COME VIVERE LA PRESENZA DI DIO

Non vediamo e tocchiamo Gesù come qualsiasi altra persona, ma per fede sappiamo che Cristo Risorto è vivo e ci accompagna

In questo contributo vorrei proporre alcuni mezzi pratici per vivere la presenza di Dio. Ne ho scelti sette.

1. Credi e immagina che Gesù sia accanto a te

Non vediamo e tocchiamo Gesù come qualsiasi altra persona, ma per fede sappiamo che Cristo Risorto è vivo e ci accompagna nel cammino della vita. Come il cieco percepisce la presenza di un’altra persona al suo fianco, così, per fede, sento e sono sicuro della presenza di Dio accanto a me. So che Egli mi ascolta. Credo di averlo sempre avuto al mio fianco e dentro di me, e che anche ora è qui. Posso “portarlo con me” ovunque, conversare familiarmente con Lui, chiedergli lumi e forza, godere della sua compagnia.

Una delle preghiere più belle che conosciamo e che celebrano questa presenza onnipresente di Dio è il Salmo 139:

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: “Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte”;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.

2. Guarda con sguardi di fede

Con uno sguardo di fede, tutto è trasparenza di Dio, tutto: cose, eventi e persone. Dio è in tutta la creazione perché le dà l’esistenza e la conserva. Le creature hanno le caratteristiche del proprio autore e possiamo scoprire in loro gli attributi, le qualità essenziali, di Chi le ha fatte. Nelle persone possiamo riconoscere Dio perché le ha create a sua immagine e somiglianza e perché la grazia santificante scorre nelle loro vene.

Dio è lì, vuole rivelarsi, farsi conoscere da noi. Dipende da ciascuno aprire gli occhi con uno sguardo di fede e riconoscerlo. Il contrario sarà una specie di cecità o di miopia.

3. Fai un esame quotidiano pieno di gratitudine

Dio Provvidente è presente nella storia e nella tua storia personale, quella di ogni giorno; questo non deve passarti inosservato.

Dio in genere si manifesta attraverso atti e parole di altre persone, grazie che lo Spirito Santo ti dona, doni che ricevi, opportunità per crescere, i sacramenti, ecc. Non devono essere grandi eventi. Dio ci offre i doni del Suo amore in modo piuttosto semplice. È una questione di stare attenti per captare il suo intervento provvidente, di essere ricettivi, umili, di attribuirgli il merito, benedirlo e rendergli grazie.

Se tutti i giorni, alla fine della giornata, ti riservi un momento per scoprire il modo in cui Dio si è reso presente nella tua vita e per rendergli grazie, starai applicando un mezzo assai efficace per formare l’abitudine della presenza di Dio.

4. Tuffati nelle giaculatorie

San Pietro d’Alcantara, nel suo trattato sulla preghiera e la meditazione, dice che le giaculatorie “aiutano la memoria continua di Dio e il fatto di procedere sempre alla sua presenza”.

Le giaculatorie sono preghiere brevi, in forma di frasi semplici, che rivolgiamo a Dio tra le attività quotidiane, mettendoci tutta la forza della nostra fede e tutto l’affetto del nostro cuore.

Qualche esempio:

“Signore, tu sai tutto, sai bene che ti amo”
“Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla”
“Sono nelle tue mani. Sia fatta la tua volontà”
“Tu sei la mia roccia e la mia salvezza”
“Gesù, mite e umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo”
“Spirito Santo, illuminami”
“Vieni, Signore”
“Signore, aumenta la mia fede”
“Santa Maria di Guadalupe, prega per noi”
“Maria, sono tutto tuo”
“Sacro Cuore di Gesù, confido in te”
“Signore mio e Dio mio”
“Signore, abbi misericordia di me”

5. Compi visite eucaristiche e comunioni spirituali

Se parliamo della presenza di Dio, quale presenza maggiore di quella dell’Eucaristia? Cristo Eucaristia: la presenza fedele e vicina. Se c’è una cappella nella tua università, o vicino al lavoro o a casa tua, puoi andare a far visita a Cristo Eucaristia una volta al giorno. Forse passi, o puoi passare, tutti i giorni di fronte a una chiesa e vuoi formare l’abitudine di fermarti a salutarlo per qualche minuto. La stessa cosa che fai con la tua fidanzata, tua moglie o i tuoi genitori. È un modo per mantenere “fresco” l’amore.

Ci sono anche occasioni in cui vorresti ricevere l’Eucaristia e non ti è possibile. Puoi allora fare una Comunione di desiderio ovunque ti trovi. Consiste nel fare una pausa e manifestare a Cristo il desiderio di riceverlo nel sacramento dell’Eucaristia e di chiedergli la grazia di riceverlo spiritualmente.

Puoi immaginarti accanto a Gesù nell’ultima cena, adagiarti spiritualmente sul suo petto e dirgli con parole tue quanto desideri riceverlo. Puoi anche usare formule come quella di Sant’Alfonso Maria de Liguori.

“Credo, Gesù mio, che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Ti amo al di sopra di tutte le cose e desidero ardentemente riceverti nella mia anima. Visto che ora non posso riceverti sacramentato, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore”.

(Rimani in silenzio ed esprimi a Gesù l’amore che nutri).

“E ora, come se già ti avessi ricevuto, ti abbraccio e mi unisco tutto a te.

Non permettere, Signore, che mi separi mai da te. Amen”.

6. Prega mentre svolgi le tue attività abituali

Aiuta molto a ravvivare la presenza di Dio acquisire l’abitudine di pregare prima delle tue attività abituali. Mangi tre volte al giorno, puoi benedire il cibo prima di mangiare. Quando esci di casa, puoi chiedere la protezione di Dio. Quando inizi la tua giornata lavorativa, puoi farti il segno della croce. Quando torni tutti i giorni a casa, puoi baciare una Bibbia, un crocifisso o un’immagine della Vergine Maria collocata all’ingresso.

7. Accendi una candela o porta in tasca un crocifisso

La fiamma di una candela può ricordarti Cristo Risorto (come il cero pasquale) e la Sua presenza nel tuo cuore. Puoi tenere una candela sulla scrivania, nello studio, in cucina o dove trascorri lunghi periodi di tempo tutti i giorni, e accenderla occasionalmente. La candela accesa può aiutarti a evocare la presenza di Cristo Risorto al tuo fianco e dentro di te.

Ci sono altri mezzi pratici che ciascuno può trovare, come un amico che da molto tempo ha l’abitudine di portare un crocifisso nella tasca dei pantaloni. Nel corso della giornata, mette varie volte la mano in tasca, stringe forte il crocifisso e rivolge una parola a Gesù.

DIO ONNIPOTENTE, CREATORE E PROVVIDENZA

Paragrafo 3: L’ONNIPOTENTE

268

Di tutti gli attributi divini, nel Simbolo si nomina soltanto l’onnipotenza di Dio: confessarla è di grande importanza per la nostra vita. Noi crediamo che tale onnipotenza è universale, perché Dio, che tutto ha creato, [Cf Gen 1,1; Gv 1,3 ] tutto governa e tutto può; amante, perché Dio è nostro Padre; [Cf Mt 6,9 ] misteriosa, perché la fede soltanto la può riconoscere allorché “si manifesta nella debolezza” ( 2Cor 12,9 ) [Cf 1Cor 1,18 ].

“Egli opera tutto ciò che vuole” ( Sal 115,3 )

269

Le Sacre Scritture affermano a più riprese la potenza universale di Dio. Egli è detto “il Potente di Giacobbe” ( Gen 49,24; Is 1,24 e. a), “il Signore degli eserciti”, “il Forte, il Potente” ( Sal 24,8-10 ). Se Dio è onnipotente “in cielo e sulla terra” ( Sal 135,6 ), è perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile [Cf Ger 32,17; 269 Lc 1,37 ] e dispone della sua opera come gli piace; [Cf Ger 27,5 ] egli è il Signore dell’universo, di cui ha fissato l’ordine che rimane a lui interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia: muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito [Cf Est 4,17 b; Pr 21,1; Tb 13,2 ]. “Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?” ( Sap 11,21 ).

“Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi” ( Sap 11,23 )

270

Dio è il Padre onnipotente. La sua paternità e la sua potenza si illuminano a vicenda. Infatti, egli mostra la sua onnipotenza paterna nel modo in cui si prende cura dei nostri bisogni; [Cf Mt 6,32 ] attraverso l’adozione filiale che ci dona (sarò per voi come un padre, e voi mi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente”: 2Cor 6,18 ); infine attraverso la sua infinita misericordia, dal momento che egli manifesta al massimo grado la sua potenza perdonando liberamente i peccati.

271

L’onnipotenza divina non è affatto arbitraria: “In Dio la potenza e l’essenza, la volontà e l’intelligenza, la sapienza e la giustizia sono una sola ed identica cosa, di modo che nulla può esserci nella potenza divina che non possa essere nella giusta volontà di Dio o nella sua sapiente intelligenza” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, 25, 5, ad 1].

Il mistero dell’apparente impotenza di Dio

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La fede in Dio Padre onnipotente può essere messa alla prova dall’esperienza del male e della sofferenza. Talvolta Dio può sembrare assente ed incapace di impedire il male. Ora, Dio Padre ha rivelato nel modo più misterioso la sua onnipotenza nel volontario abbassamento e nella Risurrezione del Figlio suo, per mezzo dei quali ha vinto il male. Cristo crocifisso è quindi “potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” ( 1Cor 1,24-25 ). Nella Risurrezione e nella esaltazione di Cristo il Padre ha dispiegato “l’efficacia della sua forza” e ha manifestato “la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti” ( Ef 1,19-22 ).

273

Soltanto la fede può aderire alle vie misteriose dell’onnipotenza di Dio. Per questa fede, ci si gloria delle proprie debolezze per attirare su di sé la potenza di Cristo [Cf 2Cor 12,9; Fil 4,13 ]. Di questa fede il supremo modello è la Vergine Maria: ella ha creduto che “nulla è impossibile a Dio” ( Lc 1,37 ) e ha potuto magnificare il Signore: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome” ( Lc 1,49 ).

274

“La ferma persuasione dell’onnipotenza divina vale più di ogni altra cosa a corroborare in noi il doveroso sentimento della fede e della speranza. La nostra ragione, conquistata dall’idea della divina onnipotenza, assentirà, senza più dubitare, a qualunque cosa sia necessario credere, per quanto possa essere grande e meravigliosa o superiore alle leggi e all’ordine della natura. Anzi, quanto più sublimi saranno le verità da Dio rivelate, tanto più agevolmente riterrà di dovervi assentire” [Catechismo Romano, 1, 2, 13].

In sintesi

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Con Giobbe, il giusto, noi confessiamo: “Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te” ( Gb 42,2 ).

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Fedele alla testimonianza della Scrittura, la Chiesa rivolge spesso la sua preghiera al “Dio onnipotente ed eterno” (omnipotens sempiterne Deus. . . “), credendo fermamente che “nulla è impossibile a Dio” ( Gen 18,14; Lc 1,37; Mt 19,26 ).

277

Dio manifesta la sua onnipotenza convertendoci dai nostri peccati e ristabilendoci nella sua amicizia con la grazia (Deus, qui omnipo potentiam tuam parcendo maxime et miserando manifestas. . . – O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono. . . “) [Messale Romano, colletta della ventiseiesima domenica].

278

Senza credere che l’Amore di Dio è onnipotente, come credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio riscattarci, lo Spirito Santo santificarci?

Paragrafo 4: IL CREATORE

279

“In principio Dio creò il cielo e la terra” ( Gen 1,1 ). Con queste solenni parole incomincia la Sacra Scrittura. Il Simbolo della fede le riprende confessando Dio Padre onnipotente come “Creatore del cielo e della terra”, “di tutte le cose visibili e invisibili”. Noi parleremo perciò innanzi tutto del Creatore, poi della sua creazione, infine della caduta a causa del peccato, da cui Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto a risollevarci.

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La creazione è il fondamento di “tutti i progetti salvifici di Dio”, “l’inizio della storia della salvezza”, [Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 51] che culmina in Cristo. Inversamente, il Mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, “in principio, Dio creò il cielo e la terra” ( Gen 1,1 ): dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione in Cristo [Cf Rm 8,18-23 ].

281

Per questo le letture della Veglia Pasquale, celebrazione della nuova creazione in Cristo, iniziano con il racconto della creazione; parimenti, nella Liturgia Bizantina, il racconto della creazione è sempre la prima lettura delle vigilie delle grandi feste del Signore. Secondo la testimonianza degli antichi, l’istruzione dei catecumeni per il Battesimo segue lo stesso itinerario [Cf Eteria, Peregrinatio ad loca sancta, 46: PLS 1, 1047; Sant’Agostino, De catechizandis rudibus, 3, 5].

I. La catechesi sulla creazione

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La catechesi sulla creazione è di capitale importanza. Concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana: infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti: “Da dove veniamo?” “Dove andiamo?” “Qual è la nostra origine?” “Quale il nostro fine?” “Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste?”. Le due questioni, quella dell’origine e quella del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l’orientamento della nostra vita e del nostro agire.

283

La questione delle origini del mondo e dell’uomo è oggetto di numerose ricer che scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull’età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull’apparizione del l’uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l’intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: “Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi. . . perché mi ha istruito la Sapienza, artefice di tutte le cose” ( Sap 7,17-21 ).

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Il grande interesse, di cui sono oggetto queste ricerche, è fortemente stimolato da una questione di altro ordine, che oltrepassa il campo proprio delle scienze naturali. Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l’uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio. E se il mondo proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove viene? Chi ne è responsabile? C’è una liberazione da esso?

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Fin dagli inizi, la fede cristiana è stata messa a confronto con risposte diverse dalla sua circa la questione delle origini. Infatti, nelle religioni e nelle culture antiche si trovano numerosi miti riguardanti le origini. Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o che il divenire del mondo è il divenire di Dio (panteismo); altri hanno detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, che scaturisce da questa sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l’esistenza di due princìpi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo conflitto (dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni, il mondo (almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento, e quindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una volta fatto, l’avrebbe abbandonato a se stesso( deismo); altri infine non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita (materialismo). Tutti questi tentativi di spiegazione stanno a testimoniare la persistenza e l’universa lità del problema delle origini. Questa ricerca è propria dell’uomo.

286

Indubbiamente, l’intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l’esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana, [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3026] anche se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall’errore. Per questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: “Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede” ( Eb 11,3 ).

287

La verità della creazione è tanto importante per l’intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo Popolo tutto ciò che al riguardo è necessario conoscere. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore, [Cf At 17,24-29; Rm 1,19-20 ] Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall’Egitto, e che, eleggendo Israele, l’ha creato e formato, [Cf Is 43,1 ] si rivela come colui al quale appartengono tutti i popoli della terra e l’intera terra, come colui che, solo, “ha fatto cielo e terra” ( Sal 115,15; Sal 124,8; 287 Sal 134,3 ).

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La rivelazione della creazione è così inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell’Alleanza di Dio, l’Unico, con il suo Popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell’amore onnipotente di Dio [Cf Gen 15,5; 288 Ger 33,19-26 ]. E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti, [Cf Is 44,24 ] nella preghiera dei Salmi[Cf Sal 104 ] e della Liturgia, nella riflessione della sapienza [Cf Pr 8,22-31 ] del Popolo eletto.

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Tra tutte le parole della Sacra Scrittura sulla creazione, occupano un posto singolarissimo i primi tre capitoli della Genesi. Dal punto di vista letterario questi testi possono avere diverse fonti. Gli autori ispirati li hanno collocati all’inizio della Scrittura in modo che esprimano, con il loro linguaggio solenne, le verità della creazione, della sua origine e del suo fine in Dio, del suo ordine e della sua bontà, della vocazione dell’uomo, infine del dramma del peccato e della speranza della salvezza. Lette alla luce di Cristo, nell’unità della Sacra Scrittura e della Tradizione vivente della Chiesa, queste parole restano la fonte principale per la catechesi dei misteri delle “origini”: creazione, caduta, promessa della salvezza.

II. La creazione – opera della Santissima Trinità

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“In principio, Dio creò il cielo e la terra” ( Gen 1,1 ). Queste prime parole della Scrittura contengono tre affermazioni: il Dio eterno ha dato un inizio a tutto ciò che esiste fuori di lui. Egli solo è Creatore (il verbo “creare” – in ebraico “bara” – ha sempre come soggetto Dio). La totalità di ciò che esiste (espressa nella formula “il cielo e la terra”) dipende da colui che gli dà di essere.

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“In principio era il Verbo. . . e il Verbo era Dio. . . Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto” ( Gv 1,1-3 ). Il Nuovo Testamento rivela che Dio ha creato tutto per mezzo del Verbo eterno, il Figlio suo diletto. “Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. . . Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono” ( Col 1,16-17 ). La fede della Chiesa afferma pure l’azione creatrice dello Spirito Santo: egli è il “datore di vita”, [Simbolo di Nicea-Costantinopoli] lo “Spirito Creatore”, [Liturgia delle Ore, Inno “Veni, Creator Spiritus”] la “sorgente di ogni bene” [Liturgia bizantina, Tropario dei Vespri di Pentecoste].

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Lasciata intravvedere nell’Antico Testamento, [Cf Sal 33,6; Sal 104,30; Gen 1,2-3 ] rivelata nella Nuova Alleanza, l’azione creatrice del Figlio e dello Spirito, inseparabilmente una con quella del Padre, è chiaramente affermata dalla regola di fede della Chiesa: “Non esiste che un solo Dio. . . : egli è il Padre, è Dio, il Creatore, l’Autore, l’Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa da se stesso, cioè con il suo Verbo e la sua Sapienza”, “per mezzo del Figlio e dello Spirito”, che sono come “le sue mani” [Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 2, 30, 9 e 4, 20, 1]. La creazione è l’opera comune della Santissima Trinità.

