MEDITAZIONI SU MATTEO 16,13 – 20,34 – 1

Esercizi spirituali

Meditazioni su Matteo 16,13 – 20,34

Introduzione

In questi Esercizi cercheremo di meditare su una sezione del Vangelo secondo Matteo, dal cap. 16,13 al 20,34: la professione di fede di Pietro, la Trasfigurazione, il discorso ecclesiastico del cap. 18, le indicazioni del Signore sulla vita cristiana, sul modo in cui il cristiano è chiamato a vivere la sessualità, la ricchezza, il possesso, il potere, cioè le grandi dimensioni fondamentali della vita cristiana. Mediteremo perciò una serie di testi evangelici: si potrebbe dare come tema unitario: la costituzione della comunità cristiana. Il Signore vuole costruire la sua Chiesa: la sua edificazione richiede certi atteggiamenti di fondo, cambiamenti di mentalità, di azione, di modo di vivere. Vedremo perciò quali sono le esigenze fondamentali perché nasca e cresca una comunità cristiana secondo la volontà del Signore.

«O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. …Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie, oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55,1-3,6-11).

Gli Esercizi nascono dall’invito del Signore: sono la nostra risposta a Dio che vuole donarci i beni della salvezza. Il brano di Isaia inizia appunto con un invito: «Voi tutti assetati venite all’acqua»: avete fame e sete di vita e non sapete dove andare a comperare quello che vi serve per ottenere gioia e speranza.

L’uomo si illude molte volte di poter comperare la vita con i propri soldi, va a cercarla dove si vende il piacere o la soddisfazione o il benessere, ma in realtà – dice Isaia – tutte queste cose lasciano il cuore dell’uomo nel vuoto; è come se l’uomo buttasse via patrimonio, tempo, capacità per non ottenere altro che piaceri effimeri, che non danno gioia autentica.

La possibilità di giungere ad una pienezza di vita, però, esiste, perché il Signore ce la vuole dare. Dio ha creato l’uomo perché esso viva ed abbia una vita piena di gioia. Ora, qual è il senso della vita di Gesù, della sua Incarnazione? È riempire la vita dell’uomo con i doni che sono propri della vita di Dio, rendere l’uomo partecipe della sua gioia.

Dio è nella gioia e vuole condividerla; Dio possiede la vita, ma non ne è geloso e ce la vuole comunicare: questo dono, mediante Gesù Cristo, è stato messo a nostra disposizione. C’è la possibilità di comperare la vita del Signore; o meglio, come dice Isaia: «chi non ha denaro, venga ugualmente»; perciò non è necessario avere grandi ricchezze per acquistarla. Per ottenere la vita di Dio, basta andare dal Signore con le mani tese del mendicante che abbia desiderio dell’amore che viene da lui.

Allora, cerchiamo il Signore mentre si fa trovare, mentre ci è vicino. Dio si è accostato agli uomini attraverso Gesù Cristo; cerchiamolo, dunque, invochiamolo! Non lasciamo che il Signore passi inutilmente dentro la nostra esistenza; fermiamolo finché lo possiamo incontrare, poi mettiamoci al suo seguito.

Perciò “l’empio abbandoni le sue vie, l’uomo iniquo i suoi pensieri e ritorni al Signore che avrà misericordia di lui, ritorni al nostro Dio che largamente perdona”: questo è il cammino degli Esercizi spirituali.

Noi vogliamo andare verso il Signore, ma siccome nella nostra vita c’è anche una dimensione di peccato e di empietà, gli Esercizi sono l’abbandono del nostro passato, il chiudere con la nostra infedeltà per ricominciare da capo, per ritornare a Dio nella convinzione e nella gioia che questo ritorno è possibile; infatti Dio perdona non secondo una misura limitata, “stretta”, ma con un metro più grande di tutte le nostre infedeltà e peccati. Gli Esercizi rappresentano perciò questo cammino di conversione che culmina col ritorno al Signore.

