria del presente,
a cui si condanna chi dimentica.
Purifica gli occhi dei Pastori
con il collirio della memoria:
torneremo alla freschezza delle origini,
per una Chiesa orante e penitente.

Madre della bellezza,
che fiorisce dalla fedeltà al lavoro quotidiano,
destaci dal torpore della pigrizia,
della meschinità e del disfattismo.
Rivesti i Pastori
di quella compassione che unifica e integra:
scopriremo la gioia
di una Chiesa serva, umile e fraterna.

Madre della tenerezza,
che avvolge di pazienza e di misericordia,
aiutaci a bruciare tristezze, impazienze e rigidità
di chi non conosce appartenenza.
Intercedi presso tuo Figlio
perché siano agili le nostre mani,
i nostri piedi e i nostri cuori:
edificheremo la Chiesa con la verità nella carità.
Madre, saremo il Popolo di Dio,
pellegrinante verso il Regno.
Amen.

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Il Santo del giorno 12 settembre

Santissimo Nome di Maria

12 settembre – Memoria Facoltativa

La festa del santo nome di Maria fu concessa da Roma, nel 1513, ad una diocesi della Spagna, Cuenca. Soppressa da san Pio V, fu ripristinata da Sisto V e poi estesa nel 1671 al Regno di Napoli e a Milano. Il 12 settembre 1683, avendo Giovanni III Sobieski coi suoi Polacchi vinto i Turchi che assediavano Vienna e minacciavano la cristianità, il Beato Innocenzo XI, in rendimento di grazie, estese la festa alla Chiesa universale e la fissò alla domenica fra l’Ottava della Natività. Il santo Papa Pio X la riportò al 12 settembre.

Martirologio Romano: Santissimo Nome della beata Vergine Maria: in questo giorno si rievoca l’ineffabile amore della Madre di Dio verso il suo santissimo Figlio ed è proposta ai fedeli la figura della Madre del Redentore perché sia devotamente invocata.

 

Ascolta da RadioRai:
Ascolta da RadioMaria:

 

Nella storia dell’esegesi ci sono state diverse interpretazioni del significato del nome di Maria:

1) “AMAREZZA”

questo significato e` stato dato da alcuni rabbini: fanno derivare il nome MIRYAM dalla radice MRR = in ebraico “essere amaro”. Questi rabbini sotengono che Maria, sorella di Mose`, fu chiamata cosi` perche’, quando nacque, il Faraone comincio` a rendere amara la vita degli Israeliti , e prese la decisione di uccidere i bambini ebrei.
Questa interpretazione puo` essere accettata da noi Cristiani pensando quanto dolore e quanta amarezza ha patito Maria nel corredimerci:
[Lam. 1,12] Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’e` un dolore simile al mio dolore…
Inoltre il diavolo, di cui il Faraone e` figura, fa guerra alla stirpe della donna, rendendo amara la vita ai veri devoti di Maria, che, per altro, nulla temono, protetti dalla loro Regina.

2) “MAESTRA E SIGNORA DEL MARE”

Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da MOREH (ebr. Maestra-Signora) + YAM (= mare): come Maria, la sorella di Mose`, fu maestra delle donne ebree nel passaggio del Mar Rosso e Maestra nel canto di Vittoria (cf Es 15,20), cosi` “Maria e` la Maestra e la Signora del mare di questo secolo, che Ella ci fa attraversare conducendoci al cielo” (S.Ambrogio, Exhort. ad Virgines)
Altri autori antichi che suggeriscono questa interpretazione: Filone, S. Girolamo, S. Epifanio.
Questo parallelo tipologico tra Maria sorella di Mose` e Maria, madre di Dio, e` ripreso da Ps. Agostino, che chiama Maria “tympanistria nostra” (Maria sorella di Mose` e la suonatrice di timpano degli Ebrei, Maria SS. e` la tympanistria nostra, cioe` dei Cristiani: il cantico di Mose` del N.T sarebbe il Magnificat, cantato appunto da Maria: questa interpretazione e` sostenuta oggi dal P. Le Deaut, uno dei piu` grandi conoscitori delle letteratura tergumica ed ebraica in genere: secondo questo autore, S. Luca avrebbe fatto volontariamente questo parallelismo.

3) “ILLUMINATRICE, STELLA DEL MARE”

Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da: prefisso nominale (o participiale) M + ‘OR (ebr.= luce) + YAM (= mare): Cosi` S. Gregorio Taumaturgo, S. Isidoro, S. Girolamo (insieme alla precedente)
Alcuni autori ritengono che S. Girolamo in realta` non abbia interpretato il nome come “stella del mare”, ma come “stilla maris”, cioè: goccia del mare.
La presenza della radice di “mare” nel nome di Maria, ha suggerito diverse interpretazioni e/paragoni di Maria con il “mare”:
Pietro di Celles (+1183) Maria = “mare di grazie”: di qui Montfort riprende: “Dio Padre ha radunato tutte le acque e le ha chiamate mare, ha radunato tutte le grazie e le ha chiamate Maria” (Vera Devozione, 23).
Qohelet 1,7: “tutti i fiumi entrano nel mare”; S. Bonaventura sostiene che tutte le grazie (= tutti i fiumi) che hanno avuto gli angeli, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini, sono “confluite” in Maria, il mare di grazie.
S.Brigida: “ecco perche` il nome di Maria e` soave per gli angeli e terribile per i demoni”
————-
Ave maris stella, Dei Mater alma, atque semper virgo, felix coeli porta…
Questo inno sembra una meditazione sul nome di Maria, in rapporto a Maria sorella di Mosè:
“Ave maris stella” (cf significato 3); “Dei Mater ALMA atque semper virgo”: Maria, sorella di Mose`, viene chiamata in Es 2,8, `ALMAH = “vergine” e, etimologicamente “nascosta”; “felix coeli porta”, cioe` “maestra del mare” di questo secolo che Ella ci fa attraversare (cf. significato 2)

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4) PIOGGIA STAGIONALE

Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da MOREH (ebr. PRIMA PIOGGIA STAGIONALE)
Maria e` considerata come Colei che manda dal cielo una “pioggia di grazia” e “pioggia di grazia essa stessa”.
Questa interpretazione, che C. A Lapide attribuisce a Pagninus, viene in parte ripresa da S. Luigi di Montfort nella Preghiera Infuocata: commentando Ps. 67:10 “pluviam voluntariam elevasti Deus, hereditatem tuam laborantem tu confortasti” (Una pioggia abbondante o Dio mettesti da parte per la tua eredita`), il Montfort dice:
“[P.I. 20] Che cos’e`, Signore, questa pioggia abbondante che hai separata e scelta per rinvigorire la tua eredita` esausta? Non sono forse questi santi missionari, figli di Maria tua sposa, che tu devi scegliere e radunare per il bene della tua Chiesa cosi` indebolita e macchiata dai peccati dei suoi figli?”
Maria, pioggia di grazie, formera` e mandera` sulla terra una pioggia di missionari

5) ALTEZZA

Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da MAROM (ebr. ALTEZZA, EXCELSIS): questa ipotesi e` sostenuta, tra gli antichi dal Caninius, e, tra i moderni, da VOGT, soprattutto in base alle recenti scoperte dei testi ugaritici, che hanno permesso la comprensione di molte radici ebraiche.
Luca 1:78 per viscera misericordiae Dei nostri in quibus visitavit nos oriens EX ALTO
questo versetto, in base al testo greco e alla retroversione in ebraico, puo` essere tradotto:
ci ha visitati dall’alto un sole che sorge: Cristo e` il sole che sorge che viene dall’alto (il Padre)
oppure
ci ha visitati un sole che sorge “dall’alto” = da Maria

***

Di tutti queste ipotesi, qual e` quella giusta? forse la Provvidenza ci ha lasciato nel dubbio perche’ nel nome di Maria possiamo trovare nel contempo tutti i significati che l’analogia della fede ci suggerisce.


Autore: Don Alfredo Morselli

FONTE:  http://www.santiebeati.it/

 

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E beata è Colei che ha creduto

Valentino Salvoldi

Vergine beata, che cosa provasti alla sconcertante richiesta di diventare la madre del Salvatore?

Forse udisti solo una voce interiore, una chiamata ad abbandonarti totalmente alla volontà del Padre. E a Lui, pure turbata, desti il tuo assenso, Tu, la Donna del “sì”.

Maria, vedesti solo porte chiudersi al tuo passaggio, quando cercavi un luogo in cui dare alla luce la Luce del mondo e, fiduciosa, continuasti a credere, Tu, la Donna fedele all’eterna Parola.

Profuga, nella straziante fuga verso l’Egitto, quanti dubbi dovesti scacciare, contemplando il bambino Gesù tra le tue braccia: “Ma Tu, figlio mio, sei Dio o pericolosa pietra d’inciampo?”. Tu, Donna beata perché hai creduto.

E quando al tempio, dopo tre giorni di penosa ricerca, trovasti Gesù – un po’ trasgressivo e misterioso come tutti gli adolescenti -, di fronte al dolore di Giuseppe e tuo, pur non comprendendo, continuasti a credere che era Dio Colui che quasi ti sfidava: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.

…Ed eccolo al Giordano, in fila con i peccatori a farsi battezzare in remissione dei peccati: “MaGesù è Dio o uno dei tanti peccatori?”, ti sarai chiesta. Tormento scacciato con un atto di fede nella misteriosa volontà divina.

La tua fede operò il miracolo dell’acqua cambiata in vino, a Cana di Galilea, dopo aver perdonato parole dure come pietre: “Ti emoi kai soi gunai?” (“Che cosa tra me e te, donna?”). Povera Vergine Maria, chiamata “donna” e non “Mamma”!

Tu accettasti che Gesù indirizzasse ad altri – agli ascoltatori della Parola – la lode rivolta a te per averlo generato. Così pure non ti lamentasti quando rifiutò di darti udienza: “Chi è mia madre?”, oforse ti sentisti doppiamente madre per aver concepito la Parola nel tuo cuore, prima di concepirla nella carne?

Vergine addolorata ai piedi della croce, accettasti di “privarti” di una maternità divina, di “perdere” un così grande Figlio, per diventare madre di chi stava ammazzando il tuo Signore, il tuo Dio, l’unico tuo sostegno e conforto, l’unico tuo grande Amore.

E in Lui credesti quando te lo depositarono, morto, tra le braccia. Un Dio morto?…

Nel supremo dei dolori, solo il mistero di Dio poteva illuminare il mistero della sofferenza che, come trivella, perforava il tuo cuore alla ricerca dell’acqua viva, la grazia, fulgida luce che dissipa le tenebre della morte con il fulgore della resurrezione.

E nell’alba radiosa del primo giorno della settimana, il Risorto, forse, venne a ringraziare te, Donna del sabato santo, per aver tenuta viva la fede dei discepoli, per averli aiutati a credere e a sperare. Forse ti ringraziò con le sublimi parole di Elisabetta: “Beata te che hai creduto”.

A te, Donna che ascolta, crede e si abbandona totalmente al Mistero; a te, Donna il cui latte è diventato il sangue di Dio, nel suo e tuo Figlio, Gesù; a te, Donna che danzi cantando il “Magnificat” e hai il privilegio di sentirti chiamare “Mamma” dal Salvatore del mondo; a te, che pure io invoco come “Madre mia e mia fiducia”, chiedo il dono di credere come Tu hai creduto. La fede dilati gli orizzonti della speranza e si consumi nell’amore, affinché, quando busserò alla porta del paradiso, Tu mi corra incontro gioiosa, rivolgendo pure a me l’entusiastico encomio: “Beato te che hai creduto”.

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E’ Beata Colei che ha creduto

Valentino Salvoldi

 Vergine beata, che cosa provasti alla sconcertante richiesta di diventare la madre del Salvatore?

Forse udisti solo una voce interiore, una chiamata ad abbandonarti totalmente alla volontà del Padre. E a Lui, pure turbata, desti il tuo assenso, Tu, la Donna del “sì”.

Maria, vedesti solo porte chiudersi al tuo passaggio, quando cercavi un luogo in cui dare alla luce la Luce del mondo e, fiduciosa, continuasti a credere, Tu, la Donna fedele all’eterna Parola.

Profuga, nella straziante fuga verso l’Egitto, quanti dubbi dovesti scacciare, contemplando il bambino Gesù tra le tue braccia: “Ma Tu, figlio mio, sei Dio o pericolosa pietra d’inciampo?”. Tu, Donna beata perché hai creduto.

E quando al tempio, dopo tre giorni di penosa ricerca, trovasti Gesù – un po’ trasgressivo e misterioso come tutti gli adolescenti -, di fronte al dolore di Giuseppe e tuo, pur non comprendendo, continuasti a credere che era Dio Colui che quasi ti sfidava: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.

…Ed eccolo al Giordano, in fila con i peccatori a farsi battezzare in remissione dei peccati: “Ma Gesù è Dio o uno dei tanti peccatori?”, ti sarai chiesta. Tormento scacciato con un atto di fede nella misteriosa volontà divina.

La tua fede operò il miracolo dell’acqua cambiata in vino, a Cana di Galilea, dopo aver perdonato parole dure come pietre: “Ti emoi kai soi gunai?” (“Che cosa tra me e te, donna?”). Povera Vergine Maria, chiamata “donna” e non “Mamma”!

Tu accettasti che Gesù indirizzasse ad altri – agli ascoltatori della Parola – la lode rivolta a te per averlo generato. Così pure non ti lamentasti quando rifiutò di darti udienza: “Chi è mia madre?”, o forse ti sentisti doppiamente madre per aver concepito la Parola nel tuo cuore, prima di concepirla nella carne?

Vergine addolorata ai piedi della croce, accettasti di “privarti” di una maternità divina, di “perdere” un così grande Figlio, per diventare madre di chi stava ammazzando il tuo Signore, il tuo Dio, l’unico tuo sostegno e conforto, l’unico tuo grande Amore.

E in Lui credesti quando te lo depositarono, morto, tra le braccia. Un Dio morto?…

Nel supremo dei dolori, solo il mistero di Dio poteva illuminare il mistero della sofferenza che, come trivella, perforava il tuo cuore alla ricerca dell’acqua viva, la grazia, fulgida luce che dissipa le tenebre della morte con il fulgore della resurrezione.

E nell’alba radiosa del primo giorno della settimana, il Risorto, forse, venne a ringraziare te, Donna del sabato santo, per aver tenuta viva la fede dei discepoli, per averli aiutati a credere e a sperare. Forse ti ringraziò con le sublimi parole di Elisabetta: “Beata te che hai creduto”.

A te, Donna che ascolta, crede e si abbandona totalmente al Mistero; a te, Donna il cui latte è diventato il sangue di Dio, nel suo e tuo Figlio, Gesù; a te, Donna che danzi cantando il “Magnificat” e hai il privilegio di sentirti chiamare “Mamma” dal Salvatore del mondo; a te, che pure io invoco come “Madre mia e mia fiducia”, chiedo il dono di credere come Tu hai creduto. La fede dilati gli orizzonti della speranza e si consumi nell’amore, affinché, quando busserò alla porta del paradiso, Tu mi corra incontro gioiosa, rivolgendo pure a me l’entusiastico encomio: “Beato te che hai creduto”.

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Il Santo del giorno 22 agosto

Beata Vergine Maria Regina

22 agosto

La festività odierna, parallela a quella di Cristo Re, venne istituita da Pio XII nel 1955. Si celebrava, fino alla recente riforma del calendario liturgico, il 31 maggio, a coronamento della singolare devozione mariana nel mese a lei dedicato. Il 22 agosto era riservato alla commemorazione del Cuore Immacolato di Maria, al cui posto subentra la festa di Maria Regina per avvicinare la regalità della Vergine alla sua glorificazione nell’assunzione al cielo. Questo posto di singolarità e di preminenza, accanto a Cristo Re, le deriva dai molteplici titoli, illustrati da Pio XII nella lettera enciclica “Ad Coeli Reginam” (11 ottobre 1954), di Madre del Capo e dei membri del Corpo mistico, di augusta sovrana e regina della Chiesa, che la rende partecipe non solo della dignità regale di Gesù, ma anche del suo influsso vitale e santificante sui membri del Corpo mistico.
Il latino “regina”, come “rex”, deriva da “regere”, cioè reggere, governare, dominare. Dal punto di vista umano è difficile attribuire a Maria il ruolo di dominatrice, lei che si è proclamata la serva del Signore e ha trascorso tutta la vita nel più umile nascondimento. Luca, negli Atti degli apostoli, colloca Maria in mezzo agli Undici, dopo l’Ascensione, raccolta con essi in preghiera; ma non è lei che impartisce ordini, bensì Pietro. E tuttavia proprio in quella circostanza ella costituisce l’anello di congiunzione che tiene uniti al Risorto quegli uomini non ancora irrobustiti dai doni dello Spirito Santo. Maria è regina perché è madre di Cristo, il re. Ella è regina perché eccelle su tutte le creature, in santità: “In lei s’aduna quantunque in creatura è di bontade “, dice Dante nella Divina Commedia.
Tutti i cristiani vedono e venerano in lei la sovrabbondante generosità dell’amore divino, che l’ha colmata di ogni bene. Ma ella distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re; protegge con la sua potenza i figli acquisiti in virtù della sua corredenzione e li rallegra con i suoi doni, poichè il Re ha disposto che ogni grazia passi per le sue mani di munifica regina. Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello reverente di regina, come in cielo la salutano con felicità e amore gli angeli, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini. Maria è stata coronata col duplice diadema della verginità e della maternità divina: “Lo Spirito Santo verrà su di te, e la virtù dell’Altissimo ti adombrerà. Per questo il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio”.

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall’egiziano; signora, dall’ebraico

Martirologio Romano: Memoria della beata Maria Vergine Regina, che generò il Figlio di Dio, principe della pace, il cui regno non avrà fine, ed è salutata dal popolo cristiano come Regina del cielo e Madre di misericordia.

Ascolta da RadioVaticana:
Ascolta da RadioRai:
Ascolta da RadioMaria:

La regalità di Nostra Signora è soprannaturale per carattere, perché la Madonna è la prima e la più alta delle creature di Dio. Non è la prima nell’ordine della natura, perché gli angeli sono naturalmente creature più elevate. Un angelo è puro spirito, e quindi è qualcosa di più di una creatura umana. Ma Maria è la prima creatura nell’ordine della grazia. Ha ricevuto un numero di grazie incomparabilmente maggiore degli angeli. E le grazie ricevute dagli angeli sono subordinate alle grazie ricevute dalla Madonna.
È anche la prima di tutte le donne. Il primo di tutti gli uomini è Nostro Signore Gesù Cristo; la prima di tutte le donne è Nostra Signora. Questo basterebbe da solo a conferirle di diritto il titolo di regina. Perché la regalità è una situazione “de jure” da cui scaturisce una situazione “de facto”. Chi è primo ha diritto di regnare e di essere servito, specialmente quando il suo regno è legato a un regno eterno che non avrà mai fine. Questo definisce la regalità di Maria.

Nostra Signora è la prima fra le creature perché è la Madre di Dio. Nessuna creatura ha avuto o potrà avere un’unione con la Santissima Trinità profonda come la sua. È la figlia prediletta del Padre Eterno, la madre ammirevole della Parola Incarnata, la sposa fedelissima dello Spirito Santo.
Inoltre, è regina perché Dio ha posto il governo di tutte le cose nelle sue mani. Dio ha scelto di non compiere alcunché di soprannaturale sulla Terra senza passare dalla Madonna. Tutte le preghiere che salgono dalla Terra verso il Cielo passano attraverso la Madonna; e tutte le grazie che scendono dal Cielo sulla Terra fanno lo stesso. Se tutto il Cielo chiedesse qualche cosa a Dio prescindendo dalla Madonna, non lo otterrebbe; ma se la Madonna da sola fra i cittadini del Cielo chiedesse una grazia, la otterrebbe. Questo ne fa una regina in tutta le pienezza del termine.
Ora questi concetti che definiscono la sua regalità celeste, il suo titolo più alto, devono trovare una corrispondenza anche nella sua regalità terrestre o sociale. Che cos’è la regalità sociale di Nostra Signora? Tutta la società umana dovrebbe essere organizzata in modo che ogni cosa corrisponda al suo volere di regina. Tutti coloro che governano dovrebbero seguire la sua volontà. San Luigi IX di Francia (1214-1270) usava definire se stesso “le sergent de Dieu en France”, che possiamo tradurre liberamente “il luogotenente di Dio in Francia”.

Considerava se stesso solo un esecutore del volere di Dio, anche se era uno dei più potenti monarchi del suo secolo. Ma comprendeva bene la sua missione, perché è esattamente questo che un re cattolico deve essere. Lo stesso si dovrebbe applicare alla Madonna. I re e i governanti cattolici dovrebbero essere i suoi luogotenenti.
Ma qual è la volontà della Madonna? Dal momento che di regola non ci appare in modo mistico per trasmetterci le sue prescrizioni, come possiamo conoscere la sua volontà? In realtà, la volontà della Madonna corrisponde perfettamente alla dottrina cattolica e all’obbedienza alla Chiesa Cattolica. Questa è la volontà della Madonna – e di Dio, perché la volontà della Madonna coincide perfettamente con la volontà di Dio. La più chiara componente della volontà della Madonna, quella meno soggetta a discussioni, è che si obbedisca alla Chiesa Cattolica.
Ma c’è un altro fattore: la voce della grazia che risuona dentro di noi. La grazia indica a ogni persona il modo di essere discepolo e di realizzare il piano che Dio ha concepito per lui o per lei. Questo è quanto normalmente si chiama vocazione. La vocazione è la chiamata di Dio, che è anche la chiamata di Nostra Signora, a realizzare un piano predefinito che Essi hanno concepito per ciascuno di noi. Quindi, corrispondere alla propria vocazione significa anche fare la volontà della Madonna.

E come si fa a corrispondere alla propria vocazione? Anzitutto, si tratta di fare tutto quanto è in nostro potere per conservare il deposito della dottrina cattolica insegnata dalla Santa Madre Chiesa. Sappiamo che dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II questo deposito di fede, morale, liturgia e diritto canonico è sistematicamente attaccato da nemici della Chiesa che si sono infiltrati al suo interno e che propongono di sostituire la sua dottrina con insegnamenti completamenti nuovi e del tutto diversi. Così obbedire alla propria vocazione oggi significa difendere la dottrina cattolica contro gli attacchi interni ed esterni. Essere fedeli alla chiamata della Madonna ai nostri giorni significa lottare contro i nemici della dottrina della Chiesa.
C’è un altro punto che vorrei trattare. Io parlo spesso di un Regno di Maria come di qualche cosa di futuro. Ma – si dirà – se fare la volontà della Madonna significa seguire la Chiesa, non si può forse affermare che prima della crisi rivoluzionaria, all’apogeo del Medioevo, c’è già stato un Regno di Maria? Perché dunque dovremmo parlare di un Regno di Maria al futuro?
Io non penso che il Medioevo sia stato in senso pieno un Regno di Maria. Poteva diventarlo. Se non fosse entrato in un processo di deterioramento sarebbe stato un Regno di Maria. La devozione alla Madonna stava crescendo e proprio questo segna l’apogeo del Medioevo. Ma subito è iniziato il declino. Un piano di Dio in divenire è stato interrotto.

Aggiungo che nel Medioevo molte delle verità sulla Madonna non erano state completamente chiarite. I dottori che studiavano la Vergine non avevano condotto la mariologia a quegli alti livelli che in realtà questa scienza teologica ha raggiunto dopo, non durante, il Medioevo. Per limitarci a un solo esempio, la grande voce di San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716) nel Medioevo non era ancora stata ascoltata, né quella che egli definisce la vera devozione alla Madonna era stata spiegata. Anche molte altre verità sulla Madonna che sono poi divenute patrimonio comune della Chiesa nel Medioevo non erano ancora correntemente insegnate. Si può pensare che sarebbero state scoperte e insegnate se non fosse iniziata la crisi del Medioevo.
Ma non è andata così. Il Medioevo è caduto. Così queste verità sono venute alla luce dopo, e il fatto che siano emerse in un’epoca di Rivoluzione e di crisi ha portato con sé la conseguenza che non si sono immediatamente riflesse in modo appropriato nella sfera sociale. Verità teologiche non sono state applicate alla vita della società come sarebbe dovuto accadere. Per la più piena gloria di Dio, è necessario che il suo piano si realizzi sulla Terra. E perché Maria regni sulla Terra è necessario che le verità che la riguardano siano non solo condivise dai devoti ma dispieghino i loro effetti anche sulla vita sociale.
Questi principi riguardano problemi molto profondi della storia. Ma ci consentono di apprezzare nel suo pieno significato la festa odierna della regalità di Maria.


Autore:
Plinio Correa de Oliveira

Fonte:
www.cescor.org


Note:
Traduzione di Massimo Introvigne

Fonte:  http://www.santiebeati.it/

 

Beata-Vergine-Maria-Regina-del-Cielo-e-della-Terra

Maria,aiutami a dire il mio sì

Padri della Chiesa

Benedetta sii tu Maria!
Dio si è innamorato della tua bellezza
e ti ha scelta come Madre del suo Figlio.
Benedetta sii tu Maria!
Il tuo “sì” ha reso possibile
questo dolce abbassarsi di Dio verso l’uomo.
Il Creatore e la Creatura si sono abbracciati
e da quel momento niente li potrà separare.
Benedetta sii tu Maria!
In te vediamo l’immagine dell’umanità redenta,
che riceve il dono di Dio:
l’uomo riceve l’abbraccio di Dio
e, attraverso il suo “sì”
rimane per sempre avvolto
da questo abbraccio meraviglioso
che è la vita divina.
Benedetta sii tu Maria!
Aiutami a dire sempre
con te il mio “sì”,
non solo nelle grandi occasioni,
ma nella realtà della vita quotidiana
dove Cristo è presente.

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Tu eri piena di gioia… per questo hai potuto cantare le meraviglie di Dio

Gérard Naslin

Maria,
tu eri tutta ascolto…
Per questo hai potuto rispondere “sì”
alla volontà di Dio.
Con te vogliamo ascoltare la Parola.
Dacci la tua fede per rispondere:
“Sia fatto di me secondo la tua Parola”.
Tu eri piena di gioia…
per questo hai potuto cantare
le meraviglie di Dio.
Con te vogliamo gioire.
Dacci la tua speranza
per scoprire che già gli affamati
sono saziati
e i ricchi vanno a mani vuote.
Tu eri colma di dolore…
per questo hai potuto stare ai piedi della croce.
Con te anche noi
vogliamo stare in piedi
accanto al dolore del mondo.
Dacci la tua compassione per stare là,
accanto a quelli che soffrono.
Tu eri carica di attesa…
per questo hai potuto, con i Dodici,
accogliere lo Spirito.
Con te noi lasciamo
che questo Spirito ci invada.
Dacci il tuo amore per la comunità
perché possiamo uscire
ad incontrare i nostri fratelli.

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Il Dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Immacolata Concezione, proclamato dal beato Pio IX l’8 dicembre del 1854

E’ la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina.

La devozione per Maria Immacolata è molto antica, infatti precede di secoli la proclamazione del suo dogma. Nella Chiesa d’Oriente, avevano già per la Madre di Dio espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale: “Intemerata, incolpata, bellezza dell’innocenza ecc.”
In Occidente invece ci fu una forte resistenza, non per avversione a Maria, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù. Se Ella è Immacolata come giustificare che non ha avuto bisogno della Redenzione universale di Cristo?

Il beato francescano Giovanni Duns, (dottore dell’Immacolata) detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il ” Dottor Sottile “, grazie alla sua geniale intuizione, riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una convincente distinzione. Anche Maria è stata redenta da Gesù, il quale esercitò in lei l’atto di mediazione più eccelso, la preservò dal peccato originale, prima e fuori del tempo. Il peccato, retaggio di ogni nato da donna, davanti a Maria si arresta. Gesù Cristo è il tutto santo perché la sua umanità viene interamente santificata dalla sua persona divina, quindi Maria è la tutta santa in virtù della grazia proveniente dal Padre, dalla carità dello Spirito e dai meriti del suo divin Figlio. E’ Gesù il redentore, e Maria è la sua prima redenta.

La redenzione di Maria non fu per liberazione dal peccato, ma per preservazione. Essa cioè non fu per nulla segnata dal peccato, ma ne fu preservata, per singolare privilegio divino. In Maria dunque non ci fu liberazione, ma preservazione.

Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi la ” medaglia miracolosa ” con l’immagine dell’Immacolata, cioè della ” concepita senza peccato “. Questa medaglia suscitò una tale devozione, che molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.
Così, l’8 dicembre 1854, papa Pio IX proclamava la ” donna vestita di sole ” esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata, come verità di fede divina rivelata che sostiene: “la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale”.

La proclamazione di questo dogma fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell’Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, nel 1858 Maria stessa pose il suo sigillo su tale dogma!  Le apparizioni di Lourdesfurono la Sua prodigiosa conferma che Lei è la ” tutta bella “, ” piena di grazia ” e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l’abbondanza di grazie che dal suo cuore Immacolato piovvero sull’umanità.

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Maria nella Dottrina della Chiesa – Parte Quinta

41. Maria è mediatrice.
42. Maria è riparatrice.
43. Maria è nostra madre.
44. Necessità della divozione a Maria.
45. Il culto dovuto a Maria.
46. Bisogna invocare Maria.
47. Maria ottiene insigni vittorie a quelli che la invocano.
48. La divozione a Maria è segno di predestinazione.
49. Felicità dei servi di Maria.
50. Dio punisce i nemici di Maria.

 

41. MARIA È MEDIATRICE. – «Noi abbiamo bisogno, scrive S. Bernardo (Serm. in illud. Apos. Signum magnum) di avere un mediatore presso il nostro avvocato Gesù Cristo e non ve n’è altro più utile di Maria». Essa fu costituita da Gesù Cristo mediatrice tra Dio e l’uomo e per ciò arricchita con grazie speciali non solamente per sé, ma anche a vantaggio di tutti i fedeli, in qualità di loro capo. Possiamo ripetere qui con S. Anselmo: «Chi mai, riflettendo a queste cose, può giudicare di quanta lode sia degna colei, che sola fra tutte le creature, fu scelta ad essere la mediatrice di tanti favori? (De excell. Virg. c. IX)».
Eva fu lo strumento della perdita di Adamo; perché fu lei che porse al primo nostro padre il frutto vietato (Gen. III, 13). Maria fu lo strumento del perdono, della redenzione e della risurrezione dell’uomo: perché da lei nacque il frutto di vita, Gesù Cristo; ed essa lo presentò al mondo. Consentendo a divenire madre del Salvatore, essa divenne in realtà la mediatrice della nostra salute. La stirpe umana cadde per colpa di Eva; fu rialzata per merito di Maria. Senza Maria che cosa sarebbe avvenuto del mondo? Vi era bisogno di un redentore; sarebbe venuto senza di lei? Da tutta l’eternità Dio aveva disposto di salvare il mondo per mezzo del Verbo fatto carne; ma da tutta l’eternità aveva anche determinato di prendere Maria per madre al Verbo incarnato, e per conseguenza di servirsene a nostra salute. Tanta parte ebbe Maria alla redenzione, quanta Eva ne ebbe alla caduta… Da Maria il serpente infernale ebbe schiacciata la testa (Gen. III, 15).
«La morte ci è venuta da Adamo, scrive il Crisostomo, e la vita da Gesù Cristo: il serpente sedusse Eva, Maria diede il suo consenso all’angelo Gabriele; ma la seduzione di Eva cagionò la morte al mondo, mentre il consenso di Maria gli ha dato un salvatore. Quello che era perito per colpa di Eva, venne ristorato per mezzo di Maria; il Cristo ha riscattato il genere umano che Adamo aveva ridotto a schiavitù; l’angelo Gabriele venne a promettere il ritorno di quei beni, che il demonio ci aveva rubato senza speranza di poterli ricuperare (Serm. de Incarn. Verb.)».
Dopo il diluvio, Dio fece comparire nel cielo l’arco baleno, come segno di alleanza con l’uomo: «Io porrò, disse, il mio arco nelle nubi, come segno di alleanza tra me e la terra. Mi ricorderò del patto con voi conchiuso e non verrà più altro diluvio a distruggere la terra» (Gen. IX, 12, 13, 15). L’iride è figura di Maria che Dio ha collocato tra il cielo e la terra, come indizio e pegno della sua amicizia con gli uomini, ecc… E come potrebbe Iddio negare alcuna grazia a Maria, se volle che tutto ci venisse da Maria?…
S. Bernardo dà alla Beata Vergine i nomi di scala di Giacobbe, di roveto ardente, di arca dell’alleanza, di stella del mattino, di verga di Aronne, di vello di Gedeone, di letto nuziale, di porta del cielo, di orto assiepato, di aurora di salute (Serm. In Assumpt.).
Maria ha riconciliato Dio con l’uomo. In grazia della sua umiltà e purità, ha chiamato Gesù Cristo dal cielo su la terra; con le sue parole, i suoi esempi, la sua protezione, ci ha aperto la porta del cielo e ce ne ha additato il cammino. Ecco perché Gesù Cristo l’ha innalzata al di sopra di tutti gli eletti e non vuole che nessuno si salvi e giunga al cielo se non col consenso, l’aiuto e la direzione di Maria. Dunque chi vuole salvarsi, deve mantenersi fedele e costante servo di Maria e cercare di progredire sempre più nell’amore e nella divozione a questa Vergine potente.
Maria è nostra madre: ora le braccia e il cuore di una madre sono sempre aperti per ricevere, scusare, difendere, abbracciare, accarezzare e benedire i suoi figli… I meriti di Maria intercedono sempre per noi presso Dio, e ci ottengono ogni grazia… Essendo ella stata la madre di Dio e avendo cooperato in modo attivo all’incarnazione e per conseguenza alla redenzione, S. Anselmo e gli altri padri la chiamano la mediatrice di tutta la Chiesa e dei fedeli…
Per mezzo di Maria, madre della grande famiglia umana e mediatrice tra noi e Gesù Cristo, Dio dà ai martiri la forza, alle vergini la castità, lo zelo agli apostoli, la pazienza ai confessori, l’austerità agli anacoreti; la povertà, l’obbedienza, l’umiltà ai religiosi; ai vedovi la continenza, agli sposi la fedeltà coniugale, a tutti i fedeli i doni, le virtù, le grazie convenienti al loro stato e condizione…
Né gli angeli, né gli uomini avrebbero potuto, ancorché tutti
insieme uniti, meritare ed ottenere la riabilitazione del mondo. Ci fu bisogno di Gesù Cristo e, dopo lui e per lui, della Beata Vergine; per conseguenza ha maggior potere e autorità presso Dio Maria sola, che tutti gli uomini e gli angeli insieme. Questo fece dire a S. Anselmo, che l’universo è debitore a Maria, se uscì dalle sue rovine, se si rialzò e fu rinnovato. «O donna, esclama S. Bonaventura, che avete ricevuto la pienezza e la sovrabbondanza della grazia! abbondanza che si è riversata sopra ogni creatura e le ha ridato vita! (Specul. c. VII)».
Gesù Cristo che ha scelto Maria per vestire la nostra natura, vuole anche riceverei per mezzo di Maria. Com’egli si è incarnato e si è fatto, secondo S. Paolo, nostra sapienza e giustizia, santificazione e redenzione (I Cor I, 30); casi ha conceduto alla madre sua di essere, per sua cooperazione, nostra sapienza, e giustizia, e santificazione, la redenzione di cui esso è il principio… Essendo madre di Gesù Cristo, la Beata Vergine è necessariamente il mezzo e lo strumento della nostra redenzione e di tutto l’ordine della grazia istituito da Gesù Cristo…
Dio ci ha data Maria per madre, affinché nelle tentazioni, nei dubbi, negli scoraggi amenti, nelle difficoltà, noi ricorriamo a lei, come alla migliore delle madri; affinché riceviamo dalle sue mani ogni bene e per conseguenza in lei e per lei, noi rendiamo continuamente grazia al Signore Dio nostro… Fortunata Vergine, esclama S. Pier Crisologo, fortunata vergine che sola nell’universo ha meritato di udire queste parole: Voi avete trovato grazia agli occhi del Signore! E quale grazia? quella che l’angelo le annunziò salutandola, grazia completa e sovrabbondante: – Ave, gratia plena: – Si, veramente abbondante, perché la spandete su tutta la terra. Avete incontrato grazia presso Dio; e dopo di aver casi parlato, l’angelo ammira egli medesimo che una donna sia dotata di tanta grandezza e che gli uomini vadano debitori della vita a una donna (Serm. CXLI).
«Maria, dice S. Bernardo, domanda questa sovrabbondanza, per la salute dell’universo. Lo Spirito Santo verrà in voi, o Maria, e vi colmerà di tanta grazia, che riboccherà da ogni lato; sarà piena e perfetta per voi, sovrabbondante per noi. – Il Dio di ogni bontà ha dato. la pienezza e la sovrabbondanza della grazia a Maria, affinché noi mettiamo in lei la nostra speranza; questa sovrabbondanza, quest’inondazione di grazia si riversa su noi» (Serm. de Aquaeductu).
Maria è una nuvola gravida delle acque incorruttibili della grazia, una nuvola che bagna, vivifica e feconda le anime, tempra l’ardore del fuoco delle vendette celesti, estingue le fiamme della concupiscenza… Maria somiglia alla colonna che precedeva Israele nel deserto: ella porta Dio nel suo cuore e guida il popolo cristiano per
il deserto di questo mondo… Maria è la madre del bell’amore, della scienza e della santa speranza (Eccli. XXIV, 24).
«Figli miei, predicava S. Bernardo ai suoi religiosi, Maria è la scala dei peccatori, essa è la più salda fiducia, è il fondamento di tutta la mia speranza (Serm. de Aquaed.)». E in altro luogo la chiama la lunghezza, la larghezza, l’altezza, la profondità senza misura della misericordia. La lunghezza di questa misericordia si estende fino all’ultimo giorno, per soccorrere tutti quelli che la invocano; la sua larghezza empie il mondo; la sua altezza giunse fino alla riedificazione della città celeste; la sua profondità si spinse fino ad ottenere la salute di quelli che giacevano sepolti nelle tenebre e nelle ombre di morte (Serm. IV de Assumpt.).
Anche S Fulgenzio vede in Maria la scala celeste per la quale Dio discese su la terra, affinché gli uomini fossero resi meritevoli di ascendere per mezzo di essa al cielo (De Laud. Mar.). Amo dolcissimo è Maria, che pesca tutte le anime rette… S. Efrem, dopo di averla chiamata speranza dei disperati, aiuto, dei peccatori, consolazione del mondo, porta dei cieli (De Laud. B. V.), così continua: Per voi, o Maria, noi siamo riconciliati con Gesù Cristo nostro Dio e vostro figlio, voi siete l’avvocata dei peccatori e dei derelitti, voi il rifugio e sostegno; voi porto sicurissimo per i naufraghi, consolazione dei mondo, famosissima liberatrice di quei che gemono tra i ferri. Voi raccogliete gli orfani, riscattate gli schiavi, guarite gli infermi; voi siete la salvezza di tutti gli uomini, la stabilità dei monaci e dei solitari, la speranza dei secolari, la gloria dei vergini, la felicità della terra; voi siete, o pia Ausiliatrice, il nostro pilota e il nostro scampo. Io vi saluto, sostegno dei deboli, dolce libertà, sorgente di grazia e di consolazione: Io vi saluto, asilo aperto ai peccatori; vi saluto, riposo di quei che lavorano; vi saluto, chiave del regno celeste; vi saluto, o protettrice e gloria del mondo universo (Ut sup.).
Diciamo dunque anche noi con S. Bernardo: «Fate, o Maria che per mezzo vostro noi troviamo adito al vostro figlio. O Vergine benedetta che avete trovato grazia, che avete partorito la vita, o madre di salute! deh! per voi ci riceva colui che ci fu dato per mezzo vostro (Serm. de Assumpt.)».

