O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio!

Romani 11

1 Io domando dunque: Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele?
3 Signore, hanno ucciso i tuoi profeti,
hanno rovesciato i tuoi altari
e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita
.

4 Cosa gli risponde però la voce divina?
Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal.
5 Così anche al presente c’è un resto, conforme a un’elezione per grazia. 6 E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia.
7 Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti; gli altri sono stati induriti, 8 come sta scritto:
Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere e orecchi per non sentire,
fino al giorno d’oggi
.

9 E Davide dice:
Diventi la loro mensa un laccio, un tranello
e un inciampo e serva loro di giusto castigo!
10 Siano oscurati i loro occhi sì da non vedere,
e fa’ loro curvare la schiena per sempre
!

11 Ora io domando: Forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia. 12 Se pertanto la loro caduta è stata ricchezza del mondo e il loro fallimento ricchezza dei pagani, che cosa non sarà la loro partecipazione totale!
13 Pertanto, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero, 14 nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. 15 Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?
16 Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17 Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo,18 non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.
19 Dirai certamente: Ma i rami sono stati tagliati perché vi fossi innestato io! 20 Bene; essi però sono stati tagliati a causa dell’infedeltà, mentre tu resti lì in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi! 21 Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!
22 Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti; bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso. 23 Quanto a loro, se non persevereranno nell’infedeltà, saranno anch’essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo! 24 Se tu infatti sei stato reciso dall’oleastro che eri secondo la tua natura e contro natura sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo!
25 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti.26 Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore,
egli toglierà le empietà da Giacobbe.
27 Sarà questa la mia alleanza con loro
quando distruggerò i loro peccati
.

28 Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, 29 perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!30 Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, 31 così anch’essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch’essi ottengano misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!
33 O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
34 Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
35 O chi gli ha dato qualcosa per primo,
sì che abbia a riceverne il contraccambio
?

36 Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

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Spesso noi onoriamo Dio a parole,ma il nostro cuore è lontano da Lui

Matteo 15

1 In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero: 2 «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!». 3 Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? 4 Dio ha detto:
Onora il padre e la madre
e inoltre:
Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
5 Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio, 6 non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. 7 Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
8 Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me.
9 Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini
».

10 Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! 11 Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!».
12 Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?». 13 Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. 14 Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 15 Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16 Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? 17 Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? 18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. 19 Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. 20 Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo».
21 Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». 25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
29 Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. 30 Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. 31 E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele.
32 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». 33 E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34 Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». 35 Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36 Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. 37 Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene. 38 Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39 Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.

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Il Signore lo vuole e ti esaudisce: Sii sanato!

Matteo 8

1 Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva. 2 Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi». 3 E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scomparve. 4 Poi Gesù gli disse: «Guardati dal dirlo a qualcuno, ma va’ a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro».
5 Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: 6 «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». 7 Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». 8 Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9 Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa».
10 All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. 11 Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12 mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». 13 E Gesù disse al centurione: «Va’, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì.
14 Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. 15 Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.
16 Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, 17 perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Egli ha preso le nostre infermità
e si è addossato le nostre malattie
.

18 Vedendo Gesù una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all’altra riva. 19 Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai». 20 Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
21 E un altro dei discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre». 22 Ma Gesù gli rispose: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti».
23 Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. 24 Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.25 Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!».26 Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. 27 I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?».
28 Giunto all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada.29 Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
30 A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare; 31 e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria». 32 Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. 33 I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.34 Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

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Il Signore ama chi dona con gioia

2 Corinzi 8

1 Vogliamo poi farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia:2 nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità. 3 Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente,4 domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a favore dei santi. 5 Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; 6 cosicché abbiamo pregato Tito di portare a compimento fra voi quest’opera generosa, dato che lui stesso l’aveva incominciata.
7 E come vi segnalate in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella scienza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così distinguetevi anche in quest’opera generosa.8 Non dico questo per farvene un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri. 9 Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. 10 E a questo riguardo vi do un consiglio: si tratta di cosa vantaggiosa per voi, che fin dall’anno passato siete stati i primi, non solo a intraprenderla ma a desiderarla. 11 Ora dunque realizzatela, perché come vi fu la prontezza del volere, così anche vi sia il compimento, secondo i vostri mezzi. 12 Se infatti c’è la buona volontà, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. 13 Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. 14 Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto:
15 Colui che raccolse molto non abbondò,
e colui che raccolse poco non ebbe di meno
.

16 Siano pertanto rese grazie a Dio che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito! 17 Egli infatti ha accolto il mio invito e ancor più pieno di zelo è partito spontaneamente per venire da voi. 18 Con lui abbiamo inviato pure il fratello che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo; 19 egli è stato designato dalle Chiese come nostro compagno in quest’opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l’impulso del nostro cuore. 20 Con ciò intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata. 21 Ci preoccupiamo infatti di comportarci bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini. 22 Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato lo zelo in molte circostanze; egli è ora più zelante che mai per la grande fiducia che ha in voi.
23 Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo. 24 Date dunque a loro la prova del vostro affetto e della legittimità del nostro vanto per voi davanti a tutte le Chiese.

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La Risurrezione è una realtà: Dio non è Dio dei morti,ma dei viventi!

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
   2 Tm 1, 1-3. 6-12
Ravviva il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 122 
A te, Signore, alzo i miei occhi.

Oppure:
A te, Signore, innalzo la mia preghiera.

A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.

Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.  

Canto al Vangelo   Gv 11,25
Alleluia, alleluia.

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore;
chiunque crede in me non morirà in eterno.

Alleluia.

 
Vangelo   Mc 12, 18-27
Non è Dio dei morti, ma dei viventi.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
 

COMMENTO

Nella Scrittura Santa vi sono verità esplicite e verità implicite. Oggi Gesù educa i Sadducei perché rinuncino alla loro stoltezza ed insipienza, ottusità di mente e di cuore e si aprano a tutta la verità esplicita in modo che possa accogliere la pienezza della verità, che nasce dalla santa, giusta, sapiente, intelligente razionalità.

Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura (Sap 2, 23). Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti. (Sap 3,1-9. Cfr. 6,17-21. 8,13-18, 15,1-3).

Non è l’anima che è stata creata per l’immortalità, bensì l’uomo. Tutto l’uomo vive sulla terra con questa vocazione eterna. Poiché la morte avvolgerà un giorno l’uomo, quest’ultima verità non potrà mai distruggere la prima che è essenza vera della natura umana. Nasce la vera fede nella risurrezione dell’ultimo giorno. Il Secondo Libro dei Maccabei celebra la fierezza dei martiri proprio in vista della risurrezione finale.

Venuto meno il primo, allo stesso modo esponevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». Egli, rispondendo nella lingua dei padri, protestava: «No». Perciò anch’egli subì gli stessi tormenti del primo. Giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. (2Mac 7, 7-12).

Gesù fonda la risurrezione non su una nuova rivelazione, bensì sull’onnipotenza di Dio, che sempre crea dal nulla e sulla verità con la quale si è manifestato a Mosè presso il roveto ardente: “Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”. Dio dei vivi, non dei morti.

La fede è perfetta razionalità, deduzione, argomentazione. Questa intrinseca verità ed essenza della fede oggi è stata distrutta dai moderni e agguerriti sadducei. Costoro negano molte verità della nostra fede e volutamente ignorano che essa è un’architettura ben congegnata. Una sola verità negata, distrutta, non annunziata ha delle pesanti conseguenze pastorali, morale, di liturgia, preghiera, inquinando anche tutta la vita sociale, politica, religiosa, economica. Tutto l’uomo è nella grande falsità.

Vergine Maria, Madre della redenzione, Angeli, Santi, dateci la verità della fede.

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Non chiunque mi dice Signore,Signore,entrerà nel Regno dei Cieli

Matteo 7

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3 Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4 O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? 5 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe?11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
28 Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: 29 egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

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Sono pieno di Consolazione,pervaso di Gioia in ogni tribolazione!

2 Corinzi 7

1 In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio.
2 Fateci posto nei vostri cuori! A nessuno abbiamo fatto ingiustizia, nessuno abbiamo danneggiato, nessuno abbiamo sfruttato. 3 Non dico questo per condannare qualcuno; infatti vi ho già detto sopra che siete nel nostro cuore, per morire insieme e insieme vivere. 4 Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.
5 Infatti, da quando siamo giunti in Macedonia, la nostra carne non ha avuto sollievo alcuno, ma da ogni parte siamo tribolati: battaglie all’esterno, timori al di dentro.
6 Ma Dio che consola gli afflitti ci ha consolati con la venuta di Tito, 7 e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta.
8 Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace. E se me ne è dispiaciuto – vedo infatti che quella lettera, anche se per breve tempo soltanto, vi ha rattristati – 9 ora ne godo; non per la vostra tristezza, ma perché questa tristezza vi ha portato a pentirvi. Infatti vi siete rattristati secondo Dio e così non avete ricevuto alcun danno da parte nostra; 10 perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte.11 Ecco, infatti, quanta sollecitudine ha prodotto in voi proprio questo rattristarvi secondo Dio; anzi quante scuse, quanta indignazione, quale timore, quale desiderio, quale affetto, quale punizione! Vi siete dimostrati innocenti sotto ogni riguardo in questa faccenda.12 Così se anche vi ho scritto, non fu tanto a motivo dell’offensore o a motivo dell’offeso, ma perché apparisse chiara la vostra sollecitudine per noi davanti a Dio. 13 Ecco quello che ci ha consolati.
A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi. 14 Cosicché se in qualche cosa mi ero vantato di voi con lui, non ho dovuto vergognarmene, ma come abbiamo detto a voi ogni cosa secondo verità, così anche il nostro vanto con Tito si è dimostrato vero. 15 E il suo affetto per voi è cresciuto, ricordando come tutti gli avete obbedito e come lo avete accolto con timore e trepidazione. 16 Mi rallegro perché posso contare totalmente su di voi.

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Accetta quanto ti capita,sii paziente nelle vicende dolorose

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.
14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

15 - 1

Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio

Romani 8

1 Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. 2 Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, 4 perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
5 Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. 6 Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. 7 Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. 8 Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
9 Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 10 E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. 11 E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
12 Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; 13 poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.
14 Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. 15 E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». 16 Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. 17 E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
18 Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
19 La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; 20 essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza 21 di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. 22 Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; 23 essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. 24 Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? 25 Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
26 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; 27 e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.
28 Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29 Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.
31 Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34 Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?35 Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36 Proprio come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo trattati come pecore da macello
.

37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.38 Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39 né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

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Un libro come fuoco – Papa Francesco ai giovani

Papa Francesco, Quaderno N°3972 del 2015/12/26 – Civiltà Cattolica IV 519-654

Miei cari giovani amici,

se voi vedeste la mia Bibbia, forse non ne sareste affatto colpiti. Direste: «Cosa? Questa è la Bibbia del Papa? Un libro così vecchio, così sciupato!». Potreste anche regalarmene una nuova, magari anche una da 1.000 euro: no, non la vorrei. Amo la mia vecchia Bibbia, quella che ha accompagnato metà della mia vita. Ha visto la mia gioia, è stata bagnata dalle mie lacrime: è il mio inestimabile tesoro. Vivo di lei e per niente al mondo la darei via.

