Preghiamo la Parola di Dio

Ecco il tema di questa sera. Come può diventare significativa per noi la Parola di Dio, come farla diventare vita, confrontandoci con essa?

La riscoperta della Parola di Dio è un segno dei tempi, ma dob­biamo interiorizzare questo segno dello Spirito perchè non resti morto in noi.

Il Concilio nel documento “Dei Verbum” dice: “È necessario che tutti conservino un contatto continuo con le Scritture onde apprendere la sovraeminente scienza di Gesù Cristo con la frequente lettura delle divine Scritture. L’ignoranza delle divine Scritture è infatti ignoranza di Cristo”.

L’ascolto fondamentale della Parola di Dio avviene nell’assemblea liturgica domenicale. Perciò anche come comunità è necessario cercare di migliorare sempre il servizio liturgico non solo per quanto riguarda i microfoni, ma soprattutto i lettori: se chi legge crede nella Parola di Dio fa un annuncio più significativo e anche più penetrante.

Ma non è sufficiente incontrarsi solo la domenica per ascoltare la Parola; anche se è il momento privilegiato dell’annuncio, è necessario poi fequentare personalmente la Parola di Dio.

Nell’accostarsi ad essa possiamo trovare difficoltà diverse: non conoscerla a sufficienza, trovarla difficile, annoiarsi; qualcuno dice: “la lettura degli stessi passi non riesce più a darmi una spinta”. Tenterò di mettere alcuni punti fermi per un approccio nuovo.

Accostarsi alla parola con fede

Il primo è l’atteggiamento di fede per cui credo che il Signore è pre­sente nella Parola e che lo posso incontrare in modo autentico.

Nel Vangelo l’emorroissa dice: “Soltanto se tocco il suo mantello io sarò guarita” e una forza uscì da Lui tanto che il Signore: “Chi mi ha toccato?” e i discepoli: “Ma c’è un mucchio di gente, tutti ti toccano” – “Chi mi ha toccato? Chi mi ha toccato con fede?” (Cfr. Mc.5.28-34). Ecco noi dobbiamo toccare la Parola di Dio con questa fede.

Gesù dice a Giàiro quando lo informano che sua figlia è morta e perciò è inutile disturbare il maestro: “Tu soltanto abbi fede. La fan­ciulla non è morta, ma dorme” – “Talità kum”. (cfr. Mc. 5.36-43).

Noi dobbiamo andare alla Parola di Dio con questa fede: “Qui c’è Gesù Cristo, qui c’è Dio che mi parla”.

Presenza reale nell’Eucarestia, presenza del Cristo in maniera diver­sa, ma altrettanto vera nella Parola, non nel testo materiale, ma nel suo annuncio. Di fronte alla Parola dobbiamo avere un’attenta venerazio­ne, che non va confusa con un rispetto sbagliato o un atteggiamento di distanza. Non possiamo leggere la Parola come un giornale qualsiasi, ma dobbiamo coltivarla in noi, renderla più viva per sperimentare i suoi effetti terapeutici dentro di noi. San Girolamo scrive: “Chi ascolta in modo non attento, sarà colpevole quanto colui che avrà lasciato cadere negligentemente per terra il corpo del Signore”.

Sono parole forti, che oggi noi riscopriamo e che vogliono spingerci ad avere un atteggiamento di fede e di accoglienza verso colui che andiamo a incontrare nella Parola.

È un’ottima cosa premettere l’invocazione allo Spirito Santo in un momento di raccoglimento in cui risvegliamo in noi il senso della pre­senza di Cristo nella sua Parola. Ripensando all’emorroissa, a Giàiro, ai personaggi del Vangelo che con fede si accostavano a Signore, ci pre­pariamo a ricevere il dono della Parola.

Una lettura che accoglie

Un secondo punto fermo riguarda la lettura: deve essere una lettura lenta, calma, che accoglie, che si ferma su “ciò che ti ha colpito”, che magari confronta i passi paralleli, che guarda anche le note, ma senza lasciarsi bloccare da problemi esegetici.

