MEDITAZIONI SUL VANGELO DI LUCA – 13

Diocesi Reggio Emilia
Esercizi spirituali alle Religiose
Clarisse cappuccine di Correggio
(dal 27 Agosto al 1° Settembre 1993)

Meditazioni sul Vangelo di Luca

“Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2, 10)

Fonte Sussidi Biblici n. 44 – 45. Edizione San Lorenzo, Reggio Emilia Agosto 1994

Meditazioni predicati da mons. Luciano Monari.

Documento ripreso dal Servizio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio.

Quinto Giorno

31 Agosto 1993

Commento a 1 Ts 5, 4-5

«[4]Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: [5]voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, nè delle tenebre» (1 Ts 5, 4-5).

Il termine della storia del mondo è presentato da s. Paolo, seguendo una tradizione dell’Antico Testamento, come un grande giorno, il giorno del Signore. San Paolo intende questa espressione in senso proprio: nella vita eterna sarà sciolta ogni tenebra, ogni oscurità, perché il volto di Dio si manifesterà in tutto il suo splendore, in tutta la sua gloria e, insieme, con il volto di Dio sarà rivelata la verità dell’uomo, il senso della sua vita; verranno recuperate le sofferenze, i dolori, le lacrime degli uomini; verranno premiati tutti quei gesti che hanno sostenuto il mondo attraverso la carità e la generosità. Per questo sarà un giorno luminoso e pieno.

In confronto con quel giorno, il tempo che noi stiamo vivendo è una notte, un tempo di tenebra. È una notte perché il volto di Dio rimane per noi misterioso e perché ci sono tante cose che non riusciamo a capire: la storia è, molte volte, opaca e il significato degli avvenimenti ci sfugge; ci sono, quindi, tante realtà in cui l’uomo si trova come disorientato, non sa in che cosa credere, non sa che cosa sperare.

In questo senso, il tempo in cui viviamo è una lunga notte che prepara il giorno della rivelazione di Dio.

Ma, dice san Paolo, in questa lunga notte il cristiano vive in una condizione strana: «Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, …voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno…»: il tempo nel quale vivete è certamente il tempo della provvisorietà, si può dire che è il tempo della tenebra, dell’oscurità; però, anche se vivete in questo tempo, voi non appartenete alle tenebre; la vostra vita è già illuminata, il volto di Dio si è già manifestato sopra di voi.

Non siete dei teologi, però sapete che il volto di Dio è un volto di amore, sapete che Dio è Padre, che il progetto di Dio è la vostra salvezza, siete stati chiamati ed eletti. Tutte queste cose fanno come da luce, da punto di riferimento nella vostra vita, “siete figli della luce e figli del giorno”, e questo deve manifestarsi concretamente nei vostri comportamenti.

Che cosa è bene, lo sapete, lo avete imparato dalle rivelazioni di Cristo; Cristo ha fatto risplendere sopra di voi la bellezza del volto di Dio, vi illumina e fa da orientamento nella vostra vita. Vi permette, ad esempio, di capire che il senso della vostra vita è l’amore e il dono, vi permette di capire che sono beati i poveri in spirito o che lo sono quelli che hanno fame e sete della bontà di Dio, della giustizia, o che sono beati i puri di cuore. Tutte queste cose le sapete e perciò non siete nelle tenebre. Camminate ancora in questo mondo, ma lo fate già alla luce del mondo che viene, alla luce della rivelazione di Dio.

“Noi non siamo della notte, nè delle tenebre”, cioè non siamo disorientati, non siamo immersi nella realtà del peccato come realtà ultima, siamo invece nella possibilità di un cammino orientato decisamente verso Dio.

San Paolo insiste nel dire che l’appartenenza al giorno, alla luce deve poi manifestarsi, in concreto, nelle opere. Non è semplicemente un’appartenenza misteriosa e interiore; è certamente un’appartenenza interiore nella fede, ma deve manifestarsi nelle opere, nelle opere della giustizia e nelle opere della carità.

Dove queste cose vengono praticate, allora il giorno comincia già a risplendere e la vita eterna di Dio comincia già a fare effetto: a illuminare e a dirigere la nostra esistenza.