La nostra Fede si fonda su Punti Fermi

PUNTI FERMI

Santuario Sacro Cuore di Gesù Salesiani – Bologna 1964

«Nella Religione cristiana v’è luce sufficiente per chi nulla di meglio desidera che vedere e camminare; ma vi sono anche penombre abba­stanza per chi abbia disposi­zione contraria » BI. Pascal

IMMENSO IDDIO TI VEDO!

Nessuno potrà convincerti che il tuo orologio s’è fatto da sé, o che il tuo apparecchio radiotelevisivo, o una calcolatrice sono il prodotto del caso. Orbene, esi­stono nell’universo che ti circonda innumerevoli altri orologi ben più complessi ed esatti di quello che pos­siedi; guarda alle miriadi di arcipelaghi celesti che dan­zano sul nostro capo, polvere d’oro che opprime il pensiero; pensa a tutte le piante e a tutti gli animali che popolano il globo terrestre con finalità infallibili e funzioni precise, pensa alla perfezione del tuo occhio, del tuo orecchio, del tuo cervello, rifletti sulle meravi­glie che ci svela la fisica nucleare ed elettronica!

Tutto è governato da leggi sapientissime che funzio­nano da miliardi di anni e che saldano in una prodi­giosa unità e armonia questo orologio multiplo che è l’universo.

Gli scienziati scoprono, sì, queste leggi della mec­canica celeste, della biologia, dell’atomo; ma non le creano!

Esse esistevano ed operavano ben prima che l’uomo esistesse! Noi siamo d’ieri!

La tua stessa vita corporale dipende dal ritmo d’in­finite combinazioni chimiche e di coordinazioni fisio­logiche che tu non avverti e che non conosci: è il mistero della vita, presente in ogni foglia, in ogni cellula!

Donde questo universo meraviglioso, regolato da leggi sapientissime?

O tutto dal nulla, o tutto da Dio!

Rifletti sulla legge dell’entropia: tutte le forme di energia esistenti nell’universo – energia luminosa, elet­trica, cinetica, radioattiva, nucleare – tendono a tra­sformarsi in calore, il quale si diffonde con uniformità tutt’intorno; questa trasformazione di energia fa di­minuire continuamente il quantitativo iniziale; se que­sta trasformazione o degradazione dell’energia fosse in atto dall’« eternità », ogni forma di energia oggi sarebbe esaurita, e non esisterebbe più vita sulla terra. Questa degradazione dell’energia dovette, pertanto, cominciare nel « tempo »: cioè l’energia universale non può essere eterna, ma ebbe principio: fu creata.

E allora, questo nostro « universo in espansione » ebbe origine.

Da chi? « L’universo è la Rivelazione d’un Dio che si nasconde! » (Pascal)

« L’esistenza di Dio è così manifesta, che credo ab­bia perduto il buon senso chi ardisce negarla. » (Ci­cerone)

Molti non trovano Dio perché non osano cercarlo, non lo cercano perché temono di trovarlo.

Dammi un pensatore che siasi posto seriamente que­sti problemi e non abbia presto o tardi concluso al’a esistenza di un Essere supremo ed eterno, infinitamen­te polente e sapiente, e io te lo pagherò a peso d’oro.

Certamente, alcuni scienziati sono atei, ma il loro ateismo è pratico, non teorico, cioè nel corso dei loro studi essi s’incontrarono con Dio, lo intravidero; tra­viati dall’orgoglio o da altre passioni, rifiutarono di ri­conoscerlo, e non vollero piegarsi davanti a Lui e sotto­mettersi alla sua legge: è il caso del celeberrimo Alberto Einstein.

Tu hai sentito anche parlare di organizzazioni che si propongono la lotta contro Dio; ma combatterebbero contro Dio, se non sapessero e non sentissero che Dio esiste?

La volontà, sì, può negare Dio; la ragione, no! Proprio la scienza, dimostrando che l’universo ha cominciato e che un giorno – per quanto lontano – dovrà finire, postula necessariamente e logicamente un artefice: Dio.

DIO RIVELANTE E RIVELATO

«Sopra il mio capo la volta stellata, dentro di me la mia coscienza: ecco le due testimonianze di Dio! », scrisse s. Agostino e ripeté Kant. Ma il libro, in cui si narra l’itinerario compiuto da Dio per discendere verso l’uomo, e dell’uomo per salire fino a Dio, è la Sacra Scrittura o Bibbia, cioè un complesso di 72 libri, sacri ed ispirati, di cui Iddio stesso fu l’Autore, e di cui la Chiesa è custode e interprete autentica.

Da questi libri, sintesi di teologia, di storia, eli dirit­to – divina epopea – noi attingiamo la soluzione di tutti i problemi concernenti la fede e la vita, l’uomo e Dio, l’origine e il fine ultimo di tutte le cose.

Iddio nella Bibbia definisce se stesso: « Jahvéh » Colui che è o meglio: « È » (Esodo 3, 14-15)

Il nome di Dio, nome personale, non è un sostanti­vo – notalo bene -, ma un verbo, il verbo Essere », al presente; Dio è colui nel quale essenza ed esistenza coincidono, Egli sta fuori del tempo e indipendente da tutto; Egli è l’Essere assoluto ed eterno, che ma­nifesta se stesso intervenendo positivamente ed effica­cemente negli avvenimenti umani.

Anche noi esistiamo, ma la nostra esistenza è un fatto contingente, potremmo anche non esistere. Infatti, vi fu un tempo in cui non c’eravamo affatto; lo stesso si deve dire di tutte le creature, visibili ed invisibili. Dio, invece « è »; non si può concepire che non esista.

Dio si rivela: « il Creatore »: « In principio Dio creò il cielo e la terra ». (Genesi 1,1)

Tutto ebbe principio da Lui, e soltanto da Lui; non la materia eterna, né il mondo delle idee eterne, come insegnavano le altre religioni e i filosofi pagani, ma tutto fu tratto dal nulla per opera di Dio onnipotente, unico ed eterno. Solo la Bibbia afferma la creazione universale da parte di Dio come verità fondamentale.

Frequentissimo nell’Antico Testamento un titolo ri­servato a Dio: « il Santo », cioè il Trascendente, il Per­fetto, l’Infinito. Si tratta di « santità essenziale », cioè Dio infinitamente perfetto in tutti i suoi attributi: nel­la potenza, nella sapienza, nella bellezza, nella giustizia, nella beatitudine, nella bontà. Nell’uomo la santità è sol­tanto etica e relativa; in Dio è sostanziale e assoluta.

« Dio è Padre »: ecco la grande novità, la grande ve­rità rivelata nel Nuovo Testamento. Dio, non soltanto, creò l’uomo a sua immagine e somiglianza dotandolo d’intelligenza e di volontà libera, ma gli donò la grazia santificante, per cui l’uomo divenne partecipe della na­tura divina, figlio adottivo di Dio, capace di vivere e di operare nell’ordine soprannaturale, così da meritarsi la felicità eterna del Paradiso.

Nel mondo estrabiblico pagano era stato l’uomo a crearsi gli dei a propria immagine e somiglianza; nella Bibbia, invece, la Trascendenza dell’unico e vero Dio costituisce la grandezza e la dignità dell’uomo. E a que­sto uomo, suo figlio, il Signore diede la sua legge: « Siate santi, perché sono Santo io, il vostro Dio! » E Gesù aggiunge: « Siate perfetti come il Padre vostro ce­leste è perfetto! » (Matteo 5,48)

Così proteso verso la santità perfetta, l’uomo attua la propria personalità e raggiunge il suo fine supremo, quello per cui fu creato e per il quale Iddio gli ha sot­tomesso tutte le cose. « Ci hai fatti per Te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in Te! » (s. Agostino)

L’ANGOSCIOSO PROBLEMA

Se Dio esiste, ed è santo e giusto, donde il male? Perché i buoni talora sono oppressi, mentre i cattivi talora sono fortunati e felici?

Questo è il più affannoso mistero della vita, il più antico problema trattato già nella letteratura e nella filosofia antica.

La Sacra Scrittura lo risolve nel terzo capitolo della Genesi, la pagina tragica che racconta il peccato originale.

Il male, fisico o morale, ebbe origine non da Dio, ma dall’uomo, dal peccato dei nostri progenitori che si ribellarono con un atto concreto a un preciso ordine di Dio. Sedotti dal demonio, Adamo ed Eva, vollero procurarsi la felicità con i loro mezzi, fuori della vo­lontà di Dio e contro di Lui; mangiarono il frutto proi­bito, rovinando se stessi e il genere umano, che da loro deriva. Così, per il peccato dell’uomo fecero irruzione nel mondo il male, il dolore, la morte.

Noi ereditiamo dai progenitori la malattia del pec­cato e, calpestando a nostra volta la legge santa di Dio, ci facciamo solidali con loro e ci attiriamo i castighi di Dio.

