LA VERGINE SI CHIAMA MARIA

Con queste semplici parole comincia nei vangeli la storia di Maria. Anzi, attraverso Lei, la storia stessa di Gesù. Tutto é semplicità e modestia. In un piccolo villaggio della Galilea, tanto piccolo da essere praticamente sconosciuto viveva questa giovanissima donna. Umile e semplice l’ambiente come umile e semplice la gente che l’abitava, e tutta la sua parentela. È vero che il suo fidanzato, Giuseppe, modesto artigiano, vanta­va una discendenza davidica. Ma dopo mille anni di storia la di­scendenza dal re Davide si era talmente frazionata e dispersa in infiniti rivoli, da non costituire più un gran vanto, nè offrire privi­legi sociali di alcun genere. Lo sconosciuto paesino galileo di Nazaret è ben lontano da Gerusalemme, la regale metropoli dei tempi antichi. Ma offre lo scenario adatto per la vita schiva, sconosciuta agli uomini, di questa giovinetta, su cui invece si poserà lo sguardo di Dio. Così parla il vangelo. Più tardi invece i cristiani, spinti dall’entusiasmo e anche dalla fantasia, parleranno diversamente. Ne ricorderan­no i genitori, la formazione, andranno a gara per elencarne le virtù. Nel vangelo, niente. Una piccola creatura che vive appartata in uno sconosciuto angolino della terra: questa la madre del futuro Messia, la creatu­ra privilegiata attraverso cui passeranno i divini progetti per sal­vare il mondo. Rivivono in Lei «i mansueti» cantati nei Salmi bi­blici, che per un prodigio di Dio sono misteriosamente destinati a «possedere la terra»; o, se si vuole, vengono anticipati nella sua delicata e schiva figura quei «piccoli» del vangelo, pensando ai quali Gesù «esulterà di gioia nello Spirito Santo» (Luca 10,21). Da secoli il pensiero di Maria è fonte di gioia, perché at­traverso la sua piccolezza si è svelata al mondo la grandezza del­l’amore di Dio.

Ave, Maria, creatura umile e mansueta che Dio ha guar­dato: prega il tuo Figlio perché anche noi sappiamo ritrovarci con gioia fra i piccoli di Gesù.