S.Alfonso Maria De Liguori – Le Glorie di Maria – Capo IV

CAPITOLO V

A TE SOSPIRIAMO GEMENTI E PIANGENTI IN QUESTA VALLE DI LACRIME

Della necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria per salvarci

Che invocare e pregare i santi e particolarmente la loro regina Maria santissima, affinché ci impetrino la grazia divina, sia cosa non solamente lecita, ma utile e santa, è verità di fede già enunciata dai Concili contro gli eretici, i quali la condannano come ingiuria a Gesù Cristo, che è il nostro unico mediatore. Ma se Geremia dopo la sua morte prega per Gerusalemme (2 Mac 15,14); se i vegliardi dell’Apocalisse presentano a Dio le preghiere dei santi (Ap 5,8); se san Pietro promette ai suoi discepoli di ricordarsi di loro dopo la sua morte (2 Pt 1,15); se santo Stefano prega per i suoi persecutori (At 7,60); se san Paolo prega per i suoi compagni (At 27,24; Ef 1,16; Fil 1,4); se insomma i santi possono pregare per noi, perché non possiamo noi implorare i santi affinché intercedano in nostro favore? San Paolo si raccomanda alle preghiere dei suoi discepoli: «Pregate per noi» (1 Ts 5,25); san Giacomo esorta: «Pregate gli uni per gli altri» (Gc 5,16). Dunque lo possiamo fare anche noi.

Nessuno nega che Gesù Cristo sia l’unico mediatore di giustizia che con i suoi meriti ci ha ottenuto la riconciliazione con Dio. Ma al contrario è cosa empia il negare che Dio si compiaccia di fare le grazie per intercessione dei santi e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto desidera di vedere da noi amata e onorata. Chi non sa che l’onore tributato alle madri si riflette sui figli? «Onore dei figli i loro padri» (Prv 17,6). Perciò san Bernardo dice che non deve pensare di oscurare la gloria del figlio chi loda molto la madre, perché «quanto più si onora la madre, tanto più si loda il figlio». Sant’Ildefonso dice: «Tutto l’onore che si rende alla madre si riflette su suo figlio e fino al re s’innalzano gli omaggi rivolti alla regina del cielo». Si sa che per i meriti di Gesù è stata concessa a Maria l’autorità di essere la mediatrice della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e d’intercessione, come appunto è chiamata da san Bonaventura: «Maria la fedelissima mediatrice della nostra salvezza». E san Lorenzo Giustiniani dice: «Come non è piena di grazia colei che è stata scelta scala del paradiso, porta del cielo e la più autentica mediatrice tra Dio e gli uomini?».

Perciò con ragione sant’Anselmo scrive che quando noi preghiamo la santa Vergine di ottenerci le grazie, non è che diffidiamo della divina misericordia, ma piuttosto che diffidiamo della nostra indegnità e ci raccomandiamo a Maria affinché la sua dignità supplisca alla nostra miseria.

Dunque soltanto quelli che mancano di fede possono dubitare che il ricorrere all intercessione di Maria sia cosa molto utile e santa. Ma il punto che qui intendiamo provare è che l’intercessione di Maria è necessaria anche per la nostra salvezza: necessaria diciamo, non di una necessità assoluta, ma, propriamente parlando, di una necessità morale. Diciamo che questa necessità nasce dalla stessa volontà di Dio, il quale vuole che tutte le grazie che egli ci dispensa passino attraverso le mani di Maria, secondo il pensiero espresso da san Bernardo. E si può dire con l’autore del Regno di Mariache questa sentenza è oggi comune tra i teologi e i dottori. La seguono Vega, Mendoza, Paciuchelli, Segneri, Poiré, Crasset e molti altri dotti autori. Persino il padre Natale di Alessandro, autore peraltro così riservato nelle sue proposizioni, dice anch’egli essere volontà di Dio che noi aspettiamo tutte le grazie per l’intercessione di Maria. «Dio vuole – sono le sue parole – che ogni bene che speriamo da lui ci sia concesso per l’intercessione della Vergine Madre, quando la invochiamo come si conviene». E a conferma della sua asserzione, cita il celebre passo di san Bernardo: «È volontà di Dio che tutto ci sia concesso per mezzo di Maria». Vincenzo Contenson esprime lo stesso pensiero. Spiegando le parole dette da Gesù Cristo in croce a san Giovanni: «Ecco tua madre», egli scrive: «Come se dicesse: Nessuno sarà partecipe del mio sangue, se non per intercessione della Madre mia. Le mie ferite sono sorgenti di grazie; ma a nessuno perverranno questi torrenti, se non per mezzo di Maria. Giovanni, mio discepolo, tanto da me sarai amato, quanto tu l’amerai».