Ma se la tentazione dei progenitori venne dal demo­nio, come mai il demonio poté diventare lo spirito del male, cioè peccare, dal momento che egli pure fu creato buono, come tutte le creature uscite dalle mani del Signore?

La questione è ardua: è l’unica obiezione seria con­tro l’esistenza di Dio; s. Agostino e s. Tommaso diedero la risposta: Il peccato è impossibile soltanto là dove volontà e legge si identificano, cioè in Dio, che è bontà per essenza; nelle creature, tra la legge di Dio e 1a loro volontà c’è un gradino, dove si annida la defettibilità, la possibilità del peccato, che Dio permette e che tol­lera, ma non vuole in nessun modo.

Il male, dunque, viene dall’uomo, e i dolori, fisici e morali, sono conseguenza del peccato.

Ma i giusti, gli innocenti, perché sono coinvolti nelle sciagure che per sé dovrebbero colpire soltanto i pec­catori?

Nell’equilibrio del corpo sociale, Dio ha stabilito che i buoni abbiano da soffrire per espiare, come Gesù Cristo, i peccati altrui, e associati al suo infinito sacrificio.

Ascolta s. Agostino: « Dio, infinitamente santo, non permetterebbe che vi fosse alcunché di male nelle sue opere, se non fosse tanto onnipotente e buono da rica­vare il bene anche dal male ».

Nelle tribolazioni e nelle persecuzioni, rifulse e bril­la tuttora l’eroismo dei martiri e dei santi.

La provvida sventura spezza l’incanto dei beni di quaggiù.

Il Manzoni termina il suo immortale romanzo con queste parole:

« I guai vengono bensì spesso perché ci si è dato occasione; ma la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia di Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore ».

« Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per procurarne loro una più certa e più grande». Fidiamoci di Dio!

Verrà giorno in cui capiremo di non avere né in­giustamente, né inutilmente sofferto.

Il dramma umano si conclude non in questa vita, ma nell’al di là!

LA PREPARAZIONE MESSIANICA

Il grande principio, la verità basilare che affiora dalle pagine della Bibbia è questa: « Dall’unione con Dio viene all’uomo ogni bene; dalla separazione da Dio, ogni male ».

Tutta la teologia biblica della storia ha un’unica tesi « La giustizia innalza le nazioni; il peccato rende mise­rabili i popoli ».

La dialettica « giustizia-peccato » costituisce la tra­ma delle vicende umane nel ritmo dei secoli.

Iddio non abbandona l’umanità prevaricatrice, ma con infinita misericordia, tra le commosse ombre e i paurosi silenzi del Paradiso terrestre, promise il Sal­vatore, il quale avrebbe schiacciato il capo del demonio e avrebbe restituito all’uomo l’amicizia di Dio.

Molti millenni decorsero da Adamo a Gesù Cristo: lunghissima attesa! Bisognava pur che gli uomini rico­noscessero, attraverso la cocente esperienza delle loro colpe, che avevano assolutamente bisogno di Dio, e le­vassero a Lui uno sguardo supplichevole; dovevano anch’essi volere la propria salvezza.

Nella Sacra Scrittura, quattro sono le fasi della pre­parazione alla venuta del Redentore futuro.

  1. – Da Adamo ad Abramo: è la preistoria biblica; narra l’origine dell’universo, per creazione da parte di Dio, l’origine e la destinazione del genere umano, l’ori­gìne del male, il suo dilagare nel mondo, il castigo del peccato mediante il diluvio, la differenziazione e la moltiplicazione sia delle lingue come delle razze umane.

  2. – Da Abramo a Mosè, cioè dal 1800 al 1250 circa prima del Cristo; è il periodo dei patriarchi.

Dio invita Abramo a uscire dalla società politeistica di Mesopotamia, gli affida la Rivelazione soprannatura­le, lo costituisce capostipite d’una nazione nuova, il popolo ebreo, chiamato Israele, che dovrà adorare sol­tanto l’unico e vero Signore.

Una profezia solenne folgora la notte del mondo « Mediante un discendente di Abramo tutte le nazioni della terra riceveranno le benedizioni di Dio ».

III. – Da Mosè a David (1000 a.C.); Mosè crea negli ebrei la coscienza nazionale, dà loro il « Decalogo di Dio e il Codice dell’Alleanza », rivela la infinita bontà e giustizia di Dio. A Mosè il privilegio eccelso d’essere stato il mediatore dell’Alleanza tra Dio e Israele, di aver iniziato a scrivere la Bibbia, d’aver organizzato il culto, con il sacerdozio, il Tabernacolo, i sacrifici e le feste.

  1. – Da David a Giovanni Battista: il periodo dei profeti. Spiriti vestiti di fiamma, depositari della Ri­velazione divina che determina l’evoluzione religiosa e spirituale del popolo eletto; essi predicano la venuta del Messia – Figlio di Dio, Emmanuele – che nascerà da una Vergine, a Bethlem, ne descrivono l’indole, la missione religiosa e universale; e insistono sulla rige­nerazione spirituale e sul sacrificio cruento con cui il Cristo stipulerà la Nuova Alleanza.

Il Monoteismo, la Legge morale, il Messianismo so­no le tre massicce componenti della divina Rivelazione prima di Gesù; sono la gloria della Bibbia; nessun altra letteratura religiosa antica può vantare tali dottrine esse costituiscono un’armoniosa unità nel dramma di cui Dio fu il regista. E tutta la storia ebraica, le istitu­zioni e i personaggi, guardano a « Colui che deve veni­re »: « Oh se Tu squarciassi i cieli e discendessi! » (Isaia)

GESU’ CRISTO

Di pochi personaggi dell’antichità possediamo una documentazione così abbondante e solida come per Gesù Cristo; la sua vita poggia non sulle mobili sabbie della leggenda, ma sulla roccia granitica della più se­vera critica storica.

Se è vero che le fonti principali della Vita di Gesù sono i libri del Nuovo Testamento – i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli Apostoli – è altrettanto vero che di Lui parlano gli scrittori romani Svetonio, Plinio il Giovane e, specialmente, il sommo storico dell’età imperiale Cornelio Tacito, con questa breve, ma scultorea testimonianza: « Fondatore del Cristianesimo è Cristo, il quale fu suppliziato dal pro­curalore Ponzio Pilato, essendo imperatore Tiberio » (Annali 15, 44).

Gesù nacque da Maria Vergine a Bethlem di Giudea nel 747-748 di Roma; visse nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro fino all’età di trentatre anni (= 27 d.C.); due anni e mezzo durò la sua vita pubblica, durante la quale predicò il Regno di Dio nella Galilea, in Sa­maria e in Giudea; si presentò come Redentore, Messia, Figlio unico di Dio, realizzatore delle antiche profezie e ne diede prova mediante la santità della vita, la per­fezione della sua dottrina e specialmente con i miracoli. Morì crocefisso il 7 aprile dell’anno 30; risuscitò tre giorni dopo, come aveva promesso, e comparve undici volte ai discepoli, facendo verificare da loro la realtà della sua Risurrezione corporale; salì al cielo il 20 mag­gio, alla loro presenza, dopo averli rivestiti dei suoi poteri e incaricati di portare il suo Vangelo a tutti gli uomini.

Il più grande miracolo, la prova suprema della di­vinità di Gesù, è la sua Risurrezione. « La Risurrezione di Gesù è il fatto più incredibile e il più garantito di tutta la storia; se in base alle testimonianze critiche io non lo accettassi, non avrei diritto di considerare come sufficientemente provato nessun altro fatto dell’antichi­tà, perché nessuno ha tali e tante prove come la Risur­rezione di Gesù Cristo ». Così il Gfrorer, dopo venti an­ni di studi sull’argomento.

La storicità di Gesù Cristo, il valore storico-critico dei Vangeli, sono attestati dai 4500 codici del Nuovo Testamento, dai 70 frammenti papiracei dei Vangeli, per cui risaliamo, si può dire, all’indomani stesso della vita del Redentore, cioè nel cuore dell’età apostolica.

Questo è un fatto unico nella storia dei fondatori delle religioni antiche; per gli altri, infatti, i documenti più vicini seguono a distanza di secoli; invece, gli evan­gelisti-biografi del Maestro – i suoi apostoli o i loro discepoli – furono testimoni oculari della sua vita, dei suoi miracoli, della sua predicazione, della sua glorifi­cazione celeste. Essi, inoltre, diedero il sangue per con­fermare quanto avevano scritto e detto su Gesù Cristo; e morirono perché lo credettero vero e unico Figlio di Dio, Salvatore del genere umano.

Che si potrebbe esigere di più da loro?

« Io credo a dei testimoni che si lasciano sgozzare! » (Pascal)

« Nessuno mentisce quando ne va di fnezzo la pro­pria testa! ». (Cicerone)

La critica storica più severa riconosce il valore apo­dittico di questo complesso, massiccio di testimonianze su cui è fondato il Cristianesimo; esso s’impone alla ragione e alla coscienza.

