La parola Gioia nelle Lettere di San Paolo

Lettera ai Romani

12,8 Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. 

12,12 Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera…

12,15 Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto.

14,17 Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

15,13 Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.

15,32 ché io possa venire da voi nella gioia, se così vuole Dio, e riposarmi in mezzo a voi. Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen. 

Seconda Lettera ai Corinzi

1,24 Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perchè nella fede voi siete già saldi.

2,3 Perciò vi ho scritto in quei termini che voi sapete, per non dovere poi essere rattristato alla mia venuta da quelli che dovrebbero rendermi lieto, persuaso come sono riguardo a voi tutti che la mia gioia è quella di tutti voi.

6,10 afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

7,4 Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.

7,7 e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta.

7,13 Ecco quello che ci ha consolati.A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi.

8,2 nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità.

9,7 Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. 

13,11 Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.

 

Lettera ai Galati

5,22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Lettera ai Filippesi 

1,4 pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera 

1,25 Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede,

2,2 rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.

2,29 Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui.

3,1 Per il resto, fratelli miei, state lieti nel Signore.

4,1 Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore così come avete imparato, carissimi! 


4,4 Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. 


4,10 Ho provato grande gioia nel Signore, perché finalmente avete fatto rifiorire i vostri sentimenti nei miei riguardi: in realtà li avevate anche prima, ma non ne avete avuta l’occasione. 

Lettera ai Colossesi

1,12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 

Prima Lettera ai Tessalonicesi

  
1,6 E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione.

2,19 Chi infatti, se non proprio voi, potrebbe essere la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui ci possiamo vantare, davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta?

2,20 Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia.

3,9 Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio…

5,16 State sempre lieti!

         

Seconda Lettera a Timoteo 

1,4 mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 

Lettera a Filemone

1,7 La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua.

Lettera agli Ebrei 

10,34 Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi.

12,2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.

12,11 Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.

13,17 Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi, come chi ha da renderne conto; obbedite, perché facciano questo con gioia e non gemendo: ciò non sarebbe vantaggioso per voi.

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“Voi sarete afflitti,ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”

Atti degli Apostoli 18,9-18.

Mentre Paolo era a Corinto, una notte in visione il Signore gli disse: “Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere,
perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città”.
Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio.
Mentre era proconsole dell’Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo:
“Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge”.
Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: “Se si trattasse di un delitto o di un’azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione.
Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende”.
E li fece cacciare dal tribunale.
Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.
Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto.

Salmi 47(46),2-3.4-5.6-7.

Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia;
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
re grande su tutta la terra.

Egli ci ha assoggettati i popoli,
ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.
La nostra eredità ha scelto per noi,
vanto di Giacobbe suo prediletto.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni;
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,20-23a.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.»
La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.
Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e
nessuno vi potrà togliere la vostra gioia».

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Felicità e Grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita

Salmo 22

1 Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
2 su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
3 Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
4 Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
6 Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

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La Santa Croce trasforma il dolore in Gioia

La Nostra Croce

Chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua!

O Signore Gesù,
insegnaci a portare la nostra croce ogni giorno e a seguirti, con volontà generosa di riparare i nostri peccati e quelli dell’umanità.
Tu che ci hai salvato, rendici salvatori dei nostri fratelli: come tu hai dato la vita per noi, così fa’ che doniamo la vita per gli altri.
Rendici gioiosi testimoni della tua risurrezione, e mantieni viva in noi la speranza della gioia che hai promesso ai tuoi fedeli, o Cristo Gesù, Nostro Signore.

Amen

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Dio è la Grandezza di infinito Amore che trasforma il dolore in gioia – La testimonianza di un credente

Caro amico,  spero che quanto stai per leggere ti faccia meditare sull’amore infinito che Dio ha per noi e di quanto Lui solo sia capace di trasformare il dolore in gioia e di mettere pace e ordine nella vita di quanti invocano il Suo Nome.

Sono nato in una famiglia molto “particolare” ed il quartiere di Napoli nel quale sono cresciuto è uno dei più malfamati e delinquenziali della città.
Abitavamo in 5 in una casa popolare di appena 40 mq. in condizioni precarie e col continuo terrore di essere coinvolti in “retate” delle forze dell’ordine o di ritrovarci vittime di sparatorie che ormai erano all’ordine del giorno.

Anche all’interno della mia famiglia si verificavano violenti liti e dissapori, ed io nonostante la mia giovane età, iniziai a sviluppare un carattere diffidente ed aggressivo verso gli altri.

Un’ infanzia terribile che mi ha portato a crescere precocemente e con non poche difficoltà. Nonostante mia madre cercasse di impartirmi dei sani princìpi, io mi sentivo già afflitto e gravemente turbato al punto da essere definito un bambino  ribelle e violento . Ma in realtà desideravo solo essere bambino.

Prendevo tutti i giorni botte e spesso iniziavo la scuola con lividi ed occhi gonfi e questo perché bisognava educarmi….raddrizzarmi! Il mio unico obiettivo era la ribellione ed in questa attitudine sono cresciuto al punto che si iniziò a valutare per me l’affido presso un istituto minorile per essere curato! Odiavo tutti, odiavo ogni cosa e per tutto questo iniziai ben presto ad essere campo fertile per le trasgressioni.  Cominciai con i primi spinelli e  da esperienze sporadiche, diventò per me la quotidianità. Trascorrevo gran parte del mio tempo per strada, nelle sale da gioco, giravo sulle moto rubate, bevevo ed ero immerso nelle immoralità più sfrenate. Mi legavo a persone violente e mi dilettavo nel sopraffare gli altri con l’uso delle mani (…e non solo), ma tutto questo mi rendeva estremamente triste ed insofferente provocandomi grandi sensi di colpa e rimorsi. Quando calava la sera mi assaliva l’ansia ed il malessere di dover rientrare tra quelle mura domestiche dove i giorni trascorrevano senza un senso e senza un perché. Sembrava non esserci limite alle sofferenze, ma il Signore Gesù, nella sua grande misericordia, accolse il grido di disperazione che si elevava da quella casa.

Attraverso il messaggio dell’Evangelo e della testimonianza di fede di una credente, rivolti a mia sorella ,il Signore iniziò a portare luce e vita là dove sembrava non esserci più speranza. Quando appresi che mia sorella e mia madre (fino ad allora irremovibili dalle loro convinzioni di religiose tradizionali) si sarebbero recate ad un culto evangelico, dove si lodava e si adorava l’Iddio Vivente e Vero; ne restai molto meravigliato.

 Dopo non molto tempo, però, dovetti ricredermi perché vedevo in loro delle persone nuove, felici, gioiose e con una nuova luce negli occhi. Leggevano la Bibbia, nella quale avevano trovato la verità, affermavano di aver incontrato e conosciuto personalmente Gesù, che confermavano essere vivente e pronto a rivelarsi ad ogni cuore che lo desiderasse. Poco tempo dopo fecero  entrambe il battesimo così come insegnato nel Vangelo (quindi in età adulta e per immersione) per rendere pubblica dichiarazione della loro conversione a Cristo Gesù, unico Signore e Salvatore.

La grazia e l’amore di Dio erano entrate nella mia casa ed anche se mi rifiutavo di ammetterlo, a causa del forte orgoglio, sentivo nel mio cuore che Gesù voleva prendersi cura anche di me. Ero ostinato e nonostante mi trovassi in uno stato di estremo bisogno iniziai a maturare l’assurda convinzione che fosse Lui il vero responsabile delle mie sofferenze. Cominciai ad essere violento e bestemmiavo del continuo rendendo propizia ogni occasione per strappare le Bibbie, i libretti dei cantici, e nutrivo una forte avversione per quanti parlavano di Gesù e del Suo amore. Nonostante fossi alla continua ricerca di nuove emozioni e trasgressioni scoprivo però la mia incapacità di riempire quell’enorme senso di solitudine che avvolgeva la mia vita. Il peccato mi teneva ormai legato a se ed io, totalmente sopraffatto dalle sue conseguenze devastanti, gemevo in una condizione pietosa ma come un ipocrita rifiutavo l’aiuto del Signore. Un giorno però, mosso da un irrefrenabile desiderio, mi impossessai di una Bibbia e di nascosto iniziai a leggerla. Apprendevo con mio stupore che Gesù  è stato disposto a morire per ogni uomo perché ci ama di un Amore Eterno. ” Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.”(Romani 5:7,8). Quest’amore l ‘ha mostrato sulla croce dove ha pagato il prezzo dei nostri peccati ed oggi ci invita ad andare a Lui per ricevere perdono e salvezza.

“Perché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato Suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui”(Giovanni 3:16,17).

Egli tornerà nuovamente per giudicare il mondo e, per quelli che prima di allora non l’avranno accettato come personale Salvatore, ci sarà la giusta condanna ed il castigo eterno per i propri peccati. Sentivo penetrare quelle parole fino nei punti più reconditi della mia anima ed assaporavo un gran senso di dolore nello scoprirmi infinitamente peccatore davanti a Dio e bisognoso di questa salvezza. Lo Spirito Santo compungeva il mio cuore pieno di ogni frode e meschinità e risvegliando la mia coscienza mi faceva realizzare di essere privo della grazia di Dio provveduta in Gesù.

Iniziai ad essere fortemente combattuto infatti, mentre da una parte udivo la dolce voce del Signore che mi chiamava a Se, dall’altra vi era quella ingannevole del mondo che mi tentava con le sue vanità. Purtroppo ancora una volta feci la scelta sbagliata!! Rifiutai di aggrapparmi  alla mano forata di Gesù, che parla d’amore e perdono, ma afferrai quella del mondo che mi risucchiò con estrema rapidità tra le sue passioni violente.

Mi ero chiuso in una corazza che non faceva trapelare all’esterno il minimo sentimento ed anche quando poi col tempo sopraggiunsero forti dispiaceri, come la perdita di mia madre, li affrontai sembrando quasi freddo ed indifferente. Ma la realtà era tutt’altra! Soffrivo profondamente e mi lasciavo andare a forti crisi emotive accompagnate da amare lacrime ma tutto di nascosto perché nessuno doveva scoprire la mia fragilità. Quei giorni furono per me l’inizio di un tunnel pieno di dolori, sofferenze, solitudini, dipendenze, immoralità, dissolutezze che mi portarono ad un comportamento sempre più autolesionista. Il Signore fu tanto buono con me perché nonostante io rifiutassi di incontrarlo personalmente Lui aveva messo dentro di me, per mezzo dela Sua Parola, la consapevolezza della mia sorte eterna se avessi commesso il gesto estremo di farla finita attraverso il suicidio, che da tanto tempo meditavo! La Parola di Dio aveva raggiunto anche il mio cuore ma purtroppo la mia stolta resistenza ad arrendermi al Suo amore continuava. Iniziai a condurre una vita da mendicante e tossicodipendente…..vivevo per strada, dormivo in stazione e quando mi andava di lusso in automobile.

Assumevo ogni tipo di  stupefacenti ma furono le così dette “ droghe pesanti” che iniziarono a dominarmi completamente. Rubavo continuamente, ero coinvolto in risse, venivo posto in stato di fermo dalle forze dell’ordine, giravo armato ed una notte in particolare ho rischiato di essere coinvolto nell’omicidio di una persona.

Dopo alcuni anni vissuti in questo oblio incontrai una ragazza che poi divenne mia moglie, mi legai fortemente a lei ed alla sua famiglia.

Cercai di darmi una ripulita ma purtroppo fu solo un’illusione poiché i legami con la droga ogni tanto si ripresentavano e mi ritrovai ben presto a vivere una doppia vita . Decisi di trasferirmi al nord Italia per sfruttare un’offerta di lavoro e tutto ciò si rivelò apparentemente un toccasana poiché mi fu possibile allontanarmi dai brutti ambienti e dalle compagnie che ero solito frequentare  scampando così da una  sicura  morte. Passò non molto tempo però che una nuova ondata di sofferenze mi raggiunse ed infatti fui coinvolto in uno spaventoso incidente stradale a seguito del quale riportai gravissimi danni alla testa.  Dopo numerosi interventi e periodi di ospedale mi rimisi in sesto e cercai di trovare un po’ di serenità sposandomi. Purtroppo neppure il matrimonio fu utile per appagare quella grande insoddisfazione che mi riempiva il cuore. Divenivo sempre più violento e poiché non ero più capace di autocontrollarmi, mi ritrovavo spesso a sfogare la mia rabbia proprio addosso a mia moglie costringendola più volte a rifugiarsi presso le forze dell’ordine. Anche mia moglie iniziò  a mostrare profondi malesseri ed a soffrire di forti attacchi di panico che sfociarono in una pesante depressione. Tutto ciò mi rattristava e mi addolorava, ma non riuscivo ad impedire a me stesso di compiere il male.  Ero sfinito, senza forze morali e completamente in balia della disperazione. Ripensavo a tutte le promesse che il Signore mi aveva già rivolto attraverso la Sua Parola e che io scioccamente avevo rifiutato.

” Venite a me voi tutti che siete travagliati ed oppressi, e Io vi darò riposo ” (Matteo 11:28); ”Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato ” (Atti 2:21).

Stanco di soffrire e di fare del male agli altri decisi di inginocchiarmi per invocare finalmente il perdono e l’aiuto del Signore. Con le poche forze rimastemi innalzai una timida preghiera fatta di lacrime e parole sincere che mi uscivano dal cuore. In un istante il Signore mi fece sentire la Sua meravigliosa presenza e la Sua pace inondò tutto il mio essere.

Caro amico, Gesù vive!! Nel presentarsi a me, non mi mostrò un viso accigliato e severo ma io, con gli occhi della fede, sentivo le Sue braccia aperte pronte ad accogliermi a sé.  Finalmente quel tenero Padre Celeste, che per tanto tempo era rimasto in attesa che il suo figlio prodigo tornasse da Lui, ora poteva stringerlo forte sul suo petto  ed iniziare a prendersi cura della sua preziosa vita. Mi sentii in un attimo alleggerito da tutti i pesi ed i peccati che per anni mi avevano ridotto in schiavitù e con il Suo sangue Gesù purificava e guariva il mio cuore. Iniziai ad assaporare la vera gioia e la serenità che avevo sempre desiderato ma che non ero  mai stato in grado di trovare. Adesso Gesù si stava prendendo cura di me e mi riempiva con il Suo amore e con la Sua presenza.

Dopo qualche tempo vedevo sempre di più la Sua mano all’opera, infatti fui liberato da ogni vizio e mi accorgevo di essere diventato una nuova creatura. I miei modi di fare e di pensare erano cambiati e senza il minimo sforzo ubbidivo alla Sua Parola ed alla Sua volontà. Ero diventato un figlio di Dio che poteva gridare a tutti :’Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me ” (Galati 2:20).

La Sua infinita bontà ha superato di gran lunga le mie aspettative ed infatti anche mia moglie lo ha accettato come Signore e Salvatore della sua vita e della sua depressione, psicofarmaci, e specialisti, resta solo un lontano ricordo perché il Signore che spezza tutte le catene l’ ha liberata e guarita. Oggi sono un uomo libero e felice grazie a Gesù! Lui è il mio Buon Pastore ed io e la mia casa siamo al sicuro nelle Sue mani.

Egli è l’Amico fedele che si prende cura di noi, ci aiuta, ci sostiene, ci provvede e ci porterà con sé nel cielo a godere la vita eterna. Ecco, questa è la mia storia! Ma soprattutto è la testimonianza verace di un uomo che ha sperimentato nella sua vita il Grande Amore di Dio la sua infinita Misericordia. Non avevo capacità né merito, né forze né diritto, ma tutto questo è per ogni uomo ed è solo per GRAZIA!

Spero che anche tu possa aprire il cuore al Signore Gesù che è l’unico capace di dare pace e salvezza all’anima tua. Egli ti ama e ti ricorda che: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Egli ti dice: “Ecco, Io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, Io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con Me” (Apocalisse 3:20).

Accetta l’invito  e non rimandare! Egli ti farà del bene proprio come ha fatto con me!

Dio ti benedica!

Giuseppe Berlingieri

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Il meraviglioso comandamento dell’Amore

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E’ facile dire ti amo!