Non voglio negare l’utilità di un approfondimento culturale, esegeti­co, filologico della Scrittura, ma affermo che anche chi si accosta senza alcuna conoscenza biblica, se lo fa con fede, può ricevere dei frutti abbondanti. Nella lettura dobbiamo essere perseveranti e non lasciarsi scoraggiare dall’aridità.

Dalla lettura alla “Ruminatio”

Dopo la lettura passiamo alla meditazione o “ruminatio” secondo l’espressione dei Padri della Chiesa. Se vi è capitato di osservare qual­che mucca che rumina l’erba, potrete capire meglio la plasticità di que­sto termine. Dobbiamo lasciar girare e rigirare dentro di noi la Parola perchè si trasformi in vita ed energia per lo spirito.

“Maria da parte sua conserva tutte queste cose nel suo cuore” (Cfr. Lc.2.51).

Si tratta di confrontare la nostra vita con la Parola, anche se forse non riusciamo ad applicarla immediatamente alla nostra situazione esi­stenziale, a “cavar fuori” dei propositi. Non dobbiamo scoraggiarci se a volte la Parola non illumina le nostre situazioni di dubbio, angoscia, gioia, sofferenza o difficoltà. Con una lettura continuata mettiamo den­tro di noi un seme che al momento opportuno porterà il suo frutto.

Mi sembra significativo l’episodio di S. Pacomio e dei suoi monaci. Siamo nei primi secoli della Chiesa. Pacomio spinge i suoi discepoli all’ascolto della Parola. A chi non sa leggere dice: “Nella lettura comu­nitaria fissate in mente qualche versetto e ripetetelo lungo il giorno”.

Ai dotti era riservata la biblioteca con i suoi codici. Dopo alcuni anni Pacomio si accorse che i monaci illetterati avevano fatto grossi progressi nella carità fraterna, nella donazione, generosità, perdono, pazienza, in tutte quelle realtà che sono faticose perchè sono realtà divine, che incarnano la presenza dello Spirito in noi. Gli altri, avvolti nell’esegesi, avevano fatto un cammino più lento.

La preghiera: risposta alla Parola

Fatta la “ruminatio” è opportuno dialogare con Dio, il Dio presente e amico. Non è un monologo; rispondiamo alla Parola di Dio: Ecco Signore, che cosa vuoi dirmi? Oppure: Ti lodo e ti ringrazio perchè quanto mi hai detto mi dà conforto e mi apre un nuovo spiraglio.

Anche nella Liturgia è presente questo schema dialogico. Se notate il Salmo responsoriale è sempre in sintonia con la prima lettura: Dio ci ha parlato e noi rispondiamo. A volte non ci rendiamo conto di questo passaggio per la fretta con cui si susseguono le letture. Nella lettura pri­vata esprimiamo la risonanza della Parola dentro di noi componendo un nostro salmo responsoriale.

Perseverare nella lettura

Altro punto è l’assiduità nella lettura: “Bussate e vi sarà aperto” (Cfr. Mt. 7). Posso riuscire a strappare 20 minuti al giorno per l’incon­tro con la Parola se sono convinto che questo trasforma la mia vita e le mie relazioni interpersonali, allarga le mie vedute sulle scelte concrete e anche vocazionali. Infatti la Parola si insinua, penetra anche se non ce ne accorgiamo con un processo di sedimentazione, fa eco nel nostro cuore e nella nostra mente, diventa azione e vita. Succede che improv­visamente la Parola ruminata magari 15 giorni prima, mi torni in mente e mi dia una spinta per agire, per rapportarmi con le persone, per pren­dere una decisione, vincere un momento di pigrizia, per resistere a una tentazione. La Parola diventa maestra, diventa vita perchè parola viva.

Una vita liberata dalla parola

Quando Gesù dice: “Sono l’acqua viva”, non usa un termine poeti­co, ma reale: ci comunica nella Parola la Sua vita.