III. “Il mondo è stato creato per la gloria di Dio”

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E’ una verità fondamentale che la Scrittura e la Tradizione costantemente insegnano e celebrano: “Il mondo è stato creato per la gloria di Dio” [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3025]. Dio ha creato tutte le cose, spiega san Bonaventura, “non propter gloriam augendam, sed propter gloriam manifestandam et propter gloriam suam communicandam – non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e per comunicarla” [San Bonaventura, In libros sententiarum, 2, 1, 2, 2, 1]. Infatti Dio non ha altro motivo per creare se non il suo amore e la sua bontà: “Aperta manu clave amoris creaturÍ prodierunt – Aperta la mano dalla chiave dell’amore, le creature vennero alla luce” [San Tommaso d’Aquino, In libros sententiarum, 2, prol]. E il Concilio Vaticano I spiega:

Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù, non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, insieme, dall’inizio dei tempi, creato dal nulla l’una e l’altra creatura, la spirituale e la corporale [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3002].

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La gloria di Dio è che si realizzi la manifestazione e la comunicazione della sua bontà, in vista delle quali il mondo è stato creato. Fare di noi i suoi “figli adottivi per opera di Gesù Cristo”, è il benevolo disegno “della sua volontà. . . a lode e gloria della sua grazia” ( Ef 1,5-6 ). “Infatti la gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la visione di Dio: se già la Rivelazione di Dio attraverso la creazione procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita a coloro che vedono Dio” [Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 20, 7]. Il fine ultimo della creazione è che Dio, “che di tutti è il Creatore, possa anche essere “tutto in tutti” ( 1Cor 15,28 ) procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra felicità” [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 2].

IV. Il mistero della creazione

Dio crea con sapienza e amore

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Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza [Cf Sap 9,9 ]. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: “Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono” ( Ap 4,11 ). “Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza” ( Sal 104,24 ). “Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” ( Sal 145,9 ).

Dio crea “dal nulla”

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Noi crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3022]. La creazione non è neppure una emanazione necessaria della sostanza divina [Cf ibid., 3023-3024]. Dio crea liberamente “dal nulla”: [Concilio Lateranense IV: Denz. -Schönm., 800; Concilio Vaticano I: ibid. , 3025]

Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano, quando gli si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la potenza di Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal nulla per fare tutto ciò che vuole [San Teofilo d’Antiochia, Ad Autolycum, 2, 4: PG 6, 1052].

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La fede nella creazione “dal nulla” è attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza. Così la madre dei sette figli li incoraggia al martirio:

Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all’origine l’uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi. . . Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l’origine del genere umano ( 2Mac 7,22-23; 2Mac 7,28 ).

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Dio, poiché può creare dal nulla, può anche, per opera dello Spirito Santo, donare ai peccatori la vita dell’anima, creando in essi un cuore puro, [Cf Sal 51,12 ] e ai defunti, con la risurrezione, la vita del corpo, egli “che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono” ( Rm 4,17 ). E, dal momento che, con la sua Parola, ha potuto far risplendere la luce dalle tenebre, [Cf Gen 1,3 ] può anche donare la luce della fede a coloro che non lo conoscono [Cf 2Cor 4,6 ].

Dio crea un mondo ordinato e buono

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Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: “Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso” ( Sap 11,20 ). Creata nel e per mezzo del Verbo eterno, “immagine del Dio invisibile” ( Col 1,15 ), la creazione è destinata, indirizzata all’uomo, immagine di Dio, [Cf Gen 1,26 ] chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell’Intelletto divino, può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione, [Cf Sal 19,2-5 ] certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla sua opera [Cf Gb 42,3 ]. Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (E Dio vide che era cosa buona. . . cosa molto buona”: Gen 1,4; Gen 1,10; 299 Gen 1,12; Gen 1,18; Gen 1,21; Gen 1,31 ). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all’uomo, come un’eredità a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale [Cf San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter: Denz. -Schönm. , 286; Concilio di].

Dio trascende la creazione ed è ad essa presente

300

Dio è infinitamente più grande di tutte le sue opere: [Cf Sir 43,28 ] “Sopra i cieli si innalza” la sua “magnificenza” ( Sal 8,2 ), “la sua grandezza non si può misurare” ( Sal 145,3 ). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente nell’intimo più profondo delle sue creature: “In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” ( At 17,28 ). Secondo le parole di sant’Agostino, egli è “superior summo meo et interior intimo meo – più intimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più alta” [Sant’Agostino, Confessiones, 3, 6, 11].

Dio conserva e regge la creazione

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Dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell’essere, le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia, di fiducia:

Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita ( Sap 11,24-26 ).

V. Dio realizza il suo disegno: la Provvidenza divina

302

La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. E’ creata “in stato di via” (in statu viae”) verso una perfezione ultima alla quale Dio l’ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina Provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione.

Dio conserva e governa con la sua Provvidenza tutto ciò che ha creato, “essa si estende da un confine all’altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa” ( Sap 8,1 ). Infatti “tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi” ( Eb 4,13 ), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3003].

303

La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: “Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole” ( Sal 115,3 ); e di Cristo si dice: “Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre” ( Ap 3,7 ); “molte sono le idee nella mente dell’uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo” ( Pr 19,21 ).

304

Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce delle azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di “un modo di parlare” primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo [Cf Is 10,5-15; Is 45,5-7; Dt 32,39; Sir 11,14 ] educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei Salmi è la grande scuola di questa fiducia [Cf Sal 22; Sal 32; 305 Sal 35; Sal 103; Sal 138; e.a.].

305

Gesù chiede un abbandono filiale alla Provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: “Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?. . . Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” ( Mt 6,31-33 ) [Cf Mt 10,29-31 ].

La Provvidenza e le cause seconde

306

Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l’esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno.

307

Dio dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua Provvidenza, affidando loro la responsabilità di “soggiogare” la terra e di dominarla [Cf Gen 1,26-28 ]. In tal modo Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti e libere per completare l’opera della creazione, perfezionandone l’armonia, per il loro bene e per il bene del loro prossimo. Cooperatori spesso inconsapevoli della volontà divina, gli uomini possono entrare deliberatamente nel piano divino con le loro azioni, le loro preghiere, ma anche con le loro sofferenze [Cf Col 1,24 ]. Allora diventano in pienezza “collaboratori di Dio” ( 1Cor 3,9; 1Ts 3,2 ) e del suo Regno [Cf Col 4,11 ].

308

Dio agisce in tutto l’agire delle sue creature: è una verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima che opera nelle e per mezzo delle cause seconde: “E’ Dio infatti che suscita” in noi “il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” ( Fil 2,13 ) [Cf 1Cor 12,6 ]. Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce. Infatti la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza e dalla bontà di Dio, niente può se è separata dalla propria origine, perché “la creatura senza il Creatore svanisce”; [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36] ancor meno può raggiungere il suo fine ultimo senza l’aiuto della grazia [Cf Mt 19,26; Gv 15,5; Fil 4,13 ].

La Provvidenza e lo scandalo del male

309

Se Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo ordinato e buono, si prende cura di tutte le sue creature, perché esiste il male? A questo interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna rapida risposta potrà bastare. E’ l’insieme della fede cristiana che costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione, il dramma del peccato, l’amore paziente di Dio che viene incontro all’uomo con le sue Alleanze, con l’Incarnazione redentrice del suo Figlio, con il dono dello Spirito, con il radunare la Chiesa, con la forza dei sacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero terribile, possono anche sottrarsi. Non c’è un punto del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta al problema del male .

310

Ma perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, 25, 6]. Tuttavia, nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo “in stato di via” verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa contra gentiles, 3, 71].

311

Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. E’ così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale [Cf Sant’Agostino, De libero arbitrio, 1, 1, 1: PL 32, 1221-1223; San Tommaso d’Aquino, Summa teologiae, I-II, 79, 1]. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene:

Infatti Dio onnipotente. . ., essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene [Sant’Agostino, Enchiridion de fide, spe et caritate, 11, 3].

312

Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua Provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: “Non siete stati voi”, dice Giuseppe ai suoi fratelli, “a mandarmi qui, ma Dio; . . . se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene. . . per far vivere un popolo numeroso” ( Gen 45,8 Gen 50,20 ) [Cf Tb 2,12-18 vulg]. Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l’uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, [Cf Rm 5,20 ] ha tratto i più grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra Redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene.

313

“Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” ( Rm 8,28 ). La testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità:

Così santa Caterina da Siena dice a “coloro che si scandalizzano e si ribellano davanti a ciò che loro capita”: “Tutto viene dall’amore, tutto è ordinato alla salvezza dell’uomo, Dio non fa niente se non a questo fine” [Santa Caterina da Siena, Dialoghi, 4, 138].

E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia: “Nulla accade che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio” [San Tommaso More, Lettera ad Alice Alington di Margaret Roper sul colloquio avuto in carcere con il padre, cf Liturgia delle Ore, III, Ufficio delle letture del 22 giugno].

E Giuliana di Norwich: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene. . . : “Tu stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene ” [Giuliana di Norwich, Rivelazioni dell’amore divino, 32].

314

Noi crediamo fermamente che Dio è Signore del mondo e della storia. Ma le vie della sua Provvidenza spesso ci rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio “a faccia a faccia” ( 1Cor 13,12 ), conosceremo pienamente le vie, lungo le quali, anche attraverso i drammi del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino al riposo di quel Sabato [Cf Gen 2,2 ] definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra.

In sintesi

315

Nella creazione del mondo e dell’uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo “disegno di benevolenza”, che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.

316

Sebbene l’opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile della creazione.

317

Dio solo ha creato l’universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto.

318

Nessuna creatura ha il potere infinito necessario per “creare” nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l’essere a ciò che non l’aveva affatto (chiamare all’esistenza “ex nihilo” – dal nulla) [Cf Congregazione per l’Educazione Cattolica, Decreto del 27 luglio 1914, Theses approbatae philosophiae tomisticae: Denz. -Schönm., 3624].

319

Dio ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create.

320

Dio, che ha creato l’universo, lo conserva nell’esistenza per mezzo del suo Verbo, “questo Figlio che. . . sostiene tutto con la potenza della sua Parola” ( Eb 1,3 ), e per mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.

321

La divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo.

322

Cristo ci esorta all’abbandono filiale alla Provvidenza del nostro Padre celeste [Cf Mt 6,26-34 ] e l’apostolo san Pietro gli fa eco: gettate “in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” ( 1Pt 5,7 ) [Cf Sal 55,23 ].

323

La Provvidenza divina agisce anche attraverso l’azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.

324

Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che Dio illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna.

Il Signore,Dio della tua vita,non ti abbandona nè ti abbandonerà mai!

Lorena Ercoli

Perché mi ha abbandonato?
E’ il grido che sale dentro di me quando incontro
le difficoltà, i fallimenti, le delusioni.
E’ il grido che non sono riuscita a trattenere
quando la Croce della malattia sembrava opporre
un ostacolo alla perfezione.
Ma tu, Gesù, alza gli occhi, vedi la fragilità
della mia fede e proclami le beatitudini.
Ammonisci i ricchi e chiami me beato
donandomi una realtà di amore e di luce,
perché in te e con te, Gesù abbandonato,
ogni dolore, ogni sofferenza si tramuta
nella gioia del Risorto.
Grazie Madre per il tuo si a Dio.
Donaci di fare sempre la volontà del Padre
e benedici tutti coloro che ci donano un sorriso.
Amen.

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Quando…

Rubens Costa Romanelli, O Primado do Espírito

Quando, nel momento della prova, la tua anima è triste e dubbiosa, invocami:
Io sono colui che ti consola.

Quando ti senti mancare, a causa delle difficoltà della vita, e senti che non ce la fai più, chiamami:
Io sono la forza.

Quando sei stanco e affaticato, e non riesci a trovare conforto, vieni a cercarmi:
Io sono il rifugio.

Quando perdi la serenità e senti che i tuoi nervi non reggono più, invocami:
Io sono la pazienza.

Quando sei sconvolto dai fatti della vita e sei affranto dal dolore causato dalle prove, grida a me:
Io sono il balsamo.

Quando il mondo ti farà solo false promesse e ti sorgerà il dubbio che non ci sia più nessuno di cui potersi fidare, vieni a me:
Io sono la verità.

Quando il tuo cuore è pieno di tristezza e di malinconia, chiamami:
Io sono l’allegria.

Quando, ad una ad una, saranno distrutte tutte le tue aspettative e la disperazione prenderà il sopravvento, cercami:
Io sono la speranza.

Quando la cattiveria e l’arroganza del cuore umano ti prostreranno a terra e ti umilieranno, chiamami:
Io sono il perdono.

Quando il dubbio ti assalirà fino a farti rimettere tutto in discussione, fidati di me:
Io sono la fede.

Quando nessuno ti capirà e vedrai svanire tutte le tue speranze nell’indifferenza del mondo, vieni a me:
Io sono la giustificazione.

E quando alla fine vorrai sapere chi sono, chiedilo al fiume che scorre,
all’usignolo che canta, alle stelle che scintillano:
Io sono la vita.
Io sono colui che ha creato te e tutte le cose.
Io sono colui che ti ama di un amore infinito ed eterno.
Io sono il tuo Signore e tuo Dio.


Versione forse più fedele all’orginale, che risente di una traduzione non perfetta:

Mio figlio!

Quando nelle ore di intimo dispiacere o di disanimo, invadono la tua anima e le lacrime affiorano agli occhi, buscami: io sono colui che sa soffocarti il pianto e stancarti le lacrime.

Quando ti giudichi incompreso da coloro che ti circondano e senti in loro l’indifferenza, avvicinati a me: io sono la luce i cui raggi illuminano la purezza delle tue intenzioni e la nobiltà dei tuoi sentimenti.

Quando si estinguono le forze per affrontare le difficoltà e contrasti della vita e ti senti smarrire, chiamami: io sono la forza che può rimuovere le pietre del cammino e superare le avversità del mondo.

Quando, i venti e le bufere soffiano inclementi e non sai piú dove chinare la testa, vieni a me: io sono il rifugio dove incontrarà riposo il tuo corpo e tranquillità il tuo spirito.

Quando nei momenti di maggior afflizione ti senti mancare la calma e non riesci mantenere la serenità dello spirito, invocami: io sono la pazienza, che ti aiuta a vivere i momenti e trionfare nelle piú difficili situazioni.

Quando ti dibatterai nell’atrocità del dolore e la tua anima ferita dalle spine del cammino, chiamami gridando: io sono il balsamo che cicatrizza le piaghe e lenisce le pene.

Quando il mondo ti illudirà con le sue false promesse e ti accorgerai che non potrai fidarti di nessuno, vieni a me: io sono la sincerità, che sa comprendere la lealtà dei tuoi atteggiamenti e la nobiltà dei tuoi ideali.

Quando la tristezza e la malinconia invadiranno il tuo cuore e di tutto sentirai scotento, chiamami: io sono l’allegria, che ti infonderà un nuovo coraggio e ti farà conoscere gli incanti del tuo mondo interiore.

Quando uno ad uno sfiniranno gli edeali piú belli e ti sentirai al margine della disperazione, invocami: io sono la speranza, che fortificherà la tua fede e ti accarezzerà i sogni.

Quando il mondo non scuserà i tuoi sbagli e proverai la durezza del cuore umano, cercami: io sono il perdono che solleverà il tuo animo e promuoverà la reabilitazione del tuo spirito.

Quando dubitando di tutto, persino delle tue proprie convinzioni e lo scetticismo ti invadirà l’anima, ricorri a me: io sono la fede, che innonderà di luce l’intelletto e ti preparerà per la conquista della Felicità.

Quando non proverai più la sublimità di un terno e sincero affetto, e ti sentirai deluso dei sentimenti dei tuoi simili, avvicinati a me: io sono la rinuncia, che t’insegnerà a dimenticare l’ingratitude degli uomini e l’incomprensione del mondo.

E infine, quando vorrai sapere chi sono, chiedilo al ruscello che mormora e al passaro che canta, al fiore che sboccia e alla stella che scintilla, al giovane che spera e all’anziano che ricorda. Io sono il dinamismo della vita e l’armonia della Natura: mi chiamo amore e sono rimedio per tutti i mali che attormentano lo spirito.

Stendimi poi la tua mano, oh anima della mia anima, che io ti condurrò in estasi e incantamenti continui alle serene dimore dell’Infinito, sotto la brillante luce dell’Eternità.

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Dio è più grande del nostro peccato

Papa Francesco, Udienza Generale del 30 marzo 2016

Dio è più grande del nostro peccato. Non dimentichiamo questo: Dio è più grande del nostro peccato! “Padre, io non lo so dire, ne ho fatte tante, grosse!”. Dio è più grande di tutti i peccati che noi possiamo fare. Dio è più grande del nostro peccato. Lo diciamo insieme? Tutti insieme: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. E il suo amore è un oceano in cui possiamo immergerci senza paura di essere sopraffatti: perdonare per Dio significa darci la certezza che lui non ci abbandona mai. Qualunque cosa possiamo rimproverarci, lui è ancora e sempre più grande di tutto (cfr 1 Gv 3,20), perché Dio è più grande del nostro peccato…

Dio non nasconde il peccato, ma lo distrugge e lo cancella; ma lo cancella proprio dalla radice, non come fanno in tintoria quando portiamo un abito e cancellano la macchia. No! Dio cancella il nostro peccato proprio dalla radice, tutto! Perciò il penitente ridiventa puro, ogni macchia è eliminata ed egli ora è più bianco della neve incontaminata. Tutti noi siamo peccatori. È vero questo? Se qualcuno di voi non si sente peccatore che alzi la mano… Nessuno! Tutti lo siamo.