La Bibbia per i giovani, che avete appena aperto, mi piace molto: è così vivace, così ricca di testimonianze di santi, di giovani, che fa venir voglia di leggerla d’un fiato, dall’inizio fino all’ultima pagina. E poi…? Poi la nascondete, sparisce sul ripiano di una libreria, magari dietro, in terza fila, finendo per riempirsi di polvere. Finché un giorno i vostri figli la venderanno al mercatino dell’usato. No: questo non può essere!

Voglio dirvi una cosa: oggi, ancor più che agli inizi della Chiesa, i cristiani sono perseguitati; qual è la ragione? Sono perseguitati perché portano una croce e danno testimonianza di Cristo; vengono condannati perché possiedono una Bibbia. Evidentemente la Bibbia è un libro estremamente pericoloso, così rischioso che in certi Paesi chi possiede una Bibbia viene trattato come se nascondesse nell’armadio bombe a mano!

Mahatma Gandhi, che non era cristiano, una volta disse: «A voi cristiani è affidato un testo che ha in sé una quantità di dinamite sufficiente per far esplodere in mille pezzi la civiltà tutta intera, per mettere sottosopra il mondo e portare la pace in un pianeta devastato dalla guerra. Lo trattate però come se fosse semplicemente un’opera letteraria, niente di più».

Che cosa tenete allora in mano? Un capolavoro letterario? Una raccolta di antiche e belle storie? In tal caso, bisognerebbe dire ai molti cristiani che si fanno incarcerare e torturare per la Bibbia: «Davvero stolti e poco avveduti siete stati: è solo un’opera letteraria!». No, con la Parola di Dio la luce è venuta nel mondo e mai più sarà spenta. Nella mia esortazione apostolica Evangelii gaudium ho scritto: «Noi non cerchiamo brancolando nel buio, né dobbiamo attendere che Dio ci rivolga la parola, perché realmente “Dio ha parlato, non è più il grande sconosciuto, ma ha mostrato se stesso”. Accogliamo il sublime tesoro della Parola rivelata» (n. 175).

Avete dunque tra le mani qualcosa di divino: un libro come fuoco, un libro nel quale Dio parla. Perciò ricordatevi: la Bibbia non è fatta per essere messa su uno scaffale, piuttosto è fatta per essere tenuta in mano, per essere letta spesso, ogni giorno, sia da soli sia in compagnia. Del resto in compagnia fate sport, andate a fare shopping; perché allora non leggere insieme, in due, in tre oin quattro, la Bibbia? Magari all’aperto, immersi nella natura, nel bosco, in riva al mare, la sera al lume di una candela… farete un’esperienza potente e sconvolgente. O forse avete paura di apparire ridicoli di fronte agli altri?

Leggete con attenzione. Non rimanete in superficie, come si fa con un fumetto! La Parola di Dio non la si può semplicemente scorrere con lo sguardo! Domandatevi piuttosto: «Cosa dice questo al mio cuore? Attraverso queste parole, Dio mi sta parlando? Sta forse suscitando il mio anelito, la mia sete profonda? Cosa devo fare?». Solo così la Parola di Dio potrà dispiegare tutta la sua forza; solo così la nostra vita potrà trasformarsi, diventando piena e bella.

Voglio confidarvi come leggo la mia vecchia Bibbia: spesso la prendo, la leggo per un po’, poi la metto in disparte e mi lascio guardare dal Signore. Non sono io a guardare Lui, ma Lui guarda me: Dio è davvero lì, presente. Così mi lascio osservare da Lui e sento – e non è certo sentimentalismo -, percepisco nel più profondo ciò che il Signore mi dice.

A volte non parla: e allora non sento niente, solo vuoto, vuoto, vuoto… Ma, paziente, rimango là e lo attendo così, leggendo e pregando. Prego seduto, perché mi fa male stare in ginocchio. Talvolta, pregando, persino mi addormento, ma non fa niente: sono come un figlio vicino a suo padre, e questo è ciò che conta.
Volete farmi felice? Leggete la Bibbia.

Vostro Papa Francesco

È la versione italiana della prefazione scritta dal Pontefice per una edizione della Bibbia destinata ai giovani, i quali hanno collaborato a discutere e scriverne i commenti (Bibel. Jugendbibel der Katholischen Kirche): vedi qui l’articolo su Civiltà Cattolica.

 

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Gettiamoci nelle braccia del Signore e non nelle braccia degli uomini; poiché, quale è la sua grandezza, tale è anche la sua misericordia.

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.

6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.

14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

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Storia della Interpretazione della Bibbia nella Chiesa

INTERPRETAZIONE della Bibbia (Storia della). — La storia dell’esegesi biblica si suole dividere in periodi (patristico, medioevale, recente) o secondo l’indirizzo predominante (letterale e allegorica). La prima divisione è la più semplice. La seconda vale per primi secoli, quando si delineano abbastanza nettamente le due tendenze: la letterale propria degli Antiocheni, l’allegorica degli Alessandrini.

1. Periodo patristico.

Gli autori del Nuovo Testamento, i Padri apostolici e gli apologisti non fecero dell’esegesi propriamente detta; tuttavia dal modo di usare la Bibbia traspare già in maniera chiara la loro tendenza allegorizzante. Tale indirizzo risulta molto sviluppato nella lettera dello Pseudo-Barnaba, alquanto meno in Teofilo di Antiochia. S. Clemente Romano, s. Giustino, s. Ireneo, Tertulliano — nessuno di costoro compose veri commentari biblici — si attengono piuttosto al senso letterale.
Il vero studio esegetico della Bibbia incomincia nel sec. III con Origene (186-254). Questo genio, che diede un grande impulso alla scuola catechetica (Didascaleion) instaurata da Panteno in Alessandria, nei suoi innumerevoli lavori intorno alla Bibbia (Scoli, Omelie, Tomi), seguì in prevalenza l’esegesi allegorica, già coltivata in Alessandria da Filone e da altri scrittori ebrei. Egli distinse nella Bibbia un triplice senso: somatico ocorporale, psichico o animale e pneumatico o spirituale, dando una spiccata preferenza a quest’ultimo ed abbandonandosi ad allegorie anche audaci. Ma quando si parla di allegorismo origeniano è bene non dimenticare le cure di quest’autore per il testo della Bibbia — si ricordino le sue Esaple v. Greche — e la bellezza di talune osservazioni esegetiche, sparse in modo speciale nei Tomi. L’indirizzo di Origene fu continuato da molti scrittori, fra i quali Didimo il cieco, s. Cirillo di Alessandria, Eusebio di Cesarea, s. Gregorio Nisseno, s. Gregorio Nazianzeno, s. Basilio, ma con caratteristiche proprie. Ed in genere si può affermare che cotesti autori mostrano un entusiasmo decrescente verso l’allegorismo, proprio nell’ordine in cui sono nominati. Oppositori di esso furono, invece, s. Metodio ed Epifanio.
Quasi contemporaneamente al Didascaleion di Alessandria sorgeva in Antiochia un’altra scuola catechetica, per opera del martire Luciano (312), la quale propugnò l’interpretazione letterale della Bibbia, concedendo solo un campo limitato alla “teoria” per individuare i vari tipi, per lo più messianici. Suoi rappresentanti principali furono: Eustazio di Antiochia, Teodoro di Eraclea, Tito di Bosra, Eusebio di Emesa, Policronio di Apamea e specialmente i tre sommi: Diodoro di Tarso, s. Giovanni Crisostomo e Teodoro di Mopsuestia. Questo ultimo col suo atteggiamento quasi razionalistico esasperò talvolta i principi propri alla scuola; ma in essa si formò forse il più grande esegeta dell’evo patristico: s. Giovanni Crisostomo. Il medesimo indirizzo seguirono il conciso, ma penetrante, Teodoreto di Ciro e i numerosi esegeti siriaci, fra i quali ricordiamo s. Afraate e s. Efrem. E proprio nelle scuole siriache di Edessa e di Nisibi, dopo il tramonto di Antiochia, se ne continuò l’indirizzo, specialmente attraverso l’imitazione delle opere di Teodoro di Mopsuestia.
Anche nella chiesa latina i primi esegeti furono più o meno allegoristi, di solito sotto l’influsso di Origene. Essi furono: Ippolito Romano, che scrisse però in greco, Vittorino di Pettau, s. Ilario di Poitiers, s. Ambrogio, s. Gregorio di Elvira. Ma, mentre Origene usò in genere l’allegoria per abbandonarsi ad elucubrazioni teologiche e filosofiche, costoro, seguendo l’uso latino, mirarono innanzi tutto ad insegnamenti morali ed ascetici.
Più personali si mostrarono tre grandi esegeti: l’Ambrosiastro, s. Girolamo e s. Agostino. Il primo, di cui ancora non si è riusciti ad individuare il vero nome, compose un commento a tredici lettere di s. Paolo (esclusa quella agli Ebrei), giunto a noi sotto il nome di s. Ambrogio, donde il vocabolo Ambrosiaster, coniato dagli Umanisti una volta dimostrata falsa l’attribuzione. Forse a lui si devono anche le Quaestiones Veteris et Novi Testamenti, attribuite a s. Agostino, ed alcuni frammenti sul Vangelo di s. Matteo (Anonymi in Matthaeum fragmenta). Per la cura del senso letterale e per la profonda penetrazione del pensiero dell’Apostolo egli si può considerarsi uno dei migliori e dei più personali esegeti latini.
S. Girolamo, anche per la mole del suo lavoro, ebbe influsso notevolissimo su gli scrittori posteriori. Di lui abbiamo il commento a tutti i profeti (è incompleto quello su Geremia), al Vangelo di s. Matteo, a quattro lettere paoline (Filemone, Tito, Galati, Efesini), ed all’Ecclesiaste. Inoltre possediamo numerose lettere esegetiche su testi particolari, diverse omelie su i Salmi ed altri testi, i brevissimi Commentarioli in Psalmos e leQuaestiones hebraicae in Genesim. Il valore della sua opera non è uniforme. Egli non ebbe principi ermeneutici ben determinati; per questo segue l’una o l’altra esegesi, lasciandosi spesso guidare da circostanze estrinseche. In genere sovrabbonda l’esegesi allegorica, in cui quasi sempre dipende da Origene; ma ha anche non poche affinità con la scuola antiochena, come per esempio l’uso della “teoria”. Infine i suoi commenti hanno un valore particolare per l’importanza assegnata alla critica testuale, in cui utilizza una buona conoscenza dell’ebraico e del greco, e alla geografia palestinese, ben nota all’autore.
S. Agostino fissò con acume e rara prudenza ottimi principi ermeneutici nel De doctrina christiana. Egli si rivelò attento lettore della Bibbia, di cui vuole investigare il senso genuino, nei 14 libri su l’Ettateutico (Locutionum libri 1 e Quaestionum libri 7) e nel De Genesi ad litteram libri 12. LeEnarrationes in Psalmos ed i Tractatus sul Vangelo di s. Giovanni sono una miniera di teologia e di ascetica, ma dal lato esegetico talvolta lasciano a desiderare. Per un lettore moderno l’autore si compiace troppo del senso allegorico e del simbolismo numerico. Nel Nuovo Testamento Agostino lasciò un buon commento ai Galati ed ai Romani (incompleto); ma più interessanti sono le sue osservazioni nel De consensu Evangelistarum libri 4 e in Quaestionum Evangeliorum libri 2.
Anche l’eresiarca Pelagio si rivela buon esegeta nel suo commento a s. Paolo.
Il periodo patristico si chiude con un bel numero di esegeti minori che spesso non fecero altro che imitare i grandi maestri dei secoli III-IV. Fra i greci tale fatto è più appariscente: è l’epoca delle “catene” bibliche (Procopio di Gaza, Filoteo, Niceta di Eraclea, Macario di Costantinopoli ecc.). Fra gli autori di commenti più personali ricordiamo: Olimpiodoro di Alessandria, Ecumenio di Tricca, Andrea Areda di Cappadocia, Teofilatto ed Eutimio Zigabeno. Fra i latini s. Gregorio Magno, s. Isidoro di Siviglia, s. Beda il Venerabile, Alcuino, Rabano Mauro e Valafrido Strabone, cui si attribuì la diffusa Glossa ordinaria.