IL SIGNORE E IL MAESTRO

Ai tempi del Nuovo Testamento si faceva largo uso dei titoli « Signore », « Maestro », attribuendoli a dèi, imperatori e filosofi. Gesù rivendicò a sé l’appellativo di « Signore e Maestro unico » e gradì che i discepoli glielo attribuissero: « Voi mi chiamate ” il Signore e Maestro “, e dite bene; infatti, lo sono » (Giovanni 13, 13). Eppure, durante tutta la vita pubblica, Gesù per designare se stesso usò sempre il modesto titolo di « Figlio dell’Uomo », volendo evitare gli equivoci dello appellativo « figlio di David », nel quale faceva capolino la concezione politica del Messia.

« Signore ». Tale si rivelò preservando dal peccato originale la Madre sua, l’Immacolata, e concedendole l’onore della Maternità divina e verginale, fatto unico in tutta la storia.

« Signore » lo proclamarono gli Angeli osannanti sulla grotta, i cieli nei quali apparve la stella prodigio­sa, i Magi con l’offerta dell’oro, dell’incenso, della mirra, e con le loro ardenti adorazioni.

« Signore », si manifestò eludendo le insidie del tru­ce Erode che voleva ucciderlo.

« Signore », affermando dodicenne a Maria e Giu­seppe di dover occuparsi delle cose riguardanti il suo Padre celeste. E nel triennio del ministero pubblico si dimostrò solennemente e talora clamorosamente « il Signore » dominando con un.semplice gesto e con la sola parola le forze della natura, placando le tempeste, moltiplicando i pani, restituendo la salute a ogni sorta di malati, ridonando la vita ai morti, risorgendo Lui stesso glorioso dopo tre giorni di sepoltura.

« Signore », dichiarandosi superiore a Salomone e ai profeti, alla Legge antica e al Tempio.

« Signore », provando con i fatti il suo potere di ri­mettere i peccati, di donare la grazia, di aprire il Pa­radiso, e risalendo al cielo per collocarsi alla destra del Padre, e mandando lo Spirito Santo sulla Chiesa.

« Maestro ». Anzitutto impartì una lezione silenziosa che durò trent’anni, a Nazareth, nell’obbedienza, nel nascondimento, nel lavoro! Fu maestro di povertà vo­lontaria a Bethlem, nascendo in una stalla; nella vita pubblica, non avendo dove posare il capo; sul Calvario, morendo in Croce!

« Maestro » nel distacco dal denaro che non volle mai toccare; dagli onori, che rifiutò fuggendo dalle folle che volevano farlo re; dalle agiatezze, non compiendo alcun miracolo per sottrarsi alle fatiche e alle pene del suo itinerante e massacrante ministero.

« Maestro » di lealtà: « Quando è sì, dite ” sì ” », quando è no, dite « no », e ne diede l’esempio dichia­randosi « Figlio di Dio », pur sapendo che quella con­fessione gli sarebbe costata la vita. Fu maestro di verità combattendo l’ipocrisia e la doppiezza degli scribi e dei farisei.

« Maestro » d’interiorità, condannando il formalismo e il ritualismo delle classi dirigenti, che s’erano fatte del culto divino uno strumento di guadagno e di am­bizione.

« Maestro » di Religione, consacrandosi tutto, sem­pre, soltanto al compimento della volontà del Padre, sino alla morte e una morte di Croce.

« Maestro » di carità, immolandosi per la salvezza dei peccatori, facendo dell’Amore il suo personale co­mando: « Amatevi come io vi ho amato ».

Nessuno mai ha parlato, nessuno mai ha operato come Gesù.

In qualunque circostanza della vita, qualsiasi perso­na, trova in Lui il Maestro perfetto, il divino ideale della vita. « Solo conoscendo Gesù e imitandolo ci fac­ciamo uomini ».

FEDE E RAGIONE

C’è un aspetto, un elemento visibile ed esterno nella Religione cristiana, e sono le persone, i fatti, le istitu­zioni, controllabili in base all’esperienza, ai documenti e all’indagine storico-critica; pensiamo alla Chiesa co­me società umana.

Il Cristianesimo, anzi, non è una filosofia, un com­plesso di idee; è una data, un fatto, un personaggio storico, vissuto in un’epoca ben determinata, che ha compiuto le azioni narrate nel Vangelo; Gesù Cristo. Egli fu la Teologia vivente, la Rivelazione in atto, il Regno di Dio personificato.

C’è un altro aspetto, un fattore interno, concreto ma invisibile e irraggiungibile alla pura ragione; sono le verità, i dogmi, i misteri della Religione cristiana. Lì conosciamo perché Dio li ha rivelati e perché la Chiesa li propone a credere. Costituiscono l’oggetto della Fede e sono compendiati nel « Credo ».

Le principali verità di Fede sono: l’Unità e la Trinità di Dio; la creazione dell’universo, e in particolare del­l’uomo, da parte di Dio; l’elevazione dell’uomo all’or­dine soprannaturale mediante la grazia santificante; il peccato originale e la sua universalità; l’Incarnazione redentrice del Figlio di Dio; l’unità di persona e la dua­lità di natura in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo; la Passione, Morte, Risurrezione, e Ascensione al cielo di Gesù; la Chiesa, continuatrice dell’opera salvifica di Cristo, vivificata e illuminata dallo Spirito Santo; i sette sacramenti; la risurrezione finale dei morti; la vita eterna; il Paradiso, l’inferno.

Inoltre, l’Immacolata Concezione di Maria SS., la sua Maternità divina e verginale, la sua Assunzione corporale al cielo.

Infine, l’infallibilità del Sommo Pontefice in mate­ria di Fede e di morale.

Sono verità superiori, ma non contrarie alla ragio­ne; noi le dobbiamo credere perché Dio ce le ha rivelate e ci sono insegnate dalla Chiesa.

Se nell’insegnamento d’un uomo possono esserci, e ci sono spesso, cose ardue e superiori alla mente del­l’alunno, pur essendo verità autentiche, non ci deve stupire che Dio infinitamente sapiente, Gesù Cristo il Verbo Incarnato, e lo Spirito Santo per voce della Chiesa, ci abbiano comunicato una dottrina che trascen­de l’intelligenza e la capacità umana. Se questi dogmi sono entrati nella mente di s. Agostino e di s. Tommaso, di Dante, di Galileo e di Rosmini, puoi tranquillamente anche tu crederli. Puoi fidarti di Dio!

Senza la Fede, che ne sai tu della vita? Donde vieni e dove vai, perché sei al mondo e come devi operare? Soltanto la coscienza illuminata dalla Rivelazione ti risponde con assoluta certezza: nella verità avrai la pace del cuore.

« Pensa al giorno e alla notte. Di giorno tu vedi il sole, che mostra la terra e se stesso; quando è scom­parso non vedi né terra, né sole, né altro. Ma lascia avanzare la notte; le stelle compaiono e il cielo è pieno di scintillii, di movimenti e come di sguardi che attira­no i tuoi. Se il sole non si ritirava, non avresti contem­plato quell’universo di cui il sole non è che un punto. Il giorno ti mostrava un punto, la notte ti mostra la immensità. Così è delle oscurità della Fede rispetto al giorno della ragione.

Vinci il primo sgomento della oscurità della Fede e della sottomissione della mente! Il regno della ragione dà all’uomo un mondo: quello della Fede, gli dà l’im­mensità di cui il mondo noti è che un punto ». (Gratry) « Il giusto vive di Fede » (s. Paolo. Gal. 3, 11).

IL VANGELO E LA VITA SOCIALE

La suprema aspirazione dell’uomo è la felicità; da solo, però, egli non può procurarsela, ma deve entrare in relazione con gli altri uomini; regolare i rapporti umani fu la costante preoccupazione di tutti i fondatori delle religioni e di tutti i legislatori; i codici religiosi e civili mirano a proteggere l’ordine sociale contro le gravi insidie dell’omicidio, del furto e della menzogna, con i loro annessi e connessi.

Anche la Sacra Scrittura prescrive: Non uccidere, non rubare, non mentire. Però, mentre i codici umani vietano di fare del male agli altri fondandosi sull’auto­rità umana e minacciando sanzioni di carattere tempo­rale, il Codice rivelato comanda in nome di Dio Crea­tore e Signore, minaccia la pena eterna.

Ai codici penali si può sfuggire con i raggiri, il dena­ro, le complici amicizie; al giudizio di Dio nessuno può sottrarsi. E così le leggi che proteggono la vita sociale hanno nella Sacra Scrittura, e soltanto in essa, la moti­vazione e la sanzione perfetta, poiché: « Ogni autorità viene da Dio; quindi, chi si ribella all’autorità, si ribella all’ordinamento divino » (s. Paolo: ai Romani 13, 1-2).

