OGNI GIORNO CON LUI

Gesù sta nel Tabernacolo per me. Lui è il pane della mia vita soprannaturale. Lui è il cibo della mia anima. “La mia carne è veramente cibo, il mio sangue è veramente bevanda” (Giov. 6, 56). Se voglio nutrirmi spiritualmente ed essere pieno di vita debbo ricevere Lui: “Se non mangiate la mia Carne e non bevete il mio Sangue non avrete la vita in voi” (Giov. 6, 54). S. Agostino ci fa sapere che i suoi fedeli della Chiesa d’Africa chiamavano l’Eucaristia con la parola “Vita”; quando decidevano di accostarsi alla mensa eucaristica, dicevano: “Andiamo alla Vita”. Espressione mirabile!.
Per sostenere il mio organismo soprannaturale debbo nutrirlo: e l’Eucaristia è appunto il “Pane di vita” (Giov. 6, 35), il “Pane disceso dal cielo” (Giov. 6, 59) che dona e rinnova, conserva e accresce le energie spirituali della anima. S. Pietro G. Eymard arriva a dire: “La Comunione è così necessaria a noi per sostenere la nostra vita cristiana, come è necessaria agli Angeli la visione di Dio per mantenere la loro vita gloriosa”.
Ogni giorno debbo nutrire la mia anima, come ogni giorno nutro il mio corpo per donargli vigore. S. Agostino insegna: “L’Eucaristia è un pane quotidiano che si prende a rimedio della nostra quotidiana debolezza”. E S. Pietro G. Eymard aggiunge: “Gesù ha preparato non un’Ostia soltanto, ma una per ogni giorno della nostra vita. Le nostre Ostie sono preparate: non perdiamone neppure una”.
Gesù è l’Ostia d’amore così soave e salutare da far esclamare a S. Gemma Galgani: “Sento un gran bisogno di essere rinvigorita da quel cibo tanto dolce che mi dà Gesù. Questo tratto d’amore che Gesù mi fa ogni mattina, mi intenerisce e attira a sé tutti gli affetti del mio cuore”.
Per i Santi, la Comunione quotidiana è un’imperiosa esigenza di Vita e di Amore, corrispondente alla brama divina di Gesù di donarsi per essere la Vita e l’Amore di ogni anima. Non dimentichiamoci che il Giovedì Santo fu il giorno da Gesù “tanto desiderato” (Luc. 22, 15). Perciò il S. Curato d’Ars diceva con passione: “Ogni Ostia consacrata è fatta per struggersi d’amore in un cuore umano”. E S. Teresina scriveva alla sorella: “Non è per restare in una pisside d’oro, che Gesù discende ogni giorno dal cielo, ma per trovare un altro cielo, quello della nostra anima, dove Egli trova le sue delizie”; e quando un’anima, potendolo, non vuole ricevere Gesù nel suo cuore, “Gesù piange”; per questo, continua ancora S. Teresina, “quando il demonio non può entrare col peccato nel santuario di un’anima, vuole almeno che essa sia vuota, senza padrone, e allontana dalla Comunione”. È evidente, infatti, che si tratta di insidia diabolica, perché solo il demonio può avere interesse a tenerci lontani da Gesù. Stiamo all’erta, quindi. Cerchiamo di non cadere negli inganni del demonio: “Fate in modo di non perdere nessuna Comunione – raccomanda S. Margherita M. Alacoque – ; noi non sapremmo dare maggior gioia al nostro nemico, il demonio, che ritirandoci da Gesù, il quale gli toglie il potere che ha sopra di noi”.
La Comunione quotidiana è sorgente quotidiana di amore, di forza, di luce, di gioia, di coraggio, di ogni virtù e di ogni bene. “Chi ha sete venga a Me e beva” (Giov. 7, 37), ha detto Gesù; Egli solo è la “fonte di acqua zampillante per la vita eterna” (Giov. 4, 14). Come è possibile che ci sia chi non voglia o trovi difficoltà ad accostarsi ogni giorno a questa divina “mensa del Signore” (1 Cor. 10, 21)?