42. MARIA È RIPARATRICE. – Per la sublimità delle sue virtù, Maria ha meritato di essere la degnissima riparatrice del genere umano. E’ questa la sentenza di S. Anselmo e del Damasceno; S. Bonaventura aggiunge che non solamente Maria ha rialzato il mondo caduto, ma con la sua protezione lo mantiene perché non ricada (Specul.). Né può essere altrimenti se in lei si trovano tutte le ricchezze, la gloria, e la giustizia (Prov. VIII, 18). Dio ha creato tutto; il serpente ha infettato e rovinato tutto; Maria ha riparato tutto per mezzo di Gesù Cristo.
La vera vita è venuta al mondo per mezzo di Maria, dice S. Epifania, affinché generando essa la vita, sia la madre dei viventi. Eva è la madre dei morti; Maria è la madre dei vivi. Il demonio si è servito di una donna per trarre a rovina il genere umano; e di una donna si è servito Iddio per ristorarlo (Serm. de Nativ.). La stessa cosa ripete S. Agostino nel suo Sermone XXXV de Sanctis: «Voi siete benedetta fra tutte le donne, o Maria; voi che avete partorito colui che è nostra vita. La madre del genere umano ha cagionato la morte del mondo, la madre del nostro Signore gli ha ridonato la vita. Causa del peccato è Eva, causa del merito è Maria; Eva ferisce, Maria guarisce; Eva uccide, Maria risuscita. L’obbedienza di Maria ha riparato i danni recati dalla disobbedienza di Eva». E di nuovo nel Sermone XVIII: «Maria è riempita di grazia e la colpa di Eva rimane cancellata; di modo che la maledizione di questa si converte in benedizione per quella (Serm. XVIII de Sanct.)».
« La malizia del serpente, nota S. Bernardo, ha trionfato della prima donna divenuta insensata; ma la malizia del serpente che vinse per un tempo, si vide vinta per tutta l’eternità, da Maria. Sfigurati da Eva, abbiamo ripigliato la nostra primiera sembianza per mano di Maria» – (Homil. II, Sup. Missus). Una vergine, dice S. Pier Crisologo, riceve un Dio nel suo seno e procura la pace agli uomini, la salute ai peccatori, la vita ai morti; diventa la madre dei viventi su la terra e nel cielo» (Serm. CXLI). «La grazia di Maria, scrive anche S. Lorenzo Giustiniani, è stata così grande e sovrabbondante, che ha dato gloria al cielo, gioia agli angioli, pace al mondo, fede ai popoli, termine ai vizi» (Serm. de Annunt.).
«Dio è nostro re innanzi ai secoli, canta il Salmista, egli ha operato la nostra salute in mezzo alla terra», cioè nel seno di Maria (Psalm. LXXIII, 12)… Per Maria noi diventiamo buoni e generosi, possediamo la gioia… Per Maria raggiungiamo l’eternità beata…
«Siate lodata, o santa madre di Dio, esclamiamo con S. Cirillo, voi siete la gemma, voi la luce del mondo; voi la corona della verginità, lo scettro della fede» (Homil. contro Nestor.). E col Crisostomo: «Io vi saluto, o madre, o cielo, o trono della nostra Chiesa; vi saluto, o decoro, gloria, sostegno del mondo (Serm. de Deip.)».

43. MARIA È NOSTRA MADRE. – Gesù, avendo dalla croce veduto la madre sua che se ne stava accanto ad essa col discepolo prediletto, «a lei disse: Eccoti, o donna, tuo figlio; poi al discepolo: Ecco la madre tua. E da quel punto questi se l’ebbe in madre»
(IOANN. XIX, 26-27). Mentre stava per spirare per la salute degli uomini, Gesù Cristo ci diede per madre Maria, essendo noi rappresentati dalla persona di S. Giovanni apostolo ed evangelista.
Maria nostra madre ci ha dato Gesù, suo figliuolo, per nostro riscatto, per rimedio ai nostri mali, per nutrimento e per ricompensa, e con lui ci diede il regno dei cieli ed ogni bene… Maria è la madre di tutti i credenti: quindi i padri la chiamanoMadre dei viventi per contrapposto ad Eva da loro chiamata Madre dei morti.
S. Antonino e Alberto Magno portano quattro ragioni per cui Maria è la madre di tutti gli uomini: la 1.a è ch’ella genera spiritualmente tutti i santi…; la 2.a è ch’ella si prende cura di tutti gli uomini…; la 3.a è che nacque prima di ogni creatura ed è la più eccellente di tutte…; la 4.a è che fu predestinata prima ancora che fosse il tempo, ad essere lo strumento di una nuova creazione… .
Commentando Origene le parole del Redentore su la croce, così si esprime: Quando Gesù disse: – Eccoti, o donna, tuo figlio, – fu come se avesse detto, accennando Giovanni: Questi è Gesù Cristo che tu hai partorito. E, infatti, il cristiano perfetto non è più lui che vive, ma è Gesù che vive in lui, perciò di lui fu detto a Maria: Ecco il figliuolo tuo Gesù Cristo (Comment. in Ioann. Praefat.).
Il Vangelo ci dice che Maria partorì il figliuolo suo primogenito (Luc. II, 7). Ora queste parole ci fanno capire, che essendo Gesù Cristo il primogenito di Maria, gli altri figli da lei partoriti sono tutti gli uomini. «Dando il consenso all’incarnazione, la Beata Vergine, dice S. Bernardo, domandò con tutto l’ardore dell’anima sua e ottenne la salute di tutti gli eletti; e da quel punto, li ha portati tutti nel suo seno, come la più tenera delle madri porta i propri figli (Tom. III, serm. VI, art. II, c. 2)». S. Anselmo osserva che; «riparando la Beata Vergine ogni cosa con i suoi meriti, è la madre di tutti (De Excell. virg c. XI)». Gesù Cristo, facendosi uomo, si è fatto nostro fratello, e S. Paolo ci assicura che noi siamo membri di Gesù Cristo (I Cor XII, 27). Maria è dunque nostra madre, come Dio è nostro padre!…O quanto è mai grande e felice l’uomo!… Avere Maria per madre! o fortuna, vantaggio, tesoro inestimabile!… rendiamocene degni…; siamo altrettanti Cristi…; invochiamola, onoriamola, imitiamola…; diciamo con la Chiesa: Maria madre di grazia, madre di misericordia, difendi ci tu contro i nostri nemici e accoglici nell’ora della nostra morte.

44. NECESSITÀ DELLA DIVOZIONE A MARIA. – Quando Gesù dal legno della croce pronunziò quelle dolci parole: «Tutto è compiuto»
(IOANN. XIX, 30), ultime parole che uscirono dalla sua bocca divina, il mondo era riscattato e salvo, la collera celeste disarmata, l’inferno chiuso, i demoni prostrati, i nostri ceppi infranti; era terminata la schiavitù del genere umano, cancellato 1’anatema scolpito su la fronte dell’uomo, il cielo era di nuovo aperto e noi avevamo riacquistato il diritto all’eredità celeste. Tutto è consumato: – Consummatum est. – Gesù Cristo aveva fatto tutto ciò che richiedeva la giustizia del Padre, l’adempimento delle profezie, la redenzione del mondo. Ma, cosa degna di singolare attenzione e che prova come necessaria sia alla salute la divozione a Maria, solo allora Gesù Cristo annunzia che tutto è compito, quando ha detto a Maria, indicandole Giovanni, e in lui tutta l’umanità cristiana: Ecco tuo figlio e a Giovanni, additandogli Maria: Ecco la madre tua(IOANN. XIX, 26-27).
Il divin Redentore dice che più nulla gli resta a compire, dopo che ci ha dato Maria per madre; egli mette dunque le relazioni materne e filiali tra Maria e gli uomini, tra le cose necessarie alla redenzione ed alla salvezza: la divozione a Maria è dunque necessaria per salvarsi.
Gesù Cristo ci ha dato Maria per madre; ora un figlio deve alla madre sua amore, rispetto ed obbedienza, nel che appunto consiste la divozione. Amiamo dunque, rispettiamo, serviamo Maria ed obbediamole, se vogliamo andare in cielo.
Gesù Cristo pone la madre sua al di sopra di tutti gli eletti e dispone che nessuno entri in cielo senza il consenso, l’aiuto, la direzione di lei. Dunque, chi desidera di assicurare la propria salvezza, deve essere fervoroso servo di Maria e crescere ogni di più in divozione verso di lei.
Inoltre Maria porta il titolo di mediatrice e di riparatrice del genere umano; potrà dunque sperare di andar salvo senza la divozione alla Beata Vergine, colui che può dire di non essere caduto, di non avere bisogno di mediazione… Tutte le grazie che Dio concede al mondo, passano per le mani di Maria: ora la salute è opera suprema della grazia, la divozione a Maria è dunque necessaria a chi voglia andar salvo…
S. Germano, patriarca di Costantinopoli, asserisce in termini formali, che nessuno si salva, se non per mezzo della beatissima Vergine (Serm. de Zona B. Virg.). S. Bonaventura afferma anch’esso, che «chi serve degnamente e venera Maria, andrà salvo; chi non se ne dà pensiero, morrà nei suoi peccati», e poi rivolto a lei, esclama: «Colui che voi volete salvo, lo sarà; colui dal quale torcete lo sguardo, andrà perduto (In Psalm. Virgin.)». Ecco perché S. Giovanni Damasceno scrive che «il più perfetto dei doni celesti è Maria, perché essa sola è degna del suo Creatore; essa è un cielo vivente più grande dei cieli medesimi (Orat. de Nativ. Virgin.)».
S. Agnese apparve un giorno a S. Brigida e le fece conoscere le grandezze mirabili della madre di Dio, le lodi che le venivano tributate, e soggiunse: Come è propria del sole illuminare e vivificare il cielo e la terra; cosi è proprio della dolcezza di Maria ottenere il dono della pietà a tutti quelli che la servono (Revelat.).

45. IL CULTO DOVUTO A MARIA. – Insegna S. Tommaso che la Beata Vergine è onorata di un culto speciale, non prestato né ad angeli né a santi, e che si chiama culto d’iperdulia, cioè culto superiore ad ogni altro, eccetto quello dovuto a Dio. E la ragione è questa, dice il santo dottore, «che Maria per la sua operazione e cooperazione, si è avvicinata più di tutti ai confini della divinità; poiché nell’incarnazione di Gesù Cristo, essa raggiunse il sommo grado al quale può arrivare la forza della natura, e dove questa fece difetto, la divinità intervenne per compire da sola la sostanza dell’opera (2.a 2.ae quaest., CIII, art. 4 ad 2)».
E’ concorde insegnamento dei dottori della Chiesa, che la Beata Vergine sopravanza in grazia, in virtù, in perfezione, in dignità, in onore, in potenza, in gloria, tutti gli angeli e i santi. La Chiesa onora i santi col culto di dulìa, ossia con culto ordinario, ma porge alla Beata Vergine il culto d’iperdulia, il più vicino al culto di latrìa, dovuto al solo Dio, perché è un culto di adorazione. Se mettiamo insieme tutti gli onori che sono dovuti e si rendono a ciascun angelo e a ciascun santo e a tutti insieme, questi onori non costituiranno mai altro culto che quello di dulìa né, per grandi che divengano, giungeranno mai a vestire il nome di culto d’iperdulia, culto tutto speciale e proprio di Maria. Questo culto è d’un ordine superiore al merito di tutti gli angeli e di tutti i santi riuniti: esso è tanto superiore al culto dovuto agli angeli e ai santi, quanto Maria è per la sua dignità e per la sua potenza; superiore a tutti i membri della corte celeste.
Maria si esalterà ella stessa, dice la Scrittura, si onorerà in Dio e si glorificherà in mezzo al suo popolo: aprirà la bocca nelle assemblee dell’Altissimo e si glorierà innanzi alle schiere del Signore. Ella sarà sublimata in mezzo al suo popolo, e sarà ammirata nelle assemblee dei santi; sarà encomiata dalla moltitudine degli eletti e benedetta dai benedetti di Dio (Eccli. XXIV, 1-4). La Chiesa ha inserito nell’ufficio della Beata Vergine, ed applica direttamente a Maria queste parole che la Scrittura pone sulle labbra della Sapienza. Per mezzo di Maria, infatti, si è compita l’opera somma della divina sapienza. In quest’opera mirabilissima che è la concezione e la natività di Maria, la generazione umana del Verbo, la santificazione e la glorificazione degli uomini, Dio ha manifestato una sapienza infinita e di gran lunga superiore a quella mostrata nella creazione del cielo e della terra, e anche in quella degli angeli e degli uomini…
Maria è madre, figlia e sposa di Dio; essa ha congiunto la divinità all’umanità, il cielo alla terra, la maternità alla verginità, i peccatori alla santità. Tutti questi titoli le meritano di diritto il culto d’iperdulia.

46. BISOGNA INVOCARE MARIA. – Di Maria si può dire, come della Sapienza, che «sfavilla, e il suo splendore non patisce oscuramento; chi l’ama la vede, e chi la cerca, facilmente la trova. Essa precorre coloro che la cercano e si manifesta loro la prima» (Sap. VI, 13-14). Colui che invoca Maria, la desidera, la conosce, l’ama, la trova; e desiderare, conoscere amare e trovare Maria è per il cristiano il massimo dei tesori. «Pensare a lei, dice ancora il Savio, è somma saggezza; vigilare per amor suo, reca pronta sicurezza » (Sap. VI, 16).
Quando soffia il vento delle tentazioni, dice S. Bernardo, quando le spine delle tribolazioni vi lacerano, guardate alla stella, invocate Maria. – Se la collera, l’avarizia e la voluttà minacciano di sommergere la fragile vostra barchetta, volgetevi pronti a guardare Maria. – Se il peso dei vostri misfatti vi accascia, se il misero stato della vostra coscienza vi rattrista, se cominciate a turbarvi e a perdervi di coraggio all’idea del tremendo giudizio di Dio, pensate a Maria. – Nei pericoli, nelle angustie, nelle dubbiezze, pensate a Maria, invocate Maria; non cessi mai di essere nelle vostre labbra, non si parta mai dal vostro cuore (Homil. II sup. Missus).
«Tutte le volte che sospiro e respiro, io aspiro a voi, o Gesù e Maria», diceva un santo. Chi cerca Maria e l’invoca, la trova ben presto e attinge in abbondanza da lei, come da un mare, ogni sorta di aiuto e di beni. Anzi, come disse il concilio di Blois, instituendo la festa della Visitazione della Santa Vergine, Maria non aspetta di essere pregata per esaudire, ma previene, secondo l’uso della sua, clemenza, le preghiere di coloro che a lei intendono ricorrere.
S. Anselmo, per incoraggiare i fedeli ad invocare spesso e con fiducia Maria, non dubita di asserire che si ottiene talora più presto il desiderato soccorso invocando il nome di Maria, che non quello di Gesù; non perché ella sia più grande e più potente di lui, poiché non Gesù da Maria, ma Maria da Gesù trae la sua grandezza e potenza, ma perché Gesù è il Signore ed il giudice di tutti, egli discerne e pesa i meriti di ciascuno. Quando pertanto non esaudisce chi invoca il suo nome, egli fa da giudice e tratta secondo giustizia; al contrario quando uno invoca il nome di Maria, ancorché non meriti di essere esaudito, i meriti di Maria intercedono per lui. Ella si diporta da madre, non da giudice (De excell. Virg. 1. 1).

47. MARIA OTTIENE INSIGNI VITTORIE A QUELLI CHE LA INVOCANO. ­ Maria ascolta le suppliche di coloro che ne implorano il patrocinio.
Nel 552 Narsete, generale dell’imperatore Giustiniano, vedendosi ridotto in durissima e disperata condizione dai Goti e non soccorrendogli aiuto umano, si volge al divino, invoca di tutto cuore Maria, poi si slancia alla testa di un pugno di armati contro le numerosissime schiere di quei barbari, ne fa macello e libera l’Italia dall’oppressione in cui gemeva (EVAGR. Stor. eccles. p. I).
Aveva Cosroe, re di Persia, invaso gran parte dei paesi appartenenti all’impero romano e minacciava di avanzarsi più oltre. L’imperatore Eraclio allora, non contento delle previdenze umane, che pure non aveva dimenticato, pose la sua confidenza in Maria, l’invocò con fede, e poi, misuratosi a battaglia con l’esercito nemico, lo sbaragliò più volte finché Cosroe medesimo vi lasciò la vita, e fu dal cristiano imperatore ricuperata la vera croce nel 626 (PAOLO DIACONO, Storia Longob. lib. XVIII, e THEOPHAN. Chronogr.).
Pelagio, re delle Asturie, implora il soccorso della Beata Vergine e riconquista, nel 1718, dopo una terribilissima zuffa in cui passa a fil di spada ottanta mila infedeli insieme al re loro, il suo principato occupatogli dai Mori (Luc. TUD. MARIAN. et alior.Histor. Hisp.).
L’anno 867 Basilio I, imperatore di Costantinopoli, sconfisse, con l’aiuto di Maria, i Saraceni che avevano insultato Gesù Cristo e la Vergine Santissima, e loro ritolse quasi tutte le conquiste fatte.
Alla protezione di Maria si deve ancora la conquista che fecero di Gerusalemme nel 1099 i crociati guidati da Goffredo di Buglione. Infatti insieme al maneggio delle armi, dovevano unire, quelli che ne fossero capaci, la recita quotidiana del piccolo Uffizio della Beata Vergine (GULIELM. TYR. Belli sac. hist. – BARON. et alii).
L’anno 1212 Alfonso VIII, re di Castiglia, presa con sé una mano di soldati e preceduto dalla croce e da uno stendardo sul quale campeggiava l’immagine di Maria e del suo divin Figlio, penetrò nel campo dei Mori e ne trucidò un duecento mila circa, senza perdere dei suoi più che un venticinque o trenta uomini. Celebrano tuttavia gli Spagnuoli ciascun anno questa insigne vittoria, con una festa che ha luogo il dì 16 luglio, e si chiama la festa del Trionfo della croce.
Finalmente, all’intercessione ed all’aiuto della Beata Vergine le armi cristiane vanno debitrici della segnalatissima vittoria navale da loro riportata sui Turchi, nel golfo di Lepanto, addì 7 ottobre 1571, sotto il pontificato di Pio V, il quale in Roma ne ebbe notizia per divina rivelazione, nel punto stesso in cui avveniva la rotta dei musulmani e il trionfo dei cristiani. Per ringraziare Maria di questo pegno di sua protezione e perpetuarne la memoria, fu stabilita la festa della Madonna delle Vittorie, altrimenti detta del Rosario, perché la battaglia fu combattuta e vinta mentre per ordine del Sommo Pontefice tutte le Confraternite di Roma attendevano a recitare la preghiera del Rosario.
Essendo Maria la donna che secondo la promessa di Dio, doveva schiacciare il capo al serpente infernale, noi possiamo sempre essere sicuri di mandare a monte i disegni e rendere vani gli sforzi dell’inferno… Per mezzo di Maria si trionfa in ogni incontro del mondo, della concupiscenza della carne, di tutte le passioni e tentazioni. Niente a lei resiste, neppure Gesù Cristo, suo divin figliuolo…

48. LA DIVOZIONE A MARIA È SEGNO DI PREDESTINAZIONE. – Il culto e la divozione verso la madre di Dio sono un segno sicuro di predestinazione; come la noncuranza, la disobbedienza, il disprezzo di Maria sono causa e segnale di riprovazione. Nestorio, Elvedio, Costantino Copronimo, Giuliano l’Apostata e mille altri, l’hanno provato e ne furono terribile esempio al mondo intero.
Chi serve, onora, prega Maria, prega, onora, serve Gesù Cristo. Chi invece disprezza ed oltraggia Maria, misconosce e calpesta il suo divin figliuolo. Nella Chiesa, Gesù è come il padre di famiglia in mezzo ai suoi figli, e similmente Maria per dono e speciale volontà di Gesù Cristo, nella Chiesa sia militante, sia purgante, sia trionfante, tiene il luogo di madre di famiglia e ne veste la dignità e il potere. Perciò S. Germano di Costantinopoli predicava che siccome il respiro è non solamente un segnale, ma di più una causa di vita; così la frequente invocazione di Maria, non solamente dimostra che si vive della vera vita, ma dà ancora questa vita e la conserva (Serm, de Zona B. Virg.).
La Beata Vergine è la guida, la regina, la madre, la custode degli eletti… Buona parte dei teologi dànno come nota caratteristica e infallibile di elezione divina e di eterna salvezza, la sincera divozione alla Santissima Vergine… Nessuno, disse la Vergine a S. Brigida, per quanto scapestrato e nemico di Dio, se già non si è assolutamente maledetto, m’invocherà senza che ritorni a Dio e ottenga misericordia (Revelat.)… Tanto buona e potente è Maria, che non ricusa nulla ai suoi fedeli servi; e Gesù Cristo per parte sua tanto ama la divina sua madre, che ne esaudisce tutte le preghiere. Del resto, la quotidiana esperienza ci mostra che il vero servo di Maria aborre dal peccato e cammina fedelmente nella via della virtù; ora l’eterna salute è posta a questo prezzo.

49. FELICITÀ DEI SERVI DI MARIA. – «Felici quelli che vi amano, o Maria, esclamava in ispirito profetico Tobia, beati quelli che si allietano nella vostra pace» (TOB. XIII, 18). Maria è l’albero della vita per coloro che si stringono a lei; felice chi vi si tiene abbracciato! Ella ne sarà la vita dell’anima e l’ornamento del cuore (Prov. III, 18-22).
«Beato colui che ascolta le mie parole, dice Maria per bocca del Savio, felice chi passa i suoi giorni vegliando all’entrata dei miei padiglioni, su la soglia della mia stanza! Chi trova me, trova la vita, e avrà per mezzo mio salute dal Signore» (Prov. VIII, 34-35). S. Bernardo dice che Maria è tutta soavità ed offre a tutti il latte e la lana; poi esclama: «Il sommo della felicità e della gloria consiste, dopo la vista di Dio, nel vedere voi, o Maria! (Sup. Cantic.)». S. Ambrogio volendo dare un’idea della dolcezza della beatissima Vergine e delle soavi delizie di cui ricolma i suoi servi, la paragona alla manna (De B. Virg.).
Per un bambino non vi è felicità più ambita né più cara, che quella di trovarsi tra le braccia della sua tenera madre. Ora qual madre uguaglierà in tenerezza Maria? A lei applica la Chiesa quelle parole dell’Ecclesiastico: «Io sono la madre del bell’amore e delle santa speranza. In me è la grazia dell’onestà, la speranza della virtù e della vita. Venite a me, voi tutti che mi desiderate e saziatevi dei miei frutti; perché più dolce del miele è il mio spirito, e la mia porzione è meglio che il favo di miele. Chi mangia di me avrà sempre fame, e chi beve alle mie acque, sarà sempre assetato di me. Chi mi ascolta non rimarrà confuso e chi opera dietro mio impulso non cadrà in peccato. Chi vorrà farmi conoscere, giungerà alla vita eterna» (Eccli. XXIV, 24-31).
Nessun servo fedele di Maria non andò mai perduto; ora non è dunque felicità inestimabile onorare, pregare, amare, imitare Maria? Inoltre il vero figlio, il divoto cliente di Maria, riceve da lei mille grazie e aiuti e conforti ad assicurare la propria salute; felice dunque e infinitamente beato chi si abbraccia a lei e la venera con fervoroso culto!

50. DIO PUNISCE I NEMICI DI MARIA. – Maria è la vera arca dell’alleanza che tenne custodito nel suo seno, e poi diede al mondo Gesù Cristo, autore del Nuovo Testamento. Ora se tanto severamente fu punita l’impudenza di Oza, come non sarà punita l’impudenza di chi assale irriverente l’arca santa del Cristianesimo? Ah! per costui sta proferita quella sentenza di Tobia: «Maledetti saranno quelli che ti disprezzeranno; condannati quelli che ti motteggeranno» (TOB. XIII, 16).
L’empio Nestorio che osò negare la maternità divina di Maria, fu colpito dalla giustizia di Dio; la sua lingua bestemmiatrice, rosa dai vermi, gli s’infracidì in bocca (Stor. eccles.). Costantino Copronimo, per avere fatto oltraggio alle immagini di Maria, si sentì divampare le viscere da così ardente calore, che non cessava dal gridare, che egli era stato gettato vivo nell’inferno, per causa dei suoi insulti alla madre di Dio; vinto dal male, si studiò di far ristabilire il culto verso Maria (Stor. eccles.). E quanti altri spaventosi esempi si potrebbero citare di divini castighi toccati ai nemici di Maria, a coloro che con sarcasmi e beffe ne canzonano il culto, le immagini, i templi, gli altari, la verginità, la maternità divina, ecc.!…
Chiunque affronta la madre, affronta anche il figlio… Le glorie di Maria sono le glorie di Gesù il quale fu, è, e sarà sempre vendicatore severo. dei diritti e dell’onore della santa sua madre… «Chi mi offende, dice Maria nei Proverbi, danneggia l’anima sua; e quelli che odiano me, amano la morte» (VIII, 36).
Voi dite, Vergine Santa, per bocca del Savio, che chi studia di conoscervi e di farvi conoscere, avrà in premio la vita eterna (Eccli. XXIV, 31). Io farò dunque tutto il possibile per conoscervi, onorarvi, pregarvi, amarvi ed imitarvi; non la perdonerò a fatiche, e studi per mettere in luce le vostre virtù, i vostri meriti, le perfezioni e le prerogative vostre, la vostra misericordia, la vostra gloria, le grazie di cui il mondo vi è debitore. Mi adoprerò a propagare il vostro culto e a farvi conoscere, onorare, amare, invocare, ed imitare. Oh, mi fosse data di condurvi ai piedi il mondo intero!… Voglio vivere e morire nelle vostre braccia, sul vostro cuore di Madre… Deh! valgano le mie fatiche sostenute per gloria vostra, a ricondurre al vostro seno i peccatori, a mantenere nella perseveranza tutti quelli che vi servono, e ad ottenere a me la grazia preziosa di servirvi con fervore fino all’ultimo di mia vita. L’ultima parola che pronunzierò nell’uscire da questa vita, sia l’amabilissimo vostro nome, o Maria!

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Maria nella Dottrina della Chiesa – Parte Quarta

31. Santità di Maria.
32. Umiltà di Maria.
33. Obbedienza di Maria.
34. Purità di Maria.
35. Bontà e misericordia di Maria.
36. Grandezza di Maria.
37. Potenza di Maria.
38. Bellezza di Maria.
39. Felicità di Maria.
40. Maria è regina.

 

31. SANTITÀ DI MARIA. – Dio solo è santo per essenza… Nessuno è santo se non chi si avvicina a Dio e conversa con lui; la santità aumenta a misura che l’uomo si avvicina e comunica can Dio. Perciò Maria, essendo la più vicina e la più intimamente unita a Dio, è anche la più santa di tutte le creature. Non vi fu mai, né vi può essere avvicinamento ed unione più intima con Dia, di quella che risulta dalla maternità divina; poco o nulla però avrebbe giovato a Maria questa sua vicinanza e parentela con Dio, se non avesse portato Gesù Cristo meglio ancora nel cuore, che nel seno. Ben più beata si deve chiamare la Vergine per aver ricevuta Gesù Cristo mediante la fede, che non per averlo ricevuto nell’incarnazione… Maria aveva udito e compreso quelle parole di Zaccaria: «Noi cammineremo al suo cospetto in santità e giustizia per tutti i giorni della nostra vita» (Luc. I, 75).

Se la santità consiste nel tenersi divisi dal secolo e aborrire il peccato, nell’abbracciarsi alla virtù e stringersi a Gesù Cristo; dove potremo trovare una persona che schivi il mondo, aborra il peccato, sia unita a Gesù Cristo e devota alla virtù, più di Maria? Se la santità consiste, secondo l’insegnamento dell’Apostolo, nell’offrire a Dio il proprio corpo in ostia vivente, santa e a lui gradita (Rom. XII, 1); chi più di Maria osservò tale condotta? Essa poteva dire di sé più ancora che S. Paolo: «Il mio vivere è Cristo» (Philipp. I, 21). «Io vivo; ma non sano più io che vivo: è Gesù che vive in me» (Gal. II, 20). Maria fu santa di occhi, di orecchi, di lingua, di mani, di piedi; santa nei pensieri, nei desideri, nel cuore, nello spirito, nell’anima tutta; santa nel sua trattare, nel sua portamento, in tutte le sue azioni. «Camminò con Dio» (Gen. V, 22), più perfettamente di Enoch. Vivente col corpo su la terra, l’anima sua già abitava continuamente nel cielo. Nessuno mai adempì più esattamente di lei, il precetto del Signore: «Siate santi, perché sono santo io, il Signore Dio vostro» (Levit. XIX, 2).

32. UMILTÀ DI MARIA. – Al saluto dell’angelo che la proclamava piena di grazia e benedetta fra le donne, che le annunziava come il Signore si trovasse in lei e che sarebbe divenuta madre di Dio, Maria ben lungi dall’insuperbire di un onore così alto, di un titolo così sublime, di un favore così straordinario, si protestò l’umilissima serva del Signore: – Ecce ancilla Domini(Luc. I, 38). Regina del cielo e della terra, destinata ad avere signoria su Gesù Cristo, ella si chiama ancella del Signore: -.Ecce ancilla Domini. – Salutata dal messaggero celeste come la madre futura di un Dio, ella non vuol esserne che la serva. «Ben giustamente, osserva qui S. Bernardo, divenne signora e regina di tutti colei che si riguardava come la serva di tutti (Serm. in Apoc.)». A chi si rallegra con lei dell’alta sua destinazione, risponde: «Perché il Signore si è degnato di abbassare il suo sguardo sulla piccolezza della sua serva, perciò tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Luc. I, 48). «Con ragione, osserva S. Agostino, Maria asserisce che il Signore ha considerato e amato la sua umiltà; perché la salute che l’umanità aveva perduta per l’orgoglio dei primi padri, l’ha ritrovata per l’umiltà di Maria (Serm. XXXVI)».
Dio si compiace dell’umiltà di Maria e la colma di grazie… Mosse da un certo quale orgoglio, tutte le donne giudee ambivano di essere madri del Messia; solo Maria, ancorché più accesamente di ogni altra desiderasse la nascita del promesso Redentore, non accarezzò mai nel suo cuore, tanto era umile, il pensiero di essere lei la madre fortunata; ma appunto la sua umiltà attrasse nel seno verginale di lei il Verbo di Dio. La più umile delle creature divenne, per la sua umiltà, la più grande ed eccellente: avverandosi in tutta la sua pienezza la frase del Salmista: «Dall’alto del suo trono, il Signore posa l’occhio su gli umili e non guarda i superbi se non da lontano» (Psalm. CXXXVII, 7).
«O vera umiltà, esclama S. Agostino, vera e cara umiltà che hai partorito un Dio agli uomini, hai dato la vita ai mortali, hai rinnovato i cieli, purificato la terra, aperto il paradiso, liberato dalla schiavitù le anime (Serm. II de Assumpt.)». L’umiltà è designata da S. Basilio come la più sicura salvaguardia, la radice, il fondamento di ogni virtù (Constit. monast. c. XVII). In essa vede il Crisostomo il più eccellente dei sacrifici (Homil. II, in Psalm. L). Perciò San Bernardo non esita ‘ad affermare che la Beata Vergine piacque certo infinitamente a Dio per la sua verginità; ma non sarebbe mai stata eletta a madre di Dio, se non fosse stata fornita di profondissima umiltà (Homil. super Missus).

33. OBBEDIENZA DI MARIA. – «Eva, dice S. Ireneo, si lascia indurre a disobbedire e fuggire Dio; Maria si lascia persuadere ad obbedirlo; per ciò la vergine Maria meritò di diventare l’avvocata della vergine Eva (De Laud. virg.)». E infatti all’annunzio dell’angelo che le palesa il disegno di Dio per l’incarnazione in lei del Verbo, china obbediente il capo e con tutta umiltà risponde: Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola (Luc. I, 38). La disobbedienza di Eva aveva tratto in rovina il mondo; l’obbedienza di Maria lo ripara e ristora.
L’angelo ordina a Maria d’intraprendere il lungo, disastroso viaggio di Egitto e portarsi in collo il bambinello; ed ella parte senza indugio… L’obbedienza di Maria è di ogni istante: obbedisce in ogni cosa, in ogni incontro; né solo adempie gli ordini, ma li previene… Sta scritto di Gesù che fu obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Philipp. II, 8). Il medesimo può affermarsi di Maria; fu obbediente fino al martirio e al martirio del cuore, più atroce che quello del corpo… Ma avendo Maria fatto in ogni cosa e sempre la volontà del cielo, il cielo farà quella di lei eternamente.