Gesù andò ben oltre le prescrizioni negative del De­calogo, con un precetto positivo, solenne: « Tutto quel­lo che vorreste che gli uomini facessero a voi, fatelo voi pure a loro » (Matteo 7, 12).

Nell’amore verso noi stessi, noi non abbiamo limite alcuno; così non dobbiamo averne nel fare del bene agli altri. Gli altri, sono tutti gli uomini, perché figli dell’unico Padre, redenti dall’unico Cristo, tutti persone umane, come noi. Se sono buoni, è giustizia voler loro bene; se cattivi, è carità comandata da Colui che ci salvò per puro amore, e che farà le parti giuste a suo tempo.

Qui si tocca con mano l’immenso valore sociale del Vangelo; non è forse vero che se ci decidessimo ad osservare questo precetto divino la stragrande maggio­ranza dei nostri mali sarebbe in parte eliminata, e la felicità umana sarebbe una conquista già attuata?

Comprenderci, compartirci, aiutarci, come ha fatto Iddio con noi! Nulla di più ragionevole, di più umano, di più cristiano! Invece la morale cristiana resta tuttora « quella morale che tutti vorrebbero praticata dagli altri ». (Manzoni)

Il vecchio Tito Livio lamentava: « Non possiamo più sopportare né i nostri malanni, né i rimedi ».

Le crisi sociali, così frequenti nei corsi e ricorsi della storia, non vengono dalle cose, ma da noi, reni­tenti ad accettare la dottrina e l’esempio di Gesù che disse: « Io sono la Via, la Verità, la Vita ». I grandi e grossi papaveri della diplomazia, della politica e della sociologia, alle volte credono d’aver scoperto la medi­cina necessaria per superare il punto morto della coe­sistenza umana, e non si accorgono di ripetere qualche versetto del Vangelo, qualche residuo o frammento di Catechismo.

Sì, per andare in Cielo è necessario il Vangelo, ma altrettanto lo è per vivere sulla terra; esso è la legge indispensabile per una esistenza veramente umana. E’ una prerogativa della Religione cristiana questa, che mirando soprattutto alla felicità celeste, è la forza più valida e costruttiva di progresso e di libertà.

Senza la Religione, senza il Vangelo, si potrà anche costruire una civiltà; ma sarà una civiltà contro l’uomo. Basterà solo aspettare che i germi dell’anima natural­mente cristiana siano spenti.

LA CHIESA NEL MONDO

Gesù è stato il Redentore e il glorificatone dell’uma­nità; noi comprendiamo davvero la grandezza e la di­gnità dell’uomo quando riflettiamo che il Figlio di Dio si degnò assumere la nostra natura umana, la riscattò dal peccato morendo in Croce, la collocò gloriosa alla destra del Padre.

Pieno di grazie e di verità, l’Uomo-Dio affidò alla sua Chiesa il triplice potere di santificare, di governare e di istruire tutti gli uomini. « La Chiesa è il Cristo con­tinuato per tutti i secoli e diffuso in tutto il mondo ». Fine primario dell’opera dei Papi, dei Vescovi e dei Sa­cerdoti è procurare la salvezza spirituale delle anime.

La Chiesa si rivolge all’uomo in quanto « persona », anzi è l’unica società fondata esclusivamente sulla « persona umana » come tale; invece le altre società si fondano sulla differenza di razze, di lingua, di profes­sione, cioè su elementi accidentali della personalità umana. Dalla persona all’umanità; questo fu l’itinerario divino; infatti è la persona umana che fu creata a im­magine e somiglianza di Dio; è la persona umana he fu redenta da Gesù Cristo; è la persona umana che è destinata alla gloria del Paradiso, dove non ci saranno più le varie società, ma unica resterà sempre la società dei figli di Dio. Oltre a un privilegio della Chiesa, ab­biamo quì uno dei suoi massimi titoli di gloria, poiché, insegnando proprio questa realtà essenziale e basilare della « persona umana », la Chiesa si affermò Madre e Maestra di tutti gli uomini.

Quello che la Chiesa operò nel mondo può considerarsi lo sviluppo e l’attuazione di questo fondamentale principio giuridico.

Gesù insegnò il « Padre nostro »; s. Paolo lo com­mentò: « Non c’è più giudeo e greco; non c’è più libero e schiavo; non c’è più uomo e donna; tutti voi siete pino in Cristo ». Questa dottrina scatenò la reazione vio­lenta del mondo contemporaneo pagano, dove la schia­vitù, cioè la più enorme ingiustizia sociale, era sancita (la tutti i codici e giustificata da tutti i filosofi, dove la parità giuridica della donna con l’uomo era negata, e dove i pagani erano considerati dai giudei una massa dannata.

Tra i foschi bagliori delle persecuzioni cruente e in­cruente, i martiri lottarono trionfalmente per difendere i sacrosanti diritti della persona umana, tuttora con­culcati là dove la Chiesa non è né libera, né ascoltata, e dove al Vangelo si nega il diritto di cittadinanza.

Per le classi umili la Chiesa fondò le scuole, avviò l’artigianato, costruì gli ospedali, dei quali nel mondo antico neppure il nome esisteva! E tutto gratuitamente. La Chiesa non domina, ma serve; anela a contribuire al bene reale, positivo, totale dell’umanità.

E nei tempi recenti, contro la guerra, che è la gran­de nemica di tutti, ma specialmente delle classi umili, con fermezza e coraggio, furono i Papi ad alzare la voce, condannandola perché « inutile strage » (Benedetto XV). « Io benedico la pace, non la guerra » disse S,. Pio X; e Pio XII ripeté: « Guerra alla guerra! Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra ».

E della complessa questione sociale – la pesante eredità del nostro secolo – la soluzione fu additata dal grande Pontefice Giovanni XXIII nella verità, nella giu­stizia, nella libertà e nella carità.

La magistrale Enciclica « Pacem in terris » ha avuto il consenso e l’ammirazione del mondo intero.

Tutto questo la Chiesa cattolica l’ha fatto perché essa è la vera Chiesa di Gesù Cristo.

LA REGINA DELLE VIRTU’

« Diventa ciò che sei », insegna la sapienza antica; per nascita sei uomo, per Battesimo sei cristiano, figlio di Dio, fratello di Gesù Cristo; mediante l’esercizio delle virtù umane e cristiane devi raggiungere quella perfe­zione intellettuale e morale che ti rende degno del nome glorioso che porti.

« Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli », disse Gesù.

Ogni figlio assomiglia al padre; anche tu devi essere somigliante al Padre celèste! Questa somiglianza è an­zitutto un dono del Signore, che ti ha dato la ragione e la Rivelazione, la grazia santificante e i doni dello Spirito Santo; ma tu devi sviluppare e far fruttificare queste energie preziose pensando e operando come ci ha insegnato il supremo Rivelatore del Padre, Gesù Cristo.

Non puoi somigliare a Dio se non riproducendo in te quella perfezione che brilla sul volto del Figlio – il Maestro unico!

Ebbene: donare e donarsi è lo stile di Dio; le sue azioni sono frutto dell’amore, perché « Dio è Amore », dice s. Giovanni. Amare è la sua essenza, la sua gloria, la sua beatitudine. Per primo Egli ci ha amati donandoci il Figlio suo, e il Figlio ci ha amati sacrificandosi per noi. Per questo, il Cristianesimo è la Religione dell’A­more, e Gesù ha fatto di questo amore soprannatura­le – Carità – il suo comandamento personale, il suo testamento.

La Chiesa fu costituita da Gesù come la società dell’Amore a tal punto che si deve parlare di maternità della Chiesa nei nostri riguardi.

Il cristiano è colui che con un unico slancio ama Dio e il prossimo. In questa Carità si manifesta e si attua la sapienza, la perfezione, la felicità dell’uomo, secondo il piano divino. Persino il vecchio Cicerone lo aveva intuito: « Un pò di errore; ecco ciò che fa l’uomo! ».

La Carità dev’essere sincera ed operosa: « Non dob­biamo amare con la parola e con la lingua, ma con le azioni e con i fatti », ricorda s. Giovanni, l’apostolo del­l’Amore.

Saremo giudicati sull’Amore, cioè sulle opere di mi­sericordia, ci avvertì Gesù.

Non basta la fede; anche il demonio crede; ma non ama. L’Amore governa tutto!

Medita l’Inno alla Carità, scritto da s. Paolo: « Se io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la Carità, io non sarei che un bronzo rombante, o un cembalo fragoroso.

Se avessi la profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e se avessi tale pienezza di fede da trasportare le montagne, ma non avessi la Carità, nulla sarei.

E se spartissi tutte le mie sostanze, e se consegnassi il mio corpo per farmi bruciare, ma non avessi la Ca­rità, niente mi gioverebbe.