Questa proposizione, cioè che tutto il bene che riceviamo dal Signore ci viene per mezzo di Maria, non piace molto a un certo autore moderno, il quale peraltro, sebbene tratti con molta pietà e sapienza della vera e della falsa devozione, tuttavia parlando della devozione verso la divina Madre, si è dimostrato molto avaro nell’accordarle questa gloria, che non hanno avuto scrupolo a riconoscerle diversi santi come Germano, Anselmo, Giovanni Damasceno, Bonaventura, Antonino, Bernardino da Siena, il venerabile abate di Selles e tanti altri dottori, i quali non hanno avuto difficoltà a dire che per la suddetta ragione l’intercessione di Maria non solo è utile, ma necessaria. Quest’autore dice che una tale proposizione, cioè che Dio non faccia alcuna grazia se non per mezzo di Maria, è un’iperbole e un’esagerazione sfuggita al fervore di alcuni santi ma che, propriamente parlando, significa semplicemente che da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, per i cui meriti riceviamo poi tutte le grazie. Altrimenti, conclude, sarebbe errore il credere che Dio non ci potesse concedere le grazie senza l’intercessione di Maria, poiché san Paolo dice che noi riconosciamo un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Cristo (1 Tm 2,5). Tali sono le idee di quest’autore.

Ma come egli stesso ci insegna nel suo libro, altro è la mediazione di giustizia per via di merito, altro la mediazione di grazia per via di preghiere. Altro è il dire che Dio non possa, altro che Dio non voglia concedere le grazie senza l’intercessione di Maria. Noi confessiamo che Dio è la fonte di ogni bene e il Signore assoluto di tutte le grazie e che Maria non è che una pura creatura la quale riceve da Dio gratuitamente tutto quello che ottiene. Ma chi mai può negare quanto sia ragionevole e conveniente affermare che Dio voglia che tutte le grazie concesse alle anime redente passino e si dispensino attraverso le mani di lei, per esaltare questa incomparabile creatura, che più di tutte le altre creature lo ha onorato e amato durante la sua vita e che egli ha eletto come Madre del Figlio suo, nostro comun Redentore? Noi confessiamo, conformemente alla distinzione fatta sopra, che Gesù Cristo è l’unico mediatore di giustizia, che con i suoi meriti ci ottiene le grazie e la salvezza, ma diciamo che Maria è mediatrice di grazia e che, se tutto ciò che ottiene l’ottiene per i meriti di Gesù Cristo e perché prega e lo domanda in nome di Gesù Cristo, nondimeno tutte le grazie che noi chiediamo, le riceviamo per mezzo della sua intercessione.

In ciò non vi è certamente nulla di contrario ai sacri dogmi, anzi tutto è conforme ai sentimenti della Chiesa, che nelle pubbliche preghiere da lei approvate ci insegna a ricorrere continuamente a questa divina Madre e ad invocarla: «Salute degli infermi, rifugio dei peccatori, aiuto dei cristiani, vita, speranza nostra». La stessa santa Chiesa nell’officio che fa recitare nelle festività della Vergine, applicando a lei le parole della Sapienza, ci fa capire che in Maria troveremo ogni speranza: «In me ogni speranza di vita e di virtù»; in Maria ogni grazia: «In me ogni grazia di via e di verità» (Sir 24,25 Vulg.). In Maria insomma troveremo la vita e la salvezza eterna: «Chi trova me trova la vita, e ottiene la salvezza dal Signore» (Prv 8,35). E altrove: «Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna» (Sir 24,30-31 Vulg.). Tutte queste parole ci dicono la necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria.

In questo sentimento ci confermano molti teologi e santi padri che lo hanno espresso. Infatti non è giusto dire, come fa l’autore suddetto, che per esaltare Maria essi si siano lasciati sfuggire iperboli ed esagerazioni. L’esagerare e il proferire iperboli è oltrepassare i limiti del vero, il che non si può dire dei santi, che hanno parlato con lo spirito di Dio, il quale è spirito di verità.

