«Prendi con te il Bambino e sua Madre, e fuggi»

A differenza di quello di san Luca, il racconto dell’evangelista Matteo sull’infanzia di Gesù ha qualcosa di glorioso, ma proprio per questo anche di drammatico. La gloria regale del Messia adorato dalle genti d’Oriente, il dramma regale provocato dalla feroce gelosia di quell’altro re, Erode, che tremava a Gerusalem­me per la nascita di un povero Bambino. Nell’una e nell’altro è coinvolta Maria. Anche qui il racconto è semplice, appena abbozzato; ma la fantasia religiosa del lettore è provocata. Questa fuga pre­cipitosa di notte, col Bambino stretto fra le braccia, fra disagi e paure, inseguiti dall’ossessione di sentire a ogni momento i pas­si crudeli degli sgherri di Erode… Il Bambino si lascia portare lontano, ma la Madre vive fino in fondo il pericolo mortale che lo minaccia. Per il momento si salverà, mentre a Betlemme i bambini innocenti vengono uccisi e le mamme si disperano. «Rachele piange i suoi figli, e non vuole essere consolata, per­ché non sono più». Anche qui san Matteo racconta, con infinita e toccante sem­plicità; ma guarda anche al futuro. Lui esprime la sua fede: Gesù al centro del mondo, per la salvezza di tutti! Ma quanto sacrifi­cio, quanto dolore costerà la diffusione del vangelo che porterà in tutto il mondo Gesù; quanti missionari osteggiati, scacciati, in fuga sotto la minaccia orgogliosa del potere terreno. Quasi un anticipo profetico, Maria vive già ora tutto questo travaglio. Così è stato stabilito, che sia Lei a presentarlo al mon­do, tenendolo amorevolmente fra le braccia, gioiosa e gloriosa della sua gloria regale. Ma proprio per questo dovrà Lei, per pri­ma, condividere coraggiosamente le difficoltà e le prove di tutti i messaggeri di Gesù.
Ave, Maria, sempre vicina a Gesù respinto: prega il tuo Figlio perché non venga mai meno il coraggio dei suoi testi­moni nel mondo.