MEDITAZIONI SUL VANGELO DI LUCA – 1

Diocesi Reggio Emilia

Esercizi spirituali alle suore clarisse cappuccine di Correggio
Dal 27 Agosto al 1° Settembre 1993

Meditazioni sul Vangelo di Luca

“Vi annunzio una grande gioia” (Lc 2, 10)

Fonte Sussidi Biblici n. 44 – 45. Edizione San Lorenzo, Reggio Emilia Agosto 1994

Meditazioni predicati da mons. Luciano Monari.

Documento ripreso dal Servizio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio

Primo Giorno

27 Agosto 1993

Commento alla Lettera di Paolo agli Efesini 4, 29-32

«[29]Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. [30]E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. [31]Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. [32]Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Ef 4, 29-32).

«[30]E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione». Lo Spirito Santo è la vita di Dio e l’amore di Dio.

Dice s. Paolo che lo Spirito ci ha segnati, sigillati, proprio perché siamo amati da Dio, apparteniamo a lui, siamo preziosi ai suoi occhi; e lo Spirito Santo è il fondamento, l’origine della dignità profonda di ogni cristiano.

A motivo dello Spirito Santo siamo figli di Dio, a motivo dello Spirito Santo siamo eredi della vita eterna, a motivo dello Spirito Santo partecipiamo pienamente della vita di Cristo e siamo una cosa sola con Lui, siamo membra del suo corpo; quindi lo Spirito Santo fonda la grandezza e la dignità della vita dell’uomo: l’uomo è prezioso non solo per le sue doti di intelligenza, di volontà ecc., ma soprattutto perché è amato da Dio e quindi “sigillato” con il dono dello Spirito Santo.

Proprio per questo, dice s. Paolo, lo Spirito Santo che abbiamo ricevuto dentro ai nostri cuori suscita in noi delle esigenze di comportamento, una specie di “stile”: lo Spirito Santo suscita uno stile “cristiano”, tale che una persona assomigliando a Cristo, possa diventare davvero un’immagine gloriosa del Padre. Lo Spirito Santo ha un suo dinamismo, una sua logica, un suo istinto, un suo movimento interiore che bisogna non rattristare, non impedire.

Quali sono queste esigenze?

  1. Paolo ne riporta alcune nella lettura che abbiano ascoltato.

La prima riguarda il modo di parlare, l’uso della lingua:

«[29]Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano».

Per il Nuovo Testamento, l’uso della parola è uno dei grandi campi di realizzazione della vita cristiana.

  1. Giacomo scrive che chi non pecca nel parlare è un uomo perfetto, capace di tenere in ordine e guidare anche tutto il proprio corpo (cfr. Gc 3, 1-3). Proprio perché la parola è così importante, ed è strumento tipicamente umano di relazione, di rapporto con gli altri, l’uso della parola esprime la realtà profonda dell’uomo.

Secondo Gesù, quello che esce dalla bocca viene dal cuore e quindi manifesta la realtà vera dell’uomo. Ma se dentro al vostro cuore voi siete stati sigillati con lo Spirito Santo, se dentro al vostro cuore quindi avete l’amore di Dio, la vita di Dio, che cosa potrà uscire dal vostro cuore, dice s. Paolo, se non delle parole buone, che edificano gli altri? Non parole che feriscono, non parole che ingannano o che condannano aspramente, ma parole che aiutano la persona a crescere nel suo cammino verso Dio, che aiutano a riconoscere la presenza di Dio e del suo amore nella propria vita.

  1. Paolo fa poi riferimento ai sentimenti e ai comportamenti che accompagnano le parole:

«[31]Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità».

Cioè: l’asprezza, lo sdegno, l’ira, il clamore, sono cose che appartengono allo stile del mondo, quando si è costretti a litigare per avere di più. La gente litiga per avere più soldi, più potere, più successo e quindi cerca di togliere qualcosa agli altri per averne lei in maggiore misura: così nascono gli atteggiamenti di asprezza, sdegno, ira, ecc.

Quando invece lo stile della vita è amore e dono, non c’è motivo di asprezza, di ira.

L’ira scaturisce quando a me sembra che qualcuno abbia portato via qualcosa che vorrei io. Ma se invece sono disposto a dare, se uno mi porta via il mantello e sono disposto a dargli anche la tunica, evidentemente non c’è uno spazio per l’ira. Dentro lo stile cristiano, che appunto è lo stile dello Spirito Santo, dell’amore che abbiamo ricevuto e che deve diventare la scelta fondamentale della nostra vita, l’ira, lo sdegno, ecc., atteggiamenti tipicamente mondani (= da mondo), sono superati, e sono sostituiti con altri che s. Paolo descrive:

«[32]Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo».

Benevoli gli uni verso gli altri vuole dire avere un cuore gioioso e disponibile, essere contenti che gli altri ci siano, che siano belli, buoni, santi e ricchi; quando accettiamo gli altri così, allora il nostro cuore tende a diventare benevolo, non aspro, non duro, ma mite e arrendevole. E questo si esprime nella misericordia, che è la capacità di perdonare e quindi di accogliere gli altri, anche nei loro limiti.

Perdonare è capacità di superare il male, vincendolo con il bene; è non restituire male per male, non diventare pieni di rancore o di ribellione.

«Perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo». Questo richiama la struttura fondamentale della vita cristiana dalla quale siamo partiti. Dicevamo che siamo segnati dallo Spirito Santo e quindi dobbiamo comportarci da figli di Dio. Dice adesso s. Paolo che dobbiamo essere nei confronti degli altri quello che Dio è nei nostri confronti.

Siccome Dio è misericordioso e siccome il perdono è alla base della nostra vita, la misericordia e il perdono debbono diventare l’atteggiamento fondamentale nostro nei confronti degli altri.

Quello che riceviamo, dobbiamo donarlo; l’amore di Dio che riceviamo ci cambia, è un amore creativo e quindi rende buone le persone che tocca.

Quando l’amore di Dio arriva dentro ai nostri cuori, proprio dove ci sono i sentimenti, i movimenti interiori del cuore, cambia il cuore, lo rende buono, lo rende partecipe delle verità dell’amore di Dio e di queste, suprema è la misericordia.

Nel Vangelo di s. Luca c’è questa espressione:

«Siate misericordiosi come è misericordioso il vostro Padre celeste» (Lc 6, 36)

E s. Paolo traduce: Abbiate nei confronti degli altri quell’atteggiamento di perdono che Dio ha nei vostri confronti; quello che avete ricevuto da Dio, donatelo liberamente e gratuitamente agli altri.

Questo è il modo per non rattristare lo Spirito Santo di Dio che ci ha sigillato e resi appartenenti a Dio, che ci protegge dal mondo e ci rende in qualche modo sicuri e pronti per il giorno della redenzione.