2. Periodo medioevale.

All’inizio della Scolastica si assiste a un rifiorire dell’esegesi, dovuto in modo particolare al metodo analitico, proprio dei teologi di questo periodo, ed all’influsso della filologia ebraica, molto coltivata da dotti Ebrei. Per questo, insieme all’imitazione più o meno costante delle opere dei grandi Padri (Girolamo ed Agostino) si notano spesso elementi nuovi e personali. Si sente sovente l’influsso della filosofìa aristotelica.
Ricorderemo Anselmo di Laon, da cui deriva in gran parte sia la Glossa ordinaria che quella interlinearis, Bruno di Asti, Ruperto di Deutz, Onorio di Autun. Nella scuola dei Canonici di s. Vittore vanno segnalati i nomi di Ugo piuttosto eclettico ma ricco di buoni principi ermeneutici, e di Andrea, che preferisce l’esegesi letterale, manifestando un influsso rabbinico. Un’esegesi più analitica e più teologica si ha nelle Postille di Ugo da s. Caro e nei molti commentari di s. Alberto Magno, che, pur riportando molte allegorie, offre ottimi principi per l’esegesi letterale; s. Bonaventura col suo misticismo fa rivivere l’esegesi inaugurata da s. Bernardo, mentre s. Tommaso si rivela sicuro e profondo interprete della parola di Dio. I suoi commenti alle lettere paoline sono un monumento di chiarezza e di indagine teologica, basata sempre sul senso letterale. Meno interessante appare in alcuni commenti su l’Antico Testamento (Giobbe, 50 Salmi, Isaia, Geremia, Lamentazioni); mentre fu molto apprezzata la sua “Catena aurea” ai quattro Vangeli, in cui ora si riconoscono non pochi testi spuri.
La filologia rabbinica, che già si nota in alcuni degli autori su ricordati, entra in esegesi specialmente per opera di Raimondo Martini, che compose un Pugio fidei adversus Judaeos et Mauros, e con l’ebreo convertito Niccolò da Lira, la cui Postilla brevissima in tutta la Bibbia ottenne grande diffusione. L’opera fu completata e in parte corretta, da un altro ebreo convertito, Paolo di Burgos. Nel Nuovo Testamento l’esegesi filologica ebbe un precursore in Lorenzo Valla e in altri umanisti, alcuni dei quali animati da vero spirito religioso. Ultimi rappresentanti dell’esegesi medioevale si possono considerare Alfonso Tostato e Dionigi Certosino. I commenti di questo ultimo, anche se troppo facili all’allegoria, eccellono per un piacevole senso di misticismo e per la profonda conoscenza che mostrano di tutta la Bibbia.

3. Periodo recente.

L’Umanesimo, che non fu affatto tutto paganeggiante, causò un rifiorire degli studi linguistici. Con lo slancio di pionieri non pochi si diedero anche allo studio dell’ebraico e di altre lingue semitiche (siriaco, aramaico, etiopico), scrivendone le prime grammatiche rudimentali fra i cristiani. Lo studio del greco del N. T. ebbe, oltre al Valla, appassionati cultori in Giacomo Lefèbvre d’Etaples (Faber Stapulensis), in Erasmo di Rotterdam ed in Giovanni Gagnée. Applicarono con successo la loro cognizione dell’ebraico nello studio del Vecchio Testamento Sante Pagnini, Francesco Watebled (Vatablus) ed Agostino Steuco; mentre composero commentari più ampi sia per il Nuovo che per il Vecchio Testamento il cardinale Tommaso de Vio Gaetani, Taddeo Cucchi, più noto col nome di religione Isidoro Clario, e Francesco Titelman ecc.
Costoro prepararono il meraviglioso affermarsi dell’esegesi cattolica dopo il Concilio di Trento. Allora si assistette al secolo d’oro (1550-1650) dello studio della Bibbia. Fu un avvenimento provvidenziale, in quanto la Chiesa era minacciata dalla nuova eresia protestante, che proclamava la Bibbia unica norma nell’insegnamento dommatico. Sorsero molte discipline sussidiarie, che si affermarono subito con nomi illustri. A Sisto di Siena si deve la prima Introduzione biblica nel senso moderno della parola, che chiamò Bibliotheca sancta. Opere analoghe pubblicarono subito dopo Ludovico da Tena e Francesco Pavone. La critica testuale fu fatta progredire dai numerosi studiosi, che attesero alla preparazione dell’edizione Sistoclementina della Volgata e da Luca di Bruges, Giovanni Morino, Pietro Carbo. Con Cristiano van Adrichum e Abramo Ortel sorge la geografia sacra, che fu coltivata nel secolo successivo da Giacomo Bonfrère e da Francesco Quaresmio. L’archeologia biblica mosse i primi passi con Carlo Sigonio, Benedetto Arias Montano e Fortunato Scacchi.
Fra gli esegeti propriamente detti van ricordati Giacomo Bonfrère, Nicola Serario, Benedetto Pereira, Gaspare Sanchez, Antonio Agelli, Giovanni Pineda, Cornelio Jansens vescovo di Gand, Giovanni Maldonato, il più acuto interprete dei Vangeli, Emanuele Sa, s. Roberto Bellarmino, Guglielmo Hessel van Est ( = Estius), Giacomo Tirino, Cornelio van den Steen (= a Lapide) ecc. Nel protestantesimo, invece, si notano solo tentativi, che pretendono aprire vie nuove; ma in realtà l’esegesi dei primi riformatori fu tributaria di quella medioevale e scolastica molto più di quanto non vorrebbero apparire. Del resto Lutero, Melantone e Calvino furono più polemisti che esegeti. L’unica opera duratura e di grande merito letterario fu la traduzione della Bibbia in tedesco da parte di Lutero, che utilizzò molto il Lirano e Sante Pagnini. L’esegesi protestante si rivela incerta fra il letterarismo esagerato e l’allegorismo o “figurismo” ad oltranza ; quest’ultimo indirizzo si può scorgere in Giovanni Koch (o Cocceius) e nei suoi imitatori. Più utili, invece, si rivelano i lavori su discipline sussidiarie, come quelli filologici dei due Buxtorf e di Ugo De Groot (= Grotius) e quelli di storia naturale di Samuele Bocart. Ludovico Chappel, poi, iniziò con successo la critica testuale. Nel periodo 1650-1800 nello studio della Bibbia si nota la tendenza manifestatasi anche in altri campi, la passione cioè per l’indagine storica e critica. Abbiamo quasi un capovolgimento. Mentre nel secolo d’oro predomina la vera esegesi, unita ad una profonda conoscenza della teologia e della patristica, in questo periodo le discipline sussidiarie sono quelle che si affermano di più. L’introduzione biblica è impostata con criteri veramente critici da Richard Simon; il testo ebraico è studiato con grande diligenza da Francesco Houbigant e da Gian Bernardo De Rossi, mentre Biagio Ugolini si rende molto benemerito dell’archeologia biblica in senso largo con la sua monumentale pubblicazione talmudici e di studi originali su molte istituzioni del giudaismo. Per merito di Giulio Bartolucci e del discepolo C. G. Imbonati sorge la bibliografia biblica. Pochi i veri esegeti: lo oratore Bossuet, Bernardino da Picquigny (Piconius), Agostino Calmet, Ignazio Weitenauer.
Il medesimo fenomeno si nota fra gli acattolici, fra i quali si distinsero nelle scienze sussidiarie G. Lightfoot, C. Schöttgen, C. G. Carpzov, A. Reland, G. C. Wettstein, G. Bengel, mentre l’esegesi è rappresentata da autori modesti, quali il “figurista” Campeggiano Vitringa G., Le Clerc, A. Schultens, i due Michaelis e i due Rosenmüller.
Col sec. XIX si continua tale studio positivo, ma dalla critica testuale si passa di solito a quella filosofica e teologica. Fra gli esegeti protestanti si afferma il razionalismo biblico, già preannunziato nel secolo precedente da Reimarus e da Semler, con Eichhorn, De Wette, Paulus, Straus, che elimina ogni traccia soprannaturale nella Bibbia. Contro costoro reagirono i cattolici E. Bukentop, D. Huet, F. Windenhofer, G. Bianchini, E. Goldhagen, L. Veith, A. Guenée.
Assunsero un posto sempre più importante le discipline ausiliarie, che vennero meglio delimitate. L’archeologia in senso stretto ebbe un incremento immenso in seguito a numerosi scavi e rilievi fatti in Palestina e nelle regioni limitrofe. Da sola essa offre un vasto campo per studiosi specializzati. Analoghi progressi ha fatto l’Orientalistica in genere, che ha rivoluzionato le vaghe nozioni di storia orientale con lo studio di testi originali geroglifici e cuneiformi. Sono state rivelate nuove letterature di cui prima non si sospettava neppure la esistenza. Lo studio dell’ebraico è stato impostato sotto altra luce nell’insieme delle lingue semitiche. È impossibile tracciare solo un elenco di nomi di coloro che si dedicarono a simili indagini. Tuttavia non si può affermare che a tale progresso di scienze ausiliarie abbia corrisposto un eguale progresso esegetico. In mano ai razionalisti la Bibbia ha perduto il suo carattere sacro ed è stata abbassata al livello di qualsiasi testo antico. Per questo in non pochi commentari le numerose notizie filologiche od archeologiche appaiono fine a se stesse, forse interessantissime, ma non si può dire che servano a penetrare intimamente il senso del testo biblico.
Fra i cattolici si è riconosciuta subito la bontà di quest’indagine storico-critica. Sono stati coltivati gli studi orientalistici. Le direttive ecclesiastiche (Providentissimus Deus, Spiritus Paraclitus, Divino afflante Spiritu) non hanno fatto altro che stimolare queste ricerche, dalle quali si possono desumere contributi preziosi per l’intelligenza retta della Bibbia, pur insistendo sempre nel rivendicarne il particolare carattere sacro. E l’esegesi si è mostrata atta al nuovo compito assunto.
Data la necessità assoluta di una specializzazione a causa del progresso degli studi, ora non si pubblicano più ampi commenti personali a tutta la Bibbia. Sia nel campo razionalistico che in quello cattolico si è ricorso alla collaborazione di più individui. Così sono sorte le grandi collezioni con indirizzi speciali, spesso di un valore scientifico diverso secondo i vari collaboratori. Contemporaneamente, inoltre, sono sorti i grandi Dizionari ed Enciclopedie della Bibbia.
Fra i commentari razionalisti più recenti e di tendenza piuttosto conservatrice: il Kommentar zum N. T. (Lipsia 1903 ss.), dir, Th. Zahn; ilKommentar zum A. T. (ivi 1913 ss.), dir. E. Sellin e il Handbuch zum A. T. (Tubinga 1934 ss.), dir. O. Eissfeldt.
In Inghilterra il breve, ma buono, Cambridge Bible for Schools and Colleges (Cambridge 1880 ss.); il ricco International criticai Commentary(Edimburgo 1895 ss.), dir. S. R. Driver-A. Plummer-C. A. Briggs, e l’Expositor’s Greek Testament (Londra 1907-10) in 15 voll., pieni di notizie filologiche e ben fatti.
A questi e ad altri lavori simili si devono aggiungere i moltissimi commenti o scritti su la Bibbia di singoli autori, che rivelano la loro appartenenza a determinate correnti esegetiche. Nel campo cattolico si possono ricordare ancora i 28 voll. del Scripturae cursus completus del Migne (Parigi 1838-40); La Sainte Bible avec introductions et commentaires (ivi 1875-1904) in 24 voll.; La Sainte Bible del Fillion in 8 voll. (ivi 1889 ss.). Più utili sono: il Cursus Scripturae Sacrae, in cui collaborarono specialmente R. Cornely, J. Knabenbauer e F. von Hummelauer; il Kurzgefasster wissenschaftlicher Kommentar zum A. T. (Vienna 1901-11), dir. B. Schafer e rimasto incompleto in 9 voll.; gli Études bibliques (Parigi 1903 ss.), iniziati dal grande esegeta M. J. Lagrange; L’Exegetisches Handbuch zum A. T. (Münster 1913 ss.), dir. Nikel; la Die hl. Schrift des N. T. (Bonn 1914 ss.), dir. P. Dausch-F. Tillmann; la Die hl. Schrift des A. T. (ivi 1923 ss.), dir. F. Feldmann-H. Herkenne; il Verbum Salutis, Commentaire du N. T. (Parigi 1924 ss.), iniziato da J. Huby; La Sainte Bible (ivi 1935 ss.), dir. L. Pirot e quindi A. Clamer; il Regensburger Kommentarwek zum N. T. (Regensburg 1938 ss.), dir. A. Wikenhauser-O. Kuss; la Echter-Bibel (Würzburg 1947 ss.), dir. F. Nötscher-K. Staab.
In Italia ha reso ottimi servigi l’opera di Mons. A. Martini arcivescovo di Firenze (Torino 1769-81). Il suo pregio maggiore sta nella traduzione. Ad essa è stato adottato un commento moderno da M. Sales-G. Girotti (La Santa Bibbia commentata, Torino 1911 ss.). Sono apparsi tutto il Nuovo Testamento e 7 voll. del Vecchio; ma non sembra che sarà condotta a termine. Un particolare interesse per la traduzione, ma con ottime note esegetiche, mostra La Sacra Bibbia a cura del Pontificio Istituto Biblico (Firenze 1943 ss.). Completa e corrispondente ai bisogni moderni è La Sacra Bibbia, dir. S. Garofalo (Torino 1947 ss.), che comprende anche opportuni volumi sussidiari.
Se a tali opere collettive si aggiungono i moltissimi commenti a libri particolari, pubblicati dai vari autori, si può comprendere l’attenzione, che numerosi studiosi prestano alla Bibbia.
Nell’esegesi moderna, in genere si è adottato il commento strettamente storico-filologico del secolo scorso, per tentare una rappresentazione più viva e più penetrante del testo sacro. Alcuni studiosi cattolici, rappresentanti della cosiddetta “scuola pneumatica”, propugnavano un ritorno all’afflato mistico degli antichi commenti patristici, cadendo però in non pochi errori nella pretesa valorizzazione del soprannaturale.
Le ultime Encicliche Divino afflante Spiritu (1943) e Humani generis (1951) ripigliano senz’altro ed applicano alle esigenze moderne, i principi dell’enciclica fondamentale Providentissimus Deus (1893), condannando (la seconda) l’esegesi spirituale. Si tratta delle leggi fissate nella Ermeneutica (v.).