34. PURITÀ DI MARIA. – Maria è sempre stata vergine, quindi sempre purissima… Bisognava, dice S. Anselmo, che la Vergine Maria avesse tale purità, che fosse la più grande dopo quella di Dio (De Laud. Virg.). E tale fu veramente, perché sappiamo che ella trepidò alla vista di un angelo (Luc. I, 29). Imparate, o vergini cristiane, a temere e a stare guardinghe, perché non vi sia rubata la più bella e la più delicata delle virtù…
L’angelo annunzia a Maria che sarà madre di Dio; ma ella è così pura e così innamorata di questa angelica virtù, che, come dice San Gregario Nisseno, ama meglio conservare questa anziché diventare madre di Dio, se questa maternità non si possa ottenere senza sfregio alla purità immacolata (Orat. de Nativ. Christi). La Chiesa nelle litanie encomia Maria come Madre purissima, madre castissima, madre inviolata ed illibata…

V. sopra n. 9.

35. BONTÀ E MISERICORDIA DI MARIA. – Si può affermare che Maria è l’immagine della bontà di Dio (Sap. VII, 26): e che al pari di Gesù ella trova le sue delizie nello stare in mezzo ai figliuoli degli uomini (Prov. VIII, 31). Infatti nessun secolo, osserva S. Bernardo, ha mai sentito dire che sia stato abbandonato chi ebbe ricorso a Maria (Memorare, ecc.). «Ma essa ha aperto il seno della sua misericordia a tutti, affinché della sua pienezza tutti attingano: il peccatore il perdono, il giusto la grazia, l’angelo la gioia, la Trinità la gloria (Serm. de Assumpt.)». «O Vergine beata, esclama il medesimo dottore, taccia la vostra misericordia colui, se si può trovare al mondo, il quale ricordi di non essere stato da voi soccorso in qualche sua necessità. Chi mai potrà, o Vergine santa, comprendere la lunghezza, la larghezza, la profondità e l’altezza della vostra misericordia? (Serm. IV de Assumpt.)».
«Sarà forse, domanda S. Pier Damiani, la vostra esaltazione, o Maria, alla dignità di madre di Dio, un motivo perché vi dimentichiate della nostra umanità? Oh! no, Signora nostra. Voi ben sapete in mezzo a quali rischi ci avete lasciato andando al cielo e come i vostri servi sono esposti a cadere. Ah no! non conviene a tanta misericordia dimenticare tanta miseria. Poiché se la gloria vostra vi allontana da noi, la natura vi avvicina; né siete divenuta così impassibile, che non sappiate più compatire ai mali nostri (Serm. de Nativ. Virg.)».
La bontà di Maria è tutta amabile e graziosa; ella si può chiamare madre delle misericordie e regina di ogni consolazione, applicando a lei il titolo che dà S. Paolo a Dio (II Cor. I, 3). I suoi sentimenti di tenerezza e d’ineffabile amore verso gli uomini sono come ali su le quali vola in soccorso di chi l’invoca. E tanto pronto il suo soccorso, che S. Anselmo non dubita di asserire che «siamo talora più presto esauditi implorando il nome di Maria, che non invocando il Nome del Signore Gesù; poiché a Gesù, come giudice, tocca anche punire; mentre a Maria, come protettrice, tocca soltanto l’avere compassione (De Excellent. Virg.)». S. Bernardino dice che alla bontà di Maria può partecipare chi vuole (De Laud. B. Virg.); S. Bernardo afferma che, per la sua carità immensa, Maria si è costituita debitrice tanto ai peccatori quanto ai giusti; e a tutti apre le sue viscere di misericordia (Hom. V sup. Missus).
«Io ho coperto la terra come nebbia, dice di sé Maria, per bocca del Savio; ho posto il mio seggio in tutte le regioni del globo e mi sono seduta in mezzo a tutti i popoli» (Eccli. XXIV, 6, 9).
La Beata Vergine involge il mondo come una nebbia, perché: 1° ella copre con la sua misericordia e protezione l’uomo miserabile e nudo… 2° Siccome con le nebbie della primavera si alza un vento tiepida e soave che scioglie le nevi e prepara la terra alla vegetazione, così al comparire di Maria, si scioglie il ghiaccio accumulato dal demonio sul cuore del peccatore, vi nasce il pentimento, vi germogliano i buoni desideri, vi maturano i frutti delle virtù.
«Io ho disteso i miei rami, dice ancora Maria nell’Ecclesiastico, e i rami miei sono rami di grazia» (Eccli. XXIV, 22). Questi rami sono le braccia misericordiose di Maria distese ad invitare e ad accogliere i peccatori. Si legge nell’Esodo che il Signore guardò dalla colonna di fuoco e di nube che precedeva gli Ebrei nel deserto, l’esercito egiziano e lo mise in rotta, rovesciò i carri e ogni cosa seppellì nelle onde (Exod. XIV, 24, 25, 27). Ora chi è per il popolo cristiano la colonna di fuoco e dì nube? «La nostra colonna di nube, risponde S. Bonaventura, è Maria; perché come nuvola benefica ci protegge dai cocenti raggi della giustizia divina e dall’ardore delle passioni (Specul.)».
«Io mi sono fatto tutto a tutti, per salvare tutti» (I Cor IX, 22). Queste belle parole che una carità immensa traeva di bocca all’Apostolo delle genti, quanto suonano più efficaci ancora sul labbro di Maria! Essa, rifugio dei peccatori, consolazione degli afflitti, aiuto dei cristiani, salute dei malati, come la chiamano le litanie lauretane, apre a tutti gli uomini il suo cuore misericordioso, affinché tutti provino gli effetti della sua bontà. Per lei lo schiavo vede spezzate le sue catene; l’infermo ricupera la guarigione; l’afflitto trova consolazione; il peccatore ottiene riconciliazione. Gesù Cristo va a lei debitore della sua sostanza corporale; gli angeli e gli uomini, il cielo e la terra hanno tutti ricevuto qualche cosa da Maria: dov’è chi abbia potuto sottrarsi alla bontà ed alla carità di Maria? Nessuno si schermisce del calore del sole, nessuno sfugge al tenero amore di Maria (Psalm. XVIII, 7). Dall’alto della croce, Gesù allarga amorosamente le braccia e si stringe al petto il mondo; anche Maria stende le sue braccia e stringe con misericordiosa bontà al suo materno seno, tutti coloro che non la fuggono a bello studio.
Chi è colui che, parlando di questa ammirabile madre, non possa applicarle quelle espressioni della Sapienza: «Ogni bene mi venne insieme con essa, e ricchezze immense ricevetti dalle sue mani… Poiché Essa è per gli uomini una miniera di tesori inesauribile della quale chi si è profittato, è divenuto amico di Dio» (VII, 11, 14).
Si legge di Giuseppe, che aperse i granai pieni di frumento e che da tutte le contrade la gente accorreva a comprare di che sfamarsi e mitigare gli orrori della carestia (Gen. XLI, 56-57). Maria si diporta come il figliuolo di Giacobbe; anzi infinitamente meglio di lui; perché non ad alcuni popoli e in qualche tempo, ma a tutto il mondo e a tutti i tempi si estendono le sue cure; non vende, come Giuseppe, ma dà e copiosamente; non mitiga solamente la penuria, ma la toglie affatto e sazia tutti quelli che a lei si presentano affamati.
Si racconta pure nella sacra Scrittura, che Assuero, per riguardo di Ester, sua sposa, diede riposo a tutte le sue province, e fece loro liberalità veramente regali (Esth. II, 18). Bella, ma pallida immagine di quello che fa Dio agli uomini, per rispetto di Maria; non vi è desiderio che non appaghi, non domanda che non esaudisca se gli viene presentata in nome della Vergine Maria… Che inestimabile fortuna non è questa per gli uomini, casi poveri, casi deboli, così fragili, di avere in Maria un così saldo appoggio e un tanto grande tesoro!…
Servendoci adunque delle parole d’Isaia e applicandole alla Santa Vergine, diremo: «Venite, o voi tutti che languite di sete, venite alla sorgente delle acque vive; affrettatevi voi che non avete danaro, comprate e mangiate; venite, non v’è bisogno né di moneta né di altro; procuratevi il vino e il latte» (Isai. LV, 1). Volete voi Gesù Cristo? dove trovarlo più sicuramente che tra le braccia di sua madre? Desiderate la grazia? La Chiesa vi dice che Maria è la madre della divina grazia: – Mater divinae gratiae; – è il canale per cui vengono da Dio a noi tutte le grazie. Aspirate alla salvezza, al cielo? Ne avete in Maria e per Maria il pegno e la sicurezza.

Vedi anche n. 7, 22, 43.

36. GRANDEZZA DI MARIA. – Quale sarà la grandezza di colei di cui S. Bonaventura dice che non potrebbe nemmeno Dio creare cosa più grande? Potrebbe Iddio, scrive questo dottore, fare un mondo più ampio; potrebbe formare un cielo più vasto; ma non potrebbe fare una madre più grande della madre di Dio (Specul.). Maria è così grande, che contiene in sé colui che né cielo né mondo possono contenere. «Essa è più grande che il cielo, dice S. Bonaventura, più grande che il mondo. Ma se così ampio è il suo seno, che vi racchiude un Dio, quale sarà la grandezza dell’anima sua? (Specul.)». «O Vergine benedetta sopra tutte le donne, esclama S. Anselmo, voi superate in purità gli angeli, in pietà i santi (De Laud. B. Virg.)».
«La vostra magnificenza, o Signore, supera i cieli» (Psalm. VIII, 2), disse il Salmista; e le sue parole S. Bernardino da Siena applica a Maria, dicendo che è lei questa magnificenza di Dio. – Infatti nella grandezza di Maria e perfino nella sua divozione, nei suoi ringraziamenti, nell’uso insomma da lei fatto di tutti i beni divini, Dio fu più onorato di quello che mai lo fosse da tutte le creature del cielo e della terra insieme unite. perciò si dice che Maria è innalzata al di sopra del cielo, cioè al di sopra di tutti i cori angelici (De B. Virg.).
Non c’è da stupire se Maria nel suo sublime cantico esclama: Colui il quale è onnipotente ha fatto in me sublimi cose (Luc. I, 49), perché la grandezza di Maria supera tutte le grandezze create, come l’oro vale più del ferro, il cielo dista dalla terra, la luce del sole vince ogni altra luce. In confronto alla grandezza di Maria, tutte le altre grandezze create impiccioliscono e scompaiono come la luce degli astri e gli astri medesimi al levare del sole. « O Maria, esclama S. Agostino, se vi chiamo cielo, voi siete più alta; se vi chiamo madre dei popoli, dico troppo poco (Serm. XXV de Sanct.)». Infatti, come si può convenientemente indicare la grandezza di colei alla quale stava soggetto l’Uomo Dio? (Luc. II, 51). Diciamo pure con S. Bernardo, che è questa una grandezza che non ha pari (Serm. XXV de Sanct.). Maria ha ricevuto che ornarono tutti i tutte le qualità, le grazie, le virtù, le perfezioni santi insieme; essa le ha riunite in sé come l’oceano raccoglie in sé tutte le acque che bagnano la terra. Non solo ella ha ricevuto tutta la grandezza, ma ancora tutta la gloria di quanti sono beati in cielo. «La mia dimora, può dire, è nella pienezza dei santi» (Eccli. XXIV, 16). S. Bonaventura, spiegando queste parole dice che la Beata Vergine non solamente abita nella pienezza dei santi, ma tiene i santi nella sua pienezza, affinché non scemi la loro; essa possiede tutte le virtù, affinché non fuggano dagli altri; essa contiene tutti i meriti, affinché non si perdano; arresta i demoni affinché non nocciano; trattiene suo Figlio, affinché risparmi i peccatori (Spec. B. V. c. VIII). San Bernardino da Siena dice che Maria posò le fondamenta della sua santità e grandezza su la vetta della grandezza degli angeli e dei beati (Serm. XI, art. 3, c. 1).
Gli uomini grandi dell’antica legge, come Enoch, Noè, Abramo, Isacco, Giuseppe, Mosè, Aronne, Giosuè, Samuele, David, Salomone, Gedeone, Sansone, Elia, Isaia, Geremia, Daniele, ecc., furono figure della grandezza di Gesù Cristo. Tutte le donne celebri dell’antico Testamento, come Sara, Debora, Giaele, Susanna, Giuditta, Ester, ecc., furono simboli della grandezza di Maria. Di Giuditta, per esempio, si dice che era dappertutto nominatissima (IUDITH VIII, 8). Oloferne medesimo le predisse che ella sarebbe grande, e che il nome di lei sarebbe stato celebre in tutto il mondo (Ib. XI, 21). Affollandosi intorno a lei il popolo di Betulia, l’acclama: «Gloria di Gerusalemme, gioia d’Israele, decoro della nazione» (Ib. XV, 10). O come infinitamente meglio tutti questi titoli convengono a Maria! Ella è al di sopra di tutto e di tutti; solo Iddio le è superiore. Basti dire che per fare il mondo, Dio non adoperò che una parola per fare Maria, impiega la forza del suo braccio: – Fecit potentiam in brachio suo.

37. POTENZA DI MARIA. – S. Bernardo (Serm. in Cant.) per indicare la potenza di Maria, dice che Iddio ha posto in lei il sole e la luna, cioè Cristo e la Chiesa, e che per mezzo di lei il cielo si popola di abitatori, l’inferno si vuota di dannati. (In questo senso, che ottenendo essa con la sua intercessione la conversione dei peccatori, li ritoglie in certo modo all’inferno a cui, finché rimangono peccatori, già appartengono ancorché viventi). In altro luogo così si esprime: «Niente è stato ristorato senza Maria, come niente è stato fatto senza Dio. Per le mani di Maria passò tutto quello che Dio volle che noi avessimo, ed è sua volontà che ogni suo dono ci venga da Maria (Serm. de B. Maria)». Ella esaudisce noi; Gesù Cristo esaudisce lei; il Padre esaudisce Gesù Cristo: ecco la scala dei peccatori, ecco la mia più ferma confidenza, ecco tutta la mia speranza! esclama il medesimo padre (Serm. de Aquaeductu).
Di Maria si dice nella Genesi: Ella schiaccerà il capo al serpente (Gen. III, 15); a lei dice il profeta Davide: «Tu hai spezzato la fronte al Leviatan, e ne hai gettato il cadavere in pastura ai popoli del deserto» (Psalm. LXXIII, 14). Maria è per la sua potenza la torre di Davide cinta di baluardi, dai quali pendono mille scudi, ed ogni armatura da guerra (Cant. IV, 4). Perciò la Chiesa la chiama – Turris davidica. – Essa cammina contro il demonio e l’inferno, come esercito schierato a battaglia (Cant. VI, 9). A questo proposito dice S. Bernardo: «Non tanto temono i nemici visibili un numeroso esercito che sta per venire alle mani, quanto i demoni il nome, il patrocinio, l’esempio di Maria. Dovunque essi trovano il ricordo frequente, l’invocazione di vota e l’imitazione fedele della Beata Vergine, subito si dileguano come cera al sole (Specul. c. IX)».
Di lei si può dire, come della Sapienza, che «essendo una (perché essa sola è madre di Dio) può tutto, tutto rinnova e si unisce e s’immedesima con le anime fedeli che sono su la terra; essa forma i profeti e gli amici di Dio» (Sap. VII, 27).
«Tu avrai il primo luogo in casa mia, disse Faraone a Giuseppe, e tutto il popolo dipenderà dai tuoi cenni. Io ti costituisco signore di tutta la terra d’Egitto, non riserbo a me altra prerogativa se non quella di sedere sul trono… E gli pose nome Salvatore del mondo… Poi quando, sopravvenuta la carestia, il popolo si volse a Faraone chiedendo pane, questi rispose: Andate a Giuseppe e fate quello che vi dirà» (Gen. XLI, 40, 41, 45, 55). Questa è appunto la condizione di Maria presso Dio e presso gli uomini; Signora del cielo, essa è potentissima su la terra; Dio a lei rimise lo scettro del comando, a sé non riserbando che la maestà del trono. O mortali! andate a Maria e fate tutto quello ch’essa v’ispirerà e non avrete più a soffrire penuria, perché essa vi aprirà i tesori del cielo e della terra (Ib. 56).
«Fu spenta la schiatta dei potenti in Israele, fino al giorno in cui sorse Debora, fino al tempo in cui si levò una madre in Israele» (Iudic. V, 7). Bella profezia e simbolo di Maria! Per quaranta secoli, nell’universo la debolezza regnava in luogo della forza, la viltà invece del coraggio, la pigrizia invece del fervore. Compare Maria, la madre di tutti gli uomini, e la schiatta umana ricupera energia, attività, vigore. I demoni sono legati, l’inferno è chiuso, i vizi sono prostrati; la grazia sovrabbonda dove prima abbondava il peccato; il cielo si riapre; tutto era perduto, e tutto è salvo!…
Quando Bersabea, madre di Salomone, gli si presentò per parlargli, il re si levò in piedi, le andò incontro e inchinatola sedette in trono e fatta sedere anche lei alla sua destra, le disse: – Dimandate quello che volete, o madre mia, perché non posso lasciarvi partire da me con volto corrucciato (III Reg. II, 19-20). Ecco la figura della potenza che ha Maria su l’adorabile suo figlio, il re dei re. Si legge ancora che Salomone diede alla regina di Saba tutto quello che gli domandò (Ib. X, 13). Ben più largo e generoso, perché infinitamente più potente di Salomone, si mostra Dio con Maria nel concedere.
Ritornata Giuditta in Betulla, dagli accampamenti degli Assiri, con in mano la testa recisa di Oloferne, disse al popolo che l’applaudiva: – Il Signore ha compito, per mezzo di me sua serva, la misericordia da lui promessa ad Israele, uccidendo per mia mano il nemico del suo popolo. Ecco la testa di Oloferne, morto per mano di una donna. Il Signore non ha permesso ch’io fossi menomamente contaminata, e mi ha a voi ricondotta senza macchia e tutta lieta della sua vittoria, della mia salute e della vostra liberazione. Confessate dunque il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. – E il popolo l’applaudiva e l’acclamava, per bocca del suo capo Ozia, benedetta dal Signore fra tutte le donne della terra; e l’assicurava che il nome di lei sarebbe stato celebre nei secoli e benedetto da tutti coloro che avrebbero ricordato le opere della potenza del Signore (IUDITH. XIII, 16-25). Il racconto dei prodigiosi fatti di Giuditta, era una profezia della parte che Maria doveva prendere, nell’opera della redenzione. Assai più di Giuditta, ella può dire: «L’Onnipotente ha tolto di senno il nemico, l’ha consegnato in mano di una donna, ed essa l’ha ucciso» (Ib. XVI, 7). Infatti Maria calpestò l’antico serpente e tutti i giorni mette in fuga le schiere dei nemici. «Maria, dice S. Pier Damiani, è la verga onnipotente che arresta l’impeto dei nostri avversari, i demoni; è la verga di Aronne che opera prodigi (De B. Virg.)».
Quando Assuero si vide presentare la regina Ester, se ne compiacque e stendendo verso di lei lo scettro d’oro, le disse: – Che cosa vuoi, regina Ester? Sono disposto a darti qualunque cosa, anche la metà del mio regno… – Lo stesso fa il re del cielo con Maria, signora dell’universo… Maria è la sua compiacenza; con lei divide il regno e non può rifiutarle nulla. Maria è la più potente delle creature, e Dio ce l’ha data affinché otteniamo per mezzo di lei, tutto ciò che ci bisogna. Ella dispone di tutte le grazie, perché Gesù Cristo l’ha fatta sua dispensiera; e nelle sue mani sono le chiavi della clemenza divina… Ma quale favore domandò mai Ester? – Se ho trovato grazia presso di te, o sire, ella rispose, e se così a te piace, concedimi la mia vita per la quale ti prego, e la vita del mio popolo per la quale ti scongiuro. Poiché si è stabilito di infamarci, di ucciderci e di sterminarci (ESTHER. V, 2-8). Anche Maria si diporta così: Ester ottiene la salvezza di Mardocheo condannato da Aman al patibolo: scampa il suo popolo dal pericolo che lo minaccia… Più superbo e più crudele di Aman, il demonio ha determinato di calpestarci, di ucciderci, di sterminarci; ma la Vergine Santissima con la sua potenza ne rende vani gli sforzi, ne sventa le trame e disperde i crudeli disegni.
«Tutte le creature, dice S. Bernardino da Siena, che servono divote la Trinità, servono anche la Vergine Maria. Infatti tutte le creature, qualunque grado occupino nella creazione, o angeli, o uomini, o elementi del cielo, o eletti, o dannati, tutte sono soggette all’impero di Dio e per ciò dipendenti dalla potenza della Beata Vergine (De Laud. Virg.)». S. Bonaventura dice: «Tutti gli angeli e gli arcangeli, i troni e le potestà a voi servono fedelmente, o Maria; tutte le potenze e le virtù dei cieli, tutte le dominazioni a voi obbediscono; tutti i cori dei cherubini e dei serafini a voi assistono corteggiandovi e servendovi; tutti gli angeli cantano a gara: Santa, santa, santa è la madre di Dio, vergine e madre» (Specul.).
Nessuno, disse la Vergine Santissima a S. Brigida, per quanto nemico di Dio, se non è già assolutamente maledetto, invocherà la mia protezione, senza che ritorni a Dio e ottenga misericordia (Revelat. lib. VI, c. 10). Iddio stesso rivelò questa potenza di Maria a S. Caterina da Siena, assicurandola che la sua bontà ha concesso alla gloriosa madre del suo Unigenito, in riguardo dell’incarnazione del Verbo in lei, che qualunque peccatore la invochi con pio affetto, non possa essere ingannato e sedotto dallo spirito. infernale: perché egli l’ha scelta e collocata come dolce esca per prendere gli uomini e principalmente le anime dei peccatori (In Vita).
S. Bernardo, spiegando quelle parole dell’Apocalisse: «Un grande prodigio apparve in cielo» (XII, 1), scrive che il peccatore, conscio della propria indegnità, può temere che gli avvenga come alla cera in faccia al fuoco che l’annienta, se osi avvicinarsi a Dio che è fuoco ardente; ma che cosa potrà temere, se si avvicina a Maria? In lei non vi è nulla di terribile, niente di severo: essa è tutta dolcezza, e a tutti offre il latte e la lana; tutto in lei spira grazia, benignità e tenerezza; le sue mani versano il perdono e la misericordia.
Di più: se tanto potere ebbe Maria in terra, che sempre fu esaudita da suo Figlio, che cosa non otterrà in cielo?

38. BELLEZZA DI MARIA. – «Il re s’invaghirà della tua bellezza, disse di Maria il profeta David, mostrati dunque nel tuo splendore e nella tua vaghezza, procedi di trionfo in trionfo e regna» (Psalm. XLIV, 11, 4). Alla vista dell’incomparabile bellezza di Maria, il cielo la invita a prendere lo scettro che le ha preparato… Veramente ineffabile e unica è la bellezza di Maria, se attira lo sguardo del Re dei re!… In Maria vi sono tutte le bellezze, quella della nascita, del sangue, del corpo, dello spirito, del cuore e principalmente quella della grazia e della, virtù… Così splendida è questa bellezza, che ha spinto Dio Padre a sceglierla per Figlia; Dio Figlio a scegliersela per madre. Dio Spirito Santo a scegliersela per isposa.
«Io sono nera, ma bella», diceva di sé la Sposa dei Cantici (Cant. I, 4). Anche queste parole convengono a Maria; infatti: 1° essa è nera non in se stessa, ma in Adamo suo padre; è nera perché discendente da un peccatore, ma è bella a un tempo per l’immacolata sua concezione che l’ha preservata dalla colpa originale e per la pienezza di tutte le grazie che Dio ha messo in lei… 2° Ella fu prima nera agli occhi di Giuseppe che, vedendola incinta, e ignorando il mistero dell’incarnazione del Verbo, pensò di abbandonarla; ma in realtà… essa era bella, perché aveva concepito di Spirito Santo e conservato la sua verginità… 3° Ella fu nera perché la sua profonda umiltà la rese esteriormente simile alle altre madri che dando alla luce i figli secondo le leggi della natura umana, erano macchiate ed obbligate a purificarsi dopo quaranta giorni. Umile ed obbediente, Maria andò al tempio e si assoggettò alle cerimonie della purificazione… 4° Ella: apparve vile; spregevole, e quindi nera al Giudei e agli infedeli; ma bellissima compare agli occhi dei fedeli, della Chiesa, degli angeli e specialmente di Dio che tutto vede, tutto conosce, tutto. apprezza… 5° Maria fu nera al tempo della passione, perché era madre dei dolori; ma divenne bella nella risurrezione di Gesù Cristo e bellissima nel trionfo della sua Assunzione..
Iddio medesimo dice a Maria: «Tu sei bella, o mia diletta; sì, tu sei bella, e i tuoi occhi sono occhi di colomba» (Cant. I, 14). Maria è detta due volte bella, perché è tale e dentro e fuori… È doppiamente bella anche sotto un altro aspetto, cioè: 1° in terra per la virtù e la grazia…; 2° in cielo per la gloria. Come se non potesse cessare di ammirare la bellezza di Maria, il Signore le ripete di nuovo: «O quanto sei bella, diletta mia, quanto sei bella!» (Ib. IV, 1). «Tu sei tutta bella, e non vi è nessuna macchia in te» (Ib. 7). «Tu sei bella e spiri soavità e grazia» (Id. VI, 3).
Alla naturale bellezza di Giuditta, Iddio aggiunse un tale splendore, ch’ella apparve agli occhi di tutti un prodigio di avvenenza e di grazia; quando i seniori e il popolo di Betulia la videro, ne rimasero meravigliati; negli alloggiamenti poi degli Assiri, tanto fu lo stupore tra i soldati al comparire di quella donna, che non sapevano toglierle gli sguardi di dosso. Oloferne medesimo appena la vide né rimase vinto e soggiogato (IUDITH. X, 4, 7, 14, 17). Nella bellezza di Giuditta noi abbiamo, un’immagine della bellezza di Maria… Giuditta era bella agli occhi degli uomini, Maria agli occhi di Dio il quale ne fu talmente rapito, che scelse questa vergine senza macchia per incarnarsi in essa… Giuditta fu l’ornamento della sua nazione; Maria è l’ornamento del cielo e della terra.
Anche Ester era bellissima, elegantissima di forme, amabile e graziosa di tratto (ESTH. II, 7, 15). Di maniera che si guadagnò, tanto il favore di Assuero, che questi l’amò più di tutte le altre donne, le pose in capo il diadema e la fece regina (Ib. 17). Ester è un’altra figura di Maria la cui bellezza piace più a Dio che quella di tutti gli angeli e di tutti i santi insieme. «Bella e graziosa è in tutti i suoi portamenti», dicono, i Proverbi (Prov. III, 17).
Quale creatura si può trovare più dolce, più bella, più meravigliosa della madre di Dio? Essa è un mondo di bellezza; rapisce in estasi di meraviglia il creatore e le creature, gli uomini e gli angeli i quali al primo vederla esclamarono estatici: «Chi è costei che si avanza come aurora nascente, bella come la luna, sfolgorante come il sole?» (Cant. VI, 9). Che meraviglia? Dio ha messo in Maria sola, dice S. Bernardo, tutte le bellezze dell’universo (Serm. IV de Assumpt.). Si, in Maria si trova raccolto e accumulato quasi all’infinito tutto ciò che vi è di bello negli angeli e nei più perfetti degli uomini. Maria è l’onore del genere umano, l’ornamento della Chiesa, lo splendore dei secoli. La sua bellezza si riflette sui santi, su gli angeli, su Dio medesimo.
«O mirabile unione, esclama Ugo da S. Vittore, la bellezza increata si unisce a colei che è tutta bellezza. Io sono tutto bellezza, le dice il suo Dio, e anche voi siete tutta bellezza, o vergine ammirabile; io per natura e voi per grazia. Io sono tutto bellezza, perché tutto ciò che è bello, si trova in me; voi siete tutta bellezza, perché in voi non si trova nulla di ciò che insozza. Voi siete bella di corpo e di anima. L’integrità della verginità vi rende bella di corpo; la virtù dell’umiltà vi conferisce la bellezza dell’anima. Voi siete dunque tutta bella, bianca di corpo più che neve e di anima immacolata. Nessun’altra che voi conveniva a Dio e nessun altro che Dio era degno di voi. O vergine degna di colui che è la dignità per essenza, bella in faccia alla beltà infinita, immacolata dinanzi a Colui che non conosce corruzione, grande dinanzi all’Altissimo e madre di Dio, sposa del Re eterno! (Serm. II de Assumpt.)».

39. FELICITÀ DI MARIA. – «La mia colomba è unica; ella è perfetta, disse il Signore, alludendo a Maria, nel Cantico dei Cantici; la videro le figlie di Sion e la proclamarono felice; le regine l’acclamarono» (VI, 8). E che cosa dissero le creature acclamandola? esclamarono: «Chi è mai costei che viene dal deserto tutta felice, appoggiata al suo diletto? (Cant. VIII, 5).
Maria 1° è stata predestinata da tutta l’eternità ad essere la più perfetta delle creature…; 2° è stata prescelta ad essere la madre di Dio…; 3° è stata preeletta alla più sublime gloria…; 4° è stata preservata dalla colpa originale e rimase senza macchia nella sua concezione…; 5 è stata ricolma di grazie…; 6° ha corrisposto a tutte le grazie…; 7° è sempre rimasta vergine…; 8° fu vergine e madre…; 9° ricevette tutti i doni e i frutti dello Spirito Santo, in tutta l’abbondanza di cui sia capace una creatura non ad altri inferiore che a Dio…; 10° fu trionfalmente assunta in cielo, in corpo ed anima…; 11° cinge la corona di regina del cielo e della terra… Dove si possono trovare argomenti e fonti di contentezza, di felicità, di beatitudine, più potenti di questi?… Con ragione dunque, comprendendo la sua felicità, Maria predisse che «tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata» (Luc. I, 48).

40. MARIA È REGINA. – «La regina vostra sposa, disse a Dio il Salmista, siede alla vostra destra, in veste d’oro e vagamente adorna» (Psalm. XLIV, 9)… Questa regina è Maria la quale per la sua maternità divina diventò regina del cielo e della terra, degli angeli e degli uomini. Tutti i cristiani la riconoscono come loro regina, a lei stanno soggetti e si considerano come suoi servi, anzi desiderano e si stimano fortunati di èssere tali.
La dignità di regina è superiore a ogni altra dignità ed è uguale alla dignità di re. La Beata Vergine Maria essendo regina del cielo e della terra, per questa sua incomparabile condizione è di gran lunga superiore a tutte le dignità che possono avere uomini e angeli i quali tutti sono suoi sudditi.
Maria supera in grazia, merito, dignità, non solamente ciascun uomo e angelo in particolare, ma tutti gli uomini e angeli presi insieme; e se si mettessero, dicono i dottori della Chiesa, sopra una bilancia da una parte tutti i meriti, tutte le grazie, tutti gli onori, tutta la gloria degli angeli e degli uomini, e dall’altra le grazie, i meriti, le dignità e la gloria di Maria, la bilancia traboccherebbe dal lato di quest’unica, impareggiabile regina. Perciò Maria è più cara a Dio, più preziosa ai suoi occhi, e più amata da lui, che non tutti gli angeli e gli uomini insieme; hanno maggior peso presso Dio le preghiere di Maria, che non le suppliche di tutti gli angeli e i santi uniti insieme. Ella è più degna di loro, di essere esaudita, poiché la sua dignità di madre gliene assicura il diritto e in tale qualità ella si avvicina a Dio, come madre al figlio. Una madre qualunque è superiore ai servi, alle serve ed ai figli medesimi, ai quali comanda con autorità, come padrona di casa. Così la Beata Vergine fu posta da Gesù Cristo, di cui è Madre, a capo della Chiesa, sua famiglia; dunque ella supera in dignità tutti i suoi figli, tutti i fedeli… « Perché, domanda S. Ireneo, il mistero dell’incarnazione del Verbo non si è adempito senza il consenso di Maria? Perché Dio ha voluto ch’essa sia il principio di ogni bene (De B. Virg.)».
Maria, tenendo il primo seggio, dopo Dio, in cielo, essendo regina in eterno, gode un potere uguale al suo titolo; ella può ciò che vuole; quindi noi tutto abbiamo, tutto troviamo in Maria. Essa vuole la nostra felicità, la nostra salvezza; conformiamo la nostra volontà alla sua.

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Maria nella Dottrina della Chiesa – Parte Terza

21. Maria centro di ogni cosa.
22. Maria oceano di grazie.
23. Maria è luce.
24. Prerogative di Maria.
25. Perfezioni di Maria.
26. Maria paragonata all’arca di Noè e all’arca dell’alleanza.
27. Maria paragonata al vello di Gedeone.
28. Maria paragonata al paradiso terrestre.
29. Amore di Maria.
30. Sapienza di Maria.

 

21. MARIA CENTRO DI OGNI COSA. – Maria si può chiamare in certo qual senso il centro del cielo e della terra, di Dio e quell’uomo… In lei e per lei, Dio, sovrana grandezza e fine di tutte le creature, si è unito alla terra e alla nostra umanità, allorché Maria diede un corpo al Verbo eterno e lo vestì di sua carne. Risplende in ciò un mirabile lavoro della sapienza di Dio, la quale ha saputo con tanta finezza mettere la divinità in relazione con l’umanità, che la dignità infinita di Dio ha potuto unirsi all’umanità, senza che la divinità scemasse punto della sua gloria e maestà.
La divinità unita all’umanità in Maria e per Maria, è anche il centro a cui convergono tutte le perfezioni delle creature, tutte le prerogative e le qualità degli angeli e degli uomini, come anche le preghiere di questi ultimi, le loro prove e le loro tentazioni, affinché il Verbo incarnato li sostenga, li sollevi, li curi, li guarisca.

Vedi n. 41 e 42.