Noi peccatori, con il perdono, diventiamo creature nuove, ricolmate dallo spirito e piene di gioia. Ora una nuova realtà comincia per noi: un nuovo cuore, un nuovo spirito, una nuova vita. Noi, peccatori perdonati, che abbiamo accolto la grazia divina, possiamo persino insegnare agli altri a non peccare più. “Ma Padre, io sono debole, io cado, cado”. “Ma se cadi, alzati! Alzati!”. Quando un bambino cade, cosa fa? Solleva la mano alla mamma, al papà perché lo faccia alzare. Facciamo lo stesso! Se tu cadi per debolezza nel peccato, alza la tua mano: il Signore la prende e ti aiuterà ad alzarti. Questa è la dignità del perdono di Dio! La dignità che ci dà il perdono di Dio è quella di alzarci, metterci sempre in piedi, perché Lui ha creato l’uomo e la donna perché stiano in piedi.

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La sete di Dio

Sebastian Kachapilly

Ognuno pensa a modo suo, ognuno prende la via che più gli piace e nessuno si ferma un attimo per riflettere. Il Signore ha detto: non siete del mondo, ma vivete nel mondo guardando sempre verso l’alto. Il nostro obiettivo è sbagliato, guardiamo sin troppo i giochi del mondo e siamo interessati nei suoi divertimenti. Noi figli del Dio vivente cosa abbiamo dentro di noi: la sete per Dio o la sete per il mondo?

Lavoravo nella missione in India, ogni tanto andavo dai confratelli per gli incontri. Un giorno pieno di sole mentre tornavo dalla missione salì sull’autubus un ragazzo con un secchio pieno di bevande fresche e cominciò a parlare: Amici miei, dissetatevi! Ho bevande fresche per tutti. Ci invitava a prendere qualcosa, ma nessuno ne voleva. Scendendo dall’autobus diceva a se stesso, nessuno ha sete. Sono belle queste parole: nessuno ha sete. Se qualcuno avesse avuto sete sicuramente avrebbe comprato una bibita o qualcosa di fresco. Nessuno aveva sete e quindi nessuno voleva comprare niente.

Questo succede anche nei confronti di Dio, se una persona non ha sete di Dio non lo cerca, non va da Dio. E’ chiaro che andrà altrove a cercare le cose che possono dissetare la sua sete. Quando cominciamo un cammino di fede dobbiamo avere la sete di Dio. Il mondo di oggi può mettere davanti a noi tante cose che possono dissetare la nostra sete, ma la cosa importante è quella di avere sete di Dio e salvare la nostra anima.

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O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio!

Romani 11

1 Io domando dunque: Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele?
3 Signore, hanno ucciso i tuoi profeti,
hanno rovesciato i tuoi altari
e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita
.

4 Cosa gli risponde però la voce divina?
Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal.
5 Così anche al presente c’è un resto, conforme a un’elezione per grazia. 6 E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia.
7 Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti; gli altri sono stati induriti, 8 come sta scritto:
Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere e orecchi per non sentire,
fino al giorno d’oggi
.

9 E Davide dice:
Diventi la loro mensa un laccio, un tranello
e un inciampo e serva loro di giusto castigo!
10 Siano oscurati i loro occhi sì da non vedere,
e fa’ loro curvare la schiena per sempre
!

11 Ora io domando: Forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia. 12 Se pertanto la loro caduta è stata ricchezza del mondo e il loro fallimento ricchezza dei pagani, che cosa non sarà la loro partecipazione totale!
13 Pertanto, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero, 14 nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. 15 Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?
16 Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17 Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo,18 non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.
19 Dirai certamente: Ma i rami sono stati tagliati perché vi fossi innestato io! 20 Bene; essi però sono stati tagliati a causa dell’infedeltà, mentre tu resti lì in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi! 21 Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!
22 Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti; bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso. 23 Quanto a loro, se non persevereranno nell’infedeltà, saranno anch’essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo! 24 Se tu infatti sei stato reciso dall’oleastro che eri secondo la tua natura e contro natura sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo!
25 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti.26 Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore,
egli toglierà le empietà da Giacobbe.
27 Sarà questa la mia alleanza con loro
quando distruggerò i loro peccati
.

28 Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, 29 perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!30 Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, 31 così anch’essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch’essi ottengano misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!
33 O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
34 Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
35 O chi gli ha dato qualcosa per primo,
sì che abbia a riceverne il contraccambio
?

36 Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

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Da Dio una paterna Lezione di Vita

Che Dio non mi permetta di perdere il romanticismo,
anche sapendo che le rose non parlano…

Che Dio non mi permetta di perdere l’ottimismo,
anche sapendo che il futuro che ci aspetta non è tanto allegro…

Che io non perda la voglia di vivere,
anche sapendo che la vita è, in molti momenti, dolorosa…

Che io non perda la voglia di avere grandi amici,
anche sapendo che, con il giro del mondo, anche loro vanno via dalle nostre vite…

Che io non perda la voglia di aiutare le persone,
anche sapendo che molte di loro sono incapaci di vivere, di vedere, riconoscere e compensare questo aiuto…

Che io non perda la voglia di amare,
anche sapendo che la persona che io più amo può non provare lo stesso sentimento verso di me…

Che io non perda la luce e la lucentezza degli occhi,
anche sapendo che molte cose che vedrò nel mondo oscureranno i miei occhi…

Che io non perda la forza,
anche sapendo che la sconfitta e la perdita sono due avversari estremamente pericolosi…

Che io non perda la ragione,
anche sapendo che le tentazioni della vita sono molte e attraenti…

Che io non perda il sentimento di giustizia,
pur sapendo che il pregiudicato possa essere io stesso…

Che io non perda il mio abbraccio forte,
anche sapendo che un giorno le mie braccia saranno fiacche…

Che io non perda la bellezza e la gioia di vedere,
anche sapendo che molte lacrime scorreranno dai miei occhi e finiranno nella mia anima…

Che io non perda l’amore per la mia famiglia,
anche sapendo che molte volte essa mi chiederà degli sforzi incredibili per mantenere la sua armonia…

Che io non perda la voglia di essere grande,
anche sapendo che il mondo è piccolo…

E soprattutto…
Che io non dimentichi mai che Dio mi ama infinitamente,
che un piccolo grano di allegria e di speranza dentro ciascuno è capace di cambiare e trasformare qualsiasi cosa, poi…

La vita è costruita sui sogni
e realizzata nell’amore!

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Come raggiungere la Certezza assoluta che Dio c’è e ci ama alla follia

Questa volta sono io che scrivo,e lo faccio semplicemente,alla buona,di getto,come parlassi a fratelli quali siete. Scrivo sull’argomento più importante della nostra vita: senza la certezza che esiste un Dio Amore,la vita non ha senso,oppure ha un significato ignoto,e la nostra esistenza si riempie di paura e di angoscia. Oppure,quasi obliando questo enorme mistero della nostra vita in un ignoto Universo,ci stordiamo nelle attività e nelle cure di ogni giorno,cercando di allontanare da noi il pensiero della morte,anzi ogni pensiero che significhi una meditazione su noi stessi e sul mondo. Alcuni sono persuasi che,anche pensando e meditando molto,non si giungerebbe mai ad una conclusione valida per tutti,e così l’esistenza e l’amore di Dio per noi diventano tutt’al più un opinione,una semplice opinione,rispettabile magari,ma pur sempre un’idea peregrina tra altre mille idee e spiegazioni. Quelli che pensano così non hanno tutti i torti,perchè la storia della filosofia,quella che abbiamo studiato a scuola,è piena di opinioni e di tesi diverse che nulla concludono. Inoltre anche i miracoli,le grazie,le testimonianze cristiane,potrebbero rivelarsi,ad un attento approfondimento,non reali,ma causati da fantasie morbose,oppure da chissà quale altro parto del nostro inconscio e della nostra inesplorata psiche. E allora? Come potremo giungere a una fede,a una fiducia salda che ci accompagni e ci guidi in questo cammino pericoloso che è la nostra vita? Oggi siamo ricchi,domani siamo poveri,oggi siamo sani,domani malati,e anche le persone care,che ci hanno accompagnato per molti decenni,da un momento all’altro scompaiono e non sono più: di loro resta solo il ricordo e il rimpianto di non averle amate abbastanza,di non esserci accorti abbastanza di loro.

Io sono certo però che tutto questo quadro nero,a un certo punto scompare,e fa posto a uno splendido soleggiato paesaggio in cui tutto è fede,fiducia e amore. Innanzitutto la nostra ragione umana,se ben interrogata,afferma senza esitazione che Dio c’è,anche se non può dire Chi sia e di che panni vesta. La ragione umana,che è l’unica forma di ragione di cui possiamo e dobbiamo disporre,afferma un principio di causalità e un principio di non contraddizione i quali,se applicati alla nostra sia pur piccola esperienza del mondo,ci rassicurano sull’esistenza di un Dio ignoto. Tutto il Creato ce ne parla,sia pure con voci diverse,e tutte le religioni che esistono ammettono l’esistenza di un Principio superiore e sommo,di un Essere sia pure non conoscibile,ma esistente. Buona parte degli scienziati sono credenti,e quelli che non credono espongono argomenti non validi. Un illustre fisico del nostro tempo sostiene che Dio non può esistere perchè prima del big bang non c’è tempo,e Dio non può operare fuori del tempo. Ha diffuso anche dei video sulla rete,e molti giovani ci credono,senza considerare che la teologia cristiana,da sempre,sostiene l’esistenza di un Dio che è fuori dello spazio e del tempo, e che vive in una eternità senza tempo.

Quindi la ragione ci aiuta,ci conduce passo passo verso la convinzione che un Dio c’è,ma non ci dice chi Egli sia,e se ci ama o ci odia,o è indifferente. Non ho intenzione di parlare a lungo,perchè non servirebbe: non gioverebbe a molto riportare qui tutti gli argomenti teologici che ci spingono a credere in un Dio d’Amore,che si è rivelato come tale,e che ci accompagna. Se ne avete il desiderio,potete leggere un Dizionario teologico,o un Catechismo.

Io qui vorrei solo dirvi come ho io incontrato Dio,perchè sono certo del Suo immenso Amore,perchè credo in Cristo,nella Chiesa,nella Comunione dei Santi,nei Sacramenti,e in tutto quello che i Cristiani credono. Ho incontrato Dio parecchi decenni fa,in una situazione di grave incredulità e di angoscia: camminavo per strada,ho visto una Chiesa,ci sono entrato,e ho detto a Dio: se proprio ci sei,se mi conosci,se mi ami,dimmelo e fammelo sapere in modo chiaro e personale: io mi affido a te!

Da allora la mia vita è cambiata,giorno dopo giorno, e quella certezza di fede,che avevo invano cercato nei libri e nelle elucubrazioni speculative,mi è stata infusa,mi è stata donata giorno per giorno,accompagnata da avvenimenti gioiosi e anche dolorosi che hanno fatto di me un uomo nuovo. Questo per dirvi che la fede,la certezza della fede nel Dio d’Amore,non si raggiunge da soli,ma è un Dono,un Dono meraviglioso che viene dopo un nostro debole ma convinto SI. E questo Dono,che ci dà una certezza intima e incrollabile,non può essere comunicato a chi ancora non l’ha ricevuto.

Non sono pazzo,eccellentissimo Festo,diceva San Paolo all’uomo che lo giudicava,e aveva ragione di dirlo,perchè la fede non può essere trasmessa a parole: possiamo solo invitare tutti ad aprirsi a Dio,a dirgli di si. Dopo questo si sente in se stessi una forza,una luce,un ardore che cresce giorno dopo giorno; e non ci dobbiamo meravigliare se la gente non ci capisce,non ci dà credito,non ci stima,ci reputa esaltati o pazzi: ciò avviene semplicemente perchè non hanno ancora ricevuto il dono di Dio,che è fede,Gioia,Pace e molto altro.

Io ti assicuro,fratello mio,che la felicità in Terra esiste,ed esiste anche tra avvenimenti dolorosi e contrari,perchè abbiamo accanto non un amico immaginario,ma una Presenza viva,il nostro Dio,che apre in noi la fonte della Parola e della Comunione,renedendoci capaci di indurre chi ci ascolta ad abbandonare diffidenza e incertezza e a dire si: dire si a Dio,pregarlo di manifestarsi nella nostra vita di ogni giorno,e accogliere ogni avvenimento per quello che è:un dono meraviglioso del Suo Amore.

E questo riguarda anche i popoli e le persone piegate e martoriate dalla guerra,dalla fame,dagli orrori causati da un’umanità incredula e perversa,il cui quadro dipinge magistralmente San Paolo nel capitolo uno della Lettera ai Romani:non c’è dolore nè sofferenza che Dio non possa trasformare in Pace,in profonda Pace.

Credimi,fratello,il Dono è meraviglioso: se già lo hai ricevuto,cerca di comunicare e non tenerlo per te solo, e se non lo hai ancora ricevuto,pronunzia un SI convinto e docile,perchè il Dono sta per venire a te: lo riceverai ed esulterai!

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La Potenza di Dio si manifesta nel suo Amore infinito

Dio ha risuscitato Gesù,quel Gesù che è stato crocifisso!

Un giorno, la pietra disse: «Sono la più forte!». Udendo ciò, il ferro disse: «Sono più forte di te! Lo vuoi vedere?». Subito, i due lottarono fino a quando la pietra fu ridotta in polvere.

Il ferro disse a sua volta: «lo sono il più forte! Udendolo, il fuoco disse: «lo sono più forte te! Lo vuoi vedere?». Allora i due lottarono finché il ferro fu fuso.

Il fuoco disse a sua volta: «lo sì che sono forte!». Udendo ciò, l’acqua disse: «lo sono più forte di te! Se vuoi te lo dimostro». Allora, lottarono fin quando il fuoco fu spento.

L’acqua disse a sua volta: «Sono io la più forte!». Udendola il sole disse: «lo sono più forte ancora! Guarda!». I due lottarono finché il sole fece evaporare l’acqua.

Il sole disse a sua volta: «Sono io il più forte!». Udendolo, la nube disse: «lo sono più forte ancora! Guarda!». I due lottarono finché la nube nascose il sole.

La nube disse a sua volta: «Sono io la più forte!». Ma il vento disse: «lo sono più forte di te! Te lo dimostro». Allora i due lottarono fin quando il vento soffiò via la nube ed essa sparì.

ll vento disse a sua volta: «lo sì, che sono forte!». I monti dissero: «Noi siamo più forti di te! Guarda!». Subito i due lottarono fino a che il vento restò preso tra le catene dei monti.

I monti, a loro volta, dissero: «Siamo i più forti!». Ma sentendoli, l’uomo disse: «lo sono più forte di voi! E, se lo volete vedere…». L’uomo, dotato di grande intelligenza, perforò i monti, impedendo che bloccassero il vento. Dominando il potere dei monti, l’uomo proclamò: «lo sono la creatura più forte che esista!».

Ma poi venne la morte, e l’uomo che si credeva intelligente e tanto forte, con un ultimo respiro, morì.

La morte a sua volta disse: Sono io la più forte! Perché prima o poi tutto muore e finisce nel nulla”

La morte già festeggiava quando, inatteso, venne un uomo e, dopo soli tre giorni dalla morte, risuscitò, vincendo la morte.

Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori è diventata testata d’angolo…

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La tua Misericordia è grande,Signore!