[A. P.]

BIBLIOGRAFIA.

A. Penna, in Enc. Catt., VII. coll. 104-108 ;
H. Hopfl – L. Leloir, Introductio generalis in S. Scripturam, 6° ed., Roma 1958, pp. 604-39;
A. Vaccari, Historia exegeseos, in Institutiones Biblicae, vol. I, 6° ed., Roma 1951, pp. 510-67;
G. Perrella, Introduzione generale alla S. Scrittura, 2° ed., Torino 1952, pp. 306-22;
F. Spadafora – A. Romeo – D. Frangipane, II Libro Sacro, I, Introd. generale. Padova 1958, pp. 333-351.

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Reggia-di-Caserta (1)

 

L’Interpretazione della Bibbia nella Chiesa

DISCORSO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II

Traduzione italiana dell’Osservatore Romano, 25-4-1993, pp. 8‑9. Lingua originale francese.

Questo discorso è stato pronunciato il venerdì 23 aprile 1993 durante una udienza commemorativa del centenario dell’Enciclica «Providentissimus Deus» di Leone XIII e del cinquantenario dell’Enciclica «Divino afflante Spiritu» di Pio XII, entrambe consacrate alle questioni bibliche.
L’udienza ebbe luogo nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, alla presenza dei membri del Collegio Cardinalizio, del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, della Pontificia Commissione Biblica e del Corpo Professorale del Pontificio Istituto Biblico.
Nel corso dell’udienza, il Cardinale J. Ratzinger presentò al Santo Padre il documento della Commissione Biblica sull’interpretazione della Bibbia nella Chiesa.

Signori Cardinali,
Signori Capi delle Missioni Diplomatiche,
Signori Membri della Pontificia Commissione Biblica,
Signori Professori del Pontificio Istituto Biblico,

 

l. Ringrazio di tutto cuore il Cardinale Ratzinger dei sentimenti che ha appena espresso presentandomi il documento elaborato dalla Pontificia Commissione Biblica sull’interpretazione della Bibbia nella Chiesa. Con gioia accolgo questo documento, frutto di un lavoro collegiale intrapreso per vostra iniziativa, Signor Cardinale, e portato avanti con perseveranza per diversi anni. Esso risponde a una preoccupazione che mi sta a cuore, poiché l’interpretazione della Sacra Scrittura è di una importanza capitale per la fede cristiana e per la vita della Chiesa. «Nei libri sacri, infatti – come ci ha così ben ricordato il Concilio ‑, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro; nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale» (Dei Verbum, n. 21). E modo di interpretare i testi biblici per gli uomini e le donne di oggi ha delle conseguenze dirette sul loro rapporto personale e comunitario con Dio, ed è anche strettamente legato alla missione della Chiesa. Si tratta di un problema vitale che merita tutta la vostra attenzione.

 2. Il vostro lavoro si conclude in un momento molto opportuno, perché mi offre l’occasione di celebrare con voi due anniversari ricchi di significato: il centenario dell’Enciclica Providentissimus Deus, e il cinquantenario dell’Enciclica Divino afflante Spititu, entrambe consacrate alle questioni bibliche. Il 18 novembre 1893, Papa Leone XIII, molto attento ai problemi intellettuali, pubblicava la sua enciclica sugli studi della Sacra Scrittura, al fine, scriveva, «di stimolarli e raccomandarli» e anche di «orientarli in una maniera che corrisponda meglio ai bisogni dei tempi» (Enchiridion Biblicum, n. 82). Cinquant’anni dopo, Papa Pio XII offriva agli esegeti cattolici, nella sua enciclica Divino afflante Spiritu, nuovi incoraggiamenti e nuove direttive. Nel frattempo, il Magistero pontificio aveva manifestato la propria attenzione costante ai problemi scritturistici attraverso numerosi interventi. Nel 1902, Leone XIII creava la Commissione Biblica; nel 1909, Pio X fondava l’Istituto Biblico. Nel 1920, Benedetto XV celebrava il 1500 anniversario della morte di San Girolamo con un’enciclica sull’interpretazione della Bibbia. Il vivo impulso dato così agli studi biblici ha trovato piena conferma nel Concilio Vaticano II, cosicché tutta la Chiesa ne ha tratto beneficio. La Costituzione Dogmatica Dei Verbum illumina l’opera degli esegeti cattolici e invita i Pastori e i fedeli ad alimentarsi più assiduamente della parola di Dio contenuta nelle Scritture.

Desidero oggi mettere in risalto alcuni aspetti dell’insegnamento di queste due encicliche e la validità permanente del loro orientamento attraverso circostanze mutevoli al fine di poter meglio beneficiare del loro contributo.

I. Dalla «Providentissimus Deus» alla «Divino affiante Spiritu »

3. In primo luogo, si nota fra questi due documenti un’importante differenza. Si tratta della parte polemica ‑ o, più precisamente, apologetica ‑ delle due encicliche. Infatti, l’una e l’altra manifestano la preoccupazione di rispondere agli attacchi contro l’interpretazione cattolica della Bibbia ma questi attacchi non andavano nella stessa direzione. LaProvidentissimus Deus, da una parte, vuole soprattutto proteggere l’interpretazione cattolica della Bibbia dagli attacchi della scienza razionalista; dall’altra, la Divino afflante Spiritu si preoccupa piuttosto di difendere l’interpretazione cattolica dagli attacchi che si oppongono all’utilizzazione della scienza da parte degli esegeti e che vogliono imporre un’interpretazione non scientifica, cosiddetta «spirituale», delle Sacre Scritture.

Questo cambiamento radicale della prospettiva era dovuto, evidentemente, alle circostanze. La Providentissimus Deus fu pubblicata in un’epoca segnata da forti polemiche contro la fede della Chiesa. L’esegesi liberale forniva a queste polemiche un sostegno importante, poiché essa utilizzava tutte le risorse delle scienze, dalla critica testuale alla geologia, passando per la filologia, la critica letteraria, la storia delle religioni, l’archeologia e altre discipline ancora. Al contrario, la Divino afflante Spiritu venne pubblicata poco tempo dopo una polemica del tutto differente, condotta, soprattutto in Italia, contro lo studio scientifico della Bibbia. Un opuscolo anonimo era stato ampiamente diffuso per mettere in guardia contro ciò che esso descriveva come un «gravissimo pericolo per la Chiesa e per le anime: il sistema critico‑scientifico nello studio e nell’interpretazione della Sacra Scrittura, le sue funeste deviazioni e le sue aberrazioni».

4. Nell’uno e nell’altro caso, la reazione del Magistero fu significativa, poiché, invece di attenersi a una risposta puramente difensiva, esso andava a fondo del problema e manifestava così ‑ notiamolo subito ‑ la fede della Chiesa nel mistero dell’Incarnazione.