Ma il vero Amore

è donare la propria vita,

tutto sopportare e soffrire pur di non spezzare la comunione con gli altri,sia nella propria famiglia,sia in tutti i rapporti sociali. Perciò l’Amore si nutre di fiducia,di pazienza a tutta prova,di bontà vera,di benevolenza,di fedeltà,di mitezza negli atti e nelle parole. L’Amore non giudica mai nessuno,perchè chi ama veramente non sa giudicare. L’Amore salva,è per sua natura salvatore,e ricostruisce con pazienza e tenerezza tutto ciò che trova demolito e deturpato. L’Amore ha sempre parole di conforto e di sostegno,e aiuta tutti a vivere,perchè il vero Amore è amante della vita,e vuole donarla a tutti,specialmente a quelli che stanno per perderla sotto il peso delle sofferenze e delle disillusioni. E tu devi mutarti,devi trasformarti e diventare vero Amore: allora nulla più ti sarà impossibile,ed entrerai in un nuovo Universo,che non sospettavi potesse esistere,un mondo nuovo dove si vive in semplicità e gioia,perchè nulla,assolutamente nulla può turbare la gioia di chi veramente ama!

La Gioia nei Messaggi di Medjugorie

Messaggio del 25 giugno 2013 (32° ANNIVERSARIO)

“Cari figli! Con la gioia nel cuore vi amo tutti e vi invito ad avvicinarvi al mio cuore Immacolato affinchè Io possa avvicinarvi ancora di più al mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la sua pace e il suo amore che sono il nutrimento per ciascuno di voi. Apritevi, figlioli, alla preghiera, apritevi al mio amore. Io sono vostra Madre e non posso lasciarvi soli nel vagare e nel peccato. Figlioli, siete invitati ad essere i miei figli, i miei amati figli perché possa presentarvi tutti al mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”

Messaggio del 25 luglio 2013


“Cari figli! Con la gioia nel cuore vi invito tutti a vivere la vostra fede ed a testimoniarla col cuore e con l’esempio in ogni modo. Decidetevi figlioli di stare lontano dal peccato e dalle tentazioni; nei vostri cuori ci sia la gioia e l’amore per la santità. Io, figlioli, vi amo e vi accompagno con la mia intercessione davanti all’Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”.

 

Messaggio del 2 agosto 2013
“Cari figli, se soltanto mi apriste i vostri cuori con totale fiducia, comprendereste tutto. Comprendereste con quanto amore vi invito, con quanto amore desidero cambiarvi, farvi felici, con quanto amore desidero farvi discepoli di mio Figlio e donarvi la pace nella pienezza di mio figlio. Comprendereste la grandezza immensa del mio amore materno. Perciò, figli miei, pregate perchè attraverso la preghiera la vostra fede cresce e nasce l’amore con il quale nemmeno la croce è insopportabile perchè non la portate da soli. In comunione con mio Figlio glorificate il nome del Padre Celeste. Pregate, pregate per il dono dell’amore perchè l’amore è l’unica verità, esso perdona tutto, serve tutti e in ciascuno vede il fratello. Figli miei, apostoli miei, il Padre Celeste attraverso me, Sua serva, ha dato a voi una grande fiducia perchè aiutiate coloro che non Lo conoscono, perchè si riconcilino con Lui e Lo seguano. Perciò vi insegno ad amare perchè sarete capaci di rispondermi soltanto se avrete amore. Vi invito di nuovo: amate i vostri pastori e pregate che in questo tempo difficile, sotto la loro guida, il nome di mio Figlio venga glorificato. Vi ringrazio!”

 

Messaggio del 2 settembre 2013
“Cari figli, vi amo tutti. Tutti voi, tutti i miei figli, tutti voi siete nel mio Cuore. Tutti voi avete il mio amore materno e desidero condurre tutti voi alla conoscenza della gioia di Dio. Perciò vi chiamo. Ho bisogno di apostoli umili che con cuore aperto accolgano la Parola di Dio e aiutino gli altri a comprendere con la Parola di Dio il senso della loro vita. Per poterlo fare, figli miei, attraverso la preghiera ed il digiuno dovete imparare ad ascoltare col cuore ed imparare a sottomettervi. Dovete imparare a respingere da voi tutto ciò che vi allontana dalla Parola di Dio e ad anelare solo a ciò che ve la avvicina. Non temete: io sono qui, non siete soli! Prego lo Spirito Santo che vi rinnovi e vi rafforzi. Prego lo Spirito Santo affinché, mentre aiutate gli altri, anche voi stessi guariate. Lo prego affinché attraverso di Lui siate figli di Dio e miei apostoli”.
La Madonna, poi, con grande preoccupazione ha detto:
“Per Gesù, per mio figlio, amate coloro che Egli ha chiamato e anelate alla benedizione solo di quelle mani che Egli ha consacrato. Non permettete al male di prendere il sopravvento. Ripeto di nuovo: solo con i vostri pastori il mio Cuore vincerà! Non permettete al male di separarvi dai vostri pastori. Vi ringrazio”.

 

Messaggio del 25 settembre 2013
“Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. Il vostro rapporto con la preghiera sia quotidiano. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi perciò figlioli la preghiera sia gioia per voi. Allora il vostro rapporto con la vita sarà più profondo e più aperto e comprenderete che la vita è un dono per ciascuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

Messaggio del 25 ottobre 2013
“Cari figli! Oggi vi invito ad aprirvi alla preghiera. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi. Perciò figlioli, nella semplicità del cuore cercate dall’Altissimo che vi dia la forza di essere figli di Dio e che satana non vi agiti come il vento agita i rami. Decidetevi di nuovo, figlioli, per Dio e cercate soltanto la sua volontà e allora in Lui troverete gioia e pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata..

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Catechesi sulla Gioia Cristiana e sui motivi di gioire

1. Motivi che ha il cristiano di gioire.
2. Dove si trova la vera gioia?
3. La gioia cristiana rende invincibile.
4. La gioia cristiana sopporta tutto.
5. Le anime illuminate e pie hanno per loro eredità la gioia.
6. La gioia cristiana è testimonio di una buona coscienza.
7. Soavità della gioia cristiana.

 

1. MOTIVI CHE HA IL CRISTIANO DI GIOIRE. – Gesù Cristo è la nostra gioia… «Colui che si rallegra in Gesù Cristo, dice S. Agostino, non può patire inganno nelle sue consolazioni (Sent. XC) ». Il santo abate Apollonio, inculcava che, non si pensasse con tristezza alla propria salute, essendo noi gli eredi del regno celeste. Che i pagani siano tristi, che i giudei piangano, che i cuori impenitenti siano infelici, bene sta, ma i cristiani devono vivere nella gioia (Vit. Patr. ).
La gioia cristiana ha per principio e motivo, 1° la misericordia di Dio, secondo l’esortazione dell’Ecclesiastico: «Gioisca l’anima vostra nella sua misericordia» (Eccli. LI, 37).
2° La speranza in Dio… «Io ho posto la mia speranza in colui che è la salute eterna, diceva Baruch, e la gioia mi è venuta da colui che è santo» (BAR. IV, 22).
3° La promessa di Dio… «Sono io che consolerò», dice il Signore (ISAI. LI, 12); e annunzia che, venuto il Messia, le vergini avrebbero danzato di gioia, e i giovani e i vecchi tripudiato di allegrezza; che il lutto sarebbe da lui cangiato in giubilo, che li avrebbe consolati e riempiti di gaudio per ristorarli del loro dolore; che avrebbe inebriato l’anima dei sacerdoti e colmato dei suoi beni il popolo suo (IEREM. XXXI, 13-14).
4° La gioia cristiana è fondata sui meriti e sulla bontà di Gesù Cristo.
5° Sui mezzi che abbiamo di salvarci quali sono i sacramenti e la preghiera… .
6° Sui meriti che possiamo acquistarci in ogni cosa, col riferirla a Dio.
7° Sull’obbligo che Dio ci ha imposto di stare allegri. «Figlia di Sion, egli ci dice, canta inni di lode; Israele, rallegrati ed esulta» (SOPH. III, 14). E perché tanta festa? Perché il Signore vostro Dio. è in mezzo di voi; egli è il Dio forte, il vostro Salvatore; egli si rallegrerà in voi, riposerà nel vostro amore, ed esulterà di gioia con voi (Ib. 17). «Gioisci e loda il Signore, o figlia di Sionne, dice ancora Iddio, perché ecco che io vengo e abiterò in mezzo di te» (ZACH. II, 10). «Servite al Signore nell’allegrezza», – cantava il Salmista (Psalm. XCIX, 1).
8° Finalmente questa gioia cristiana è fondata su le grazie e sui favori che Dio sparge sui fedeli suoi servi. «Fate festa, dice S. Bernardo, perché già avete ricevuto i doni della mano sinistra di Dio: gioite, perché aspettate i regali della sua mano destra. La sua sinistra vi alza e vi sorregge, la sua destra vi accoglie e vi stringe al seno. La sua sinistra guarisce e giustifica, la destra abbraccia e beatifica. Nella sinistra tiene i meriti, nella destra le ricompense; con la sinistra ci dà le medicine, con la destra porge le consolazioni (Serm. IV in vig. Nativ.)».

2. DOVE SI TROVA LA VERA GIOIA? – La vera gioia si trova in primo luogo nel Signore, secondo quello che diceva S. Paolo ai Filippesi: «State allegri nel Signore; ve lo ripeto, state allegri» (Philpp. IV, 4). Rallegratevi, commenta S. Anselmo, non nel secolo, ma nel Signore; poiché come nessuno può servire a un tempo due padroni, così nessuno può stare allegro e nel Signore e nel secolo: queste due gaie sono opposte tra di loro come la notte e il giorno (In Ep. ad Philipp. IV, 4).
Quindi il real profeta attestava di sé, che «il corpo e l’anima sua si erano rallegrati nel Dio vivente» (Psalm. LXXXIII, 2); ed eccita i giusti a fare festa nel Signore, a gioire ed esultare in lui, che darà loro quanto desiderano (Psalm. XCVI, 15?).
(Psalm. XXXVI, 4); e Tobia esclamava: «Per me starò allegro nel Signore» (TOB. XIII, 9); e Anna, la madre di Samuele, si rallegrava nel pensiero del Messia (1 Reg. II, 1).
Dice Isaia: «Farò festa nel Signore, e l’anima mia esulterà di gaudio nel mio Dio; perché mi ha vestito con le vesti di salute, mi ha ornato dei gioielli della giustizia, come uno sposo inghirlandato della sua corona, e come una sposa adorna dei suoi monili» (ISAI. LXI, 10). «Quanto a me, esclama il profeta Abacuc, mi rallegrerò nel Signore, ed esulterò in Dio mio Gesù» (III, 18). Questo profeta, seicento anni prima della venuta di Gesù Cristo, l’annunzia per nome ed in lui si rallegra; poiché prevedeva che da lui sarebbe liberato, come siamo noi, dal peccato, dal demonio, dalla concupiscenza, dalla carne, dal mondo, e colmato di grazia e di favori.
A ragione pertanto il profeta Baruch animava Gerusalemme a guardare verso l’oriente e a considerare la gioia che a lei veniva dal Signore (BAR. IV, 36). A ragione il Salmista esortava all’allegrezza quelli che cercano il Signore (Psalm, CIV, 3) ed esclamava: «Voi siete venuto in mio soccorso, o Dio, ed io me ne sono consolato» (Psalm. LXXXV, 16).
Questa gioia che deve avere il cristiano non è già la gioia secondo il senso della natura; ma è gioia secondo la ragione illuminata e fortificata dalla fede e dalla grazia… La gioia spirituale è un saggio, un’anticipazione della gioia celeste. Di qui quella sentenza di S. Agostino: «Chi cerca Dio, cerca la gioia; perché quanto si avvicina a Dio, tanto resta illuminato, fortificato, amato da Dio il quale solo è la vera gioia dell’uomo; egli solo ne appaga le brame, e non solo dell’uomo, ma anche dell’angelo (Sent. IX)… E altrove il medesimo santo così pregava: «Lungi da me, lungi dal vostro servo tenete l’idea di stimarmi felice, qualunque gioia io provi all’infuori di voi; ma fate che io gusti quella gioia che l’empio non conosce, e che voi date a coloro che vi servono. Questa gioia siete voi medesimo; è la vita beata di godere con voi, di voi e per voi: ecco la vera gioia, non ve n’è altra fuori di questa (Confess. l. X, c. XXII); perché ci avete creati per voi solo, e il nostro cuore non trova pace, fino a tanto che in voi non riposi (Ib.. 1. I, c. I)».
«L’unica schietta gioia, dice S. Bernardo, è quella che viene dal Creatore, non dalla creatura, e che nessuno può rapirti quando la possiedi; a paragone di questa, ogni altra allegrezza è pianto, ogni dolcezza è amarezza, ogni diletto è noia, ogni bellezza è sporcizia; insomma ogni piacere è molestia». La gioia perfetta non viene dalla terra, ma dal cielo; non scaturisce da questa valle di lagrime, ma dal giardino della città celeste (Epistola CXIV).
La gioia in Dio, notava già il Crisostomo, è la sola che non ci può essere tolta, tutte le altre gioie sono mutabili e transitorie; ma la gioia in Dio è stabile, immutabile, e così grande che riempie tutto il cuore. Le altre gioie non ci rallegrano in modo da dissipare la tristezza e la noia, anzi ne sono la sorgente; ma chi si rallegra e gioisce in Dio, beve alla fonte della vera gioia. A quella guisa che non appena una scintilla è caduta nel mare, vi resta spenta, così avviene a colui che ripone in Dio la sua felicità e la sua gioia; resta tutto affogato in quest’oceano senza sponde e la sua gioia invece di diminuire, si aumenta (Homil. ad pop. XVIII).
Il vero cristiano in Dio solo trova il riposo e la pace; in esso solo sono le vere gioie. Le allegrezze del mondo, le gioie prodotte dalle passioni non dànno il riposo e la pace, ma in esse si trova il turbamento e il rimorso… «Colui che vuole godere in se stesso e di sé sarà triste, dice ancora S. Agostino, ma chi cerca in Dio la propria gioia sarà in continuo gaudio (Tract. XXIV, in Joann)».
La vera gioia si trova in secondo luogo in una vita santa. «Volete sapere il modo di non vivere mai in tristezza? domanda S. Bernardo: vivete santamente. Una vita santa ha per indivisibile compagna la gioia; la coscienza del reo è sempre tra vagliata da foschi pensieri (De inter. Domo, c. XLV)… «Qual cosa più preziosa e più dolce a un cuore, osserva ancora il medesimo santo, qual cosa più sicura e tranquilla in questa terra, che una coscienza retta? Essa non teme né la perdita degli averi, né i patimenti, né i rimproveri; la morte invece di spaventarla, le si presenta come messaggera di gioia» (De Considerat. lib. I).
La stessa cosa avevano già osservato due pagani, Cicerone e Seneca. Il primo scriveva a Torquato, che la coscienza di una volontà diritta è la massima delle consolazioni in mezzo alle pene della vita; l’altro pretendeva da Lucinio che vivesse contento; e interrogato da questo onde poteva attingere quella continua contentezza gli rispondeva: In una buona coscienza, in buoni consigli, in buone azioni, nel disprezzo delle cose fugaci, in una condotta irreprensibile.
La vera gioia si trova in terzo luogo nell’umiltà; secondo l’esortazione di Giuditta: «Aspettiamo umilmente la consolazione del Signore» (IUD. VIII, 20).
Si trova in quarto luogo nell’amore e nel timore di Dio. Il timore del Signore è, come dice l’Ecclesiastico, gloria, trionfo, sorgente di gioia, corona di allegrezza. Il timor di Dio rallegrerà il cuore, gli porterà la gioia, l’esultanza, la lunghezza dei giorni. Chi teme il Signore avrà gioia in fine di vita e benedizione nel giorno della sua morte (Eccli. I, 11-13).
Si trova in quinto luogo nei pensieri consolanti del cielo, di Gesù Cristo, dei benefizi di Dio, della sua presenza, della sua dimora e cooperazione in noi, della Beata Vergine, dei santi, ecc.
Si trova in sesto luogo nella mortificazione della carne e dei sensi. Se noi rinunziamo ai diletti dei sensi, Dio ci darà delizie assai più dolci; in vece di piaceri carnali ce ne fornisce di spirituali, sostituisce gioie eterne alle temporali, le divine alle umane. Davide che ne aveva fatto la prova, diceva: «L’anima mia ricusò le consolazioni terrestri; mi ricordai del Signore e mi sentii giubilare il cuore» (Psalm. LXXXVI, 3). Infatti le gioie spirituali gustate una volta rendono insipido ogni piacere del senso.
Si trova in settimo luogo nella preghiera e nella meditazione. «Io, dice il Signore, l’attirerò a me, lo condurrò nella solitudine e gli parlerò al cuore» (OSE. II, 14). Io gli parlerò interiormente alla sua mente, alla sua volontà riempirò il suo cuore di consolazione; gli terrò un linguaggio tutto miele; ne appagherò le brame; me lo stringerò al seno ben vicino, al cuore. Gli comunicherò il mio spirito consolatore.
Si trova in ottavo luogo nella virtù; lo sentì anche Seneca che scrive: «Solo la virtù produce una gioia perpetua e sicura (Epistola XXVII)»; perché la virtù, è la pratica della legge di Dio. Ora, dice S. Basilio, «rallegrarsi in ciò che è secondo la legge del Signore, questo è un rallegrarsi nel Signore, ed è vera gioia (In reg. brevior., reg. CXCIV)».
Si trova finalmente nelle lagrime del pentimento; Una sola lagrima versata sui peccati passati, contiene più soavità e dolcezza, e quindi gaudio, che non tutti i piaceri del mondo e della carne insieme uniti.