Siracide 51

1 Ti glorificherò, Signore mio re,
ti loderò, Dio mio salvatore;
glorificherò il tuo nome,
2 perché fosti mio protettore e mio aiuto
e hai liberato il mio corpo dalla perdizione,
dal laccio di una lingua calunniatrice,
dalle labbra che proferiscono menzogne;
di fronte a quanti mi circondavano
sei stato il mio aiuto e mi hai liberato,
3 secondo la tua grande misericordia e per il tuo nome,
dai morsi di chi stava per divorarmi,
dalla mano di quanti insidiavano alla mia vita,
dalle molte tribolazioni di cui soffrivo,
4 dal soffocamento di una fiamma avvolgente,
e dal fuoco che non avevo acceso,
5 dal profondo seno degli inferi,
dalla lingua impura e dalla parola falsa.
6 Una calunnia di lingua ingiusta era giunta al re.
La mia anima era vicina alla morte,
la mia vita era alle porte degli inferi.
7 Mi assalivano dovunque e nessuno mi aiutava;
mi rivolsi per soccorso agli uomini, ma invano.
8 Allora mi ricordai delle tue misericordie, Signore,
e delle tue opere che sono da sempre,
perché tu liberi quanti sperano in te,
li salvi dalla mano dei nemici.
9 Ed innalzi dalla terra la mia supplica;
pregai per la liberazione dalla morte.
10 Esclamai: «Signore, mio padre tu sei
e campione della mia salvezza,
non mi abbandonare nei giorni dell’angoscia,
nel tempo dello sconforto e della desolazione.
Io loderò sempre il tuo nome;
canterò inni a te con riconoscenza».
11 La mia supplica fu esaudita;
tu mi salvasti infatti dalla rovina
e mi strappasti da una cattiva situazione.
12 Per questo ti ringrazierò e ti loderò,
benedirò il nome del Signore.
13 Quando ero ancora giovane, prima di viaggiare,
ricercai assiduamente la sapienza nella preghiera.
14 Davanti al santuario pregando la domandavo,
e sino alla fine la ricercherò.
15 Del suo fiorire, come uva vicina a maturare,
il mio cuore si rallegrò.
Il mio piede si incamminò per la via retta;
dalla giovinezza ho seguito le sue orme.
16 Chinai un poco l’orecchio per riceverla;
vi trovai un insegnamento abbondante.
17 Con essa feci progresso;
renderò gloria a chi mi ha concesso la sapienza.
18 Sì, ho deciso di metterla in pratica;
sono stato zelante nel bene, non resterò confuso.
19 La mia anima si è allenata in essa;
fui diligente nel praticare la legge.
Ho steso le mani verso l’alto;
ho deplorato che la si ignori.
20 A lei rivolsi il mio desiderio,
e la trovai nella purezza.
In essa acquistai senno fin da principio;
per questo non la abbandonerò.
21 Le mie viscere si commossero nel ricercarla;
per questo ottenni il suo prezioso acquisto.
22 Il Signore mi ha dato in ricompensa una lingua,
con cui lo loderò.
23 Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione,
prendete dimora nella mia scuola.
24 Fino a quando volete rimanerne privi,
mentre la vostra anima ne è tanto assetata?
25 Ho aperto la bocca e ho parlato:
«Acquistatela senza denaro.
26 Sottoponete il collo al suo giogo,
accogliete l’istruzione.
Essa è vicina e si può trovare.
27 Vedete con gli occhi che poco mi faticai,
e vi trovai per me una grande pace.
28 Acquistate anche l’istruzione con molto denaro;
con essa otterrete molto oro.
29 Si diletti l’anima vostra della misericordia del
Signore;
non vogliate vergognarvi di lodarlo.
30 Compite la vostra opera prima del tempo
ed egli a suo tempo vi ricompenserà».

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Perchè nell’Antico Testamento Dio è vendicativo e chiama alla guerra

Continuando a rispondere a tutti quelli che cavalcano gli stessi cavalli di battaglia contro il Cristianesimo,diciamo subito che Dio non è vendicativo,nè chiama alla guerra santa,ma all’Amore incondizionato verso tutti gli esseri viventi.

Eppure è vero che nell’Antico Testamento vi sono molti brani in cui la rigorosa giustizia e la guerra contro gli increduli,più che consigliate,sono comandate. Ciò avviene perchè la Rivelazione è progressiva, e si passa dalla legge del taglione,dall’occhio per occhio e dente per dente,alla severa giustizia,quindi alla comprensione,ed infine,nel Nuovo Testamento,con Gesù,all’amore al nemico e al perdono universale. Avete udito che fu detto:Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico,ma Io vi dico di amare i vostri nemici…

Si,nell’antico Testamento prevale una Giustizia,frutto dell’Amore verso l’Unico Dio,perchè prima dell’amore incondizionato viene per forza una giustizia rigorosa,che è appunto frutto dell’amore.

Già la legge del taglione era un grande progresso nei confronti della vendetta di Lamech: mogli di Lamech,ascoltate le mie parole;ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido..:invece la legge del taglione chiede solo un occhio per un occhio e un dente per un dente.

Inoltre anche nell’Antico Testamento Dio si presenta come il Dio d’Amore,misericordioso,pietoso,che benedice fino a mille generazioni chi ama,ma castiga fino a sette generazioni i ribelli. Si,perchè il vero Amore non può prescindere dalla Giustizia Amorosa,Educativa e Riparatrice: Dice il Salmo:Giustizia e Diritto sono la base del Tuo Trono,Grazia e Fedeltà precedono il Tuo Volto.

E il Volto di Dio è quello che rivela Gesù,rivoluzionariamente,perdonando l’adultera,parlando con la Samaritana,perdonando la prostituta che piange,e baciando Giuda che lo tradisce:un Volto che non poteva essere compreso dagli uomini dell’Antico Testamento,che non è compreso dai buoni Farisei,che lo crocifiggono pensando di rendere culto a Dio,e che purtroppo non è compreso neanche da noi che,a duemila e più anni di distanza,fremiamo vendetta contro chi ci ha offeso,non perdoniamo ai parenti per motivi di vile interesse e denaro,e sbandieriamo e auspichiamo la vendetta della legge contro ogni trasgressore,perchè sia fatta giustizia,la nostra misera,sporca,malintesa giustizia.

Il Volto di Dio,rivelato pienamente da Gesù,passando anche attraverso tutti i brani dell’Antico Testamento,non è compreso e contemplato se non da pochi,come era stato predetto.

Neanche le Religioni, e nemmeno gli uomini di Chiesa,durante i secoli,sono riusciti a vederlo e a comprenderlo,e si sono macchiati di misfatti e soprusi di tutti i generi,staccandosi dalla Santa Chiesa,che continuamente li ripulisce,li monda e li chiama a rientrare nei ranghi della santità.

Quindi il cavallo di battaglia del Dio giudice e vendicativo,è un cavallo dal volto umano,dal volto emaciato che rispecchia i volti di tutti quelli che nella storia si sono fatti oppressori e persecutori dei fratelli,e sono stati una grande moltitudine,appartenente a tutte le fedi e a tutte le religioni. Ma alcuni,sorprendentemente,hanno veduto,hanno compreso,hanno praticato il vero amore verso tutti,verso l’umanità intera,e ciò è avvenuto anche millenni fa,sotto l’Antico Testamento,perchè i santi,che sono anche tra noi,sono sempre esistiti,e sono la punta di diamante di quell’arma sudicia,logora e marcia che tuttavia,rinforzata dalla santità e dalla Verità,ha sconfitto e sconfiggerà sempre il maligno e i suoi demoni,che sono i veri nemici,nostri e di Dio,contro i quali combattiamo ogni giorno,anche nelle piccole cose,e contro i quali si dispiega da sempre l’unica e ammissibile Guerra Santa che sia degna di tale nome.

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Ma Dio esiste veramente? Ascoltiamo le voci della ragione umana

ESISTENZA E NATURA DI DIO

1. La voce della coscienza.

Oltre agli argomenti che abbiamo svolto finora, molti ancora solitamente se ne portano, a conferma della verità dimostrata; ne accenneremo due che, sulle menti moderne, in varia misura imbevute di soggettivismo, fanno maggiore impressione, benché invece abbiano bisogno di un accurato svolgimento per non essere fraintesi e non divenire puri sofismi o petizioni di principio.
1) Argomento eudemonologico (dal termine greco che significa felicità). L’uomo sente un desiderio naturale di felicità che i beni finiti non possono saziare: il desiderio di un bene sommo, senza limiti, puro, senza mescolanza di mali e capace di soddisfare tutti i nostri bisogni. E’ un fatto di esperienza che è facile constatare. Ma questo desiderio non può essere vano, perché se – al contrario di tutte le altre tendenze naturali, che possono raggiungere il loro fine – questo desiderio dell’uomo fosse frustrato, l’uomo, re del creato, sarebbe l’essere più infelice della terra. Dunque esiste questo bene puro, infinito, capace di saziare il desiderio naturale dell’uomo: esiste Dio.“Fecisti nos ad Te, Domine, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te”. (S. Agostino, Confessiones).
2) Argomento deontologico (dal termine greco che significa dovere), secondo il quale dall’esistenza della legge morale, in due modi possiamo risalire fino a Dio.
a) C’è una legge morale che si impone alla nostra condotta, indipendentemente da ogni nostra soddisfazione e vantaggio, da ogni pericolo esterno, anche della vita, in modo assoluto, universale, in tutti i tempi in tutte le età e presso tutti i popoli. Ora, una tale legge domanda un legislatore supremo e universale, cioè Dio. Infatti, quella legge non è fondata nella ragione, che la scopre ma non la crea; non nell’istinto, che spesso si oppone alla legge; e neppure negli altri uomini, che da quella stessa legge sono dominati. Essa non può che fondarsi, dunque, su un essere superiore a tutti: Dio.
b) L’argomento è rafforzato dalla necessità della sanzione. Il bene e il male meritano premio e castigo; ma non sono sufficienti le sanzioni di questa vita; è dunque necessaria una sanzione ordinata da un giudice ultramondano. Senza Dio il reo potrà vantarsi di aver violato l’ordine impunemente, il giusto avrà vanamente sofferto e il suo grido contro lo scandalo dell’empietà trionfante si sarà perduto nel deserto. Ancora una volta la coscienza proclama l’esistenza di Dio.

2. Natura di Dio.

Abbiamo risposto alla prima domanda: an sit Deus, dimostrando l’esistenza di Dio; ci resta da rispondere ad una seconda domanda: quid sit Deus, cioè quale ne sia la natura.

1) Possiamo conoscere la natura di Dio?  

Direttamente no, ma indirettamente possiamo conoscere qualcosa attraverso quelle stesse creature che ce ne hanno rivelata l’esistenza. Contemplando un’opera d’arte, leggendo la Divina Commedia, esaminando una complicata e ingegnosa macchina, non solo io comprendo che ci deve essere stato qualcuno che le ha fatte, ma anche che questo qualcuno deve essere un grande artista, un grande poeta, un grande scienziato, conosco insomma l’esistenza della causa e insieme quel tanto della sua natura che mi si manifesta attraverso la sua opera. Così l’universo mi attesta non solo l’esistenza di Dio, ma mi rivela anche le perfezioni della sua natura, almeno per quel tanto che queste si riflettono e risplendono nel mondo. In tal modo noi possiamo avere non un concetto proprio e perfetto della natura di Dio, ma un concetto imperfetto ed analogo, risalendo dalle creature al Creatore per le tre vie che ci addita S. Tommaso:
a) per la via della causalità: conosciamo che in Dio, causa prima, ci devono essere tutte le perfezioni delle creature (l’essere, la vita, l’intelligenza, la bontà, l’amore, la libertà, ecc.) perché da Lui le hanno ricevute e nessuno può dare ciò che non ha.
b) per la via della rimozione: sappiamo che quelle perfezioni (che, essendo nelle creature, devono trovarsi anche in Dio) sono però in Lui senza le imperfezioni che si trovano nelle creature; bisogna purificare queste perfezioni, rimuovendone le imperfezioni e attribuendole a Dio nella loro assoluta purezza; e con ciò è anche dissipata ogni accusa di antropomorfismo.
c) per la via della eminenza: conosciamo che in Dio, essere infinito, le perfezioni delle creature devono trovarsi non solo senza imperfezioni, ma anche senza limiti, in modo quindi infinitamente o eminentemente superiore. In Dio, dunque, c’è l’essere, la vita, la bontà, ecc., ma in grado infinito e senza alcuna imperfezione.

2) Qual è dunque la natura di Dio?

Dio è, innanzi tutto, l’Essere sussistente. Tutte le cose sono, l’essere è la loro prima perfezione, benché in esse limitata. Dio pure è, ma è l’Essere infinito e perfettissimo; questo è l’intimo costitutivo della Sua natura, per il quale Egli si distingue infinitamente da tutte le cose create. Dio stesso, a Mosè, che gli domandava il Suo nome, rispondeva dal roveto ardente: “ Io sono Colui che è”(Ex. 3, 14).
Da questa radice hanno, per così dire, origine tutte le altre Sue perfezioni che noi conosciamo: l’infinità, la semplicità, l’immutabilità, l’immensità, l’eternità, ecc.

3) La vita di Dio. 

Dio, come ha la perfezione dell’essere, così ha la perfezione del vivere, e come è lo stesso Essere sussistente, così è la stessa pienezza della vita. La vita di Dio, purissimo spirito, è quella propria di un essere spirituale e la vita dell’essere spirituale è intendere e volere, conoscere ed amare. Dio conosce e ama se stesso, perfettamente si conosce e perfettamente si ama, e in questa infinita cognizione della sua infinita verità, in questo infinito amore della Sua infinita bontà, sta la Sua felicità, il Suo paradiso. Conoscendo e amando se stesso, nella Sua stessa essenza, Dio conosce ed ama tutte le cose possibili ed esistenti, presenti, passate e future, la cui essenza è un’imperfetta partecipazione e imitazione dell’essenza divina. Anzi, la vita divina è così perfetta che Dio, conoscendo se stesso, genera un’Idea o Verbo sussistente nella stessa natura divina, e amando se stesso spira un Amore pure sussistente nella stessa divina natura; questo è l’insegnamento della Fede nella Rivelazione del profondissimo Mistero della SS. Trinità, nella quale il Padre genera il Figlio (il Verbo) e il Padre e il Figlio spirano lo Spirito Santo (l’Amore), mistero che supera la capacità della nostra mente, ma che ad essa non ripugna, anzi sublima il nostro concetto della vita intima di Dio senza contraddire le nostre conclusioni filosofiche.

4) L’opera di Dio.

Essa è il frutto della conoscenza e dell’amore di Dio. Dio vede la possibilità di creature che partecipino del Suo essere e della Sua perfezione e, amandole, desidera dare loro questa partecipazione, creandole con un atto libero. La creazione è appunto l’atto con cui Dio, dal nulla, fa essere l’universo e le cose che lo compongono e che in vario grado partecipano della Sua perfezione: i viventi più dei minerali, gli animali più delle piante e l’uomo più di tutti gli esseri materiali, perché dotato di un’anima spirituale con cui naturalmente partecipa in qualche modo alla vita di Dio, essendo capace di conoscerLo e di amarLo; molto più perfettamente l’uomo vi partecipa per la Grazia (partecipazione alla natura divina), misericordiosamente datagli da Dio, e per la quale diviene capace di conoscerLo per visione intuitiva e di amarLo con amore beatifico. In questo consiste il paradiso: nella visione di Dio verità infinita e nell’amore di Dio bontà infinita. L’uomo e tutto l’universo è opera di Dio, che non solo l’ha creato ma incessantemente continua la Sua azione creatrice conservando alle creature l’essere e le perfezioni che loro ha dato; senza il Suo influsso ogni cosa ricadrebbe nel nulla, come un oggetto sollevato e tenuto sospeso ricadrebbe a terra se non più sorretto.
Ma oltre alla creazione e alla conservazione, Dio assiste le Sue creature aiutandole in tutte le loro azioni, poiché senza il concorso divino sarebbe impossibile ogni loro attività, e guidandole paternamente con la Sua Provvidenza affinché si compiano i disegni di amore per cui esse sono state create.

3. Dio e il problema del male.

Una delle più comuni difficoltà contro l’esistenza di Dio, e in particolare contro la Sua Provvidenza, è l’esistenza del male nel mondo. Come si concilia l’esistenza di Dio con l’esistenza del male? Ecco il problema.
Vi è chi lo risolve negando semplicemente l’esistenza di Dio: ma erroneamente, perché l’esistenza di Dio è evidentemente provata, e la difficoltà di conciliarla con l’esistenza del male non dà il diritto di metterla in dubbio.
Vi è anche chi ha supposto che, accanto a Dio, principio del Bene, esista un essere maligno principio del male, indipendente da Lui e a Lui contrario; la terra sarebbe il teatro della lotta fra questi due primi princìpi. Ma anche questa soluzione (di non pochi antichi: Manichei, ecc.) è allo stesso modo erronea, perché non si può dare un essere che non dipende da Dio, il quale è necessariamente unico principio e creatore di tutto.
Altri, allora, pur ammettendo l’esistenza di Dio, ne hanno negato la Provvidenza, affermando che Dio non si interessa del mondo, avendo abbandonata a se stessa l’opera delle sue mani. Soluzione erronea anche questa, perché contraria agli attributi divini, specie al Suo amore per le creature, amore che è l’unica ragione della creazione.
Per altra via si deve dunque trovare la conciliazione tra l’esistenza di Dio e il fatto del male nel mondo. Per facilitare la soluzione del problema giova distinguere il male fisico e il male morale.
Il male fisico è dovuto all’essenza finita delle cose di cui si compone l’universo ed al corso normale e ordinario delle leggi della natura. Non ripugna quindi a Dio, come non ripugna il dolore che al male fisico suole accompagnarsi; il rendere l’uomo, e in generale l’animale, sensibile agli agenti nocivi è spesso mezzo provvidenziale per la conservazione della vita nella natura; la morte stessa degli individui è necessaria per dare posto alle nuove generazioni.
La colpa, poi, cioè il male morale, è effetto della manchevole volontà dell’uomo: essa non è voluta da Dio, ma solo permessa, perché Dio vuole che liberamente lo rispettiamo e lo amiamo e non vuole fare violenza alla nostra volontà.
Ma – si osserva – Dio non potrebbe, con la Sua Provvidenza, impedire il male? E se lo può, perché non lo impedisce?
Sì, parlando in termini assoluti, lo potrebbe impedire e se, nonostante questo, lo permette, vuol dire che nella Sua infinita sapienza vede che è meglio permetterlo. Senza volere penetrare più in là di quel che alle nostre deboli forze è concesso (S. Paolo esclamava: “ O altezza della scienza di Dio: Come sono imperscrutabili i Tuoi giudizi!”: Ep. ad Rom., 11, 33), abbiamo dalla ragione, e più ancora dalla fede, gli elementi per rispondere alla domanda.
L’immortalità dell’anima – che abbiamo già dimostrato – ci ha dato la certezza naturale (confermata dalla fede) di una vita futura ed eterna, alla quale la vita presente è ordinata e nella quale i desideri del nostro cuore saranno soddisfatti, a meno che la giustizia non esiga la pena del male da noi compiuto. Alla luce di questa verità, per cui la vita dell’uomo si inizia nel tempo ma si continua nell’eternità, deve essere risolto il problema del dolore, che acquista, nella Provvidenza divina, una mirabile finalità. Il dolore, innanzi tutto, distacca l’uomo dalle cose terrene e lo avvicina a quelle eterne; se, nonostante le frequenti infelicità della terra, così pochi pensano all’eternità, quanti sarebbero quelli che si ricorderebbero del loro ultimo fine, se nella vita non vi fossero che gioie? Inoltre, il dolore fa sì che l’uomo possa espiare: chi, nella vita, non ha mai trasgredito la legge del Signore? L’infinita misericordia di Dio è sempre disposta a perdonare, ma la Sua giustizia esige una riparazione, un compenso per l’ordine morale rovesciato, e il dolore ristabilisce quest’ordine purificando l’anima che si è ribellata a Dio. Infine il dolore santifica, perché attraverso la prova del dolore l’uomo si merita quella felicità eterna che Dio vuol donarci quale premio da conquistare col sacrificio e con la lotta, sostenuti dalla pace della coscienza e dalla gioia del cuore con cui Dio conforta il giusto nelle pene della vita.
Così la ragione, ed assai meglio la fede, mostrano nel dolore la paterna Provvidenza di Dio che “non turba mai la gioia dei Suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande” (Manzoni).