Contro le offensive dell’esegesi liberale, che presentava le sue affermazioni come delle conclusioni fondate su dati acquisiti dalla scienza, si sarebbe potuto reagire lanciando un anatema sull’utilizzazione delle scienze nell’interpretazione della Bibbia e ordinando agli esegeti cattolici di attenersi a una spiegazione «spirituale» dei testi.

La Providentissimus Deus non intraprende questa strada. Al contrario, l’enciclica invita insistentemente gli esegeti cattolici ad acquisire una autentica competenza scientifica in modo da superare i propri avversari sul loro stesso terreno. «Il primo» modo di difesa, essa dice, «si trova nello studio delle antiche lingue dell’Oriente così come nell’esercizio della critica scientifica» (E. B., n. 118). La Chiesa non teme la critica scientifica. Essa diffida solamente delle opinioni preconcette che pretendono di fondarsi sulla scienza ma che, in realtà, fanno uscire subdolamente la scienza dal suo campo.

Cinquant’anni dopo, nella Divino afflante Spiritu, Papa Pio XII può costatare la fecondità delle direttive offerte dallaProvidentissimus Deus: «Grazie a una migliore conoscenza delle lingue bibliche e di tutto ciò che riguarda l’Oriente, … un buon numero di questioni sollevate al tempo di Leone XIII contro l’autenticità, l’antichità, l’integrità e il valore storico dei Libri Sacri… si trovano oggi sciolte e risolte» (E. B., n. 546). Il lavoro degli esegeti cattolici, «che hanno fatto un uso corretto degli strumenti intellettuali utilizzati dai loro avversari» (n. 562), aveva portato i suoi frutti. Ed è proprio per questo motivo che la Divino afflante Spiritu si mostra meno preoccupata che non la Providentissimus Deus per le offensive contro le posizioni dell’esegesi razionalista.

5. Ma era divenuto necessario rispondere agli attacchi giunti da parte dei sostenitori di un’esegesi cosiddetta «mistica» (n. 552), che cercavano di far condannare dal Magistero gli sforzi dell’esegesi scientifica. Come risponde l’enciclica? Essa avrebbe potuto limitarsi a sottolineare l’utilità e finanche la necessità di questi sforzi per la difesa della fede, il che avrebbe favorito una sorta di dicotomia fra l’esegesi scientifica, destinata all’uso esterno, e l’interpretazione spirituale, riservata all’uso interno. Nella Divino afflante Spititu, Pio XII ha deliberatamente evitato di procedere in questa direzione. Egli ha al contrario rivendicato la stretta unione fra i due procedimenti, da una parte sottolineando la portata «teologica» del senso letterale, metodicamente definito (E. B., n. 551), dall’altra, affermando che, per poter essere riconosciuto quale senso di un testo biblico, il senso spirituale deve presentare delle garanzie di autenticità. Una semplice ispirazione soggettiva non è sufficiente. Si deve poter dimostrare che si tratta di un senso «voluto da Dio stesso», di un significato spirituale «dato da Dio» al testo ispirato (E. B., nn. 552‑553). La determinazione del senso spirituale appartiene dunque, anch’essa, al campo della scienza esegetica.

Costatiamo così che, nonostante la grande diversità delle difficoltà da affrontare, le due encicliche si riuniscono perfettamente a livello più profondo. Esse rifiutano, sia l’una che l’altra, la rottura tra l’umano e il divino, tra la ricerca scientifica e lo sguardo della fede, fra il senso letterale e il senso spirituale. Esse si mostrano su quel punto pienamente in armonia con il mistero dell’Incarnazione.

II. Armonia fra l’esegesi cattolica e il mistero dell’incarnazione

 6. Lo stretto rapporto che unisce i testi biblici ispirati al mistero dell’Incarnazione è stato espresso dall’enciclica Divino afflante Spiritu nei seguenti termini: «Così come la Parola sostanziale di Dio si è fatta simile agli uomini in tutti i punti, eccetto il peccato, così le parole di Dio, espresse in lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio umano in tutti i punti, eccetto l’errore» (E. B., n. 559). Ripresa quasi letteralmente dalla Costituzione conciliare Dei Verbum (n. 13), questa affermazione mette in luce un parallelismo ricco di significato.

E’ vero che mettere per iscritto le parole di Dio, grazie al carisma dell’ispirazione scritturale, costituiva un primo passo verso l’Incarnazione del Verbo di Dio. Queste parole scritte costituivano, infatti, un duraturo mezzo di comunicazione e di comunione fra il popolo eletto e il suo unico Signore. D’altra parte, è grazie all’aspetto profetico di queste parole che è stato possibile riconoscere il compimento del disegno di Dio, quando « il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Dopo la glorificazione celeste dell’umanità del Verbo fatto carne, è ancora grazie a delle parole scritte che il suo passaggio fra noi rimane attestato in modo duraturo. Uniti agli scritti ispirati della Prima Alleanza, gli scritti ispirati della Nuova Alleanza costituiscono un mezzo verificabile di comunicazione e di comunione fra il popolo credente e Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo mezzo non può certamente essere separato dal fiume di vita spirituale che scaturisce dal Cuore di Gesù crocifisso e che si propaga grazie ai sacramenti della Chiesa. Esso ha nondimeno una sua propria consistenza, quella, propriamente, di un testo scritto, che fa fede.

7. Di conseguenza, le due encicliche richiedono agli esegeti cattolici di restare in piena armonia con il mistero dell’Incarnazione, mistero d’unione del divino e dell’umano in un’esistenza storica assolutamente determinata. L’esistenza terrena di Gesù non viene definita soltanto tramite luoghi e date dell’inizio del primo secolo in Giudea e in Galilea, ma anche tramite il suo radicamento nella lunga storia di un piccolo popolo del Vicino Oriente antico, con le sue debolezze e le sue grandezze, con i suoi uomini di Dio e i suoi peccatori, con la sua lenta evoluzione culturale ed i suoi mutamenti politici, con le sue sconfitte e le sue vittorie, con le sue aspirazioni alla pace e al regno di Dio. La Chiesa di Cristo prende sul serio il realismo dell’Incarnazione ed è per questa ragione che essa attribuisce una grande importanza allo studio « storico‑critico » della Bibbia. Lungi dal riprovarla, come avrebbero voluto i sostenitori dell’esegesi «mistica», i miei predecessori l’hanno vigorosamente approvata. «Artis criticae disciplinam ‑ scriveva Leone XIII – quippe percipiendae penitus hagiographorum sententiae perutilem, Nobis vehementer probantibus, nostri (exegetae, scilicet, catholici) excolant» (Lettera apostolicaVigilantiae, per la fondazione della Commissione Biblica, 30 ottobre 1902, E. B., n. 142). La stessa «veemenza» nell’approvazione, lo stesso avverbio «vehementer» si ritrovano nella Divino afflante Spiritu a proposito delle ricerche di critica testuale (cf E.B., n. 548).

8. La Divino afflante Spiritu, come è noto, ha particolarmente raccomandato agli esegeti lo studio dei generi letterari utilizzati nei libri sacri, giungendo ad affermare che l’esegeta cattolico deve «acquisire la convinzione che questa parte del suo compito non può essere trascurata senza un grave danno per l’esegesi cattolica» (E. B., n. 560). Questa raccomandazione si basa sulla preoccupazione di comprendere il senso dei testi con tutta l’esattezza e la precisione possibili e, dunque, nel loro contesto culturale storico. Una falsa idea di Dio e dell’Incarnazione spinge un certo numero di cristiani a prendere un orientamento opposto. Essi hanno tendenza a credere che, essendo Dio l’Essere assoluto, ognuna delle sue parole abbia un valore assoluto, indipendente da tutti i condizionamenti del linguaggio umano. Non vi è quindi spazio, secondo costoro, per studiare questi condizionamenti al fine di operare delle distinzioni che relativizzerebbero la portata delle parole. Ma questo significa illudersi e rifiutare, in realtà, i misteri dell’ispirazione scritturale e dell’Incarnazione, rifacendosi ad una falsa nozione dell’Assoluto. Il Dio della Bibbia non è un Essere assoluto che, schiacciando tutto quello che tocca, sopprimerebbe tutte le differenze e tutte le sfumature. E’ al contrario il Dio creatore, che ha creato la stupefacente varietà degli esseri «ognuno secondo la propria specie», come afferma e riporta il racconto della Genesi (cf Gn, cap. 1). Lungi dall’annullare le differenze, Dio le rispetta e le valorizza (cf 1 Cor 12,18.24,28). Quando si esprime in un linguaggio umano, egli non dà ad ogni espressione un valore uniforme, ma ne utilizza le possibili sfumature con estrema flessibilità, e ne accetta anche le limitazioni. E’ questo che rende il compito degli esegeti così complesso, così necessario e così appassionante! Nessuno degli aspetti umani del linguaggio può essere trascurato. I recenti progressi delle ricerche linguistiche, letterarie ed ermeneutiche hanno portato l’esegesi biblica ad aggiungere allo studio dei generi letterari molti altri punti di vista (retorico, narrativo, strutturalista); altre scienze umane, come la psicologia e la sociologia, sono state parimenti accolte per dare il loro contributo. A tutto questo può essere applicata la consegna che Leone XIII affidava ai membri della Commissione Biblica: «Che essi non stimino estraneo alle loro competenze nulla di ciò che la ricerca industriosa dei moderni avrà trovato di nuovo; al contrario, mantengano lo spirito all’erta per adottare senza ritardi quello che ogni momento porta di utile all’esegesi biblica» (Vigilantiae, E B., n. 140). Lo studio dei condizionamenti umani della parola di Dio deve essere perseguito con un interesse incessantemente rinnovato.

9. Tuttavia, questo studio non è sufficiente. Per rispettare la coerenza della fede della Chiesa e dell’ispirazione della Scrittura, l’esegesi cattolica deve essere attenta a non attenersi agli aspetti umani dei testi biblici. Occorre che essa, anche e soprattutto, aiuti il popolo cristiano a percepire in modo più nitido la parola di Dio in questi testi, in modo da accoglierla meglio, per vivere pienamente in comunione con Dio.

A tal fine è evidentemente necessario che lo stesso esegeta percepisca nei testi la parola divina, e questo non gli è possibile che nel caso in cui il suo lavoro intellettuale venga sostenuto da uno slancio di vita spirituale.

In mancanza di questo sostegno, la ricerca resta incompleta; essa perde di vista la sua finalità e scade in compiti secondari. Essa può anche diventare una mera evasione. Lo studio scientifico dei soli aspetti umani dei testi può far dimenticare che la parola di Dio invita ognuno ad uscire da se stesso per vivere nella fede e nella carità.

L’enciclica Providentissimus Deus ricordava, a questo proposito, il carattere particolare dei Libri Sacri e l’esigenza che ne risulta per la loro interpretazione: «I Libri Sacri ‑ dichiarava ‑ non possono essere assimilati agli scritti ordinari, ma, essendo stati dettati dallo stesso Spirito Santo e avendo un contenuto di estrema gravità, misterioso e difficile sotto molti aspetti, noi abbiamo sempre bisogno, per comprenderli e spiegarli, della venuta dello stesso Spirito Santo, ovvero della sua luce e della sua grazia, che bisogna certamente domandare in un’umile preghiera e preservare attraverso una vita santificata» (E.B., n. 89). In una formula più breve, presa in prestito da S. Agostino, la Divino afflante Spiritu esprimeva la stessa esigenza: «Orent ut intellegant!» (E.B., n. 569).

