MEDITAZIONI SUL VANGELO DI LUCA – 18

Diocesi Reggio Emilia
Esercizi spirituali alle Religiose
Clarisse cappuccine di Correggio
(dal 27 Agosto al 1° Settembre 1993)

Meditazioni sul Vangelo di Luca. 6.1

“Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2, 10)

Fonte Sussidi Biblici n. 44 – 45. Edizione San Lorenzo, Reggio Emilia Agosto 1994

Documento ripreso dal Servizio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio

Sesto Giorno

1° Settembre 1993

Commento a Rm 8, 35.37

«[35]Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…)[37]Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati» (Rm 8, 35.37).

Con una serie di sette parole, s. Paolo presenta quelle esperienze ché possono rendere pesante la vita dell’uomo e potrebbero ripiegarla su se stessa, allontanandola dall’amore verso il Signore e dall’amore verso gli altri.

Sono: la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada; ma, evidentemente, queste parole sono solo esempi, che si potrebbero moltiplicare, in riferimento alle esperienze diverse.

Sono cose che possono mettere in crisi l’uomo, o perché, come la persecuzione, si contrappongono direttamente all’adesione di fede al Signore e cercano di staccare dalla comunione con lui, o perché sono esperienze che suscitano paura e spingono l’uomo a preoccuparsi per se stesso, togliendogli tempo, energie e forza per preoccuparsi del Signore e degli altri.

Queste parole, queste esperienze, a cui Paolo fa riferimento, nascono dalla sua esperienza, fuorché la spada, che egli sperimenterà nel momento del martirio.

Tuttavia: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amato”. Siamo più che vincitori, cioè queste realtà non sono capaci di ripiegarci su noi stessi, né di spaventarci troppo: un po’ di paura verrà, ma non tale da renderci egoisti, o da farci pensare solo alla nostra autodifesa. In tutte queste cose noi siamo più che vincitori, ma a motivo di che cosa? Forse perché siamo forti di carattere e, quindi, capaci di portare il peso della vita e delle situazioni? certamente no. Se noi siamo più che vincitori è “in virtù di colui che ci ha amato”; infatti il fondamento della nostra vita è così solido, che nessuna esperienza riesce a scrollarlo.

Ed è così solido perché non l’abbiamo fatto noi: il fondamento è l’amore di Cristo per noi, e questo amore è indipendente dalle nostre situazioni particolari: Cristo non ci ama meno se siamo in una situazione di tribolazione o di angoscia; anzi, il suo amore è fedele, non diminuito per nessun motivo.

E se la vita cristiana è fondata sull’amore di Dio per noi, non c’è niente che la possa annientare, niente che la possa vincere: “in tutto questo noi siamo più che vincitori”, senza nessuna presunzione, perché la vittoria non dipende da noi, con una sicurezza grande, perché l’amore del Signore rimane come base solida della nostra vita.

In concreto, “essere vincitori” vuole dire mantenere la propria vita aperta all’amore e non lasciarci spaventare dalle cose così da diventare egoisti. Vincitori sono, per esempio nel libro dell’Apocalisse, i martiri (cfr. Ap 12, 11), perché sono stati capaci di mantenere la fede nel Sigitore anche a rischio della morte: nemmeno la minaccia della morte è stata capace di staccarli da Cristo, da Dio: questa è la vittoria del martire, che continua la sua fedeltà in ogni situazione.

Ma la vittoria è anche quella del cristiano, che porta la croce tutti i giorni e che non si lascia impaurire, cioè condizionare dalle difficoltà della vita, dagli insuccessi, dalle sofferenze, dalle persecuzioni.

Essere vincitori vuol dire, infine, continuare ad amare. Se il cristiano continua ad amare in ogni situazione, ha vinto e ha vinto a motivo della forza che gli viene dall’amore di Cristo, e anche dalla forza che gli viene dallo Spirito Santo (come dice tutta la prima parte di Rm 8).