Mi si permetta qui una breve digressione per esprimere un mio sentimento. Quando un’opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l’opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di Maria. Secondo l’abate Ruperto, «credere fermamente alle sue grandezze» è uno degli omaggi più graditi alla nostra Madre. Del resto, per toglierci il timore di eccedere nelle nostre lodi basti l’opinione di sant’Agostino, il quale afferma che tutto ciò che diciamo in lode di Maria è poca cosa rispetto a quel che ella merita per la sua dignità di Madre di Dio. E la santa Chiesa fa leggere nella messa della beata Vergine: «Sei infatti beata e degnissima di ogni lode, o santa Vergine Maria».

Ma torniamo al punto e vediamo quello che i santi dicono a questo proposito. San Bernardo afferma che Dio ha riempito Maria di tutte le grazie affinché gli uomini, per mezzo di lei, come da un canale, ricevessero quanto viene loro di bene: «Un acquedotto sempre pieno, affinché tutti ricevano dalla sua pienezza». Inoltre il santo fa un’importante riflessione al riguardo e dice che, se prima della nascita della santa Vergine non vi fu per tutti questa corrente di grazia, è perché non vi era ancora questo acquedotto. «Ma, aggiunge, Maria è stata data al mondo affinché per mezzo di lei, come da un canale, arrivassero continuamente da Dio agli uomini i doni celesti».

Come Oloferne per conquistare la città di Betulia ordinò che si rompessero gli acquedotti (Gdt 7,6-13), così il demonio cerca con ogni mezzo di far perdere alle anime la devozione verso Maria perché, chiuso questo canale di grazie, gli riesce poi facilmente d’impadronirsi di esse. San Bernardo riprende: «Guardate, o anime, con quale affetto e devozione il Signore vuole che noi onoriamo la nostra regina ricorrendo sempre con fiducia alla sua protezione, poiché ha posto in lei la pienezza di ogni bene affinché ormai tutto quanto abbiamo di speranza, di grazia e di salvezza, riconosciamo che tutto ci viene dalle mani di Maria». Ugualmente dice sant’Antonino: «Per mezzo di lei è sceso dal cielo tutto ciò che la terra ha ricevuto di grazia».

Perciò Maria è paragonata alla luna. Dice san Bonaventura che, come la luna sta tra il sole e la terra e quel che dal sole riceve lo rifonde alla terra, così la Vergine regina, posta tra Dio e gli uomini, riceve le celesti influenze della grazia per trasfonderle a noi su questa terra.

Perciò la Chiesa la chiama «Porta felice del cielo». San Bernardo spiega che, come ogni rescritto di grazia che viene mandato dal re passa per la porta della sua reggia, così «nessuna grazia discende dal cielo sulla terra se non passa per le mani di Maria». San Bonaventura aggiunge che Maria viene chiamata porta del cielo perché nessuno può entrare in cielo se non passa per Maria che ne è la porta.

Nello stesso sentimento ci conferma san Girolamo – o secondo altri un antico autore del sermone dell’Assunzione inserito tra le sue opere – il quale dice che in Gesù Cristo fu la pienezza della grazia come nel capo, da cui poi si diffondono alle sue membra, che siamo noi, tutti gli spiriti vitali, cioè gli aiuti divini necessari per conseguire la salvezza eterna. In Maria poi fu anche la stessa pienezza come nel collo che la distribuisce alle membra. Lo stesso pensiero è espresso da san Bernardino da Siena, il quale dice che per mezzo di Maria si trasmettono ai fedeli, che sono il corpo mistico di Gesù Cristo, tutte le grazie della vita spirituale che discendono da Gesù loro capo.

San Bonaventura ce ne dice la ragione: «Essendosi Dio compiaciuto di abitare nel seno di questa santa Vergine, non temo di affermare che ella ha acquisito una certa giurisdizione sopra tutte le grazie, poiché da questo seno purissimo, come da un oceano celeste, sono usciti con Gesù tutti i fiumi dei doni divini». Lo stesso pensiero esprime con termini più chiari san Bernardino da Siena: «Dal tempo in cui la Vergine Madre concepì nel suo seno il Verbo divino, ha acquisito per così dire un diritto speciale sui doni che a noi procedono dallo Spirito Santo, in modo che nessuna creatura ha poi ricevuto da Dio alcuna grazia se non per mezzo di Maria e dalle sue mani».

