Storia della Chiesa: Umanesimo e Cristianesimo

Umanesimo e cristianesimo

L’umanesimo è l’altro concetto che viene associato a rinascimento, l’umanesimo è il versante culturale e filosofico


L’attenzione di questi autori viene portata non più su Dio ma sull’uomo, questo movimento ha una duplice caratteristica, significa ritorno ai capolavori classici. Sul piano filosofico è un movimento di rigetto della cosiddetta scolastica medioevale, il ritorno alla filosofia di Platone e dei suoi discepoli. Il libro è una nuova dimensione della conoscenza, che mette l’uomo al centro e permette un dialogo diretto con gli antichi. È una dottrina che considera l’uomo fine e valore supremo. Ma tutto dipende dal senso che si dà all’idea di uomo e ad ogni idea diversa corrisponde un diverso tipo di Umanesimo (liberale; ateo; cristiano: definito da Maritain come Umanesimo integrale).

Petrarca (1304-1374) fu un esponente di questo periodo, discepolo di Sant’Agostino, latinista, egli fu all’origine di quel movimento di ritorno alle lettere classiche. Questo movimento di ritorno all’antichità costituisce la prima caratteristica dell’umanesimo italiano. L’interesse del Petrarca per l’antichità nasceva dal fatto che egli era un patriota italiano e nei testi dell’antichità ritrovava la lingua e la storia della propria patria. Petrarca ritrovava nei testi antichi tutto quello che aveva fatto la grandezza della Roma imperiale dei primi secoli, e lui vedeva Roma che si disfaceva sotto i suoi occhi, auspicava il ritorno alla grandezza della civiltà cristiana occidentale. Il ritorno alle fonti dell’antichità significava anche il ripudio sia sul piano filosofico sia su quello teologico della scolastica medioevale, cioè il rifiuto di Aristotele e dell’empio Averroè, con il conseguente ritorno a Platone e ai suoi discepoli.

L’evoluzione di questo movimento è legata a due successori di Petrarca: Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. L’umanesimo italiano non era solo un ritorno alla letteratura greca e latina ma era qualcosa di più perché costituiva un innalzamento del pensiero sia sul piano filosofico sia su quello teologico e cosa più importante era un umanesimo cristiano. È da stigmatizzare l’idea che gli umanisti fossero atei, edonisti e scettici, perché il loro scopo non era quello di aggredire la teologia tradizionale, ma quello di aiutare Chiesa e teologia, cioè di aiutare la Chiesa, che era stata deformata dalle rughe del tardo Medioevo, a ritrovare le sue radici evangeliche. A tal fine gli umanisti cercarono di mettere Platone e i suoi discepoli al servizio della fede cristiana e di promuovere il ritorno alle sorgenti del vero cristianesimo: cioè la Bibbia, soprattutto il Nuovo Testamento, e i Padri della Chiesa. Le loro audaci ricerche ai limiti dell’ortodossia, hanno fatto strada alla riforma protestante, ma è anche vero che la Chiesa avendo un atteggiamento di condanna nei loro confronti si è privata di collaboratori, colti e illuminati, per combattere la Riforma Protestante.

In Francia c’è una figura che emerge che è quella di Lefèvre un teologo e un umanista, il primo traduttore della bibbia il lingua francese, in altri paesi troviamo circoli umanisti, come in Germania, in Inghilterra c’è la figura di Tommaso Moro (1478-1535) autore del famoso libro “l’utopia”, fu giustiziato per essere rimasto fedele alla chiesa di Roma dopo lo scisma, per aver rifiutato di riconoscere la supremazia reale. Dopo il 1500 le università diventano anche luoghi di studio per gli studi umanistici, in particolare lo studio delle due lingue dell’antichità, greco e ebraico, come lingua dell’antico testamento.