La Carità è magnanima, è benevola la Carità, non è invidiosa; la Carità non fa ostentazione, non si gonfia, non è sgarbata, non ricerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del reale, non gode dell’ingiusti­zia ma si allieta della verità. Tutto ricopre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

La Carità giammai tramonta.

Al presente, Fede, Speranza, Carità sussistono tutte e tre; però la più grande di esse è la Carità! ». (Lettera 1 ai Corinti 13)

LA COSCIENZA

E’ quella voce interiore che ti dice sì o no quando stai per compiere un’azione, ti approva o condanna quando l’hai compiuta.

La coscienza è come la bussola che orienta e dirige la tua vita morale. Bisogna che questa bussola sia esat­ta; possono farla deviare le passioni, le massime del mondo, i cattivi esempi. Perciò devi educare la tua co­scienza, illuminandola con le verità naturali e con la Fede cristiana; devi formarti una coscienza retta e cer­ta, affinché ciò che essa ti dice sia conforme al pensiero di Dio; non devi mai compiere un atto di cui dubiti se sia buono o cattivo.

Tutta l’opera educatrice della Chiesa ha questa fi­nalità fondamentale: formare una coscienza cristiana in ogni uomo, insegnare quali sono i suoi doveri e diritti in base alla legge di Dio e ai giusti ordinamenti della società a cui appartiene, come uomo e come cittadino.

Il criterio pratico per eccellenza è questo: Prima e durante ogni azione, chiedi a te stesso: « Che cosa fa­rebbe Gesù se fosse al mio posto? Come si comporte­rebbe? Piace a Dio quello che sto per fare e il modo in cui lo faccio? ». Devi renderti indipendente dalle opi­nioni dell’ambiente, crearti il tuo spazio vitale nel se­greto inviolabile della tua anima, perché Iddio vede nell’intimo, e come giudica gli uomini secondo le loro opere, così giudica le opere secondo le intenzioni.

Pensiero tremendo! Quante volte ci illudiamo di essere degli autentici cristiani, mentre siamo appena i dilettanti, i vanesii, forse i parassiti della Religione! Quanto spesso siamo cristiani onorari, cattolici mezzo-busto, a scartamento ridotto; sentiamo nella coscien­za l’ispirazione del Signore, ma per superbia, per ava­rizia, per accidia, o per mancanza di spirito di sacrificio, per le nostre corte vedute, ci priviamo delle gioie, austere e ineffabili che Iddio ha preparato per coloro che amano davvero.

Non sappiamo nemmeno amare veramente noi stessi. Dimentichiamo che Gesù ha proclamato beati i poveri, i mansueti, gli afflitti, quelli che piangono, che hanno fame e sete, i puri di cuore, gli artefici di pace, i perse­guitati per amor suo. E queste « Beatitudini » comin­ciano quaggiù sulla terra, solo che tu voglia farne la esperienza. Dio inebria di celesti dolcezze chi si fida di Lui e si lascia condurre sino alla follia della Croce.

Dimmi: quando ti sei sentito contento e in pace, se non quando era serena la tua coscienza? Non ho mai conosciuto alcuno che fosse felice mentre i suoi passi s’allontanavano da Dio e le sue passioni tentavano di soffocare la voce della coscienza. Certamente, le appa­renze insinuano talora il contrario, i mondani sembra­no felici. Non lasciarti sedurre!

La Sacra Scrittura afferma: « Non v’è pace per gli empi! Grande è la pace di coloro che amano la tua legge, o Signore! »

I compromessi, le incoerenze, le segrete viltà sono insulto alla tua dignità d’uomo e di cristiano. Dio vede i cuori! Che ti serve essere lodato dagli uomini, se la tua coscienza ti dice che sei un miserabile? Questo giu­dizio anticipa la sentenza di Dio!

Sì, certo, tu sei libero; però la vera libertà non con­siste nel deviare dal tuo proprio fine; ma nel diritto di tendervi. Dio non ti costringe a stare con Lui per forza; non ne avresti merito alcuno; ma dall’accettare o meno la Sua compagnia dipende il tuo bene supremo, la tua felicità, presente e futura. Ne va la vita!

« Sii padrone della tua volontà e segui la tua co­scienza » (Aristotele).

L’UNICA COSA NECESSARIA

L’evangelista s. Luca racconta: « Un giorno Gesù entrò in una borgata, e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale si sedette ai piedi di Gesù e ascoltava la sua parola; Marta, invece, era tutta in faccende per servire il Maestro Divino. A un certo momento, Marta sbottò a dire: ” Signore, non t’importa proprio nulla che mia sorella mi lascia preparare tutto da me? Dille, dunque, che mi dia una mano! “. Ed Egli rispose: Marta, Marta, tu t’inquieti e ti agiti per troppe cose, mentre una cosa sola è necessaria, ed è quella che Ma­ria si è scelta! ” » (10, 38, 42)

Gesù non intendeva certo condannare la premurosa sollecitudine di Marta nel fare al Maestro divino gli onori di casa; Egli però s’accontentava di ben poco, e perciò colse l’occasione per raccomandare l’unica cosa necessaria.

Qual’è? Salvare la propria anima.

Tutta l’opera di Dio nel tempo, l’attività e le mol­teplici iniziative della Chiesa sono rivolte sostanzial­mente a questo scopo: aiutare gli uomini, procurare loro i mezzi affinché si salvino l’anima.

Ora la vita dell’anima è la grazia santificante, che ci viene infusa nel santo Battesimo, ci costituisce figli di Dio, membri della Chiesa, eredi del Paradiso. Si perde la grazia col peccato mortale, cioè trasgredendo grave­mente i Comandamenti di Dio, i precetti della Chiesa, i doveri del proprio stato; si può peccare con pensieri, con le parole, le opere, le omissioni.

La grazia si riacquista col sacramento della Peni­tenza, o Confessione, le cui parti essenziali sono: l’ac­cusa delle proprie colpe, il sincero pentimento, il pro­posito di non più peccare.

Tu non puoi, non devi vivere in peccato mortale, caro fratello; se la morte ti cogliesse in tale stato, mentre sei nemico di Dio, ti sarebbe riservata la dan­nazione eterna. L’inferno è la sofferenza di tutti i mali; soprattutto è la separazione da Dio, l’essere maledetti dal nostro sommo e unico Bene, per sempre!

Medita questo « sempre »; se l’inferno finisse, non sarebbe più l’inferno; come il Paradiso, se finisse, non sarebbe più il Paradiso.

E cosa grande la confessione: essa ti riconcilia con Dio, ti riapre il Cielo! Nessun altro bene si può riac­quistare col semplice pentimento di averlo perduto; soltanto Dio, sommo Bene, si lascia ritrovare nel sacra­mento dell’infinita misericordia! E quanto hai confes­sato, è protetto dal segreto assoluto, dal sigillo sacra­mentale.

Che poteva fare di più il Signore per mostrarti il suo immenso amore, per aiutarti a raggiungere l’eter­nità e la perfetta felicità?

  1. Leopoldo viveva di questa idea e la manifestava a coloro che si prostravano ai suoi piedi per confessarsi e incoraggiava il penitente ad aver fiducia: « Il padrone Iddio ha pietà di noi e usa misericordia perché conosce le nostre fragilità ».

Pensa alla morte improvvisa! Per cause naturali o violente, quanti da un momento all’altro si trovano da­vanti al tribunale di Dio e devono renderGli conto strettissimo delle loro azioni! E allora non vi è più tempo per pentirsi. Come sarà trovata nell’istante tre­mendo della morte, tale resterà ogni anima per tutta l’eternità.

Se non puoi confessarti subito, fa immediatamente un atto di dolore perfetto, e prometti di confessarti al più presto. Ma per amore di Dio e per pietà verso te stesso, ascoltami: Non vivere in peccato! Salva l’ani­ma tua!

LA VITA SPIRITUALE

Come la vita del corpo si mantiene e si sviluppa me­diante il cibo e l’esercizio delle membra, così la vita dell’anima fiorisce mediante i sacramenti, che danno o accrescono la grazia, e le pratiche di pietà; intendo par­lare della Santissima Eucaristia, degli atti di culto, del­la preghiera, delle opere di misericordia, corporali e spirituali. E come il nostro corpo ha bisogno sempre di nutrimento, così l’anima.

Certo, la Chiesa « comanda » di accostarsi alla Co­munione almeno una volta all’anno, a Pasqua, e di assi­stere alla S. Messa tutte le domeniche e le feste di precetto. Ma come tu hai tante sollecitudini per il tuo corpo e non aspetti che sia in pericolo di morire di inedia per nutrirlo, così – anzi tanto più, perché lo spirito è ben superiore al corpo – devi provvedere alla massima vitalità della tua anima, per portarla a quella perfezione che si misura sulla pienezza del Cristo. Per questo, ti si raccomandano la partecipazione alle Sante Funzioni ogni festa, la Comunione frequente, la pre­ghiera ogni giorno, all’alba e al tramonto, la filiale de­vozione alla Madonna: quegli atti di culto, insomma, a cui la Chiesa invita i fedeli.

