LA S. COMUNIONE: GESÙ È MIO

Nella S. Comunione Gesù si dona a me e diventa mio, tutto mio in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. “Sono padrona di Te”, diceva a Gesù con candore S. Gemma Galgani.
Con la Comunione, Gesù penetra nel mio petto e rimane corporalmente presente in me fin quando durano le specie del pane, ossia per circa un quarto d’ora. Durante questo tempo, insegnano i Santi Padri, gli Angeli mi circondano per continuare ad adorare Gesù e amarLo ininterrottamente. “Quando Gesù è presente corporalmente in noi, attorno a noi fanno la guardia d’amore gli Angeli”, scriveva S. Bernardo.
Forse noi pensiamo tanto poco alla sublimità di ogni S. Comunione. Eppure, S. Pio X diceva che “se gli Angeli potessero invidiare, ci invidierebbero la S. Comunione”. E S. Maddalena Sofia Barat definiva la S. Comunione “il Paradiso sopra la terra”.
Tutti i Santi hanno compreso la divina meraviglia dell’incontro e dell’unione con Gesù Eucaristico, per essere posseduti da Lui e possederLo “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in Me e lo in lui” (Giov. 6, 57). “È notte – scriveva una volta Santa Gemma – mi avvicino a domattina: Gesù possederà me e io possederò Gesù”. Non è possibile unione d’amore più profonda e totale: Lui in me e io in Lui: l’uno nell’altro: che si può voler di più?
“Voi invidiate – diceva S. Giovanni Crisostomo – la sorte della donna che toccò le vesti a Gesù, della peccatrice che bagnò i piedi con le sue lagrime; delle donne di Galilea che ebbero la felicità di seguirlo nelle sue peregrinazioni, degli apostoli e dei discepoli con i quali conversava familiarmente; della popolazione del tempo che ascoltava le parole di grazia e di salveza che uscivano dalle sue labbra. Voi chiamate felici coloro che lo videro… Ma venite all’altare, e voi lo vedrete, lo toccherete, gli donerete baci santi, lo bagnerete con le vostre lagrime, lo porterete dentro di voi come Maria SS.”.
Per questo i Santi hanno desiderato e bramato la S. Comunione con amore struggente. S. Francesco d’Assisi o S. Caterina da Siena, S. Pasquale Baylon o S. Veronica, S. Gerardo o S. Margherita Alacoque, S. Domenico Savio o S. Gemma Galgani…; è inutile continuare, perchè bisognerebbe elencarli proprio tutti!
A S. Caterina da Genova, ad esempio, successe una notte di sognare che il giorno seguente non avrebbe potuto ricevere la S. Comunione. Il dolore che provò fu cosi forte che pianse inconsolabilmente, e quando si svegliò al mattino si trovò con il volto tutto bagnato dalle lacrime versate nel sogno!
S. Teresa del Bambin Gesù ha scritto un piccolo poema eucaristico, “Desideri presso il Tabernacolo”, in cui, tra le altre cose deliziose, dice: “Vorrei essere il calice ove adoro il Sangue divino. Posso però anch’io, nel Santo Sacrificio, raccoglierlo in me ogni mattina. Più cara è perciò a Gesù l’anima mia, che il più prezioso dei vasi d’oro”. E quale non fu la felicità dell’angelica Santa quando, durante un’epidemia, le fu concessa la Comunione quotidiana?
S. Gemma Calgani, una volta venne messa alla prova dal Confessore che le proibì la Comunione. “O Padre, Padre – scriveva ella al suo Direttore spirituale – oggi sono stata a confessarmi, e il Confessore ha detto di levarmi Gesù. O Padre mio, la penna non mi vuole più scrivere, la mano mi trema forte, io piango”. Cara Santa! vero serafino tutto fuoco e sangue d’amore a Gesù Eucaristico.