3. LA GIOIA CRISTIANA RENDE INVINCIBILE. – «Credete che avete motivo di rallegrarvi quando siete fatti bersaglio a varie tentazioni», scrive S. Giacomo (IACOB. I, 2). «Vedendo S. Paolo, dice il Crisostomo, che le tentazioni gli si accumulavano addosso come la neve, godeva e si rallegrava come se fosse vissuto in mezzo al paradiso… Infatti nessuna arma è così poderosa, quanto il gioire secondo il Signore (De S. Paulo)».
Ai suoi religiosi che vivevano nella mortificazione e nell’austerità, San Antonio non sapeva inculcare nulla di meglio che la gioia spirituale nella quale egli vedeva il più forte scudo ed il più potente rimedio contro ogni maniera di tentazioni e di prove. «Vi è, soleva dire, un mezzo efficacissimo a conquidere il nemico, ed è la gioia spirituale; scioglie i tranelli del demonio e ne dilegua le insidie come fumo; non soltanto le teme, ma l’e affronta, le insegue, le sgomina. No, credetemi, non vi è nulla che più sicuramente superi e atterri i nostri nemici, quanto la gioia e la contentezza spirituale». (Ap. Sanct. Athanas.).
I demoni tripudiano quando riescono a spegnere e anche solo a illanguidire la gioia spirituale in un’anima. «Ma ricordatevi, dice S. Agostino, che il demonio è come cane legato alla catena da Gesù Cristo; può abbaiare e lacerare le vesti, ma non può mordere se non chi vuol essere morso; può assaltare, ma non gettare a terra, e perde la speranza anche solo di persuadere, quando vede l’uomo stare fermo, generoso, lieto ed allegro (Civit. Dei, L II, c. 8)». Perciò afferma Origene, che quanti atti di gioia noi facciamo in Dio, tanti colpi di verga scarichiamo sul diavolo (De Elcana).
Con questa gioia spirituale noi ci attiriamo la grazia e i lumi divini; vediamo i pericoli e li scansiamo; i nostri nemici, vedutisi scoperti e conosciuti, se ne fuggono.

4. LA GIOIA CRISTIANA SOPPORTA TUTTO. – Attestano gli Atti Apostolici che avendo il sinedrio ordinato che gli Apostoli fossero flagellati perché annunziavano Gesù Cristo, questi uscirono dal concilio allegri ed esultanti, perché erano stati stimati degni di patire contumelie per il nome di Gesù (Act. V, 40-41); ed il grande Apostolo diceva di essere inondato di gioia in mezzo. ad ogni tribolazione (II Cor VII, 4); e ai Colossesi scriveva: «Io mi rallegro nei miei patimenti per voi» (Coloss. I, 24). Per voi, cioè per ottenere merito a voi con i miei travagli e per lasciare a voi esempio del come mantenervi d’animo tra le croci e le persecuzioni. E questo esempio vediamo riprodotto al vivo in quel detto di S. Francesco d’Assisi: «Tanto è il bene ch’io m’aspetto, che ogni pena m’è diletto » (In Vita).
«Gesù Cristo godeva, come dice il Crisostomo, in mezzo ai suoi supplizi. Chiamava giorno suo il giorno della crocifissione. Così devono fare i cristiani. I patimenti sono pene rispetto al corpo, ma sono gioie rispetto allo spirito. Non è nell’indole delle croci considerate in se stesse, il dare la gioia, ma solo di quelle croci che si portano per Gesù Cristo, e con l’aiuto dello Spirito Santo. Queste dànno la gioia e il riposo, principalmente per l’eternità» (Homil. ad pop.). Ah! solo dalla croce del Salvatore stilla gioia perfetta!
La gioia cristiana mitiga, addolcisce e rende meritorie le afflizioni e le prove; e talora arriva a far sì che chi le patisce non se ne accorga, come accadde a molti martiri ed anche ad altri santi, per virtù dell’Onnipotente. Quante anime non conta il Cristianesimo, le quali ben lungi dal temere patimenti, li desiderano, li invocano, li accolgono a braccia aperte: anime che imitano colui che scriveva: «Il Signore ha posto nella mia carne un pungolo, licenziò l’angelo di Satana a schiaffeggiarmi. Perciò io mi volsi a Dio supplicandolo che me ne liberasse; ma egli mi rispose: Ti basta la grazia mia, perché la virtù nella debolezza si perfeziona. Volentieri adunque io giubilerò e mi glorierò delle mie infermità, affinché in me abiti la forza di Cristo. Perciò mi rallegro nelle mie debolezze, negli obbrobri, nelle strettezze, nelle persecuzioni, negli stenti che sopporto per Cristo; perché allora sono forte, quando mi conosco debole e fiacco» (II Cor. XII, 10). S. Paolo attingeva la gioia nelle sue prove, dal merito medesimo inerente alle prove; e questa gioia rendeva le prove non solo tollerabili, ma desiderate…
Chi patisce con tristezza e senza rassegnazione, patisce di più e patisce senza merito. Chi soffre con gioia, soffre meno e acquista di grandi meriti. Il Signor nostro Gesù Cristo che conosceva il pregio delle afflizioni, diceva: «Beati quelli che soffrono, felici quelli che piangono» (MATTH. V, 10). Se è felicità soffrire, ne segue che si deve soffrire con gioia; perché è la gioia nei patimenti che procura la felicità.

5. LE ANIME ILLUMINATE E PIE HANNO PER LORO EREDITÀ LA GIOIA. ­ «Essi, cioè i giusti, si rallegreranno al vostro cospetto, o Signore, diceva già Isaia, come mietitori ricchi del loro raccolto, come vincitori nel dividersi le spoglie» (ISAI. IX, 3). Il Signore dice: «I miei servi mieteranno nell’abbondanza e voi patirete la miseria; i miei servi saranno dissetati, e voi morrete di sete; essi gioiranno, e voi sarete confusi; intoneranno, nel giubilo dei loro cuori, cantici di allegrezza e di lode, e voi manderete strida col cuore spezzato, gemerete nella tristezza del vostro spirito» (ISAI. LXV, 13-14).
A conferma del detto del Salmista: «Starà il giusto in festa e in gioia» (Psalm. L VII, 10), noi abbiamo la vita degli anacoreti del deserto, dei quali narra Palladio, che mettevano stupore in chi li vedeva raggiare di tanta gioia in mezzo agli orrori della solitudine; così dolce e grande era il gaudio loro, che non si era visto mai l’uguale su la terra, anche per riguardo all’allegrezza corporale, perché non si vedeva nessuno di loro di volto oscuro e triste (In Lausiac. C. LII). E ad elogio di ogni santo può ripetersi quello che dell’apostolo Andrea diceva S. Bernardo: «Andò alla croce non solo rassegnato e paziente, ma volenteroso, lieto e giubilante, quasi che s’incamminasse ad un banchetto, ad incomparabili diletti».

6. LA GIOIA CRISTIANA È TESTIMONIO DI UNA BUONA COSCIENZA. – «La più sicura prova che si ha di essere in grazia di Dio è la gioia spirituale», sentenzia S. Bonaventura (Speculum c. III); facendo eco a S. Paolo che aveva notato come frutto dello Spirito Santo la gioia (Galat. V, 22).
«La buona coscienza, scrive S. Agostino, è tutta nella speranza; e la speranza è il fondamento della gioia» (Soliloq.); S. Ambrogio, spiegando quel testo dei Proverbi (XV, 15): «Una coscienza tranquilla è un festino continuo, esclama: Che nutrimento più appetitoso di quello di cui si ciba un’anima pura ed innocente? » (Offic.). «Non già le grandezze, dice il Crisostomo, non le ricchezze, non la potenza, non la forza, non qualunque altra cosa di questo mondo dànno la gioia all’anima e al cuore, ma solo la buona coscienza ha il segreto di procurarla» (Homil. ad pop.).

7. SOAVITÀ DELLA GIOIA CRISTIANA. – «Dove trovare cosa più dolce; scriveva Tertulliano, che essere amato da Dio, conoscere Dio, detestare l’errore, ottenere il perdono dei propri peccati? Qual piacere più soave che disprezzare la voluttà e il mondo, essere libero della libertà dei figli di Dio, avere una coscienza monda, non temere la morte, calpestare le false divinità, cacciare i demoni, vivere di Dio e per Iddio? Questi diletti, questi spettacoli dei cristiani, sono santi, perpetui, gratuiti (De Spectac., c. XXVIII)».
Le gioie cristiane sono prodotte dall’intima unione del Verbo con l’anima. Ora dove trovare una felicità uguale? In quest’unione casta, immacolata, vi è un festino continuo, e sovente vi si mangia l’agnello pingue, dice S. Lorenzo Giustiniani. Vi si gusta la pace interiore, la tranquillità sicura, la felicità tranquilla, una grande dolcezza, una fede calma, una società amabile, i baci dell’unità, le delizie della contemplazione, la soavità nello Spirito Santo. Là è la porta del cielo, l’ingresso al paradiso, dal talamo nuziale la sposa scende bene spesso al cielo, e sovente lo Sposo divino discende dal cielo verso la sposa. Ella vive senza timore, senza inquietudine intorno alla sua salvezza; penetra nelle sublimi dimore dello Sposo, come nella casa del suo diletto, nella sua propria possessione; poiché per riscattarla, lo Sposo si è venduto egli medesimo e a lei si è dato. Per redimerla ha lottato con le tentazioni, ha combattuto contro gli spiriti malvagi, e contro di loro combatte tuttora. Non da temeraria, ma da confidente, ella entra negli appartamenti dello Sposo; poiché se vi fu un tempo in cui era come straniera alla città santa, al presente essa ne è divenuta la concittadina insieme coi santi; è divenuta la sposa del Verbo e, per un privilegio d’amore, tutto ciò che è dello sposo a lei appartiene. Infatti il vero amore niente serba esclusivamente ad uso suo, ma dà a larga mano e quello che ha e se stesso; ed in forza della medesima legge, della medesima carità, che lo spinge a dare quello che possiede, si serve egli anche di quello che hanno gli altri. E per questa esuberanza di mutuo amore, vi corre tra l’anima e il Verbo una perfetta famigliarità in parole, in confidenza, in sicurezza della grazia e della gloria, senza distinzione di condizione (De inter, Conflictu).
«La gioia dei giusti è, dice il Crisostomo, una vera nuova creazione dell’anima e del corpo, il presagio e il fiore dell’eterno frutto. Perciò l’Apostolo esorta i fedeli a gioire del continuo nel Signore» (Homil. ad pop.),
«La tranquillità della coscienza, scrive S. Ambrogio, e la sicurezza dell’innocenza formano la vita felice (Offic.)». A ragione pertanto Clemente di Alessandria chiama la vita dei giusti un giorno di continua santità, festa e letizia (Lib. Stromat); poiché qual cosa può temere dal secolo, dice S. Cipriano, chi ha nel secolo per suo tutore Iddio? (Epistola ad Martyr).
«Non vi è gioia che uguagli la gioia del cuore, dice Rabano; nessuna gioia terrena si può paragonare con la gioia della vera sapienza che consiste nella verità, nella contemplazione della verità, nella conoscenza di Dio» (De adep. virtut.).
Nell’anima che gioisce nel Signore, si verificano alla lettera e nel loro vero senso le parole del Signore: «Io verserò su di voi la pace a guisa di un fiume, e la gloria delle nazioni come un torrente; sarete portati tra le braccia, e i popoli vi carezzeranno su le ginocchia come bimbi lattanti. Io vi consolerò come la madre consola il bambino, e Voi ne gioirete. Vedrete, e ne andrà in giubilo il vostro cuore, le vostre ossa si rianimeranno come l’erba; i servi del Signore conosceranno il suo braccio» (ISAI. LXVI, 12-14); quel braccio che avrebbe attirato secondo la profezia di Osea, gli uomini con catene di amore (OSE. XI. 4).
Ecco come parla chi poté confrontare questa gioia con quella del secolo: «Oh! quanto mi fu dolore a un tratto essere privo delle gioie insipide e leggere del mondo di modo che mi pareva una gioia indicibile il perdere quello che poco prima parevami il colmo della sventura perdere! Poiché tu le cacciavi da me, tu, o somma e vera dolcezza; sì, tu le snidavi e in vece loro, entravi tu, più soave di ogni piacere e di ogni gioia (Confess., 1. VIII, c. XI) ».
La gioia cristiana è il segno di una buona e pia volontà; è l’ornamento e il fiore delle virtù. Per il possesso di Gesù Cristo la gioia del cuore non ha misura, l’anima si rinnova e si sente sopraffatta da una dolcezza ineffabile; ottiene l’intelligenza spirituale, i lumi della fede l’aumento della speranza, il fuoco della carità, l’affetto della compassione, lo zelo della giustizia, il diletto delle virtù. L’anima in braccio alle gioie spirituali ha nell’orazione famigliari colloqui con Dio, si accorge che è ascoltata e sovente esaudita; parla con lui a faccia a faccia ed ascolta quello ch’egli le dice, guadagna a sé il suo Dio, gli fa dolce ma forte violenza, lo incatena con la sua preghiera tutta spirante consolazioni e gioie celesti…
Beata e felice le mille volte dunque l’anima fedele che corrisponde alle grazie di Gesù Cristo! Essa trova e riceve fin da questa vita il centuplo di quello che ha sacrificato per Cristo; è contenta, ricca e in pace; si assicura con la buone opere il conseguimento dell’eterno gaudio degli eletti nella celeste Gerusalemme, di maniera che passa dalla gioia della grazia alla gioia della gloria, dal fiume delle delizie che gusta in Dio quaggiù in terra all’oceano infinito dell’eterno possesso di Dio…

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La Gioia negli scritti dei primi Cristiani

DAGLI SCRITTI DEI PRIMI CRISTIANI

        

                               
“Armati di gioia, che è sempre grata ed accetta a Dio, e deliziati in essa.

L’uomo allegro fa il bene, pensa il bene ed evita più che può la tristezza…

vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di ogni gioia”

 

Pastore di Erma, decimo precetto

 

***

 

“La dolcezza dello spirito nasce dalla gioia

mentre la tristezza è come la bocca del leone

che divora l’uomo malinconico”

 

Detti dei Padri del deserto

 

***

 

“Vi è un mezzo efficacissimo a conquidere il nemico, ed è la gioia spirituale;

scioglie i tranelli del demonio e ne dilegua le insidie come fumo;

non soltanto le teme, ma le affronta, le insegue, le sgomina.