22. MARIA OCEANO DI GRAZIE. – «Io vi saluto, o piena di grazia, disse l’angelo a Maria, il Signore è con voi» – Ave, gratia plena, Dominus tecum (Luc. I, 28). In queste parole è manifestata la causa, l’origine, l’ampiezza, di quel mare di grazie che è Maria. «Maria è piena di grazia, scrive S. Bonaventura, perciò un oceano di grazie. Perciò, come tutti i fiumi mettono foce nel mare, così tutte le grazie che ebbero gli angeli, i patriarchi, i profeti, i martiri, gli apostoli, i confessori, le vergini, tutte fecero capo in Maria (Specul, c. II)». «La grazia di Maria, dice il Crisologo, ha dato gloria al cielo, un Dio alla terra, la fede alle genti, morte ai vizi, ordine alla vita, regola ai costumi (Serm. CXLIII)».
«Veramente piena di grazia è Maria, scrive S. Gerolamo. Nelle altre creature la grazia piove a stille, in Maria fu versata senza misura, poiché in lei discese, quantunque in differente modo, tutta la pienezza della grazia che si trova in Gesù Cristo (De Assumpt.)». È sentenza dei teologi, che Maria abbia ricevuto nel solo momento della sua immacolata concezione, una grazia più eccellente di quella dei più sublimi fra gli angeli… S. Gregorio non esita ad affermare che la prima grazia di Maria avanza tutte le grazie ricevute da tutti i santi insieme; perché tutte le grazie dei Santi furono a questi concesse perché divenissero santi, mentre la prima grazia conceduta a Maria ebbe per scopo di procurare l’incarnazione del Santo dei Santi, Gesù Cristo (Serm. de Nativ. B. Virg.).
La grazia della Vergine andava ogni istante crescendo; ora essendo ella vissuta settantadue anni, possiamo da ciò calcolare il tesoro di grazie da lei accumulate… Maria è più cara e rende maggior gloria a Gesù Cristo lei sola, che tutti gli angeli e i santi insieme. Dobbiamo dunque dire con S. Cirillo: «Siate lodata, o santa madre di Dio, perché voi siete la gemma dell’universo, una lampada inestinguibile, la corona della verginità, lo scettro della fede ortodossa (Homil. Cont. Nestor.)». E col Crisostomo: «Io vi saluto, o Maria, madre, cielo, trono di Dio, onore, decoro e forza della Chiesa (Serm. de Deip.)». S. Efrem saluta Maria come l’unica speranza dei patriarchi, la gloria dei profeti, la voce degli apostoli, l’onore dei martiri, la gioia dei santi; la luce di Abramo, d’Isacco, di Giacobbe, la gloria di Aronne, lo splendore di Mosè, il vello di Gedeone; come colei che in sé racchiude le sante gerarchie, ed è, per la sua bellezza e l’incomparabile suo splendore, la corona dei vergini (Serm. de Laud. Virg.). «Ave, o Maria, piena di grazia, esclama S. Bernardo; voi siete cara a Dio, agli angeli, agli uomini; agli uomini per la vostra fecondità, agli angeli per la vostra verginità, a Dio per la vostra umiltà (Serm. III inter parvos)».
«L’Altissimo ha santificato il suo tabernacolo», canta il Salmista (Psalm. XLV, 4). Questo tabernacolo è Maria… Dio si è incarnato in lei… Della sostanza di lei, divenuta madre di Dio, è stato formato il corpo di Gesù Cristo: non sono questi titoli tali da attirare necessariamente su Maria, la pienezza di tutte le grazie e farne un oceano senza fondo e senza sponde?… In Gesù Cristo abita corporalmente, come dice l’Apostolo, la pienezza della divinità (Coloss. II, 9). Ma il corpo di Gesù appartiene a Maria; in essa adunque, possiamo dire che si trovi, in certo qual modo la pienezza della divinità. Diciamo dunque con S. Bonaventura, che siccome l’oceano raccoglie tutte le acque dei fiumi, così Maria riunisce in sé tutte le grazie (De Laud. Virg. c. VII).
I fiumi vanno al mare e vi mescolano le loro onde; Maria, fiume di grazie, si unisce al mare divino e con esso, diremo così, si perde. Chi è mai costei, domandano gli angeli, rapiti di ammirazione alla vista dell’immensità delle grazie che arricchiscono Maria, chi è costei che viene dal deserto del mondo, inebriata di delizie, abbracciata al suo diletto? (Cant. VIII, 5). «La vergine è il tesoro della vita, dice S. Giovanni Damasceno, abisso immenso di grazia (De Dormit. Virg. orat. II)». «Immensa chiama anche S. Efrem, la grazia della Vergine (Orat. de Laud. Virg.)»; e confessa che a chi provi fissarvi l’occhio, la mente non regge e la lingua balbetta (De Excell. Virgin.).
La grazia, in Maria, deve essere proporzionata alla dignità; ora la dignità di madre di Dio tocca quasi all’infinito; non sarà dunque immensa e infinita la grazia a lei data? «Ah! la misura della grazia che ha ricevuto Maria, esclama qui S. Lorenzo Giustiniani, è stata certamente grande, piena, straboccante (De B. Virg.)»; e tale a lei si doveva, dice S. Cipriano, in quanto è madre di Dio (Serm. de Nativ. Christi). E parlando S. Sofronio dell’immensa gloria e sublime altezza a cui fu elevata Maria in cielo, osserva che non c’è da farne le meraviglie, se si consideri com’essa ebbe già fin nell’esilio una grazia completa e sovrabbondante; perché se agli altri santi fu concessa con misura, su Maria fu versata a piena mano (Serm. de Assumpt.).
A questo proposito dice S. Bernardo: «La grazia di Maria fu immensa perché il Vangelo ci dice che ne fu piena. Un vaso immenso non può essere pieno, se non a patto che ciò che lo riempie sia immenso; ma immensissimo essendo il vaso di Maria, poiché fu capace di contenere colui che è più grande del cielo, immensa ne dovette anche essere la grazia. O Vergine quasi infinita sì, tu sei più estesa dei cieli, perché hai dato in te ricetto a colui a contenere il quale sono angusti i cieli; tu sei più ampia del mondo, perché chiudesti nelle tue viscere colui che tutto il mondo non basta a contenere. Ma se tanto grande fu il seno di Maria, che dire dell’anima sua! Se la sua capacità non ebbe misura, dobbiamo dire che smisurata fosse pure la grazia di cui fu empita (Specul. c. V). Tutti i fiumi delle grazie e dei carismi dei santi, dice il medesimo dottore, mettono foce in Maria. In lei sbocca il fiume della grazia degli angeli; in lei il fiume della grazia degli apostoli (Ib. c. III)», e così di seguito percorre tutta la gerarchia dei santi.
Tutti i santi padri concordemente affermano che la Beata Vergine, per ciò che è grazia e gloria, va immensamente innanzi a tutti gli angeli, a tutti i santi, ai cherubini, ai serafini; che nessuna creatura insomma le è uguale e solo il creatore le sta al di sopra… «A tutti, eccetto Dio, voi siete superiore (Orat. de Laud. Virg.)», le dice a nome della Chiesa S. Efrem. E Alberto Magno, bisticciando sul nome di mare, lasciò scritto: «Dio chiamò mare la riunione di tutte le acque: chiamò Maria la riunione di tutte le grazie (Homil. sup. Missus est)».
Anche S. Bonaventura deriva n nome di Maria dal mare, per l’abbondanza delle grazie messe e quasi radunate in lei da Dio. Maria è la radice di lesse sul cui fiore si posava lo spirito di Dio; spirito di sapienza, d’intelligenza, di consiglio, di forza, di scienza, di pietà, di timor di Dio. Ella può, dunque, appropriarsi quelle parole del Savio: «Io sono celebre come il cedro del Libano, come la palma di Cades, come le rose di Gerico. Crebbi come robusto olivo in mezzo a fertile campagna, come rigoglioso platano piantato presso le acque. Ho sparso l’odore del cinnamomo e del balsamo, ho svaporato l’odore della mirra; n mio profumo è quello del balsamo senza mistura. Ho disteso i miei rami come un terebinto, e i miei rami producono onore e grazia; ho, come la vite, gettato fiori di delicatissimo odore e i miei fiori portano frutti di gloria e di ricchezza. Io sono la madre del bell’amore; in me ogni grazia per conoscere la via della verità; venite a me, voi tutti che siete presi di amore per me e saziatevi dei miei frutti… Coloro che di me si nutrono, hanno sempre fame; quelli che di me bevono hanno sempre sete. Chi ascolta me non avrà mai da arrossire e quelli che operano per mezzo di me, non peccheranno. Coloro che m’illustrano, avranno la vita eterna. Ecco il libro della vita, l’alleanza dell’Altissimo e la conoscenza della verità» (Eccli. XXIV, 17-32).

23. MARIA È LUCE. – Gesù Cristo è il sole del mondo spirituale. Maria ne è la luna… Come è dolce il raggio della luna, così la luce che viene da Maria è per la sua mitezza e soavità la più confacente e adatta alle pupille inferme. La luna splende nella notte; Maria rischiara le tenebre di cui coprono il mondo l’eresia, l’idolatria, il peccato. Quando la luna arriva alla sua pienezza, allora brilla in tutto n suo splendore; Maria, piena di grazia e di virtù, spande una luce veramente fulgida e celeste… I padri nostri avevano la luna non solamente come emblema di purità, ma anche come principio di fecondità: Maria, concepita senza colpa, ha partorito il Verbo di Dio senza appannamento del suo candore verginale.
Ella si può chiamare, con la Sapienza, «un’emanazione, un riflesso dello splendore dell’Onnipotente Dio; candore della luce eterna, specchio tersissimo della maestà di Dio. Infatti è più bella del sole e di ogni costellazione; se si paragona alla luce, essa la supera» (Sap. VII, 25, 26, 29). Di lei ancora profetava Tobia quando disse: «Di sfolgorante luce apparirai cinta» (TOB. XIII, 13).
Un grande prodigio si mostrò nel cielo, dice l’Apocalisse; fu veduta una donna vestita di sole, la luna sotto i piedi, una corona di dodici stelle in capo (XII, 1). «A tutta ragione, commenta qui S. Bernardo, Maria ci viene rappresentata vestita di sole; poiché immersa nella luce inaccessibile di Dio, ella ha penetrato, più profondo di quanto l’uomo possa immaginare, l’infinito abisso della sapienza divina (Serm. sup. Signum magn.)». E in altro luogo il medesimo dottore chiama Maria «la nobile stella di Giacobbe, il cui raggio rischiara tutto il mondo, splende nei cieli, penetra negli inferni; circonda la terra e scalda le anime; avviva le virtù, incenerisce i vizi (Homil. II sup. Missus est)». S. Cirillo chiama la madre di Dio «Lampada inestinguibile» (De B. Virg.). S. Giovanni Damasceno la chiama «porta della vita, fonte di luce» (Orat. de Nativ. Virg.). Io vi saluto, o Vergine santa, esclama S. Epifanio, madre della luce eterna, di quella luce che nel cielo illumina la moltitudine degli angeli, riempie l’occhio incomprensibile dei serafini, dà al sole il suo splendido fuoco, fuga le tenebre del mondo e gl’inspira la fede nella Trinità; vi saluto, o madre di colui che disse: Io sono la luce del mondo; e poi ancora: lo che sono la luce venni nel mondo; io vi saluto, madre della luce che ascese al cielo e che rischiara il cielo e la terra. Maria ha i sette lumi dello Spirito Santo, che sono i suoi sette doni (Serm. de laud. Virg.). E Crisippo: Io vi saluto, sorgente della luce che illumina tutti gli uomini; vi saluto, aurora di quel sole che non conoscerà mai tramonto (Orat. in Deipar.).
Maria, dice S. Ildefonso, è vocabolo ebraico che significa Sterza del mare. Maria è la stella da cui partì il raggio che illumina il mondo intero. Avvicinatevi dunque a questa Vergine, lodatela e voi sarete illuminati; perché a lei andiamo debitori se la vera luce splende sul mare di questo secolo (Serm. I de Assumpt.). Perciò la Chiesa dà nelle litanie lauretane all’immacolata Donna n titolo di Stella Mattutina. Titolo già applicatole da S. Efrem il quale così la salutava: «Ave, stella del mattino, astro splendentissimo dal quale uscì Cristo» (Serm. de laud. Virg.).
Commentando quelle parole dei Cantici, «bella come il sole» (VI, 9), S. Pier Damiani dice: «Talmente luminoso è il sole, che eclissa in modo da non lasciarne scorgere vestigio, la luce degli astri e della luna; similmente Maria, aurora del vero sole di giustizia. Iddio risplende di questa luce inaccessibile e oscura lo splendore degli spiriti celesti; talmente che sono innanzi alla loro regina come se non fossero e il loro fulgore tace affatto in confronto a quello di Maria» (Serm. de Assumpt.). Maria è un sole splendente di meriti che sfolgora dovunque i raggi di sublimi esempi… «Maria, continua il medesimo santo, è opera scelta e singolare come il sole, perché siccome questo illumina esso solo il mondo tutto, così Maria rischiara essa sola, con ben più viva luce, gli angeli e gli uomini (Serm. de Assump.)». S. Fulgenzio osserva che «con dare alla luce il Verbo divino, Maria divenne come finestra del cielo, dalla quale Dio versò su tutti i secoli la vera luce (Serm. De laud. Virg.)».

24. PREROGATIVE DI MARIA. – Per concorde sentimento dei padri, quella donna che l’Apocalisse dice essere comparsa nel cielo come inusitata meteora, vestita di sole, poggiata su la luna e incoronata di stelle (Apoc. XI, 1), raffigura la Beata Vergine, nel cui diadema scintillano, secondo S. Bernardo, come altrettante stelle, dodici prerogative: 1° un singolare splendore della sua concezione immacolata…; 2° Il saluto fattole dall’angelo…; 30 la discesa dello Spirito Santo in lei…; 4° l’ineffabile concepimento del Verbo…; 5° l’essere stata la primizia delle vergini…; 6° l’essere divenuta feconda, rimanendo vergine…; 7° il non avere provato i travagli della gravidanza…; 8° l’avere partorito senza dolore…; 9° l’essere modello di pudore…; 10° esemplare di umiltà…; 11° esempio di magnanima fede…; 12° forma dei martiri di cuore (Serm. sup. Signum magnum).
«Glorioso privilegio della gloria di Maria, scrive S. Bonaventura, è di essere la più elevata in gloria, dopo Dio. Glorioso privilegio della gloria di Maria, è che quanto vi è di più bello, di più dolce, di più giocondo nella gloria, dopo Iddio, è Maria, è in Maria, è per Maria. Gloriosissimo privilegio della gloria di Maria, è che la nostra più grande gloria, la nostra più grande gioia, ci vengono, dopo Dio, da Maria (Specul. c. VII)». Ecco perché S. Bernardo esclama: «Dopo la visione di Dio, il sommo della gloria sta nel vedere voi, Maria» – Summa gloria est, o Maria, post Dominum, te videre (Serm. in Cantic.).
Anche nell’elezione divina, la madre non è stata separata dal figlio, dice Suarez (De B. Virg.). Essa è stata predestinata: 1° ad essere la prima e la più perfetta delle opere di Dio; 2° ad essere la forma di santità, su la quale Dio foggerebbe gli angeli, gli apostoli, i martiri, i vergini, i confessori, in generale tutti i santi; avendo Iddio predestinato Maria, predestinò per lei e dietro a lei tutti i santi…; 3° a godere il privilegio di essere la più elevata in grazia, in gloria, in santità, in potenza, come destinata, fin dal principio dei secoli, ad essere la signora e la regina di tutte le creature; 4° a divenire la primizia delle opere divine. Nei frutti eletti che altre volte si offrivano al Signore, si tenevano come a lui offerti e santificati tutti i frutti; così la terra offre a Dio la Vergine Maria come primizia della natura umana, affinché per mezzo di questa Vergine benedetta, tutti gli uomini e la natura intera in certo modo siano offerti a Dio, purificati e santificati.
«Molte donne cumularono tesori, ma voi le avete sopravanzate tutte» (Prov. XXXI, 29). Maria infatti di tanto supera tutte le creature, di quanto la luce del sole supera ogni altra luce. Al comparire del sole, tutti gli altri astri ammutoliscono quasi per rendergli omaggio; il suo splendore eclissa ogni altro fulgore. Così è di Maria… «Ella ha fatto, dice il Nazianzeno, tutte le sue azioni e ciascuna di loro in modo così perfetto, che una sola basterebbe a santificare tutti gli uomini (Serm. de Nativ.)».
«La Santissima Vergine, scrive S. Bernardo, che concepì, partorì ed allattò il Salvatore del mondo, gli stette continuamente ai fianchi; l’accompagnò in tutti i suoi passi; meglio che qualunque altro ne raccolse le parole e i fatti. Ella sola comprendeva le opere insigni del Salvatore, le stupende meraviglie della Sua predicazione, le sue parole forti e soavi, la sua severità divina contro il mondo corrotto ed orgoglioso, contro il peccato, contro il principe dell’inferno; ella sola fu testimonio assiduo di tutti questi fatti; essa li vide nel loro vero aspetto; ne studiò più attentamente il senso, lo comprese meglio e lo scolpì più profondamente nella memoria; ella impresse nello spirito degli apostoli e dei discepoli quello che aveva udito e veduto; loro comunicò fedelmente e trasfuse nell’intimo del cuore tutto ciò che sapeva del Verbo. Questo appunto vuole significare il Vangelo quando dice che Maria custodiva e confrontava nel suo cuore tutto quello che udiva e vedeva (Luc. II, 19). Ecco perché Salomone alludendo a lei; dice che sorpassò nell’accumulare tesori tutte le altre che si applicarono a questo (Prov. XXXI, 29). La madre del Figliuolo di Dio ebbe più di ogni altro l’intelligenza delle parabole, degli enimmi, delle cerimonie legali, delle azioni miracolose e delle parole del Redentore; essa le accolse con più salda fede, essa diede loro una più esatta e intelligibile spiegazione» (Serm. in Cant.).
«Iddio, dice S. Bonaventura, aveva preparato a Maria non solamente i più eccellenti doni del cielo, ma glieli aveva anche dati in tutta l’ampiezza e abbondanza possibile; di maniera che né angelo né uomo alcuno, per quanto santo, non giunse mai ad avvicinarsi alla copia sovrabbondante di beni che fu in Maria, secondo quelle parole: Molte figlie si arricchirono, ma tu le hai avanzate tutte. Coloro che Maria ha sorpassato, sono i santi e le intelligenze celesti. E come mai non avrà ricchezze incomparabili colei che è la prima e la più perfetta delle vergini, che è il modello dei confessori, che splende tra i martiri, come rosa tra i fiori, che è la guida degli apostoli, l’oracolo dei profeti, la figlia dei patriarchi, la regina degli angeli? Quali tesori e prerogative avranno tutti costoro, che siano mancate a lei? Ah, non solamente le ha tutte radunate in se stessa, ma di gran lunga le supera!» (Specul. c. Il).
Per il solo suo consenso a divenire madre di Dio, Maria ha meritato, secondo il parere di S. Bernardo, l’estinzione totale del fuoco della concupiscenza e del peccato. Ha meritato l’impero sul mondo, la pienezza di tutte le grazie, di tutte le virtù, di tutti i doveri, di tutte le beatitudini, di tutti i frutti dello Spirito, l’intelligenza di tutte le scienze e di tutte le lingue, il dono della profezia, la conoscenza degli spiriti, la scienza delle virtù (Serm. LI).
Secondo S. Bonaventura, sono sette i grandi privilegi dati da Dio alla vergine Maria (Spec. c. VI e VII): 1° S. Cirillo la chiama «forma di Dio» – forma Dei. – 2° Il medesimo dottore la chiama «perla dell’universo» (Homil. Cont. Nestor.). 3° S. Giovanni Damasceno l’intitola «immagine vivente di Dio» (Orat. I de Nativ. Virg.). 4° S. Bernardo vede in lei l’opera intorno alla quale lavorarono tutti i secoli e verso la quale tengono fissa la pupilla gli spiriti celesti, le anime trattenute nel limbo, i figli di Adamo già nati e quelli che hanno ancora da nascere (Serm. II de Pentec). 5° S. Ignazio la chiama «celeste prodigio e spettacolo santissimo» (Epl. I ad Ioann. Apost.). 6° S. Giovanni Crisologo, l’esalta come «la riunione di tutto ciò che costituisce la santità» (Serm. CXL VI). 7° Finalmente Esichio, vescovo di Gerusalemme, la chiama «compimento universale della Trinità» (Homil. II de S. Maria); perché lo Spirito Santo la coperse della sua ombra, il Padre la colmò dei suoi doni, il Figlio abitò nel suo seno.
Poiché Maria è così grande per prerogative e privilegi, crederemo noi di oltrepassare la misura nell’onorarla, non ci studieremo anzi di crescere sempre più nella sua divozione? Non faremo a lei più frequente ricorso?

25. PERFEZIONI DI MARIA. – I Padri della Chiesa esaltano a gara le perfezioni di Maria. Udite S. Ildefonso: Come quello che ha fatto Maria è di una perfezione inarrivabile ed è impossibile a lingua umana esprimere i doni ch’ella ha ricevuto, non vi è mente che possa comprendere o apprezzare la sua ricompensa e la sua gloria (Serm. de Assumpt.). «O santa, e più santa di tutti i santi e tesoro perfetto di ogni santità», esclama S. Andrea Cretese (In Vita). Essa infatti è, secondo S. Bernardo, «la viola dell’umiltà, il giglio della castità, la rosa della carità, il decoro e la gioia del paradiso (In Deprec. ad B. Virg.)».
Dio le ha comunicato tutta la sapienza, tutte le virtù, tutte le perfezioni che poteva darle, benché Dio sia onnipotente! Maria adunque è un abisso di bontà, di umiltà, di castità, di bellezza, di grazia, in una parola, di ogni virtù. E un pelago di miracoli (Orat. I de Nativ.), secondo la frase del Damasceno; ed è senza paragone più gloriosa dei serafini – secondo l’espressione del Crisostomo (Orat. de B. Virg.).
«O Vergine santa, esclama S. Ildefonso, sono in voi tante prerogative, quante sono le stelle nel cielo (De laud. Virg.)». «Se attentamente consideriamo Maria, dice S. Girolamo, nulla troviamo in essa che non risplenda di candore, di virtù, di bellezza, di gloria; siccome il Signore, infinitamente ricco, si trova in lei con tutti i suoi tesori, dobbiamo dire che è la più ricca e la più splendida dopo Dio; né si allontana dal vero chi afferma che ella supera, per la sua natura, per le grazie ricevute, per le sue perfezioni, e per la sua gloria, di tratto quasi infinito gli angeli e i santi» (Epist.).
Maria è lo specchio in cui si vedono tutte le perfezioni. Molte ne ebbero i santi, ma nessuno le ebbe tutte in grado eminente. In questi risplendono di più le une; in quelli le altre; in Maria splendono tutte della medesima luce vivissima… Ella possedette in sommo grado la forza eroica dei martiri, la purità dei vergini, lo zelo degli apostoli, la pazienza dei confessori, l’austerità degli anacoreti, l’umiltà, la povertà, l’obbedienza dei religiosi. Quanto il cielo sovrasta alla terra, tanto le perfezioni di Maria superano le perfezioni di tutti gli angeli e di tutti i santi insieme uniti. Come il capo, sede del sentimento e della ragione, principio del movimento delle altre membra è a loro superiore e vale di più esso solo che non tutto insieme il rimanente del corpo; così Maria vince in perfezione gli angeli e i santi. Essa è la loro testa, essa tutto governa, tutto istruisce, tutto sostiene…
Gesù è la perfezione incarnata e generata; Maria è la perfezione che concepisce e che genera… Fin dall’istante del suo immacolato concepimento, Maria fu più perfetta di tutti i santi insieme considerati al termine della loro vita piena di virtù e di opere sante. Essendo vissuta settantadue anni, ed avendo in ciascun istante della sua esistenza duplicato le sue perfezioni, giunse a tal grado di santità, che Dio solo può conoscere e comprendere…
«La mia dimora, dice ella medesima per bocca del Savio, è nella pienezza delle perfezioni di tutti i santi» (Eccli. XXIV, 16). Infatti, Maria ebbe: 1° la fede dei patriarchi, l’ispirazione dei profeti, lo zelo degli apostoli, la costanza dei martiri, la sobrietà dei confessori, la castità dei vergini, la fecondità delle spose, la purità degli angeli, la carità dei serafini. Maria possiede tutte le qualità e tutte le grazie che ciascun santo e tutti i santi insieme possedettero; e sono in essa non come uno o più fiumi, ma come un oceano… 2° Avendo Maria avuto la pienezza delle virtù di tutti i santi, per conseguenza ne deve pure avere la pienezza della gloria, di modo che vince in splendore, magnificenza e ricchezza la gloria di tutti i santi uniti insieme. Ma notate, dice S. Bonaventura (Speculo B. V.), che non solamente è in Maria la pienezza della gloria di tutti i santi, ma tutti i santi sono nella pienezza di Maria. Infatti la pienezza delle perfezioni di Maria, come già abbiamo notato altrove, comincia dal punto in cui termina la perfezione dei santi, si aumenta e non si arresta se non presso a Dio.
Maria è paragonata nella Scrittura al cedro del Libano. Ora: 1° il cedro cresce nei monti; Maria abita la vetta delle perfezioni. 2° Il cedro s’innalza sempre diritto a grandissima altezza; Maria va diritto dalla terra al cielo.. 3° Il cedro è robusto e vigoroso; Maria è la forza e la vigoria personificata. 4° Il cedro è incorruttibile; Maria è immacolata e senza neo. 5° Il cedro è come immortale; Maria è immortale in tutto. 6° Il cedro è odorifero; Maria empie il cielo e la terra del soave olezzo delle sue virtù. 7° Il legno del cedro serve a uso di rimedio; Maria guarisce ogni sorta d’infermità e rende perfino la vita ai morti…
Maria è paragonata all’ulivo, perché: 1° l’ulivo è sempre verde; Maria è sempre vestita dei più ricchi e preziosi ornamenti delle virtù… 2° L’ulivo è simbolo della misericordia; ora chi più misericordiosa di colei che è chiamata madre di misericordia? 3° L’ulivo è simbolo della pace; e la pace viene a noi per mezzo di Maria, così abbondante come le acque di un fiume regale: chi possiede Maria, possiede la pace. 4° L’ulivo è emblema di vittoria; per mezzo di Maria noi trionfiamo dei nostri nemici. 5° L’ulivo è figura della dolcezza e della gioia; Maria è la madre amabile per la sua dolcezza, è la sorgente della vera gioia all’anima nostra. 6° L’ulivo è segnale della speranza; in Maria poggia la speranza dei cristiani. 7° L’ulivo rappresenta la forza, la saggezza, la castità; Maria possiede tutte queste virtù in grado quasi infinito e le procura a colui che gliele dimanda…
La Beata Vergine è ancora rassomigliata al cipresso, alla palma, alle rose di Gerico, al platano, al cinnamomo, alla mirra: perché il cipresso, simboleggia la rettitudine; la palma, la vittoria; la rosa, 1’olezzo della virtù; il cinnamomo, il profumo dei buoni esempi; la mirra, la mortificazione e la penitenza; il platano fornisce all’uomo la freschezza della sua ombra… Chi non vede come questi paragoni convengano mirabilmente a Maria?.. Per le creature, le virtù, le perfezioni della Vergine-madre sono senza numero, senza peso e senza misura; Dio solo può numerarle, pesarle, misurarle.

26. MARIA PARAGONATA ALL’ARCA DI NOÈ E ALL’ARCA DELL’ALLEANZA. ­ L’arca salvò dal diluvio Noè con la sua famiglia ed in essa il genere umana; Maria ha salvata il genere umano per mezzo di Gesù Cristo… L’arca di Noè galleggiava su quelle onde medesime in cui andava naufrago il mondo; Maria non fu mai toccata dalle acque limacciose della concupiscenza e del peccato… Quelli che si rifugiarono nell’arca di Noè furono scampati dalla morte; quelli che si rifugiano a Maria, non affogano nel diluvio delle passioni… il mondo fu ripopolato dalle persone rifugiate nell’arca; il paradiso è abitato dai fedeli servi di Maria…
«Il tempio di Dio venne aperto nei cieli, dice S. Giovanni nell’Apocalisse, e fu veduta in questo tempio l’arca dell’alleanza» (Apoc.. XI, 19). L’arca dell’alleanza veduta nel tempio di Dio è Maria… la quale ha con l’arca dell’alleanza, questi tratti di somiglianza: 1° L’arca dell’alleanza era formata di un legno incorruttibile; Maria non fu mai tocca da corruzione di peccato… 2° L’arca era tutta coperta al di dentro di lamine d’oro; Maria è interiormente tutt’oro purissimo, secondo la frase del Salmista: «Tutta la gloria della figlia del re viene dall’anima sua» (Psalm. XLIV, 13). 3° Su l’arca si stendeva il propiziatorio; Maria è il rifugio di tutti, si porge propizia a chiunque l’invoca… 4° Due cherubini coprivano con le loro ali l’arca; i cori degli angeli, fanno corona e sgabello e padiglione a Maria… 5° Nell’arca conservavasi le tavole della legge; Maria è la legge vivente… 6° Nell’arca stava riposta la verga fiorita di Aronne; e Maria ha generato il fiore di Iesse, il Salvatore del mondo. 7° Nell’arca si conservava una porzione di manna; Maria è la madre, la custode del vero pane di vita, Gesù Cristo..
Anche S. Ambrogio esprime i punti di somiglianza tra l’arca dell’alleanza e la Beata Vergine Maria. L’arca, dice, conteneva le tavole della legge; Maria ha dato ricetto nel suo seno all’erede del Testamento. L’arca portava la legge, Maria portava il Vangelo.. Nell’arca si faceva intendere la voce di Dio; Maria ci ha data la parola e il Verbo di Dio. L’arca splendeva di oro purissimo; Maria splendeva all’interno e all’esterno dello splendore della verginità. Ma l’oro che ornava l’arca era cavato dalle viscere della terra, mentre l’oro di cui splendeva Maria, era tutto cavato dalle miniere del cielo.. Con ragione perciò la Chiesa invoca Maria sotto il titolo di Arca dell’alleanza: – Foederis arca (Homil. XIII).
«Quando voi vedrete l’arca dell’alleanza del Signore vostro Dio, disse Giosuè al popolo ebreo, levatevi e seguitela» (IOSUE. III, 3). Alla vista di Maria è nostro debito inchinarla, onorarla, testimoniarle il nostro rispetto e camminare su le sue vestigia. «Come vide l’arca, cantava il Salmista, il mare fuggì e si arrestò il Giordano» (Psalm. XIII, 3): la presenza di Maria mette in fuga i demoni, spaventa l’inferno… Al Comparire dell’arca, le mura di Gerico si sfasciarono; al mostrarsi di Maria, le catene dei peccatori si spezzano… L’arca rendeva vincitore il popolo di Dio; Maria ci assicura la vittoria su tutti i nostri nemici… Oza toccò imprudentemente l’arca e cadde morto; chi disprezza Maria, vive e muore da miserabile… Collocata nella casa di Obededom, l’arca le apportò fortuna; chi accoglie Maria, è ricolmo di grazie e di favori.

27. MARIA PARAGONATA AL VELLO DI GEDEONE. – Il vello di Gedeone ci presenta un altro simbolo di Maria e la rugiada che nel silenzio della notte lo bagna, indica la discesa del Verbo nelle caste viscere della santissima Vergine: incarnazione che, come la rugiada si compì nel segreto, in mezzo alla calma della solitudine, mediante la casta operazione del cielo, che produsse la fecondità e la vita, senza menomare l’illibata verginità di Maria, e senza cagionarle i dolori del parto. Il vello di Gedeone è il seno di Maria; l’umanità di Gesù Cristo, concepita in questo seno verginale e alla quale si unì ipostaticamente il Verbo, si può paragonare ad una rugiada celeste. Questa è la ragione per cui S. Ambrogio, S. Efrem ed altri padri invocano la Beata Vergine sotto il titolo di Vello di Gedeone. «Molto a proposito, dice S. Ambrogio, Maria è paragonata al vello di Gedeone; perché ella concepì il Signore in un modo che lo ricevette e ne fu tutta imbevuta come di soave rugiada, senza che la verginità sua ne abbia patito nessun danno» (Homil. XV). «Considerate il pensiero di Dio, scrive S. Bernardo, ravvisate il disegno della sua sapienza e del suo amore: prima d’inumidire tutta l’atmosfera, comincia col coprire di rugiada il vello; prima di riscattare il genere umano, ha messo tutto il prezzo di questa redenzione in Maria (In Lib. Iudic.).

28. MARIA PARAGONATA AL PARADISO TERRESTRE. – «Io ho detto: innaffierò il giardino delle mie frutta, bagnerò l’erba dei miei prati» (Eccli. XXIV, 42). Questo giardino è Maria… Chi l’innaffia è Dio… L’acqua di cui si serve, è la grazia che fu versata a torrenti in Maria.
Scrive l’abate Ruperto: «Ecco qua un nuovo giardino, un nuova paradiso, nuove piantagioni fatte da colui che in altri tempi creò il paradiso terrestre. L’antico paradiso era terrestre; il nuovo che è Maria, è un paradiso celeste; uno solo però e il medesimo ne è il giardiniere, cioè Dio. Nell’Eden antico, collocò l’uomo che aveva creato; nel nuovo forma l’umanità di colui che vive in lui da tutta l’eternità. Dal suolo del paradiso terrestre, Dio ha fatto sorgere ogni sorta di piante belle a vedersi e di frutti squisitissimi al gusto, vi ha posto nel mezzo l’albero della vita; benedisse quella terra e quelli che l’abitavano; Maria produce in abbondanza i deliziosi frutti delle virtù; essa è l’albero della vita, il cui frutto è Gesù incarnato nel quale sono benedette tutte le generazioni. Dal delizioso soggiorno dell’Eden, scaturiva una sorgente che dividendosi in quattro fiumi, lo irrigava tutto; da Maria, secondo paradiso, scaturì il fiume di cui parla il Salmista: Un fiume di gioia ha inondato la città di Dio, vero santuario dell’Altissimo (Psalm. XLV, 4). Questo fiume è Gesù Cristo che inonda di delizie Maria, vera città di Dio, vero santuario dell’Altissimo. Questo fiume si divide in quattro correnti per irrigare, fecondare, vivificare per mezzo di Maria, l’oriente, l’Occidente, il settentrione, il mezzogiorno. Con ragione dunque la Beata Vergine è chiamata da S. Gerolamo, da S. Pier Damiani e da altri dottori, infine dalla Chiesa medesima, Paradiso di delizie, che Dio ha riempito di tutte le ricchezze della grazia. Maria è un giardino nel quale Dio ha posto i più bei fiori e i più delicati frutti di tutte le virtù» (Lib. IV inCantic.). Perdendo l’Eden, l’uomo ha perduto il paradiso celeste; per mezzo di Maria, secondo e nuovo Eden, rientra in possesso di quello che aveva perduto.

29. AMORE DI MARIA. – Per quell’ardentissimo amore che le infiammava la mente e il cuore, Maria sospirava dì e notte la redenzione degli uomini e la venuta del Messia. Per affrettare questa grazia delle grazie, ella non cessava mai di pregare, finché la ottenne. Voi avete trovato, o Maria, quello che cercavate, le dice S. Bernardo; voi avete ottenuto quello che nessuno aveva potuto ottenere prima di voi; voi avete trovato grazia presso Dio! e quale grazia? la pace dell’uomo con Dio, la distruzione della morte, la riparazione della vita (Homil. III sup. Missus est).
Maria afferma di sé, nei Cantici, che il suo diletto è tutto di lei, ed ella è tutta del suo diletto (Cant. II, 16); infatti, dice S. Ildefonso, «lo Spirito Santo si unisce e congiunge a Maria come il fuoco al ferro, e l’infiamma, la consuma, la trasforma in suo amore, talmente che altro più non si vede in lei se non le fiamme ardenti dello Spirito Santo ed altro ella non sente fuorché l’incendio dell’amore divino)» (Serm. I de Assumpt.). Perciò la Chiesa applica alla Vergine Maria quelle parole della Sapienza: «Io sono la madre del bell’amore» (Eccli, XXIV, 24); e sotto questo grazioso titolo l’invoca.
L’amore di Maria verso Dio, supera quello degli angeli, dei cherubini, dei serafini… Oceano di carità e di amore è il suo cuore… Dio non ha giammai amato creatura nessuna, né tutte le creature insieme, di quell’amore con cui amò Maria; ma né creatura alcuna, né tutte le creature insieme non hanno mai amato Dio al pari di Maria. Essendo Maria padre e madre ad un tempo di Gesù, questi l’ha amata senza riserva; ma appartenendo Gesù tutto interamente a Maria, anche questa ebbe per lui un amore senza pari… Il suo figlio apparteneva tutto a lei, ed essa apparteneva tutta al figliuol suo.

