Letture dall’Ufficio delle Letture

Versetto
V. Ascolterò la parola del Signore:
R. egli parla di pace al suo popolo.

Prima Lettura
Dal primo libro dei Maccabei 2, 1. 15-28. 42-50. 65-70

La rivolta di Mattatia e sua morte
In quei giorni Mattatia figlio di Giovanni, figlio di Simone, sacerdote della stirpe di Ioarib, partì da Gerusalemme e venne a stabilirsi a Modin.
Ora vennero nella città di Modin i messaggeri del re, incaricati di costringere all’apostasia e a far sacrificare. Molti Israeliti andarono da loro; invece Mattatia e i suoi figli si raccolsero in disparte. I messaggeri del re si rivolsero a Mattatia e gli dissero: «Tu sei uomo autorevole e stimato e grande in questa città e sei sostenuto da figli e fratelli; su, fatti avanti per primo e adempi il comando del re, come hanno fatto tutti i popoli e gli uomini di Giuda e quelli rimasti in Gerusalemme; così passerai tu e i tuoi figli nel numero degli amici del re e tu e i tuoi figli avrete in premio oro e argento e doni in quantità». Ma Mattatia rispose a gran voce: «Anche se tutti i popoli nei domini del re lo ascolteranno e ognuno si staccherà dal culto dei suoi padri e vorranno tutti aderire alle sue richieste, io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo nell’alleanza dei nostri padri; ci guardi il Signore dall’abbandonare la legge e le tradizioni; non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra». Terminate queste parole, si avvicinò un Giudeo alla vista di tutti per sacrificare sull’altare in Modin secondo il decreto del re. Ciò vedendo Mattatia arse di zelo; fremettero le sue viscere ed egli ribollì di giusto sdegno. Fattosi avanti di corsa, lo uccise sull’altare; uccise nel medesimo tempo il messaggero del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse l’altare. Egli agiva per zelo verso la legge come aveva fatto Pincas con Zambri figlio di Salom. La voce di Mattatia tuonò nella città: «Chiunque ha zelo per la legge e vuol difendere l’alleanza mi segua!». Fuggì con i suoi figli tra i monti, abbandonando in città quanto avevano.
In quel tempo si unì con loro un gruppo degli Asidei, i forti d’Israele, e quanti volevano mettersi a disposizione della legge; inoltre quanti fuggivano davanti alle sventure si univano a loro e divenivano loro rinforzo. Così organizzarono un contingente di forze e percossero con ira i peccatori e gli uomini empi con furore; gli scampati fuggirono tra i pagani per salvarsi. Mattatia poi e i suoi amici andarono in giro a demolire gli altari e fecero circoncidere a forza tutti i bambini non circoncisi che trovarono nel territorio d’Israele; non diedero tregua agli orgogliosi e l’impresa ebbe buona riuscita nelle loro mani; difesero la legge dalla prepotenza dei popoli e dei re e non la diedero vinta ai peccatori.
Intanto si avvicinava per Mattatia l’ora della morte ed egli disse ai figli: «Ora domina la superbia e l’ingiustizia, è il tempo della distruzione e dell’ira rabbiosa. Ora, figli, mostrate zelo per la legge e date la vostra vita per l’alleanza dei nostri padri.
Ecco qui vostro fratello Simone, che io so uomo saggio: ascoltatelo sempre, egli sarà vostro padre. Giuda Maccabeo, forte guerriero dalla sua gioventù, sarà capo del vostro esercito e condurrà la battaglia contro i pagani. Radunate, dunque,  intorno a voi quanti praticano la legge e vendicate il vostro popolo; rendete il meritato castigo ai pagani e applicatevi all’ordinamento della legge». Poi li benedisse e si riunì ai suoi padri. Morì nell’anno centoquarantasei e fu sepolto nella tomba dei suoi padri in Modin; tutto Israele fece grande pianto su di lui.

Responsorio
   1 Mac 2, 51. 64
R. Ricordate le gesta compiute dai nostri padri ai loro tempi, * e ne trarrete gloria insigne e nome eterno.
V. Figli, siate valorosi e forti nella legge, perché in questa sarete glorificati,
R. e ne trarrete gloria insigne e nome eterno.

Seconda Lettura
Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo  (Nn. 88-90)

Compito dei cristiani nell’edificazione della pace
I cristiani cooperino volentieri e di tutto cuore all’edificazione dell’ordine internazionale nel rispetto delle legittime libertà e in amichevole fraternità con tutti. Tanto più che la massima parte degli uomini soffre ancora di miseria così grande che Cristo stesso nelle persone dei poveri sembra reclamare quasi ad alta voce la carità dei suoi discepoli. Non si dia questo scandalo agli uomini: che cioè, mentre alcune nazioni, popolate da una maggioranza di persone che si gloriano del nome di cristiani, godono di grande ricchezza di beni, altre per contro sono prive del necessario per vivere e sono afflitte dalla fame, dalle malattie e da ogni sorta di miserie. Infatti lo spirito di povertà e di carità è la gloria e la testimonianza della Chiesa di Cristo.
Perciò si devono lodare e incoraggiare quei cristiani, specialmente i giovani, che spontaneamente si offrono ad aiutare gli altri uomini e le altre nazioni. Anzi è dovere di tutto il popolo di Dio, dietro la parola e l’esempio dei vescovi, di sollevare, per quanto sta in loro, le miserie di questi tempi secondo l’antica usanza della Chiesa, non solo con l’eccedenza, ma anche con gli stessi beni patrimoniali. Il modo di raccogliere e distribuire gli aiuti, pur senza essere rigido ed uniforme, avvenga tuttavia ordinatamente a livello diocesano, nazionale e mondiale e dovunque appaia opportuno, con l’opera congiunta dei cattolici o degli altri fratelli cristiani. Infatti lo spirito di carità, non solo non si oppone all’esercizio provvidenziale e ordinato dell’azione caritativa, che anzi lo esige. Perciò è necessario che coloro i quali intendono dedicarsi alle nazioni in via di sviluppo vengano anche debitamente formati in istituti specializzati.
La Chiesa deve essere assolutamente presente nella stessa comunità dei popoli per alimentare e risvegliare la cooperazione tra gli uomini; e questo tanto attraverso le sue pubbliche istituzioni, quanto mediante la piena e sincera collaborazione di tutti i cristiani, animati dal solo desiderio del bene comune.
Questo scopo si raggiungerà in maniera più efficace se i fedeli stessi, coscienti della loro responsabilità umana e cristiana, si daranno da fare per risvegliare già nell’ambito della loro vita, la volontà di collaborare prontamente con la comunità internazionale. Si abbia una cura particolare nel formare in questo i giovani, sia nell’educazione religiosa che in quella civile.
Infine è augurabile che i cattolici, per compiere bene il loro dovere nella comunità internazionale, si studino di cooperare fattivamente ed efficacemente sia con i fratelli separati, che pure fanno professione di carità evangelica, sia con tutti gli uomini che bramano la vera pace.

Responsorio
   Cfr. Ab 3, 3 (volg.); Lv 26, 1. 6. 9
R. Ecco, io vengo, dice l’Onnipotente. * Io, il Signore vostro Dio, stabilirò la pace.
V. Mi volgerò a voi, per rendervi fecondi e moltiplicarvi; confermerò la mia alleanza con voi.
R. Io, il Signore vostro Dio, stabilirò la pace.