Le vie, i pensieri del Signore sono diversi dai nostri, perciò dobbiamo cambiare modo di pensare e di agire; dobbiamo fare in modo che la nostra vita si sintonizzi sulla volontà del Signore; dobbiamo imparare a pensare e desiderare con il suo cuore, o meglio, con il suo Spirito. Lo Spirito del Signore deve diventare la sorgente dei nostri pensieri, dei nostri desideri e delle nostre scelte, affinché non siano egoistici, preoccupati solo di sé, ma animati dall’amore, dalla volontà del dono; desideri che ci facciano assomigliare a Dio, vivendo da autentici figli di Dio.

Com’è possibile conoscere la via del Signore, i suoi pensieri e soprattutto com’è possibile allontanarci dal nostro egoismo che è così radicato dentro di noi, dalle nostre abitudini che a volte sono diventate un tutt’uno con noi stessi? Dice Isaia: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare … così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto»: c’è uno strumento attraverso cui Dio rende feconda la terra: è la pioggia e la neve, con le quali il Signore vince la durezza del terreno, lo rende capace di fecondità, di vita. Se ciò non accadesse, la terra diverrebbe arida e morta; ma il Signore è in grado di vincere l’aridità del terreno della nostra vita, del nostro cuore, spesso improduttivo. Lo strumento attraverso cui Dio è capace di fecondare il nostro cuore è la sua Parola.

La Parola di Dio ha la forza della pioggia e della neve; ha quindi la peculiarità di vincere l’aridità del cuore dell’uomo per mezzo di un profondo cambiamento. La pioggia serve nell’immediato per rendere la terra capace di produrre subito un poco d’erba e di vita; mentre la neve forma i serbatoi dell’acqua, le sorgenti nel profondo della terra, affinché possano donare una fertilità continuamente rinnovata: così è la Parola del Signore.

C’è una parola del Signore che ci chiama a vivere bene l’oggi, in modo che il nostro lavoro risponda alla volontà di Dio, e l’incontro con gli altri sia vissuto secondo la logica della carità, come rapporto di amore, di sincerità, di comunione. La Parola di Dio vuole dunque santificare il quotidiano.

C’è una parola di Dio che vuole scendere in profondità, dentro al cuore dell’uomo e cambiare le strutture profonde dei suoi pensieri, delle sue immaginazioni, dei suoi desideri e delle sue paure.

La Parola di Dio agisce nel quotidiano e nel profondo. Nel quotidiano ci aiuta a vivere bene ogni istante della nostra vita. Come l’uomo porta sempre dentro gli istinti primordiali della vita, dell’autodifesa, la Parola di Dio mette nel nostro cuore istinti fondamentali come l’amore, la verità, il dono, la gratuità.

Una volta che questa parola è uscita dalla bocca del Signore, dice Isaia, produce con forza un effetto, non ritorna a Dio senza aver cambiato l’uomo. La Parola di Dio non ritorna a lui senza aver cambiato il nostro cuore, senza aver operato ciò per cui Dio l’ha mandata, come la pioggia non ritorna nell’atmosfera senza aver cambiato la terra.

Ecco il motivo per cui il cammino di questi Esercizi sarà semplicemente “meditazione della parola di Dio”. È il Signore che ci invita: «voi tutti assetati venite all’acqua»; è il Signore che promette «io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide», che sono i beni messianici portati da Gesù agli uomini con la sua Incarnazione, Morte e Risurrezione: beni che sono promessi, dunque, finché il Signore è vicino. Ora, fino a che si lascia trovare, cercatelo e invocatelo!

Gli Esercizi sono ricerca e invocazione fatte non solo con parole, ma comportano un cambiamento di vita: dobbiamo abbandonare i nostri pensieri di egoismo e di cattiveria. Dobbiamo ritornare a Dio, cioè a Colui che è infinitamente più grande dei nostri pensieri e desideri. Dobbiamo tornare a Dio, ma è il Signore che ci darà la forza per farlo, con la sua Parola. Se crediamo nell’efficacia della Parola di Dio in noi come sono efficaci la pioggia e la neve, allora accogliamolo con gioia e desideriamolo! La Parola di Dio cambia il nostro cuore, lo rende desideroso di vita e di amore: ci aiuti dunque ad abbandonare le nostre abitudini e a ritornare al Signore che ci invita per partecipare pienamente alla sua vita e alla sua gioia.

* Appunti pro manuscripto non rivisti dall’autore.