30. SAPIENZA DI MARIA. – Eva, ingannata dalla sua insipienza, si lasciò trascinare a perdere il mondo; Maria, fatta prudente dalla sua saggezza, meritò di cooperare a ristorarlo e salvarlo… Eva fu spina avvelenata che punse Adamo, ne cagionò la morte e inoculò il veleno del peccato nelle viscere del genere umano; Maria, Vergine prudentissima e Sede della sapienza, come l’invoca la Chiesa , schiacciando la testa al serpente, gli fece rivomitare il veleno e preparò il rimedio per guarire la mortale ferita. Eva ci, ha trafitti lasciandoci nel cuore la lama; Maria ce l’ha strappata. Eva ascoltò il serpente e introdusse la morte nel mondo; Maria ascoltò l’angelo e ci ha ridonato la vita. Dando ascolto alla voce del serpente, Eva aprì l’adito del suo cuore al demonio; consentendo alle parola di Gabriele, Maria ricevette nel suo seno Gesù Cristo. Eva mangiò il frutto della morte e trasmise nel sangue dei suoi discendenti la morte; Maria si nutrì del frutto di vita e per mezzo di lei la vita tornò a circolare nelle vene degli uomini. La stoltezza di Eva rovinò ogni cosa; la sapienza di Maria ha riparato tutto.
«La malizia non riesce a vincere la sapienza», dice il Savio (Sap. VII, 30); e S. Bernardo fa questo commento: La malizia del serpente vinse e prostrò Adama ed Eva, divenuti insipienti; ma Gesù e Maria arrestarono con la loro sapienza i disastrosi effetti dell’insensatezza dei nostri progenitori e della malizia del demonio. Che cosa dici mai, Adamo? La donna che mi avete dato a compagna mi porse del frutto di quell’albero ed io ne ho mangiato. Queste sono parole di malizia, le quali non diminuiscono, ma aggravano il vostro torto. Ma buon per voi che Eva è surrogata da un’altra donna, altrettanto più saggia, quanto quella fu più insensata; tanto più umile, quanto quella fu più orgogliosa. Piena di sapienza, ella ti porge, invece del frutto di morte, il frutto di vita; invece di un nutrimento amaro ed avvelenato, ti offre la dolcezza di un cibo eterna. Cambia dunque, o Adamo, le parole della tua colpevole scusa in parole di ringraziamento e di’: La donna che mi avete dato, mi ha offerto il frutto dell’albero di vita, io ne ho mangiato e l’ho trovato più dolce del miele, perché per mezzo di esso mi avete dato la vita… La malizia del serpente ha ingannato Eva l’insensata… ma là appunto dove questa malizia parve vincere per un tempo, è stata vinta per l’eternità; perché la sapienza di Maria influisce su la nostr’anima e sul nostro corpo, affinché divenuti insensati per causa di una donna, diventiamo saggi per mezzo di un’altra donna (Homil. III sup. Missus).
Possiamo dire della Vergine Maria, che per la sapienza di lei ci furono aperti i tesori della grazia, ed essa sarà la vita e la grazia dell’anima nostra (Prov. III, 20, 22). Colei che doveva essere la madre della Sapienza increata, non poteva essere che sapienza e prudenza…

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Maria nella Dottrina della Chiesa – Parte Seconda

11. La visitazione.
12. Nascita di Gesù Cristo.
13. Presentazione e purificazione.
14. Patimenti e rassegnazione di Maria.
15. Morte, assunzione e trionfo di Maria.
16. Dio e gli uomini desideravano la nascita del Messia.
17. L’universo ai piedi di Maria.
18. Maria riferisce tutto a Dio.
19. Amore di Maria per il ritiro.
20. Maria madre e modello dei vergini.

 

11. LA VISITAZIONE. – «Dopo l’incarnazione, Maria, partendo di casa sua, andò frettolosa ad una città posta tra i monti della Giudea» (Luc. I, 39). Maria se ne parte: 1° per annunziare che il Figlio di Dio si è incarnato in lei e per procurare ai suoi congiunti i favori del Verbo fatto uomo; avendo Gesù voluto cominciare, fin dal primo istante del suo concepimento, il ministero suo di Salvatore…; 2° affinché il Verbo cancellasse il peccato originale contratto da S. Giovanni che trovavasi tuttora nel seno materno e li colmasse ambedue, madre e figlio, dei doni dello Spirito Santo; 3° per congratularsi con Elisabetta del miracoloso concepimento del Battista…; 4° per porgere ai secoli avvenire un memorabile esempio di umiltà e carità; perché divenuta madre di Dio, regina del cielo e dell’universo, Maria fece visita a S. Elisabetta sua inferiore… Non c’insegna forse questo atto di Maria, che è nostro dovere visitare i poveri e gli inferiori?
La Beata Vergine si avvia ai monti – ad montana. – Un’anima piena di Dio, qual era la sua, s’innalza al più alto grado di virtù… Ben poteva Maria ripetere con Abacuc: «Il Signore Iddio è la mia forza: egli darà ai miei piedi la velocità del cervo; mi ricondurrà trionfante su le altezze, dove inneggerò alla sua gloria» (III, 19).
Maria se ne va frettolosacum festinatione. – La Beata Vergine va di passo affrettato alla sua meta per non restarsene troppo lungo tempo in pubblico fuori di casa. «Dal che imparate, o vergini, commenta S. Ambrogio, a non fermarvi a ciarlare per le strade e per le piazze. Maria, grave in casa, va frettolosa in pubblico (In Luc. l. II, n. 19)». Un’anima piena di Spirito Santo, non conosce indugi, non dorme, ma corre e vola per la strada dei divini precetti e della perfezione.
«Maria entra in casa di Zaccaria e saluta Elisabetta» (Luc. I, 40). Questa casa è una casa santa, poiché è la dimora di S. Zaccaria, di S. Elisabetta sua consorte e di S. Giovanni Battista loro figlio… Impariamo a non frequentare che case di buon nome, a non praticare che persone intemerate; fuggiamo a tutto potere le case e le persone di dubbia fama o pericolose. Maria poi è la prima a porgere il saluto; infatti conveniva, dice S. Ambrogio, che fosse tanto più umile, quanto più era pura e favorita da Dio (In Luc. lib. II, n. 19). Che bell’esempio per noi, da imitare! e quale spinta a profittare di ogni occasione per radicare in noi la virtù dell’umiltà.
«E come Elisabetta udì il saluto di Maria, ecco che il figlio le tripudiò in seno ed Elisabetta fu riempita di Spirito Santo» (Luc. I, 41). Per il tripudio del suo figlio, Elisabetta conobbe che Maria aveva concepito il Verbo di Dio. Questo esultare di Giovanni Battista fu cosa soprannaturale, come anche l’uso della ragione che gli fu in quel punto conceduto dal Verbo presente nel seno di Maria. Osservate qui come utile ed efficace è il saluto dei santi, la preghiera che loro si dirige e soprattutto quella. che essi fanno per noi; ma non vi è divozione che sia da paragonare alla divozione verso Maria, né protezione che valga la sua.
Notate ancora con S. Ambrogio, che «sebbene Elisabetta sia stata la prima a udire la voce della Vergine, tuttavia Giovanni fu il primo a sentire la grazia. Il bambino tripudiò e la madre fu in quel mentre ricolma di grazia. La madre non ricevette la grazia prima del figlio; ma dopochè il figlio si trovò colmo di grazia, la comunicò alla madre sua (In Luc. lib. II, n. 19)».
L’angelo salutando Maria le aveva detto: Ave, piena di grazia, il Signore è teco, tu sei benedetta fra le donne (Luc. I, 28); Elisabetta aggiunge alla salutazione angelica queste altre parole: «E benedetto il frutto del ventre tuo» – Benedictus fructus ventris tui. – Poi soggiunse: «E donde mai a me tanta fortuna, che venga in casa mia la madre del mio Signore?» (Luc. 42-43); quasi volesse dire: Voi siete la donna prescelta da tutta l’eternità per schiacciare la testa al serpente, per dare alla luce il Verbo divino, per chiudere l’inferno, per aprire il cielo… Voi siete benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del vostro seno. Né fu sola Elisabetta col bambino che provò i prodigiosi effetti della visita di Maria; anche Zaccaria vi ebbe parte, perché profetizzò dicendo: «Benedetto il Signore Iddio d’Israele, perché ha visitato e redento il popolo suo ed ha risuscitato in mezzo a noi un potente Salvatore, della famiglia del servo suo David» (Luc. I, 68, 69).
«In voi sola, esclama S. Bernardo, in voi sola, Maria, il re dell’universo si cela e si annienta: l’Altissimo si abbassa, l’Immenso s’impicciolisce. Il vero Dio, il Figlio di Dio si è incarnato, e perché? Per arricchirci tutti con la sua povertà, per rialzarci ed innalzarci con la sua umiltà, per ingrandirci col suo annientamento, per unirci a Dio con la sua incarnazione, e perché cominciamo ad essere un solo e medesimo spirito con lui» (Sup. Missus).
Dobbiamo riconoscere che il Salvatore è un Dio nascosto, la cui virtù opera sui cuori in modo segreto ed impenetrabile. Qui noi vediamo Gesù e Maria, Elisabetta e Giovanni. Elisabetta saluta Maria come madre di Dio, e si umilia; Giovanni sente la presenza di Gesù e balza di gioia; Maria riferisce tutto a Dio, Gesù solo pare non faccia nulla; eppure è lui che muove Elisabetta, Maria, Giovanni.
Quante volte Dio ci visita segretamente!… E quanto più spesso ci visiterebbe se non vi mettessimo ostacolo!… E quante volte Gesù viene in noi, suscita in cuor nostro, come già in Elisabetta, sentimenti di fede, di riverenza, di amore, di adorazione alla maestà divina…; ci porta ad umiliarci…; ci spinge e solleva a pii desideri, a santi trasporti, come già fece esultare il Battista…; ci trae finalmente a darci interamente a lui, a benedirlo, lodarlo, amarlo ad imitazione di Maria.
L’abbracciamento di Maria e di Elisabetta figura l’unione della legge antica con la nuova, le quali si fusero insieme alla venuta di Gesù Cristo… Elisabetta figura la legge antica, Maria rappresenta la nuova, Giovanni denota il fine delle profezie, egli è l’ultimo dei profeti… Il Salvatore compare, il ministero dei profeti è terminato…
Nell’istante del suo abbracciamento con Elisabetta, Maria sciolse il labbro al sublime cantico del Magnificat. Nel quale dopo aver detto che l’anima sua loda ed esulta nel Signore, confessa che se le generazioni tutte la chiameranno beata, se tutti i secoli gareggeranno nell’esaltarla, è perché Dio aveva guardato con occhio benigno la bassezza e l’umiltà della sua serva e mostrato la potenza del suo braccio facendo in lei cose strepitose ed inaudite; sicché rovesciò i grandi ed innalzò i piccoli, colmò di beni i poverelli affamati e immiserì i ricchi. E tutto ciò fece per sua misericordia e in adempimento delle promesse date ad Abramo ed alla sua progenie (Luc. I, 46-55).

12. NASCITA DI GESÙ CRISTO. – Il parto di Maria fu, secondo l’unanime insegnamento dei padri, dei dottori, dei teologi, della Chiesa, come senza dolore, così senza lesione dell’integrità del suo seno verginale… Quale afflizione per Maria non trovare che una stalla ed una greppia per mettervi al mondo il suo divin bambino!… Correva la stagione più rigida dell’anno, era notte avanzata e Maria trovavasi priva di ogni soccorso allorché diede alla luce colui che era la salute del mondo, il Messia, l’Aspettato dalle nazioni, il Verbo fatto carne …«Ella partorì il Figliuol suo; e involtolo in fasce, l’adagiò in una mangiatoia» (Luc. II, 7).
Chi descriverà la gioia, la contentezza, l’estasi di Maria nell’accogliere la prima e per la prima volta il divino infante tra le sue braccia?… Di che carezze non l’avrà colmato!… Quali dolci lagrime non avrà versato su di lui!… che soavi baci, che teneri abbracci non gli avrà dato!… Come grande era l’amore del celeste bambino per sua madre e come sviscerato l’amore di Maria per Gesù!… Che cari e dolci sorrisi da una parte, che teneri sfoghi dall’altra!… «O solo parto senza dolore, esclama S. Bernardo, solo puro, solo esente da corruzione! O nascita soprannaturale! Chi narrerà le tue meraviglie?» (Serm. I in vig. Nativ.).
Il censo ordinato da Cesare Augusto ebbe luogo in un tempo in cui il mondo godeva di così universale e profonda pace, che si era chiuso il tempio di Giano. Ora questo avvenne per singolare disposizione di Dio il quale voleva mostrare che Gesù Cristo, nascendo, portava la pace tra il cielo e la terra. Narra la tradizione, che la vergine Maria apparve, con in braccio il figliuol suo, a Cesare Augusto e che in memoria appunto di tale apparizione il romano imperatore fece innalzare sul Campidoglio un’ara portante l’iscrizione – Altare del primogenito di Dio (SUID. – NICEP. ­BARON. – Lex. Hist. et Annal. Eccl.). È opinione di non pochi dottori che gli angeli ricevessero Gesù nella sua nascita e lo rimettessero nelle braccia di Maria… La mangiatoia in cui fu collocato Gesù dopo la sua nascita, si trova al presente in Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
Maria accolse i pastori inviati dagli angeli e gelosamente custodiva e meditava in cuor suo tutto quello che del bambino si andava dicendo (Luc. II, 19).

Vedi: GESÙ CRISTO, n. 13: Natività di Gesù Cristo.

13. PRESENTAZIONE E PURIFICAZIONE. – «Maria e Giuseppe portarono Gesù a Gerusalemme per offrirlo al Signore» (Luc. II, 22). Che obbedienza assoluta! che umiltà profonda non manifesta Maria nella sua purificazione!… Essa vergine, essa immacolata, non disdegna di prendere posto tra le donne comuni… Né solamente di obbedienza e di umiltà ci porge esempio Maria nel tempio, ma anche di eroica rassegnazione, poiché là le fu squarciato il seno dalla spada del dolore, secondo la parola del vecchio Simeone (Luc. II, 35).
Maria offerse a Dio, nel giorno della purificazione, il suo distacco dalle cose terrene, la sua sommissione e la sua penitenza. Per la cerimonia della purificazione ella si assoggettò al giogo della legge antica, legge di servitù dalla quale ella era formalmente esente… Il silenzio di Maria che taceva il grande mistero della sua maternità divina, non ostante che un lembo del velo già avesse alzato Simeone, era prova sicura, certo indizio di una riserbatezza straordinaria, di una impareggiabile modestia. La sua presenza al tempio, l’offerta che vi faceva, dava argomento a credere che ella fosse madre come tutte le altre… O umiltà incredibile ed ineffabile!… Simeone la loda e ne proclama la gloria; Anna, la profetessa, ne divulga le grandezze: ella sola tace, adorando Iddio… Essa è vergine; Dio lo sa, Gesù lo sa, lo sa Giuseppe e questo a lei basta…

14. PATIMENTI E RASSEGNAZIONE DI MARIA. – La predizione fatta da Simeone alla Beata VergIne, il giorno della sua purificazione, che cioè avrebbe l’anima trapassata dalla spada del dolore (Luc. II, 35) ebbe pieno il suo avveramento; poiché in cento occasioni e in mille modi l’acuta punta del dolore fece lo strazio del cuore di Maria.
1° Maria sofferse dei patimenti di suo figlio e le pene di lei furono uguali al suo amore… Nei martiri e nei santi, l’amore fu sempre dolce sollievo nei dolori, fu balsamo divino che cicatrizzò le loro piaghe benché profonde. Più essi amavano Dio, meno sentivano i loro dolori… Al contrario, quanto più Maria ha amato, tanto più ha sofferto e siccome il suo amore era in certo qual modo infinito, anche infiniti furono i patimenti di lei. 2° Maria soffrì per effetto di compassione…; tutti i dolori di Gesù Cristo ebbero in essa la loro ripercussione… ; 3° Ella ha patito in ragione della sua dignità… 4° Ha sofferto in proporzione della lunga durata dei suoi patimenti… Dal punto della sua incarnazione, Gesù vide e sostenne tutta la sua passione; da quel momento ancora, Maria conobbe e sofferse tutte le pene di suo figlio, del suo Dio… 5° Ha patito per sollecitudine… Vide Gesù soffrire tutto da solo, abbandonato dai suoi apostoli, dagli uomini e dagli angeli… 6° Ha sofferto delle bestemmie e delle calunnie orribili lanciate contro Gesù Cristo… 7° Ha patito per la vista e la presenza continua del caro suo figlio crocefisso.
Ecco perché i dottori insegnano che la Beata Vergine fu martire e più che martire. Il dolore dei martiri lacerò il loro corpo, il dolore di Maria, come quello di Gesù, lacerò la loro anima. – Come Gesù Cristo sofferse infinitamente più che ogni martire e che tutti i martiri insieme, così i dolori di Maria la vincono su tutti i dolori dei martiri… Gesù fu crocifisso; anche sua madre lo fu con lui, a cagione degli indicibili spasimi da lei provati ai piedi della croce!… Perseguitando Gesù, si perseguita anche la sua tenera madre; perché della morte di Gesù essa ha fatto la morte sua. «Il dolore della Vergine fu sì grande, scrive San Bernardino, che diviso fra tutti gli uomini, basterebbe dare loro in su l’istante la morte (Tom. II, serm. LXI)».
Che ambascia strinse il cuore della Vergine, quando conobbe che Giuseppe aveva concepito il disegno di abbandonarla!… Che trafittura per lei, vedersi rigettata dalla gente, così che è costretta a partorire il figliuol suo in una capanna, alla campagna, collocarlo in una mangiatoia fra due animali!… Che stretta, vedere già stillare il sangue di Gesù Cristo sotto il coltello della circoncisione!… Che ansia non le cagiona la fuga in Egitto!… Che angoscia, avere smarrito il suo Gesù e cercarlo per tre giorni!… Che puntura, udirlo accusato di malefizi, d’incantesimi, di sobillazioni, di delitti, lui che era l’innocenza e la mansuetudine per essenza!… Che strazio, quando conobbe il tradimento di Giuda, la negazione di Pietro, l’abbandono degli apostoli!… Che affanno, al suono delle calunnie e delle false testimonianze portate al tribunale del sommo sacerdote!… Che ineffabile tormento, essere testimonio dell’agonia, degli schiaffi, degli sputi, degli oltraggi, delle beffe, dei sarcasmi, delle invettive, delle maledizioni, delle grida di rabbia, della flagellazione, dell’incoronazione di spine, della presentazione di Gesù al popolo, della sua condanna, della sua andata al luogo del supplizio con la croce su le spalle e bagnando del suo sangue il cammino!
Ma ecco Gesù al Calvario, ed eccovi Maria anch’essa!… Gesù è su la croce e Maria gli sta ai piedi (IOANN. XIX, 25). O Dio, che inenarrabili patimenti per l’anima sua! Col figlio sta crocefissa la madre; i chiodi che trapassarono le mani e i piedi di Gesù giunsero con la loro punta a trafiggere il Cuore di Maria; la veste che fu staccata a brandelli dalla carne del Salvatore, riaprendone le piaghe, il fiele di cui fu abbeverato, le ingiurie, le imprecazioni, i ludibrii a cui fu fatto segno, furono altrettanti colpi di spada che trapassarono il cuore della Vergine!… Qual pena per lei sentirsi sostituito Giovanni invece del figlio Gesù!… Qual sommo dolore finalmente, vedere questo suo Gesù dare l’ultimo respiro su la croce!…
No, no, i patimenti dei martiri sono un nulla in confronto del martirio di Maria… S. Bernardo dice: «Nessuna mente può comprendere, nessuna lingua può esprimere gli ineffabili strazi che lacerarono il cuore di Maria. Voi pagate su la croce, o Vergine benedetta, egli dice, con larga usura quel tributo di dolore da cui andaste esente nel vostro parto. Provarono le vostre viscere, sotto la croce del vostro figlio che moriva, ben più crudo lo scempio che non avevano provato in Betlemme, quand’egli da voi nasceva (Serm. XXIX in Cant.)».
Ai piedi della croce Maria, secondo l’espressione del Crisostomo, affogava in un mare di patimenti (Serm. in Pass.). Ciò non di meno, sotto il peso di tanta angoscia, Maria non apre la bocca a un lamento; ella si uniforma con intera rassegnazione alla volontà di Dio…

15. MORTE, ASSUNZIONE E TRIONFO DI MARIA. – Quando i giorni della vita mortale della madre di Dio giunsero al loro tramonto, gli apostoli tutti che erano sparsi per il mondo, si trovarono, per speciale tratto di provvidenza, radunati in Gerusalemme e fecero corona al suo letto di morte. Il vescovo Giovenale di Gerusalemme e S. Giovanni Damasceno, con non pochi altri autori, fanno preciso ricordo di questo fatto. La tradizione ancora ci dice che la Beata Vergine morì l’anno 58 dell’Era volgare, ventiquattro anni dopo la morte di Gesù Cristo e contandone essa settantadue.
È certo che Maria è morta. Ma che bella, che dolce morte, o gran Dio! dopo una vita così santa, così perfetta, così sublime! Non fu che un placido sonno. Ella moriva di amore, come di amore era vissuta; in lei avverandosi alla lettera quel detto dello Spirito Santo: «Forte come la morte è l’amore» (Cant. VIII, 6).
Poco dopo la sua morte, la Santissima Vergine risuscitava, il cielo si apriva e Gesù Cristo le andava incontro accompagnato da tutta la corte celeste a riceverla… «Il tempio di Dio si aprì nel Cielo, dice l’Apocalisse, e fu veduta l’arca dell’alleanza di Dio nel proprio tempio» (Apoc. XI, 19). Quest’arca dell’alleanza di Dio è Maria. Di lei pure si dice nel medesimo libro, a dinotarne l’assunzione al cielo: «Una stupenda meraviglia risplendette in Cielo; una donna vestita di sole, con sotto i piedi la luna, e una corona di dodici stelle in capo» (Ib. XII, 1). Di lei pure, diceva il Salmista: «La regina vostra sposa, o Signore, si è assisa alla vostra destra in manto d’oro e splendente di ogni sorta di gemme» (Psalm. XLIV, 9). Sì, o Vergine Santa, il re celeste è preso dalla vostra bellezza (Ib. 11). Presentatevi a lui nella vostra sfolgorante bellezza, o Maria, montate al cielo, seduta sul carro del trionfo e regnate lassù in eterno (Ib.).
Rapiti di ammirazione, i cori degli angeli, se le affollano riverenti sul passaggio e dicono: «Chi è costei che s’avanza come aurora nascente, bella come la luna, splendida come il sole? – Chi è costei che se ne viene dal deserto, tutta vaga e ricca, abbracciata al suo diletto?» (Cant. VI, 9); (Ib. VIII, 5).
Scrive S. Pier Damiani, che la gloria tra cui è ricevuta l’augusta regina Maria al suo uscire da questo mondo, non conosce né cominciamento né fine (Serm. de Assumpt. Virg.) ; di lei possiamo dire con la Sapienza: «La vostra magnificenza, o Dio, splende sul diadema che le cinge le tempia» (Sap. XVIII, 24). Ma come può un mortale parlare del trionfo e delle glorie di Maria? Qui si possono ripetere le espressioni di S. Paolo: che «occhio mai vide, orecchio mai udì, cuore di uomo non mai comprese quello che Dio ha preparato a coloro che l’amano» (I Cor II, 9). Siccome Maria ha più amato Dio essa sola, che non tutti gli angeli e gli uomini insieme, ricevette corona più ricca, gloria più splendida di quella che godono ili angeli e i santi tutti… Ammiriamo e taciamo…
Riferisce la Scrittura che levatosi in piedi Salomone al comparire della madre sua, le andò incontro, poi sedutosi sul suo trono e fatta sedere anche lei su un altro trono alla sua destra, le disse: Chiedi a tuo piacere, o madre, che già non conviene che io ti disgusti (III Reg. II, 19-20). Ecco una languida ombra del trionfale ricevimento di Maria in cielo e del modo con cui Gesù Cristo accolse la madre sua. Ne è pure un’immagine il fatto di Ester; di costei si racconta che il re Assuero l’amò al di sopra di tutte le vergini presentategli in ispose: e che essa incontrò grazia e favore presso di lui, il quale le cinse il diadema e la costituì regina (ESTH. II, 17). Al vostro ingresso nel cielo, o Maria, il vostro figlio vi ha ammantata di gloria, cinta di splendore, vestita di maestà incomparabile; dimodochè a giusto titolo potete applicarvi quelle parole del Savio: «La ricchezza e la gloria sono mio retaggio» (Prov. VIII, 18).
Essendo Maria stata piena di grazia, come mai non sarebbe essa ricolma di onori e di gloria? Avendo avuto in terra più virtù e perfezioni e meriti che tutte le creature, conviene che goda in Cielo una gloria di gran lunga superiore a quella di tutte le creature angeliche e umane.
Il Padre l’accolse e coronò a titolo di figlia diletta, divenuta l’augusto santuario del Verbo eterno… Il Figlio l’accolse e le diede potenza e titolo di madre… Lo Spirito Santo l’abbracciò e colmò di gloria a titolo di sposa… Tutti gli ordini angelici la ricevettero e venerarono e celebrarono come loro padrona e regina. Tutti le vennero attorno per farle corona, ammirarla e renderle onore. Il cielo e la Santissima Trinità la dichiararono regina e regina in eterno. O trionfo unico di grandezza, di maestà, di gloria!… O Maria madre nostra, traeteci a voi; otteneteci la grazia d’imitarvi su la terra e di andarvi a contemplare nel cielo!…

16. DIO E GLI UOMINI DESIDERAVANO LA NASCITA DEL MESSIA. – Lo Spirito Santo mette, nella persona della Sposa dei Cantici, su le labbra di Maria queste parole: «Ecco che il mio diletto mi viene a dire: Lèvati, affrèttati, o mia diletta, o mia colomba, tu che sei tutta bella agli occhi miei, lèvati, e vieni» (Cant. 11, 10). Questo diletto che parla a Maria, è Dio il quale vuole e desidera salvare il mondo per mezzo di lei…
E infatti, non appena Adamo pecca, egli dà prova di questo suo desiderio, che Maria compaia al mondo, promettendogliela come riparatrice del suo peccato. L’annunzia ad Abramo, ad Isacco a Giacobbe ai profeti; la colma di grazie quando arriva, le spedisce un angelo a dirle che l’Onnipotente l’ha scelta per madre…
Maria è, insieme al Salvatore del mondo, l’oggetto dell’aspettazione delle genti per quattro mila anni. «Signore, diceva l’Ecclesiastico alludendo a Maria, fate comparire prodigi non mai più veduti, cangiate le vostre meraviglie. Glorificate la vostra mano e il vostro braccio destro. Distruggete Satana e riducete all’impotenza il vostro nemico (per colei che deve schiacciarle il capo). Affrettate l’ora e ricordatevi dello scopo, affinché il mondo narri le vostre meraviglie» (XXXVI, 6-7, 9-10). «O cieli, esclamava Isaia, guardando a Gesù e alla Beata Vergine Maria, versate la vostra rugiada; lasciate, o nubi, piovere il giusto; apriti, o terra, e germina il Salvatore» (XLV, 8). La terra è sterile e disseccata; non produce che rovi e spine; il profeta desidera una nuova terra, cioè il seno verginale di Maria, il quale produrrà un nuovo frutto, un frutto divino…
La sacra Scrittura è ripiena di testimonianze, di voti, di gridi di speranza, di sospiri, delle preghiere rivolte al Signore perché inviasse il Messia, e colei da cui questi doveva nascere. «O Sapienza che siete uscita dalla bocca dell’Altissimo, venite ad insegnarci la via della prudenza» (Eccli. XXIV. – ISAI. XL). «O Adonai, capo della casa d’Israele, venite a riscattarci con la forza del vostro braccio» (Exod. VI).
Gli angeli desideravano la venuta di Maria al mondo, acciocché finalmente fossero occupate le sedi lasciate vuote in cielo dagli angeli ribelli… Nel limbo, le anime dei giusti; sulla terra, le nazioni affrettavano ansiose la comparsa di Maria.

17. L’UNIVERSO AI PIEDI DI MARIA. – Ma non solamente la Scrittura ci ha lasciato monumenti e ricordi della universale aspettazione di Maria, ma anche magnifiche profezie dell’omaggio che le avrebbe prestato il mondo, omaggio di invocazione, di preghiera, di lodi. Se toccò ai Giudei la bella sorte di vedere paghi i voti dell’aspettazione, fu riservata a noi cristiani l’invidiata fortuna di vedere l’umanità prostrata ai piedi di Maria in atto d’invocarla e lodarla, l’adempimento della glorificazione profetizzata.
Accennando alla Vergine, il Salmista aveva detto che le figlie di Tiro l’avrebbero regalata di ricchi presenti e che i grandi della terra avrebbero sollecitato, come segnalata grazia, il favore di poterne mirare il volto (Psalm. XLIV, 12) Il Signore afferma nei Cantici, che la sua colomba (Maria), è unica, è perfetta, che avendola veduta le fanciulle, l’acclamarono avventurata; le matrone e le regine ne celebrarono le lodi (VI, 8). Nelle province che si accalcavano attorno al seggio di Giuseppe in Egitto, per comprare grano e quietare la fame (Gen. XLI, 57), non vedono forse gli interpreti sacri l’immagine delle nazioni affollate intorno all’altare della Vergine, invocandone protezione e aiuto?
«Voi siete benedetta dal Signore, o figlia mia, disse Booz a Ruth: tutto il popolo sa che siete una donna sopra ogni altra virtuosa » (RUTH. III, 10-11). Ruth non era che la figura di Maria alla quale in verità, meglio, che a Ruth, convengono nel più ampio senso le citate parole. Come anche a lei alludeva il vecchio Tobia, quando pronunziava quell’oracolo: «Di fulgidissima luce splenderete e i più lontani popoli della terra vi venereranno. A voi trarranno le nazioni dai più remoti lidi portandovi regali; in voi esse adoreranno il Signore e voi chiameranno terra santa, perché in voi invocheranno il grande nome del Signore… E voi vi rallegrerete e godrete dei vostri figli, perché saranno tutti benedetti e raccolti ai piedi di un medesimo Signore» (TOB. XIII, 15-17).
La Scrittura ci narra come ritiratasi Giuditta in Betulia, dopo la morte di Oloferne, tutto il popolo, dai ragazzi ai vecchi, le corse incontro e le si serrò attorno giulivo a festeggiarla e lodando Dio la chiamavano benedetta dal Signore sopra tutte le donne della terra, perché egli aveva reso in quel giorno così chiaro ed illustre il nome di lei, che le sue lodi non sarebbero mai cessate su le labbra di quanti avrebbero ricordato la potenza dell’Altissimo (IUDITH. XIII, 15, 22-25). Non è forse questo che noi vediamo adempirsi e rinnovarsi tutti i giorni, da diciannove secoli, dall’universo prostrato agli altari dell’immacolata? Si, noi udiamo ogni giorno l’umanità cristiana esclamare rivolta a Maria: «Voi siete la gloria di Gerusalemme, la gioia d’Israele, l’onore del vostro popolo; voi la benedetta da Dio fra tutti i padiglioni di Giacobbe; perché il Signore sarà glorificato in voi da tutte le nazioni che udiranno pronunziare il vostro nome» (IUDITH. XV, 10 – XIII, 31). Maria è lodata, esaltata, benedetta, invocata ovunque è conosciuto, lodato e invocato il nome di Gesù Cristo.
Verrà tempo, dice Maria nel sublime cantico del Magnificat, che «tutte le nazioni mi chiameranno beata» (Luc. I, 48). La chiameranno beata, perché il Signore ha eletto in essa la sua dimora (Psalm. CXXXI, 14). La chiameranno beata, perché il Verbo si è in lei Incarnato. La chiameranno beata, finalmente, perché umiliandosi ha meritato di diventare la madre di Dio e la corredentrice del genere umano (Luc. I, 48).
Maria qui annunzia e predice la sua grandezza presente e futura; e questa sua profezia si è in modo mirabile adempita in tutti i secoli e si adempirà fino alla fine del mondo e per tutta l’eternità. I templi, le cappelle, gli altari innalzati a Maria, gli onori a lei resi, le tabelle votive a lei offerte, i pellegrinaggi, le preghiere, i canti, ecc. che in tutti i luoghi e in tutti i tempi ebbero per iscopo o d’invocarla o di ringraziarla, sono altrettanti monumenti che attestano l’adempimento delle parole della Beata Vergine: – Beatam me dicent omnes generationes. – L’eternità si unisce al tempo per renderle quest’omaggio. Nel soggiorno della gloria, gli angeli e i beati le si affolleranno eternamente intorno per lodarla, onorarla, benedirla e proclamarla beata. L’augusta Trinità anch’essa unirà la sua voce a quella della corte celeste.
Non vi è angolo di terra, dove non sorga una chiesa o una cappella dedicata alla Madonna. Quelle che torreggiano su l’altezza dei monti, furono là innalzate per tenere lungi la folgore e la tempesta dai sottoposti Plani e per attirare sopra di loro la pioggia benefica, immagine della pioggia celeste della grazia che discende nei cuori… In fondo alle valli, ricordano che Maria viene là per benedire gli umili e i deboli… In mezzo alle foreste ed alle cupe solitudini, servono di faro al viaggiatore che scorge di lontano le loro torri, e sente la campana di Maria dare il rintocco dell’Angelus. I popoli accorrono a questi santuari per invocare Maria e proclamarla beata.
Non vi è chiesa nel mondo, dove non si veda un altare consecrato a Maria; dappertutto il culto e l’altare di Dio si uniscono al culto ed all’altare della Vergine… Anzi la maggior parte delle più sontuose basiliche, dei più magnifici templi che ornino le capitali dei regni e degli stati, sono consecrate a Maria. Non è dunque vero che tutte le nazioni la proclamano beata? –Beatam me dicent omnes generationes.
Ludibrio di spaventosa tempesta, già in sul punto di affogare, il marinaio scorge, dall’alto dei marosi, un punto culminante: è un santuario eretto a Maria da altri naviganti che qualche secolo innanzi, furono liberati da certo naufragio, per il voto fatto alla Vergine d’innalzarle quel modesto monumento della propria riconoscenza. A tal vista il marinaio volge con fiducia lo sguardo da quel lato; invoca Maria e campa da certa morte. Migliaia di tali santuari sorgono cosi in vista ai lidi, per glorificare e ringraziare colei che la Chiesa invoca sotto il nome di Stella del mare. Le mura di queste chiesuole si mostrano coperte di tavolette, indizio e dei voti fatti e dei soccorsi ottenuti. Qui è la Vergine del Carmelo, là è la Madonna di Loreto; su quel promontorio sorge la Madonna della Neve; su quell’altro s’innalza la Madonna della Guardia; più lungi biancheggia la cupola di Nostra Donna del Soccorso e via dicendo; e sotto le volte di tutti questi edifizi risuona la voce del popolo, che divoto e riconoscente, proclama beata la Vergine, salutandola stella del mare: – Beatam, me dicent omnes generationes – Ave, maris stella.
Tutte le età, tutti gli stati, tutti i secoli, tutte le lingue; giudei, gentili convertiti, uomini e donne, ricchi e poveri, tutti pregano, tutti invocano, tutti onorano Maria, tutti ad una voce la decantano beata.
Beatam me dicent omnes generationes. – «A lei volgono l’occhio, dice S. Bernardo, e quelli che dimorano nel cielo e quelli che peregrinano su la terra e quelli che passano per il purgatorio; desiderando i primi che siano riempiti i seggi lasciati vacanti tra loro dagli angeli ribelli; implorando i secondi la loro riconciliazione con Dio; chiedendo i terzi di essere liberati (Serm. II de Pentec)».
«O Vergine santa» esclama il cardinal Ugone, tutte le generazioni vi dicono beata, perché avete partorito per tutti la vita, la grazia, la gloria: la vita ai morti, la grazia ai peccatori, la gloria agli infelici. Un mirabile concerto di voci a voi rivolge le lodi già date a Giuditta. Voi siete la gloria di Gerusalemme, la letizia di Israele, l’onore del popolo; voi avete operato con fortezza. La prima parola viene dagli angeli, di cui Maria ha riparato la rovina; la seconda dagli uomini, la cui tristezza fu da essa mutata in gaudio; la terza dalle donne le quali furono per lei tolte all’infamia e al disonore; la quarta dai morti ai quali ha sciolto le catene (In lib. Iudith) ».
Ecco che tutte le età mi chiameranno beata. Questa parola Ecco – Ecce – 1° dinota l’ammirazione. Ecco una cosa nuova, un fatto sconosciuto a tutti i secoli, meraviglioso sopra ogni dire, che una donna sia benedetta e felice; anzi più felice degli uomini e degli angeli medesimi. Infatti fino a quel giorno tutte le donne erano state umiliate da Dio nella persona di Eva e condannate a sopportare tre pene: la schiavitù, il dolore, il lavoro… 2° Ecco – Ecce – significa il cominciamento, il principio. Ecco che da questo istante sono dichiarata beata e continuerò ad esserlo per tutti i secoli… 3° Ecco – Ecce ­ suona ancora avvertimento; quasi dica: fate attenzione, o miseri mortali che cercate la felicità, e imparate da me com’essa si trovi nell’umiltà, nell’obbedienza, nella grazia di Dio; sappiate che e quelle e questa voi otterrete per mezzo mio. Perché io sono stata la prima a gustare la felicità, io sono quella per cui Dio vuole rendere felici tutti gli uomini. Correte dunque al mio seno, implorate il mio patrocinio se volete sottrarvi all’infelicità e raggiungere la felicità…
Permettetemi, gridava il pio Gersone, permettetemi, o Vergine santa, che vi lodi e vi esalti come più che tre volte beata. Infatti: 1° siete beata, secondo la parola di Elisabetta, perché avete creduto: – Beata qua e credi disti. – 2° Siete beata, perché piena di grazia, secondo la salutazione angelica: – Ave, gratia plena. – 3° Siete beata, perché benedetta a cagione del frutto del vostro seno, che è la benedizione per essenza: – Benedictus fructus ventris tui. – 4° Siete beata, perché l’Onnipotente ha operato in voi mirabili cose: – Fecit mihi magna qui potens est. – 5° Siete beata per essere la madre di Dio. – 6° Siete beata, per aver unito la fecondità alla verginità… – 7° Siete beata, perché non avete avuto chi vi uguagliasse prima di voi, né vi sarà chi vi pareggi dopo. Sì, tutte le nazioni vi diranno beata: ­ Beatam me dicent omnes generationes(Tract. IV, not. I sup. Mar.).
Ancora una volta: Maria ha predetto che sarebbe proclamata beata, onorata ed invocata come tale da tutte le genti, in tutti i luoghi e per tutti i secoli, e questa profezia si vede adempita pienamente. Tutto ne fa fede, le chiese, le cappelle, gli altari, i monumenti, i pellegrinaggi, le congregazioni religiose, le confraternite laicali istituite in suo onore, le preghiere, le processioni, i canti dei fedeli. A lei sola si porge il culto di iperdulìa, e il culto della Vergine vince in isplendore, in estensione, in frequenza, il culto che si presta agli angeli ed ai santi tutti insieme; su la terra e sul mare, nei paesi civili e nei barbari, dappertutto echeggia glorioso e venerato, amato e invocato il nome della gran madre di Dio, Maria.
In ogni tempo e in ogni luogo, i cristiani e la Chiesa tutta celebrarono e celebreranno, o Vergine augusta, la vostra concezione immacolata, la verginità illibata, la maternità divina, l’umiltà, l’obbedienza, la pazienza, la santità ed ogni virtù vostra; la vostra potenza, la bontà, la misericordia, le grazie che ottenete ai vostri servi, i miracoli che a loro soccorso operate: – Beatam me dicent omnes generationes. – Deh! prosperi, aumenti e si dilati il vostro culto fino a che vi saranno uomini in terra e angeli in cielo! fino a che Dio sarà Dio, per tutta l’eternità ed oltre! (Exod. XV, 18). Così sarà certamente ed io me ne compiaccio, o madre mia! perché voi ne siete degna. Ottenetemi che vi onori, vi preghi, vi ami e v’imiti quaggiù, affinché possa godere per sempre della vostra vista e compagnia nel cielo…
Se Maria fosse stata una donna qualunque e non in realtà la madre di Dio, come avrebbe potuto annunziare che sarebbe esaltata a tanta grandezza e che tanto grande, tanto universale, tanto costante sarebbe stata la devozione e il culto suo? Se ella non fosse stata madre di Dio, si sarebbero le sue profezie adempite così pienamente, come attesta la voce di diciannove secoli? avrebbe Iddio permesso che una tale impostura regnasse in tutti i tempi e su tutta la Chiesa, a tal punto da accecare e sedurre e traviare tutti i teologi, tutti i dottori, tutti i vescovi, tutti i padri, tutti i concili, tutti i papi, tutti i santi, in una parola tutta la Chiesa e sempre?
Ah, viva Maria! viva il suo nome, il suo culto, il suo amore! Oh come è dolce il pregarla, onorarIa, amarla, imitarla! Tanta sapienza e tanta felicità sta riservata ai suoi servi, che io voglio e anelo e sospiro e protesto di vivere in Maria e per Maria, affinché mi sia dato di morire tra le materne sue braccia.

