SAN PAOLO VI – A GESU’ MESSIA L’ACCLAMAZIONE DEI GIOVANI

A GESÙ MESSIA L’ACCLAMAZIONE DEI GIOVANI

Dall’Omelia della Domenica delle Palme, 7 aprile 1968

 

L’avvenimento delle Palme si ripete oggi

nella celebrazione liturgica.

E noi giovani diventiamo in questo momento,

insieme con la comunità dei fedeli,

i tuoi araldi, o Cristo.

Noi perpetuiamo nel nostro tempo, nel nostro ambiente,

l’istante di gloria della Tua regalità messianica.

Noi rinnoviamo l’atto di fede nella Tua persona

e nelle Tua missione.

Noi Ti riconosciamo Maestro dell’umanità.

Noi Ti proclamiamo Profeta dei destini del mondo.

Noi Ti dichiariamo Re divino nel quale si incentrano

le sorti di ogni uomo, e intorno al quale

si compone il disegno totale della storia.

Tu, Gesù, sei la Verità dell’esistenza umana,

anzi: Tu sei la stessa Vita,

il Principio della nostra salvezza, presente e futura.

Noi Ti acclamiamo come il Cristo,

il Signore dell’umanità, il Salvatore del mondo.

E l’acclamazione della Tua gloria

diventa la nostra fortuna, la nostra felicità.

Perché Tu sei il nostro Salvatore, il nostro Liberatore;

il nostro Allenatore alla grandezza dell’eroismo

e alla piccolezza della nostra umanità;

il nostro Maestro della più vera, della più beatificante

simpatia umana, cioè della carità.

A noi, talora ammaliati dal conformismo

che piega inconsciamente la nostra libertà

al dominio automatico di correnti estrerne di pensiero,

di opinione, di sentimento, di azione, di moda;

a noi, così presi da un gregarismo che ci dà l’impressione

di essere forti e talvolta ci rende ribelli,

Tu dai nuova coscienza e nuova forza per aderire a Te,

come noi giovani sappiamo fare: con energia totale.

Dacci la verità che ci fa liberi, Signore.

Rivelaci le ragioni supreme dell’umana esistenza.

Sottraici alla suggestione di massa.

E nello stesso tempo fa nascere in noi

la scienza dell’amicizia, della socialità, dell’amore.

Non saremo degli isolati.

Tu non spegni la nostra inviolabile personalità.

L’adesione a Te ci insegna l’adesione ai fratelli,

ci dà l’intelligenza dei meriti e dei bisogni,

per cui essi devono essere cercati, amati, serviti.

Una socialità superiore, quella della carità,

nascerà in noi. E non solo come ideologia,

ma come imperativo interiore di bontà,

di dedizione, di unione, di autentico amore.

Così sia per tutti noi.

Amen.