Se le rimaniamo fedeli, lentamente questo processo avviene in noi. La condizione necessaria è l’assiduità nella lettura. Ci saranno i giorni in cui sarà impossibile. Questi momenti non devono moltiplicarsi, ma dobbiamo riprenderci e diventare frequentatori della Parola. Il risultato è garantito dal Signore.

“Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv. 8.31-32), sarete inte­riormente e profondamente liberati dalla Parola, e porterete liberazio­ne, non in teoria ma nel tessuto della vostra vita.

Certamente non a poco prezzo, a prezzo di un’assiduità con la paro­la, di un discorso di fede dal momento che a volte la Parola diventa scon­volgente per la nostra vita.

Se leggiamo una frase forte del Signore che è totalmente a quello che stiamo facendo, sono possibili due soluzioni: 1’ack o il rifiuto. Cercare l’accoglienza è già una soluzione di fede, per accoglìerla totalmente. La conseguenza è vivere la Parola de Foucauld dice: “Gridare il Vangelo con la vita”.

Gregorio Magno dice: “Dobbiamo leggere come se si trattasse applicarlo a noi”. La Parola riguarda me e non gli altri. È ben fare dei propositi dopo ogni lettura, ma senza scervellarsi. Se mi capita di non aver da fare nessun proposito, va benissimo ugualmente. posito è il desiderio di vivere concretamente qualcosa su cui sono illuminato. È bene incontrare la Parola e lasciarsene illuminare con un lavoro lentamente che procede nel tempo, che non darà risultati immediati ma grossi risultati nel tessuto della vita.

Con cuore di fanciullo

Un altro punto importante è quello dello stupore, della semplicità, del cuore di fanciullo. Ne abbiamo già parlato, ma voglio sottolineare il valore della purezza della mente e del cuore. (Lo vissero i Santi come San Francesco d’Assisi ed altri).

Con una certa conoscenza di causa posso dire quanto certe trasmissioni televisive anche e soprattutto nei ragazzi e nei giovani diventano morte dell’anima. Siamo effettivamente circondati da fermeni di morte che possono inquinarci. Dobbiamo perciò essere molto forti e sereni, semplici come colombe, ma furbi come serpenti per non andarci a cacciare nella tana dell’aspide. Se poi siamo morsicati diciamo: “mea culpa”.

Comunicare l’esperienza della parola

Aiutare gli altri ad avvicinare e pregare la Parola di Dio è oggi un’urgenza missionaria. Se noi abbiamo scoperto questo dono, se esso è diventato per noi qualcosa di vero non possiamo tenerlo per noi: “non licet” che tradotto vuo dire “non è lecito”. Ciascuno troverà i modi e le forme. Dobbiamo sentire come una responsabilità di cristiani l’annuncio di questa metodologia dell’incontro con Cristo. Dobbiamo comunicare la nostra esperienza agli altri, non per farne dei proseliti, ma per aiutarli a diventare liberi, cristiani, per vivere la speranza, le situazioni in chiave di carità.

La Parola penetra la nostra esistenza più profonda, sconvolge il nostro modo di fare e di pensare se è pagano e ci converte a Cristo. Questa penetrazione è reale, incarnata; del resto più incarnata della Parola che è diventata uomo nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo?

Quando la Parola entra davvero in noi non ci conduce all’intimismo, non ci privatizza, ma ci “butta” in mezzo ai fratelli, ci “scaraventa” nelle situazioni più difficili e ci fa diventare rivoluzionari dell’amore, della pace, del perdono, ci dà il coraggio dell’annuncio fino al martirio, se viviamo in un contesto in cui il martirio è all’ordine del giorno.

Come conclusione vi direi di non lasciarvi scoraggiare dalle diffi­coltà iniziali, dall’aridità, dalla mancanza di tempo, dal pensare che è un’utopia riuscire a fare 20 minuti con la Parola di Dio tutti i giorni; se abbiamo cominciato e non siamo riusciti ripartiamo e perseveriamo con fede; vedremo che la forza della Parola ci spingerà all’Eucarestia, all’at­tenzione ai poveri, a scelte vocazionali profonde che coinvolgeranno tutta la nostra vita.