Il progresso tecnico e industriale, la meccanizzazio­ne, la motorizzazione consentono in tutti i settori della attività un notevole risparmio di tempo e di energie. Tutto il « tempo libero », nel piano della Provvidenza dovrebbe essere occupato solamente a riposare il cor-

po e a nutrire l’anima. Invece, divorato dalla febbre e dalla frenesia del guadagno e del divertimento, l’uomo moderno usurpa a proprio gusto e consumo ogni tempo libero e senza scrupoli profana sacrilegamente « il giorno del Signore », che per legge divina deve san­tificare con l’astensione dal lavoro. Quale lavoro?

Qualunque occupazione che impedisca di consacrare a Dio il giorno festivo, fatta eccezione per le cose indi­spensabili alla vita.

La Legge mosaica era molto esplicita e chiara: « Ogni Israelita nel giorno di festa, doveva astenersi dal lavoro, prendere parte alle cerimonie religiose nella Sinanoga o nel Tempio, meditare sulla parola di Dio; e così rinfrancare il corpo e lo spirito ».

È dovere gravissimo di giustizia verso Dio e di reli­gione, santificare le Feste.

Sappiamo che nel lavoro l’uomo trova il mezzo per procurarsi quanto gli è necessario; altrettanto è eviden­te che con la preghiera e l’istruzione religiosa egli ali­menta la propria anima; la grazia e la verità sono il cibo dello spirito.

Nel tragico dissidio delle contrastanti e spregiudi­cate ideologie che oggi creano lo stato d’assedio intorno a ognuno di noi, mentre in tutti i settori si proclama e si esige una specializzazione per affrontare e risolvere il problema della vita, anche il cristiano deve specia­lizzarsi per poter vivere coscientemente e degnamente la propria Fede. « Non basta il catechismo della prima Comunione »: col solo sillabario non si può pretendere di capire la Divina Commedia!

Contro il diffuso avvelenamento della propaganda atea e laicista urge reagire con forti « iniezioni » di fer­venti pratiche religiose e di profonda cultura spirituale: sono l’unica medicina contro le distonie e gli esauri­menti della coscienza cristiana.

Se la vita non sale all’altezza del pensiero, il pen­siero discende al livello della vita!

PRENDI E LEGGI

  1. Agostino racconta nel libro VIII delle « Confes­sioni » che mentre stava lottando con se stesso per decidersi alla conversione, un giorno, a Cassiciacum, presso Milano, trovandosi in giardino, udì una voce che gli diceva: « Prendi e leggi ». Aprì a caso il volume dell’Epistolario di s. Paolo, e l’occhio cadde sulle fa­mose parole della Lettera ai Romani: « È l’ora ormai di scuotervi dal sonno. La salvezza è vicina! Rivestitevi di Gesù Cristo! » (13.11.14). Disse un « sì » generose all’ispirazione del cielo e abbracciò il Cristianesimo, del quale diventò uno degli astri più fulgidi.

Nella storia di ogni uomo c’è un’ora solenne in cui si prende la grande decisione che determina tutto il corso della vita: o verso la terra, o verso il Cielo, o guardare al mondo, o guardare a Dio. Si diventa ciè che si ama: « Ami la terra? Sei terra. Ami Dio? sei Dio! » (s. Agostino)

Ebbene: questo orientamento verso l’alto deve costituire lo slancio perenne del tuo spirito, la componente essenziale dei tuoi atti. Ora, il rapporto fra Dio e gli uomini fu tracciato da Dio stesso nella Sacra Scrittura, e particolarmente, in modo perfetto, nel Nuovo Testamento: Vangeli, Atti degli Apostoli, Lettere degli Apostoli, Apocalisse. Ecco anche per te la divina ispirazione: Prendi e leggi!

Tu vai leggendo tanti libri di uomini! Questo, è « i libro di Dio! », ha per autore lo Spirito Santo. Gli agiografi – Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Pietro Giacomo, Giuda – furono solo gli strumenti, gli scrit­tori di cui si servì Dio per redigere questo libro unico, che fu definito: « La Lettera di Dio agli uomini ». Nessuna lettura più affascinante, nessun volume più importante, nessuna dottrina più necessaria! È il do­cumento storico-giuridico della nostra Redenzione, il libro della salvezza.

Il Vangelo, divina epopea, è l’itinerario del Figlio di Dio nel discendere verso l’uomo e fissa l’itinerario dell’uomo che vuole salire verso Dio. Perché dai la pre­ferenza, forse l’esclusività alle parole umane, che pas­sano, e non divori queste parole di vita eterna che non passeranno mai?

Tu lamenti il vuoto del tuo spirito, 1’inquetudine del tuo cuore, la monotonia, il grigiore delle tue giornate senza colpi d’ala che ti sollevino « in più spirabil aere », verso un ideale che sia degno di te e che appaghi le tue più intime e più nobili aspirazioni. Leggi, medita il Vangelo; scoprirai di te stesso la parte migliore. « L’uomo, io l’ho trovato soltanto nel Vangelo », scrisse Lacordaire.

Gli « Atti degli Apostoli » ti mostreranno come lo Spirito Santo dirige e sostiene la Chiesa nell’estendere il Regno di Dio « in un dramma che si svolge tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio! »

L’epilogo, come è garantito dall’Apocalisse, sarà trionfale! Gesù afferma: « Coraggio; io ho vinto il mondo! »

Le Lettere di s. Paolo ti metteranno a contatto con «il primo dopo l’Unico », con l’Apostolo per eccellenza, con colui che penetrò più a fondo nei misteri del Cri­stianesimo e lo visse con una dinamicità travolgente « Io vivo, ma non sono più io; in me vive il Cristo!».

Credi a chi ne ha fatto la vitale esperienza: Quando avrai letto « il Libro di Dio », non sarai più quello di prima. Se cerchi il Signore, lo troverai; anzi: « Tu non mi cercheresti, se non mi avessi trovato » (Pascal).

IO SONO LA RESURREZIONE E LA VITA

Davanti al mistero della morte e dell’al di là, si fer­ma la ragione e tace; solo la Rivelazione prosegue e parla annunciando con divina certezza la finale risurre­zione corporea dei giusti e la loro glorificazione ce­leste, per i meriti infiniti di Gesù Cristo, il Redentore, il Santificatore e il Glorificatore del genere umano. Se saremo vissuti in unione con Lui mediante la Fede e la Grazia, se avremo procurato di riprodurne l’immagine agli occhi del Padre, saremo uniti in Lui anche dopo la morte, con la beatitudine non solo dell’anima, ma anche del corpo risuscitato.

La Redenzione, infatti, è salvezza totale, cioè della intera persona umana; soltanto alla fine del mondo l’opera di Gesù Cristo raggiungerà tutti i suoi effetti salutari.

Come la parola di Dio fu operatrice nella creazione, così è stata operatrice la parola di Gesù nella Reden­zione. « Io sono la risurrezione e la vita! ». Il Redentore, difatti, a conferma, risuscitò Lazzaro e risuscitò se stes­so; con questo garantì la promessa rivolta ai discepoli « Vi prenderò con me, affinché dove sarò io siate pur voi! » (Giovanni 14,3)

Ascolta i testi ispirati che parlano della nostra tra­sfigurazione finale, conforme a quella compiutasi nella Umanità santissima di Gesù.

«Noi tutti, riflettendo come uno specchio sul volto scoperto 1a gloria del Signore, veniamo trasformati in quella stessa immagine sempre più sfolgorante; è l’opera del Signore, che è Spirito ». «Quel Dio che ordinò alla luce di brillare dal fondo delle tenebre, brillò pure nei

nostri cuori, perché in essi risplenda la conoscenza del­la gloria di Dio, che è sul volto di Gesù Cristo ». (S. Paolo: 2° Lettera ai Corinti 3, 18; 4, 6)

« Il Signore, Gesù Cristo, trasfigurerà il nostro cor­po miserabile rendendolo conforme al suo corpo glo­rioso, in virtù della sua onnipotenza ». (Filippesi 3, 21)

« Il Cristo è risorto da morte, primizia di quelli che stanno dormendo. Come per opera d’un uomo esiste la morte, per opera d’un uomo esiste anche la risurre­zione dei morti; cioè come in Adamo tutti muoiono, così pure nel Cristo tutti saranno vivificati. Però cia­scuno nel suo turno; la primizia il Cristo; quindi, alla sua Parusia, coloro che appartengono al Cristo ». (1 Let­tera ai Corinti 15, 20-23)

Come avverrà la risurrezione del corpo? « Si semina un corpo corruttibile, risorge incorruttibile; si semina spregevole, risorge glorioso; si semina debole, risorge robusto; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. (1Lett. Ai Corinti 15, 42-44). Gesù Cristo, il secondo Adamo, con la sua Risurrezione divenne per i suoi fratelli « uno Spirito vivificante ». (15, 45) Perciò noi « come abbiamo rivestito l’immagine del cretaceo (Adamo), così rivestiremo pure l’immagine del celeste », (15, 49) cioè del Cristo.

