MI SFORZO DI CORRERE PER CONQUISTARLO – 7

Diocesi Reggio Emilia
Parrocchia San Pellegrino
Esercizi Spirituali
dal 30-31 Agosto al 1-2 Settembre 1991

«Mi sforzo di correre per conquistarlo,
perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo» (Fil 3, 12)

Sabato, 31 Agosto 1991

Documento fornito da Copelli Marcello e ripreso da Ciani Vittorio.

Domenica, Omelia Santa Messa

Liturgia XXII Domenica t.o. /a. B

1 Settembre 1991

Liturgia, letture: Dt 4, 1-2.6-8; Gc 1, 17-18.21-22.27; Mc 7, 1-8.14-15.21-23.

Agli Israeliti che stanno per entrare nella terra promessa Mosè richiama le legge e gli insegnamenti del Signore. Vuole dire che la terra promessa non è una terra qualsiasi e che in essa non si può abitare in qualunque modo; la terra promessa è un dono di Dio e se uno vuole abitare in quella terra deve viverci secondo la logica di Dio, secondo la Parola di Dio. Allora riceverà la terra in dono e allora la presenza su quella terra diventerà una benedizione continua. Proprio per questo dice il Signore:

«[2]Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo» (Dt 4, 2).

Questa osservanza dei comandamenti di Dio diventerà la ricchezza e motivo della sapienza di Israele.

Infatti:

«[7]Infatti qual grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? [8]E qual grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi espongo?» (Dt 4, 7-8).

E vuole dire che potere camminare nella propria vita illuminati dalla Parola di Dio è una ricchezza infinita della quale dobbiamo continuamente stupirci e per la quale dobbiamo continuamente essere grati al Signore.

Il fatto di avere la Parola di Dio e il Vangelo deve essere per noi sentito non come un peso ma piuttosto come una gioia, come una illuminazione, come una sicurezza che ci protegge in tutte le difficoltà della vita quotidiana.

Questo discorso viene ripreso dal Vangelo ma con qualche precisazione da parte del Signore.

La prima precisazione riguarda la tradizione.

Nel corso del cammino della storia di Israele accanto alla legge di Dio scritta si sono formate tutta una serie di tradizioni e tra queste, per esempio, quella di lavarsi le mani prima di andare a tavola; il che è una cosa molto bella e utile dal punto di vista igienico, ma gli Israeliti ne avevano fatto una tradizione religiosa a tal punto che rimproverano i discepoli di Gesù che a questa tradizione non sono sempre attaccati.

Risposta del Signore a questa loro osservazione:

«[6]Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. [7]Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. [8]Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini» (Mc 7, 6-8).

Non è proibito avere delle tradizioni, anzi sono una ricchezza, danno anche una certa sicurezza nella vita; però state attenti – dice il Signore – perché le tradizioni non hanno il valore di Parola di Dio, ma sono semplicemente delle usanze umane che gli uomini hanno costruito, che sono nate e che possono anche scomparire. Che non venga data alla tradizione un’importanza più grande di quella che ha! Ma soprattutto che la Parola di Dio sia sempre il criterio per pesare, misurare e valutare le tradizioni. Perché le tradizioni umane non sono perfette e perché dietro ad esse si insinuano, a volte, dei comportamenti e degli atteggiamenti che non sono sempre giusti e allora bisogna verificarle continuamente con la Parola di Dio.

È alla fine quello che ha insegnato il Concilio: la “Dei Verbum” ci insegna che la Parola di Dio è il criterio fondamentale alla luce della quale bisogna valutare la teologia, bisogna valutare le tradizioni, bisogna valutare le opzioni concrete della pastorale ecc., in modo che la Parola di Dio diventi criterio supremo.

Altrimenti succede che l’uomo si attacca troppo alle sue tradizioni e le pone al posto della volontà di Dio come – ricorda sempre il Vangelo – è capitato ad alcuni farisei i quali impegnati a pagare la decima sulla menta, sull’aneto e sul cumino, dimenticavano la giustizia e la misericordia.