No, credetemi, non vi è nulla che più sicuramente superi e atterri i nostri nemici,

quanto la gioia e la contentezza spirituale”.

San Antonio Abate

***  

  “La preghiera è sorgente di gioia e di grazia”

 

Evagrio Pontico

***
“Quando, dedicandoti alla preghiera, sei giunto al di sopra di ogni altra gioia,

allora veramente hai trovato la preghiera.”

 

Evagrio Pontico

 

***

  

“Allontana da te, dice, la tristezza che è sorella della incertezza e della collera”.

 

Sant’Isacco di Ninive

 

***

  

Quando le infermità, i bisogni, il tormento del corpo

o la paura che viene dalle sue pene,

turba il tuo pensiero allontanandolo dalla gioia della tua speranza

e dalla meditazione limpida del Signore nostro,

sappi che in te vive il corpo e non Cristo.

 

Sant’Isacco di Ninive

 

***

  

Ogni giorno sia accompagnato dalla speranza, dalla gioia, dalla fiducia di giungere al regno futuro della salvezza.

Ripetersi spesso: “Se oggi non ho raggiunto la liberazione, vi riuscirò domani!”.

Chi ha intenzione di piantare una vigna, avanti di accingersi al lavoro è nutrito dalla speranza e dalla gioia,

e nella sua mente sogna la vendemmia e calcola i guadagni prima che il vino sia fatto;

con questo animo può affrontare la fatica. (Migne 34, 681 b).

 

Pseudo Macario

veliero (2)

La parola Gioia nelle Lettere Cattoliche e nell’Apocalisse

LETTERA DI GIACOMO

5,13 Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. 

PRIMA LETTERA DI PIETRO 

1,6 Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un pò afflitti da varie prove,

1,8 voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

4,13 Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

PRIMA LETTERA DI GIOVANNI

1,4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.
    

SECONDA LETTERA DI GIOVANNI 

1,12 Molte cose avrei da scrivervi, ma non ho voluto farlo per mezzo di carta e di inchiostro; ho speranza di venire da voi e di poter parlare a viva voce, perché la nostra gioia sia piena. 

TERZA LETTERA DI GIOVANNI

1,4 Non ho gioia più grande di questa, sapere che i miei figli camminano nella verità.

LA GIOIA NELLE SACRE SCRITTURE

APOCALISSE 

di Giovanni

      

        

       

19,5 Partì dal trono una voce che diceva:

‘Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
voi che lo temete,
piccoli e grandi!’.

12,12 Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo. 

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La parola Gioia nella Bibbia: le Lettere di San Paolo

LA GIOIA NELLE SACRE SCRITTURE

LETTERE DI SAN PAOLO

Lettera ai Romani, 1 Lettera ai Corinti, 2 Lettera ai Corinti, Lettera ai Galati, Lettera ai Efesini, Lettera ai Filippesi, Lettera ai Colossesi, 1 Lettera ai Tessalonicesi, 2 Lettera ai Tessalonicesi, 1 Lettera a Timoteo, 2 Lettera a Timoteo, Lettera a Tito, Lettera a Filemone, Lettera agli Ebrei

      

        

       

                  

Lettera ai Romani

12,8 Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. 

12,12 Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera…

12,15 Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto.

14,17 Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

15,13 Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.

15,32 ché io possa venire da voi nella gioia, se così vuole Dio, e riposarmi in mezzo a voi. Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen. 

Seconda Lettera ai Corinzi

1,24 Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perchè nella fede voi siete già saldi.

2,3 Perciò vi ho scritto in quei termini che voi sapete, per non dovere poi essere rattristato alla mia venuta da quelli che dovrebbero rendermi lieto, persuaso come sono riguardo a voi tutti che la mia gioia è quella di tutti voi.

6,10 afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

7,4 Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.

7,7 e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta.

7,13 Ecco quello che ci ha consolati.A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi.

8,2 nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità.

9,7 Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. 

13,11 Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.

Lettera ai Galati

5,22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Lettera ai Filippesi 

1,4 pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera 

1,25 Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede,

2,2 rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.

2,29 Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui.

3,1 Per il resto, fratelli miei, state lieti nel Signore.

4,1 Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore così come avete imparato, carissimi! 


4,4 Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. 


4,10 Ho provato grande gioia nel Signore, perché finalmente avete fatto rifiorire i vostri sentimenti nei miei riguardi: in realtà li avevate anche prima, ma non ne avete avuta l’occasione. 

Lettera ai Colossesi

1,12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 

Prima Lettera ai Tessalonicesi

  
1,6 E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione.

2,19 Chi infatti, se non proprio voi, potrebbe essere la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui ci possiamo vantare, davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta?

2,20 Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia.

3,9 Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio…

5,16 State sempre lieti!

         

Seconda Lettera a Timoteo 

1,4 mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 

Lettera a Filemone

1,7 La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua.

Lettera agli Ebrei 

10,34 Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi.

12,2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.

12,11 Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.

13,17 Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi, come chi ha da renderne conto; obbedite, perché facciano questo con gioia e non gemendo: ciò non sarebbe vantaggioso per voi.

Fonte: http://vivetenellagioia.altervista.org/sacrescritture/lettere_san_paolo.html

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La parola Gioia nei Santi Vangeli, rivelata nella sua pienezza

LA GIOIA NELLE SACRE SCRITTURE

VANGELI CANONICI

   

Matteo, Marco, Luca, Giovanni

    

  

       

VANGELO DI MATTEO

          

2,10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.

5,11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

13,44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

25,21 Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

25,23 Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

28,8 Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.

VANGELO DI MARCO 

13-20 E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? 14Il seminatore semina la Parola. 15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. 16Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, 17ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. 18Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, 19ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. 20Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
     

               

VANGELO DI LUCA

        

1,14 Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita.

1,28 Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

1,44 Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.

2,10 ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:

6,23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

8,13 Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno.

10,17 I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».

10,20 Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

10,21 In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

15,5 -7 Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta».
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

15,9-10 E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto». Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

19,6 Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.

19,37 Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto,

24,41 Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».

24,52 Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia.

VANGELO DI GIOVANNI

             

3,29 Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena.

8,56 Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».

15,11 Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

16,20 In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

16,21 La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo.

16,22 Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.

16,24 Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

17,13 Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.

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La parola Gioia nei Libri Storici dell’Antico Testamento

LA GIOIA NELLE SACRE SCRITTURE

LIBRI STORICI

   

Giosué, Giudici, Rut, 1 Samuele, 2 Samuele, 1 Re, 2 Re, 1 Cronache, 2 Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, 1 Maccabei, 2 Maccabei

     

    

RUT

 
3: 7 Booz mangiò, bevve e con il cuore allegro andò a dormire accanto al mucchio d’orzo. Allora essa venne pian piano, gli scoprì i piedi e si sdraiò.

1 SAMUELE

   

11: 9 Dissero allora ai messaggeri che erano giunti: «Direte ai cittadini di Iabes di Gàlaad: «Domani, quando il sole comincerà a scaldare, sarete salvi»». I messaggeri partirono e riferirono agli uomini di Iabes, che ne ebbero grande gioia. 

18:6 Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall’uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri.

  

2 SAMUELE 

6: 12 Ma poi fu detto al re Davide: “Il Signore ha benedetto la casa di Obed-Edom e quanto gli appartiene, a causa dell’arca di Dio”. Allora Davide andò e trasportò l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom nella città di Davide, con gioia.

1 RE

1: 39-40 Il sacerdote Zadòk prese il corno dell’olio dalla tenda e unse Salomone al suono della tromba. Tutti i presenti gridarono: “Viva il re Salomone!”. Risalirono tutti dietro a lui, suonando i flauti e mostrando una grandissima gioia e i luoghi rimbombavano delle loro acclamazioni.

8: 66 Nel giorno ottavo congedò il popolo. I convenuti, salutato il re, tornarono alle loro case, contenti e con la gioia nel cuore per tutto il bene concesso dal Signore a Davide suo servo e a Israele suo popolo.

1 CRONACHE 

15: 16 Davide disse ai capi dei leviti di mandare i loro fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e cembali, perché, levando la loro voce, facessero udire i suoni di gioia.

15: 25 Davide, gli anziani di Israele e i capi di migliaia procedettero con gioia al trasporto dell’arca dell’alleanza del Signore dalla casa di Obed-Edom.

29: 17 So, mio Dio, che tu provi i cuori e ti compiaci della rettitudine. Io, con cuore retto, ho offerto spontaneamente tutte queste cose. Ora io vedo il tuo popolo qui presente portarti offerte con gioia.

29: 22 Mangiarono e bevvero alla presenza del Signore in quel giorno con manifestazioni di grande gioia. Di nuovo proclamarono re Salomone, figlio di Davide, lo unsero, consacrando lui al Signore come capo e Zadòk come sacerdote.


2 CRONACHE

7: 10 Il ventitré del settimo mese Salomone congedò il popolo perché tornasse alle sue case contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele suo popolo.

20: 27 Quindi tutto Giuda e tutti quelli di Gerusalemme, con Giòsafat alla testa, partirono per tornare in Gerusalemme, pieni di gioia perché il Signore li aveva riempiti di letizia a spese dei loro nemici.

23: 18 Ioiadà affidò la sorveglianza del tempio ai sacerdoti e ai leviti, che Davide aveva divisi in classi per il tempio, perché offrissero olocausti al Signore, come sta scritto nella legge di Mosè, fra gioia e canti, secondo le disposizioni di Davide.

30: 21 – 23 Così gli Israeliti che si trovavano in Gerusalemme celebrarono la festa degli azzimi per sette giorni con grande gioia, mentre i sacerdoti e i leviti lodavano ogni giorno il Signore con gli strumenti che risuonavano in suo onore. Ezechia parlò al cuore di tutti i leviti, che avevano dimostrato un profondo senso del Signore; per sette giorni parteciparono al banchetto solenne, offrirono sacrifici di comunione e lodarono il Signore, Dio dei loro padri. Tutta l’assemblea decise di festeggiare altri sette giorni; così passarono ancora sette giorni di gioia.

30: 26 Ci fu una gioia straordinaria in Gerusalemme, perché dal tempo di Salomone figlio di Davide, re di Israele, non c’era mai stata una cosa simile in Gerusalemme.

ESDRA

3: 11-13 Essi cantavano a cori alterni lodi e ringraziamenti al Signore perché è buono, perché la sua grazia dura sempre verso Israele. Tutto il popolo faceva risuonare il grido della grande acclamazione, lodando così il Signore perché erano state gettate le fondamenta del tempio. Tuttavia molti tra i sacerdoti e i leviti e i capifamiglia anziani, che avevano visto il tempio di prima, mentre si gettavano le nuove fondamenta di questo tempio sotto i loro occhi piangevano ad alta voce, ma i più continuavano ad alzare la voce con il grido dell’acclamazione e della gioia. Così non si poteva distinguere il grido dell’acclamazione di gioia dal grido del pianto del popolo, perché il popolo faceva echeggiare la grande acclamazione e la voce si sentiva lontano.

6: 16 Allora gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrarono con gioia la dedicazione di questa casa di Dio.

6: 22 Celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni poiché il Signore li aveva colmati di gioia, avendo piegato a loro favore il cuore del re di Assiria, per rafforzare le loro mani nel lavoro per il tempio del Dio d’Israele.

NEEMIA 

8: 10 Poi Neemia disse loro: “Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”.

8: 17 Vi fu gioia molto grande.

10: 10 Nel vostro giorno di gioia, nelle vostre solennità e al principio dei vostri mesi, suonerete le trombe durante i vostri olocausti e i vostri sacrifici di comunione. Esse saranno per voi un richiamo davanti al vostro Dio. Io sono il Signore, vostro Dio».

12: 27 Per la dedicazione delle mura di Gerusalemme si mandarono a cercare i leviti da tutti i luoghi dove si trovavano, per farli venire a Gerusalemme, perché la dedicazione si celebrasse con gioia, con inni e cantici e suono di cembali, saltèri e cetre.

12: 43 In quel giorno il popolo offrì numerosi sacrifici e si allietò, perché Dio gli aveva concesso una grande gioia. Anche le donne e i fanciulli si rallegrarono e la gioia di Gerusalemme si sentiva di lontano.

TOBIA

5: 10 Tobia uscì a chiamarlo: “Quel giovane, mio padre ti chiama”. Entrò da lui. Tobi lo salutò per primo e l’altro gli disse: “Possa tu avere molta gioia!”. Tobi rispose: “Che gioia posso ancora avere? Sono un uomo cieco; non vedo la luce del cielo; mi trovo nella oscurità come i morti che non contemplano più la luce. Anche se vivo, dimoro con i morti; sento la voce degli uomini, ma non li vedo”. Gli rispose: “Fatti coraggio, Dio non tarderà a guarirti, coraggio!”. E Tobi: “Mio figlio Tobia vuole andare nella Media. Non potresti accompagnarlo? Io ti pagherò, fratello!”. Rispose: “Sì, posso accompagnarlo; conosco tutte le strade. Mi sono recato spesso nella Media. Ho attraversato tutte le sue pianure e i suoi monti e ne conosco tutte le strade”. 

7: 17 “Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!”.

8: 17 Tu sei benedetto, perché hai avuto compassione dei due figli unici. Concedi loro, Signore, grazia e salvezza e falli giungere fino al termine della loro vita in mezzo alla gioia e alla grazia”.

11: 17 Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la benedisse: “Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio, perché ti ha condotta da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa che è tua in buona salute e benedizione e gioia; entra, o figlia!”.

11: 20 E si festeggiarono le nozze di Tobia con gioia per sette giorni.

13: 11 Dà lode degnamente al Signore
e benedici il re dei secoli;
egli ricostruirà in te il suo tempio con gioia,

13: 16 Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure:
gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre.
Anima mia, benedici il Signore, il gran re.

GIUDITTA

8: 6 Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele.

12: 14 Giuditta rispose a lui: “E chi sono io per osare contraddire il mio signore? Quanto sarà gradito ai suoi occhi, mi affretterò a compierlo e sarà per me motivo di gioia fino al giorno della mia morte”.


ESTER 

4:17 f-g-h Ora, Signore Dio, Re, Dio di Abramo, risparmia il tuo popolo! Perché mirano a distruggerci e bramano di far perire quella che è la tua eredità dai tempi antichi. Non trascurare la porzione che per te stesso hai liberato dal paese d’Egitto. Ascolta la mia preghiera e sii propizio alla tua eredità; cambia il nostro lutto in gioia, perché vivi possiamo cantare inni al tuo nome, Signore, e non lasciare scomparire la bocca di quelli che ti lodano”.

8:12 t Infatti questo giorno, invece di segnare la rovina della stirpe eletta, Dio, signore di ogni cosa, lo ha loro cambiato in giorno di gioia.

8: 15-17 Mardocheo si allontanò dal re con una veste reale di porpora viola e di lino bianco, con una grande corona d’oro e un manto di bisso e di porpora rossa; la città di Susa gridava di gioia ed era in festa. Per i Giudei vi era luce, letizia, esultanza, onore. In ogni provincia, in ogni città, dovunque giungevano l’ordine del re e il suo decreto, vi era per i Giudei gioia ed esultanza, banchetti e feste. Molti appartenenti ai popoli del paese si fecero Giudei, perché il timore dei Giudei era piombato su di loro.

9: 17-19 Questo avvenne il tredici del mese di Adàr; il quattordici si riposarono e ne fecero un giorno di banchetto e di gioia. Ma i Giudei che erano a Susa si radunarono il tredici e il quattordici di quel mese; il quindici si riposarono e ne fecero un giorno di banchetto e di gioia. Perciò i Giudei della campagna, che abitano in città non circondate da mura, fanno del quattordici del mese di Adàr un giorno di gioia, di banchetto e di festa, nel quale si mandano regali gli uni gli altri.

9: 20- 22 Mardocheo scrisse questi avvenimenti e mandò lettere a tutti i Giudei che erano in tutte le province del re Assuero, vicini e lontani, per stabilire che ogni anno celebrassero il quattordici e il quindici del mese di Adàr, perché giorni nei quali i Giudei ebbero tregua dagli attacchi dei nemici e il mese in cui il loro dolore era stato mutato in gioia, il loro lutto in festa, e perché facessero di questi giorni giorni di banchetto e di gioia, nei quali si mandassero regali scambievolmente e si facessero doni ai poveri.