Così appunto viene interpretato da un autore quel passo di Geremia in cui parlando dell’Incarnazione del Verbo e di Maria sua madre, il profeta dice che una donna doveva circondare quest’Uomo-Dio (Ger 31,22). Quest’autore spiega: «Come dal centro di un circolo non esce nessuna linea che non passi per la circonferenza che lo circonda, così da Gesù, che è il centro di ogni bene, nessuna grazia può venirci se non per mezzo di Maria, che lo ha circondato dopo averlo ricevuto nel suo seno».

San Bernardino da Siena dice che «perciò tutti i doni, tutte le virtù e tutte le grazie sono dispensate per mano di Maria a quelli che ella vuole, quando vuole e come vuole». Allo stesso modo Riccardo di san Lorenzo dice che «Dio vuole che quanto di bene fa alle sue creature, tutto passi per le mani di Maria». Il venerabile abate di Selles esorta dunque a ricorrere a colei che egli chiama «Tesoriera delle grazie», poiché solo per suo mezzo il mondo e tutti gli uomini possono ricevere tutto il bene che possono sperare.

Dal che si vede chiaramente che i santi e gli autori citati, affermando che tutte le grazie ci vengono per mezzo di Maria, non hanno inteso dire ciò solamente perché da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, che è la fonte di ogni bene, come pretende l’autore suddetto, ma ci assicurano che Dio, dopo averci donato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che da allora sono state dispensate, che lo sono ancora adesso e lo saranno sino alla fine del mondo, siano tutte dispensate attraverso le mani e per l’intercessione di Maria.

Il padre Suarez conclude dunque: «È oggi sentimento universale della Chiesa che l’intercessione della santa Vergine ci è non soltanto utile, ma necessaria». Necessaria, come abbiamo detto, non di necessità assoluta, perché solamente la mediazione di Gesù Cristo ci è assolutamente necessaria; ma di necessità morale, poiché, secondo il pensiero della Chiesa espresso da san Bernardo, Dio ha determinato che nessuna grazia sia dispensata a noi se non per mano di Maria. E prima di san Bernardo, sant’Ildefonso si era rivolto alla Vergine dicendo: «O Maria, il Signore ha decretato di raccomandare alle tue mani tutti i beni che egli ha disposto di dare agli uomini e perciò a te ha affidato tutti i tesori e le ricchezze delle grazie». Per questo san Pier Damiani dice che Dio non volle farsi uomo se non col consenso di Maria; anzitutto affinché noi tutti le fossimo sommamente obbligati, poi affinché comprendessimo che da lei dipende la salvezza di tutti.

Isaia (11,1-2) aveva profetizzato la nascita di Maria e quella del Verbo incarnato che doveva nascere da lei come un fiore: «Una verga spunterà dal tronco di Iesse, un fiore dalle sue radici, su di lui si poserà lo Spirito del Signore». Meditando su queste parole san Bonaventura esclama: «Chiunque desidera ottenere la grazia dello Spirito Santo, cerchi il fiore nella verga, cioè Gesù in Maria, poiché attraverso la verga si arriva al fiore e attraverso il fiore si arriva a Dio». E aggiunge: «Se vuoi avere questo fiore, cerca con le preghiere d’inclinare a tuo favore la verga del fiore e l’otterrai». D’altra parte a proposito delle parole: «Trovarono il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11), il santo dice: «Non si troverà mai Gesù se non con Maria e per mezzo di Maria». E conclude: «Invano cerca Gesù chi non cerca di trovarlo insieme con Maria». Così sant’Ildefonso diceva: «Io voglio essere servo del Figlio e poiché non lo sarà mai chi non è servo della Madre, ambisco al servizio di Maria».

Seguito dello stesso argomento

San Bernardo dice che come un uomo e una donna hanno cooperato alla nostra rovina, così fu conveniente che un altro uomo e un’altra donna cooperassero alla nostra riparazione: Gesù e Maria sua Madre. Senza dubbio, dice il santo, Gesù Cristo da solo sarebbe stato pienamente sufficiente per redimerci, ma «fu più conveniente che alla nostra redenzione collaborassero l’uno e l’altro sesso, non essendo stato estraneo alla nostra perdizione né l’uno né l’altro». Perciò il beato Alberto Magno chiama Maria la «cooperatrice della redenzione». La santa Vergine stessa rivelò a santa Brigida che, come Adamo ed Eva vendettero il mondo per una mela, così ella e il Figlio riscattarono il mondo con un solo cuore. Sant’Anselmo conferma: «Dio ha potuto creare il mondo dal nulla, ma essendosi perduto il mondo per il peccato, Dio non ha voluto ripararlo senza la cooperazione di Maria».