Che significa: stando troppo attenti alle cose che valgono poco, va a finire che si perde l’attenzione per le cose che valgono molto. Siccome le tradizioni danno un po’ il senso della propria sicurezza e pienezza va a finire che uno, stando attento alle tradizioni, lascia passare i comportamenti più gravi: le ingiustizie o la dimenticanza della fedeltà e dell’amore.

Si tratta allora di avere equilibrio nella vita spirituale: le tradizioni prendetele come una ricchezza, però valutatele alla luce della Parola di Dio, alla luce della volontà di Dio.

La seconda osservazione, il secondo chiarimento di Gesù riguarda qualcosa di più preciso.

Tra le prescrizioni bibliche c’è anche una serie di comandi che riguardano i cibi: i cibi puri e i cibi impuri; le cose che si possono mangiare o quelle che non si possono mangiare. A proposito di questo, Gesù ha un atteggiamento a dire poco rivoluzionario perché dice:

«[14]Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: [15]non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo» (Mc 7, 14-15).

E Gesù vuole dire: potete fare tutte le diete che volete solo che non le confondiate con la religione. Se vi va di mangiare una cosa o di non mangiarne un’altra va proprio bene, ma la religione è un’altra cosa; la religione non sta nel rinunciare ai molluschi; la religione non sta nel mangiare certe carni. La religione sta nel cuore, NEL CUORE!

È quello che il cuore fa, è quello che il cuore sceglie e decide che pesa il valore della persona umana. Dal di dentro, cioè dal cuore dell’uomo, escono le intenzioni cattive, non sono i cibi che fanno cattivo l’uomo, è il cuore che rende cattive le scelte.

Allora se volete vivere una vita religiosa autentica partite dal cuore, cercate di purificare il cuore, fate venire a galla tutto quello che nel vostro cuore c’è di negativo e mettetelo davanti al Signore perché il Signore lo purifichi, perché il Signore vi dia una cuore più fedele, un cuore più sano, un cuore più giusto. Lì c’è la religione, il resto è elemento superficiale.

Terzo punto, la lettera di S. Giacomo. San Giacomo scrive ai suoi cristiani che dal Padre viene ogni dono e in particolare viene quel dono grande che è la Parola:

«[18]Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature. [19]Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira. [20]Perché l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. [21]Perciò, deposta ogni impurità e ogni resto di malizia, accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime» (Gc 1, 18-21).

Questo brano potrebbe fare da sigillo ad un corso di esercizi perché negli esercizi non si fa altro che ascoltare la Parola di Dio. Io faccio i collegamenti tra un brano e un altro, ma se ci avete fatto caso non ho fatto altro che riprendere i testi di San Paolo, quindi Parola di Dio, e questa Parola di Dio è Parola che è capace di generare l’uomo; e come un seme messo dentro alle nostre anime, che dobbiamo accogliere con docilità.

Come? Abbiamo detto con la FEDE. La fede è l’atteggiamento di accoglienza.

Allora accogliete la Parola di Dio con la fede in modo che diventi un seme di vita nuova, vi faccia essere delle creature nuove.

Per questo, continua la seconda lettura:

«[22]Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi» (Gc 1, 22).

Dice di fatto San Giacomo che se uno ascolta la Parola di Dio e poi non la mette in pratica è come uno che si guarda allo specchio, vede com’è spettinato e poi non fa nulla per pettinarsi, va via così com’è. Ma allora che cosa è servito guardarsi allo specchio se poi non cambi la tua pettinatura, se poi non ti metti a posto?

Mettersi davanti allo specchio serve per pulire se stessi.

Mettersi davanti alla Parola di Dio serve per lasciare che questa parola RINNOVI il nostro comportamento e la nostra vita, perché la religione è fatta non di parole e neanche solo di sentimenti, ma di una vita nuova.

Lo Spirito, dono del Signore, vuole creare in noi una vita nuova e San Giacomo fa l’applicazione:

«[27]Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo» (Gc 1, 27).

Cioè un comportamento concreto fatto di carità e fatto di trasparenza, di purezza di cuore.

Allora queste cose che il Signore ci chiede, noi gliele domandiamo.

Ce le chiede, perciò vuole dire che il Signore vuole che le facciamo, sappiamo però che le nostre forze sono deboli; bene, che il Signore ci doni quello che ci chiede perché noi lo possiamo fare con fedeltà e integrità.