Sì, per arrivare ad un’interpretazione pienamente valida delle parole ispirate dallo Spirito Santo, dobbiamo noi stessi essere guidati dallo Spirito Santo, per questo, bisogna pregare, pregare molto, chiedere nella preghiera la luce interiore dello Spirito e accogliere docilmente questa luce, chiedere l’amore, che solo rende capaci di comprendere il linguaggio di Dio, che «è amore» (1 Gv 4, 8.16). Durante lo stesso lavoro di interpretazione, occorre mantenersi il più possibile in presenza di Dio.

 10. La docilità allo Spirito Santo produce e rafforza un’altra disposizione, necessaria per il giusto orientamento dell’esegesi: la fedeltà alla Chiesa. L’esegeta cattolico non nutre l’illusione individualista che porta a credere che, al di fuori della comunità dei credenti, si possa comprendere meglio i testi biblici. E’ vero invece il contrario, poiché questi testi non sono stati dati ai singoli ricercatori «per soddisfare la loro curiosità o per fornire loro degli argomenti di studio e di ricerca» (Divino afflante Spiritu, E. B., n. 566); essi sono stati affidati alla comunità dei credenti, alla Chiesa di Cristo, per alimentare la fede e guidare la vita di carità. Il rispetto di questa finalità condiziona la validità dell’interpretazione. La Providentissimus Deus ha ricordato questa verità fondamentale e ha osservato che, lungi dall’ostacolare la ricerca biblica, il rispetto di questo dato ne favorisce l’autentico progresso (cf. E. B., nn. 108‑109). E’ riconfortante constatare che dei recenti studi di filosofia ermeneutica hanno portato una conferma a questa visione delle cose, e che esegeti di diverse confessioni hanno lavorato in analoghe prospettive, sottolineando, per esempio, la necessità di interpretare ogni testo biblico come facente parte del Canone delle Scritture riconosciuto dalla Chiesa, o essendo più attenti agli apporti dell’esegesi patristica.

Essere fedeli alla Chiesa, significa, infatti, situarsi risolutamente nella corrente della grande Tradizione che, sotto la guida del Magistero, assicurato di un’assistenza speciale dello Spirito Santo, ha riconosciuto gli scritti canonici come parola rivolta da Dio al suo popolo, e non ha mai cessato di meditarli e di scoprirne le inesauribili ricchezze. Il Concilio Vaticano II lo ha ribadito: «Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio» (Dei Verbum, n. 12).

E non è meno vero ‑ è ancora il Concilio che lo sostiene, riprendendo un’affermazione della Providentissimus Deus ‑ che «è compito degli esegeti contribuire ( … ) alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo preparatori, si maturi il giudizio della Chiesa» (Dei Verbum, n. 12: cf Providentissimus Deus, E. B.,n. 109: «ut, quasi praeparato studio, judicium Ecclesiae maturetur»).

11. Per meglio adempiere questo compito ecclesiale molto importante, gli esegeti avranno a cuore di rimanere vicini alla predicazione della parola di Dio, sia consacrando una parte del loro tempo a questo ministero, sia intrattenendo delle relazioni con coloro che lo esercitano e aiutandoli con pubblicazioni d’esegesi pastorale (cf. Divino afflante Spiritu, E. B., n. 551). Eviteranno così di perdersi nei meandri di una ricerca scientifica astratta che li allontanerebbe dal vero senso delle Scritture. Infatti, questo senso non è separabile dalla loro finalità, che è di mettere i credenti in rapporto personale con Dio.

III. Il nuovo documento della Commissione Biblica

12. In queste prospettive ‑ lo affermava la Providentissimus Deus ‑ «un vasto campo di ricerca è aperto al lavoro personale di ciascun esegeta» (EA, n. 109). Cinquanta anni dopo, la Divino afflante Spiritu rinnovava, in termini differenti, la stessa stimolante constatazione: «restano dunque molti punti, e alcuni molto importanti, nella discussione e la spiegazione dei quali la profondità di spirito e il talento degli esegeti cattolici possono e devono esplicarsi liberamente» (EA, n. 565).

Ciò che era vero nel 1943 rimane ancora tale ai nostri giorni, poiché il progresso delle ricerche ha portato soluzioni ad alcuni problemi e, allo stesso tempo, nuove questioni da esaminare. Nell’esegesi, come nelle altre scienze, quanto più si fa avanzare la frontiera del non conosciuto, tanto più si allarga il campo da esplorare.

Meno di cinque anni dopo la pubblicazione della Divino afflante Spiritu, la scoperta dei manoscritti di Qumran dava nuova luce a un grande numero di problemi biblici e apriva altri campi di ricerche. In seguito, molte scoperte sono state fatte e nuovi metodi di ricerca e di analisi sono stati approntati.

13. E’ questo cambiamento di situazione che ha reso necessario un nuovo esame dei problemi. La Pontificia Commissione Biblica si è ricollegata a questo compito e presenta oggi il frutto del suo lavoro, intitolato L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa.

Ciò che colpirà a prima vista in questo documento, è l’apertura di spirito con il quale è concepito. I metodi, gli approcci e le letture adoperati oggi nell’esegesi sono esaminati e, malgrado alcune riserve a volte gravi che è necessario esprimere, si ammette, in quasi tutti, la presenza di elementi validi per un’interpretazione integrale del testo biblico.

Poiché l’esegesi cattolica non ha un metodo di interpretazione proprio ed esclusivo, ma, partendo dalla base storico‑critica, svincolata dai presupposti filosofici o altri contrari alla verità della nostra fede, essa beneficia di tutti i metodi attuali, cercando in ciascuno di essi il «seme del Verbo».

 14. Un altro tratto caratteristico di questa sintesi è il suo equilibrio e la sua moderazione. Nella sua interpretazione della Bibbia essa sa armonizzare la diacronia e la sincronia riconoscendo che entrambe si completano e sono indispensabili per far emergere tutta la verità del testo e per venire incontro alle legittime esigenze del lettore moderno.

Ed è ancora più importante che l’esegesi cattolica non rivolge la propria attenzione ai soli aspetti umani della rivelazione biblica, il che è a volte il torto del metodo storico‑critico, né ai soli aspetti divini, come vuole il fondamentalismo; essa si sforza di mettere in luce gli uni e gli altri, uniti nella divina «condiscendenza» (Dei Verbum, 13), che è alla base di tutta la Scrittura.

 15. Potremo infine percepire l’accento posto in questo documento sul fatto che la Parola biblica attiva si rivolge universalmente, nel tempo e nello spazio, a tutta l’umanità. Se «le parole di Dio ( … ) si sono fatte simili al linguaggio degli uomini» (Dei Verbum, 13), è per essere comprese da tutti. Esse non devono restare lontane, «troppo alte per te, né troppo lontane da te. ( … ) Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua mente e nel tuo cuore perché tu la metta in pratica» (Dt 30, 11-14).

Questo è lo scopo dell’interpretazione della Bibbia. Se il compito principale dell’esegesi è di raggiungere il senso autentico del testo sacro o i suoi differenti sensi, bisogna in seguito che essa comunichi questo senso al destinatario della Sacra Scrittura che è, se possibile, ogni persona umana.

La Bibbia esercita le sua influenza nel corso dei secoli. Un processo costante di attualizzazione adatta l’interpretazione alla mentalità e al linguaggio contemporanei. Il carattere concreto e immediato del linguaggio biblico facilita grandemente questo adattamento, ma il suo radicamento in una cultura antica provoca molte difficoltà. Bisogna dunque costantemente ritradurre il pensiero biblico in un linguaggio contemporaneo, perché sia espresso in una maniera adatta agli uditori. Questa traduzione deve tuttavia essere fedele all’originale, e non può forzare i testi per adattarli a una lettura o a un approccio in voga in un determinato momento. Bisogna mostrare tutto il fulgore della parola di Dio, anche se espressa «in parole umane» (Dei Verbum, n. 13).

La Bibbia è diffusa oggi in tutti i continenti e in tutte le nazioni. Ma affinché la sua azione sia profonda, bisogna che ci sia unainculturazione secondo il genio specifico di ogni popolo. Forse le nazioni meno segnate dalle deviazioni della moderna civiltà occidentale comprenderanno il messaggio biblico più facilmente di quelle che sono già quasi insensibili all’azione della parola di Dio a causa della secolarizzazione e degli eccessi della demitologizzazione. Nella nostra epoca, è necessario un grande sforzo, non solo da parte dei sapienti e dei predicatori, ma anche da parte dei divulgatori del pensiero biblico: essi devono utilizzare tutti i mezzi possibili ‑ e ce ne sono molti oggi ‑ affinché la portata universale del messaggio biblico sia ampiamente riconosciuta e affinché la sua efficacia salvifica possa manifestarsi dappertutto.

Grazie a tale documento, l’interpretazione della Bibbia nella Chiesa potrà trovare un nuovo slancio, per il bene del mondo intero, per far risplendere la verità e per esaltare la carità alle soglie dei terzo millennio.

 Conclusione

 16. Concludendo, ho la gioia di poter porgere, così come i miei predecessori Leone XIII e Pio XII, agli esegeti cattolici, e in particolare a voi, membri della Pontificia Commissione Biblica, allo stesso tempo ringraziamenti e incoraggiamenti. Vi ringrazio cordialmente per il lavoro eccellente che voi compite al servizio della parola di Dio e del popolo di Dio: lavoro di ricerca, d’insegnamento e di pubblicazione; aiuto apportato alla teologia, alla liturgia della Parola e al ministero della predicazione, iniziative che favoriscono l’ecumenismo e le buone relazioni tra cristiani e ebrei, partecipazione agli sforzi della Chiesa per rispondere alle aspirazioni e alle difficoltà del mondo moderno. A ciò aggiungo i miei più calorosi incoraggiamenti per la nuova tappa da percorrere. La crescente complessità del compito richiede gli sforzi di tutti e una vasta collaborazione interdisciplinare. In un mondo dove la ricerca scientifica assume una sempre maggiore importanza in numerosi campi, è indispensabile che la scienza esegetica si situi a un livello adeguato. E uno degli aspetti dell’inculturazione della fede che fa parte della missione della Chiesa, in sintonia con l’accoglienza del mistero dell’Incarnazione.

Che Cristo Gesù, Verbo di Dio incarnato, vi guidi nelle vostre ricerche, lui che ha aperto lo spirito dei suoi discepoli all’intelligenza delle Scritture (Lc 24,45)! Che la Vergine Maria vi serva da modello non solamente per la sua generosa docilità alla parola di Dio, ma anche, in primo luogo, per il suo modo di ricevere quello che Lui aveva detto! San Luca ci riferisce che Maria meditava in cuor suo le parole divine e gli avvenimenti che si compivano, «symballousa en té kardia autés» (Lc 2,19). Per la sua accoglienza della Parola, essa è il modello e la madre dei discepoli (cf Gv 19,27). Che Essa vi insegni ad accogliere pienamente la parola di Dio, non solo attraverso la ricerca intellettuale, ma anche in tutta la vostra vita!