10: 3k Questi giorni del mese di Adàr, il quattordici e il quindici del mese, saranno celebrati con adunanza, gioia e letizia davanti a Dio, di generazione in generazione per sempre nel suo popolo Israele”.

1 MACCABEI 

3: 45 La gioia era sparita da Giacobbe, erano scomparsi il flauto e la cetra.

4: 56-59 Celebrarono la dedicazione dell’altare per otto giorni e offrirono olocausti con gioia e sacrificarono vittime di ringraziamento e di lode. Poi ornarono la facciata del tempio con corone d’oro e piccoli scudi. Rifecero i portoni e le camere e vi misero le porte. Vi fu gioia molto grande in mezzo al popolo, perché era stata cancellata la vergogna dei pagani. Poi Giuda e i suoi fratelli e tutta l’assemblea d’Israele stabilirono che si celebrassero i giorni della dedicazione dell’altare nella loro ricorrenza, ogni anno, per otto giorni, cominciando dal venticinque del mese di Casleu, con gioia e letizia.

5: 23 Prese poi gli Israeliti che erano in Galilea e in Arbatta con le donne e i figli e tutti i loro averi e li condusse in Giudea con grande gioia.

7: 48 Il popolo fece gran festa e passò quel giorno come giornata di gioia straordinaria.

10: 66 Così Giònata tornò a Gerusalemme in pace e gioia.

2 MACCABEI 

3: 30 Benedicevano il Signore che aveva glorificato il suo luogo santo; il tempio, che poco prima era pieno di trepidazione e confusione, dopo che il Signore onnipotente aveva manifestato il suo intervento, si riempì di gioia e letizia.

10: 6 Con gioia passarono otto giorni come nella festa delle Capanne, ricordando come poco tempo prima avevano passato la feste delle Capanne dispersi sui monti e nelle caverne come animali selvatici.

15: 11 Dopo aver armato ciascuno di loro non tanto con la sicurezza degli scudi e delle lance quanto con il conforto delle egregie parole, li riempì di gioia, narrando loro un sogno degno di fede, anzi una vera visione.

15: 28 Terminata la battaglia, mentre facevano ritorno pieni di gioia, riconobbero Nicànore caduto con tutte le sue armi. 

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La Gioia nelle parole di tutti i Profeti

LA GIOIA NELLE SACRE SCRITTURE

LIBRI PROFETICI

   

Isaia, Geremia, Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia

    

          

    

ISAIA

5,14 Pertanto gli inferi dilatano le fauci,
spalancano senza misura la bocca.
Vi precipitano dentro la nobiltà e il popolo,
il frastuono e la gioia della città.

9,2 Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si gioisce quando si spartisce la preda.

12,3 Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza».

14,7 Riposa ora tranquilla tutta la terra
ed erompe in grida di gioia.

16,10 Sono scomparse gioia e allegria dai frutteti;
nelle vigne non si levano più lieti clamori,
né si grida più allegramente.
Il vino nei tini nessuno lo ammosta,
l’evviva di gioia è cessato.

24,8 E’ cessata la gioia dei timpani,
è finito il chiasso dei gaudenti,
è cessata la gioia della cetra.

24,11 Per le strade si lamentano, perché non c’è vino;
ogni gioia è scomparsa,
se ne è andata la letizia dal paese.

30,29 Voi innalzerete il vostro canto
come nella notte in cui si celebra una festa;
avrete la gioia nel cuore come chi parte al suono del flauto,
per recarsi al monte del Signore,
alla Roccia d’Israele.

32,13 – 14 per la terra del mio popolo, nella quale cresceranno spine e pruni, per tutte le case in gioia, per la città gaudente;
poiché il palazzo sarà abbandonato, la città rumorosa sarà deserta, l’Ofel e il torrione diventeranno caverne per sempre, gioia degli asini selvatici, pascolo di mandrie.

35,2 Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saròn.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.

35,6 Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.

35,10 Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

44,23 Esultate, cieli, poiché il Signore ha agito;
giubilate, profondità della terra!
Gridate di gioia, o monti,
o selve con tutti i vostri alberi,
perché il Signore ha riscattato Giacobbe,
in Israele ha manifestato la sua gloria.

48,20 Uscite da Babilonia,
fuggite dai Caldei;
annunziatelo con voce di gioia,
diffondetelo,
fatelo giungere fino all’estremità della terra.
Dite: «Il Signore ha riscattato
il suo servo Giacobbe».

49,13 Giubilate, o cieli; rallegrati, o terra,
gridate di gioia, o monti,
perché il Signore consola il suo popolo
e ha pietà dei suoi miseri.

51,3 Davvero il Signore ha pietà di Sion,
ha pietà di tutte le sue rovine,
rende il suo deserto come l’Eden,
la sua steppa come il giardino del Signore.
Giubilo e gioia saranno in essa,
ringraziamenti e inni di lode!

52,8 Senti? Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme gridano di gioia,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore in Sion.

52,9 Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.

54,1 Esulta, o sterile che non hai partorito,
prorompi in grida di giubilo e di gioia,
tu che non hai provato i dolori,
perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata
che i figli della maritata, dice il Signore.

55,12 Voi dunque partirete con gioia,
sarete condotti in pace.
I monti e i colli davanti a voi
eromperanno in grida di gioia
e tutti gli alberi dei campi batteranno le mani.

56,7 li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saliranno graditi sul mio altare,
perché il mio tempio si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».

60,15 Dopo essere stata derelitta,
odiata, senza che alcuno passasse da te,
io farò di te l’orgoglio dei secoli,
la gioia di tutte le generazioni.

65,14 ecco, i miei servi giubileranno
per la gioia del cuore,
voi griderete per il dolore del cuore,
urlerete per la tortura dello spirito.

65,18 poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
e farò di Gerusalemme una gioia,
del suo popolo un gaudio.

66,5 Ascoltate la parola del Signore,
voi che venerate la sua parola.
Hanno detto i vostri fratelli che vi odiano,
che vi respingono a causa del mio nome:
«Mostri il Signore la sua gloria,
e voi fateci vedere la vostra gioia!».
Ma essi saranno confusi.

66,10 Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa quanti la amate.
Sfavillate di gioia con essa
voi tutti che avete partecipato al suo lutto.

GEREMIA

 7,34 Io farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di gioia e la voce dell’allegria, la voce dello sposo e della sposa, poiché il paese sarà ridotto un deserto».

11,15 Che ha da fare il mio diletto nella mia casa,
con la sua perversa condotta?
Voti e carne di sacrifici allontanano forse
da te la tua sventura,
e così potrai ancora schiamazzare di gioia?

15,16 Quando le tue parole mi vennero incontro,
le divorai con avidità;
la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore,
perché io portavo il tuo nome,
Signore, Dio degli eserciti.

16,9 poiché così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Ecco, sotto i vostri occhi e nei vostri giorni farò cessare da questo luogo le voci di gioia e di allegria, la voce dello sposo e della sposa.

20,15 Maledetto l’uomo che portò la notizia
a mio padre, dicendo:
«Ti è nato un figlio maschio», colmandolo di gioia.

25,10 Farò cessare in mezzo a loro le grida di gioia e le voci di allegria, la voce dello sposo e quella della sposa, il rumore della mola e il lume della lampada.

31,7 Poichè dice il Signore:
«Innalzate canti di gioia per Giacobbe,
esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite:
Il Signore ha salvato il suo popolo,
un resto di Israele».

31,13 Allora si allieterà la vergine della danza;
i giovani e i vecchi gioiranno.
Io cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni.

33,9 Ciò sarà per me titolo di gioia, di lode e di gloria tra tutti i popoli della terra, quando sapranno tutto il bene che io faccio loro e temeranno e tremeranno per tutto il bene e per tutta la pace che concederò loro.

33,11 grida di gioia e grida di allegria, la voce dello sposo e quella della sposa e il canto di coloro che dicono: Lodate il Signore degli eserciti, perché è buono, perché la sua grazia dura sempre, portando sacrifici di ringraziamento nel tempio del Signore, perché ristabilirò la sorte di questo paese come era prima, dice il Signore.

48,33 Sono scomparse la gioia e l’allegria
dai frutteti e dalla regione di Moab.
E’ sparito il vino nei tini,
non pigia più il pigiatore,
il canto di gioia non è più canto di gioia.

  

LAMENTAZIONI 

 

2,15 Contro di te battono le mani
quanti passano per la via;
fischiano, scrollano il capo
sulla figlia di Gerusalemme:
«E’ questa la città che dicevano bellezza perfetta,
gioia di tutta la terra?».

5,15 La gioia si è spenta nei nostri cuori,
si è mutata in lutto la nostra danza.

BARUC

2,23 farò cessare nelle città di Giuda e per le vie di Gerusalemme il grido di gioia e di letizia, il canto dello sposo e della sposa e tutto il territorio diventerà un deserto senza abitanti».
Bar 3,35 egli le chiama e rispondono: «Eccoci!»
e brillano di gioia per colui che le ha create.

4,11 Io li avevo nutriti con gioia
e li ho dovuti lasciare con lacrime e gemiti.

4,22 Io, infatti, spero dall’Eterno la vostra salvezza.
Una grande gioia mi viene dal Santo,
per la misericordia che presto vi giungerà
dall’Eterno vostro salvatore.

4,23 Vi ho visti partire fra gemiti e pianti,
ma Dio vi ricondurrà a me
con letizia e gioia, per sempre.

4,29 poiché chi vi ha afflitti con tante calamità
vi darà anche, con la salvezza, una gioia perenne.

4,34 Le toglierò la gioia di essere così popolata,
il suo tripudio sarà cambiato in lutto.

4,36 Guarda ad oriente, Gerusalemme,
osserva la gioia che ti viene da Dio.

5,9 Perché Dio ricondurrà Israele con gioia
alla luce della sua gloria,
con la misericordia e la giustizia
che vengono da lui.

EZECHIELE

24,25 Tu, figlio dell’uomo, il giorno in cui toglierò loro la loro fortezza, la gioia della loro gloria, l’amore dei loro occhi, la brama delle loro anime, i loro figli e le loro figlie,

36,5 ebbene, così dice il Signore Dio: Sì, con gelosia ardente io parlo contro gli altri popoli e contro tutto Edom, che con la gioia del cuore, con il disprezzo dell’anima, hanno fatto del mio paese il loro possesso per saccheggiarlo.

DANIELE

6,24 Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa. Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato nel suo Dio.

13,60 Allora tutta l’assemblea diede in grida di gioia e benedisse Dio che salva coloro che sperano in lui.


OSEA

9,1 Non darti alla gioia, Israele,
non far festa con gli altri popoli,
perchè hai praticato la prostituzione,
abbandonando il tuo Dio,
hai amato il prezzo della prostituzione
su tutte le aie da grano.

              
GIOELE

1,12 La vite è seccata,
il fico inaridito,
il melograno, la palma, il melo,
tutti gli alberi dei campi sono secchi,
è inaridita la gioia tra i figli dell’uomo.

1,16 Non è forse scomparso il cibo
davanti ai nostri occhi
e la letizia e la gioia
dalla casa del nostro Dio?

2,21 Non temere, terra,
ma rallegrati e gioisci,
poiché cose grandi ha fatto il Signore.

          
ABDIA

1,12 Non guardare con gioia al giorno di tuo fratello,
al giorno della sua sventura.
Non gioire dei figli di Giuda
nel giorno della loro rovina.
Non spalancare la bocca
nel giorno della loro angoscia.

   

GIONA

4,6 Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino. 

           
SOFONIA 

3,14 Gioisci, figlia di Sion,
esulta, Israele,
e rallegrati con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!

3,17 Il Signore tuo Dio in mezzo a te
è un salvatore potente.
Esulterà di gioia per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
si rallegrerà per te con grida di gioia

   

ZACCARIA

2,14 Gioisci, esulta, figlia di Sion,
perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te
– oracolo del Signore -.
 

8,19 «Così dice il Signore degli eserciti: Il digiuno del quarto, quinto, settimo e decimo mese si cambierà per la casa di Giuda in gioia, in giubilo e in giorni di festa, purché amiate la verità e la pace». 

9,9 Esulta grandemente figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.

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La parola Gioia nei libri sapienziali dell’Antico Testamento

LA GIOIA NELLE SACRE SCRITTURE

LIBRI SAPIENZIALI o POETICI

   

Giobbe, Salmi, Proverbi,  Qòelet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide

       

    

GIOBBE

8: 19-21 Ecco la gioia del suo destino e dalla terra altri rispuntano. Dunque, Dio non rigetta l’uomo integro, e non sostiene la mano dei malfattori. Colmerà di nuovo la tua bocca di sorriso e le tue labbra di gioia.

20: 5 Il trionfo degli empi è breve e la gioia del perverso è d’un istante

29: 13 La benedizione del morente scendeva su di me
e al cuore della vedova infondevo la gioia.

35: 10 “Dov’è quel Dio che mi ha
creato, che concede nella notte canti di gioia;
che ci rende più istruiti delle bestie selvatiche,
che ci fa più saggi degli uccelli del cielo?”.

SALMI 

4: 8 Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.

16: 11 Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

18: 50 Per questo, Signore, ti loderò tra i popoli
e canterò inni di gioia al tuo nome.

21: 7 poiché gli accordi benedizioni per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

27: 6 E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d’esultanza,
inni di gioia canterò al Signore.

30: 6 perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino, ecco la gioia.

30: 12 Hai mutato il mio lamento in danza,
mi hai tolto l’abito di sacco,
mi hai rivestito di gioia…

31: 8 Esulterò e gioirò per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le angosce della mia vita…

35: 9 Ma l’anima mia esulterà nel Signore
e gioirà per la sua salvezza.

37: 4 Cerca la gioia nel Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.

42: 5 Questo io ricordo
e l’anima mia si strugge:
avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa.

43: 4 Verrò all’altare di Dio,
al Dio della mia gioia, del mio giubilo.
A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio

45: 16 guidate in gioia ed esultanza
entrano insieme nel palazzo del re.

47: 2 Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia

48: 3 Il suo monte santo, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.

51: 10 Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

51: 14 Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

63: 6-8 Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

65: 9 Gli abitanti degli estremi confini
stupiscono davanti ai tuoi prodigi:
di gioia fai gridare la terra,
le soglie dell’oriente e dell’occidente.

65: 14 I prati si coprono di greggi,
le valli si ammantano di grano;
tutto canta e grida di gioia.

66: 6 Egli cambiò il mare in terra ferma,
passarono a piedi il fiume;
per questo in lui esultiamo di gioia.

68: 4 -7 I giusti invece si rallegrino,
esultino davanti a Dio
e cantino di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
spianate la strada a chi cavalca le nubi:
«Signore» è il suo nome,
gioite davanti a lui.

Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
Ai derelitti Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri;
solo i ribelli abbandona in arida terra.

70: 5 Esultino e gioiscano in te
quelli che ti cercano;
dicano sempre: «Dio è grande!»
quelli che amano la tua salvezza.

90: 15 Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.

95: 2 Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

97: 11 Una luce si è levata per il giusto,
gioia per i retti di cuore.

98: 4 Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

100: 2 Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

104: 34 A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.

105: 2 Cantate a lui canti di gioia,
meditate tutti i suoi prodigi.

105: 43 Fece uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.

106: 5 perché io veda il bene dei tuoi eletti,
gioisca della gioia del tuo popolo,
mi vanti della tua eredità.

109: 28 Maledicano essi, ma tu benedicimi;
insorgano quelli e arrossiscano,
ma il tuo servo sia nella gioia.

112: 1 Alleluia.
Beato l’uomo che teme il Signore
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.

119:16 Nella tua volontà è la mia gioia;
mai dimenticherò la tua parola.

119:24 Anche i tuoi ordini sono la mia gioia,
miei consiglieri i tuoi precetti. 

  

119:35 Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in esso è la mia gioia.

119:47-48 Gioirò per i tuoi comandi
che ho amati.
Alzerò le mani ai tuoi precetti che amo,
mediterò le tue leggi.

