MEDITAZIONI SUL VANGELO DI LUCA – 7

Diocesi Reggio Emilia
Esercizi spirituali alle Religiose
Clarisse cappuccine di Correggio
(dal 27 Agosto al 1° Settembre 1993)

Meditazioni sul Vangelo di Luca. 4o

“Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2, 10)

Fonte Sussidi Biblici n. 44 – 45. Edizione San Lorenzo, Reggio Emilia Agosto 1994

Meditazioni predicati da mons. Luciano Monari.

Documento ripreso dal Servizio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio

Quarto Giorno

30 Agosto 1993

Omelia S. Messa

Letture: Ger 1, 17-19; Mc 6, 17-29.

Mons. Luciano Monari

La prima lettura ci pone all’inizio del libro di Geremia, quando il profeta viene scelto dal Signore; mandato a proclamare la sua parola, egli oppone al Signore la sua incapacità: sono giovane, non so parlare, non ho autorità; così il Signore gli dona l’autorità e la forza di fare il profeta:

«cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che io ti ordinerò» (Ger 1, 7).

Il profeta infatti è un messaggero che riceve la parola di Dio e deve andare a portarla agli ascoltatori, al popolo.

Ma aggiunge il Signore: “Non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro”. È un po’ strano il modo di esprimersi, ma molto significativo: “non spaventarti davanti a loro” vuole dire: non tacere per la paura, io ti do una parola e tu la trasmetti; ma se per paura della gente, taci e non dici quello che io ti ho comunicato, io ti metterò in balìa della gente, diventerai il loro zimbello, e “ti farò temere davanti a loro”. In realtà alla base della missione del profeta (ma il discorso si può allargare) ci sta quell’atteggiamento di fiducia davanti a Dio che diventa obbedienza a lui.

Ci sono due possibilità nella prospettiva di questa frase: o temere il Signore o avere paura della gente. Temere il Signore non vuole dire avere paura di lui; anzi volergli tanto bene da fidarsi di lui, e fare tutto quello che egli vuole, lasciare che la sua volontà passi attraverso la nostra vita e i nostri comportamenti. Se uno non ha fiducia piena nel Signore, arriverà a temere il mondo, a fare non quello che ritiene giusto, ma quello che il mondo gli impone.

E allora:

«[18]Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. [19]Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1, 18-19).

In altre parole: quel piccolo uomo timido che si chiama Geremia diventa capace di resistere al re di Giuda, ai suoi capi, a tutto il paese; diventa forte come un muro di bronzo e diventa invincibile. Ha cambiato carattere? No! Semplicemente, il Signore è con lui, perché il profeta ha accolto la presenza del Signore in lui.

Occorre dunque accogliere il Signore per ricevere solidità e fermezza, necessarie nell’esistenza cristiana per non vivere in funzione del mondo.

Il testo del vangelo che narra il martirio di Giovanni il Battista, ci porta lo stesso messaggio.

In questo brano è presente una serie di personaggi: c’è Giovanni il Battista, c’è Erode, c’è Erodiade, c’è sua figlia, ci sono gl’invitati: è un testo vivace dal punto di vista narrativo.

Ma i due personaggi principali sono Erode e Giovanni il Battista: da una parte un re assoluto, con pieni poteri, quello che dice ha valore di legge. Dall’altra un uomo, Giovanni il Battista, che non ha eserciti, che non ha forza, che non ha capacità d’imporsi, ma semplicemente parla. Non solo, quest’uomo e stato arrestato quindi si trova nella debolezza più estrema.

Ma il vangelo ci vuole dire che dei due, Giovanni è il più forte; è così forte che rimane fedele alla parola che ha annunciato fino al martirio; neanche il martirio, neanche la prigione, neanche le minacce sono state capaci di togliergli la sua coerenza, la sua fedeltà; dentro, aveva una forza più grande di quella della vita, che infatti è stato capace di donare.

Dall’altra parte c’è Erode, il re che sembra strapotente, ma è un debole; in realtà, fa quello che non vuole. Non voleva uccidere Giovanni, però lo circuiscono e alla fine lo costringono:

«[26]Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto» (Mc 6, 26).

Quindi Erode ha fatto quello che non voleva, e lo ha fatto perché era schiavo: il tipo di vita e le scelte che aveva fatto lo avevano incatenato contro voglia.

Dunque, non c’è una via di mezzo: ci può essere solo la coerenza con la quale ci sottomettiamo al Signore, quella coerenza che mantiene l’uomo nella limpidezza e nella trasparenza, e che lo fa essere forte e capace anche di non temere la morte. Ma dall’altra parte, c’è il vivere in funzione dei soldi, del potere, della bella figura, per cui uno non fa quello che vorrebbe, ma quello che gli altri, che i soldi… gli impongono.

Tra i personaggi, vediamo anche Erodiade; è un personaggio centrale; è una donna che vive in una situazione irregolare, (sta con il proprio cognato), ma proprio per questo vive in una continua situazione di paura, paura che un giorno Erode si stanchi di lei e, siccome c’è un profeta che tuona contro questa unione irregolare, Erodiade l’ha giurata a Giovanni! Effettivamente, Giovanni aumenta l’insicurezza che la conduce all’odio nei confronti di lui.

Inoltre Erodiade è una donna astuta, ha l’astuzia delle tenebre: si propone un fine e non sta a vedere che i mezzi siano buoni o cattivi; a questo scopo, sfrutta sua figlia, della quale il vangelo non dice neppure il nome; in effetti non ha personalità, è una ragazza bella, ma sciocca, ha una bellezza di cui sua madre si serve come strumento. Quando Erode le promette: “chiedimi quello che vuoi”, lei va dalla madre e ripete semplicemente quello che la madre dice.

Però è significativa questa immagine di una donna che usa la bellezza della propria figlia per arrivare al fine che si è proposta.

Sono immagini violente: di fedeltà, quella di Giovanni Battista; di debolezza, quella di Erode; di crudeltà e di politica sporca quella di Erodiade; di “vuotezza”, quella della figlia di Erodiade; sono immagini con le quali dobbiamo un tantino confrontarci.

Questi personaggi sono descritti a tinte violente, noi non siamo forti come loro. Forse, però, un po’ di questi personaggi c’è anche in noi. Un po’, forse, di Giovanni il Battista e, forse, un po’ di Erode, e anche di Erodiade e dei suoi giri diplomatici e sporchi per raggiungere i propri fini, o anche un po’ della figlia di Erodiade, nel suo diventare strumento senza una propria forza.

Mettiamo tutto questo davanti al Signore, e chiediamogli che la fede in Lui diventi anche coraggio di fronte al mondo, perché possiamo diventare fedeli al Signore; il che è possibile solo se affidiamo la nostra vita e la difesa della nostra vita alla bontà e alla potenza del Signore.