Anche S. Gerardo Maiella, per una calunnia di cui non volle scolparsi, venne punito con la privazione della S. Comunione. La sofferenza del Santo fu tale che un giorno si rifiutò di andare a servire la S. Messa a un sacerdote di passaggio, “perchè – diceva – a vedere Gesù Ostia fra le mani del Sacerdote, non resisterei e glielo strapperei di mano!”. Quale brama consumava questo mirabile Santo! E quale rimprovero per noi che forse possiamo comunicarci con ogni comodità, e non lo facciamo. È segno che ci manca l’essenziale: l’amore. E forse siamo cosi innamorati dei piaceri terreni che non possiamo più gustare le delizie celesti dell’unione con Gesù Ostia. “Figliuolo, come puoi tu sentire le fragranze di Paradiso che si diffondono dal Tabernacolo?”, diceva S. Filippo a un giovane amante dei piaceri di carne, dei balli, dei divertimenti… Le gioie dell’Eucaristia e le soddisfazioni dei sensi sono “cose opposte” (Gal. 5, 17) e “l’uomo carnale non può gustare le cose dello spirito” (1 Cor. 2, 14). Questa è sapienza che viene da Dio.
S. Filippo Neri era cosi amante dell’Eucaristia che, pur gravamente infermo, si comunicava ogni giorno, e se non gli si portava Gesù molto presto al mattino, dava in smanie e non poteva trovar riposo in nessun modo: “Ho un tal desiderio di ricevere Gesù – esclamava – che non posso darmi pace ad attendere”. La stessa cosa avveniva, ai nostri tempi, a P. Pio da Pietrelcina, che soltanto l’ubbidienza poteva placare nell’attesa della celebrazione della S. Messa alle quattro o alle cinque del mattino. Veramente l’amore di Dio è un “fuoco divorante” (Deut. 4, 24).
Quando Gesù è mio, esulta la Chiesa intera, quella dei Cieli, quella del Purgatorio, quella della terra. Chi potrà esprimere il gaudio degli Angeli e dei Santi ad ogni Comunione ben fatta? Una novella corrente d’amore arriva in Paradiso e fa vibrare quegli spiriti beati ogni volta che una creatura si unisce a Gesù per possederLo ed essere posseduta da Lui. Vale molto di più una Comunione che un’estasi, un rapimento, una visione. La S. Comunione trasporta il Paradiso intero nel mio povero cuore!
Per le anime del Purgatorio, poi, la S. Comunione è il dono personale più caro che esse possono ricevere da noi. Chi può dire quanto giovino alla loro liberazione le SS. Comunioni? A S. Maria Maddalena de’ Pazzi un giorno apparve il fratello defunto e le disse che gli erano necessarie centosette Comunioni per poter lasciare il Purgatorio. Difatti, all’ultima delle centosette Comunioni, la Santa rivide il suo papà salire al cielo.
S. Bonaventura si fece apostolo di questa verità, e ne parlava in termini vibranti: “O anime cristiane, volete voi dare le prove del vero amore ai vostri defunti? Volete loro inviare i più preziosi soccorsi e la chiave d’oro del cielo? Fate spesso la S. Comunione per il riposo delle loro anime!”.
Infine, riflettiamo che nella S. Comunione noi ci uniamo non solo a Gesù, ma anche a tutte le membra del Corpo Mistico di Gesù, specialmente alle anime più care a Gesù e più care al nostro cuore. È nella Comunione che ogni volta si realizza pienamente la parola di Gesù: “Io in essi… affinchè siano perfetti nell’unita” (Giov. 17, 23). L’Eucaristia ci rende “uno” anche fra noi sue membra: “uno solo in Gesù”, come dice S. Paolo (Gal. 3, 28). La Comunione è davvero tutto l’amore di Dio e del prossimo. È la vera “festa dell’Amore”, come diceva Santa Gemma Galgani. E in questa “festa dell’Amore” l’anima innamorata può esultare cantando con S. Giovanni della Croce: “Miei sono i cieli e mia la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli Angeli sono miei e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio è mio e per me, poichè Cristo è mio e tutto per me”.