Affinché il vostro lavoro e la vostra azione contribuiscano sempre più a far risplendere la luce delle Scritture, vi imparto di tutto cuore la mia Benedizione Apostolica.

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O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio!

Romani 11

1 Io domando dunque: Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele?
3 Signore, hanno ucciso i tuoi profeti,
hanno rovesciato i tuoi altari
e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita
.
4 Cosa gli risponde però la voce divina?
Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal.
5 Così anche al presente c’è un resto, conforme a un’elezione per grazia. 6 E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia.
7 Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti; gli altri sono stati induriti, 8 come sta scritto:
Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere e orecchi per non sentire,
fino al giorno d’oggi
.
9 E Davide dice:
Diventi la loro mensa un laccio, un tranello
e un inciampo e serva loro di giusto castigo!
10 Siano oscurati i loro occhi sì da non vedere,
e fa’ loro curvare la schiena per sempre
!
11 Ora io domando: Forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia. 12 Se pertanto la loro caduta è stata ricchezza del mondo e il loro fallimento ricchezza dei pagani, che cosa non sarà la loro partecipazione totale!
13 Pertanto, ecco che cosa dico a voi, Gentili: come apostolo dei Gentili, io faccio onore al mio ministero, 14 nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. 15 Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione, se non una risurrezione dai morti?
16 Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17 Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo,18 non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.
19 Dirai certamente: Ma i rami sono stati tagliati perché vi fossi innestato io! 20 Bene; essi però sono stati tagliati a causa dell’infedeltà, mentre tu resti lì in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi! 21 Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!
22 Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti; bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso. 23 Quanto a loro, se non persevereranno nell’infedeltà, saranno anch’essi innestati; Dio infatti ha la potenza di innestarli di nuovo! 24 Se tu infatti sei stato reciso dall’oleastro che eri secondo la tua natura e contro natura sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo!
25 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti.26 Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore,
egli toglierà le empietà da Giacobbe.
27 Sarà questa la mia alleanza con loro
quando distruggerò i loro peccati
.
28 Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, 29 perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!30 Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, 31 così anch’essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch’essi ottengano misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!
33 O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
34 Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
35 O chi gli ha dato qualcosa per primo,
sì che abbia a riceverne il contraccambio
?
36 Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

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Spesso noi onoriamo Dio a parole,ma il nostro cuore è lontano da Lui

Matteo 15

1 In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero: 2 «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!». 3 Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? 4 Dio ha detto:
Onora il padre e la madre
e inoltre:
Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
5 Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio, 6 non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. 7 Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
8 Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me.
9 Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini
».
10 Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete! 11 Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!».
12 Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?». 13 Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. 14 Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 15 Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16 Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? 17 Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna? 18 Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo. 19 Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. 20 Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo».
21 Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». 25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
29 Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. 30 Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. 31 E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele.
32 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada». 33 E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34 Ma Gesù domandò: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini». 35 Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36 Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla. 37 Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene. 38 Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39 Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.

Il Signore lo vuole e ti esaudisce: Sii sanato!

Matteo 8

1 Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva. 2 Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi». 3 E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scomparve. 4 Poi Gesù gli disse: «Guardati dal dirlo a qualcuno, ma va’ a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro».
5 Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: 6 «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». 7 Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». 8 Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9 Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa».
10 All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. 11 Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, 12 mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». 13 E Gesù disse al centurione: «Va’, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì.
14 Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. 15 Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.
16 Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, 17 perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Egli ha preso le nostre infermità
e si è addossato le nostre malattie
.
18 Vedendo Gesù una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all’altra riva. 19 Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai». 20 Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
21 E un altro dei discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre». 22 Ma Gesù gli rispose: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti».
23 Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. 24 Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.25 Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!».26 Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. 27 I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?».
28 Giunto all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada.29 Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
30 A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare; 31 e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria». 32 Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. 33 I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.34 Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

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Il Signore ama chi dona con gioia

2Corinzi 8

1 Vogliamo poi farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia:2 nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità. 3 Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente,4 domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a favore dei santi. 5 Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; 6 cosicché abbiamo pregato Tito di portare a compimento fra voi quest’opera generosa, dato che lui stesso l’aveva incominciata.
7 E come vi segnalate in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella scienza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così distinguetevi anche in quest’opera generosa.8 Non dico questo per farvene un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri. 9 Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. 10 E a questo riguardo vi do un consiglio: si tratta di cosa vantaggiosa per voi, che fin dall’anno passato siete stati i primi, non solo a intraprenderla ma a desiderarla. 11 Ora dunque realizzatela, perché come vi fu la prontezza del volere, così anche vi sia il compimento, secondo i vostri mezzi. 12 Se infatti c’è la buona volontà, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. 13 Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. 14 Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto:
15 Colui che raccolse molto non abbondò,
e colui che raccolse poco non ebbe di meno
.
16 Siano pertanto rese grazie a Dio che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito! 17 Egli infatti ha accolto il mio invito e ancor più pieno di zelo è partito spontaneamente per venire da voi. 18 Con lui abbiamo inviato pure il fratello che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo; 19 egli è stato designato dalle Chiese come nostro compagno in quest’opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l’impulso del nostro cuore. 20 Con ciò intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata. 21 Ci preoccupiamo infatti di comportarci bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini. 22 Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato lo zelo in molte circostanze; egli è ora più zelante che mai per la grande fiducia che ha in voi.
23 Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo. 24 Date dunque a loro la prova del vostro affetto e della legittimità del nostro vanto per voi davanti a tutte le Chiese.

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L’Ufficio delle Letture contiene preghiere e insegnamenti mirabili

1 GIUGNO
IX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO MERCOLEDÌ

SAN GIUSTINO (m)
Martire

UFFICIO DELLE LETTURE


INVITATORIO

V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.

Antifona
Venite, adoriamo il re dei martiri,
Cristo Signore.

SALMO 94  Invito a lodare Dio
( Il Salmo 94 può essere sostituito dal salmo 99 o 66 o 23 )
Esortandovi a vicenda ogni giorno, finché dura « quest’oggi » (Eb 3,13).

Si enunzia e si ripete l’antifona.

Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia
(Ant.).

Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l’ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).

Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).

Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).

Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;

perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).

Inno

Gerusalemme nuova,
immagine di pace,
costruita per sempre
nell’amore del Padre.

Tu discendi dal cielo
come vergine sposa,
per congiungerti a Cristo
nelle nozze eterne.

Dentro le tue mura,
risplendenti di luce,
si radunano in festa
gli amici del Signore:

pietre vive e preziose,
scolpite dallo Spirito
con la croce e il martirio
per la città dei santi.

Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino ed unico
nei secoli sia gloria. Amen.

1^ Antifona
Ti amo, Signore, mia forza. †

SALMO 17, 2-7   (I) Ringraziamento per la salvezza e la vittoria
Le potenze del cielo saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo  venire su una nube con potenza e gloria grande …  Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina (Lc 21, 26).

Ti amo, Signore, mia forza, *
† Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore;

mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; *
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

Invoco il Signore, degno di lode, *
e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte, *
mi travolgevano torrenti impetuosi;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi, *
già mi stringevano agguati mortali.

Nel mio affanno invocai il Signore, *
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce, *
al suo orecchio pervenne il mio grido.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Ti amo, Signore, mia forza.

2^ Antifona
Il Signore mi ha liberato,
perché mi vuol bene.

SALMO 17, 8-20   (II) Ringraziamento per la salvezza e la vittoria
Le potenze del cielo saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo  venire su una nube con potenza e gloria grande …  Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina (Lc 21, 26).

La terra tremò e si scosse; †
vacillarono le fondamenta dei monti, *
si scossero perché egli era sdegnato.

Dalle sue narici saliva fumo, †
dalla sua bocca un fuoco divorante; *
da lui sprizzavano carboni ardenti.

Abbassò i cieli e discese, *
fosca caligine sotto i suoi piedi.
Cavalcava un cherubino e volava, *
si librava sulle ali del vento.

Si avvolgeva di tenebre come di velo, *
acque oscure e dense nubi lo coprivano.
Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi *
con grandine e carboni ardenti.

Il Signore tuonò dal cielo, †
l’Altissimo fece udire la sua voce: *
grandine e carboni ardenti.

Scagliò saette e li disperse, *
fulminò con folgori e li sconfisse.

Allora apparve il fondo del mare, *
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore, *
per lo spirare del tuo furore.

Stese la mano dall’alto e mi prese, *
mi sollevò dalle grandi acque,

mi liberò da nemici potenti, †
da coloro che mi odiavano *
ed erano di me più forti.

Mi assalirono nel giorno di sventura, *
ma il Signore fu mio sostegno;
mi portò al largo, *
mi liberò perché mi vuol bene.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona

Il Signore mi ha liberato,
perché mi vuol bene.

3^ Antifona
Signore, tu sei luce alla mia lampada,
tu rischiari le mie tenebre.

SALMO 17, 21-30   (III) Ringraziamento per la salvezza e la vittoria
Le potenze del cielo saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo  venire su una nube con potenza e gloria grande …  Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina (Lc 21, 26).

Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, *
mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani;
perché ho custodito le vie del Signore, *
non ho abbandonato empiamente il mio Dio.

I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, *
non ho respinto da me la sua legge;
ma integro sono stato con lui *
e mi sono guardato dalla colpa.

Il Signore mi rende secondo la mia giustizia, *
secondo l’innocenza delle mie mani
davanti ai suoi occhi.

Con l’uomo buono tu sei buono, *
con l’uomo integro tu sei integro,
con l’uomo puro tu sei puro, *
con il perverso tu sei astuto.

Perché tu salvi il popolo degli umili, *
ma abbassi gli occhi dei superbi.

Tu, Signore, sei luce alla mia lampada; *
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con te mi lancerò contro le schiere, *
con il mio Dio scavalcherò le mura.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona

Signore, tu sei luce alla mia lampada,
tu rischiari le mie tenebre.

Versetto
V. Tutti erano ammirati delle parole di grazia
R. che uscivano dalla bocca di Cristo.

