MEDITAZIONI SUL VANGELO DI LUCA – 17

Diocesi Reggio Emilia
Esercizi spirituali alle Religiose
Clarisse cappuccine di Correggio
(dal 27 Agosto al 1° Settembre 1993)

Meditazioni sul Vangelo di Luca. 5.1

“Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2, 10)

Fonte Sussidi Biblici n. 44 – 45. Edizione San Lorenzo, Reggio Emilia Agosto 1994

Documento ripreso dal Servizio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio

Quinto Giorno

31 Agosto 1993

Commento a Rm 3, 23-25a

«[23]tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, [24]ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. [25]Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia» (Rm 3, 23-25a).

  1. Paolo guarda al mondo pagano e lo riconosce lontano da Dio, a motivo dell’idolatria che è la sorgente di tutta una serie di deformazioni, anche nei comportamenti morali, per cui i pagani sono immersi nella profondità del peccato.

  2. Paolo esamina poi il mondo giudaico e anche questo trova immerso nel peccato, perché se pure osserva le legge, però non riesce a osservarla pienamente. I Giudei, quindi, che hanno corretti giudizi religiosi, cadono però essi stessi sotto il loro proprio giudizio.

In conclusione, tutti hanno peccato, pagani e giudei, e si trovano quindi privi della gloria di Dio, dello splendore e della somiglianza con Dio.

Allora, non c’è speranza? la speranza c’è, ma non viene dagli uomini né da quello che gli uomini sono. La speranza viene da Dio e dalla sua giustizia.

Per “giustizia”, Paolo intende la fedeltà di Dio alle sue promesse: siccome Dio ha promesso di essere salvatore, su questa promessa e fedeltà di Dio possiamo contare.

Allora “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati (cioè da peccatori sono resi giusti), gratuitamente per la sua grazia: non per loro capacità, ma per il dono di Dio.

Come? “In virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù”. La redenzione è il dono della grazia di Dio, è il suo perdono che trasforma l’uomo da peccatore in santo, da lontano da Dio in suo figlio, in erede della vita; la redenzione trasforma la condizione dell’uomo e del mondo.

Paolo spiega questo anche con un’altra immagine: “Dio lo ha prestabilito (Gesù Cristo) a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia”. Il riferimento è un po’ misterioso: nella festa del Kippur, la festa dell’espiazione, il Signore concedeva agl’israeliti il perdono dei peccati. Al centro di questa celebrazione c’era l’effusione di sangue: il sangue della vittima veniva spalmato sullo strumento di espiazione, cioè sul coperchio dell’arca dell’alleanza, dove abita Dio.

San Paolo dice: lo strumento di espiazione non è più il coperchio dell’arca, ma è il corpo di Cristo; il sangue non è più quello della vittima, ma è il sangue uscito dal costato di Cristo.

Cristo cioè è trasformato in strumento di espiazione. Il vero luogo dove Dio abita è il corpo di Cristo crocifisso: allora di lì viene agli uomini la redenzione, con un’unica condizione: “per mezzo della fede, nel suo sangue”: l’uomo deve credere nell’amore, nella potenza di Dio, nella redenzione che Dio opera, manifestando così la sua giustizia.

Trasformando l’uomo da peccatore in giusto, Dio si rivela fedele alle promesse che aveva annunciato attraverso i profeti.

Allora, tutti sono privi della grazia di Dio, cioè sono peccatori, però Dio li rende giusti attraverso Gesù Cristo, strumento di espiazione; il sangue, dono della sua vita, significa la grazia del perdono di Dio; questo sangue viene accolto dall’uomo attraverso la fede, collocando quindi in Dio e in Gesù Cristo, come strumento di Dio, la propria fiducia.