PARLAMI DI DIO – 16 – Cristo, Salvatore e Salvezza

In nessun momento del cammino dell’uomo Dio ha smesso di offrire la sua salvezza ai figli di Adamo, stabilendo un’alleanza con tutti gli uomini in Noè e, più tardi, con Abramo e la sua discendenza.

La salvezza divina assume così l’ordine creaturale condiviso da tutti gli uomini e percorre il loro cammino concreto nella storia. Scegliendosi un popolo, al quale ha offerto i mezzi per lottare contro il peccato e per avvicinarsi a Lui, Dio ha preparato la venuta di «un Salvatore potente, nella casa di Davide, suo servo».

Nella pienezza dei tempi, il Padre ha inviato al mondo suo Figlio, il quale ha annunciato il regno di Dio, guarendo ogni sorta di malattie. Le guarigioni operate da Gesù, nelle quali si rendeva presente la provvidenza di Dio, erano un segno che rinviava alla sua persona, a Colui che si è pienamente rivelato come Signore della vita e della morte nel suo evento pasquale.

Secondo il Vangelo, la salvezza per tutti i popoli ha inizio con l’accoglienza di Gesù: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza». La buona notizia della salvezza ha un nome e un volto: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva».

La fede cristiana, lungo la sua secolare tradizione, ha illustrato, mediante molteplici figure, quest’opera salvifica del Figlio incarnato. Lo ha fatto senza mai separare l’aspetto sanante della salvezza, per cui Cristo ci riscatta dal peccato, dall’aspetto elevante, per cui Egli ci rende figli di Dio, partecipi della sua natura divina.

Considerando la prospettiva salvifica in senso discendente (a partire da Dio che viene a riscattare gli uomini), Gesù è illuminatore e rivelatore, redentore e liberatore, Colui che divinizza l’uomo e lo giustifica.

Assumendo la prospettiva ascendente (a partire dagli uomini che si rivolgono a Dio), Egli è Colui che, quale Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, offre al Padre, in nome degli uomini, il culto perfetto: si sacrifica, espia i peccati e rimane sempre vivo per intercedere a nostro favore.

In questo modo appare, nella vita di Gesù, una mirabile sinergia dell’agire divino con l’agire umano, che mostra l’infondatezza della prospettiva individualista. Da una parte, infatti, il senso discendente testimonia la primazia assoluta dell’azione gratuita di Dio; l’umiltà di ricevere i doni di Dio, prima di ogni nostro operare, è essenziale per poter rispondere al suo amore salvifico. D’altra parte, il senso ascendente ci ricorda che, mediante l’agire pienamente umano del suo Figlio, il Padre ha voluto rigenerare il nostro agire, affinché, assimilati a Cristo, possiamo compiere «le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo».

È chiaro, inoltre, che la salvezza che Gesù ha portato nella sua stessa persona non avviene in modo soltanto interiore. Infatti, per poter comunicare ad ogni persona la comunione salvifica con Dio, il Figlio si è fatto carne.

È proprio assumendo la carne, nascendo da donna, che «il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo» e nostro fratello. Così, in quanto Egli è entrato a far parte della famiglia umana, «si è unito, in certo modo, ad ogni uomo e ha stabilito un nuovo ordine di rapporti con Dio, suo Padre, e con tutti gli uomini, in cui possiamo essere incorporati per partecipare alla sua stessa vita. In conseguenza, l’assunzione della carne, lungi dal limitare l’azione salvifica di Cristo, gli permette di mediare in modo concreto la salvezza di Dio per tutti i figli di Adamo.

In conclusione, per rispondere, sia al riduzionismo individualista di tendenza pelagiana, sia a quello neo-gnostico che promette una liberazione meramente interiore, bisogna ricordare il modo in cui Gesù è Salvatore.

Egli non si è limitato a mostrarci la via per incontrare Dio, una via che potremmo poi percorrere per conto nostro, obbedendo alle sue parole e imitando il suo esempio.

Cristo, piuttosto, per aprirci la porta della liberazione, è diventato Egli stesso la via: «Io sono la via». Inoltre, questa via non è un percorso meramente interiore, al margine dei nostri rapporti con gli altri e con il mondo creato.

Al contrario, Gesù ci ha donato una «via nuova e vivente che Egli ha inaugurato per noi attraverso la sua carne».

Insomma, Cristo è Salvatore in quanto ha assunto la nostra umanità integrale e ha vissuto una vita umana piena, in comunione con il Padre e con i fratelli. La salvezza consiste nell’incorporarci a questa sua vita, ricevendo il suo Spirito. Egli è diventato così, «in certo qual modo, il principio di ogni grazia secondo l’umanità». Egli è, allo stesso tempo, il Salvatore e la Salvezza.