  

119:74 I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia,
perché ho sperato nella tua parola.

119: 77 Venga su di me la tua misericordia e avrò vita,
poiché la tua legge è la mia gioia.

119:92 Se la tua legge non fosse la mia gioia,
sarei perito nella mia miseria.

119:111 Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
sono essi la gioia del mio cuore.

119:43 Angoscia e affanno mi hanno colto,
ma i tuoi comandi sono la mia gioia.

119:162 Io gioisco per la tua promessa,
come uno che trova grande tesoro.

119:174 Desidero la tua salvezza, Signore,
e la tua legge è tutta la mia gioia.

122: 1 Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore».

126: 2-3 Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.
Allora si diceva tra i popoli:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.

132: 9 I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia,
i tuoi fedeli cantino di gioia.

137: 3-6 Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
«Cantateci i canti di Sion!».
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

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PROVERBI

5: 18 Sia benedetta la tua sorgente;
trova gioia nella donna della tua giovinezza:

10: 28 L’attesa dei giusti è gioia,
ma la speranza degli empi svanirà.

12: 20 L’inganno è nel cuore di chi trama il male,
la gioia invece è di chi promuove la pace.

14: 10 -13 Il cuore conosce la propria amarezza
e alla sua gioia non partecipa l’estraneo.
La casa degli empi rovinerà,
ma la tenda degli uomini retti avrà successo.
C’è una via che sembra diritta a qualcuno,
ma sbocca in sentieri di morte.
Anche fra il riso il cuore prova dolore
e la gioia può finire in pena.

15: 21-23 La stoltezza è una gioia per chi è privo di senno;
l’uomo prudente cammina diritto.
Falliscono le decisioni prese senza consultazione,
riescono quelle prese da molti consiglieri.
E’ una gioia per l’uomo saper dare una risposta;
quanto è gradita una parola detta a suo tempo!

21: 15 E’ una gioia per il giusto che sia fatta giustizia,
mentre è un terrore per i malfattori.

28: 12 Grande è la gioia quando trionfano i giusti,
ma se prevalgono gli empi ognuno si nasconde.


QOELET

2: 1-2 Io ho detto in cuor mio: 

«Vieni, dunque, ti voglio mettere alla prova con la gioia: Gusta il piacere!». 

Ma ecco anche questo è vanità.

Del riso ho detto: «Follia!»
e della gioia: «A che giova?».

2: 26 Egli concede a chi gli è gradito sapienza, scienza e gioia, 

mentre al peccatore dà la pena di raccogliere 

e d’ammassare per colui che è gradito a Dio.

5: 19 Egli non penserà infatti molto ai giorni della sua vita, 

poiché Dio lo tiene occupato con la gioia del suo cuore.

9: 7 Và, mangia con gioia il tuo pane,
bevi il tuo vino con cuore lieto,
perché Dio ha gia gradito le tue opere.

CANTICO DEI CANTICI

3: 11 Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.


SAPIENZA 

8: 16 Ritornato a casa, riposerò vicino a lei [alla Sapienza],
perché la sua compagnia non dà amarezza,
né dolore il vivere con lei,
ma contentezza e gioia.

        

SIRACIDE

1:9 Il timore del Signore è gloria e vanto,
gioia e corona di esultanza.

1:10 Il timore del Signore allieta il cuore
e dà contentezza, gioia e lunga vita.

1:20 Il paziente sopporterà per qualche tempo;
alla fine sgorgherà la sua gioia;

3:5 Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.

4:12 Chi la ama ama la vita,
quanti la cercano solleciti saranno ricolmi di gioia.

6:28 Alla fine troverai in lei il riposo,
ed essa ti si cambierà in gioia.

14:16 Regala e accetta regali, distrai l’anima tua,
perché negli inferi non c’è gioia da ricercare.

15:6 egli troverà contentezza e una corona di gioia
e otterrà fama perenne.

26:2 Una brava moglie è la gioia del marito,
questi trascorrerà gli anni in pace.

30:16 Non c’è ricchezza migliore della salute del corpo
e non c’è contentezza al di sopra della gioia del cuore.

30:22 La gioia del cuore è vita per l’uomo,
l’allegria di un uomo è lunga vita.

31:27 Il vino è come la vita per gli uomini,
purché tu lo beva con misura.
Che vita è quella di chi non ha vino?
Questo fu creato per la gioia degli uomini.

31:28 Allegria del cuore e gioia dell’anima
è il vino bevuto a tempo e a misura.

35:8 In ogni offerta mostra lieto il tuo volto,
consacra con gioia la decima.

50:23 Ci conceda la gioia del cuore e ci sia pace nei nostri giorni
in Israele, per tutti i giorni futuri.

FONTE: http://vivetenellagioia.altervista.org/sacrescritture/libri_sapienziali.html

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Viviamo nella Gioia!

Citazioni

 

SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY

     

(Curato d’Ars)

       

 

La preghiera, ecco la felicità dell’uomo sulla terra!
***

 

Non c’è bisogno di parlare molto per ben pregare, si sa che il buon Dio è là nel tabernacolo;

gli si apre il cuore, ci si rallegra della sua presenza.

E’ questa la migliore preghiera.

 

***

 

Senza la divina Eucarestia, non ci sarebbe felicità a questo mondo e la vita sarebbe insopportabile. Quando riceviamo la Santa Comunione, riceviamo la fonte della nostra gioia e felicità.

 

***

 

Quando si riceve la comunione si prova qualche cosa di straordinario… una gioia … un balsamo …un benessere che passa per tutto il corpo e lo fa sussultare …

siamo costretti a ripetere come S. Giovanni: “E’ il Signore”

 

***
Mio Dio … che gioia per un cristiano che, alzandosi dalla mensa eucaristica,

se ne va col paradiso nel cuore!

FONTE: http://vivetenellagioia.altervista.org/citazioni/curato_ars.html

 

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Che cos’è veramente la grande Gioia di un Cristiano

La gioia del cristiano non è l’allegria di un momento, ma un dono di Gesù

“Il cristiano è un uomo e una donna di gioia”: è quanto sottolineato da Papa Francesco stamani nella Messa alla Casa Santa Marta. Il Papa ha affermato che la gioia del cristiano non è l’allegria che viene da motivi congiunturali, ma è un dono del Signore che riempie dentro.

Il cristiano sia un testimone della vera gioia, quella che dà Gesù. E’ quanto affermato da Papa Francesco che, nella sua omelia, ha messo l’accento sull’atteggiamento gioioso dei discepoli, tra l’Ascensione e la Pentecoste:
“Il cristiano è un uomo e una donna di gioia. Questo ci insegna Gesù, ci insegna la Chiesa, in questo tempo in maniera speciale. Che cosa è, questa gioia? E’ l’allegria? No: non è lo stesso. L’allegria è buona, eh?, rallegrarsi è buono. Ma la gioia è di più, è un’altra cosa. E’ una cosa che non viene dai motivi congiunturali, dai motivi del momento: è una cosa più profonda. E’ un dono. L’allegria, se noi vogliamo viverla tutti i momenti, alla fine si trasforma in leggerezza, superficialità, e anche ci porta a quello stato di mancanza di saggezza cristiana, ci fa un po’ scemi, ingenui, no?, tutto è allegria … no. La gioia è un’altra cosa. La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. E’ come una unzione dello Spirito. E questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”.

L’uomo gioioso, ha proseguito, è un uomo sicuro. Sicuro che “Gesù è con noi, che Gesù è con il Padre”. Ma questa gioia, si chiede il Papa, possiamo “imbottigliarla un po’, per averla sempre con noi?”:
“No, perché se noi vogliamo avere questa gioia soltanto per noi alla fine si ammala e il nostro cuore diviene un po’ stropicciato, e la nostra faccia non trasmette quella gioia grande ma quella nostalgia, quella malinconia che non è sana. Alcune volte questi cristiani malinconici hanno più faccia da peperoncini all’aceto che proprio di gioiosi che hanno una vita bella. La gioia non può diventare ferma: deve andare. La gioia è una virtù pellegrina. E’ un dono che cammina, che cammina sulla strada della vita, cammina con Gesù: predicare, annunziare Gesù, la gioia, allunga la strada e allarga la strada. E’ proprio una virtù dei grandi, di quei grandi che sono al di sopra delle pochezze, che sono al di sopra di queste piccolezze umane, che non si lasciano coinvolgere in quelle piccole cose interne della comunità, della Chiesa: guardano sempre all’orizzonte”.
La gioia è “pellegrina”, ha ribadito. “Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”. E’ una virtù del cammino, anzi più che una virtù è un dono:
“E’ il dono che ci porta alla virtù della magnanimità. Il cristiano è magnanimo, non può essere pusillanime: è magnanimo. E proprio la magnanimità è la virtù del respiro, è la virtù di andare sempre avanti, ma con quello spirito pieno dello Spirito Santo. E’ una grazia che dobbiamo chiedere al Signore, la gioia. In questi giorni in modo speciale, perché la Chiesa si invita, la Chiesa ci invita a chiedere la gioia e anche il desiderio: quello che porta avanti la vita del cristiano è il desiderio. Quanto più grande è il tuo desiderio, tanto più grande verrà la gioia. Il cristiano è un uomo, è una donna di desiderio: sempre desiderare di più nella strada della vita. Chiediamo al Signore questa grazia, questo dono dello Spirito: la gioia cristiana. Lontana dalla tristezza, lontana dall’allegria semplice … è un’altra cosa. E’ una grazia da chiedere”.

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Tutta la Creazione si apre timidamente alla Gioia!

LA TUA FEDE TI HA SALVATO!

La gioia della guarigione

di Pamela Salvatori

Luca 17,11-19: “Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!”.

Questo brano del Vangelo aiuta molto a riflettere sull’importanza della gratitudine!

Gesù, con la sua parola e il suo agire, ci fa comprendere che, benché Lui abbia a cuore la nostra salute fisica e provveda anche a quella, molto più importante è la salvezza eterna. La guarigione, anche se miracolosa, non sempre è sinonimo di salvezza e la malattia è permessa da Dio con lo scopo di condurci alla conversione: sperimentando la debolezza e l’impotenza umana, nella malattia siamo costretti a riconoscerci niente senza Dio. Non è un caso se moltissime conversioni scaturiscono da situazioni di sofferenza simili a quelle descritte nel Vangelo.

Ora i lebbrosi hanno chiesto pietà a Gesù: “Gesù, abbi pietà di noi!”, hanno pregato Gesù con la preghiera del cuore e infatti sono stati esauditi. Non subito però, prima hanno dovuto obbedire alla parola di Gesù che ha loro comandato: “andate a presentarvi ai sacerdoti“. Tutti i 10 lebbrosi non hanno esitato a fare quanto Gesù aveva loro detto, forse la speranza di essere guariti in loro era così forte da non farli dubitare, dunque, pur vedendosi ancora piagati, hanno perseverato con un atto di fede nella sua parola. Così, hanno continuato il cammino e sono stati esauditi. Tuttavia solo uno di essi nella grande gioia della guarigione si è poi ricordato di Gesù. Eppure tutti avevano chiesto pietà, avevano pregato e obbedito, avevano creduto che Gesù poteva fare qualcosa per loro.

Come mai allora solo “uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo”? Eppure non sembrava la cosa più logica e scontata da fare? Viene spontaneo per noi giudicar male quegli altri nove, eppure molto spesso tra loro ci siamo anche noi. Il fatto stesso che solo 1 su 10 abbia ringraziato dimostra che la maggior parte di noi non ringrazia affatto Dio per i benefici ricevuti, oppure se ne ricorda tardi, mettendo il ringraziamento all’ultimo posto!

Invece la riconoscenza, il ringraziamento e la lode sono fonte di grazie ancora più grandi! E infatti, in quel brano del Vangelo, notiamo quanto siano gradite a Gesù che subito accoglie quell’uomo con amore e in cambio, dopo averlo guarito, gli dona persino la salvezza!!! Dunque la salvezza è giunta a quell’uomo passando per la guarigione per la sua perseveranza nella fede, ma soprattutto per la sua umiltà e gratitudine verso Dio. Chi ringrazia riconosce che il bene viene solo da Dio e restituisce a Dio la sua Potenza e la Sua Gloria, ricevendo gioia in abbondanza dal Signore. Gesù nota come gli altri non abbiano ringraziato, si siano dimenticati di lui e se ne rattrista. Chi non vuole riconoscere le grazie che il Signore gli concede ogni giorno, rattrista il Cuore di Cristo, dimostra nei fatti di non amare Dio sopra ogni cosa, di ricorrere a Lui solo nel bisogno e di non essere giunto ancora alla vera conversione del cuore, dunque non può sperare di avere la pienezza della gioia. E’ fondamentale invocare lo Spirito Santo che illumini ciascuno di noi per saper riconoscere le grazie che il Signore in ogni istante ci dona, perché la verità è che tutto è dono!

Quante volte anche noi come i lebbrosi del Vangelo, nel bisogno ci mettiamo in ginocchio, domandiamo con il cuore, sperando che Dio intervenga, ma poi una volta ottenuta la grazia ci dimentichiamo di Dio? Oppure lo trascuriamo? Quanti di noi vanno a ringraziarlo come prima cosa? Quanti di noi tornano a lodarlo e si prostrano in adorazione davanti a Lui una volta ottenuto quanto chiesto? E se ringraziamo, quanto e come ringraziamo? Lo facciamo ad alta voce? E cioè rendiamo testimonianza pubblicamente dei miracoli che il Signore compie per noi o ce ne vergogniamo? Proclamiamo a tutti i suoi prodigi perchè anche gli altri credano? Non dovrebbe essere il nostro ringraziamento senza fine, senza sosta, senza timori? Non dovrebbe la nostra lode trasformare tutta la nostra vita in un inno alla gloria a Dio? Non dovremmo cambiare vita, cambiare logica, spendere tutta la vita per la causa di Cristo come ringraziamento? O pensiamo che basti guarire dai mali del corpo per salvarci? Molto spesso non si ottengono guarigioni proprio perché il cuore non si converte e finché l’anima è malata anche il corpo resta infermo. Dio è grande nella sua misericordia, ma non può costringerci ad amarlo e il ringraziamento è il più bel gesto d’amore e di umiltà!

Comprendiamo allora perché se spesso chiediamo e il Signore sembra non esaudirci subito è un grande atto di misericordia, Dio sa cosa ne faremmo di quella grazia e quante grazie sprechiamo continuamente! Così preferisce farci attendere, farsi pregare un pò più a lungo, per darci il tempo di crescere nella fede e maturare, per poter essere pronti poi a ricevere il Suo dono con riconoscenza e affinché ogni beneficio porti abbondante frutto nella vita nostra e degli altri. Ottenere la grazia richiesta non significa automaticamente aver conquistato la salvezza eterna. La salvezza dipende dall’uso che si fa dei doni ricevuti!

Allora preghiamo con il cuore anche noi e con gioia! Ma prima di pregare e di domandare qualsiasi cosa ricordiamoci di ringraziare il Signore per quello che già ci ha dato, riconosciamo che solo Lui è l’Onnipotente che tutto può: pensiamo a quante volte il Signore ci ha liberato da situazioni difficili; quante volte ci ha tenuto lontano da situazioni che avrebbero potuto nuocere alla nostra salute fisica e spirituale; in quante occasioni è intervenuto silenziosamente facendoci trovare soluzioni ai problemi; e pensiamo che molte solo le grazie che costantemente ci vengono offerte e che non abbiamo la delicatezza di comprendere. E ogni giorno, quante volte ci consola, si fa sentire vicino, ci manda i Suoi angeli a consigliarci nelle scelte? Quante volte ha inviato a noi persone inaspettate al momento giusto? Oppure ci è capitato di sentire o leggere una parola che ha illuminato la nostra giornata improvvisamente? E ogni mattina quando apriamo gli occhi non è sempre per grazia di Dio che la nostra vita ricomincia?