Erasmo da Rotterdam (1466-1536), nato a Rotterdam, città olandese, il 28 ottobre del 1466, era il figlio illegittimo dell’unione tra un prete e una donna, divenne orfano di padre e di madre ben presto, morirono entrambi di peste, ricevette la sua educazione dai dei fratelli della vita comune, fu segnato dalla spiritualità della devotio moderna, fu la principale figura del Rinascimento europeo, chiamato il principe degli umanisti. Nel 1487, a malincuore, senza avere una profonda vocazione scelse di entrare nel monastero di Stejn, nei paesi bassi, fu ordinato sacerdote il 25/4/1492. Ma la sua vera passione era lo studio e in particolare lo studio delle lettere antiche, la letteratura classica in particolare, di Cicerone. A un certo punto lascio il convento e divenne segretario del vescovo francese Enrico di Bergen, e grazie al sostegno economico di questo vescovo poté continuare i suoi studi a Parigi. Un altro momento importante fu il viaggio in Inghilterra, qui si incontro con Tommaso Moro e altri, questo sarà un incontro decisivo, incontra un umanesimo cristiano. Quindi decise di dedicarsi allo studio della Sacra Scrittura e compose diverse opere:

Enchiridion militis Chiritiani (1503), e un piccolo manuale di pietà scritto per introdurre i laici alla vita cristiana. L’idea che sta alla base di questo libro è che la perfezione cristiana sta nel cuore dell’uomo, nel suo rapporto intimo con Cristo, cioè nell’interiorità e non nelle manifestazioni esterne (riti, sacramenti, liturgia). La sua è dunque una spiritualità dell’interiorità bastata sul rapporto diretto cristiano/Dio. Qui si trova l’idea dell’imitatio Christi, con la differenza rispetto alla Devotio Moderna che l’imitazione di Cristo deve essere imitazione della sua umanità;

Il suo elogio della follia (1511) è una satira sulla chiesa del suo tempo (fa dire a un pazzo ciò che lui stesso vorrebbe dire), dietro le apparenze il sapiente vero può scoprire la vera saggezza. Questo libro fa di Erasmo un maestro ammirato e riconosciuto;

Novum instrumentim (1516), è l’edizione del testo greco del Nuovo Testamento con una traduzione latina che si discostava da quella della Vulgata. Nell’introduzione si trova un commento al Nuovo Testamento. Erasmo sviluppa una teologia biblica che chiama filosofia di Cristo.

Nel periodo 1516-1518 Erasmo raggiunge il culmine del suo prestigio a tal punto da essere additato come l’uomo che poteva riformare la Chiesa, però a questo punto entra sulla scena della storia Lutero che adombra la figura di Erasmo, perché

Da un lato, Erasmo è attratto dalle idee di Lutero e per questo, nell’ambiente cattolico, viene ben presto sospettato di compiacenza eccessiva nei confronti di Lutero e delle sue idee;

Dall’altro lato, Erasmo è diffidente nei confronti delle posizioni assunte dal riformatore nel 1520.

Ben presto la Chiesa cerca di utilizzare il prestigio di Erasmo invitandolo a scrivere contro Lutero. In risposta a tale invito nel 1524 Erasmo scrive De Libero arbitrio opera in cui critica la teoria luterana seconda la quale l’uomo non è libero, ma è predestinato al bene o al male. Quindi in quest’opera Erasmo difende il principio del libero arbitrio contro il determinismo luterano. Di contro Lutero risponde ad Erasmo col De servo arbitrio. Questa polemica segna la rottura tra Erasmo e Lutero, cioè tra l’umanesimo cristiano e la Riforma Protestante. Nel 1521 Erasmo si stabilisce a Basilea, dove il 12/7/1536 muore.

I due aspetti principali dell’umanesimo cristiano sono:

Il ritorno all’uomo: Dio non è più visto come un oggetto metafisico lontano dall’uomo e dalle sue preoccupazioni, ma è guardato nella sua relazione con l’uomo. Il Dio degli umanisti non è il Dio dei filosofi, ma è il Dio della rivelazione e dell’incarnazione. In questo senso si può parlare di una spiritualità cristocentrica.

Il ritorno alle fonti della rivelazione: c’è la congiunzione tra la pietas e l’erudizione (pia dottrina o dotta erudizione). Lo studio della letteratura classica sostituisce quello della filosofia che non viene più vista come ancilla theologiae. La letteratura degli umanisti sviluppa contenuti e tematiche cristiane quali l’umiltà, il gusto del bello, il senso del mistero.

FONTE:  http://www.testimonianzecristiane.it/teologia/storia/umanesimo.htm

 

 

CnqnP88WIAAvLnv