MEDITAZIONI SU MATTEO 16,13 – 20,34 – 13

Esercizi spirituali

Meditazioni su Matteo 16,13 – 20,34

Omelie
7 agosto 1990

  • Ger 30, 1-2.12-15.18-22

  • Mt 14, 22-36

Abbiamo cominciato il nostro corso di Esercizi ascoltando la parola di consolazione e di sicurezza che ci viene dal Signore, quella che chiude il Vangelo di Matteo: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (28,20). Questa presenza del Signore ci è necessaria perché il cammino della vita non è facile; incontriamo molti ostacoli, difficoltà e tentazioni, oltre che i nostri limiti, e le nostre povertà spirituali. Abbiamo bisogno della sicurezza che il Signore ci accompagna e ci tiene per mano, che non siamo soli nel combattimento difficile della nostra vita, quando dobbiamo combattere non contro creature di carne e di sangue, ma contro potenze che sono più forti di noi. Abbiamo perciò questa garanzia: la presenza quotidiana del Signore nella nostra vita.

Tuttavia, guardando proprio la nostra vita quotidiana, ci pare che il Signore abbia un modo strano di stare con noi, perché molte volte, invece, abbiamo l’impressione che il Signore ci lasci soli, che di fronte alle difficoltà ci troviamo nella debolezza, nella insufficienza. Ed è proprio quello che è capitato ai discepoli nel brano di Vangelo che abbiamo ascoltato.

Il Signore è solo sul monte a pregare, è lontano, e i discepoli devono attraversare il lago sulla barca agitata dalle onde, con il vento contrario. Pare che il Signore ci lasci da soli a combattere: è l’esperienza che spesso facciamo nella nostra vita, anzi, dice Matteo, il Signore andrà dai discepoli, ma “verso la fine della notte”. Non li esonera dalla fatica del lavoro: hanno dovuto combattere tutta la notte contro la fatica, il vento e le onde, e il Signore li ha lasciati soli a lavorare. Solo alla fine della notte va loro incontro; e paradossalmente, quando Gesù si presenta ai discepoli, non lo riconoscono; anzi, la sua presenza sembra fare ancor più paura: «È un fantasma!»

Si esprime così la difficoltà e la sofferenza che l’uomo, il cristiano incontra nella sua vita. Ma subito il Signore parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». La parola fondamentale di questa frase è “sono io!”; è il nome di Dio, questo, fin dall’Antico Testamento. Quando Mosè chiede al Signore: «Dimmi come ti chiami, perché possa dirlo agli Ebrei quando andrò a liberarli dall’Egitto», il nome che il Signore dà è «io sono quello che io sono». È un nome misterioso, ma significa: io sono il Dio presente nella vita dell’uomo come salvatore (cfr. Es 3,13-15).

“Io sono”: Dio non è assente, né lontano; è presente e Israele lo sperimenterà. Quando al Mar Rosso il popolo di Dio si troverà tra il mare da una parte e gli Egiziani dall’altra, Israele sperimenterà che Dio era presente, in quel momento. Prima, Dio ha lasciato che gli Ebrei sperimentassero la paura, ma, al momento opportuno, Dio ha diviso il mare davanti a loro.

Quando poi dovranno attraversare il deserto, gli Ebrei dovranno fare i conti con le sue asprezze: la fame, l’abbandono di Dio, la sete, con l’impressione di essere lì lì per morire: ma al momento opportuno, il Signore darà da mangiare la manna; darà da bere l’acqua dalla roccia… Dio c’è perché si chiama “Io sono”.

La stessa cosa hanno sperimentato i discepoli: «Coraggio! Io sono; non temete!» ossia: ci sono, non siete soli né abbandonati; io sono il vostro Signore nel momento del bisogno e dell’angoscia

Il Signore promette: «io sono con voi fino alla fine del mondo» il che non significa che saremo esonerati dalla sofferenza o dall’angoscia, che non proveremo la paura di essere abbandonati da lui; ma allora, il Signore si manifesterà. Si mostrerà come e quando vuole lui, non all’inizio, ma alla fine della notte, dopo che noi saremo passati attraverso le paure e i patimenti, e si manifesterà come colui che sostiene e fa coraggio.

La seconda parte del racconto è pure preziosa per noi, perché Pietro dice: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». È una richiesta enorme; però, se c’è il Signore, si possono fare anche cose straordinarie, come camminare sulle acque in tempesta. Il Signore infatti dice: «Vieni!», io sono disposto a fare un miracolo, tu devi essere disposto a venirmi incontro.

«Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque»; di per sé è una cosa impossibile, ma Pietro riesce perché risponde alla parola di Dio, sta obbedendo al Signore. Solo che, «per la paura del vento, si impaurì, e, cominciando ad affondare, gridò: Signore, salvami! Subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “uomo di poca fede, perché hai dubitato?”» Fino a che Pietro guarda a Gesù, ascolta la sua parola e le ubbidisce, riesce a camminare sulle acque. Quando, invece di guardare Gesù, guarda il vento, le acque e la tempesta, allora gli viene paura, ed incomincia ad affondare.

Per insegnare il cammino della vita spirituale, non c’è forse un brano più efficace di questo: il cammino della vita spirituale comincia quando il Signore dice: Vieni! ma non per un sentiero solido e tranquillo, bensì sulle acque del mare, su un sentiero che umanamente è impercorribile.

La via della santità, dell’amore, del dono di sé, del sacrificio, della croce è questa: è una via che si percorre perché una parola del Signore chiama, in modo efficace e forte: “Vieni”! Bisogna però mantenere ferma la fede, cioè guardare il Signore più che le forze ostili del mondo. E di forze ostili se ne incontrano necessariamente tante. Il cristiano non è esonerato dalla lotta, dalla paura, dall’angoscia; ma non deve guardare troppo alla sua paura, o alle cose paurose che gli stanno intorno; deve invece tenere lo sguardo rivolto al Signore, il cuore rivolto alla parola di Dio che chiama. Fino a che siamo rivolti a questa parola che chiama, possiamo anche camminare sulle acque del mare.

C’è allora un secondo insegnamento: dobbiamo mantenere la fede, la fiducia in mezzo ai pericoli. Direbbe Isaia: «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza» (30,15): la forza sta nell’abbandonarsi con fiducia nelle mani del Signore, nel non lasciarsi turbare troppo dalle cose che abbiamo intorno. La paura è inevitabile nella vita, non si deve però guardare troppo alla paura, bensì verso il Signore per potere camminare incontro a lui.

Questo brano ha due punti fondamentali: anzitutto, l’insegnamento sulla presenza del Signore: il Signore ha promesso: “Io sono con voi tutti i giorni”; e se ci saranno momenti in cui non lo sentiamo, o ci parrà di essere soli, verrà il momento in cui il Signore si manifesterà. Dopo averci fatto faticare tutta la notte, verrà e si manifesterà come il Dio che è presente.

Se il Signore è presente, possiamo andargli incontro anche in un cammino difficile come sulle acque del mare, a condizione che non ci lasciamo prendere troppo dalla paura delle cose che ci stanno intorno, ma teniamo fisso lo sguardo verso il Signore.

* Appunti pro manuscripto non rivisti dall’autore.