S. Tommaso Moro, Gran Cancelliere d’Inghilterra, morto martire per essersi opposto allo scisma, ascoltava ogni mattina la S. Messa e riceveva la S. Comunione. Alcuni amici cercavano di fargli notare che una tale assiduità non era conveniente ad un laico immerso in tanti affari di stato. “Voi mi opponete – rispondeva il Santo – tutte quelle ragioni che invece mi convincono di più a ricevere la S. Comunione ogni giorno. La mia dissipazione è grande, e con Gesù io imparo a raccogliermi. Le occasioni di offendere Dio sono frequenti, e io prendo ogni giorno forza da Lui per fuggirle. Ho bisogno di lumi e di prudenza per sbrigare affari molto difficili, e ogni giorno posso consultare Gesù nella S. Comunione: Egli è il mio grande Maestro”.
Al celebre biologo Banting fu chiesto una volta perché ci tenesse tanto alla Comunione quotidiana. “Avete mai pensato – rispose – che avverrebbe se ogni notte non scendesse la rugiada dal cielo? Nessuna pianta potrebbe svilupparsi; le erbe e i fiori non reggerebbero alla traspirazione che il calore diurno provoca in un modo o nell’altro. Il recupero di forze, il refrigeramento, l’equilibrio degli umori linfatici, e la vita stessa delle piante son dovuti alla rugiada…”. Fatta una pausa, continuò: “Anche la mia anima è come una piantina: qualcosa di delicato su cui vento e calore imperversano ogni giorno. Allora è necessario che ogni mattina io vada a fare il mio rifornimento di rugiada spirituale, accostandomi alla S. Comunione”.
S. Giuseppe Cottolengo raccomandava ai medici della “Casa della Divina Provvidenza” di ascoltare la Messa e fare la Comunione, prima di impegnarsi in difficili operazioni chirurgiche, perché, diceva, “la medicina è una grande scienza, ma il grande medico è Dio”. E il beato Giuseppe Moscati, celebre medico di Napoli, si regolava appunto così: si industriava fino all’incredibile (a costo di sacrifici anche enormi, specie a causa dei frequenti viaggi da fare) per non perdere la Comunione quotidiana; ma se qualche giorno gli era proprio impossibile comunicarsi, quel giorno non aveva coraggio di fare le visite mediche, perché, diceva, “senza Gesù non ho lumi sufficienti per i poveri ammalati”.
Oh! la passione dei Santi per la Comunione quotidiana! Chi può ridirla? S. Giuseppe da Copertino, che non mancò di unirsi ogni giorno al suo Diletto, arrivò a dire una volta ai suoi confratelli: “Sappiate che quel giorno in cui non potrò ricevere lo Pecoriello (così chiamava confidenzialmente l’Agnello Divino) passerò all’altra vita”. Difatti, soltanto un giorno la violenza del male gli impedi di ricevere Gesù Eucaristico: il giorno della morte!
Quando il papà di S. Gemma Galgani, preoccupato per la salute della figlia, la rimproverò perché ogni mattina usciva troppo presto per andare a Messa, sentì rispondersi dalla santa figlia: “Ma papà, a me mi fa male stare lontana da Gesù Sacramentato”.
Quando S. Caterina da Genova seppe dell’interdetto che gravava sulla sua città con la proibizione di celebrare la S. Messa e di distribuire la Comunione, ogni mattina si recava a piedì fuori Genova fino a un lontano Santuario, per potersi comunicare. Le fu detto che esagerava; e la Santa rispose: “Se dovessi percorrere miglia e miglia sui carboni accesi pur di arrivare a ricevere Gesù, direi quella via facile come se camminassi su un tappeto di rose”.