18. MARIA RIFERISCE TUTTO A DIO. – L’angelo esalta Maria dicendole: «Io vi saluto, o piena di grazie, il Signore è con voi, voi siete benedetta tra tutte le donne» (Luc. I, 28); – e Maria riferisce subito quest’onore a Dio, dichiarandosi l’umile ancella del Signore (Luc. I, 38)., Elisabetta glorifica Maria chiamandola benedetta tra le donne, perché benedetto è il frutto delle sue viscere e professandosi, indegna dell’alto onore di accogliere in casa sua la madre del suo Signore (LUC. I, 43). Ora che fa Maria, udendo tanto elogio? tutto lo rifonde in Dio cantando: «L’anima mia glorifica il Signore » (Luc. I, 46). Maria dà a Dio le lodi che a lei sono tributate e le riversa in Dio, come nell’unica vera sorgente di ogni bene. Voi, o Elisabetta, pare che dica, voi esaltate la madre del Signore, ma l’anima mia esalta e glorifica Iddio. Con queste, parole: – Magnificat anima mea Dominum – Maria annunzia e proclama la bontà, la misericordia, la potenza, la maestà di Dio. Con quelle altre: – Et exultavit spiritus meus in Deo salutari meo – il mio spirito si è rallegrato in Dio mio Salvatore, ella fa conoscere la dolcezza e le delizie che ha attinto in Dio al tempo della concezione del Verbo. Essa imitava in questo modo gli angeli i quali meritano, esaltano e decantano la maestà incomprensibile di Dio e godono a un tempo stesso della sua dolcezza. Ammirano per amare ed esaltare.
In un modo Dio esalta l’uomo innalzandolo al disopra degli altri uomini per mezzo delle ricchezze, degli onori, delle grazie e dei doni speciali; ma l’uomo non può in questa maniera esaltare Dio, perché non ha potere di aggiungere nulla alla grandezza divina. Egli dunque l’esalta lodandolo, proclamandone la bontà, la maestà, la potenza, la santità, la misericordia, la provvidenza, la scienza, la gloria, l’immensità, l’eternità, insomma tutti gli attributi divini… Iddio allora è glorificato dall’uomo quando questi l’onora e lo serve con le sue virtù… E glorificato quando noi ci conformiamo a Gesù Cristo e in lui ci specchiamo come nel nostro modello… L’anima nostra glorifica il Signore con l’uso delle mani, degli occhi, della lingua, del cuore, della memoria, della volontà, dell’intelligenza… Ciascuno può, dice S. Agostino, concepire il Verbo credendo in lui, partorirlo annunziandolo agli altri, esaltarli? amandolo; allora può ripetere con Maria: L’anima mia glorifica il Signore (SuperMagnificat).
Maria disse: «L’anima mia» – Anima mea, – perché: 1° ella possedeva tutt’intera l’anima sua; così non è, pur troppo! di noi nei quali il demonio o la carne, l’orgoglio o l’accidia, ecc. sono padroni e tiranni. 2° Essa aveva dato senza riserva tutta l’anima sua a suo figlio; ora, dare l’anima propria senz’eccezione a Dio vuol dire esserne interi ed assoluti padroni noi medesimi… 3° Essa amava infocatamente Iddio: ora quanto più si ama Dio, tanto più si possiede interamente l’anima propria…
Maria ha in tutto il corso della sua vita glorificato Iddio e riferito a lui ogni cosa; anche nella sua morte, ha proclamato la grandezza di Dio, perché morta d’amore… «Quegli che è potente ha fatto in me grandi cose e il suo nome è santo» – Fecit mihi magna qui potens est, et sanctum nomen eius (Luc. I, 49). Maria riferisce tutti a Dio solo e nessuno a se stessa, i grandi fatti di cui Elisabetta la encomiava; essa benedice il nome del Signore e dice che Dio l’ha santificata perché la destinava a madre sua… Giacché noi tutto abbiamo da Dio, corpo e anima, vita e sanità, beni temporali e spirituali, dobbiamo ad esempio di Maria, attribuire tutto a Dio. lui riconoscere e confessare e ringraziare come datare di ogni cosa. E’ questo il vero, il sicuro mezzo di piacergli e di meritarci sempre più abbondanti i suoi doni.

19. AMORE DI MARIA PER IL RITIRO. – Nessuno fu più di Maria amante del ritiro e della solitudine… Sua occupazione è il lavoro… Non conosce che il tempio e la casa, Dio e i suoi genitori… Parla di rado, non si mostra mai in pubblico… Schiva il mondo e cerca Dio solo… Una sola visita leggiamo che ella abbia fatto; e questa fu a S. Elisabetta, sua cugina, per farle conoscere il grande mistero dell’incarnazione del Verbo… Una sola volta la troviamo ad un convito, ma vi è condotta dalla carità verso il prossimo e dall’onore di suo figlio che voleva per mezzo di lei manifestare la sua potenza agli uomini… L’angelo che va ad annunziarle la sua destinazione a: madre di Dio, la trova sola e ritirata nella sua cameruccia… Quando l’incontriamo fuori di casa, è avviata o al tempio o al Calvario o dietro le orme del Figliuol suo… Dal Vangelo non possiamo rilevare che Maria abbia parlato più che quattro volte: 1° quando l’Angelo la richiese del suo consenso per l’incarnazione del Verbo; 2° quando s’innalzò a volo così sublime nelle lodi verso Dio e si abbassò così profonda in umiltà, nel cantico delMagnificat; 3° quando trovò il figliuol suo nel tempio; 4° nelle nozze di Cana… Ora chi potrebbe dire tutto ciò che di meraviglioso e di divino avvenne nel sacro cuore di Maria, in mezzo al profondo silenzio e raccoglimento in cui visse per settantadue anni?.. Che preghiere fervorose! Che atti di fede, di speranza, di carità, di umiltà, di obbedienza, di pazienza, di prudenza, di modestia, di vigilanza, di purità, di zelo!… Che meditazioni, che contemplazioni, che estasi!… Che intima unione con Dio!… Ah! impariamo da Maria ad avere caro il silenzio, il ritiro, la solitudine…

20. MARIA MADRE E MODELLO DEI VERGINI. – La regina sta alla destra del re, dice il Salmista, ed al suo seguito si vedrà una moltitudine di vergini; o re, le compagne della sposa vi saranno presentate. Saranno condotte con gioia e festa e introdotte negli appartamenti reali. O Maria; sposa e vergine immacolata, in luogo dei vostri maggiori vi nacquero dei figli; voi li costituirete principi su tutta la terra. Essi eterneranno la memoria del vostro nome a traverso le generazioni e i popoli vi glorificheranno ed encomieranno per tutti i secoli e nell’eternità (Psalm; XLIV, 9, 14, 17). Per questi figli ai quali è promesso l’impero del mondo, il profeta intende principalmente i vergini di ambo i séssi, che tengono il primo luogo nella gerarchia dei santi, e che per la loro volontaria rinunzia ai diletti ed alle gioie passeggere del secolo, vengono collocati al di sopra di tutte le cose terrene.
A Maria convengono pure quelle parole di Tobia: «Voi vi rallegrerete nei vostri figli, perché saranno tutti benedetti e raccolti attorno al Signore» (Tob. XIII, 17). Infatti chi non vede in questi figli benedetti da Dio a cui fanno corona, i vergini e le vergini ritirate all’ombra del tempio cristiano, cantanti le lodi di Dio e della Vergine nel silenzio dei chiostri e dei monasteri, raccolti intorno al tabernacolo santo che racchiude il re dei vergini?
S. Gerolamo illustra la dignità di questi prediletti figli di Maria, quando dice: La morte è venuta per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria; Maria ha dato alla luce una famiglia tutta affatto nuova, ha formato una famiglia di cuori vergini, affinché suo Figlio, adorato nel cielo dagli angeli, avesse anche su la terra, nei vergini, angeli che l’adorino (Ad Eustoch. de Cust. Virg.).
Prima di Maria, la verginità volontaria e perpetua era virtù del tutto ignota… Questa incomparabile Vergine ha prodotto col suo esempio milioni di vergini di ogni stato, età e condizione, che fiorirono e fioriscono ovunque attecchisce l’albero del culto cattolico e che menano in terra la vita degli angeli nel cielo… Ma che dico? avanzano in merito gli spiriti celesti; poiché il rimanere vergine in un corpo corrotto, è un portare la virtù al più eroico grado… Doppia corona, della verginità e del martirio, cingeranno i vergini; se è vera la sentenza dei padri, i quali chiamano la conservazione della verginità un lungo martirio e degno di ricevere il premio assegnato al martirio di sangue… «I vergini, dice l’Apocalisse, seguono l’Agnello (e l’angusta sua madre) dovunque vada, perché sono senza macchia innanzi al trono divino» (Apoc. XIV, 4, 5). Che trionfo, che gloria, che gioia, che corona non è per Maria e in cielo e in terra, quest’innumerabile popolo di vergini!…

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Maria nella Dottrina della Chiesa – Parte Prima

1. Maria è stata predestinata da Dio, da tutta l’eternità.
2. Maria è la causa della creazione e della conservazione del mondo.
3. Maria è il capolavoro di Dio.
4. Maria immacolata nella sua concezione.
5. Maria non ha mai commesso nessun peccato.
6. Natività di Maria.
7. Il nome di Maria.
8. Annunciazione e incarnazione.
9. Maria vergine e madre.
10. Maria è madre di Dio.

 

1. MARIA È STATA PREDESTINATA DA DIO, DA TUTTA L’ETERNITÀ. – «Dall’eternità io sono stata scelta e consecrata, prima che la terra fosse» (Prov. VIII, 23). La Chiesa, i padri, i dottori, applicano alla Beata, Vergine Maria queste parole per questi motivi:
1° Maria è stata prescelta da tutta l’eternità, perché ella è un’opera divina, l’opera non di un’ora, di un mese, di un anno, di un secolo, ma di tutti i secoli. Dio l’ha scelta ab aeterno e l’annunzia con tipi, figure, simboli, fatti profetici. Così, per esempio, ne ha predetto la verginità, nella verginità degli angeli; la carità, nell’ardore dei serafini; la sapienza, nello splendore dei cherubini; la purità, nel candore del firmamento; la maestà, nel fulgore degli astri e delle stelle; la bellezza, nel verde dei prati; l’abbondanza delle virtù, nella fecondità degli alberi fruttiferi. Tutte le virtù di tutti i santi non sono che l’ombra delle virtù di Maria; tutte le loro perfezioni non presentano che un saggio, un abbozzo di quelle con cui Dio l’ornò. Ecco perché S. Bernardo la chiama: «Il grande affare di tutti i secoli» (Serm. II de Pentec.); ecco perché fu scelta e predestinata da Dio a regina del cielo e della terra, degli angeli e degli uomini.
2° Maria è stata scelta da tutta l’eternità perché fosse il mistico sacerdote che offerisse a Dio, per la redenzione del genere umano, il prezzo di salute, Cristo Gesù suo figlio, in olocausto e vittima di espiazione..
3° Maria è stata scelta per essere proposta come il più bello, il più perfetto modello di tutti i pensieri, di tutte le parole, di tutte le azioni sante…
4° Maria fu scelta perché desse ordinamento alla Chiesa intera: perciò nel Cantico le si dà nome di «esercito schierato in ordine di battaglia» (Cant. VI, 9). Ella orna e dispone le schiere dei santi, istruendole a vincere i demoni, il mondo, la carne e ogni sorta di passioni…
5° Maria fu predestinata ad essere unita con vincoli di parentela alla Santissima Trinità, perché essa diede alla luce Gesù Cristo, figlio di Dio Padre; ed è Sposa dello Spirito Santo. In forza dell’azione divina di questa terza persona della Trinità, senza la partecipazione dell’uomo e rimanendo vergine essa concepì e partorì Gesù Cristo. Essa è la figlia del Padre, la madre del Figlio, la Sposa dello Spirito Santo.
6° Maria fu scelta e predestinata per unire l’uomo a Dio, sia mettendo al mondo Gesù Cristo Dio e uomo, sia riconciliando, per mezzo di Gesù Cristo, Dio con gli uomini e gli uomini con Dio. Perciò tutti i secoli, tutte le generazioni e le genti desiderarono di vedere la concezione immacolata e la natività della Vergine Maria, e secondo la frase del Damasceno tutte le età si disputavano la gloria di vederla nascere (De Laud. Virgin.).
O Vergine senza macchia e tutta santa, voi siete dunque stata scelta e predestinata ancor prima della creazione. L’uomo schiacciato sotto il peso della colpa, incerto della sua salute, affogato nell’afflizione e abbandonato da tutti, ha levato a voi lo sguardo e la speranza sua affinché in voi e per voi il reo trovasse grazia; l’afflitto, conforto; l’abbandonato, rifugio; l’insensato, sapienza; il peccatore, giustificazione; il giusto, perseveranza. Maria è la vera città di rifugio, il sicuro porto dei naufraghi, il soccorso di tutti quelli che in lei pongono la loro fiducia. Essa è la sorgente che scaturisce dalla più alta montagna e il cui getto è molto più copioso di tutte le fonti delle colline, poiché per arrivare alla concezione del Verbo ella ha innalzato, scrive S. Gregorio, i suoi meriti al di sopra di quelli di tutti i cori angelici, fino al trono della divinità (In lib. Reg. c. 1). Ecco perché fu concepita nello spirito di Dio e predestinata da tutta l’eternità, prima della formazione dei monti e delle colline.
«Quando Iddio preparava i cieli io era presente» (Prov. VIII, 27), fa dire la Chiesa a Maria. La Santa Vergine era davanti a Dio quando creava i cieli e ordinava il firmamento; poiché quanto di bello formava Dio nell’universo, tutto disponeva affinché figurasse in Maria la quale doveva essere il cielo vivente, in cui doveva dimorare corporalmente la pienezza della divinità. «Quegli che aveva fatto e librato in alto il firmamento, oggi, dice S. Giovanni Damasceno trattando della natività di Maria, ha fatto di una creatura terrestre il cielo su la terra. E questo cielo della terra, mostra ben più marcata l’impronta della divinità che non quell’altro; poiché quel Dio medesimo che aveva creato il sole e l’aveva collocato nel firmamento, nacque sole di giustizia in questo cielo della terra (Orat. de Nativ. Virg.)».
«Con lui (Dio) ero io dando assetto a tutte le cose e mio dilettò era scherzare dinanzi a lui continuamente nell’universo» (Prov. VIII, 30-31). Anche queste parole si applicano alla Vergine Maria, in questo senso che la sapienza di Dio si compiacque annunziarcela in figure, simboleggiata in Eva, nell’arca di Noè, nell’arca dell’alleanza, nella verga rinverdita di Aronne, nel roveto ardente, e simili… Maria è la madre dell’eterna Sapienza che in lei ha preso corpo. Gesù è la Sapienza incarnata discesa in terra; Maria è la Sapienza, nella quale Gesù Cristo s’incarna e dalla quale nasce. Perciò, come Gesù Cristo è chiamato da S. Paolo il primogenito di ogni creatura, così anche Maria è chiamata colei che nacque la prima: perché fu predestinata da Dio innanzi a tutte le creature. Gesù è il primogenito dei predestinati, dicono la Scrittura e i teologi; Maria è anch’essa la prima predestinata. Gesù Cristo e la sua incarnazione furono stabiliti da tutta l’eternità e così pure da tutta l’eternità furono decretate la concezione e la nascita di Maria.
«Io uscii dalla bocca dell’Altissimo, nacqui innanzi a tutte le creature» (Eccli. XXIV, 5). Queste frasi si applicano a Maria, perché: 1° Da tutta l’eternità la Beata Vergine Maria fu predestinata a tenere il primato fra le opere di Dio, cioè fra tutte le creature… 2° Ella fu il modello di santità sul quale Dio avrebbe formato gli angeli, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini, in una parola i santi tutti. Come Dio concepì e predestinò nella sua mente la Beata Vergine, così predestinò in essa e per essa tutti gli eletti… 3° Da tutta l’eternità, Dio ha decretato a Maria il primato della grazia e della gloria, della santità e del comando; perché l’ha destinata ad essere la prima delle creature e a diventare la padrona e la regina… 4° Dio l’ha fatta come la primizia delle opere sue. Vi era l’usanza di offrire al Signore le primizie dei frutti della terra, come simbolo dell’offerta e della consecrazione che gli si faceva di tutto il rimanente; così la creazione offrì a Dio la Beata Vergine, come le primizie della natura umana, simbolo dell’offerta della purificazione, della santificazione degli uomini e della natura tutta. Perciò Ruperto abate pone su la lingua di Maria queste parole: «Prima che nascessi, già era presente a Dio; prima che esistessi, già mi conosceva. Egli mi ha scelta innanzi alla fondazione del mondo, perché fossi in sua presenza santa ed immacolata nella carità. Se le delizie di Dio sono nello starsene tra i figli degli uomini, quanto più gli sarà gradita stanza quest’ancella del Signore, meraviglia di tutti i figli degli uomini?» (De Beata Virg.). Ecco la ragione per cui S. Giovanni Damasceno chiama la Vergine Maria «abisso ed arsenale di miracoli (Serm. I de Nativ. B. Virg.)».

2. MARIA È LA CAUSA DELLA CREAZIONE E DELLA CONSERVAZIONE DEL MONDO. – La creazione fu decretata ed ebbe luogo per la giustificazione e la glorificazione dei santi, in Gesù Cristo, per Maria, poiché l’ordine della natura fu istituito per l’ordine della grazia. Ora, siccome la Vergine Santissima è la madre di Gesù Cristo, è anche il mezzo della nostra redenzione e di tutto l’ordine della grazia; ella è per conseguenza la causa finale della creazione del mondo. Lo scopo dell’universo è Gesù Cristo, la sua Madre, i santi; il che vuol dire che il mondo è stato fatto affinché i santi siano colmati di grazie quaggiù e arrivino al cielo della gloria per Gesù Cristo e per Maria. Ora, benché Gesù e la benedetta sua Madre non formino che una parte della creazione e a lei siano posteriori come causa materiale, l’hanno però preceduta come causa finale.
Ne segue perciò che vi è una reciproca relazione tra la creazione dell’universo e la natività di Gesù Cristo e della Santa Vergine. Dio non volle che Gesù e Maria nascessero altrove che su la terra; così pure non volle che l’universo esistesse senza Gesù Cristo e la Beata Vergine; o piuttosto egli lo ha creato in riguardo a loro. Egli ha tutto disposto affinché l’universo si riferisse a Gesù, a Maria all’ordine della grazia, come a proprio compimento e fine. Gesù e Maria sono dunque la causa finale della creazione. Ne sono ancora la causa formale, cioè l’idea ed il modello; perché l’ordine della grazia, nel quale Gesù e Maria tengono il primo luogo, è l’esemplare ed il modello sul quale Dio foggiò e dispose l’ordine della natura.
Per l’amor di Dio verso la Beata Vergine, non solamente il mondo fu creato ed abbellito, ma per riguardo di lei è ancora sostenuto e conservato. Già la terra si sarebbe sprofondata sotto il peso delle innumerevoli colpe dei peccatori, se la gloriosa Vergine non l’avesse per sua bontà e clemenza preservata dall’eccidio, pregando per il genere umano. «Per lei il mondo è stato fatto, dice S. Bernardo, per lei è salvato dalla rovina» (De Beata Virg.). «In virtù della vostra protezione, o Vergine Santissima, dice S. Bonaventura, persiste questo mondo che voi avete creato dal principio d’accordo con Dio (De Laud. Virgin.)». Sì, per Gesù e per Maria fu fatto ed è conservato il mando; perché molto più nobile e più grande di tutto il mondo è Maria; essa ne forma il decoro e la bellezza.

3. MARIA È IL CAPOLAVORO DI DIO. – «O Signore, pregava il profeta Abacuc, compite l’opera vostra nel mezzo degli anni. Nel mezzo delle età voi la farete manifesta; e nei giorni della vostra collera vi ricorderete della vostra misericordia» (HABAC. III, 2). Quest’opera, l’opera di Dio per eccellenza, che il profeta scongiura il Signore di presto manifestare al mondo, è per una parte Gesù, per l’altra Maria, perché da loro e per loro vide il mondo l’opera sublime dell’incarnazione a cui mirava il profeta, affrettando il giorno della misericordia.
Dio non ha che un figlio e non può averne parecchi, perché generando quest’Unigenito gli ha comunicato tutta la sua sostanza. Il medesimo si deve dire di Maria. Maria sarà eternamente la sola madre di Dio il quale non può avere due madri. Un solo figlio, una sola madre, Dio non ha mai fatto, né potrà mai fare una creatura ugualmente perfetta. Maria mai non ebbe, né mai avrà chi l’uguagli; eccetto il Verbo incarnato. Dio, secondo S. Tommaso, nulla può fare che vinca in nobiltà e perfezione e grandezza Maria, in quanto essa è madre di Dio (1.a, 1.ae, q. XXV, art. 8). Maria è tale capolavoro di Dio che possiamo dire che Dio, nel formarlo, diede fondo ai tesori tutti della sua sapienza e potenza (August. de Civit. Dei). Di maniera che, parlando della Beata Vergine, possiamo rivolgere a Dio quelle frasi che Dio medesimo già volse all’oceano: «Fin qua ti spingerai e non più oltre» (IOB. XXVIII, 11). S. Bernardo chiama Maria la magnificenza di Dio (Tom. I, Concil. LXI, art. VI, c. 4); ed essa medesima è costretta nella sua umiltà: ad esclamare: «Colui che è potente, ha fatto in me grandi cose; ha dato prova della fortezza del suo braccio» (Luc. I, 49, 51).
A differenza di noi che tutto dobbiamo a Dio, senza che Dio debba nulla a noi, Maria mentre è debitrice di Dio ne è anche creditrice; infatti Gesù Cristo ha ricevuto la sua umanità tutt’intera da Maria e tutto ciò che egli ha come uomo, lo deve alla madre sua. Per la sua concezione e la sua nascita, Gesù Cristo, Dio e uomo, è divenuto il debitore di Maria e a lei più deve che non gli altri figli alla madre loro, perché ella riunisce in sé la qualità di padre e di madre. Gesù Cristo come uomo, è tenuto ad adempiere verso la madre sua il precetto della legge: «Onora il padre e la madre». E questo egli fece perfettamente, rendendo perfino a S. Giuseppe il dovere di figlio assicurandoci l’Evangelista, che stava pienamente sottomesso ai loro ordini (Luc. II, 51). «Che più? per bocca di Salomone Gesù Cristo promette all’augusta madre di concederle quanto le dimandi, non essendo gli permesso negarle nessuna cosa (III Reg. II, 20).

4. MARIA IMMACOLATA NELLA SUA CONCEZIONE. – Questo dogma fu definito dal pontefice Pio IX, nella sua Bolla dogmaticaIneffabilis in data del dì 8 Dicembre 1854: «Pieni di confidenza in Dio e persuasi che sia giunto il tempo opportuno per definire l’Immacolata Concezione della Santissima Vergine Maria, madre di Dio; che e gli oracoli divini e la veneranda tradizione e il perpetuo sentimento della Chiesa e l’ammirabile accordo dei Vescovi e dei popoli cattolici e gli atti memorandi dei nostri Predecessori dichiarano e illustrano di splendidissima luce dopo aver ogni cosa con diligentissima attenzione ponderata e discussa e sollecitato Dio con assidue e fervidissime preghiere, Ci parve di non dovere indugiare più oltre a sanzionare e definire col Nostro supremo giudizio l’Immacolato Concepimento della Vergine e così far paghi i piissimi desideri dell’orbe cattolico, soddisfare alla nostra divozione verso la Beata Vergine ed in essa onorare sempre di più l’Unigenito suo Figlio, Signor nostro Gesù Cristo, poiché ad onore e lode del Figlio ridonda quanto si fa ad esaltazione della madre.
«Perciò, innalzate a Dio Padre, per mezzo del Figliuol suo, private e pubbliche preghiere, fatte nell’umiltà e nel digiuno, implorata l’assistenza di tutta la corte celeste, invocato con gemiti lo Spirito consolatore e da lui inspirati, Noi, ad onore della Santa ed Individua Trinità, a gloria della Vergine Madre di Dio, ad esaltazione della fede cattolica, ad incremento della cristiana religione per l’autorità del Signor nostro Gesù Cristo, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo che la dottrina, la quale insegna che la Beatissima Vergine Maria fu, dal primo istante della sua Concezione, per grazia speciale e privilegio singolarissimo di Dio onnipotente, in riguardo ai meriti di Cristo Gesù Salvatore dell’uman genere, preservata immune da ogni neo di colpa originale è di rivelazione divina e che per conseguenza ha da essere fermamente e costantemente creduta da tutti i fedeli. Che se alcuno, tolga il cielo! ardirà d’ora innanzi pensare in cuor suo diversamente da ciò che da Noi fu definito, sappia che condannato per suo proprio giudizio ha fatto naufragio dalla fede e si è staccato dall’unità della Chiesa; e che di più incorrerà pel suo fatto nelle pene stabilite dal diritto, se osi con la parola, o con gli scritti o in qualunque altro modo esteriore, manifestare questo sentimento del suo cuore». Il Sommo Pontefice accenna nelle citate frasi, come il dogma dell’Immacolata Concezione poggi sui divini oracoli e su la tradizione di tutta la Chiesa.
Infatti nella prima pagina della Scrittura sacra noi leggiamo che Dio disse al serpente: «Perché hai fatto questa cosa (cioè ingannato Eva), io metterò inimicizia tra te e la donna… essa ti schiaccerà il capo» (Gen. III, 14-15). Queste parole, secondo l’autorevole spiegazione di tutti i padri, non possono avere altro senso se non questo, d’indicare che vi sarebbe stata tra la Vergine ed il demonio un’inimicizia tutta speciale, diversa dall’inimicizia che con lui avrebbero avuto tutti gli altri santi; un’inimicizia, cioè, penale a Satana e vittoriosa alla Vergine. Ora come si potrebbe dire con verità che la Vergine ebbe un’inimicizia tutta sua propria con Satana, se, infetta della colpa originale, fosse stata anche solo per qualche istante sua schiava? Quale vittoria avrebbe ella riportata sul demonio, diversa da quella degli altri santi, se il suo trionfo consistesse nell’essersi serbata immune dal peccato attuale anche lievissimo, o dall’originale, ma solo nel modo in cui ne furono immuni Isaia e S. Giovanni Battista?
Per ciò che riguarda la tradizione, noi abbiamo questo dogma dalla bocca medesima di S. Andrea apostolo. Infatti negli atti della sua passione si legge che, rendendo ragione della sua fede al proconsole Egea, venuto a toccare dell’incarnazione del Verbo, così parla: «E poiché di terra immacolata era stato formato il primo uomo, era pure necessario che d’una Vergine immacolata nascesse un uomo perfetto, ecc.». Questo paragone non direbbe affatto nulla, se non volesse dire che il primo uomo fu plasmato di terra non mai macchiata prima e che anche Maria fu immacolata nel senso che non fu mai macchiata, neppure per un istante. E veramente l’economia della redenzione del genere umano parrebbe in qualche modo, difettosa, se, come al vecchio Adamo peccatore e propagatore del peccato, in ordine di riparazione risponde il nuovo che è Cristo, il quale puro di ogni colpa sbandì e distrusse la colpa; così non rispondesse all’antica un’Eva novella che, sempre pura da ogni peccato, meritasse di cancellare la colpa di quella e ristorare l’onore del suo sesso. Su questo confronto di Maria con la prima donna, come di due cose tra di loro contrarie, delle quali la perfezione dell’una è nata ad adempire il difetto dell’altra, fondano i loro ragionamenti in encomio a Maria, i Ss. Ireneo nei suoi libri Adversus Haereses e Giustino nel Dialogo con Trifone.
Tra i Padri più antichi, S. Dionigi d’Alessandria così ragiona di Maria: «Quest’unica e sola vergine fìgliuola di vita generò il Verbo vivente» (Epl. cont. Paul. Samosat.), e continua a chiamarla abitacolo santo, dal capo alle piante tutta benedetta, verginal Paradiso ricco d’ogni bene. In una Omelia di Origene (I int. Divers.), la troviamo chiamata: «Degna di Dio, santa e immacolata del Santo e Immacolato, unica dell’Unico, pienissima santità, perfetta giustizia, che non fu mai sedotta dagli inganni del serpente, né avvelenata mai dal pestilenziale suo alito». S. Efrem nelle sue orazioni o panegirici di Maria, con una copia inesauribile di figure, di titoli, ne celebra in mille diverse forme la sempre illibata ed originale purezza. La chiama «Immacolata, affatto scevra da ogni neo di colpa, più santa dei serafini in tutto pura e casta, dono sommamente nuovo di Dio, immacolatissima, pienamente immacolata». E quasi fosse questo poco, la chiama «la purità, l’immacolatezza, la santità medesima sub Deo». L’anonimo autore dell’orazione -. De Laudibus Mariae Deiparae ­ che va sotto il nome di S. Epifanio, Scrive: «Dopo Dio soltanto Ella sovrasta ad ogni cosa; per natura più bella dei cherubini stessi e dei serafini».
S. Procolo, vescovo di Costantinopoli, lasciò scritto della Beata Vergine: « Ben poteva ella essere fatta tempio di Dio, poiché di terra monda era stata formata; essa è celeste globo di novella formazione, dal quale il Sole di giustizia, che non conosce tramonto, tenne lungi ogni tenebra di peccato» (Orat. in S. Deiparam).
Caio Celio Sedulio, poeta del V secolo, con felice immagine simboleggia Maria «nella molle rosa che spunta in mezzo alle acute spine, la quale non avendo in sé nulla che punga, oscura con la sua bellezza il pungente spina che la produsse; così, Maria, nascendo dalla stirpe di Eva, vergine novella, cancellò il debito della vergine antica». S. Massimo di Torino notava che «Maria fu stanza adatta a Cristo che l’abitò, non per pregio di bellezza corporale, ma per la grazia originale» (Hom. VIII,ante Natal. Dom.). L’abate Saba finalmente così parla a Maria nella sua Ode III: «In te ripongo la mia speranza, o Signora, che mai non fosti anche solo vicina a nessuna colpa; e chi è puro di colpa al pari di te? nessuno, eccetto te sola, è incontaminato così, o mondissima di ogni neo». E nella XIV: «In te ristette il peccato del primo padre e non poté passar oltre». Poi la chiama chiarissima Lampada «in cui non si vede nessuna traccia di ombra» (In Tipic.).
Monumenti della fede universale sono, oltre gli scritti dei padri, le liturgie e le feste che si celebrano nella Chiesa; anche questi depongono in favore dell’Immacolata Concezione. La liturgia di S. Giacomo dà alla Beata Vergine il nome disantissima ed illibata. Quella di S. Marco la chiama santissima, gloriosissima, immacolata, piena di benedizione. La costantinopolitana di S. Giovanni Crisostomo la chiama beatissima e per ogni verso incolpata. In quanto alla festa dell’Immacolata Concezione, noi la troviamo già stabilita fin dal secolo V nelle chiese d’Oriente, come ce ne fece fede ilTipico di S. Saba. S. Andrea di Gerusalemme compose egli medesimo inni e preghiere proprie di tale solennità da lui segnata nel suo Canone con questa formola: «Die 9 Decembris Conceptio Sanctae ac Dei aviae Annae». Il dottissimo Assemani Simone ci rende testimonianza di aver trovata in antichissimi codici greci anteriori all’800, nell’indice delle feste che suole aggiungersi in fine, nei menologi greci e basiliani, nel Calendario rutenico, indicata al giorno 9 Dicembre la Concezione di S. Anna, quando concepì la Beata Vergine Maria, madre di Dio. Manuele Comneno poi, che regnò dal 1143 al 1181, ordinò che il giorno della Concezione di Maria fosse feriato come le altre solennità maggiori.
Che con questa festa i Greci intendessero onorare, anziché il miracolo della fecondità di Anna, piuttosto la santità della prole concepita, risulta palese, oltre che dalle testimonianze sopra recate dei padri, da queste parole del Damasceno: «A questo paradiso non ebbe ingresso il serpente; poiché l’Unigenito di Dio di questa terra pura e vergine formò se stesso in uomo» (Homil. II de Dormit. B. V.); e da queste altre di Giovanni soprannominato Geometra, scrittore del secolo X: «Rallegrati, o figlia del cielo, non mai tocca dal nostro comune vizio; rallegrati, o madre di Cristo, libera dalla macchia del primo padre».
Nella vita di S. Ildefonso, arcivescovo di Toledo, leggiamo: «stabilì che si celebrasse la festa della Concezione di S. Maria, cioè il giorno in cui essa fu concepita, e per suo mandato questa festa si celebra solennemente per tutta la Spagna il dì 8 Dicembre». Per la Chiesa d’Italia basti notare questo fatto, che il conte Uspinelli, nel Cremonese, l’anno 780 edificò una cappella pubblica in onore della Beata Vergine concepita senza peccato; e nel 1047 Ugone de Summo della medesima famiglia Uspinelli, in festo Sanctae et Immaculatae Conceptionis Beatale Virginis Mariae, donò in perpetuo benefizio della suddetta cappella una casa con orto, campi e vigna; ponendo fra le altre prescrizioni anche questa, che di legno incorruttibile o di marmo si facesse una statua rappresentante la Vergine coronata di dodici stelle, con sotto i piedi il serpente che «paia vomitare indarno il veleno, e la Vergine sì gli prema l’empia testa, come si addice a Lei che per grazia del Figlio con anticipata redenzione fu preservata dalla macchia originale e di anima e di corpo fu sempre integra ed immacolata».
Pascasio Radberto, ci fa fede di questa medesima credenza per riguardo alla Francia ed all’Allemagna nel nono secolo, là dove scrive: «Il giorno in cui fu incominciata la felice natività della Vergine si chiama benedetto e si celebra molto religiosamente, poiché consta che ella fu immune da ogni peccato originale». Altri documenti ci attestano che nel secolo XII la festa dell’Immacolata Concezione di Maria era per tutta la Francia devotissimamente celebrata da tutto il popolo cristiano (MARTENE, De antiq. Ecclesiae ritibus, Tom. III). Finalmente nel 1215, per suggerimento dei Legati di papa Innocenzo II presso Filippo Augusto, fu canonicamente stabilita e con grande pompa solennizzata nella Chiesa di Reims e per decreto della Chiesa Gallicana estesa a tutte le diocesi delle Gallie (Gravois et Bochet. tit. 9).
Queste testimonianze e questi fatti ci rivelano qual fosse negli antichi tempi il sentimento dei vescovi, dei papi, dei dottori e del popolo cristiano, intorno al concepimento di Maria; sentimento che venne poi dal secolo XIII in qua sempre più manifestandosi e nelle dispute che insorsero a sostenere la pia credenza universale contro la particolare contraria opinione di alcuni; e nelle istituzioni che si
crearono per mostrare in atto il religioso sentimento; e nelle Bolle e Costituzioni dei sommi pontefici che sempre vennero man mano diradando i dubbi e aiutando tutto ciò che favoriva lo sviluppo del dogma che si andava facendo strada in mezzo ai secoli.
Di ciò è prova manifesta il fatto di S. Bernardo Abbate di Chiaravalle, la cui opposizione ai canonici di Lione per la festa della concezione da essi stabilita nella loro chiesa, ebbe per effetto non d’impedirla, ma anzi di maggiormente consolidarla e divulgarla. Ora di tanto peso era nella Chiesa l’autorità di S. Bernardo, che se quella credenza fosse stata opinione umana e non insegnamento divino, dall’opposizione ch’egli le fece non potea non essere soffocata ed estinta. Cosa veramente sorprendente. Alzò la voce contro la credenza e la festa dell’immacolato concepimento di Maria l’oracolo dei papi, l’arbitro dei sovrani, il pacificatore delle città, il commovitore e il condotti ero dei popoli, il dottore di santa Chiesa; e i pontefici, i regni, i popoli, la Chiesa sempre più si confermarono in tale credenza e fecero a gara chi più l’esaltasse e ne celebrasse la festa con maggiore solennità. I più grandi veneratori di Bernardo sorsero a contraddirgli e non si sa che il santo dottore facesse risposta al libro De Conceptu Virginis scritto in difesa dell’immacolata concezione, contro le sue argomentazioni nella lettera ai canonici di Lione.
Questo dogma sebbene recentemente definito, non è una nuova verità che ora si propone a credere la prima volta; ma è un’esplicazione della credenza che la Chiesa universale ha sempre avuto della Santissima Vergine quanto alla sua sopreminente purità.
Dalle poche citazioni fatte, risulta chiaramente che il concetto che i santi padri avevano della santità e purità di Maria era tale che superava d’assai la santità e la purità di ogni altra creatura; in quel concetto pertanto era implicitamente e virtualmente compreso il concetto della sua immacolata concezione. Che differenza vi è, se non di puro nome, tra la formola di S. Ambrogio che dice Maria scevra di ogni neo di colpa (Serm. XXII, in Psalm. CXVIII, 30) o quelle espressioni di S. Efrem che chiama Maria – Immaculata, intemerata, incorrupta, ab omni sorde et labe peccati alienissima (In Orat. ad sanctissimae Dei Genitr.); e la formola e le espressioni con cui è definito il dogma dell’Immacolata Concezione?
L’immacolata concezione fu sempre inclusa, implicitamente o esplicitamente, nella credenza cattolica e fu verità di fede; ma non è diventata articolo di fede se non ora che la Chiesa l’ha espressamente definita: E questo quel progresso religioso che il Lirinese ammette non solamente come possibile, ma come utilissimo nella Chiesa di Dio. Progresso per cui «se alcune cose vi sono in lei ab antico abbozzate e cominciate, le perfeziona e pulisce; se altre già espresse e svolte, le consolida e conferma; se altre già consolidate e definite le custodisce (Commonit. n. 23)».
A tutta ragione, scrive S. Giovanni d’Eubea, a proposito della festa della Concezione: «Se meritamente si celebrano le dedicazioni dei templi quanto più dobbiamo con ogni studio e pietà e timor di Dio celebrare questa solennità, nel1a quale non si sono gettate fondamenta di pietre, né si è fabbricato un tempio a Dio con le mani degli uomini; ma bensì nel seno materno è stata concepita la santa madre di Dio Maria, fabbricandola Dio stesso, figliuolo di Dio, pietra angolare, col beneplacito di Dio Padre e con la cooperazione dello Spirito vivificante! (Serm. sulla Concez. della Santa Madre di Dio).