« Tutti saremo trasformati! Sì, è necessario che questo nostro essere corruttibile rivesta l’incorruttibili­tà, e che questo nostro essere mortale rivesta l’immor­talità; e allora la morte sarà vinta dalla vittoria ». (15, 53-57)

Conclusione: « Questo istante così lieve della nostra afflizione realizza per noi un peso eterno di gloria ol­tre ogni immaginazione; per noi che abbiamo di mira non le cose che vediamo, ma quelle che non vediamo; infatti le cose visibili sono effimere; quelle invisibili, invece, eterne ». (2 Lett. ai Cor. 4, 17-18)

E nella gloria ritroveremo i nostri Cari. Sempre col Signore!

PIU’ GIOIA

Rallegratevi nel Signore, tripudiate, o giusti; esultate voi tutti, retti di cuore. Salmo, 32, 11

Il Cristo, che i peccatori hanno crocifisso e che i giusti hanno sepolto, è risorto!

Il grande mistero si è compiuto com’Egli aveva pre­detto: e così il Cristo rende beata l’umanità da Lui redenta.

Egli continua la sua opera salvifica fra noi, perché sa che abbiamo bisogno di Lui, di Lui solo.

Illumina coloro che stanno nelle tenebre, e restitui­sce alle anime la vita: dissipa i dubbi della mente, le angoscie del cuore.

Addolcisce gli affanni, ē ai mesti dona conforto. Nell’ardua ascesa alla Gerusalemme celeste, i nostri passi Egli guida.

Gesù è l’Amore, la Verità, la Vita!

EPILOGO

Dalla lettura dei precedenti capitoli abbiamo rile­vato l’Onnipotenza di un Dio creatore, la Grazia di un Dio redentore, la Carità di un Dio santificatore; pa­rimenti abbiamo appreso che la sola depositaria della rivelazione è la Chiesa, che mai non soffoca, ma pro­tegge e stimola ogni buon ideale.

Di tutto ciò sia reso gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, e ciascuno nella misura delle proprie energie e della grazia ricevuta, partecipi attivamente alla missione apostolica della Chiesa per irradiare nel mondo la luce di Cristo.

Paolo VI afferma: « Tutti siamo egualmente respon­sabili del nostro tempo, della vita dei nostri fratelli, re­sponsabili di fronte alla scienza, alla storia, a Dio ».

Esorta: « Bisogna agire oggi e subito; domani po­trebbe essere troppo tardi ».

Invita: « È l’ora dei laici; è ora che il laico si associ consapevolmente alla Gerarchia nel portare la Croce sulla strada della salvezza ».

Assicura: « La Religione alimentata da viva e ope­rosa fede in Dio è luce costante di verità, condizione necessaria di ogni benessere ».

Ricorda: «Non v’è nulla di socialmente buono che non sia rivendicabile al Cristianesimo».

Postula: « La necessità per il laicato cattolico di or­ganizzarsi sul piano internazionale » – « Bisogna scoprire, in armonia con le evoluzioni della società, le moderne vie per far progredire il Messaggio di Cristo ».

Parole piene di accorati richiami, ricche di profondi insegnamenti.

Tutti, infatti, per legge divina siamo chiamati alla edificazione del Corpo mistico di Cristo »; tutti, con il Battesimo e la Cresima, siamo incorporati nella co­munità santa del popolo di Dio; tutti, impegnati nel compito della salvezza e santificazione dei nostri fratel­li; tutti alimentati con lo stesso cibo del Corpo e San­gue di Gesù; tutti chiamati a testimoniare con le opere la nostra Fede.

Nella Chiesa tutti siamo fratelli, tutti invitati alla stessa grazia, alla stessa beatitudine; Essa ama le anime che Dio le ha affidato e le nutre, oltreché col pane della dottrina, con la grazia dei Sacramenti.

Alla Chiesa, quindi, come umili figli si deve docilità, prestando fede ai suoi insegnamenti che sono l’eco di quelli di Gesù, Maestro infallibile, e respingendo deci­samente le opposte seduzioni del mondo.

Il cristiano, deve inoltre alla Chiesa amore filiale; egli non può dedicarsi esclusivamente alla sua profes­sione; ha precisi doveri di contribuire con Essa a rea­lizzare nella società i valori religiosi e morali.

È tenuto a distinguersi nell’ambito della vita e nella attività personale; a guardarsi da un’indebita confusione di interessi religiosi con quelli profani, e nello stesso tempo da una laicizzazione funesta della sua professione.

Il cristiano, insomma, dev’essere missionario e af­fermare con l’azione, che l’essere apostolo è anzitutto un atto di coraggio, possibile a tutti.

Mai come oggi si è reso necessario inserirsi nella folla per illuminarla e metterla a contatto con Dio! Nessuno può dare gloria più grande al Signore e conquistare meriti maggiori di chi lavora per il trionfo di Cristo.

Quale onore essere i cooperatori di Cristo!

« Tutto, e in tutti Dio! », fu il motto programma­tico dell’apostolo delle genti s. Paolo.

Ma in questa opera grandiosa di bene, c’è bisogno del divino soccorso. Il mezzo sicuro per ottenerlo è sempre la Mediatrice di ogni grazia, Maria SS.

Mano dunque all’aratro, e il seme gettato in nome di Dio germoglierà e darà frutti copiosi.

« Ringrazio sempre il rnio Dio per voi a motivo della grazia che Egli ci ha elargito in Cri­sto Gesù, poiché in Lui, foste arricchiti d’ogni bene, d’ogni dottrina d’ogni scienza … »

  1. Paolo (Cor. 1 – 4, 6)

COLLOQUIO

Signore Iddio; ti ringrazio di avermi illuminato e confermato nella Fede.

La mia vita senza di Te è tenebra.

Per molti anni camminai nell’incertezza, pago solo di me stesso.

Ancorato alla divina sapienza dell’Eterno Spirito fà che io porti nel mondo il messaggio di Cristo.

Non estasi di pensiero e di preghiera, ma azione salvifica.

Crea in me un cuore puro, pieno di umiltà; il de­mone dell’orgoglio, o Signore, non s’insinui nel mio animo; ogni abitudine cattiva muoia in me.

Il prossimo mio non patisca ingiustizia per mia colpa.

Tutti i fratelli lontani dall’Unico Ovile ascoltino la preghiera di Gesù: « Padre mio, fa, che tutti siano una cosa sola, come una cosa sola siamo Noi! ».

Nel mondo continui il tuo ordine di pace e la Chie­sa s’allieti della fedeltà dei suoi figli.

Là dove alligna l’odio rifulga l’amore di Cristo.

O Signore, secondo la tua bontà mostrati benigno verso di me; e il tuo giudizio mi schiuda il Cielo!

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Il Credente non è un credulone: non si può deridere chi crede!

Se con costanza e serietà leggiamo anche solo un manuale di apologetica,che è la scienza che cerca e difende le ragioni della fede,ci accorgiamo subito che credere è molto ragionevole. Da 2000 anni sono state scritte intere biblioteche su questo argomento,e le menti più grandi e illuminate hanno cercato tutte le ragioni della Fede. Ma la fede in Cristo non riguarda un personaggio del passato,ma il Dio Vivente,oggi,con te! E questo Dio in 2000 anni ha operato grandi miracoli,si è mostrato nelle estasi e nelle visioni dei santi,e nelle miriadi di apparizioni della Santa Vergine,nonchè in tutti i Miracoli Eucaristici. Cosicchè la fede non è un mero raziocinio del passato,ma si fonda su una miriade di fatti confermati e inoppugnabili. Eppure tutto questo non basterebbe,se questo grande Dio non si manifestasse ogni giorno nella vita di ogni uomo,nella mia come nella tua vita. E se anche milioni di persone lo negano,miliardi di persone lo affermano,ed io credo più a chi ha visto che a chi non vede! Riposa dunque tranquillo,perchè la tua fede è fondata sulla roccia granitica di una Vita Universale che si manifesta in tutti i modi,e in tutto ciò che esiste!

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Apologia della Religione nel momento presente

L’apologia della religione nel momento presente
A proposito di un libro di R. Puccini (1)
in La settimana sociale, 1912, a. V, n. 47, pp. 370-371

Come si disse già degli scritti sulla vita di Gesù Cristo, i quali si moltiplicarono dopo il periodo dei filosofi falsificatori del sec. XIX, da Strauss a Renan, così si può ripetere in questi primi anni del sec. XX dei libri intorno allo studio della religione cristiana cattolica. «Ciò che vale non solo per le opere apologetiche sistematiche, erudite ed esaurienti, la cui trilogia dopo Hettinger e Bougaud forse si completò testè con Schanz, ma ancora per quelle pubblicazioni più modeste e di divulgazione (quantunque sempre di rigore dottrinale e scientifico) che in forma di introduzione e di prolegomeni versano, con espressione tradizionale consacrata fra i cattolici, sui preamboli della fede.