Bibliografia.

Si veda la bibl. della lez. XVI. Anche Gaetani, La Provvidenza divina, Roma, Univ. Gregoriana, 1944; Zacchi, Il problema del dolore dinanzi all’intelligenza e al cuore, Roma, Ferrari, 1930.

4. Conclusione.

Riandando con la mente al cammino fin qui percorso, possiamo fissare il nostro sguardo su alcuni punti fondamentali per trarne qualche conclusione.
Risolto il problema della conoscenza, affermata e mostrata la nostra capacità di conoscere la verità, cioè la realtà come veramente è, abbiamo studiato l’universo materiale nel quale viviamo, i viventi nelle varie loro specie, in particolare l’uomo, e siamo poi saliti fino a Dio, dimostrandone l’esistenza e indagandone un poco la natura. L’uomo, composto di anima spirituale e di corpo materiale, ci è apparso l’anello di congiunzione fra il mondo della materia e il mondo dello spirito, re del creato ma insieme creatura di Dio. Per sua stessa natura l’uomo ha quindi delle relazioni col mondo materiale e con Dio, con se stesso e con gli altri uomini; lo studio di queste relazioni è l’oggetto dell’altra parte della filosofia, la filosofia morale.
Fra queste relazioni, hanno una particolare importanza le relazioni con Dio, sua causa prima e fine ultimo, che ha creato tutto l’universo per l’uomo e l’uomo affinché egli, attraverso il creato, a Lui ritorni. Il complesso di queste relazioni che stringono l’uomo a Dio costituisce la religione.
L’uomo deve perciò riconoscere la sua dipendenza da Dio, piegare il ginocchio per adorarlo, rendendoGli l’omaggio della sua mente e del suo cuore. Ma in quale modo? Nel modo che la retta ragione gli insegna, sebbene Dio abbia voluto stabilirlo Egli stesso nella pratica di una religione da Lui rivelata: religione soprannaturale o rivelata.
Esiste questa religione rivelata? Un uomo di nome Gesù Cristo, di cui la storia ci attesta l’esistenza e l’opera, propria non di un semplice uomo ma di un Dio, Gesù Cristo, Uomo-Dio, ha rivelato agli uomini la vera religione: la Religione cristiana.
Questa religione insegnata dal Cristo non si trova nella sua integrità e purezza nelle sette protestanti o scismatiche che si dicono cristiane, ma solo nella Chiesa cattolica, apostolica, romana, per cui l’unica vera religione è la Religione cattolica.
In questo modo appare alla retta ragione non solo legittimo, ma anzi doveroso l’atto della nostra fede cattolica. Dimostrare la ragionevolezza e obbligatorietà della nostra fede è compito non più del corso di filosofia ma del corso di Teologia fondamentale o, come suole chiamarsi, di Apologetica.

Bibliografia.

Devivier, Corso di apologetica cristiana, Venezia, Emiliana, 1937; Giacon, La verità cattolica, Vol. I (La divinità del cristianesimo, la Chiesa, i Dogmi), Como, Marzorati 2a ediz., 1943; Sitti, Corso di teologia per i laici, Vol. I (La Rivelazione), Roma, Studium, 1940.

 

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Rispondi all’eterno sorriso di Dio col tuo primo sorriso!

Hans Urs von Balthasar

Quando, per giorni e settimane, la mamma parla e sorride al suo figlio neonato, arriva il giorno in cui il bambino risponde alla madre con il primo sorriso. Questo giorno dovrebbe essere festeggiato come un salto di qualità della relazione tra il figlio e la madre. Questo è ciò che Dio fa con l’uomo, con noi. È sempre lui che prende l’iniziativa e ci sorride nel suo amore. Dio non si stanca se noi rimaniamo a lungo indifferenti, ma forse un giorno, toccati dalla sua grazia, rispondiamo anche noi con il primo sorriso. Così la gioia di Dio si compie.

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La Scommessa di Pascal

Valutiamo questi due casi: se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla. Scommettete, dunque, che Dio esiste, senza esitare

La scommessa di Pascal è una delle tesi più famose del filosofo e scienziato cristiano Blaise Pascal, che riprende il dilemma umano dell’esistenza di Dio.
Rientra infine nell’apologia del Cristianesimo operata da Pascal nella struttura de “I Pensieri” (“Les Pensées”).
Il ragionamento di Pascal è che conviene credere a Dio perché:
– se Dio esiste, si ottiene la salvezza;
-se ci sbagliamo, si è vissuto un’esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di finire in polvere.
Pascal afferma la superiorità della fede in virtù del fatto che essa è in grado di portarci alla eternità, che è infinitamente superiore ai piaceri effimeri, materiali e finiti di cui è possibile godere sulla terra, e che dunque, concludendosi in dispiacere, non sono considerabili come veri piaceri.
Pascal afferma che bisogna, dopotutto, “scommettere” sull’esistenza di Dio.
Bisogna, cioè, decidere di vivere come se Dio ci fosse o come se Dio non ci fosse; non si può non scegliere, poiché il non scegliere è già una scelta.
Ovvero, “scommettendo” che Dio non esiste, non si vince nulla, ma si perde tutto (cioè il bene finito); al contrario, “scommettendo” che Dio esiste si vince tutto (cioè la beatitudine eterna ed infinita) e non si perde nulla; ed il fatto che la scommessa a favore di Dio è totalmente ed infinitamente propizia e vantaggiosa a coloro che la compiono, ciò significa che è fondata, e diventa dunque la scommessa stessa una “prova” di tale esistenza divina, e dunque la “vittoria” della scommessa è nella scommessa stessa, che in tal modo non è più scommessa, ma è già vittoria certa.

In sintesi:
Se Dio esiste ed io ho creduto, vinco tutto
Se Dio esiste ed io non ho creduto, perdo tutto
Se Dio non esiste ed io ho creduto, non vinco e non perdo ma vivo meglio nella speranza della vita eterna
Se Dio non esiste ed io non ho creduto, non vinco e non perdo

Per cui è meglio credere.

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Dio esiste? Ci sono prove dell’esistenza di Dio?

Dio esiste? Trovo interessante che si dia così tanta attenzione a questo dibattito. Le ultime statistiche ci dicono che più del 90% della popolazione mondiale di oggi crede nell’esistenza di Dio o di qualche potenza superiore. Eppure, in qualche modo la responsabilità viene posta su coloro che credono che Dio esista, affinché essi dimostrino che Egli esiste davvero. Per quanto mi riguarda, io credo che dovrebbe essere il incontrario.

Tuttavia, l’esistenza di Dio non può essere né dimostrata né smentita. La Bibbia dice perfino che noi dobbiamo accettare per fede il fatto che Dio esiste: “Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6). Se Dio lo desiderasse, Egli potrebbe semplicemente apparire e dimostrare al mondo intero che esiste. Però, se lo facesse, non ci sarebbe alcun bisogno della fede: “Gesù gli disse: ‘Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!’” (Giovanni 20:29).

Questo non significa, però, che non ci siano prove dell’esistenza di Dio. La Bibbia afferma: “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. Un giorno rivolge parole all’altro, una notte comunica conoscenza all’altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non s’ode, ma il loro suono si diffonde per tutta la terra, i loro accenti giungono fino all’estremità del mondo” (Salmi 19:1-4). Guardando le stelle, comprendendo la vastità dell’universo, osservando le meraviglie della natura, vedendo la bellezza di un tramonto, scopriamo che tutte queste cose indicano un Dio Creatore. Se queste cose non fossero sufficienti, ci sono prove di Dio anche nel nostro cuore. Ecclesiaste 3:11 ci dice: “…Egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità …”. C’è qualcosa nel profondo del nostro essere che riconosce che c’è qualcosa al di là di questa vita e di questo mondo. Possiamo rinnegare questa conoscenza a livello intellettuale, ma la presenza di Dio in noi e attraverso di noi è ancora lì. Nonostante tutto questo, la Bibbia ci avverte che alcuni rinnegheranno comunque l’esistenza di Dio: “Lo stolto ha detto in cuor suo: ‘Non c’è Dio’” (Salmi 14:1). Poiché più del 98% delle persone lungo tutta la storia, in tutte le culture, in tutte le civiltà, su tutti i continenti crede nell’esistenza di qualche genere di Dio, dev’esserci qualcosa (o qualcuno) che provoca questa fede.

Oltre alle argomentazioni bibliche in favore dell’esistenza di Dio, ci sono anche delle argomentazioni logiche. Primo, c’è l’argomentazione ontologica. La forma più popolare di argomentazione ontologica utilizza, in buona sostanza, il concetto di Dio per dimostrarne l’esistenza. Si comincia con la definizione di Dio come “Colui rispetto a cui non si può concepire qualcosa di maggiore”. Ecco, quindi, che si argomenta che l’esistenza è maggiore della non esistenza, e che pertanto debba esistere il maggior essere concepibile. Se non esistesse, allora Dio non sarebbe il massimo essere concepibile, ma questo contraddirebbe la definizione stessa di Dio. In secondo luogo, c’è l’argomentazione teleologica, secondo la quale poiché l’universo mostra un progetto talmente straordinario, deve esserci un Progettista divino. Per esempio, se la Terra fosse anche a poche centinaia di miglia più vicino o più lontano dal Sole, non sarebbe in grado di mantenere buona parte della vita che si trova su di essa. Se gli elementi della nostra atmosfera fossero diversi anche di qualche punto percentuale, morirebbe ogni cosa vivente sulla terra. Le probabilità che si formi per caso una singola molecola proteica sono 1 su 10243 (cioè 10 seguito da 243 zeri). Una singola cellula è composta da milioni di molecole proteiche.

Una terza argomentazione logica sull’esistenza di Dio è definita argomentazione cosmologica, secondo cui ogni effetto deve avere una causa. Questo universo e ogni cosa che c’è in esso sono un effetto. Dev’esserci qualcosa che ha fatto in modo che venisse tutto all’esistenza. In definitiva, dev’esserci qualcosa di “incausato” come causa di tutto il resto che è venuto all’esistenza. Quel qualcosa di “incausato” è Dio. Una quarta argomentazione è conosciuta come argomentazione morale. Lungo tutta la storia, ogni cultura ha avuto qualche forma di legge. Tutti hanno il senso di ciò che è giusto e sbagliato. L’omicidio, la menzogna, il furto e l’immoralità sono quasi universalmente respinti. Da dove proviene questo senso di ciò che è giusto e sbagliato se non da un Dio santo?

Nonostante tutto questo, la Bibbia ci dice che le persone rifiuteranno la chiara e innegabile conoscenza di Dio, credendo invece nella menzogna. In Romani 1:25 è scritto: “Essi […] hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen”. La Bibbia afferma anche che le persone sono inescusabili per il fatto di non credere in Dio: “Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili” (Romani 1:20).

Le persone affermano di non credere in Dio perché “non è scientifico” o “perché non ci sono prove”. Il vero motivo è che, quando si ammette che esiste un Dio, ci si deve anche rendere conto di essere responsabili verso di Lui e di avere bisogno del Suo perdono (Romani 3:23; 6:23). Se Dio esiste, allora Gli siamo responsabili delle nostre azioni. Se Dio non esiste, allora possiamo fare tutto quello che ci pare senza doverci preoccupare di un Dio che ci giudica. Io credo che sia questo il motivo per cui l’evoluzione si è radicata così fortemente in molti nella nostra società: perché dà alle persone un’alternativa alla fede in un Dio Creatore. Dio esiste e, in definitiva, lo sanno tutti. Il fatto stesso che alcuni tentino così accanitamente di confutarne l’esistenza è di fatto un’argomentazione in favore della Sua esistenza.

Permettimi un’ultima argomentazione in favore dell’esistenza di Dio. Come faccio a sapere che Dio esiste? Lo so perché Gli parlo quotidianamente. Non Lo sento rispondermi in modo udibile, ma percepisco la Sua presenza, sento la Sua guida, conosco il Suo amore, desidero la Sua grazia. Sono successe delle cose nella mia vita che non hanno altra possibile spiegazione se non quella di Dio, il quale mi ha salvato in modo così miracoloso, cambiandomi la vita, che non posso fare a meno di riconoscerne e lodarne l’esistenza. Nessuna di queste argomentazioni in e di per se stessa può persuadere nessuno che rifiuti di riconoscere quanto è così manifestamente chiaro. In definitiva, l’esistenza di Dio dev’essere accettata per fede (Ebrei 11:6), la quale non è un salto cieco nel buio, ma un passo sicuro in una stanza ben illuminata dove c’è già il 90% delle persone.

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Lasciamoci plasmare e modellare da Dio

Dio, artista delle nostre vite

Edith Stein

Il Signore guida ciascuno
per la propria strada,
e ciò che chiamiamo “destino”
è l’opera sua d’artista, dell’artista divino
che si prepara la materia
e la forma per diverse vie:
con lievi tocchi di dita
ma anche a colpi di scalpello.
Non è materia inerte quella che Dio lavora.
La sua più grande gioia di creatore
è che nasce la vita sotto la sua mano,
che vita gli sgorga incontro,
quella vita che vi ha posto dentro egli stesso
e che ora dal di dentro risponde
ai tocchi lievi delle dita,
ai colpi di scalpello.
È così che collaboriamo
alla sua opera d’artista.

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Quando avrò conosciuto Dio

Quando avrò conosciuto
cosa c’è dietro la siepe
quando avrò saputo
la storia delle stelle,
non sarà perché
ho studiato tanto,
ma vorrà dire che tu o Dio
avrai aperto la tua mano
per sollevarmi
oltre la siepe oltre le stelle.
Oggi io so una cosa soltanto:
che nella sconfinata
sabbia del mare
un granello sono io
e tu riesci a vedermi
e a saper di me
tutto quello che io non so.

Aminah de Angelis Corsini, Solo perché mi ami, Assisi, Tipografia Metastasio

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Piccola storia circa l’Esistenza di Dio

Un celebre astronomo

Tilmann Pesch

Il celebre astronomo Kircher aveva uno dei suoi amici che dubitava della esistenza di Dio.

Un giorno in cui doveva recarsi a visitarlo, collocò sul suo tavolo un magnifico globo celeste. L’incredulo era appena entrato quando il novello oggetto colpì il suo sguardo; l’esaminò da vicino e domandò a Kircher se gli apparteneva.

“No”, rispose l’astronomo, “il globo che voi vedete non appartiene ad alcuno; non ha proprietario. Deve esser venuto qui per effetto del caso, perché io non posso spiegare altrimenti la sua presenza”.

L’amico credeva che Kircher scherzasse: ma l’astronomo continuò a sostenere con serietà quello che aveva affermato non ascoltando alcuna delle obiezioni dell’incredulo, fino al momento in cui questi dimostrò di aversene a male.

Allora Kircher sorrise e gli disse con malizia: “Voi trovate che sarebbe assurdo ammettere che il caso abbia portato qui questo piccolo globo: come dunque volete poi che il caso sia autore di questo grande ed ammirevole globo che noi abitiamo?”.

Il visitatore tacque non trovando nulla da obiettare ad una argomentazione così decisiva.

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Studio sulla Santissima Volontà di Dio

 1. Diverse volontà di Dio.
2. Non accade nulla fuori della volontà di Dio.
3. Quale è la volontà di Dio, e come si adempie.
4. Eccellenza della sommissione alla volontà di Dio.
5. La sommissione alla volontà divina rende forti nelle prove.
6. La sommissione alla volontà di Dio dà la pazienza e la gioia.
7. Tutto è sottoposto all’uomo che vive sottoposto a Dio.
8. Tutti sono soggetti alla volontà di Dio.
9. Dio ricompensa chi si sottomette alla sua volontà – Mezzi per sottomettervisi.

