MEDITAZIONI SUL VANGELO DI LUCA – 5

Diocesi Reggio Emilia
Esercizi spirituali alle Religiose
Clarisse cappuccine di Correggio
(dal 27 Agosto al 1° Settembre 1993)

Meditazioni sul Vangelo di Luca. 2

“Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2, 10)

Fonte Sussidi Biblici n. 44 – 45. Edizione San Lorenzo, Reggio Emilia Agosto 1994

Meditazioni predicati da mons. Luciano Monari.

Documento ripreso dal Servizio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio

Secondo Giorno

28 Agosto 1993

Commento a Rm 12, 1-2

«[1]Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. [2]Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» Rm 12, 1-2).

L’inizio del cap. 12 della Lettera ai Romani è stato scelto come lettura breve del comune delle sante perché contiene in sintesi il significato della vocazione cristiana alla santità.

Questo brano si trova all’inizio della seconda parte della lettera ai Romani; nella prima c’è una lunga trattazione che ha come tema l’opera di redenzione che Dio ha compiuto in Gesù Cristo. S. Paolo poi insiste sul fatto che la condizione dell’uomo in sé è una condizione di miseria e come di condanna a una morte morale e che da questa condanna spirituale alla morte, l’uomo è liberato per il dono gratuito di Dio, per la misericordia di Dio che è donata in Gesù Cristo.

Dopo avere fatto questa lunga dimostrazione, Paolo dice quali conseguenze scaturiscono per il comportamento cristiano dall’azione di Dio, e all’inizio ci sono proprio i due versetti che abbiamo ascoltato.

«Vi esorto per la misericordia di Dio», vuole dire: la misericordia di Dio sta alla base di tutto quello che voi dovete fare; siete oggetto di perdono, di amore, di grazia, di benevolenza da parte di Dio e dovete lasciare che questa misericordia di Dio operi dentro ai vostri cuori e vi rinnovi. Come ricordavamo ieri, l’amore di Dio ci prende così come siamo, ma non ci lascia così come siamo: opera in noi una straordinaria e profonda trasformazione, ci rende figli di Dio e quindi con una possibilità di azione, con un impegno di azione nuovo e grande, quello che s. Paolo descrive con «offrire i nostri corpi come sacrificio vivente santo e gradito a Dio».

Chiaramente “i nostri corpi” indica la totalità della nostra persona; noi dobbiamo offrire tutto quello che siamo, che abbiamo e facciamo; quindi tutte le nostre scelte ed i nostri comportamenti devono diventare «un sacrificio vivente, santo e gradito a Dio». Quello che Dio gradisce ormai non è più un sacrificio di sostituzione, (offro a Dio qualche cosa in sostituzione della mia vita, come per esempio, un capretto o un vitello, che erano la dimensione fondamentale del sacrificio dell’Antico Testamento), ma Dio vuole il sacrificio della nostra vita. È la nostra vita che deve diventare un sacrificio, e naturalmente la parola “sacrificio” va intesa nel suo significato preciso, cioè qualche cosa che viene reso sacro, consacrato, donato a Dio. Sacrificio, prima di tutto, vuole dire non qualche cosa che viene annientato, ma qualche cosa che viene messo nelle mani di Dio, in modo che gli renda gloria.

Trasformare la propria vita, i propri corpi in sacrificio vivente, santo e gradito a Dio vuole dire: la vostra vita è fatta di tante azioni, di tanti comportamenti; fate in modo che queste azioni e questi comportamenti siano graditi a Dio, diventino un soave odore (è un termine tipico del vocabolario sacrificale), in modo che Dio, vedendo ed ascoltando e odorando il vostro comportamento, ne sia contento. Il che significa fondamentalmente, trasformare la propria vita in carità, perché il profumo che Dio gradisce è quello dell’amore, quello della carità, quello del dono. Per fare questo, dice s. Paolo:

«[2]Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto».

«Non conformatevi alla mentalità di questo secolo». Tutto quello che è del mondo, diceva s. Giovanni:

«è concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita» (1 Gv 2, 16).

E quindi egoismo, avidità e orgoglio. Ora, il cammino della vita cristiana è un cammino alternativo rispetto alla mentalità del mondo. Un cammino che cerca di sottrarsi alla presa dell’ambiente, per potere rinnovare il proprio modo di pensare e il proprio modo di agire.

Come? Cercando di discernere la volontà di Dio, di capire che cosa è gradito a Dio, «ciò che è buono, a lui gradito e perfetto».

Allora il cammino della vita cristiana è un cammino di avvicinamento alla volontà di Dio. Fare pienamente la volontà di Dio vorrebbe dire avere già percorso tutto quel lungo cammino che è la salita al monte Carmelo, che è il cammino della perfezione, dell’illuminazione; vorrebbe dire avere lo Spirito Santo così intensamente nei nostri cuori che ogni sentimento è solo un sentimento di bontà, di benevolenza, di amore. Questo per noi è difficile, ma è un cammino da percorrere; ci vorranno degli anni, e forse tutta la nostra vita sarà solo come la premessa alla realizzazione piena della volontà di Dio; ma è quello che il Signore ci dà la forza di fare e ci chiede di fare. Siccome abbiamo ricevuto il dono della misericordia di Dio, la nostra vocazione è trasformare la vita in qualcosa che piaccia a Dio, in un sacrificio gradito a lui.

Allora cominciamo a trasformare il nostro modo di pensare mondano e rendiamolo modo di pensare cristiano, cioè si sintonizzi sulla volontà di Dio, compresa, capita a partire da Gesù Cristo. Quello che a Dio piace ormai lo sappiamo: basta che guardiamo Gesù Cristo, che ascoltiamo le sue parole: sta qui la nostra vocazione.