Il padre Suarez spiega che la divina Madre ha cooperato in tre modi alla nostra salvezza: in primo luogo con l’aver meritato, con merito di convenienza (de congruo), l’incarnazione del Verbo. In secondo luogo, con il suo zelo a pregare per noi, mentre viveva su questa terra; infine con l’offrire a Dio il sacrificio della vita del Figlio per la nostra salvezza. Perciò il Signore ha stabilito che avendo Maria cooperato con tanto amore verso gli uomini e con tanta gloria per Dio alla redenzione di tutti, tutti poi per mezzo della sua intercessione ottengano la salvezza.

«Maria viene chiamata la cooperatrice della nostra giustificazione perché Dio ha affidato a lei tutte le grazie che vengono dispensate a noi». Perciò san Bernardo la proclama universale mediatrice della salvezza: «Tutti quelli che ci hanno preceduto, noi che esistiamo e quelli che seguiranno dobbiamo tutti rivolgere i nostri sguardi verso Maria, come verso il centro e il punto culminante di tutti i secoli».

Disse Gesù Cristo: «Nessuno può venire a me se il Padre non lo attira» (Gv 6,44). Così pure, secondo Riccardo di san Lorenzo, Gesù dice di sua Madre: «Nessuno viene a me se la madre mia non lo attira con le sue preghiere». Gesù fu frutto di Maria, come le disse santa Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno» (Lc 1,42). Chi vuole il frutto, deve andare all’albero. Chi vuole dunque Gesù, deve andare a Maria e chi trova Maria trova certamente anche Gesù. Santa Elisabetta, quando vide la santa Vergine che era andata a visitarla nella sua casa, non sapendo come ringraziarla, esclamò umilmente: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). Ma come? Non sapeva santa Elisabetta che non solo Maria, ma anche Gesù era venuto nella sua casa? Perché poi si dice indegna di ricevere la Madre e non piuttosto di vedere il Figlio venuto a trovarla? Il fatto è che la santa comprendeva che quando viene Maria, porta anche Gesù e perciò le bastò ringraziare la Madre senza nominare il Figlio.

«È come la nave di un mercante, che fa venire da lontano il suo pane» (Prv 31,14). Maria fu questa felice nave che dal cielo portò a noi Gesù Cristo, pane vivo, disceso dal cielo per dare a noi la vita eterna: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,51). Riccardo di san Lorenzo scrive: «Nel mare di questo mondo si perderanno tutti coloro che non saranno ricevuti in questa nave», cioè non protetti da Maria. «Perciò, ogni volta che ci vediamo in pericolo di perderci per le tentazioni e le passioni della vita presente, dobbiamo ricorrere a Maria gridando: Presto, Signora, aiutaci, salvaci se non vuoi vederci perduti». Si noti qui per inciso che Riccardo di san Lorenzo non dubita che si possa dire a Maria: «Salvaci, siamo perduti», come fa difficoltà l’autore più volte citato nel paragrafo precedente, il quale proibisce di poter dire alla Vergine che ci salvi, poiché, secondo lui, il salvarci spetta solo a Dio. Ma se un condannato a morte può chiedere a un favorito del re che lo salvi intercedendo presso il principe affinché gli faccia grazia della vita, perché non possiamo noi dire alla Madre di Dio che ci salvi ottenendoci la grazia della vita eterna? San Giovanni Damasceno non esitava a dire alla Vergine: «Regina immacolata e pura, salvami, liberami dalla dannazione eterna». San Bonaventura chiamava Maria: «Salvezza di quelli che ti invocano». La santa Chiesa approva che la si invochi «Salute degli infermi». E noi ci faremo scrupolo di chiederle che ci salvi, dal momento che, come dice un autore, «a nessuno se non per mezzo suo si apre il cammino della salvezza»? Già prima san Germano aveva esclamato: «Nessuno sarà salvo se non per mezzo tuo».