Ed io stesso potrei in proposito citare fra i soli italiani più recenti di mia conoscenza e spesso fra i miei amici, Rossignoli, Sichirollo, Polidori, Ballerini, Giovannozzi, Faraoni, Cappellazzi, a cui si aggiunge ora il prof. can. R. Puccini, il quale letterato, sociologo, moralista, olografo eppur sempre filosofo e teologo, possiede quella preparazione di mente molteplice e coordinata, che è particolarmente adatta a tale genere di pubblicazioni.
E quale può essere la ragione dell’addensarsi di simili saggi? Certamente il numero e l’incalzare ai dì nostri dei nemici della religione da un canto, e dall’altro quella eterna e sempre vegeta giovinezza del cattolicesimo, di cui parla anche il nostro autore, la quale suscita e diffonde dovunque i difensori ed illustratori di esso. Vi ha però un’altra spiegazione di tal fatto confortevole, che penso meriti qui di ricordare.

Ognuno di tali apologeti si prefigge bensì lo scopo comune di rivendicare la religione dinanzi ai pregiudizi dotti e indotti dell’età contemporanea. Ma non bisogna perdere di vista, nell’odierno momento, il tratto caratteristico, almeno estrinseco del pubblico pensiero anche scientifico. Partecipando a quel moto generale e incalzante degli avvenimenti, il quale urge e travolge tutta la vita sociale moderna, anche la scienza è divenuta una cinematica, il cui corso affrettato, rapido, convulso, ad ogni istante muta rotta, obbiettivi, procedimenti.

Essa volge così purtroppo a rovinosi precipizi, ma frattanto obbliga anche un apologeta o studioso della religione a mutare a breve distanza, se non la sua armatura e le sue munizioni, certo le sue mosse tattiche ossia i fatti, gli argomenti, i metodi della difesa e della dimostrazione, di fronte agli attacchi ed alle offese, che da sempre nuove parti d’improvviso oggi provengono alle verità religiose. E così può accadere che i nostri scrittori, sebbene discosti l’un l’altro da un breve iatus di tempo, non si ricopino per fisionomia e indirizzo di trattazione; ma ognuno serbi quella certa specialità propria, che è determinata da un momentaneo atteggiamento del pensiero degli avversari, l’attraenza che viene dalle vicende e questioni di immanente attualità, l’efficacia che sempre accompagna e segue la prontezza e opportunità della strategia.

Da questa fonte mi sembra derivare (al di là di quel fondo sostanziale e immutato di ragioni e di fatti d’ogni apologia) i pregi di freschezza, agilità e di valore persuasivo anche di questo corso preparatorio allo studio della religione dell’illustre insegnante del seminario di Pistoia.
E la prova di questi meriti mi sembra di poter ritrarre anche da qualche pensiero che trasvolò per la mia mente, all’occasione della lettura del volumetto.
Noi siamo usciti testè (io riflettevo) da un positivismo materialistico che ridestando i crepuscoli mattinieri di un novello spiritualismo, sembrò propizio anche alle idee religiose. Ma tosto esso accoppiandosi al soggettivismo critico-scettico dei neokantiani riuscì al vago concetto o piuttosto sentimento di «una religione senza dogmi» cioè senza alcuna garanzia di verità obbiettiva. E allora sorge logicamente il quesito: con tale concezione del sovrannaturale nella cultura moderna non viene meno l’interesse per lo studio della religione? No, risponde l’autore fin dalle prime pagine col Graf: «si deve anzi dire che il bisogno di religione non scema, ma cresce col crescere dell’anima. Non è possibile che lo spirito umano divenendo sempre più conscio di sé, non divenga in pari tempo sempre più inquieto circa i propri destini e non si spinga a cercare, se non possono que’ destini rispondere alle aspirazioni sue proprie».

Questa concezione (io proseguiva) di una «religione senza dogmi» in breve trasferendosi al cristianesimo, per considerarlo bensì «entro i limiti della ragione», ma come si pretende, nel suo spirito intimo avvivatore, come ora fece l’Harnack, conferì a collocare la religione di Gesù Cristo al di sopra di ogni altra al mondo, confermando le conclusioni dell’odierna storia delle religioni comparate. Questa primazia razionalmente e storicamente riconosciuta di nuovo nel cristianesimo, non può bastare a restituire adesso, presso la coscienza moderna, l’impronta divina e rialzare le sorti inesorabili di decadenza del protestantesimo? Per risposta di un problema di tutta attualità trovo (in questo libriccino) un ricordo opportuno del Ruville, dell’università di Hane, il quale nel suo scritto Il mio ritorno, a proposito dell’Harnack, riconosceva bensì che «il, capo dei tedeschi liberali, il critico profondo, l’acuto razionalista, dava a nostro Signore una natura, un carattere, un’importanza che oltrepassano di gran lunga l’ordine terreno». Ma per ciò stesso egli (il Ruville) nella sua recentissima ponderata conversione non seguiva già l’andazzo di tanti pastori evangelici in Germania, che scendono ogni dì più verso un protestantesimo prettamente razionalista, ma ricoverava con profonda convinzione sotto le ali materne di Roma, facendosi cattolico.

Dove dunque, dietro queste stesse testimonianze ed esempi solenni dell’ultima ora, si trova unicamente il vero cristianesimo divino, storico, positivo, che incarna la religione più sublime fra tutte nel mondo?
In tal caso, (io soggiungeva) quel grido di guerra selvaggia che propriamente oggi risuona da un capo all’altro dell’Europa e dell’America «contro il sovrannaturale in nome della civiltà» («Kulturkampf») ben si comprende come si drizzi massimamente contro la Chiesa cattolica. In questa soltanto si scorge, si perseguita ed odia il «sovrannaturale cristiano e la cristiana civiltà da esso derivata» e si confessa che principalmente per virtù della Chiesa, quest’ultima si mantiene sempre viva e feconda anche nell’età contemporanea. Ma allora io ho diritto di riferire esclusivamente al cattolicesimo quel magnifico elogio che il Taine tributava al cristianesimo per le sue benemerenze verso l’incivilimento; elogio che il nostro autore riporta ed io riproduco per conclusione di questo cenno. «Tutto ciò che nella moderna civiltà rimane di onestà, di buona fede, di giustizia, si deve al cristianesimo. Non la ragione dei filosofi, non la cultura degli artisti e dei letterati, non il sentimento d’onore militare e cavalleresco, né codice alcuno, né amministrazione, né governo possono servire a qualche cosa senza il cristianesimo, fuori del cristianesimo, non c’è nulla che possa trattenerci dalle nostre naturali inclinazioni al male e impedire di precipitare in questi abissi di decadenza e di depravazione, in fondo ai quali si trova la barbarie, Anche oggi l’antico vangelo è sempre il migliore ausiliare che la società possa invocare in suo soccorso».
Il solo richiamare tal una di queste verità o preziose confessioni, in un momento opportuno e decisivo quale è il presente, non è gran merito per l’autore di un libro?

***
NOTA 1. Can. Dott. R. PUCCINI, Breve apologia della religione ad uso delle associazioni cattoliche, delle scuole superiori di catechismo e delle famiglie, Vicenza, Soc. An. Tip. fra cattolici vicentini, 1912.

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Il Credente non è un credulone: non si può deridere chi crede!

Se con costanza e serietà leggiamo anche solo un manuale di apologetica,che è la scienza che cerca e difende le ragioni della fede,ci accorgiamo subito che credere è molto ragionevole. Da 2000 anni sono state scritte intere biblioteche su questo argomento,e le menti più grandi e illuminate hanno cercato tutte le ragioni della Fede. Ma la fede in Cristo non riguarda un personaggio del passato,ma il Dio Vivente,oggi,con te! E questo Dio in 2000 anni ha operato grandi miracoli,si è mostrato nelle estasi e nelle visioni dei santi,e nelle miriadi di apparizioni della Santa Vergine,nonchè in tutti i Miracoli Eucaristici. Cosicchè la fede non è un mero raziocinio del passato,ma si fonda su una miriade di fatti confermati e inoppugnabili. Eppure tutto questo non basterebbe,se questo grande Dio non si manifestasse ogni giorno nella vita di ogni uomo,nella mia come nella tua vita. E se anche milioni di persone lo negano,miliardi di persone lo affermano,ed io credo più a chi ha visto che a chi non vede! Riposa dunque tranquillo,perchè la tua fede è fondata sulla roccia granitica di una Vita Universale che si manifesta in tutti i modi,e in tutto ciò che esiste!

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