PARLAMI DI DIO – 9 – La Presenza di Dio nella sofferenza

Dio non ti abbandona mentre soffri, anzi è più presente che mai: Gesù ti associa alla sua redenzione e alla Sua Croce.

Ma perchè? Non vuole Egli forse la tua felicità? Non ha Egli sofferto e patito la morte per dare a te gioia e vita?

La risposta non è tanto semplice, se vista con mente umana. Il massimo atto di amore è stato la morte di Gesù in croce: nessuno ha un amore più grande di un Dio che dona la sua vita. Quindi, quando noi guardiamo un crocifisso, guardiamo l’immagine del più grande amore che possa esistere.

Fino a qui, tutti possiamo consentire, ma la cosa diventa difficile quando la sofferenza tocca noi, che magari non siamo disposti ad amare nella dimensione della croce.

E poi, amare chi? Un malato di cancro sa solo di essere stato colpito da una grande sventura, e non vede a chi questa possa giovare.

Possiamo tentare una risposta, ma la Croce rimane un mistero, un grande mistero, specialmente per l’uomo che, volente o nolente, la porta. Costui non vuole parole o facili spiegazioni, ma desidera solo liberarsi dal dolore e dall’angoscia.

Non si può comprendere la Croce senza un’illuminazione della grazia divina, che elevi il nostro povero intelletto umano ad accettare ragioni e ragionamenti che sono lontani dal semplice buon senso.

Incominciamo a mettere un punto fermo: se la via alla felicità è l’amore, e se il massimo amore è donare la vita, noi dobbiamo pur incominciare ad avanzare in questa via irta di spine, proprio per giungere alla felicità e alla gioia.

A chi giova la nostra sofferenza? A volte noi lo sappiamo, ma altre volte lo sa solo Dio: Lui sa bene per chi soffriamo, come sa tutto di noi e dell’intero universo.

Quindi la nostra croce non è inutile, perchè ci porta verso la felicità, e perchè giova a qualcuno o a molti.

La fede non cessa di ripeterci che la croce è benedetta, che è l’unica via e l’unica speranza, che ci assimila a Cristo: I santi hanno ardentemente desiderato la croce, e l’hanno preferita a tutte le gioie del mondo.

Questa convinzione, però, potrà darcela solo la fede infiammata di carità e di speranza: man mano che in noi cresceranno queste virtù teologali, crescerà anche la comprensione e il desiderio della croce, per quanto difficile e assurdo questo possa sembrare alla ragione umana non illuminata dalla fede.

Allora la presenza di Dio in noi ci consolerà nella sofferenza, e pian piano ci farà comprendere, in mille modi, la stretta connessione dei patimenti con l’amore, con il vero amore. Dio consoliderà in noi il nostro organismo spirituale, e la Sua presenza in noi farà crescere tutte le virtù che ci porteranno all’amore della croce, della nostra croce: l’ultimo stadio di questo meraviglioso e segreto percorso viene chiamato dai mistici la follia della Croce!

Convinciamoci che non siamo nati per le cose di questa terra ma per quelle del cielo; a queste dobbiamo tendere e non a quelle. In questa vita terrena siamo in pellegrinaggio per arrivare alla dimora eterna; camminiamo nella via per giungere alla patria; viviamo nella fede per dimorare nella visione; ci esercitiamo nella fatica per godere il riposo; pratichiamo la vita attiva, piena di amarezze e di dolori, per il premio della Vita Eterna (cf 2 Cor 5, 6-8).