5. MARIA NON HA MAI COMMESSO NESSUN PECCATO. – Maria concepita senza peccato, nata senza colpa, visse anche senza colpa; essa non provò giammai nessuna rivolta nei suoi sensi, nella carne, nell’anima, nello spirito, nel cuore. Maria non commise mai in vita sua il più leggero peccato veniale. È questa la ferma credenza della Chiesa, il formale insegnamento da lei sancito nel Concilio Tridentino (Sess. VI, c. XXIII).
All’esteriore, Dio allontanava da Maria le occasioni di peccato; nell’interno le suggeriva santi pensieri e sublimi desideri. Dio era tutta la sua occupazione; la sua intelligenza era piena di lumi; calda di celesti affetti la sua volontà. Provava un orrore indicibile ed invincibile per il demonio, per il peccato e come rapido torrente ella avanzava ogni dì nella via della più sublime perfezione. Le forze e l’ardore per il bene, non solo non scemavano in lei col tempo, ma acquistavano forza e vigore.
Due cose concorsero a tenere lungi da Maria l’ombra della più lieve colpa. La prima è la protezione e la continua assistenza di Dio, che in lei governavano ogni cosa per tal modo, che prevenivano, meglio ancora che non facessero, in Adamo innocente, ogni moto anche indeliberato della concupiscenza. Questa fu la vera causa dell’assopimento, o piuttosto della totale estinzione in Maria del focolare della concupiscenza e dell’immunità sua da ogni peccato. La seconda fu la perfetta corrispondenza ch’ella mostrò a tutte le grazie e l’infocato suo amore per Iddio…
È giusto confessare che, per la sua dignità di madre di Dio, Maria meritava questo favore di essere confermata in grazia e resa impeccabile. Era d’altronde convenientissima cosa che così fosse, perché è l’avvocata, la mediatrice, ed in certo qual modo la redentrice degli uomini. Parecchi dottori, tra i quali S. Bonaventura, Riccardo da S. Vittore, Marsilio, Almano, asserirono che Maria era assolutamente impeccabile. La maggior parte credono che Maria era almeno moralmente impeccabile e per questa impeccabilità morale, intendono la sua certezza che non avrebbe mai commesso nessun peccato.
No; colei che era destinata da Dio a schiacciare il capo del serpente, non doveva conoscerne la velenosa bava; la corredentrice dell’uomo non doveva cadere nei lacci del nemico del genere umano. Pura e senza ombra di colpa doveva essere colei che era eletta a portare nel proprio seno il Salvatore del mondo, il distruttore del peccato.

6. NATIVITÀ DI MARIA. – «Stillino i cieli la rugiada; le nubi piovano il giusto; si apra la terra e germogli il Salvatore» (ISAI. XLV, 8). Questi sospiri, mirabile espressione del desiderio con cui Isaia affrettava la nascita del Messia, si possono anche rivolgere a Maria, senza la quale il Verbo non si sarebbe incarnato, né il giusto sarebbe piovuto su la terra.
«Una stella nascerà di Giacobbe» (Num. XXIV, 17), disse Balaam. Ora questa stella è Maria; essa viene al mondo come la rosea aurora annunziatrice del prossimo arrivo del sole di giustizia. Perciò la Chiesa invoca Maria sotto il titolo di «Stella del mattino» – Stella matutina (Litan. Lauret.). «Un rampollo germoglierà dal tronco di Iesse; un fiore spunterà dalla sua radice. Sopra di lui si poserà lo Spirito del Signore, lo spirito di sapienza e d’intelligenza, lo spirito di consiglio e di fortezza, lo spirito di scienza e di pietà e lo investirà del timore del Signore (ISAI. XI, 1-3). Ecco altrettante profezie adempitesi in Maria.
«Lèvati, affrèttati, amica mia, colomba mia, speciosa mia e vieni» (Cant. II, 10). Prima della venuta di Gesù Cristo nel mondo, il cielo e la terra gareggiavano nell’appropriarsi queste frasi per esprimere quanto ardentemente aspettassero la natività di colei che doveva essere la madre del liberatore promesso. Venite, essi andavano ripetendo, venite, o liberatrice del genere umano; in voi come in Gesù Cristo, o piuttosto in voi per Gesù Cristo, tutte le nazioni della terra saranno benedette. Noi vi salutiamo al vostro entrare nel mondo, o piena di grazia, il Signore è con voi e voi siete la benedetta fra tutte le donne: – Ave, gratia plena, Dominus tecum; benedicta tu in mulieribus (Luc. I, 28).
Alla nascita di questa vergine impareggiabile, gli angeli esclamano estatici: «Chi è costei che si avanza come l’aurora nascente bella come la luna, splendida come il sole, terribile come schiera ordinata a battaglia?» (Cant. VI, 9). E non si poteva forse ripetere alla nascita di Maria, quello che l’angelo disse ai pastori nel Natale di Gesù Cristo: «Vi annunzio una gran gioia per tutto il popolo: Vi è nato quest’oggi un salvatore: Sia gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà»? (Luc. II, 10, 11, 14).
Creando Maria, Dio pensava a Gesù Cristo e lavorava per lui, scrive Tertulliano: – Christus cogitabatur (De Resurr. carn., n. 2). «Quindi non vi meravigli, dice Bossuet, se l’ha formata con tutta cura, se l’ha fatta nascere colma di tante grazie; vi basti considerare che l’ha creata per il Salvatore. Per renderla degna di suo Figlio e prima di darci il suo Verbo incarnato, ci ha già fatto vedere quest’oggi nella natività di Maria, un Cristo abbozzato e, mi si passi l’espressione, un Cristo in fieri, per mezzo di un’espressione viva e naturale delle sue infinite perfezioni» (Serm. I sur la Nativ.).
Il Signore scelse Maria per se medesimo! Pensate dunque le grazie, i favori, i tesori di cui l’avrà arricchita nella sua nascita. Già veggo irradiato il suo capo dell’innocenza di Gesù Cristo. «Al nascere della Vergine, scrive S. Pier Damiani, comparve l’aurora del grande, splendido giorno di Gesù Cristo. La serenità del mattino è segnale di quella della giornata. Maria, venendo finalmente ad annunziarci la luce, ci ha apportato con la sua nascita, il più splendido dei mattini (Serm. XL in Assumpt.)».
Nato il Battista, la gente si domandava: «Che cosa diventerà mai questo bambino?» (Luc. I, 66). O con quanta più ragione si poteva dire così al nascere di Maria! Chi sarà essa? La Madre di Dio! Ecco la misura della sua grandezza… Ella è il tempio vivo in cui riposerà corporalmente Iehovah!… Con essa arriverà la nostra salute… Chi sarà questa bambina? La madre di tutti i mortali… La natività dà Maria alla terra… Nella sua nascita Maria riceve tutte le grazie per comunicarcele…

7. IL NOME DI MARIA. – Il vocabolo Maria vuol dire dottore, signore, guida sul mare. Maria, secondo S. Isidoro, significa luce e stella del mare; perché Maria ha messo al mondo la luce eterna (Etymol. lib. VIII, c. X). E a questa Vergine, madre della luce, convengono quelle profetiche parole di Tobia: «Te invocando, invocheranno un gran nome» (TOB. XIII, 15).
Di Maria, figurata in Giuditta, disse lo Spirito Santo: «Tu sarai grande e il tuo nome sarà celebre in tutto il mondo» (IUDITH. XI, 21). Particolarmente poi del giorno della sua natività può ripetersi: «Oggi il Signore ha reso il nome tuo si glorioso, che le bocche degli uomini non cesseranno mai dall’esaltarlo» (Ib. XII, 15).
«Il nome di Maria; scrive S. Pier Crisologo, equivale ad una profezia. Significa salute per quelli che rinascono; è il marchio della virtù, il decoro della pudicizia, l’insegna della castità; denota sacrifizio di un Dio, tenerezza misericordiosa che non respinge nessuno, riunione di tutto ciò che vi è di santo. A giusto titolo pertanto alla madre di Dio fu dato questo nome materno (Serm. CXLVI)». S. Leone chiama apportatrice di salute la Vergine: – Salutifera (Serm. de Annunt.); e S. Metodio esclama: «Pieno di benedizioni è il vostro nome, o madre di Dio!» (Orat. in Hyp.).
«Non temono così un numeroso esercito i nostri nemici visibili, come tremano spaventate le aeree potenze al sentir pronunziare il nome di Maria, dice S. Bernardo; dappertutto dove l’odono spesso proferito, divotamente invocato; dappertutto dove vedono imitate le virtù di colei che ne e insignita: esse scompaiono e si dileguano come cera ai raggi del sole (Specul. B. V., c. IX)». Anzi, S. Anselmo non esita a dire che l’invocazione del nome di Maria ci arreca talora più pronto soccorso che non l’invocazione del nome medesimo di Gesù: non quasi che il nome di Maria sia in sé più grande e più potente del nome di Gesù; esso non trae punto sua eccellenza e suo potere da Maria, ma da Gesù. Tuttavia Gesù è il Signore ed il giudice universale, egli conosce e discerne i meriti di ciascuno. Quando pertanto non ci esaudisce, ancorché invochiamo il suo nome, egli agisce secondo le esigenze della giustizia; ma quando s’invoca il nome di sua madre, se colui che l’invoca non merita di essere esaudito, i meriti di Maria intercedono in suo favore e fanno ch’egli ottenga quello che nel nome di lei domanda (De Excellent. Virg. C. l). Il nome di Maria è il nome della più tenera fra le madri. Esso non ricorda un padrone, un giudice, ma un’avvocata, un’interceditrice, una protettrice… Come il respiro è non solamente segno di vita, ma ancora la cagione della vita, così la frequente invocazione del santissimo nome di Maria è, a parere di S. Germano di Costantinopoli, sicura prova e certo argomento che ivi fiorisce la vita della grazia; questo nome la conserva, comunicando la gioia e la forza in ogni occasione (Serm. de B. Virg.). Parlando di Gesù, S. Paolo dice che Dio gli ha imposto un nome che supera ogni altro nome, di modo che al nome di Gesù riverente si piega ogni ginocchio in cielo, in terra e negl’inferni (Philipp. II, 9-10). Lo stesso proporzionatamente si può dire del nome di Maria. Il nome di Maria è Maria stessa; questo nome è la sua fama, la sua gloria, la sua grandezza, la sua santità, insomma tutto ciò che la fa conoscere. Dopo il nome di Gesù, non vi è altro nome che ci dia tanta sicurezza di salute, quanto il nome di Maria. Questo nome compendia in sé tutta l’economia dell’incarnazione e della redenzione…
O nome benedetto, nome pieno di soavità e di dolcezza! Ah, il vostro nome, o Maria, è olio di consolazione e di forza! (Cant. I, 2). «L’olio, osserva S. Bernardo, serve a fare luce e fuoco, nutrisce e alimenta, fortifica il corpo e mitiga il dolore; è, tutto ad un tempo, sorgente di luce, alimento, rimedio. Così il nome di Maria è un olio dolcissimo; pronunziato, illumina; invocato, nutrisce; meditato, cura e mitiga il bruciore delle piaghe. Il ricordo del nome di Maria rincuora, rafforza, aiuta a praticare la virtù, sostiene i buoni costumi, protegge la purezza. Senza il sale, senza il condimento di tal nome, riesce insipida ogni vivanda. Il nome di Maria dà la fede, la speranza, la carità; riconduce il peccatore, mantiene fermo e saldo il giusto, schiaccia la testa al serpente, chiude l’inferno, apre l’adito al soggiorno dei beati. Questo nome è la chiave del paradiso; al solo pronunziarlo la porta del cielo si apre e si spalanca. Caccia la pigrizia, la tepidezza, la collera, l’orgoglio, la lussuria, spegne le fiamme della libidine. Il nome di Maria: mi ricorda al pensiero l’umiltà, la purezza, la pazienza, l’amore della madre di Dio e m’invita a imitarla. Questo nome porta seco la pace, la virtù, l’ordine, l’armonia, la prosperità» (Serm. XV in Cantic.).
Il nome di Maria: 1° calma la collera; 2° apporta la grazia e la misericordia; 3° sostiene l’anima e le comunica il fuoco della carità; 4° protegge l’onore e la riputazione; 5° consola gli afflitti; 6° dà vittoria su le passioni; 7° inonda l’anima di delizie; 8° guarisce tutti i mali. Si può dire del nome di Maria quello che S. Bernardo lasciò scritto del nome di Gesù, che cioè è miele al palato, soave melodia all’orecchio, giubilo al cuore (Serm. XV in Cantic.).

8. ANNUNZIAZIONE E INCARNAZIONE. – «Mandate, o Signore, ve ne scongiuro, colui che dOvete mandare», dice Mosè a Dio (Exod. IV, 13). E il desiderio di Mosè, i voti dei patriarchi, le promesse di Dio furono adempite. Consultate S. Luca e vi narrerà che, giunta la pienezza del tempo, «fu mandato da Dio l’angelo Gabriele ad una vergine di nome Maria, abitante in Nazareth, città della Galilea. Come l’angelo fu entrato dov’ella trattenevasi, le disse: Io ti saluto, o piena di grazia; il Signore è con te; tu sei benedetta fra tutte le donne» (LUC. I, 26-28).
«Io vi saluto, esclama qui S. Gregorio taumaturgo, tempio del Dio vivente; perché voi darete alla luce la suprema gioia del mondo; sarete la gloria delle vergini, il giubilo delle madri (Serm. II de Annunt.)».
Gratia plena; piena di grazia, perché la grazia si versò sopra di lei dalle sorgenti divine, a guisa d’immenso fiume che tutta l’involse: i santi non n’ebbero a suo paragone che rigagnoli. Ella, come la prediletta di Dio, ricevette tutte le grazie di ogni sorta. Sì, essa è piena di grazia, – gratia plena; – e di qual grazia mai, commenta S. Pier Crisologo: «di quella grazia che diede gloria al paradiso, un Dio alla terra, la fede alle genti, la morte ai vizi, l’ordine alla vita, una regola ai costumi. Questa è la grazia che apportò l’angelo, questa è la grazia che ricevette la Vergine destinata ad essere il faro di salute a tutti i secoli (Serm. CXLIII)». Al saluto di Gabriele « Maria è riempita di grazia, dice S. Agostino, Eva è mondata dalla sua colpa; la maledizione di Eva si cangia nella benedizione di Maria (Serm. XVIII de Sanctis)». Una giovane verginella concepisce un Dio e lo riceve nel suo seno immacolato, per dar pace al mondo,. trionfo al cielo, salute agli uomini, vita ai morti; per congiungere l’uomo a Dio, per abbassare Dio fino all’uomo e fare di questo quasi un Dio.
Il Signore è tecoDominus tecum. – Queste parole spiegano la pienezza delle grazie di cui fu arricchita Maria; il Signore l’assiste, è con lei in modo affatto speciale, per compiere l’opera divina dell’incarnazione del Verbo. Perciò, S. Agostino, commentando questo passo, così si esprime: Il Signore, o Maria, è con voi, con voi perché nel vostro spirito, con voi perché nel vostro seno, con voi perché vostro sostegno (Serm. XVIII de Sanct). Osserva S. Bernardo a questo proposito: «E che meraviglia, se è chiamata piena di grazia colei con la quale era il Signore? Piuttosto dobbiamo stupirci che colui il quale aveva mandato l’angelo alla Vergine, fu trovato dall’angelo già presente in Maria. Dio fu più agile dell’angelo, lo prevenne. Sì, Dio è con tutti i santi; ma egli era in modo particolare con Maria alla quale si congiunse con un vincolo così stretto, che non solo le si unì di volontà, ma di corpo; come se dalla sua sostanza e di quella della Vergine formasse un solo Cristo il quale, senz’essere interamente l’opera o tutta di Dio o tutta di Maria, fosse nel medesimo tempo tutto di Dio e tutto di Maria, e non formasse due figli, ma un solo figlio dell’uno e dell’altra (Serm. II I super Missus est)».
Il medesimo dottore insegna ancora come la Santissima Trinità tutta si trova in Maria. «Né si trova in voi, dice, solamente Dio il Figlio, che vestite della vostra carne; ma ancora Dio lo Spirito Santo, per cui virtù concepite e Dio Padre che generò colui che voi concepite. Con voi è il Padre il quale ha fatto figlio vostro il figliuol suo; con voi è il Figlio, il quale compie l’ammirabile mistero dell’incarnazione; con voi è lo Spirito Santo il quale d’accordo col Padre e col Figlio santifica il vostro seno verginale (Serm. III super Missus est)
Tu sei benedetta tra le donneBenedicta tu in mulieribus. ­ «Veramente benedetta, dice S. Pier Crisologo, è colei che fu più sublime del cielo, più potente della terra, più grande dell’universo; colei che sola contenne colui che il mondo intero non può contenere. Essa portò colui che porta il mondo; generò il suo proprio creatore; nutrì colui che nutre ogni creatura. Fu già tempo in cui la benedizione dei patriarchi invocava la pinguedine della terra; ora ecco che la terra nostra, il seno di Maria, ha dato il suo frutto divino (Serm. CXIV)». «Siate dunque benedetta, o vergine avventurata, dice S. Brigida, siate benedetta voi, nella quale l’Onnipotente si è fatto bambino; voi, nella quale il Signore eterno è divenuto il figlio nel tempo; voi nella quale Dio, il creatore invisibile, si è fatto creatura visibile!» (Revel. lib. III, c. XXIX).
«Com’ebbe Maria udito la voce dell’angelo, si turbò alle sue parole, e pensava che cosa volesse dire quel saluto. Ma l’angelo le soggiunse: Non temere, Maria; tu hai trovato grazia presso il Signore» (Luc. I, 29-30). «Ah non temere, o Maria, commenta qui S. Bernardo: non stupirti se viene un angelo, perché viene a te Colui che è ben più grande dell’angelo. Come mai ti sorprende la venuta di un angelo, mentre hai con te il Signore degli angeli? Forse che non sei degna di vedere un angelo, tu che vivi da angelo? Perché non potrà un angelo visitare una compagna della sua vita? E certo, vita veramente angelica è la verginità, poiché la Scrittura dice che chi rimane vergine sarà come un angelo di Dio (Serm. in Nativ. B. M. V.)». Venite, o Signore Gesù, togliete gli scandali dal vostro regno che è l’anima mia, e regnate in lei da assoluto padrone! Venite, Signore Gesù, per mezzo di Maria, a salvarci!….
«In prova di questo tu concepirai, continuò l’angelo a Maria, e partorirai un figlio, a cui porrai nome Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre; ed egli regnerà in eterno su la casa di Giacobbe e il suo impero non vedrà confine. – E Maria rispose: – Come può questo avvenire, mentre io non conosco uomo? E l’Angelo le replicò: – Su di te verrà lo Spirito Santo e tu sarai adombrata dalla virtù dell’Altissimo. Perciò il frutto santo che nascerà dalle tue viscere, sarà chiamato Figliuolo di Dio» (Luc. I, 35).
Lo Spirito Santo verrà sopra di te: per conseguenza la concezione di Gesù Cristo è santa. Come uomo Gesù è santo, non solamente in forza dell’unione sua ipostatica col Verbo, ma ancora in virtù della sua divina concezione, poiché fu concepito non da uomo o da angelo, ma di Spirito Santo. Per il suo divino concepimento, Gesù non era punto il figlio di Adamo, non poteva ereditare da lui il peccato originale e nascere peccatore, ma era tutto puro e tutto santo.
«Un Dio, osserva S. Bernardo, non poteva nascere che da una Vergine; una Vergine non poteva né concepire né partorire altri che un Dio (Homil. II sup. Missus est)». S. Clemente di Gerusalemme avverte che il Signore volle nascere da una vergine, per significare che i membri suoi nascerebbero, secondo lo Spirito Santo, dalla Chiesa vergine (Catech. XII).
E la virtù dell’Altissimo ti adombrerà, cioè come commenta S. Gregorio, il Verbo di Dio prenderà in te un corpo che sarà come ombra della divinità, che la velerà e nasconderà come ombra (Moral. lib. XXXIII, c. II). Per la parola ombra, S. Ambrogio intende la vita presente e mortale che lo Spirito Santo ha dato a Gesù Cristo; essa infatti è come l’ombra della vera vita dell’eternità (In psalm. CVIII, Serm. V). Il medesimo S. Ambrogio, S. Agostino e parecchi altri padri così spiegano le citate parole del Vangelo: Ombra rinfrescante, la grazia dello Spirito Santo, vi riparerà, o Vergine benedetta, dalle fiamme della concupiscenza carnale, affinché concepiate Gesù, sotto la sola impressione di un amore purissimo.
S. Agostino dà ancora quest’altra spiegazione: «La virtù dell’Altissimo vi coprirà con la sua ombra, cioè si attaccherà a voi, si adatterà al vostro essere come ombra al corpo, perché la debolezza umana non varrebbe a sopportare tutta la forza e l’effetto di questa virtù» (Lib. Vet. et Nov. Testam. c. LI). Consimili espressioni adopera S. Ilario: «La virtù dell’Altissimo vi coprirà della sua ombra, cioè vi proteggerà e vi ravvalorerà perché possiate provare la forza dello Spirito Santo nel grande, impareggiabile prodigio del concepimento del Figliuolo di Dio».
Lo Spirito Santo vi coprirà della sua ombra, cioè nasconderà, il segreto dei segreti, il mistero dei misteri che in voi si compie, o Maria! Egli velerà ad ogni occhio il più stupendo dei miracoli; la sua ombra farà l’effetto di una nube. Questa nasconde il sole e produce la pioggia, ricopre la terra e la feconda bagnandola; così è di voi, o Vergine immacolata; coprendovi, l’ombra dello Spirito Santo vi renderà feconda, secondo quelle parole d’Isaia: «Versate, o cieli, la vostra rugiada, piovete, o nubi, il giusto; aprasi la terra e germogli il Salvatore» (ISAI, XL V, 8).
S. Bernardo dice: «La meravigliosa incarnazione del Verbo è un mistero che la Trinità ha voluto operare da se stessa in Maria sola e con Maria sola. Solo alla Beata Vergine fu dato comprendere quello ch’ella sola doveva provare. Quando l’angelo, all’interrogazione da lei mossale com’avverrebbe questo prodigio, rispose: Lo Spirito Santo vi adombrerà, è come se avesse detto: Perché chiedere a me quello che ben presto troverete in voi? Voi lo saprete di certa scienza e lo saprete a vostra grande ventura; ma lo saprete dall’autore medesimo del prodigio. La mia missione è solo quella di annunziarvi il vostro concepimento verginale e divino (Serm. IV sup. Missus est)».
Perciò il frutto che nascerà da te, sarà chiamato il Figliuolo di Dio. Egli sarà santo in virtù dell’operazione dello Spirito Santo ed in forza dell’unione sua ipostatica col Verbo: sarà il Figlio di Dio per natura, a differenza di noi che lo siamo solamente per grazia, per adozione… «Ed ecco, continua il messaggero celeste, che la cognata tua Elisabetta ha concepito anch’essa un figlio nella sua vecchiaia» (Luc. I, 36). L’angelo conferma il miracolo dell’incarnazione con un altro miracolo, «affinché, dice S. Bernardo, con l’aggiungersi miracolo a miracolo, si aumenti la gioia sicché tocchi il colmo (Ib.)». Poiché niente è impossibile a Dio (Ib. 37). «In Dio, come osserva il citato S. Bernardo, la parola non si differenzia dall’intenzione, perché è la verità; né l’opera dalla parola, perché egli è l’onnipotenza; né il modo dal fatto, perché è la sapienza (Ib.)».
A questo punto l’inviato di Dio si arresta e tace, rispettosamente aspettando il consenso e la risposta di Maria. «O Vergine benedetta, esclama S. Bernardo, Adamo; Abramo, Davide, i patriarchi, i profeti, il mondo tutto prostrato ai vostri piedi, sta aspettando ansioso questo vostro consenso liberatore. E non senza grande ragione, perché dalla vostra bocca dipende la consolazione degli afflitti, la redenzione degli schiavi, la liberazione dei dannati, la salute insomma di tutti i figli di Adamo, dell’universo intero. Date, o Vergine incomparabile, una pronta, affermativa risposta. Deh! affrettatevi, o Signora, a proferire questa parola, che aspettano trepidando la terra, il limbo, il cielo. Ma che dico? Il Signore, il Re dell’universo. desidera anch’egli medesimo questo vostro consenso con tanto ardore con quanto si compiacque della vostra bellezza; poiché per questo consenso egli vuole salvare il mondo (Serm. VI sup. Missus)».
Cielo, limbo, terra, rallegratevi e tripudiate, Maria consente! Maria risponde: «Ecco l’ancella del Signore facciasi di me secondo la tua parola» (Luc. I, 28). Fiat, si faccia, sia come tu dici, o angelo del Signore; e al suono di questa parola, in quell’istante fortunato e supremo il Verbo si è fatto carne (IOANN. I, 14). A questa parola fiat, Dio si fa uomo, l’uomo diventa Dio; il cielo si abbassa, la terra s’innalza; Dio ha una madre, una vergine ha un Dio per figlio; gli angeli stupiscono, la terra esulta, freme l’inferno. Tutto è salvo!… Con un solo fiat il mondo è cavato dal nulla, con un solo fiat di Maria, il mondo è redento, è salvo. Divenga pure io madre, dice Maria, ma sì che rimanga a un tempo vergine; e allora del prezioso sangue della Vergine lo Spirito Santo forma il corpo di Gesù Cristo; e l’anima e la divinità si uniscono a quel corpo con quella prontezza medesima con cui l’ostia diviene il corpo e il sangue di Gesù Cristo al suono di quelle parole: «Questo è il mio corpo» – Hoc est corpus meum – Un fiat di Dio crea il mondo; un fiat di Adamo lo perde; un fiat di Maria permette l’incarnazione del Verbo e salva l’universo; un fiat del sacerdote pone Gesù Cristo su l’altare; un fiat dell’Onnipotente risusciterà tutti gli uomini e li trasporterà nel luogo del giudizio.
Si faccia di me secondo la tua parola; e Maria diventa in quel punto la sposa, la madre di Dio; la nostra carne, la sposa del Verbo. «Il Verbo si è fatto carne, esclama S. Pier Damiani; ecco quello che la natura ammira, che l’angelo riverisce, che l’uomo anela, che stupisce il cielo, che consola la terra, che sgomenta l’inferno» (Serm. da Annunt.). «Un angelo annunzia, dice S. Bernardo, la virtù dell’Altissimo copre Maria, lo Spirito Santo sopravviene, la Vergine crede e credendo concepisce, restando vergine (Serm. I, in vig. Nativ.)».
«E l’angelo prese da lei commiato» (Luc. I, 38). L’angelo tolse congedo dopo di avere compiuto la sua missione e ottenuto il consenso di Maria, perciò dopo l’incarnazione del Verbo. Si crede che l’arcangelo Gabriele nel ritirarsi si prostrò ai piedi di Maria e per venerare la Madre di Dio e per adorare il Verbo divino in lei incarnato; appunto ad imitazione dell’angelo, noi ripetendo quelle parole – Et Verbum caro factum est – chiniamo il capo e pieghiamo il ginocchio…
S. Bernardo asserisce che la Vergine divenne degna di essere la madre di Dio, in virtù dell’atto di fede e di obbedienza che fece consentendo, dietro la parola dell’angelo, alla incarnazione del Verbo e che questo solo atto fu più meritorio che non tutti gli atti di virtù fatti dagli angeli e dai santi (Concl. LXI, c. XII, art. 1). E il Suarez, commentando queste parole, inette in rilievo che per l’atto di cui parliamo, Maria meritò la dignità di madre di Dio; dignità la quale richiedeva la più grande grazia e la più alta gloria (De B. Virg.).
Molti miracoli si contengono nel miracolo dell’incarnazione. Il primo è che una vergine concepì rimanendo vergine…; il secondo fu che lo Spirito Santo coprì Maria della sua ombra, formò su l’istante in lei tutt’intero il corpo di Gesù Cristo e vi unì un’anima perfetta…; il terzo, che il Verbo si unì in quel medesimo tempo a quell’anima e a quel corpo…; il quarto, che Dio si fece uomo…; il quinto, che l’uomo diventò Dio…; il sesto, che nel punto stesso dell’incarnazione, Gesù bambino fu riempito di sapienza e d’intelligenza…; il settimo, che fu concepito senza macchia originale e colmo di grazia…; l’ottavo, che l’anima santa di Gesù vide, dal primo momento della sua creazione, l’essenza di Dio e a lui si offerse per soffrire il supplizio del Calvario e riscattare gli uomini…
Eva, la prima vergine, fu formata dal primo uomo vergine, Adamo: al contrario, Gesù Cristo, il secondo uomo vergine, fu formato dal corpo della seconda vergine Maria.

9. MARIA VERGINE E MADRE. – «Giacobbe generò Giuseppe sposo di Maria, dalla quale nacque Gesù che è chiamato il Cristo» (MATTH. I, 16). L’evangelista non dice, Giuseppe generò Gesù, come aveva detto degli antenati del Messia: Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, e via di seguito. E nemmeno dice: Maria generò Gesù, quantunque ciò sia vero, ma scrive: Maria dalla quale nacque Gesù. Con questo modo di parlare, indica: l° che Gesù nacque da Maria non per effetto di causa naturale, ma di virtù soprannaturale, per la potenza cioè e l’operazione dello Spirito Santo; 2° che Gesù non fu generato da Giuseppe, ma che nacque da sua madre sola e per conseguenza da una vergine; 3° che l’incarnazione è opera dello Spirito Santo, come causa precipua. Maria ne fu la causa secondaria, attivamente per il consenso che diede all’angelo; passivamente, fornendo il suo sangue perché fosse la materia del Corpo di Gesù Cristo…
Tu sei benedetta fra le donneBenedicta tu in mulieribus (Luc. I, 28). Queste stesse parole furono dette di Giaele che uccise Sisara e di Giuditta che abbatté Oloferne, ma in modo, ben più vero e perfetto convengono a Maria. Voi siete, o Maria, la sola specialmente benedetta fra tutte le donne, perché restando vergine, diventerete madre; e come concepirete senza compiacenza, così partorirete senza dolore l’Unigenito di Dio…
Benedicta tu in mulieribus – Tu sei benedetta fra le donne. Così l’angelo saluta Maria per indicare che vi è in lei quanto di più perfetto si trova nei tre stati della donna, che sono la verginità, il matrimonio, la vedovanza. Nella vergine si loda l’integrità e non la sterilità; nella vedova la libertà non la solitudine; nella sposa la buona educazione della prole, non la perdita della verginità. Solo Maria è vergine senza sterilità, è libera non ostante il suo matrimonio con S. Giuseppe ed è feconda senza scapito della verginità. Perciò si trova in lei riunito quanto vi è di buono nelle tre condizioni della donna, e schivato tutto ciò che vi è di difettoso. Ecco perché l’angelo la dichiara benedetta fra tutte le donne.
Sì, voi siete, o Vergine Santa, quella donna avventurata di cui settecent’anni innanzi Isaia aveva profetato: «Ecco che la vergine concepirà e partorirà un Figlio, il cui nome sarà Emmanuele» (ISAI. VII, 14). «Egli sarà grande, soggiunge l’evangelista che ne descrive la nascita, e sarà chiamato il Figlio dell’Altissimo; regnerà in eterno su la casa di Giacobbe, e l’impero suo non avrà confini» (Luc. I, 32-33). Egli regnerà nella Chiesa; regnerà su la terra con la grazia e nel

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Aspetti e sviluppi della Grazia in Maria,secondo S.Giovanni della Croce

Un approfondimento di P. Gabriele di S. M. Maddalena in Rivista di vita spirituale, 5,1 (1951), 52-70.