Ma vediamo altre parole dei santi sulla necessità che abbiamo dell’intercessione della divina Madre. Diceva il glorioso san Gaetano che noi possiamo chiedere le grazie, ma non potremo mai ottenerle senza l’intercessione di Maria. Sant’Antonino lo confermava con queste belle parole: «Chi domanda e vuole ottenere le grazie senza l’intercessione di Maria, pretende di volare senza le ali». Come il faraone disse a Giuseppe: «La terra d’Egitto è nelle tue mani» (Gn 47,6) e mandava da Giuseppe tutti coloro che ricorrevano a lui per soccorso: «Andate da Giuseppe» (Gn 41,55), così Dio, quando noi gli chiediamo le grazie, ci manda da Maria: «Andate da Maria». Egli infatti, dice san Bernardo, «ha decretato di non concedere alcuna grazia se non per mano di Maria». Perciò Riccardo di san Lorenzo osserva: «La nostra salvezza è nelle mani di Maria, sicché con maggior ragione che gli Egiziani a Giuseppe, noi cristiani possiamo dire: “La nostra salvezza è nelle sue mani”». Anche Raimondo Giordano, il venerabile Idiota, dice: «La nostra salvezza è nelle sue mani». Con maggior forza Cassiano asserisce: «Tutta la salvezza del mondo sta nella moltitudine dei favori di Maria». Egli afferma dunque che la salvezza di tutti consiste nell’essere favoriti e protetti da Maria. Chi è protetto da Maria si salva; chi non è protetto, si perde. San Bernardino da Siena le dice: «Tu sei la dispensatrice di tutte le grazie: la nostra salvezza è nelle tue mani» e da te dipende.

Perciò Riccardo di san Lorenzo aveva ragione di dire che come una pietra cade appena viene tolta la terra che la sostiene, così un’anima, tolto l’aiuto di Maria, cadrà prima nel peccato e poi nell’inferno. San Bonaventura aggiunge che Dio non ci salverà senza l’intercessione di Maria e continua: «Come un bambino senza la nutrice non può vivere, così senza la nostra regina non si può avere la salvezza». Conclude dunque esortando: «Che l’anima tua abbia sete di devozione a Maria; conservala sempre e non lasciarla, finché tu non abbia ricevuto in cielo la sua materna benedizione». Ascoltiamo le belle parole di san Germano: «Nessuno arriva alla conoscenza di Dio se non per mezzo tuo, Maria santissima; nessuno si salva se non per mezzo tuo, Madre di Dio; nessuno sarebbe libero dai pericoli se non fosse per te, Vergine madre; nessuno riceverebbe alcuna grazia da Dio se non fosse per te, piena di grazia». E altrove san Germano le dice: «Se tu non gli aprissi la via, nessuno sarebbe libero dai morsi della carne e del peccato».

Come abbiamo accesso presso l’eterno Padre soltanto per mezzo di Gesù Cristo, così, dice san Bernardo, noi abbiamo accesso presso Gesù Cristo soltanto per mezzo di Maria. Il Signore, prosegue san Bernardo, ha determinato che ci salviamo tutti per intercessione di Maria affinché per mezzo di Maria ci riceva quel Salvatore che per mezzo di lei è stato a noi donato e perciò il santo la chiama madre della grazia e della nostra salvezza. «Che ne sarà di noi, riprende san Germano, quale speranza ci rimarrà di salvarci se ci abbandoni, Maria, tu che sei la vita dei cristiani?».

Ma, replica l’autore moderno di cui abbiamo parlato, se tutte le grazie passano per le mani di Maria, quando noi imploriamo l’intercessione dei santi, devono essi ricorrere alla mediazione di Maria per ottenerci le grazie? Questo, nessuno lo crede né lo ha mai sognato. In quanto al crederlo, rispondo che in ciò non vi può essere alcun errore o inconveniente. Quale inconveniente vi sarà nel dire che Dio per onorare sua Madre, che ha costituito regina dei santi, volendo che tutte le grazie siano dispensate per mano di lei voglia anche che i santi stessi ricorrano a lei per ottenere grazie ai loro devoti? In quanto poi al dire che nessuno lo ha mai sognato, io trovo che l’hanno asserito espressamente san Bernardo, sant’Anselmo, san Bonaventura, il padre Suarez e altri. «Invano, dice san Bernardo, si pregherebbero gli altri santi per ottenere qualche grazia, se Maria non intervenisse». Così un autore spiega questo passo di Davide: «I ricchi del popolo cercano il tuo volto» (Sal 44,13). I ricchi del grande popolo di Dio sono i santi, i quali quando vogliono impetrare qualche grazia per i loro devoti si raccomandano a Maria per ottenerla. Giustamente, dice il padre Suarez, noi preghiamo i santi che siano i nostri intercessori presso Maria, loro signora e regina: «Non ci rivolgiamo ai santi perché uno di loro interceda a nostro favore presso un altro, perché sono tutti uguali. Ma possono intercedere presso la Vergine come loro signora e regina».