Il Signore parla a noi in tantissimi modi e continuamente. Se facciamo attenzione possiamo riconoscere la Sua mano sempre su di noi. La Sua protezione è costante! Non dubitiamo! Il Signore non dimentica nessuno, siamo preziosi ai suoi occhi!Di qui la nostra gioia! Abbondiamo nel rendimento di grazie anche nel dolore, perché è nostro dovere e nostra gioia lodare il Signore che ci ha creato per conoscerlo, amarlo servirlo, per trasformarci nel Sangue di Gesù in una perenne lode della Sua Gloria! E allora otterremo non solo quello che chiediamo ma molto molto di più!

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Tutte le nostre preoccupazioni le gettiamo in Dio!

“GETTATE IN DIO OGNI VOSTRA PREOCCUPAZIONE” 

e troverete la gioia!

di Pamela Salvatori

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Prima lettera di S. Pietro apostolo 5,6-11 

Umiliatevi, dunque, sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in Lui ogni vostra preoccupazione, perché Egli ha cura di voi.

Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi.  

E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, Egli stesso vi ristabilirà, dopo una brave sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi. A lui la potenza nei secoli.  Amen

 

Umiltà e Pace

Dio dona all’uomo la pace e gliela dona in abbondanza, eppure l’uomo spesso non è in pace, e difficilmente e con molti sforzi riesce a conquistare quella serenità del cuore che porta la luce nell’anima. Leggendo le vite dei santi si nota come anch’essi abbiano lottato a lungo contro se stessi, contro il mondo, contro il demonio, prima di poter godere già in questo mondo della pace interiore, di quella pace che allontana ogni timore disordinato e fa spazio allo Spirito di Dio, che con il Padre e il Figlio viene a prendere dimora stabile nell’anima. La pace è frutto dello Spirito Santo, che infonde i Suoi doni di grazia in colui che desidera ardentemente la comunione con il Signore. Lo Spirito Santo, attraverso la preghiera, penetra nel cuore di chi invoca fiduciosamente la Sua venuta e gradualmente purifica il cuore, lo rende pronto a ricevere beni sempre più grandi, mentre germogliano nel profondo i primi frutti della Sua divina presenza: l’amore, la benevolenza verso tutti, la magnanimità, la gioia, ma soprattutto l’anima percepisce dentro di sé come una nuova vita che man mano si estende e dilata i suoi confini. La pace prende a regnare nel cuore, mentre continua incessante l’opera dello Spirito e, a sua volta, si intensifica anche l’attacco delle potenze del male. Tuttavia, nell’anima la pace sarà stabile solo quando, per mezzo di molta preghiera e del sacrificio, si accrescerà l’umiltà, altro frutto dello Spirito Santo. Scrive infatti San Pietro apostolo: “umiliatevi sotto la potente mano di Dio”. Dio resiste ai superbi ma concede ogni grazia agli umili, tanto da poter considerare l’umiltà come la chiave della santità, il dono più bello e più utile che Dio possa fare all’anima in grazia. Riconoscere l’onnipotenza di Dio, temere la Sua grandezza, rispettare i Suoi comandamenti, accettare con sottomissione le prove della vita, mantenere costante la fiducia in Lui, tra le gioie e i dolori, pregare con il cuore per vincere la superbia e l’amor proprio, tutto questo, assieme all’azione della grazia santificante, genera e accresce l’umiltà. Non può essere in pace un’anima superba, dunque, l’umiltà è la condizione necessaria per far sbocciare il fiore della pace nel cuore e per vivere in pace con se stessi e con gli altri.

  I frutti dell’umiltà

La persona umile riconosce di essere un nulla davanti all’onnipotenza di Dio e non pretende di gestire e controllare ogni cosa che accade. Impara a conoscere Dio e se stesso, mentre si accresce la consapevolezza che solo Dio può tutto e che al Suo occhio amorevole non sfugge nulla. Sente il cuore sciogliersi e temere davanti alla maestà dell’Altissimo, ma non può trattenere le lacrime al solo pensiero di avere Dio per Padre. Si riconosce un niente senza Dio, ma sa di potere tutto insieme con Lui. Gradualmente vede la sua vita cambiare, rinnovarsi, migliorare; sente il suo cuore finalmente in grado di amare, capace di carità disinteressata; si sente libero davvero nella gioia e nella pace, ma pur riconoscendosi “migliore” non attribuisce questo a se stesso, ma solo all’opera di Dio. A Lui, dunque rivolge tutto il suo cuore in una lode di ringraziamento. Così l’abbandono si fa sempre più fiducioso, il rapporto con Dio sempre più personale e intimo, ogni paura svanisce, e il timore servile diviene filiale, il servizio al Padre non è più un peso, un obbligo dettato dalla paura del castigo, ma una necessità dell’amore.

La vera umiltà è anche verità e giustizia

UMILTA’ significa anche VERITA’ e GIUSTIZIA.

L’umile non è colui che si disprezza al punto da odiarsi fino alla disperazione, ma ha uno sguardo semplice e veritiero, attento, vigilante, su di sé e sul mondo. Pur prendendo coscienza del suo nulla e dei suoi limiti davanti all’onnipotenza di Dio, non si scoraggia, perchè confida nella misericordia e nella provvidenza del Signore. Si sente non schiavo ma figlio e la vita non è per lui una condanna ma una meravigliosa opportunità da scoprire passo dopo passo. Questo significa che quando scopre i suoi talenti, sa riconoscerli e si impegna a valorizzarli, però, a differenza del superbo, non li considera una sua proprietà esclusiva di cui disporre secondo i propri capricci, bensì un’occasione in più per mettersi al servizio di Dio e del prossimo per la gloria di tutta la Trinità. Se vede i talenti negli altri non li invidia, nè li soffoca, ma si adopera perchè vengano anch’essi valorizzati, sapendo di essere parte di un Corpo Mistico dove tutte le membra sono ugualmente necessarie le une alle altre.

L’umile vede i suoi difetti da combattere e sa che questo è possibile SOLO con la grazia di Dio, ma sa anche accettare come dono le qualità che riconosce in sè, considerandole un “prestito” da parte del Signore, da far fruttificare ora il 30, ora il 60 ora il 100 per cento, proprio come insegna la parabola dei talenti e delle mine. Non è stato umile colui che ha sotterrato il talento ma colui che lo ha investito. E quanto più lo investiremo per farlo fruttare tanto più saremo ricompensati dal Signore, che ci darà il centuplo già in questa vita e l’eternità di gloria nell’altra. Tutto sta nel prendere consapevolezza che niente è nostro ma tutto è dono gratuito di Dio.

La Madonna in un messaggio dato a Medjugorje disse che la nostra vita non è nostra e noi siamo chiamati a portare la gioia agli altri. La gioia si porta nella verità, nelle opere buone (quindi nella giustizia), dunque con umiltà. Non trasmette nessuna gioia chi cerca sempre e solo il proprio interesse a discapito degli altri, chi mette malizia in ogni azione e pensiero, chi è strategico e non fa nulla senza un secondo fine, contro la verità e il bene comune. E’ chiaro che se prima non ci impegnamo ad essere VERAMENTE umili, a nulla serve tutto quello che facciamo, le elemosine, le belle imprese, neanche le preghiere valgono a molto se ci si presenta a Dio con la pretesa di “costringerlo” a stare ai nostri ordini! E poi non ci lamentiamo se non otteniamo quello che chiediamo, la colpa è solo nostra.

L’umile prega nel modo giusto, con l’atteggiamento del pubblicano pentito, con lo spirito della donna insistente e perseverante che chiede giustizia al giudice, non con la superbia del fariseo, “giusto” all’apparenza ma ipocrita nel cuore. La vera umiltà rende capaci di amore autentico, paziente e costante, ci trasforma in persone nuove, affidabili, capaci di ispirare fiducia agli altri, capaci di aspettare anche a lungo e in silenzio prima di vedere realizzati i progetti di Dio, perchè ha piena fiducia nel Signore, sa sperare, sa credere a quel Dio che con la sua grazia lo rende luce per chi si è perso nelle tenebre. E’ solo nell’umiltà che si diventa apostoli e inviati, profeti e uomini nuovi, non c’è altra strada per raggiungere la meta della nostra fede: la salvezza delle anime!

 Dio ha cura di noi

Dio ha cura di noi, Dio è per noi Padre, ci ha scelti, ci ha pensati dall’eternità, ha chiamato all’esistenza ognuno di noi, per primo ha pronunciato il nostro nome e ha alitato il Suo Spirito di vita nelle nostre narici, perché divenissimo Suoi figli diletti, per condividere con Lui la Sua gloria e ricevere in eredità il Suo Regno. Se Dio è accanto a noi, non abbiamo più nulla da temere e se ancora la paura ci assale è perchè non abbiamo ancora capito il Suo infinito amore e lo scopo per cui ci ha creati. Se avessimo fiducia in Lui, non temeremmo alcun male, perché Egli ha cura di noi. Siamo Suoi figli e non può lasciarci in balia del demonio se noi non lo vogliamo. Il Signore rispetta la nostra libertà perché ci ama, pertanto se noi vogliamo allontanarci da Lui, Lui ci lascia andare, ma se desideriamo ardentemente essere con Lui e che il Suo Spirito dimori in noi, abbiamo la certezza della Sua presenza e della Sua costante protezione. La preghiera mette in comunione il cuore con Dio e con il cuore tutta l’anima e lo spirito e tutta la persona. Lo Spirito del Signore non tarda ad arrivare quando Lo si invoca con sincerità di cuore e, a volte, fa avvertire la Sua presenza persino in modo sensibile. Ogni uomo può fare l’esperienza dell’effusione dello Spirito se si apre alla grazia, se riconosce i suoi peccati e corre a confessarli; se riceve l’Eucaristia, che è il Corpo e il Sangue di Cristo versato per redimere ogni uomo e per aprire le porte alla venuta del Signore nei nostri cuori. Ma anche nell’Adorazione Eucaristica dove può contemplare la grandezza di Dio in un esile pane, segno di una sconfinata umiltà e di un inconcepibile amore.

Vigilanza e perseveranza

Perseverare nella grazia è la condizione necessaria per ricevere lo Spirito Santo in abbondanza e con lo Spirito gradualmente ricevere tutti i Suoi doni e i carismi, perché si sviluppino le virtù poste in germe nell’anima con il Battesimo e i frutti della Sua divina presenza, primo tra tutti l’umiltà, portatrice di pace, gioia e santità. Nell’umiltà, dunque, accettando le umiliazioni e combattendo da valorosi guerrieri contro tutte le tentazioni, tenendoci stretti per mano a Maria, percorreremo velocemente e facilmente i sentieri ardui della santità e nella perseveranza sentiremo crescere dentro di noi la presenza del Signore, la speranza che si farà certezza della gloria eterna; riconosceremo in noi la Sua opera e mentre crescerà la grazia diminuirà la presenza del male dentro di noi. Pur accerchiati da mali senza numero, non perderemo la calma, la pace, l’amore verso Dio e verso tutti. Lasceremo a Dio ogni nostra preoccupazione, certi della cura che Egli ha per noi. E se il diavolo come leone ruggente cercherà di divorarci avremo gli angeli a combattere per noi, anche allora il nostro cuore riposerà al sicuro, perché avrà raggiunto quel grado di confidenza con il Signore, che lo farà stare costantemente alla Sua presenza e in dialogo con Lui. Ammantati della sua Potenza, percorreremo sicuri i sentieri della carità alla ricerca del Volto di Colui che è il nostro unico ed eterno Bene.

Tutto quanto chiederemo nella preghiera lo otterremo e, se numerose saranno le prove della vita, molto più abbondanti scenderanno su di noi le grazie dal Cielo. Perseverare, dunque, anche nella vigilanza. Essere temperanti, prudenti, attenti ai moti dell’anima, vigilare su di essi per scoprire e combattere prontamente la tentazione che in modo sottile si insinua nell’anima, a volte sotto un’apparenza di luce. Ma se non ci si stanca di sorvegliare se stessi, ecco che ogni tentazione facilmente viene scoperta e con la grazia della Fortezza, facilmente sconfitta dopo una breve lotta. Più cresceremo nella perfezione, più le tentazioni saranno forti e dure le lotte, ma sempre la presenza dello Spirito Santo in noi raggiungerà rapidamente la vittoria.  

La sofferenza

La sofferenza ci aiuta a raggiungere l’abbandono in Dio. La croce è la via privilegiata per la vera gioia. Solo quando siamo colpiti dal male e indeboliti nel corpo ci rendiamo conto di essere davvero deboli e incapaci di provvede persino a noi stessi. Non possiamo salvare la nostra vita con le nostre sole forze, perché non bastano a vincere il gran numero di spiriti nemici che si scagliano con violenza contro di noi giorno e notte. Saremmo sempre perdenti se non venisse a noi il Signore in aiuto alla nostra debolezza, in base alle nostre necessità. Soccomberemmo in breve tempo nel combattimento che ogni giorno si dispiega dentro e fuori di noi. Nessuno riporterebbe vittoria senza Dio, ed infatti, nessuno di quelli che rinnegano Dio riesce a vincere contro gli spiriti del male, anzi, facilmente si scoraggia di fronte alla potenza del diavolo, che è certamente più forte dell’uomo, ne diventa preda e se ne lascia divorare, perdendo la sua vita senza speranza. Ecco allora l’importanza del perseverare e del vigilare costantemente su se stessi. L’importanza del pregare incessantemente per contrastare ogni attacco del demonio con la forza di Dio, che è infinitamente più potente del diavolo. Di qui anche la necessità di tenersi legati a Maria per uscire vittoriosi da ogni combattimento spirituale. “Resistetegli saldi nella fede”, e la fede è una virtù teologale che si accresce e fortifica grazie all’opera dello Spirito Santo, in particolare invocando i doni dell’Intelletto e della Scienza. Accettare la sofferenza con rassegnazione e pazienza è un atto di amore e di fedeltà al Signore. Parla a Dio della fiducia che riponiamo in lui, in attesa che venga a liberarci, a salvarci, a guarire ogni infermità. Perché l’uomo è fatto per la gioia e la sofferenza entrata nel mondo per volontà dell’uomo e redenta dal sacrificio del Figlio di Dio, Gesù, è divenuta per noi strumento di purificazione e di santificazione. Non è più una condanna ma un mezzo di salvezza. Non è più disgrazia ma via che conduce alla perfetta letizia già in questo mondo.

Nella consapevolezza che nel mondo i nostri fratelli subiscono le stesse tentazioni e sofferenze nostre, possiamo gioire nel sentirci membra vive di quell’unico Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa , per contribuire anche noi, insieme agli altri, e per i meriti del Sangue di Cristo, alla salvezza dell’umanità intera, per completare in noi ciò che “manca” alla sua Passione. E dopo una breve sofferenza il Signore ci ristabilirà con la potenza della Sua grazia, perché portiamo frutto e il nostro frutto rimanga, perché diveniamo luce e la nostra luce, che viene da Dio, illumini i cuori e le menti dei fratelli dispersi nelle tenebre, per ritrovare la strada che li conduce al Signore.

Abbandono e gioia

Se crediamo che Dio è con noi e combatte per noi non ha senso preoccuparsi per nulla. L’ansia eccessiva viene dalla tendenza di tenere tutto sotto controllo, dalla smania di dover gestire ogni cosa, dl dover provvedere a tutto da soli. Ma ciò è impossibile per l’uomo, limitato nei confini della materia, del tempo e dello spazio. Solo Dio può controllare ogni cosa e provvedere a ogni cosa. Ecco allora la necessità dell’abbandono fiducioso nelle mani di Dio, quel “gettare in Lui ogni nostra preoccupazione” credendo fermamente che Egli non si dimentica di noi. Chi si abbandona scopre la gioia.

Se nella nostra vita predomina la tristezza significa che non ci fidiamo ancora di Dio, che non crediamo ancora fino in fondo nella sua Onnipotenza e Misericordia. Solo quando ci affideremo a Lui inizieremo a sperimentare la vera libertà dalle preoccupazioni e quindi ogni paura svanirà e al posto della tristezza comparirà la gioia. Dunque la gioia è la conseguenza più spontanea dell’abbandono confidente, per chi cresce nella fede e nella fiducia. La gioia non è un sentimento che passa, ma è vita per ogni figlio di Dio! Se siamo consapevoli di essere figli, eredi e coeredi, cosa possiamo temere? La Madonna ci insegna a pregare, perchè nella preghiera aumenta la fede, scende la grazia, ci si libera dai lacci della preoccupazione e la gioia viene da sé. La gioia è la normale conseguenza dell’essere Cristiani!