 

È vero che S. Giovanni della Croce non parla molto della Madonna: nelle sue opere maggiori possiamo appena citare quattro testi dove la ricorda in modo esplicito1, ma questi bastano per dimostrare ad evidenza che, secondo il pensiero del Dottore mistico, le dottrine da lui esposte si verificano anche, ed anzi nel modo più pieno e più perfetto, nella vita spirituale di Maria Santissima. Dirò di più: uno solo di questi testi basterebbe per rendere pienamente legittimo quel che intendiamo fare. Si sa che tutta la dottrina di S. Giovanni della Croce si aggira intorno allo stato di unione con Dio che costituisce difatti il punto centrale di tutto il suo insegnamento. Ora, egli dichiara esplicitamente che questo stato si è verificato nella Madonna in maniera veramente singolare; dice infatti nel modo più formale che Maria «dalla sua origine fu elevata a questo stato»2 di unione col Signore. Il Santo intende quindi evidentemente che la dottrina da lui esposta trova la sua applicazione anche nella vita spirituale della Madonna; tuttavia dobbiamo tener conto che in Lei non si può parlare di una «via all’unione» appunto perché fin da principio era già innalzata a questo alto stato; invece tutto ciò che appartiene alla vita dell’anima giunta all’unione si deve ritrovare in Lei, e certamente nel modo più perfetto. Essendo quindi l’affermazione della presenza dello stato di unione nell’anima di Maria così importante per poterci permettere di contemplare la sua anima alla luce della dottrina di S. Giovanni della Croce, bisogna prima di tutto esporre come questa affermazione sia ben fondata; ne dedurremo poi le conseguenze.

1. Maria innalzata allo stato di unione

Quando S. Giovanni della Croce propone Maria come modello all’anima che vuol salire alle vette del Monte Carmelo, simbolo dell’unione più intima con Dio, non fa altro che esprimere in modo personale e veramente geniale un’antichissima tradizione della sua famiglia religiosa raccolta in un libro, che sembra risalga al XIII secolo e che ha per titolo: Istituzione dei primi monaci. S. Giovanni l’ha evidentemente conosciuto; esso faceva parte dei preziosi documenti raccolti nel famoso Speculum Ordinis stampato a Venezia nel 1507 e, che, nel 1563, quando il Santo ventunenne entrò nell’Ordine, doveva essere diffuso nei principali conventi. Probabilmente l’avrà trovato a Medina del Campo dove fece il Noviziato e sicuramente a Salamanca dove studiò e frequentò l’Università. In quel libro trovò esposto nel modo più attraente come, non solo il profeta Elia, il grande contemplativo, è il modello della vita carmelitana, ma anche Maria Santissima, che gli antichi carmelitani si compiacevano di chiamare loro «Sorella», appunto perché Ella aveva vissuto nel modo più perfetto quella vita tutta di purezza che essi volevano coltivare quale mezzo più efficace per giungere presto all’unione con Dio. Nella nuvoletta contemplata dal grande Profeta «la quale, salendo dal mare, ricoprì il Carmelo e si sciolse in abbondante pioggia» l’antico autore vede una prefigurazione di Maria, ed enumerando le diverse proprietà della nuvoletta, vi trova tanti simboli delle prerogative della Madonna: è l’Immacolata, è la prima donna che ha fatto il voto di verginità, è la privilegiata Madre di Dio3. Fra le creature ve ne può essere un’altra in cui si mostri meglio come la vita di purezza conduce alla maggiore intimità con Dio? Giovanni, innamorato fin da bambino della Madonna, deve godere immensamente di poter e dover ormai regolare tutta la sua vita su quella di Colei che gli antichi scrittori dei suo Ordine si compiacciono di chiamare anche «Madre del Carmelo», Mater Carmeli!4. E’ una gioia intima alla quale egli non potrà mai più rinunciare; e quando, coi suo genio, darà all’ideale dell’Ordine la formulazione definitiva proclamando che esso consiste nello stato di unione che, unisce l’anima con Dio nel modo più intimo, si sentirà spontaneamente portato a vedere quest’ideale realizzato in Colei la cui vita sa di dover imitare, e vedrà spontaneamente in Maria il modello dell’anima giunta all’unione con Dio. Difatti scrive: «Da principio Maria fu elevata a questo altissimo stato»!
È questa una intuizione del suo cuore o è il giudizio di un teologo profondo? Per noi non c’è dubbio: l’amore per Maria ha potuto dargliene il presentimento, ma il suo sguardo penetrante di geniale teologo ha scoperto la luminosissima verità! Giovanni sa che Maria è l’Immacolata. Però nell’Immacolata Concezione non vede soltanto la preservazione dal peccato originale; ne intuisce anche l’aspetto positivo cioè la presenza della grazia santificante nell’anima di Maria fin dal primo momento della sua esistenza. «Da principio», dunque, Maria fu elevata allo stato di grazia. Ma non è tutto. La grazia con cui Maria Santissima iniziò quella che potremmo chiamare la sua «carriera spirituale» fu, secondo, l’insegnamento molto comune dei teologi, più grande, più intensa, più perfetta di quella che i più grandi santi raggiungono al termine della loro ascesa. Ora, tutti i Santi raggiungono come ultima meta lo stato di unione. Maria dunque che, fin dal principio, stava nella vita della grazia più in alto dei Santi al termine della loro carriera, doveva, dal primo momento della sua esistenza, godere dello stato di unione. L’affermazione del Dottore mistico è quindi veramente giustificata. A condizione però che lo stato di unione segni effettivamente la perfezione, la piena maturazione della vita della grazia. Per dare quindi una dimostrazione completa è necessario esporre come lo stato di unione non sia altro che la piena perfezione spirituale. Ma neppure questo presenta grande difficoltà, perché il Dottore mistico ci ha lasciato una definizione dello stato di unione che dimostra limpidamente come in esso consiste la piena maturità della vita spirituale. Dice infatti: «Lo stato di unione consiste (e quando un teologo usa la parola «consiste» vuole indicare quali sono gli elementi richiesti e sufficienti per realizzare l’oggetto della sua definizione)nell’essere l’anima, secondo la volontà, del tutto trasformata nella volontà di Dio, di modo che in questa volontà non vi sia più nulla dì contrario alla volontà di Dio, ma che in tutto e per tutto, ciò che la muove sia solamente la volontà di Dio»5. Lo stato di unione consiste quindi nella trasformazione della volontà umana nella volontà divina, trasformazione che richiede due condizioni: la prima, previa e negativa: nella volontà umana non vi deve essere più nulla contrario alla volontà divina, nulla, cioè nessun attaccamento che la renda prigioniera della creatura, sicché questa domini in qualche modo nel suo affetto e la spinga ad agire per amore della creatura stessa: tutto ciò deve essere eliminato. La seconda condizione invece è positiva e costitutiva, ma non si può realizzare se manca la prima, ossia: ciò che muove la volontà umana in tutto e per tutto è solamente la volontà di Dio. Il che vuol dire: non vi è più nessun impulso d’amor proprio, d’amore disordinato alle creature che muove una tale anima; ella riceve il suo impulso ad agire unicamente dalla volontà divina, dal beneplacito divino: è un’anima che vive in balía della volontà divina. Proprio in questo consiste anche la perfezione della carità che è la sostanza della perfezione cristiana: quindi lo stato di unione non è altro, in realtà, che la vera perfezione della vita spirituale.
Il nostro Santo vede con tanta chiarezza questo stato realizzato in Maria nella maniera più perfetta, che gli piace completare la sua affermazione fondamentale esponendo il modo in cui le due condizioni dello stato di unione si sono verificate in Maria: «mai vi fu impressa nell’anima di Lei forma di creatura che la muovesse ad agire(precisamente perché non ebbe mai nessun attacco al creato), ma sempre la sua mozione venne dallo Spirito Santo»6. Quest’ultima espressione è particolarmente suggestiva, appunto perché determina quale sia l’impulso che muove l’anima giunta alla trasformazione d’amore dello stato dì unione: “Quest’impulso è, l’impulso divino, cioè la Persona divina dello Spirito Santo che, divenuto pienamente padrone dell’anima, la muove in tutte le sue operazioni. Lo vedremo subito continuando la nostra indagine, che, alla luce della dottrina del Dottore mistico, ci permetterà di penetrare nel segreto della più intima vita spirituale della Madonna.

2. Conseguenze

Infatti, una volta dimostrato che lo stato dì unione si verificò nell’anima di Maria fin dal primo momento della sua esistenza per prendere poi una forma sempre più perfetta ‹ perché nell’anima della Madonna, durante tutta la vita, la grazia fu in continuo aumento ‹ e anzi, che fin d’al principio, questo stato di unione fu in Lei più perfetto che nei più grandi Santi al termine della loro vita, diventa del tutto legittimo attribuire esplicitamente alla Madonna tutte le proprietà e prerogative dell’anima giunta a questo sublime stato e che S. Giovanni della Croce ha indagato e messo in luce con insuperabile maestria. Basandoci su queste preziose informazioni potremo spingere lo sguardo nell’intimo santuario della vita interiore di Maria e contemplare l’abituale stato del suo animo (le sue continue ascensioni in Dio nella preghiera), la sua più delicata adesione ai voleri divini nell’azione e nel compimento della sua missione: aspetti tutti di una vita che nello stesso tempo si rivela particolarmente feconda per la Chiesa. Vedremo infine come tutte queste ricchezze spirituali continuarono a crescere in Lei fino alla sua beata morte.

2.1. Stato d’animo abituale
Dicevamo, col Dottore mistico che, vivendo nello stato di unione, l’anima di Maria si trovava in tutto il suo agire sotto l’impulso dello Spirito Santo. È la caratteristica dello stato di unione sulla quale il Santo ha maggiormente insistito e che sembra anche essere la radice di altre due prerogative in cui si riverbera l’alta qualità spirituale dello stato di unione: la piena pacificazione e serenità dell’anima e la magnifica armonizzazione di tutte le sue facoltà impiegate contemporaneamente nel solo esercizio dell’amore. Nello stato di unione (ama ripetere S. Giovanni) l’anima vive una vita divina fino al punto da «sembrare più Dio che anima» e questo precisamente perché tutta la sua attività appare divinizzata. «Oh dichosa ventura!» O beata sorte! canta l’anima che, uscendo dal tenebroso cammino dell’oscura notte di purificazione, giunge finalmente allo stato di unione in cui «passò dalla conversazione e operazione umana all’operazione e conversazione divina». Cioè: il mio intelletto uscì da sé cambiandosi, da umano e naturale, in divino, perché… unendosi con Dio, già non intende più per proprio vigore e lume naturale, ma per la divina sapienza con cui si unì. E la mia volontà uscì da sé, diventando divina, perché, unita col divino amore, non ama più bassamente con la sua forza naturale, ma con la forza e la purezza dello Spirito Santo e così la volontà intorno a Dio non opera più umanamente E infine tutte le forze e gli affetti dell’anima si rinnovano con diletti di tempra divina7. «L’anima, come vera figlia di Dio, è mossa in tutto dallo spirito di Dio, come insegna S. Paolo quando dice che coloro che sono mossi dallo Spirito di  Dio sono figli di Dio stesso»8. Lo Spirito Santo che dimorava nella santissima Anima di Cristo «come nel suo tempio preferito» – per usare la bella espressione dell’enciclica «Mystici Corporis» – e la teneva tutta sotto il suo influsso, così dimora anche nel. l’anima giunta all’unione trasformante. È diventato anzi il suo vero principio di azione che la muove in tutto; è diventato come l’anima dell’anima stessa.
Anche l’anima di Maria, così ricca di grazia, così arresa ai voleri divini, doveva essere per lo Spirito Santo un luogo di singolare compiacimento in cui Egli regnava totalmente e Che inondava di pace e di armonia. Il senso cristiano ricusa di vedere nell’anima della Madonna qualsiasi specie di turbamento umano: abbiamo bisogno di vederla tutta serena, tutta composta, anche spiritualmente, dolce ed amabile, tranquilla e sicura; e tale è l’anima giunta allo stato di unione appunto perché sotto la mozione pacificante dello Spirito Santo, che prende il comando di tutto il suo agire, ogni movimento non pienamente ordinato scompare. In ispecie le emozioni della sensibilità, di cui l’uomo non si rende mai del tutto padrone, si quietano perfettamente appena lo Spirito Santo governa appieno l’anima: «in tale stato il Signore dà alla sua sposa abbondanza di beni e forza e soddisfazione con le dolci lire della sua soavità affinché dette affezioni, non solo non regnino in lei, ma neppure possano recarle il minimo dispiacere»9. Sembra che con questa pacificazione delle emozioni sensibili debba sparire per l’anima una grande causa di sofferenza. Il Santo aggiunge però in proposito: «Tuttavia alcune volte e in date occasioni Dio dispensa l’anima su questo punto, affinché meriti di più e s’infervori nell’amore… come fece con la Vergine Madre». É una nuova attestazione della presenza dello stato di unione nell’anima di Maria, ma è insieme l’affermazione di una «eccezione» che si verificò in Lei riguardo ad una prerogativa di questo stato e sulla quale dovremo fermarci più avanti: per compiere la sua missione, era necessario che la Madonna potesse soffrire. Però, sotto la continua mozione divinizzante che si estendeva a tutte le potenze, Maria provava nel suo interno una mirabile armonia delle sue facoltà tutte impiegate nell’esercizio dell’amore divino. «È l’anima impiegata con tutto il capitale al suo servizio ché Solo nell’amare è il mio esercizio!»10 canta l’anima giunta all’unione e nessuno può cantarlo meglio della Madonna. E il Santo commenta: «Ogni facoltà dell’anima e del corpo, la memoria, l’intelletto e la volontà, i sensi esterni ed interni, gli appetiti della parte sensitiva e spirituale, tutto insomma, si muove per amore e, in amore: nell’operare faccio ogni cosa con amore e nel patire soffro tutto con gusto di amore Felice vita, felice stato, e fortunata l’anima che vi giunge!»11. Oh, sì, Maria: felice ti diranno tutte le generazioni perché sei Madre di Dio, ma anche perché sei madre del bell’amore, che regna splendidamente nel tuo cuore e lo trasforma in luogo di delizie per Iddio! Perciò il tuo cuore ha attirato il Verbo divino che ha voluto nascere da te!

2.2. Ascensioni in Dio nella preghiera
Ma se lo Spirito Santo celebra nell’anima dì cui sì è totalmente impadronito le feste d’amore splendidamente descritte da S. Giovanni della Croce nella 1ª strofa della Fiamma d’amor viva, quali non saranno quelle che dovette celebrare di continuo nelle ascensioni mistiche del cuore della sua Sposa prediletta? «L’anima, dice S. Giovanni, posta in tale stato di trasformazione di amore è abitualmente come il legno investito dal fuoco; i suoi atti poi sono come la fiamma che nasce dal fuoco dell’amore, la quale con tanta più veemenza ne esce, quanto più intenso è il fuoco dell’unione: fiamma in cui si uniscono e si innalzano gli atti della volontà rapita e assorta nella fiamma dello Spirito Santo, simile all’angelo che salì a Dio nella fiamma del sacrificio di Manoach»12.
Quando l’anima di Maria, così profondamente unita e trasformata nell’amore, si raccoglieva nella preghiera in cui il suo spirito sempre con nuovo slancio si innalzava al Signore, il suo atto di amore veniva dallo Spirito Santo come rapito ed assorbito in quella corrente di amore che è Egli stesso, ed allora si verificava in Lei, nel modo più pieno, ciò che S. Giovanni della Croce amava ripetere dell’anima trasformata nei momenti più alti della sua contemplazione: «l’anima ama Dio con la volontà di Dio la quale è anche volontà sua, e così lo amerà quanto è amata da Dio, poiché lo ama con la volontà dello stesso Dio e con lo stesso amore col quale Egli l’ama, che è lo Spirito Santo il quale è dato all’anima»13. Così la Madonna nella sua preghiera contemplativa arrivava veramente a dare a Dio il «contraccambio» nell’amore14, giungendo in tal modo alla vera gioia nell’amore «perché l’amante non può essere soddisfatto se non sente di amare quanto è amato»15. L’amore mistico però, con l’esperienza che esso comunica, è rivelatore delle grandezze divine; intuiamo così quanto profondo doveva essere in Maria quel senso contemplativo di Dio, caratteristico delle anime mistiche. In queste sublimi elevazioni Maria doveva anche sentirsi partecipe della vita trinitaria sperimentando, nella corrente di vita divina che allora la invadeva, una duplice processione di luce e di amore in cui si riflettono le due processioni delle Divine Persone16. E’ vero che tale coscienza della partecipazione alla vita trinitaria suppone nell’anima la conoscenza dogmatica dell’altissimo mistero, ma nessuno può dubitare che Maria, almeno dal momento dell’annunciazione, abbia avuto una distinta rivelazione del mistero trinitario. L’angelo Gabriele stesso, inviatole dal Padre celeste, le parlò dello Spirito Santo e di Colui che doveva nascere da Lei e che sarebbe stato chiamato il Figlio di Dio. Quale intimità con Dio suppone tutto questo! E quanto potente, dunque, sarà sul Cuore di Dio una creatura a Lui così cara quando ella gli porgerà le sue suppliche! S. Giovanni della Croce, sempre seguendo il solco della trasformazione di amore, si è spinto dentro il mistero della potenza di intercessione di Maria, mettendone in luce ad un tempo e l’estrema delicatezza di fronte ai voleri divini e la pratica indefettibilità: «Chi ama con discrezione, dice egli, non si cura dì chiedere ciò che gli manca e desidera, ma palesa solamente il suo bisogno affinché l’amato da parte sua disponga a suo piacimento. Così fece la Vergine benedetta nelle nozze di Cana in Galilea ove, rivolgendosi al suo amato Figlio, non gli chiese direttamente il vino, ma gli disse: Non hanno più vino»17. Così S. Giovanni della Croce. Sappiamo tuttavia che tale domanda bastò per muovere Gesù ad operare il suo primo miracolo, anche «se l’ora sua non era ancora venuta»18. Quanta fiducia c’infonde tutto questo nell’intercessione della Madonna! Il Dottore mistico ne trova del resto la ragione profonda nel fatto che le opere ed anche le preghiere di un’anima giunta alla trasformazione d’amore procedono dalla mozione dello Spirito Santo ed entrano così anch’esse nel piano delle elargizioni divine che Egli, nella sua misericordia, si degna di concederci: «Dio solo muove le potenze di quest’anima a queste opere che sono conformi alla volontà e alle disposizioni divine, cosicché non ci possono portare ad altro; e così le opere e le preghiere di queste anime conseguono sempre l’effetto. Tali erano quelle della gloriosissima Vergine Nostra Signora»19. Ne concluderemo: felice quella persona per cui prega un’anima giunta all’unione di trasformazione, un’anima santa! Felicissima poi sarà quella per cui prega la Madonna!

2.3. Abbandono a Dio nell’azione
L’assorbimento della volontà umana nella volontà divina, caratteristica fondamentale dello stato di unione, non si limita ai momenti della preghiera e della contemplazione, ma si estende all’intera vita dell’anima appunto perché, come dice S. Giovanni della Croce, «delle due volontà se ne è fatta una sola, la quale è la volontà di Dio, e questa volontà di Dio è anche volontà dell’anima»20. Sarebbe difficile esprimere più vigorosamente l’intero dominio esercitato dalla volontà divina nella volontà umana di un’anima giunta all’unione la quale allora vive effettivamente e del tutto «in balía della volontà divina». E se questo si verificherà anche nelle azioni più ordinarie della vita, si intende che non potrà mancare davvero nel compimento della missione che Dio ha affidata ad un’anima.
Che la Madonna, nelle sue azioni più ordinarie, nelle sue occupazioni quotidiane, nei suoi lavori domestici sia stata in continua corrispondenza col divino beneplacito, anche quando le circostanze non le erano facili e piacevoli, anche nelle contrarietà e contrattempi piccoli o grandi, che non mancano in nessuna vita umana e che furono eccezionalmente gravi e penosi in quella di Maria, nessuno ne può dubitare; e già qui, ammiriamo in Lei il perfetto modello dell’anima che concretamente vuol vivere «in balía della volontà divina». È tuttavia particolarmente istruttivo l’atteggiamento che le vediamo prendere dinanzi all’invito divino alla più completa associazione al mistero dell’Incarnazione redentiva, invito che, sebbene in grado assai minore, si rinnova per tutte le anime che Dio chiama all’apostolato. Sì è domandato talvolta come Dio abbia potuto far dipendere l’Incarnazione del Figlio suo dal consenso della Madonna: e se avesse detto di no?… Ma una tale «ipotesi» appare assurda se ricordiamo che Maria «da principio era innalzata all’elevato stato di unione» in cui l’anima vive in balía della volontà di Dio. Come può Ella, che si è perduta nella volontà divina, rifiutarsi a ciò che tale volontà le chiede? Ed effettivamente sentiamo la sua pronta risposta appena l’angelo le fa comprendere ciò che il Signore aspetta da Lei: «Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum!». E’ la risposta di un’anima completamente abbandonata alla volontà divina, risposta che costituiva Maria Madre di Dio e Madre nostra. Con la più intera adesione e col più intenso e più puro amore Maria accetta ed abbraccia l’invito divino e continuerà ad aderirvi giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto, allorché il piano divino, effettuandosi in concreto, la metterà di fronte al dolore fino a quando la condurrà sul Calvario ai piedi della Croce, dove offrirà al Padre lo stesso sacrificio offerto dal Redentore: quello di Gesù che era insieme il più profondo olocausto di se stessa, poiché era il sacrificio di Colui in cui era affettivamente tutta concentrata. Dio che le aveva dato il suo Figlio divino, glielo richiede, ed Ella glie lo offre con tutto l’affetto del suo cuore, con la più intera adesione alla volontà divina, con amore puro. Proprio così Maria è giunta alle più sublimi vette della cooperazione alla redenzione dell’umanità, alle più elevate cime dell’apostolato: cioè con la sua immolazione animata da quell’amore puro di cui S Giovanni della Croce ha potuto affermare: «è più prezioso al cospetto di (Dio)  un pochino dì questo puro amore ed apporta maggiore utilità alla Chiesa che non tutte (le) altre opere unite insieme»21. Oh, se potessero intenderlo bene tutti coloro che, oggi, presi dall’urgenza delle opere di apostolato, vorrebbero attrarre tutte le anime generose nel campo dell’attività esterna, anche a danno della vita contemplativa pura! Colei che è la «Regina degli apostoli » visse unicamente l’apostolato dell’amore tutto nutrito di preghiera e d’immolazione; eppure nessun’altra creatura umana ha avuto mai un apostolato più fecondo. Maria sia nella Chiesa la protettrice della vita contemplativa pura!

2.4. Sviluppo della grazia di unione
Finora abbiamo descritto i vari aspetti dello stato di unione nell’anima di Maria; bisogna però che ci fermiamo pure un momento sullo sviluppo di questa grazia in Lei. S. Giovanni della Croce insegna che anche nello stato di unione il progresso è possibile22; anzi sembra che il progresso continuo nella grazia e nell’amore sia più che mai assicurato per un’anima giunta alla trasformazione d’amore, appunto perché essa sta sotto la mozione abituale dello Spirito Santo, la quale la spinge ad atti sempre più fervorosi. Ora, noi sappiamo che quando un’anima fa le sue opere buone «con tutto il cuore», il merito che così acquista e, che consiste sempre in un aumento di grazia e di carità viene immediatamente concesso all’anima; ed allora la sua vita spirituale cresce subito in intensità; mentre quando queste stesse opere buone vengono compiute senza generosità, con un po’ di grettezza, o  sono sminuite da seconde intenzioni umane, il merito, già di per sé molto minore, viene messo in riserva e non viene dato all’anima se non nel giorno in cui entrerà nell’eternità. In questo caso il suo stato spirituale rimane stazionario, anzi in pericolo di regresso23. Applicando questi principi a Maria Santissima, intenderemo che Ella, mossa di continuo dallo Spirito Santo con i più potenti stimoli dell’amore puro, ha dovuto, in tutte le sue operazioni crescere di continuo nella carità, e proprio in modo che gli aumenti dì carità da Lei meritati venivano immediatamente concessi all’anima sua, cosicché il suo capitale di amore soprannaturale e di grazia cresceva immensamente di giorno in giorno. Le ricchezze dello stato di unione sono quindi andate aumentando in Lei sempre più. Sapendo tuttavia che per la creatura umana che vuol darsi totalmente a Dio l’immolazione a cui viene invitata dalle circostanze della vita è un incitamento fra i più efficaci per l’intensificazione dell’amore, dovremo credere che l’introduzione progressiva di Maria nella via di dolore, che doveva condurla sul Calvario, fu accompagnata da un meraviglioso sviluppo di tutte le prerogative di cui abbiamo parlato.
Viene così pienamente giustificata quella specie di eccezione segnalata da S. Giovanni della Croce e che abbiamo già ricordato ‹ ad una delle condizioni normali dello stato di unione, cioè che «di per sé» l’anima in tale stato non dovrebbe più soffrire da parte delle emozioni della sua sensibilità. Il Santo nota infatti in proposito che «in date occasioni Dio dispensa l’anima su questo punto, facendole sentire alcune cose e patire in esse affinché meriti di più e s’infervori nell’amore come fece con la Vergine Madre»24. Certa mente il Signore permise che Maria soffrisse «affinché meritasse di più e s’infervorasse ancora nell’amore». Quale esempio confortante per noi! Da Lei impariamo il valore del dolore, che deve essere fonte di sempre più grande santità e fecondità. Ma ogni sviluppo giunge infine al suo termine ed il termine qui è la morte che segna per l’anima, pervenuta allo stato di unione, l’immediato trasferimento nella vita beata senza passare per il purgatorio. Studiando lo stato dell’anima in questo termine della vita spirituale S. Giovanni della Croce insiste sul suo desiderio di giungere lassù dove ella intuisce che l’aspetta una vita di amore più perfetta ancora, non più intralciata dal peso di un corpo non glorificato, non spiritualizzato. Questo desiderio, dice il Santo, è tutto abbandonato al divino beneplacito, ma non lascia però di accendersi tutte le volte che un più forte impulso dello Spirito Santo rapisce l’anima nella sua corrente amorosa e la porta in Dio con una forza irresistibile ed allora ella grida allo stesso Spirito Santo: «Rompi la tela a questo dolce incontro!» Parla della tela della vita terrena, l’unica tela che sussiste ancora in tale anima e che impedisce l’immediatezza degli incontri sublimi con Dio sulla terra, perché le altre tele, quelle cioè delle imperfezioni umane, come spiega S. Giovanni, sono distrutte da tempo mediante le purificazioni spirituali25. In Maria queste altre tele non esistettero mai e si può dire perciò che in Lei dovette essere sempre viva l’aspirazione all’unione immediata con Dio nella visione beatifica, sebbene sempre temperata dall’abbandono al divino beneplacito. Si intende però che anche in Lei, quando giunse finalmente l’ora del Signore, l’anima venne tolta dal corpo dalla forza dell’amore, cioè «da qualche impeto o incontro amoroso molto più sublime dei precedenti e sì potente da squarciare la tela e portarsi via quel prezioso gioiello dell’anima»26. E il Santo continua: «Ben a ragione David disse che è preziosa al cospetto del Signore la morte dei Santi suoi; perché in essa si adunano tutte le ricchezze dell’anima ed entrano nel mare i fiumi del suo amore i quali sono ivi tanto gonfi e vasti che già sembrano mari. Là si uniscono i primi e gli ultimi tesori dell’anima giusta, per accompagnarla al momento che va e parte per il suo regno, mentre sin dagli estremi confini della terra echeggiano le lodi a gloria del giusto!»27. Non sembra forse che questa poderosa descrizione si possa applicare ottimamente all’anima di Maria Santissima al momento del suo beato transito, coronato dalla gloriosa Assunzione al cielo?

NOTE
1 Citiamo: Salita, L. III, c. 2, n. 10; Cantico, str. 2, n. 8, str. 20, n.10; Fiamma, III, n. 12.
2 Salita, L. III, c. 2, n. 10.
3 Cfr. Institutio prirnorum monachorum, Lib. VI, cap. l.
4 Cfr. Mater Carmeli, la vie mariale Carmélitaine, Roma, 1931.
5 Salita, L. I, c. 11. n. 2.
6 Salita, L. III, c. 2, n. 10.
7 Notte, L. II, c. 4, n. 2.
8 Fiamma B, II, n. 34.
9 Cantico, str. 20, n. 10.
10 Cantico, Poesia, str. 28.
11 Cantico, str. 28, nn. 8 e 10.
12 Fiamma B, I, n. 4.
13 Cantico A, str. 37, n. 2.
14 Cantico B, str. 38, n, 2.
15 Ivi, n. 3.
16 «L’anima giunta allo stato di matrimonio spirituale sente di continuo dentro di sé, nei fondo più intimo, un abbraccio divino che la tiene avvinta e mediante il quale le si comunica la mozione divina che la dirige. In certi momenti, facendosi quest’abbraccio sentire maggiormente e dandole così una più intensa fruizione di Dio, ne risulta anche nell’intelligenza una nuova illuminazione delle grandezze divine dalla quale deriva poi un nuovo impulso d’amore che trascina l’anima in Dio. L’anima sente quindi effettivamente dentro di sé una duplice processione: cioè di luce e d’amore, che trova origine nell’abbraccio divino che si è fatto sentire più Potente. Spontaneamente l’anima attribuisce l’abbraccio al Padre, l’illuminazione al Verbo, l’infiammazione d’amore allo Spirito Santo, vedendo in questa grazia la pieni realizzazione della promessa fatta da Cristo «che se alcuno lo amasse, la Santissima Trinità verrebbe a lui a farvi stabile dimora: ossia illustrandone divinamente l’intelletto nella sapienza dei Figlio, dilettandone la volontà nello Spirito Santo e assorbendolo il Padre possentemente e fortemente nell’abbraccio abissale della sua dolcezza» (Fiamma, 1, n. 15).
17 Cantico, str. 2, n. 8.
18 Gv 2, 4.
19 Salita, L. III, c. 2, n. 10.
20 Salita, L. I, c. II, n. 3.
21 Cantico, str. 29, n. 2.
22 Il Santo scrive infatti nel Proemio della Fiamma: «Sebbene nelle strofe spiegate più sopra (si tratta del Cantico spirituale) abbiamo parlato del più eminente grado di perfezione a cui si possa arrivare quaggiù, e che consiste nella trasformazione in Dio, tuttavia le strofe presenti trattano dell’amore ancor più perfetto e qualificato che si può avere in quello stato di trasformazione. In verità ciò che le une e le altre dicono, tutto appartiene ad un medesimo stato di trasformazione che, in quanto tale, non si può oltrepassare, ma che col tempo e l’esercizio può benissimo qualificarsi, ripeto, e sostanziarsi sempre più nell’amore; alla stessa guisa che, quantunque il fuoco penetrato nel legno, lo abbia unito e trasformato in sé, nondimeno quanto più si accende e seguita ad agire sul legno, tanto più lo rende incandescente, sino a tal segno da mandare scintille e fiamme» (n. 3).
23 È da notarsi che gli atti virtuosi soprannaturali fatti con grettezza e senza mettervi tutto l’amore di cui siamo capaci ‹ atti che in teologia si chiamano «actus remissi» ‹ non solo non procurano un immediato aumento d’amore, ma, quando sono tali avvertitamente e deliberatamente, possono diventare per l’anima un pericolo di regresso appunto perché permettono che nell’anima si rassodino gli impedimenti che ostacolano la virtù superiore ed eroica, non essendo essi controbattuti dal fervore e dallo sforzo.
24 Cantico, str. 20, n. 10.
25 Nella Fiamma (str. I, n. 29). Il Santo ha spiegato come vi siano tre tele che ostacolano la perfetta unione dell’anima con Dio: «Le tele che si devono rompere perché detta unione avvenga e l’anima possieda Dio perfettamente, possiamo dire che sono tre: la tela temporale, sotto il qual nome sono comprese tutte le creature; quella naturale, in cui si comprendono le operazioni e le inclinazioni puramente naturali; la terza poi è la tela sensitiva, che significa l’unione dell’anima con il corpo, cioè la vita sensitiva e animale, di cui S. Paolo dice: Sappiamo che quando verrà a disfarsi la casa terrestre di questo nostro tabernacolo, avremo da Dio una eterna abitazione nei cieli (2 Cor 5, 1). Per arrivare al Possesso dell’unione divina, è necessario che siano rotte le prime due tele, con la rinunzia di tutte le cose del mondo e con la mortificazione di tutti gli appetiti ed affetti naturali, in modo che le operazioni dell’anima da naturali diventino divine».
26 Fiamma, str. 1, n. 30.
27 Ivi.

 

Fonte: http://www.latheotokos.it/index.php

 

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Preghiera a Maria, la Madre del Cammino ardente

Vergine Santa, che hai percorso territori sconfinati, dalla Palestina all’Egitto, e seguendo le orme del Tuo Figlio non ti sei risparmiata nessun cammino, proteggi coloro che, per terra, cielo e mare sono in viaggio per qualsiasi motivo che li spinge a lasciare i loro luoghi d’origine e camminare senza mete e senza confini.

Tu che hai affrontato il primo viaggio della carità, da Nazareth a Ain-Karin, per andare incontro alla tua anziana cugina, insegnaci ad andare incontro, con generosità, alla vita nascente, agli anziani, agli ammalati e a tutti i sofferenti della Terra.

Tu che sei andata da Nazareth a Betlemme, per dare alla luce il Tuo Figlio Gesù, conforta le madri che soffrono per motivi attinenti la loro vita di nutrici e genitrici.

Tu che sei stata costretta a lasciare, per la violenza e il terrore di Erode, con Gesù e Giuseppe, la tua Nazareth, guarda con amore e proteggi coloro che sono immigrati storici o di questi giorni, che sono senza patria e senza un popolo, e che sono fuggiti via per motivi di fame, lavoro, guerre e violenze di ogni genere.

Tu che sei rientrata in Patria con la tua famiglia naturale, fa’ che tutti coloro che desiderano ritornare alla loro casa, vicina o lontana, possono farlo senza alcuna difficoltà.

Tu che hai camminato insieme a Gesù, per celebrare la Pasqua nella Gerusalemme terrena, fa’ che anche noi possiamo festeggiare la Pasqua eterna, senza perderci nel lungo o breve viaggio nel tempo e che, con il tuo santo aiuto, passiamo raggiungere per sempre Gesù.

Tu che hai seguito Cristo, nel suo peregrinare per portare la dolce parola del Vangelo alla gente del suo tempo, guidaci nel cammino della nuova evangelizzazione, ora e sempre.

Tu, Stella che conduci la Chiesa nel suo impegno apostolico e missionario in tutto il mondo, illumina gli annunciatori della parola del Signore ad essere veri testimoni di Gesù.

Tu che hai accompagnato il tuo Figlio Gesù lungo la via del Calvario, e ti sei incontrata con Lui, nel mezzo del cammino del suo patire, sii vicino alle tante sofferenze di questa umanità, che va in cerca della vera libertà.

Tu, infine, che hai partecipato alla Risurrezione del Tuo Figlio e sei stata la prima ed unica creatura ad essere elevata al cielo in anima e corpo, donaci la possibilità di sperimentare ogni giorno la gioia e la serenità di chi cammina con il cuore e la mente rivolti al Signore, che è Dio Amore e Padre di misericordia.

Tu Vergine e Donna del cammino, Tu Madre Immacolata e Purissima del Redentore, spingi i nostri cuori incontro al Signore della vita e della storia, perché nessuno dei tuoi figli vada perduto nel carcere eterno dell’inferno.
Amen.

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