 

1. DIVERSE VOLONTÀ DI DIO. – «La volontà di Dio è buona, gradevole, perfetta» (Rom. XII, 2), leggiamo nell’Epistola ai Romani. Così commenta S. Anselmo: La volontà di Dio buona è in quelli che cominciano a servire Dio e nelle persone congiunte in matrimonio. La volontà gradevole è in quelli che avanzano in perfezione e nelle anime castissime. La volontà perfetta è nei vergini e in quelli che raggiunsero la perfezione. S. Paolo dice ancora nel medesimo luogo: Trasformatevi per mezzo di un nuovo spirito, affinché conosciate qual è la buona volontà di Dio, cioè sappiate quello che Dio vuole che facciate di bene; qual è la volontà gradevole, cioè quello che può meglio piacergli; qual è la volontà perfetta, cioè scegliete quello. che vi è di più sublime in perfezione…
In Dio vi sono due volontà: l’una è assoluta, l’altra di desiderio. La volontà assoluta è quella per cui Dio vuole una data cosa; a questa nessuno può resistere. La volontà di desiderio è quella per cui Dio c’istruisce intorno a ciò che vuole che noi osserviamo; e c’istruisce per mezzo della sua legge. A questa ultima volontà accenna quella domanda del Pater: – Fiat voluntas tua – Sia fatta la tua volontà. In Dio è doppia questa volontà di desiderio: ora ordina, ora consiglia.

2. NON ACCADE NULLA FUORI DELLA VOLONTÀ DI DIO. – Tutto, eccetto il peccato, avviene nel mondo per volontà di Dio… Non vi è nulla d’imprevisto, nulla di fortuito per la volontà di Dio… Tutto quello che accade quaggiù, è anticipatamente notato in lei… Non un capello, dice Gesù Cristo, vi cade di capo, non un passero viene a terra, senza che Dio lo voglia e lo permetta. Quello che l’uomo chiama sorte o caso, è diretto dal volere divino. Perciò leggiamo che gli Apostoli, quando si trattò di eleggere un apostolo invece di Giuda, dissero a Dio: Signore, voi che conoscete i cuori.. di tutti, indicateci quale dei due avete scelto; e ciò detto trassero uno dei nomi a sorte, ed uscitone quello di Mattia, questi fu aggregato al collegio dei dodici Apostoli (Act. I, 24-26). Il fato, l’azzardo, è nome vuoto, è cosa non esistente, o meglio è la volontà di Dio manifestata in modo recondito… Le prove, le contrarietà, ecc…, vengono da Dio il quale per i suoi fini occulti, ma santissimi, così dispone.
Dio fornisce gli strumenti esteriori con cui si fa il male, come per es. i sensi, la capacità, le ricchezze, e simili cose; ma la volontà di Dio non è già che l’uomo se ne serva per commettere il peccato…Non Dio, ma il peccatore volge in strumento di mali questi beni… Il male proviene dalla volontà perversa dell’uomo, non sta nelle cose che Dio ci dà. Dio ci dà i suoi favori perché ne usiamo bene; il peccatore li volge in uso cattivo con un atto della sua perversa volontà; e questo uso cattivo merita di essere punito… Sottomettendoci alla volontà divina, tutto è nell’ordine, e allora Dio non solo non ci punisce, ma ci ricompensa.

3. QUALE È LA VOLONTÀ DI DIO, E COME SI ADEMPIE. – S. Paolo c’insegna qual è la volontà di Dio: «La sua volontà è che voi siate perfetti e pieni in tutto del suo volere: poiché la volontà di Dio è che voi diveniate santi» (Coloss. IV, 12), (I THESS., IV, 3). E agli Ebrei scrive: «Il nostro Signore Gesù Cristo vi renda atti ad ogni bene, affinché facciate la sua volontà» (Hebr. XIII, 20, 21). È volontà di Dio, scrive S. Cipriano, che da noi si pratichi quello che Gesù Cristo ha fatto ed insegnato, l’umiltà di cuore e di parole, e la fermezza e perseveranza nella fede, la modestia nel tratto, la giustizia nei fatti, la misericordia nelle opere, la castigatezza nei costumi; non ingiuriare nessuno, tollerare gli insulti; stare in pace col prossimo, amare Dio con tutto l’animo come padre, temerlo come giudice; preferire Gesù Cristo ad ogni cosa, poiché egli medesimo ci ha preferito a tutto; attaccarci inseparabilmente alla sua carità, seguirlo coraggiosi e confidenti per la strada del Calvario; quando si tratti di difenderne l’onore e la gloria, spiegare fermezza nei nostri discorsi, affinché lo confessiamo senza arrossire; mostrare costanza nelle persecuzioni, per mantenerci fedeli a lui, e finalmente dare prova di pazienza nei patimenti e nella morte per essere coronati. Ecco la volontà di Dio; ecco il modo di adempirla; ecco come si arriva ad essere coeredi di Gesù Cristo (Tract. de Orat. Dom.).
La Sacra Scrittura parlando dell’esaltazione di Davide al trono d’Israele dice che Iddio si cercò un uomo secondo il suo cuore, cioè secondo il suo volere (l Reg. XIII, 14). È questo il senso che applicano alla detta frase i santi Padri. Sotto il nome di cuore di Dio, la Scrittura designa la volontà di lui; e noi si:amo secondo la sua volontà, quando applichiamo l’intelletto a conoscerlo e il cuore ad amarlo, dice S. Gregorio Papa (Moral.). L’uomo secondo il cuore di Dio, dice il Crisostomo, fa sempre quello che Dio vuole; unisce il suo cuore al cuore di Dio; l’anima sua all’anima di Dio; vuole tutto quello che vuole Dio, e non vuole nulla di ciò che non vuole Dio (Homil. ad pop.). S. Pier Damiani ci avverte che vi è per il fedele un punto al quale deve tendere con tutto l’ardore dell’animo, e questo sta nel sapere se piaccia a Dio nelle sue opere, se Dio ne sia contento. Infatti, quale vantaggio gli viene dall’operare, se dei fatti suoi non ha l’approvazione da Dio? (In Epist.).
Perciò S. Basilio diceva: se il cristiano dirige tutte le sue azioni, e grandi e piccole, verso la volontà di Dio, egli è sicuro che le opere sue sono perfette; e ricordando gli ordini divini é osservandoli, può ripetere col Salmista: Io cerco sempre di fare la volontà di Dio, e Iddio sta sempre alla mia destra per sorreggermi (in Psalm.). E l’autore dell’Imitazione così pregava: «Dammi, o Signore, che io sempre desideri e ami quello che a te è più accetto ed hai più caro. Il tuo volere sia il mio; abbia io un solo volere e non volere con te; né altro possa volere, né disvolere se non quello che tu vuoi, e non vuoi» (Imit. Christi, l. III, c. XV).

4. ECCELLENZA DELLA SOMMISSIONE ALLA VOLONTÀ DI DIO. – La soggezione alla volontà di Dio è il sacrifizio più grande, più perfetto e più gradito che gli si possa fare… Negli altri sacrifizi, offriamo i nostri beni; in questo offriamo noi medesimi… Negli altri sacrifizi, come per esempio nel silenzio, nella pazienza, l’uomo offre una parte di sé; qui offre tutto il suo essere, tutto ciò che possiede… E l’atto più completo di amor di Dio…
La volontà ai Dio è la regola, la misura, la sorgente, l’origine, la base, il fondamento di ogni virtù e santità e bene… E’ parola del Verbo divino che. chiunque fa la volontà del Padre suo che è nei cieli, costui è tenuto da lui come suo fratello, sua sorella, sua madre (MATTH. XII, 50). E l’apostolo S. Giovanni ci predica che «chi adempie il volere di Dio vivrà eternamente» (I IOANN. II, 17). Se dunque vi preme di assicurare la vostra felicità nel cielo, fate la volontà di Dio… Ma che dico nel cielo? Iddio non aspetta a ricompensarvi solamente nel cielo della vostra sottomissione alla sua volontà, ma già fin da questo mondo ve ne da larga mercede; poiché questa soggezione porta all’anima la pace, il contento, la grazia, insomma un paradiso terrestre… Ogni creatura ci viene ben presto a noia, o a schifo; ma Dio lo troviamo sempre. buono, è sempre amabile, piace sempre…
Chi resiste alla volontà divina cambia come le fasi della luna; chi invece le è sottomesso, è come il sole. Dio contraria talvolta la nostra volontà, ma lo fa per il nostro maggior bene. Paolo diventa felice soltanto quando. domanda a Gesù: «Signore, che cosa volete che faccia?» (Act. IX, 6). In quel momento è cambiato di persecutore in Apostolo, di lupo rapace in benefattore e luce dell’umanità. «Colui, dal quale abbiamo tutto, non ci viene mai tolto, dice S. Agostino; anche quando perdiamo quello che ci fu dato, ci resta sempre Colui che ce lo diede» (Medit.). Quando perdiamo quello che crediamo nostro, dice S. Ambrogio, noi non lo perdiamo, ma lo restituiamo a Dio» (Serm. III).

5. LA SOMMISSIONE ALLA VOLONTÀ DIVINA RENDE FORTI NELLE PROVE. – Nel Libro III dei Re (XV, 16), si racconta che Aod si serviva assai destramente di entrambe le mani, maneggiando speditamente una spada a due tagli. Tale è l’uomo soggetto alla volontà di Dio; egli vi si adatta tanto nell’avversità come nella prosperità, nell’ambascia e nella consolazione, nella tentazione e nell’umiliazione non meno che nella pace e nell’elevazione come si vede in Giobbe, in Davide, in San Paolo. Noi saremo quali novelli Aod, commenta Cassiano, se né l’abbondanza né la penuria basteranno a smuoverci; se in mezzo all’abbondanza, sapremo disprezzare i piaceri; se nella penuria non mormoreremo né cadremo d’animo, ma daremo, nell’uno e nell’altro stato, grazie a Dio; e gran merito avremo da ambedue, con l’assoluta nostra sottomissione alla volontà di Dio, imitando Paolo che diceva (Philipp. IV, 12-13): Io so avere poco ed avere molto; provato in tutto, io conosco la sazietà e la fame, l’abbondanza e l’indigenza. Tutto posso in colui che mi sostiene (Institut.).
Leggiamo negli Atti Apostolici, che Paolo e Barnaba confermavano le anime dei discepoli, esortandoli a mantenersi saldi nella fede e insegnando loro che la via la quale mette al paradiso corre in mezzo a mille affanni e tribolazioni (Act. XIV, 21). E perché l’esempio sorreggesse l’esortazione, ecco il medesimo Paolo affermare in faccia al mondo intero, come esso e gli Apostoli tutti, fatti bersaglio ad ogni maniera di persecuzione, non per questo si sconfortavano; erano battuti, ma non prostrati; angustiati, ma non avviliti; calpestati, ma non soggiogati. Che portavano dappertutto la morte di Gesù nel loro corpo, affinché anche in questo si manifestasse la vita di Cristo (II Cor. IV, 8-10). In altra occasione, svelando l’intimo pensiero suggeritagli dallo Spirito Santo, candidamente diceva: «So che mi attendono tribolazioni e catene, ma non temo nessuna di queste cose, né mi tengo dappiù di quel che sono, purché termini la mia corsa e adempia il ministero della predicazione affidatomi dal Signore Gesù» (Act. XX, 23-24). Ecco la forza, il coraggio, il valore, l’eroismo che viene dalla sommissione intera ed assoluta alla volontà di Dio.
Le prove seguono l’uomo soggetto al volere divino, ma non lo precedono; non gli sono d’impedimento al camminare, anzi l’aiutano a fare passi da gigante per la via della salute; mentre per colui che non è sottomesso alla volontà di Dio, le prove camminano dinanzi a lui, lo spaventano, lo arrestano, lo gittano alla disperazione e l’uccidono. Dice infatti S. Giovanni Crisostomo: Già la tempesta si è scatenata, l’onda mugge e gli infuriati marosi m’investono; ma sottomesso alla volontà di Dio, io non temo naufragio. Si agiti pure il mare, non giungerà ad inghiottirmi. Io non temo la morte; io vivo di Gesù Cristo, ed il morire mi è un guadagno. Dell’esilio non ho paura perché tutta la terra è del Signore, ed io lo trovo dappertutto. Forsechè temerò la perdita dei beni, io che ben so come nulla ho portato con me venendo al mondo, e nulla ne riporterò partendone? Disprezzo le minacce del secolo e mi rido delle sue promesse e pretese dolcezze. Le ricchezze non mi fanno gola, la povertà non mi spaventa. Se l’imperatrice Eudossia vuole bandirmi, mi bandisca, Dio è con me. Se vuole mettermi a brani, mi metta, sarò simile ad Isaia. Se mi affoga nel mare, mi ricorderò di Giona. Se mi getta nelle fiamme, vi sarò coi tre giovanetti che corsero la medesima sorte; se mi condanna alle belve, rammenterò Daniele nella fossa dei leoni; se mi lapida, avrò per compagno Stefano protomartire; se mi mozza il capo, sarò imitatore di Giovanni Battista. Ad esempio di Davide, sono pronto ad ogni flagello (Epist. IX, ad Syriac.).

6. LA SOMMISSIONE ALLA VOLONTÀ DI DIO DÀ LA PAZIENZA E LA GIOIA. – Quanto giovi a dare pazienza la sommissione alla volontà di Dio, bastano due esempi a chiarirlo. A proposito del mendicante Lazzaro che giaceva coperto di ulceri su la soglia del ricco e che desiderava sfamarsi delle briciole che cadevano dalla mensa di questo, S. Giovanni Crisostomo enumera nove crudeli ambasce che in quel punto laceravano il mendico: 1° la povertà; 2° una grave malattia; 3° l’abbandono; 4° l’essere sdraiato su la porta del ricco; 5° la crudeltà del ricco; 6° il vedersi privo di aiuto; 7° la risurrezione dei morti, la quale perché non ancora così conosciuta e diffusa come dopo la promulgazione del Vangelo, gli dava meno viva speranza; 8° soffrire per lungo tempo; 9° morire di fame. Quante miserie riunite nella persona di Lazzaro! E Lazzaro non mormora e non si lagna; anzi sopporta con pazienza tutte le sue pene. E perché? Perché era sottomesso al volere di Dio. E quindi anche Dio viene in suo soccorso; per ricompensa lo colloca, cinto di gloria, nel seno di Abramo, mentre il ricco malvagio, non avendo fatto la volontà di Dio, è sepolto nell’inferno (Homil. ad pop.).
Contemplate l’ammirabile pazienza di Giobbe. Egli aveva abbondanza di ogni bene; Dio lo spoglia di tutto e lo riduce alla più spaventosa miseria, lo bersaglia con i più atroci dolori. Ora che cosa dice Giobbe in questo misero stato? Udite e stupite: « Nudo uscii dal seno materno, e nudo ritornerò nel seno della terra: Dio mi aveva dato tutto; Dio me l’ha tolto; avvenne come a lui piacque; sia benedetto il nome del Signore» (IOB. I, 21).
Ma più che la forza a soffrire pazientemente, il vero fedele dalla sua soggezione alla volontà divina prende argomento di gioia e di conforto. Serva di esempio S. Paolo: «Io mi rallegro nei miei patimenti» (Coloss. I, 24), scrive ai Colossesi: «Sono pieno di consolazione, sovrabbondo di gioia in mezzo ad ogni affanno e strettezza», confessa ai Corinzi (II Cor VII, 4). «Io soffro, dice a Timoteo, ma ben lungi dal lasciarmi accasciare, io sono nell’allegrezza: perché so per chi io soffro» (II Tim. I, 12). «Io sono pronto, dice in altra circostanza, non solamente ad essere legato, ma a dare la vita per il nome del Signor Gesù» (Act. XXI, 13). Né diversamente avvenne di tutti gli altri Apostoli, dei quali ci
attesta la storia, che uscivano lieti e giubilanti dal tribunale, perché erano stati giudicati degni di patire oltraggio per il nome di Gesù (Act. V, 41). Ecco i prodigi che opera la rassegnazione alla volontà di Dio. E quel che ci anima, ci rinforza, ci consola nelle afflizioni, è il sapere che in questo noi ci uniamo a Gesù Cristo paziente e diventiamo simili a lui; e per ciò ci prepariamo a risuscitare gloriosi, dietro il suo esempio.

7. TUTTO È SOTTOPOSTO ALL’UOMO CHE VIVE SOTTOOSTO A DIO. – Soggettatevi, dice S. Agostino, a colui che sta sopra di voi e avrete soggetto a voi tutto ciò che sta sotto di voi. – Infatti l’uomo, avendo abbandonato, col peccato, colui al quale doveva stare soggetto, ed essendo caduta al di sotto di tutto ciò su cui doveva regnare, ha perduto il suo impero, è divenuto lo schiavo di tutte le creature. – Ecco l’ordine: Dio, l’uomo, gli animali, la natura materiale; Dio al di sopra di noi, gli animali al di sotto di noi. Riconoscete colui che ci deve governare e sarete riconosciuti dagli esseri che voi dovete dominare. – Daniele riconosce Dio per suo Signore; ed i leoni riconoscano e rispettano in lui il loro padrone. Ma se voi non riconoscete Dio che è sopra di voi, se a lui non vi assoggettate, se volgete le spalle al vostra superiore, voi non sarete conosciuto, non sarete obbedito dal vostro inferiore. – Da chi mai fu domato e infranto l’orgoglio egiziano? Da cavallette e da moscerini. Mosè è soggetto a Dio; il Mar Rosso gli è sottoposto, il cielo gli sta soggetto, Dio medesimo l’obbedisce. Quelli che rifiutano di fare la volontà di Dio sono costretti a fare la volontà di quanto vi è di più vile nel mondo; al contrario, facendo la volontà di Dio, si operano le più strepitose meraviglie, anche con ciò che vi è di più spregevole su la terra. Così, ad esempio, Mosè per mezzo di una semplice verga batte e costerna gli Egiziani con dieci grandi piaghe; apre un passaggio. tra le acque dell’Eritreo; fa zampillare fonti di acque da un arida macigno. Gedeone sbaraglia, con vasi di terra infranti, un esercito nemico, I tre fanciulli nella fornace sono sottomessi al volere di Dio, e le fiamme li rispettano; le loro vesti, i loro capelli restano illesi in mezzo al fuoco, ed essi sciolgono la lingua a inni di riconoscenza e di ringraziamento (Trad. VIII, in Ioann.).«Quando il popolo non fa il valere di Dia, egli non si differenzia punto da coloro che non esistono, dice S. Giovanni Crisostomo (Homil. ad pop,)». «Fra tutte le cose, dice il Nazianzeno, solo Iddio non si può né evitare, né soggiogare (In Distich.)».