A Lui la potenza nei secoli!

A Dio ogni lode, gloria e onore nei secoli. Per l’amore con cui ci ha creati e ci conduce sulle vie della santità. A Lui la potenza che è sostegno alla nostra debolezza. A Lui ogni merito per averci donato la salvezza in Cristo Gesù e per averci aperto le porte del Paradiso. A Lui tutta la nostra obbedienza e tutto il nostro amore per la grandezza della Sua Misericordia, che sempre perdona, che sempre corregge, che sempre trae ogni bene anche dal male peggiore, per colui che ha fede nell’onnipotenza divina. Chiamati a godere della gloria eterna in Gesù Cristo, forti e saldi nella fede, concluderemo la nostra vita nella gioia e godremo per l’eternità della presenza del Signore, nostra vita. Coeredi del Suo Regno di gloria insieme a Cristo, elevati ad una dignità senza pari, figli di Dio, con Dio per Padre, Fratello, Amico, assieme a Maria Madre e Regina del Cielo e della Terra, canteremo senza fine le glorie del Signore che ci ha liberati e ci ha condotto alla salvezza eterna del Suo Regno di Luce e di Amore, tenendoci per mano con tutti gli angeli e con i santi del Paradiso. In attesa di quel giorno glorioso, lavati dal Sangue preziosissimo di Gesù, lavati dalle lacrime del pentimento, ci avviamo con gioia verso il Regno della Pace, saldi nella fede e certi nella speranza della vita futura.

“Getta nel Signore il tuo affanno

Egli ti darà sostegno

mai permetterà che il giusto vacilli”

(Sal. 55,23)

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Il Signore ci dà il potere di affrontare il dolore con Gioia

Un buon cristiano non si lamenta, ma affronta il dolore con gioia

Anche in mezzo alle tribolazioni, il cristiano non è mai triste ma testimonia sempre la gioia di Cristo. E’ quanto affermato stamani da Papa Francesco, durante la Messa alla Casa Santa Marta. Il Papa ha sottolineato che il “sopportare gioioso” ci fa diventare giovani.

Anche nelle tribolazioni, i cristiani sono gioiosi e mai tristi. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco che ha messo l’accento sulla gioia di Paolo e Sila, chiamati ad affrontare prigionia e persecuzioni per testimoniare il Vangelo. Erano gioiosi, ha detto, perché seguivano Gesù nella strada della sua Passione. Una strada che il Signore percorre con pazienza:
“Entrare in pazienza: quella è la strada che Gesù anche ci insegna a noi cristiani. Entrare in pazienza… Questo non vuol dire essere tristi. No, no, è un’altra cosa! Questo vuol dire sopportare, portare sulle spalle il peso delle difficoltà, il peso delle contraddizioni, il peso delle tribolazioni. Questo atteggiamento cristiano di sopportare: entrare in pazienza. Quello che nella Bibbia si dice con una parola greca, ma tanto piena, la Hypomoné, sopportare nella vita il lavoro di tutti i giorni: le contraddizioni, le tribolazioni, tutto questo. Questi – Paolo e Sila – sopportano le tribolazioni, sopportano le umiliazioni: Gesù le ha sopportate, è entrato in pazienza. Questo è un processo – mi permetto la parola ‘un processo’ – un processo di maturità cristiana, attraverso la strada della pazienza. Un processo da tempo, che non si fa da un giorno all’altro: si fa durante tutta la vita per venire alla maturità cristiana. E’ come il buon vino”.

Il Papa ha così ricordato che tanti martiri erano gioiosi, come per esempio i martiri di Nagasaki che si aiutavano l’uno con l’altro, “aspettando il momento della morte”. Di alcuni martiri, ha poi rammentato, si diceva che “andavano al martirio” come a una “festa di nozze”. Questo atteggiamento del sopportare, ha aggiunto, è l’atteggiamento normale del cristiano, ma non è un atteggiamento masochista. E’ invece un atteggiamento che li porta “sulla strada di Gesù”:
“Quando vengono le difficoltà, anche arrivano tante tentazioni. Per esempio il lamento: ‘Ma guardi quel che mi viene’… un lamento. E un cristiano che continuamente si lamenta, tralascia di essere un buon cristiano: è il signore o la signora lamentela, no? Perché sempre si lamenta di tutto, no? Il silenzio nel sopportare, il silenzio nella pazienza. Quel silenzio di Gesù: Gesù nella sua Passione non ha parlato di più, soltanto due o tre parole necessarie… Ma anche non è un silenzio triste: il silenzio del sopportare la Croce non è un silenzio triste. E’ doloroso, tante volte molto doloroso, ma non è triste. Il cuore è in pace. Paolo e Sila pregavano in pace. Avevano dolori, perché si dice che poi il Signore del carcere ha lavato le piaghe – avevano piaghe – ma sopportavano in pace. Questo cammino di sopportare ci fa approfondire la pace cristiana, ci fa forti in Gesù”.
Ecco che allora il cristiano è chiamato a sopportare come Gesù ha fatto, “senza lamentele, sopportare in pace”. E, ha detto ancora Papa Francesco, questo “andare in pazienza, rinnova la nostra giovinezza e ci fa più giovani”:
“Il paziente è quello che, alla lunga, è più giovane! Pensiamo a quegli anziani e anziane nella casa del riposo, a quelli che hanno sopportato tanto nella vita: Guardiamo gli occhi, occhi giovani, hanno uno spirito giovane e una rinnovata giovinezza. E a questo ci invita il Signore: a questa rinnovata giovinezza pasquale per il cammino dell’amore, della pazienza, del sopportare le tribolazioni e anche – mi permetto di dire – di sopportarci l’uno l’altro. Perché questo dobbiamo farlo anche con carità e con amore, perché se io devo sopportare te, sono sicuro che tu mi sopporti a me e così andiamo avanti nel cammino della strada di Gesù. Chiediamo al Signore la grazia di questo sopportare cristiano che ci dà la pace, di questo sopportare col cuore, di questo sopportare gioioso per diventare sempre più giovani, come il buon vino: più giovani con questa rinnovata gioventù pasquale dello spirito. Così sia”.

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La Gioia negli scritti dei primi Cristiani

Citazioni

 

DAGLI SCRITTI DEI PRIMI CRISTIANI

        

                               
“Armati di gioia, che è sempre grata ed accetta a Dio, e deliziati in essa.

L’uomo allegro fa il bene, pensa il bene ed evita più che può la tristezza…

vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di ogni gioia”

 

Pastore di Erma, decimo precetto

 

***

 

“La dolcezza dello spirito nasce dalla gioia

mentre la tristezza è come la bocca del leone

che divora l’uomo malinconico”

 

Detti dei Padri del deserto

 

***

 

“Vi è un mezzo efficacissimo a conquidere il nemico, ed è la gioia spirituale;

scioglie i tranelli del demonio e ne dilegua le insidie come fumo;

non soltanto le teme, ma le affronta, le insegue, le sgomina.

No, credetemi, non vi è nulla che più sicuramente superi e atterri i nostri nemici,

quanto la gioia e la contentezza spirituale”.

San Antonio Abate

***  

  “La preghiera è sorgente di gioia e di grazia”

 

Evagrio Pontico

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“Quando, dedicandoti alla preghiera, sei giunto al di sopra di ogni altra gioia,

allora veramente hai trovato la preghiera.”

 

Evagrio Pontico

 

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“Allontana da te, dice, la tristezza che è sorella della incertezza e della collera”.

 

Sant’Isacco di Ninive

 

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Quando le infermità, i bisogni, il tormento del corpo

o la paura che viene dalle sue pene,

turba il tuo pensiero allontanandolo dalla gioia della tua speranza

e dalla meditazione limpida del Signore nostro,

sappi che in te vive il corpo e non Cristo.

 

Sant’Isacco di Ninive

 

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Ogni giorno sia accompagnato dalla speranza, dalla gioia, dalla fiducia di giungere al regno futuro della salvezza.

Ripetersi spesso: “Se oggi non ho raggiunto la liberazione, vi riuscirò domani!”.

Chi ha intenzione di piantare una vigna, avanti di accingersi al lavoro è nutrito dalla speranza e dalla gioia,

e nella sua mente sogna la vendemmia e calcola i guadagni prima che il vino sia fatto;

con questo animo può affrontare la fatica. (Migne 34, 681 b).

 

Pseudo Macario

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Il Dolore vissuto nella Speranza si apre alla Gioia!

Il dolore vissuto nella speranza cristiana si apre alla gioia della vita!

Il cristiano non anestetizza il dolore, ma lo vive nella speranza che Dio ci donerà una gioia che nessuno ci potrà togliere: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino presieduta nella Cappellina di Casa Santa Marta.

Nel Vangelo del giorno, Gesù, prima della sua Passione, avverte i discepoli che saranno tristi ma che questa tristezza si cambierà in un grido di gioia. E usa l’immagine della donna quando partorisce: “E’ nel dolore perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza”. Spera nel dolore ed esulta nella gioia. Commenta Papa Francesco:
“Questo è quello che fanno la gioia e la speranza insieme, nella nostra vita, quando siamo nelle tribolazioni, quando siamo nei problemi, quando soffriamo. Non è un’anestesia. Il dolore è dolore, ma vissuto con gioia e speranza ti apre la porta alla gioia di un frutto nuovo. Questa immagine del Signore ci deve aiutare tanto nelle difficoltà; difficoltà tante volte brutte, difficoltà cattive che anche ci fanno dubitare della nostra fede … Ma con la gioia e la speranza andiamo avanti, perché dopo questa tempesta arriva un uomo nuovo, come la donna quando partorisce. E questa gioia e questa speranza Gesù dice che è duratura, che non passa”.

Gioia e speranza – sottolinea il Papa – “vanno insieme”:
“Una gioia senza speranza è un semplice divertimento, una passeggera allegria. Una speranza senza gioia non è speranza, non va oltre di un sano ottimismo. Ma gioia e speranza vanno insieme, e tutte e due fanno questa esplosione che la Chiesa nella sua liturgia quasi – mi permetto di dire la parola – senza pudore grida: ‘Esulti la tua Chiesa!’, esulti di gioia. Senza formalità. Perché quando c’è la gioia forte, non c’è formalità: è gioia”.

“Il Signore – afferma Papa Francesco – ci dice che ci saranno problemi” nella vita e che “questa gioia e speranza non sono un carnevale: sono un’altra cosa”:
“La gioia fa forte la speranza e la speranza fiorisce nella gioia. E così andiamo avanti. Ma tutte e due, con questo atteggiamento che la Chiesa vuole dare loro, queste virtù cristiane, indicano un uscire da noi stessi. Il gioioso non si chiude in se stesso; la speranza ti porta là, è l’ancora proprio che è sulla spiaggia del cielo e ti porta fuori. Uscire da noi stessi, con la gioia e la speranza”.

“La gioia umana – spiega il Papa – può essere tolta da qualsiasi cosa, da qualche difficoltà”. Gesù, invece, ci vuole donare una gioia che nessuno ci potrà togliere: “E’ duratura. Anche nei momenti più bui”. Così accade per l’Ascensione del Signore: “I discepoli, quando il Signore se ne va e non lo vedono più, sono rimasti guardando il cielo, con un po’ di tristezza. Ma sono gli angeli a svegliarli”. E il Vangelo di Luca riferisce: “Tornarono felici, pieni di gioia”, “quella gioia di sapere – dice il Papa – che la nostra umanità è entrata in cielo, per la prima volta!”. “La speranza di vivere e di raggiungere il Signore” diventa una “gioia che pervade tutta la Chiesa”. “Che il Signore ci dia questa grazia – conclude il Papa – di una gioia grande che sia l’espressione della speranza, e una speranza forte, che divenga gioia nella nostra vita e custodisca, il Signore, questa gioia e questa speranza, così nessuno potrà toglierci questa gioia e questa speranza”.

Cattolica di Stilo

La parola Gioia nelle Lettere di San Paolo

Lettera ai Romani

12,8 Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. 

12,12 Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera…

12,15 Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto.

14,17 Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.

15,13 Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo.

15,32 ché io possa venire da voi nella gioia, se così vuole Dio, e riposarmi in mezzo a voi. Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen. 

Seconda Lettera ai Corinzi

1,24 Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perchè nella fede voi siete già saldi.

2,3 Perciò vi ho scritto in quei termini che voi sapete, per non dovere poi essere rattristato alla mia venuta da quelli che dovrebbero rendermi lieto, persuaso come sono riguardo a voi tutti che la mia gioia è quella di tutti voi.

6,10 afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

7,4 Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.

7,7 e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta.

7,13 Ecco quello che ci ha consolati.A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi.

8,2 nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità.

9,7 Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. 

13,11 Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.

Lettera ai Galati

5,22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

Lettera ai Filippesi 

1,4 pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera 

1,25 Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede,

2,2 rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.

2,29 Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui.

3,1 Per il resto, fratelli miei, state lieti nel Signore.

4,1 Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore così come avete imparato, carissimi! 


4,4 Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. 


4,10 Ho provato grande gioia nel Signore, perché finalmente avete fatto rifiorire i vostri sentimenti nei miei riguardi: in realtà li avevate anche prima, ma non ne avete avuta l’occasione. 

Lettera ai Colossesi

1,12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 

Prima Lettera ai Tessalonicesi

  
1,6 E voi siete diventati imitatori nostri e del Signore, avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione.

2,19 Chi infatti, se non proprio voi, potrebbe essere la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui ci possiamo vantare, davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta?

2,20 Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia.

3,9 Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio…

5,16 State sempre lieti!

         

Seconda Lettera a Timoteo 

1,4 mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 

Lettera a Filemone

1,7 La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua.

Lettera agli Ebrei 

10,34 Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi.

12,2 tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.

12,11 Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.

13,17 Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi, come chi ha da renderne conto; obbedite, perché facciano questo con gioia e non gemendo: ciò non sarebbe vantaggioso per voi.

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“Voi sarete afflitti,ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”

Atti degli Apostoli 18,9-18.
Mentre Paolo era a Corinto, una notte in visione il Signore gli disse: “Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere,
perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città”.
Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio.
Mentre era proconsole dell’Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo:
“Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge”.
Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: “Se si trattasse di un delitto o di un’azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione.
Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende”.
E li fece cacciare dal tribunale.
Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò.
Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto.

Salmi 47(46),2-3.4-5.6-7.
Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia;
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
re grande su tutta la terra.

Egli ci ha assoggettati i popoli,
ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.
La nostra eredità ha scelto per noi,
vanto di Giacobbe suo prediletto.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni;
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,20-23a.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.»
La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.
Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e
nessuno vi potrà togliere la vostra gioia».

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Felicità e Grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita

Salmi 22

1 Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
2 su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
3 Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
4 Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
6 Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

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Il meraviglioso comandamento dell’Amore

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E’ facile dire ti amo!

Ma il vero Amore

è donare la propria vita,

tutto sopportare e soffrire pur di non spezzare la comunione con gli altri,sia nella propria famiglia,sia in tutti i rapporti sociali. Perciò l’Amore si nutre di fiducia,di pazienza a tutta prova,di bontà vera,di benevolenza,di fedeltà,di mitezza negli atti e nelle parole. L’Amore non giudica mai nessuno,perchè chi ama veramente non sa giudicare. L’Amore salva,è per sua natura salvatore,e ricostruisce con pazienza e tenerezza tutto ciò che trova demolito e deturpato. L’Amore ha sempre parole di conforto e di sostegno,e aiuta tutti a vivere,perchè il vero Amore è amante della vita,e vuole donarla a tutti,specialmente a quelli che stanno per perderla sotto il peso delle sofferenze e delle disillusioni. E tu devi mutarti,devi trasformarti e diventare vero Amore: allora nulla più ti sarà impossibile,ed entrerai in un nuovo Universo,che non sospettavi potesse esistere,un mondo nuovo dove si vive in semplicità e gioia,perchè nulla,assolutamente nulla può turbare la gioia di chi veramente ama!