Impariamo la lezione, noi che forse abbiamo la Chiesa a pochi passi, ove recarci a nostro agio per ricevere Gesù nel cuore. E anche se dovesse costarci qualche sacrificio, non ne varrebbe forse la pena?
Ma c’è di più ancora, se pensiamo che i Santi avrebbero desiderato comunicarsi non una volta sola, ma più volte al giorno. A una figlia spirituale che in buona fede vantava il suo eroismo nel comunicarsi tutti i giorni, P. Pio da Pietrelcina una volta disse: “Figlia mia, se si potesse, farei dieci Comunioni al giorno con tutto il cuore!”. E quella volta che un figlio spirituale si accusò in confessione di aver fatto, per pura dimenticanza, due Comunioni nella stessa mattinata, P. Pio illuminandosi disse: “Beata dimenticanza!”.
Avanti! non facciamoci pregare per fare una cosa così santa come la Comunione quotidiana, a cui attingere ogni bene per l’anima e per il corpo.
Per l’anima. S. Cirillo di Gerusalemme. Padre e Dottore della Chiesa, scrive: “Se il veleno dell’orgoglio ti gonfia, ricorri all’Eucaristia, e il Pane, sotto le cui apparenze si è annichilato il tuo Dio, t’insegnerà l’umiltà. Se in te arde la febbre dell’avarizia, cibati di questo pane, e imparerai la generosità. Se ti rattrista il vento gelido dell’avarizia, ricorri al Pane degli Angeli, e nel tuo cuore spunterà rigogliosa la carità. Se ti senti spinto dall’intemperanza, cibati della Carne e del Sangue di Cristo, che nella vita terrena praticò sì eccellentemente la sobrietà, e diverrai temperante. Se sei pigro e indolente nelle cose spirituali, rinforzati con questo cibo celeste, e diverrai fervente. Se, infine, ti senti ardere dalla febbre dell’impurità, accostati al banchetto degli Angeli, e la Carne immacolata di Cristo ti farà puro e casto”.
Quando si volle sapere come avesse fatto S. Carlo Borromeo a conservarsi puro e delicato tra i suoi giovani coetanei dissipati e frivoli, si scoprì il suo segreto: la Comunione frequente. E fu lo stesso S. Carlo a raccomandare la Comunione frequente al ragazzo Luigi Gonzaga, divenuto il santo tutto angelico e liliale. Veramente l’Eucaristia si rivela “frumento degli eletti e vino che fa germogliare i vergini” (Zac. 9, 17). E S. Filippo Neri, conoscitore profondo dei giovani, diceva: “La devozione al SS. Sacramento e la devozione alla Vergine sono, non il migliore, ma l’unico mezzo per conservare la purezza. Non vi è che la Comunione che può conservare puro un cuore a venti anni… Non ci può essere castità senza Eucaristia”. È verissimo.
Per il corpo. Quante volte a Lourdes non si è ripetuto per l’Eucaristia quel che il Vangelo dice di Gesù: “usciva da lui una virtù e guariva tutti” (Luc. 8, 46)? Quanti corpi non sono stati sanati dal dolce Signore racchiuso nei candidi veli? Quanti poveri e sofferenti non hanno ricevuto, con il Pane eucaristico, il pane della salute, del sostentamento, della Provvidenza?… S. Giuseppe Cottolengo un giorno si avvide che parecchi ricoverati della “Casa della Provvidenza” non si erano accostati a ricevere la S. Comunione. La Pisside era rimasta piena. Proprio in quel giorno scarseggiava il pane. Il Santo, deposta la Pisside sull’altare, si voltò e disse con grande animazione queste parole più che espressive: “Pisside piena, sacchi vuoti!”.
Proprio così. Gesù è la pienezza di vita e di amore della mia anima. Senza di Lui resto vuoto e arido. Con Lui, invece, possiedo ogni giorno le riserve infinite di ogni bene, purezza e gioia.