8. TUTTI SONO SOGGETTI ALLA VOLONTÀ DI DIO. – Se osserviamo la vita di Gesù Cristo, vedremo dei magnifici esempi della sua sommissione alta volontà di Dio Padre. «Nel suo primo entrare nel mondo, udite che esclama: Signore, tu non hai voluto né ostia né oblazione per il peccato. Or bene, ecco che vengo io a fare la tua volontà, o mio Dio» (Hebr. X, 5-7). Nel corso poi della sua vita mortale, non rare volte mette innanzi i disegni del Padre suo sopra di lui e la piena sua adesione e sottomissione ai medesimi. «Il Padre mio mi ama, perché io dò la mia vita per riprenderla di nuovo. Nessuno può, togliermela; ma io la dò di mia volontà ed ho la potestà di darla e di riprendermela; tale è la missione affidatami dal Padre» (IOANN. X, 17-18). Si rileva di qui che Gesù aveva ricevuta dal Padre suo l’ordine doloroso e severo di soffrire e morire su la croce. Egli vi si conforma di tutto suo grado, si abbassa volontariamente, facendosi obbediente fino alla morte, e morte di croce (Philipp. II, 8). «Io sono disceso dal cielo, diceva altra volta, per fare non la volontà mia ma la volontà di colui che mi ha mandato; e la volontà del Padre che mi ha mandato è che non si perda niente di ciò che mi ha dato, ma che io lo risusciti l’ultimo giorno » (IOANN. VI, 38-39).
Quando prediceva agli Apostoli gli orrori della sua passione e della sua morte, e questi, addolorati da tale dolorosa rivelazione, esclamavano ad una voce: « No! non sia mai!» – il divin Salvatore rispondeva: Vorreste dunque che io non beva il calice che il Padre mio mi ha dato? cioè, mi suggerireste voi di non adempiere la volontà di Dio? (MATTH. XVI, 22); (IOANN. XVIII, 11). E infatti, ecco questo Uomo-Dio che, nel giardino degli ulivi, accasciato sotto il peso della giustizia del Padre e delle nostre colpe, boccheggia e suda sangue. Il calice dell’amarezza gli viene posto dinanzi: lo rifiuterà egli? No; mio Dio, voi non lo rifiutate; a me toccherebbe berlo; sono io che l’ho fatto amaro; ma se voi non lo bevete, io sono perduto per sempre. E udite come egli lo accetta: « Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Non si faccia però come voglio io, ma come vuoi tu: Non la mia volontà, ma la tua, o Padre, si adempia!» (MATTH. XXVI, 39); (Luc. XXII, 42). Questa parola del capo, osserva S. Leone Papa, è la salute di tutte le membra. Questa parola illumina, ammaestra, forma i fedeli, infiamma i confessori, ha coronato i martiri. Chi potrebbe infatti superare gli odi del mondo, resistere ai furori delle tentazioni, non tremare in faccia ai terrori dei carnefici, Se Gesù soffrendo in tutti gli uomini e per tutti gli uomini, non avesse detto al Padre suo: La vostra volontà si faccia, e non la mia? (Serm. VII, de Pass.).
Gli Angeli e i Santi nel cielo di altro non si occupano e non si occuperanno per tutta l’eternità, che del fare pienamente la volontà di Dio e questa occupazione formerà la loro felicità eterna; perché Dio non vuole che il loro amore, ed essi nient’altro brameranno che amare Dio.
Tutti gli eletti su la terra stettero e stanno sottomessi alla volontà di Dio… Guardate Noè, Abramo, Mosè, i Profeti, Giobbe, Tobia, ecc. Il pontefice Eli è minacciato dello scudiscio della giustizia divina, ed egli dice: «Il Signore è padrone di tutto, faccia come gli pare bene» (1 Reg. III, 18). Il re Profeta non cessava di pregare così: «Insegnami, o Signore, a fare la tua volontà» (Psalm. CXLII, 10). Giuda Maccabeo mentre va a combattere per la gloria di Dio e la salvezza del popolo, esclama: «Avvenga ogni cosa secondo la volontà di Dio» (I Mach. III, 60). «Io porterò con rassegnazione la collera di Dio, perché ho peccato», dice Michea (MICH. VII, 9). «Per me, dice l’Apostolo, mi guarderò bene dal gloriarmi di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, per amore del quale il mondo è morto a me, ed io sono morto al mondo» (Gal. VI, 14). «Dovunque io sia, in qualunque luogo io vada, scriveva Tertulliano, io sono nelle mani di Dio; disponga di me come gli talenta, io non mi parto da lui; se mi vuole mandare alla morte, faccia il suo piacere, purché io gli resti fedele (Ad Martyr.)». Questi sublimi esempi di sottomissione alla volontà di Dio, datici da Gesù, dagli Angeli, dai Santi, dagli eletti, ci devono animare a fare in tutto e sempre la volontà di Dio, anche in mezzo alle più fiere ambasce, ai più cocenti dolori, ai più pesanti travagli. Facciamo nostra la preghiera di S. Agostino: « Dammi, o Signore, di fare quello che comandi, e comanda pure quello che vuoi» (Cont.).
Tutte le creature, in quanto sono opere di Dio, adempiono il suo volere: il sole, la luna, gli astri, gli elementi, la terra, il mare, il fulmine, il giorno, la notte, gli alberi, le fiere, gli insetti, tutto insomma il creato sta soggetto alla volontà divina. Di modo che anche i dannati, anche i demoni medesimi fanno la volontà di Dio, la volontà della sua giustizia. Essi riconoscendola e confessandola, diranno in eterno: «Voi siete giusto, o Signore, ed equi sono i vostri giudizi» (Psalm. CXVIII, 137).

9. DIO RICOMPENSA CHI SI SOTTOMETTE ALLA SUA VOLONTÀ. – MEZZI PER SOTTOMETTERVISI. – Per dimostrare quanto largamente Iddio ricompensi quelli che si sottomettono alla sua volontà, basti l’esempio del casto Giuseppe: paragonate ciò che ebbe da soffrire, con gli onori immensi di cui fu colmato, e vedrete che le prove da lui patite diventano un nulla. Infatti: 1° in vece dell’odio dei suoi fratelli, si guadagnò l’amicizia del re e di tutto l’Egitto. 2° In vece dell’esilio, della schiavitù, della prigione, ricevette non solamente la più piena libertà, ma un grado altissimo. 3° In ricompensa del lavoro delle sue mani, come servo, fu decorato dell’anello d’oro. 4° In cambio del mantello toltogli dall’adultera sposa di Putifarre, fu vestito del manto reale. 5° In luogo delle catene, ebbe una collana d’oro. 6° Perché si prese a cuore la causa dei disgraziati, divenne principe. 7° Perché sotto stette all’umiliazione del carcere, sedette sul cocchio reale. 8° Perché fu disprezzato, vide una nazione intera prostrarsi gli dinanzi. 9° Cambiò il nome di servo in quello di re e di Salvatore del1a terra… Ora se così munificamente ripaga Iddio in questa vita quelli che si sottomettono al suo volere, che cosa non darà loro nell’eternità?
Per abituarsi a sottomettersi in tutto al volere divino, bisogna: 1° persuadersi che tutte le cose, venendo ci da Dio, sono per il nostro bene…, o per correggerci…, o per fare che meritiamo… 2° Accettare il calice come se ce lo presentasse Iddio medesimo… 3° È meglio dire una sola volta tra le avversità: – Signore, io vi ringrazio: – Dio sia benedetto: – che porgere milioni di ringraziamenti in mezzo alle prosperità, dice il Padre Avila (In Vita). 4° Non sottomettersi solamente in generale, ma negli eventi particolari. 5° Sopportare tutto con pazienza… 6° Eseguire con prontezza e gioia la volontà di Dio manifestata per mezzo dei superiori. 7° Non inquietarci per quello che il Signore dispone di noi, e dire spesso col re Profeta: «Signore, la mia sorte è nelle vostre mani» (Psalm. XXX, 16). 8° Meditare spesso gli esempi di Gesù, dei santi e delle creature.

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Anche Dio piange

Anche Dio piange: il suo pianto è come quello di un padre che non rinnega mai i suoi figli!

Anche Dio piange: il suo pianto è come quello di un padre che ama i figli e non li rinnega mai anche se sono ribelli, ma sempre li aspetta. E’ quanto ha affermato Papa Francesco durante la Messa presieduta stamani a Santa Marta.

Le letture del giorno presentano la figura di due padri: il re Davide, che piange la morte del figlio ribelle Assalonne, e Giàiro, capo della Sinagoga, che prega Gesù di guarire la figlia. Il Papa spiega il pianto di Davide alla notizia dell’uccisione del figlio, nonostante questi combattesse contro di lui per conquistare il regno. L’esercito di Davide ha vinto, ma a lui non interessava la vittoria, “aspettava il figlio! Gli interessava soltanto il figlio! Era re, era capo del Paese, ma era padre! E così quando è arrivata la notizia della fine di suo figlio, fu scosso da un tremito: salì al piano di sopra … e pianse”:
“Diceva andandosene: ‘Figlio mio, Assalonne. Figlio mio! Figlio mio, Assalonne! Fossi morto io invece di te! Assalonne, Figlio mio! Figlio mio!’. Questo è il cuore di un padre, che non rinnega mai suo figlio. ‘E’ un brigante. E’ un nemico. Ma è mio figlio!’. E non rinnega la paternità: pianse… Due volte Davide pianse per un figlio: questa e l’altra quando stava per morire il figlio dell’adulterio. Anche quella volta ha fatto digiuno, penitenza per salvare la vita del figlio. Era padre!”.
L’altro padre è il capo della Sinagoga, “una persona importante – afferma il Papa – ma davanti alla malattia della figlia non ha vergogna di gettarsi ai piedi di Gesù: ‘La mia figlioletta sta morendo, vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva!’. Non ha vergogna”, non pensa a quello che potranno dire gli altri, perché è padre. Davide e Giàiro sono due padri:
“Per loro ciò che è più importante è il figlio, la figlia! Non c’è un’altra cosa. L’unica cosa importante! Ci fa pensare alla prima cosa che noi diciamo a Dio, nel Credo: ‘Credo in Dio Padre…’. Ci fa pensare alla paternità di Dio. Ma Dio è così. Dio è così con noi! ‘Ma, Padre, Dio non piange!’. Ma come no! Ricordiamo Gesù, quando ha pianto guardando Gerusalemme. ‘Gerusalemme, Gerusalemme! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali’. Dio piange! Gesù ha pianto per noi! E quel pianto di Gesù è proprio la figura del pianto del Padre, che ci vuole tutti con sé”.
“Nei momenti difficili” – sottolinea Papa Francesco – “il Padre risponde. Ricordiamo Isacco, quando va con Abramo a fare il sacrificio: Isacco non era sciocco, se ne era accorto che portavano il legno, il fuoco, ma non la pecorella per il sacrificio. Aveva angoscia nel cuore! E cosa dice? ‘Padre!’. E subito: ‘Eccomi figlio!’. Il Padre rispose”. Così, Gesù, nell’Orto degli Ulivi, dice “con quell’angoscia nel cuore: ‘Padre, se è possibile, allontana da me questo calice!’. E gli angeli sono venuti a dargli forza. Così è il nostro Dio: è Padre! E’ un Padre così!”. Un Padre come quello che aspetta il figlio prodigo che è andato via “con tutti i soldi, con tutta l’eredità. Ma il padre lo aspettava” tutti i giorni e “lo ha visto da lontano”. “Quello è il nostro Dio!” – ha osservato il Papa – e “la nostra paternità” – quella dei padri di famiglia come la paternità spirituale di vescovi e sacerdoti – “deve essere come questa. Il Padre ha come un’unzione che viene dal figlio: non può capire se stesso senza il figlio! E per questo ha bisogno del figlio: lo aspetta, lo ama, lo cerca, lo perdona, lo vuole vicino a sé, tanto vicino come la gallina vuole i suoi pulcini”:
“Andiamo oggi a casa con queste due icone: Davide che piange e l’altro, capo della Sinagoga, che si getta davanti a Gesù, senza paura di diventare una vergogna e far ridere gli altri. In gioco erano i loro figli: il figlio e la figlia. E con queste due icone diciamo: ‘Credo in Dio Padre…’. E chiediamo allo Spirito Santo – perché soltanto è Lui, lo Spirito Santo – che ci insegni a dire ‘Abbà, Padre!’. E’ una grazia! Poter dire a Dio ‘Padre!’ col cuore è una grazia dello Spirito Santo. Chiederla a Lui!”.

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Preghiera a Dio Padre

Noi t’invochiamo, Signore Iddio: tu conosci ogni cosa e niente ti sfugge, maestro di verità. Hai creato l’universo e vegli su ogni essere. Tu guidi alla verità quelli che stanno nelle tenebre, nell’ombra della morte. Tu vuoi salvare tutti gli uomini e far loro conoscere la verità. Tutti insieme ti offriamo lodi e inni di ringraziamento per glorificarti con tutto il cuore e ad alta voce. Ti sei degnato chiamarci, istruirci e invitarci; ci hai concesso sapienza e intelligenza nella verità, per la vita eterna. Ci hai redenti con il sangue prezioso e immacolato del tuo unico Figlio da ogni traviamento e dalla schiavitù. Ci hai liberati dal maligno e ci hai concesso gloria e libertà. Eravamo morti e ci hai fatti rinascere anima e corpo nello Spirito. Ti preghiamo dunque, Padre delle misericordie, Dio di ogni consolazione: confermaci nella nostra vocazione, nell’adorazione e nella fedeltà. Ci consacriamo alla tua divina parola e alla tua legge santa. Rendi luminosa la nostra anima, affinché possiamo conoscerti e servirti. Donaci la forza per realizzare i santi propositi e non ricordarti dei peccatori. Dimentica gli errori che facciamo giorno e notte. Non imputarci i nostri difetti e ricordati che cadiamo facilmente: i tuoi uomini sono deboli, i nostri mali nascosti…

Rendici forti, o Signore, con la tua forza. Illumina la nostra anima con la tua consolazione. Rendici degni della verità e della fede predicati dai tuoi santi apostoli e dei mirabili insegnamenti del Vangelo del nostro salvatore, Gesù Cristo, non solo nelle parole, ma anche nelle azioni e in tutta la nostra vita…

Concedici di guardare, cercare e contemplare i beni del cielo e non quelli della terra. Così per la forza della tua grazia sarà resa gloria alla tua maestà onnipotente, santissima e degna di lode, in Cristo Gesù tuo Figlio diletto con lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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Una Testimonianza Cristiana

Il Signore guarì tutte le mie ferite interiori

 

Mi chiamo Francesca, ho 35 anni e sono di Reggio Calabria. Fin da bambina mi è stata insegnata l’obbedienza a Dio e tutti i vari insegnamenti tradizionali della Chiesa Cattolica. Da bambini le cose si vedono diversamente che da adulti, ed io ero convinta che Dio fosse meraviglioso. Ma purtroppo la mia visione di Dio cambiò quando vidi lo sgretolamento della mia famiglia sotto i miei occhi. I miei genitori non facevano altro che litigare. Cominciavo a pensare che se anche Dio fosse esistito era un egoista, perché vedeva la mia sofferenza ma sembrava non gli importasse niente. Col passare degli anni le cose non migliorarono. Avevo circa 18 anni quando mio padre se ne andò di casa per andare a vivere con un’altra donna, lasciando mia madre in preda alla disperazione e con quattro figli da accudire, due dei quali ancora in tenera età. Questa situazione mi portò ad una ribellione interiore verso tutti e tutto, ma soppratutto verso Dio. Cominciai a fare le mie esperienze frenata un pochino da mio padre, avevo timore di lui perché era sempre stato un tipo autoritario, e pur vivendo fuori casa riusciva a mantenere il controllo di noi figli. Le cose non andarono avanti sempre così. Col passare del tempo la mia vita interiore diventava sempre più tormentata da paure ed insicurezze, che mi portarono a rifugiarmi nell’alcool e nel fumo. Bevevo quello che mi capitava per raggiungere quello stato d’ebbrezza che non ti fa rendere conto della realtà. Fumavo per sentirmi grande davanti alle mie amiche.
Poi ci fu un periodo particolare della mia vita che fu decisivo per me. Una collega di lavoro di mia madre cominciò a parlarmi di Gesù, di come poteva cambiare e sostenere la vita di quanti si affidavano a Lui fiduciosi. Nel sentirla parlare pensai: “Questa donna è pazza oppure ha trovato veramente qualcosa per cui vale la pena vivere”. Così, dopo tanta insistenza di mia madre, decisi di andare ad una riunione che si teneva in una comunità evangelica. Non ricordo il messaggio, ma la cosa che mi scioccò positivamente fu quella di vedere tanti miei coetanei lodare Dio con un fervore mai visto, e pensai: “I ragazzi che conosco non sono così”. Per la prima volta mi sentii sporca davanti a Dio, bisognosa del Suo perdono e del Suo amore. Nel giro di un mese tante cose cambiarono nella mia vita, avevo di nuovo quella fiducia e quella sicurezza in Dio che avevo da bambina. Il Signore aveva fasciato e guarito tutte le mie ferite interiori, tutto l’odio verso mio padre, tutto il rancore verso il mondo e tutto il disprezzo verso me stessa, tutto era sparito come un vapore. L’odio aveva lasciato spazio all’amore, la tristezza alla gioia, la morte interiore alla vita, ad una nuova vita eterna. Per sei anni la mia vita fu al servizio di Dio. Anche mio padre tornò a casa e finì col battezzarsi insieme con me e a mia madre. Sono stata benedetta con un marito meraviglioso ed ho una bellissima bimba di tre anni. Oggi voglio dire a tanti che si mostrano indifferenti a Dio, anche se ogni cosa e tutti ti deludono in questa vita, Dio non ti deluderà mai. Se ti affidi a Lui con fiducia, Lui porterà i tuoi pesi e sosterrà la tua vita sul palmo della Sua mano.
Dio ti benedica.