Prima Lettura
Dal libro di Giobbe 32, 1-6; 33, 1-22

Eliu parla del mistero di Dio
Quando Giobbe ebbe finito di parlare, quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perché egli si riteneva giusto. Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché pretendeva d’aver ragione di fronte a Dio; si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe colpevole. Però Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe, perché erano più vecchi di lui in età. Quando dunque vide che sulla bocca di questi tre uomini non vi era più alcuna risposta, Eliu si accese di sdegno.
Presa dunque la parola, Eliu, figlio di Barachele il Buzita, disse:
Giovane io sono di anni
e voi siete già canuti;
per questo ho esitato per rispetto
a manifestare a voi il mio pensiero.
Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi,
ad ogni mia parola porgi l’orecchio.
Ecco, io apro la bocca,
parla la mia lingua entro il mio palato.
Il mio cuore dirà sagge parole
e le mie labbra parleranno chiaramente.
Lo spirito di Dio mi ha creato
e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita.
Se puoi, rispondimi,
preparati davanti a me, sta’ pronto.
Ecco, io sono come te di fronte a Dio
e anch’io sono stato tratto dal fango:
ecco, nulla hai da temere da me,
né graverò su di te la mano.
Non hai fatto che dire ai miei orecchi
e ho ben udito il suono dei tuoi detti:
«Puro son io, senza peccato,
io sono mondo, non ho colpa;
ma egli contro di me trova pretesti
e mi stima suo nemico;
pone in ceppi i miei piedi
e spia tutti i miei passi!».
Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione.
Dio è infatti più grande dell’uomo.
Perché ti lamenti di lui,
se non risponde ad ogni tua parola?
Dio parla in un modo
o in un altro, ma non si fa attenzione.
Parla nel sogno, visione notturna,
quando cade il sopore sugli uomini
e si addormentano sul loro giaciglio;
apre allora l’orecchio degli uomini
e con apparizioni li spaventa,
per distogliere l’uomo dal male
e tenerlo lontano dall’orgoglio,
per preservarne l’anima dalla fossa
e la sua vita dalla morte violenta.
Lo corregge con il dolore nel suo letto
e con la tortura continua delle ossa;
quando il suo senso ha nausea del pane,
il suo appetito del cibo squisito;
quando la sua carne si consuma a vista d’occhio
e le ossa, che non si vedevano prima, spuntano fuori,
quando egli si avvicina alla fossa
e la sua vita alla dimora dei morti.

Responsorio   Cfr. Rm 11, 33-34
R. O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! * Impenetrabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
V. Chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?
R. Impenetrabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!

Seconda Lettura
Dagli «Atti del martirio» dei santi Giustino e Compagni
(Cap. 1-5; cfr. PG 6, 1366-1371)

Ho aderito alla vera dottrina
Dopo il loro arresto, i santi furono condotti dal prefetto di Roma di nome Rustico. Comparsi davanti al tribunale, il prefetto Rustico disse a Giustino: «Anzitutto credi agli dèi e presta ossequio agli imperatori».
Giustino disse: «Di nulla si può biasimare o incolpare chi obbedisce ai comandamenti del Salvatore nostro Gesù Cristo».
Il prefetto Rustico disse: «Quale dottrina professi?». Giustino rispose: «Ho tentato di imparare tutte le filosofie, poi ho aderito alla vera dottrina, a quella dei cristiani, sebbene questa non trovi simpatia presso coloro che sono irretiti dall’errore».
Il prefetto Rustico disse: «E tu, miserabile, trovi gusto in quella dottrina?». Giustino rispose: «Sì, perché io la seguo con retta fede».
Il prefetto Rustico disse: «E qual è questa dottrina?». Giustino rispose: «Quella di adorare il Dio dei cristiani, che riteniamo unico creatore e artefice, fin da principio, di tutto l’universo, delle cose visibili e invisibili; e inoltre il Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, che fu preannunziato dai profeti come colui che doveva venire tra gli uomini araldo di salvezza e maestro di buone dottrine. E io, da semplice uomo, riconosco di dire ben poco di fronte alla sua infinita Deità. Riconosco che questa capacità è propria dei profeti che preannunziano costui che poco fa ho detto essere Figlio di Dio. So bene infatti che i profeti per divina ispirazione predissero la sua venuta tra gli uomini».
Rustico disse: «Sei dunque cristiano?». Giustino rispose: «Sì, sono cristiano».
Il prefetto disse a Giustino: «Ascolta, tu che sei ritenuto sapiente e credi di conoscere la vera dottrina; se dopo di essere stato flagellato sarai decapitato, ritieni di salire al cielo?». Giustino rispose: «Spero di entrare in quella dimora se soffrirò questo. Io so infatti che per tutti coloro che avranno vissuto santamente, è riservato il favore divino sino alla fine del mondo intero».
Il prefetto Rustico disse: «Tu dunque ti immagini di salire al cielo, per ricevere una degna ricompensa?». Rispose Giustino: «Non me l’immagino, ma lo so esattamente e ne sono sicurissimo».
Il prefetto Rustico disse: «Orsù torniamo al discorso che ci siamo proposti e che urge di più. Riunitevi insieme e sacrificate concordemente agli dèi». Giustino rispose: «Nessuno che sia sano di mente passerà dalla pietà all’empietà».
Il prefetto Rustico disse: «Se non ubbidirete ai miei ordini, sarete torturati senza misericordia». Giustino rispose: «Abbiamo fiducia di salvarci per nostro Signore Gesù Cristo se saremo sottoposti alla pena, perché questo ci darà salvezza e fiducia davanti al tribunale più temibile e universale del nostro Signore e Salvatore».
Altrettanto dissero anche tutti gli altri martiri: «Fa’ quello che vuoi; noi siamo cristiani e non sacrifichiamo agli idoli».
Il prefetto Rustico pronunziò la sentenza dicendo: «Coloro che non hanno voluto sacrificare agli dei e ubbidire all’ordine dell’imperatore, dopo essere stati flagellati siano condotti via per essere decapitati a norma di legge».
I santi martiri glorificando Dio, giunti al luogo solito, furono decapitati e portarono a termine la testimonianza della loro professione di fede nel Salvatore.

Responsorio   At 20, 21. 24; Rm 1, 16
R. Non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare il Signore nostro Gesù Cristo. * Questo è il servizio che mi fu affidato: rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.
V. Io non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.
R. Questo è il servizio che mi fu affidato: rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.

Orazione
O Dio, che hai donato al santo martire Giustino una mirabile conoscenza del mistero del Cristo, attraverso la sublime follia della croce, per la sua intercessione allontana da noi le tenebre dell’errore e confermaci nella professione della vera fede. Per il nostro Signore.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

messa

La Risurrezione è una realtà: Dio non è Dio dei morti,ma dei viventi!

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
   2 Tm 1, 1-3. 6-12
Ravviva il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 122 
A te, Signore, alzo i miei occhi.

Oppure:
A te, Signore, innalzo la mia preghiera.

A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.

Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.  

Canto al Vangelo   Gv 11,25
Alleluia, alleluia.

Io sono la risurrezione e la vita, dice il Signore;
chiunque crede in me non morirà in eterno.

Alleluia.

 
Vangelo   Mc 12, 18-27
Non è Dio dei morti, ma dei viventi.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
 

COMMENTO

Nella Scrittura Santa vi sono verità esplicite e verità implicite. Oggi Gesù educa i Sadducei perché rinuncino alla loro stoltezza ed insipienza, ottusità di mente e di cuore e si aprano a tutta la verità esplicita in modo che possa accogliere la pienezza della verità, che nasce dalla santa, giusta, sapiente, intelligente razionalità.

Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura (Sap 2, 23). Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità. In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro. Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui, perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti. (Sap 3,1-9. Cfr. 6,17-21. 8,13-18, 15,1-3).

Non è l’anima che è stata creata per l’immortalità, bensì l’uomo. Tutto l’uomo vive sulla terra con questa vocazione eterna. Poiché la morte avvolgerà un giorno l’uomo, quest’ultima verità non potrà mai distruggere la prima che è essenza vera della natura umana. Nasce la vera fede nella risurrezione dell’ultimo giorno. Il Secondo Libro dei Maccabei celebra la fierezza dei martiri proprio in vista della risurrezione finale.

Venuto meno il primo, allo stesso modo esponevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». Egli, rispondendo nella lingua dei padri, protestava: «No». Perciò anch’egli subì gli stessi tormenti del primo. Giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. (2Mac 7, 7-12).

Gesù fonda la risurrezione non su una nuova rivelazione, bensì sull’onnipotenza di Dio, che sempre crea dal nulla e sulla verità con la quale si è manifestato a Mosè presso il roveto ardente: “Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”. Dio dei vivi, non dei morti.

La fede è perfetta razionalità, deduzione, argomentazione. Questa intrinseca verità ed essenza della fede oggi è stata distrutta dai moderni e agguerriti sadducei. Costoro negano molte verità della nostra fede e volutamente ignorano che essa è un’architettura ben congegnata. Una sola verità negata, distrutta, non annunziata ha delle pesanti conseguenze pastorali, morale, di liturgia, preghiera, inquinando anche tutta la vita sociale, politica, religiosa, economica. Tutto l’uomo è nella grande falsità.

Vergine Maria, Madre della redenzione, Angeli, Santi, dateci la verità della fede.

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Non chiunque mi dice Signore,Signore,entrerà nel Regno dei Cieli

Matteo 7

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3 Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4 O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? 5 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe?11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
28 Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: 29 egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

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Sono pieno di Consolazione,pervaso di Gioia in ogni tribolazione!

2Corinzi 7

1 In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio.
2 Fateci posto nei vostri cuori! A nessuno abbiamo fatto ingiustizia, nessuno abbiamo danneggiato, nessuno abbiamo sfruttato. 3 Non dico questo per condannare qualcuno; infatti vi ho già detto sopra che siete nel nostro cuore, per morire insieme e insieme vivere. 4 Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.
5 Infatti, da quando siamo giunti in Macedonia, la nostra carne non ha avuto sollievo alcuno, ma da ogni parte siamo tribolati: battaglie all’esterno, timori al di dentro.
6 Ma Dio che consola gli afflitti ci ha consolati con la venuta di Tito, 7 e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta.
8 Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace. E se me ne è dispiaciuto – vedo infatti che quella lettera, anche se per breve tempo soltanto, vi ha rattristati – 9 ora ne godo; non per la vostra tristezza, ma perché questa tristezza vi ha portato a pentirvi. Infatti vi siete rattristati secondo Dio e così non avete ricevuto alcun danno da parte nostra; 10 perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte.11 Ecco, infatti, quanta sollecitudine ha prodotto in voi proprio questo rattristarvi secondo Dio; anzi quante scuse, quanta indignazione, quale timore, quale desiderio, quale affetto, quale punizione! Vi siete dimostrati innocenti sotto ogni riguardo in questa faccenda.12 Così se anche vi ho scritto, non fu tanto a motivo dell’offensore o a motivo dell’offeso, ma perché apparisse chiara la vostra sollecitudine per noi davanti a Dio. 13 Ecco quello che ci ha consolati.
A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi. 14 Cosicché se in qualche cosa mi ero vantato di voi con lui, non ho dovuto vergognarmene, ma come abbiamo detto a voi ogni cosa secondo verità, così anche il nostro vanto con Tito si è dimostrato vero. 15 E il suo affetto per voi è cresciuto, ricordando come tutti gli avete obbedito e come lo avete accolto con timore e trepidazione. 16 Mi rallegro perché posso contare totalmente su di voi.

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Accetta quanto ti capita,sii paziente nelle vicende dolorose

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.
14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

15 - 1

Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio

Romani 8

1 Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. 2 Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, 4 perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
5 Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. 6 Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. 7 Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. 8 Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
9 Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 10 E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. 11 E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
12 Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; 13 poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.
14 Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. 15 E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». 16 Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. 17 E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
18 Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
19 La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; 20 essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza 21 di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. 22 Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; 23 essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. 24 Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? 25 Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
26 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; 27 e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.
28 Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29 Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; 30 quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.
31 Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. 34 Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?35 Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36 Proprio come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo trattati come pecore da macello
.
37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.38 Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39 né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

gesù15

Gettiamoci nelle braccia del Signore e non nelle braccia degli uomini; poiché, quale è la sua grandezza, tale è anche la sua misericordia.

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.
14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

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