Il padre Marchese racconta che san Benedetto apparve un giorno a santa Francesca Romana e prendendola sotto la sua protezione le promise di essere suo avvocato presso la divina Madre. A conferma di ciò, sant’Anselmo così parla alla Vergine: «Quello che possono ottenere le intercessioni di tutti questi santi uniti con te, puoi ben ottenerlo da sola, senza il loro aiuto. Perché, seguita a dire il santo, tu sola hai tanta potenza? Perché tu sola sei la Madre del nostro comune Salvatore, la sposa di Dio, la regina universale del cielo e della terra. Se tu non parli per noi, nessun santo pregherà per noi e ci aiuterà. Ma se tu vorrai pregare per noi, tutti i santi si faranno premura di supplicare per noi il Signore e di soccorrerci». «Il giro del cielo da sola ho percorso» (Sir 24,5). Nel suo libro Devoto di Maria, il padre Segneri, con la santa Chiesa, applica a Maria queste parole del Siracide e dice che come la prima sfera con il suo movimento fa muovere tutte le altre, così quando Maria si mette a pregare per un’anima fa sì che tutto il paradiso si metta a pregare con lei. «Anzi, dice san Bonaventura, quando la santa Vergine avanza verso il trono di Dio per intercedere in nostro favore, comanda con la sua autorità di regina agli angeli e ai santi che l’accompagnino e uniscano insieme alla sua le loro preghiere all’Altissimo».

Comprendiamo così la ragione per cui la santa Chiesa ci impone di invocare e salutare la divina Madre col grande nome di Speranza nostra: Spes nostra, salve. Lutero diceva di non poter sopportare che la Chiesa romana chiamasse Maria, una creatura, la nostra speranza, la nostra vita. Egli diceva infatti che solo Dio e Gesù Cristo, come nostro mediatore, sono la nostra speranza e che Dio maledice invece chi ripone la propria speranza nella creatura, secondo le parole di Geremia: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo» (Ger 17,5). Ma la Chiesa ci insegna a invocare sempre Maria e a chiamarla nostra speranza, Spes nostra, salve.

Chi ripone la sua speranza nella creatura indipendentemente da Dio, questi certamente viene maledetto da lui, poiché Dio è l’unica fonte e il dispensatore di ogni bene e la creatura senza di lui non ha niente né può dare niente. Ma se, come abbiamo dimostrato, il Signore ha disposto che tutte le grazie passino per le mani di Maria come per un canale di misericordia, possiamo, anzi dobbiamo affermare che Maria è la nostra speranza, per mezzo di cui riceviamo le grazie divine. Perciò san Bernardo esclamava: «Figlioli, in lei è la mia più grande fiducia, in lei tutto il fondamento della mia speranza». E san Giovanni Damasceno così parlava alla santa Vergine: «Mia regina, in te ho posto tutta la mia speranza e con gli occhi fissi su di te da te attendo la mia salvezza». San Tommaso dice che Maria è tutta la nostra speranza di vita. Sant’Efrem esclama: «Vergine fedele, se vuoi vederci salvi, accoglici sotto le ali della tua misericordia, poiché non abbiamo altra speranza di salvarci che per mezzo tuo».

Concludiamo dunque con san Bernardo: «Procuriamo di venerare con tutti gli affetti del cuore la nostra divina Madre, poiché è volontà di Dio che noi riceviamo tutto il bene per mano di Maria». Perciò il santo ci esorta: ogni volta che desideriamo e domandiamo qualche grazia, raccomandiamoci a Maria e confidiamo di ottenerla per mezzo suo. Poiché «se sei indegno di ricevere la grazia desiderata, meriterà di ottenerla Maria che la chiederà a tuo favore». San Bernardo ammonisce quindi: «Se non vuoi avere un rifiuto da parte di Dio, per tutto ciò che gli offri di opere o di preghiere, ricordati di raccomandarlo a Maria».

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