Francesca Minutolo

Il Torrente in Montagna

O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio!

Romani 11

1 Io domando dunque: Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele?
3 Signore, hanno ucciso i tuoi profeti,
hanno rovesciato i tuoi altari
e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita
.
4 Cosa gli risponde però la voce divina?
Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal.
5 Così anche al presente c’è un resto, conforme a un’elezione per grazia. 6 E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia.
7 Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti; gli altri sono stati induriti, 8 come sta scritto:
Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere e orecchi per non sentire,
fino al giorno d’oggi
.
9 E Davide dice:
Diventi la loro mensa un laccio, un tranello
e un inciampo e serva loro di giusto castigo!
10 Siano oscurati i loro occhi sì da non vedere,
e fa’ loro curvare la schiena per sempre
!
11 Ora io domando: Forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia. 12 Se pertanto la loro caduta è stata ricchezza del mondo e il loro fallimento ricchezza dei pagani, che cosa non sarà la loro partecipazione totale!
13 Pertanto, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero, 14 nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. 15 Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?
16 Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17 Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo,18 non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.
19 Dirai certamente: Ma i rami sono stati tagliati perché vi fossi innestato io! 20 Bene; essi però sono stati tagliati a causa dell’infedeltà, mentre tu resti lì in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi! 21 Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!
22 Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti; bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso. 23 Quanto a loro, se non persevereranno nell’infedeltà, saranno anch’essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo! 24 Se tu infatti sei stato reciso dall’oleastro che eri secondo la tua natura e contro natura sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo!
25 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti.26 Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore,
egli toglierà le empietà da Giacobbe.
27 Sarà questa la mia alleanza con loro
quando distruggerò i loro peccati
.
28 Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, 29 perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!30 Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, 31 così anch’essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch’essi ottengano misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!
33 O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
34 Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
35 O chi gli ha dato qualcosa per primo,
sì che abbia a riceverne il contraccambio
?
36 Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

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Da Dio una paterna Lezione di Vita

Che Dio non mi permetta di perdere il romanticismo,
anche sapendo che le rose non parlano…

Che Dio non mi permetta di perdere l’ottimismo,
anche sapendo che il futuro che ci aspetta non è tanto allegro…

Che io non perda la voglia di vivere,
anche sapendo che la vita è, in molti momenti, dolorosa…

Che io non perda la voglia di avere grandi amici,
anche sapendo che, con il giro del mondo, anche loro vanno via dalle nostre vite…

Che io non perda la voglia di aiutare le persone,
anche sapendo che molte di loro sono incapaci di vivere, di vedere, riconoscere e compensare questo aiuto…

Che io non perda la voglia di amare,
anche sapendo che la persona che io più amo può non provare lo stesso sentimento verso di me…

Che io non perda la luce e la lucentezza degli occhi,
anche sapendo che molte cose che vedrò nel mondo oscureranno i miei occhi…

Che io non perda la forza,
anche sapendo che la sconfitta e la perdita sono due avversari estremamente pericolosi…

Che io non perda la ragione,
anche sapendo che le tentazioni della vita sono molte e attraenti…

Che io non perda il sentimento di giustizia,
pur sapendo che il pregiudicato possa essere io stesso…

Che io non perda il mio abbraccio forte,
anche sapendo che un giorno le mie braccia saranno fiacche…

Che io non perda la bellezza e la gioia di vedere,
anche sapendo che molte lacrime scorreranno dai miei occhi e finiranno nella mia anima…

Che io non perda l’amore per la mia famiglia,
anche sapendo che molte volte essa mi chiederà degli sforzi incredibili per mantenere la sua armonia…

Che io non perda la voglia di essere grande,
anche sapendo che il mondo è piccolo…

E soprattutto…
Che io non dimentichi mai che Dio mi ama infinitamente,
che un piccolo grano di allegria e di speranza dentro ciascuno è capace di cambiare e trasformare qualsiasi cosa, poi…

La vita è costruita sui sogni
e realizzata nell’amore!

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Come raggiungere la Certezza assoluta che Dio c’è e ci ama alla follia

Questa volta sono io che scrivo,e lo faccio semplicemente,alla buona,di getto,come parlassi a fratelli quali siete. Scrivo sull’argomento più importante della nostra vita: senza la certezza che esiste un Dio Amore,la vita non ha senso,oppure ha un significato ignoto,e la nostra esistenza si riempie di paura e di angoscia. Oppure,quasi obliando questo enorme mistero della nostra vita in un ignoto Universo,ci stordiamo nelle attività e nelle cure di ogni giorno,cercando di allontanare da noi il pensiero della morte,anzi ogni pensiero che significhi una meditazione su noi stessi e sul mondo. Alcuni sono persuasi che,anche pensando e meditando molto,non si giungerebbe mai ad una conclusione valida per tutti,e così l’esistenza e l’amore di Dio per noi diventano tutt’al più un opinione,una semplice opinione,rispettabile magari,ma pur sempre un’idea peregrina tra altre mille idee e spiegazioni. Quelli che pensano così non hanno tutti i torti,perchè la storia della filosofia,quella che abbiamo studiato a scuola,è piena di opinioni e di tesi diverse che nulla concludono. Inoltre anche i miracoli,le grazie,le testimonianze cristiane,potrebbero rivelarsi,ad un attento approfondimento,non reali,ma causati da fantasie morbose,oppure da chissà quale altro parto del nostro inconscio e della nostra inesplorata psiche. E allora? Come potremo giungere a una fede,a una fiducia salda che ci accompagni e ci guidi in questo cammino pericoloso che è la nostra vita? Oggi siamo ricchi,domani siamo poveri,oggi siamo sani,domani malati,e anche le persone care,che ci hanno accompagnato per molti decenni,da un momento all’altro scompaiono e non sono più: di loro resta solo il ricordo e il rimpianto di non averle amate abbastanza,di non esserci accorti abbastanza di loro.

Io sono certo però che tutto questo quadro nero,a un certo punto scompare,e fa posto a uno splendido soleggiato paesaggio in cui tutto è fede,fiducia e amore. Innanzitutto la nostra ragione umana,se ben interrogata,afferma senza esitazione che Dio c’è,anche se non può dire Chi sia e di che panni vesta. La ragione umana,che è l’unica forma di ragione di cui possiamo e dobbiamo disporre,afferma un principio di causalità e un principio di non contraddizione i quali,se applicati alla nostra sia pur piccola esperienza del mondo,ci rassicurano sull’esistenza di un Dio ignoto. Tutto il Creato ce ne parla,sia pure con voci diverse,e tutte le religioni che esistono ammettono l’esistenza di un Principio superiore e sommo,di un Essere sia pure non conoscibile,ma esistente. Buona parte degli scienziati sono credenti,e quelli che non credono espongono argomenti non validi. Un illustre fisico del nostro tempo sostiene che Dio non può esistere perchè prima del big bang non c’è tempo,e Dio non può operare fuori del tempo. Ha diffuso anche dei video sulla rete,e molti giovani ci credono,senza considerare che la teologia cristiana,da sempre,sostiene l’esistenza di un Dio che è fuori dello spazio e del tempo, e che vive in una eternità senza tempo.

Quindi la ragione ci aiuta,ci conduce passo passo verso la convinzione che un Dio c’è,ma non ci dice chi Egli sia,e se ci ama o ci odia,o è indifferente. Non ho intenzione di parlare a lungo,perchè non servirebbe: non gioverebbe a molto riportare qui tutti gli argomenti teologici che ci spingono a credere in un Dio d’Amore,che si è rivelato come tale,e che ci accompagna. Se ne avete il desiderio,potete leggere un Dizionario teologico,o un Catechismo.

Io qui vorrei solo dirvi come ho io incontrato Dio,perchè sono certo del Suo immenso Amore,perchè credo in Cristo,nella Chiesa,nella Comunione dei Santi,nei Sacramenti,e in tutto quello che i Cristiani credono. Ho incontrato Dio parecchi decenni fa,in una situazione di grave incredulità e di angoscia: camminavo per strada,ho visto una Chiesa,ci sono entrato,e ho detto a Dio: se proprio ci sei,se mi conosci,se mi ami,dimmelo e fammelo sapere in modo chiaro e personale: io mi affido a te!

Da allora la mia vita è cambiata,giorno dopo giorno, e quella certezza di fede,che avevo invano cercato nei libri e nelle elucubrazioni speculative,mi è stata infusa,mi è stata donata giorno per giorno,accompagnata da avvenimenti gioiosi e anche dolorosi che hanno fatto di me un uomo nuovo. Questo per dirvi che la fede,la certezza della fede nel Dio d’Amore,non si raggiunge da soli,ma è un Dono,un Dono meraviglioso che viene dopo un nostro debole ma convinto SI. E questo Dono,che ci dà una certezza intima e incrollabile,non può essere comunicato a chi ancora non l’ha ricevuto.

Non sono pazzo,eccellentissimo Festo,diceva San Paolo all’uomo che lo giudicava,e aveva ragione di dirlo,perchè la fede non può essere trasmessa a parole: possiamo solo invitare tutti ad aprirsi a Dio,a dirgli di si. Dopo questo si sente in se stessi una forza,una luce,un ardore che cresce giorno dopo giorno; e non ci dobbiamo meravigliare se la gente non ci capisce,non ci dà credito,non ci stima,ci reputa esaltati o pazzi: ciò avviene semplicemente perchè non hanno ancora ricevuto il dono di Dio,che è fede,Gioia,Pace e molto altro.

Io ti assicuro,fratello mio,che la felicità in Terra esiste,ed esiste anche tra avvenimenti dolorosi e contrari,perchè abbiamo accanto non un amico immaginario,ma una Presenza viva,il nostro Dio,che apre in noi la fonte della Parola e della Comunione,renedendoci capaci di indurre chi ci ascolta ad abbandonare diffidenza e incertezza e a dire si: dire si a Dio,pregarlo di manifestarsi nella nostra vita di ogni giorno,e accogliere ogni avvenimento per quello che è:un dono meraviglioso del Suo Amore.

E questo riguarda anche i popoli e le persone piegate e martoriate dalla guerra,dalla fame,dagli orrori causati da un’umanità incredula e perversa,il cui quadro dipinge magistralmente San Paolo nel capitolo uno della Lettera ai Romani:non c’è dolore nè sofferenza che Dio non possa trasformare in Pace,in profonda Pace.

Credimi,fratello,il Dono è meraviglioso: se già lo hai ricevuto,cerca di comunicare e non tenerlo per te solo, e se non lo hai ancora ricevuto,pronunzia un SI convinto e docile,perchè il Dono sta per venire a te: lo riceverai ed esulterai!

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La Potenza di Dio si manifesta nel suo Amore infinito

Dio ha risuscitato Gesù,quel Gesù che è stato crocifisso!

Un giorno, la pietra disse: «Sono la più forte!». Udendo ciò, il ferro disse: «Sono più forte di te! Lo vuoi vedere?». Subito, i due lottarono fino a quando la pietra fu ridotta in polvere.

Il ferro disse a sua volta: «lo sono il più forte! Udendolo, il fuoco disse: «lo sono più forte te! Lo vuoi vedere?». Allora i due lottarono finché il ferro fu fuso.

Il fuoco disse a sua volta: «lo sì che sono forte!». Udendo ciò, l’acqua disse: «lo sono più forte di te! Se vuoi te lo dimostro». Allora, lottarono fin quando il fuoco fu spento.

L’acqua disse a sua volta: «Sono io la più forte!». Udendola il sole disse: «lo sono più forte ancora! Guarda!». I due lottarono finché il sole fece evaporare l’acqua.

Il sole disse a sua volta: «Sono io il più forte!». Udendolo, la nube disse: «lo sono più forte ancora! Guarda!». I due lottarono finché la nube nascose il sole.

La nube disse a sua volta: «Sono io la più forte!». Ma il vento disse: «lo sono più forte di te! Te lo dimostro». Allora i due lottarono fin quando il vento soffiò via la nube ed essa sparì.

ll vento disse a sua volta: «lo sì, che sono forte!». I monti dissero: «Noi siamo più forti di te! Guarda!». Subito i due lottarono fino a che il vento restò preso tra le catene dei monti.

I monti, a loro volta, dissero: «Siamo i più forti!». Ma sentendoli, l’uomo disse: «lo sono più forte di voi! E, se lo volete vedere…». L’uomo, dotato di grande intelligenza, perforò i monti, impedendo che bloccassero il vento. Dominando il potere dei monti, l’uomo proclamò: «lo sono la creatura più forte che esista!».

Ma poi venne la morte, e l’uomo che si credeva intelligente e tanto forte, con un ultimo respiro, morì.

La morte a sua volta disse: Sono io la più forte! Perché prima o poi tutto muore e finisce nel nulla”

La morte già festeggiava quando, inatteso, venne un uomo e, dopo soli tre giorni dalla morte, risuscitò, vincendo la morte.

Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori è diventata testata d’angolo…

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La tua Misericordia è grande,Signore!

Siracide 51

1 Ti glorificherò, Signore mio re,
ti loderò, Dio mio salvatore;
glorificherò il tuo nome,
2 perché fosti mio protettore e mio aiuto
e hai liberato il mio corpo dalla perdizione,
dal laccio di una lingua calunniatrice,
dalle labbra che proferiscono menzogne;
di fronte a quanti mi circondavano
sei stato il mio aiuto e mi hai liberato,
3 secondo la tua grande misericordia e per il tuo nome,
dai morsi di chi stava per divorarmi,
dalla mano di quanti insidiavano alla mia vita,
dalle molte tribolazioni di cui soffrivo,
4 dal soffocamento di una fiamma avvolgente,
e dal fuoco che non avevo acceso,
5 dal profondo seno degli inferi,
dalla lingua impura e dalla parola falsa.
6 Una calunnia di lingua ingiusta era giunta al re.
La mia anima era vicina alla morte,
la mia vita era alle porte degli inferi.
7 Mi assalivano dovunque e nessuno mi aiutava;
mi rivolsi per soccorso agli uomini, ma invano.
8 Allora mi ricordai delle tue misericordie, Signore,
e delle tue opere che sono da sempre,
perché tu liberi quanti sperano in te,
li salvi dalla mano dei nemici.
9 Ed innalzi dalla terra la mia supplica;
pregai per la liberazione dalla morte.
10 Esclamai: «Signore, mio padre tu sei
e campione della mia salvezza,
non mi abbandonare nei giorni dell’angoscia,
nel tempo dello sconforto e della desolazione.
Io loderò sempre il tuo nome;
canterò inni a te con riconoscenza».
11 La mia supplica fu esaudita;
tu mi salvasti infatti dalla rovina
e mi strappasti da una cattiva situazione.
12 Per questo ti ringrazierò e ti loderò,
benedirò il nome del Signore.
13 Quando ero ancora giovane, prima di viaggiare,
ricercai assiduamente la sapienza nella preghiera.
14 Davanti al santuario pregando la domandavo,
e sino alla fine la ricercherò.
15 Del suo fiorire, come uva vicina a maturare,
il mio cuore si rallegrò.
Il mio piede si incamminò per la via retta;
dalla giovinezza ho seguito le sue orme.
16 Chinai un poco l’orecchio per riceverla;
vi trovai un insegnamento abbondante.
17 Con essa feci progresso;
renderò gloria a chi mi ha concesso la sapienza.
18 Sì, ho deciso di metterla in pratica;
sono stato zelante nel bene, non resterò confuso.
19 La mia anima si è allenata in essa;
fui diligente nel praticare la legge.
Ho steso le mani verso l’alto;
ho deplorato che la si ignori.
20 A lei rivolsi il mio desiderio,
e la trovai nella purezza.
In essa acquistai senno fin da principio;
per questo non la abbandonerò.
21 Le mie viscere si commossero nel ricercarla;
per questo ottenni il suo prezioso acquisto.
22 Il Signore mi ha dato in ricompensa una lingua,
con cui lo loderò.
23 Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione,
prendete dimora nella mia scuola.
24 Fino a quando volete rimanerne privi,
mentre la vostra anima ne è tanto assetata?
25 Ho aperto la bocca e ho parlato:
«Acquistatela senza denaro.
26 Sottoponete il collo al suo giogo,
accogliete l’istruzione.
Essa è vicina e si può trovare.
27 Vedete con gli occhi che poco mi faticai,
e vi trovai per me una grande pace.
28 Acquistate anche l’istruzione con molto denaro;
con essa otterrete molto oro.
29 Si diletti l’anima vostra della misericordia del
Signore;
non vogliate vergognarvi di lodarlo.
30 Compite la vostra opera prima del tempo
ed egli a suo tempo vi ricompenserà».

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