La ragione.

Il Paradiso, l’eterno godimento o felicità perfetta, deve esistere. La ragione umana ne vede la convenienza.

L’istinto è una forza misteriosa, natura­le, che spinge a qualche cosa; finché un istinto non trova l’oggetto corrispondente, sta a disagio. Si avverte la sete; si va allora in cerca di acqua; il corpo vivente va in smania finché non si sia dissetato.

La natura creata, frutto d’infinita sa­pienza, non froda gli esseri nel loro istinto. Ad ogni istinto corrisponde l’oggetto adeguato. Si avverte la fame e c’è il pane; si hanno gli occhi ed esiste la luce; l’intel­ligenza tende alla verità e riesce a scoprirla; il cuore umano ha l’istinto di amare e trova l’oggetto del suo amore. Anche gli animali trovano l’oggetto del loro istinto: il gatto trova il topo e il cane la lepre. ..

Ma tra tutte le tendenze della creatura umana ce n’è una prepotente, incessante, tormentosa; è la sete della felicità, della gioia perfetta.

È un fatto che tutti cercano la felicità, o nell’amore o nella ricchezza o nella sod­disfazione dell’amor proprio; ed è anche un fatto che nessuno sulla terra è felice. Si hanno dei momenti di gioia, misti quasi sempre a qualche amarezza. Ma chi può di­re: Io ho trovato la gioia vera, perfetta, duratura? – Nessuno! Comunemente si esclama: La felicità non esiste; è una chi­mera! –

Se c’è in tutti gli uomini la tendenza alla felicità, necessariamente questa deve esistere. Se così non fosse, noi ci troverem­mo davanti ad un assurdo: la natura, che non inganna gli esseri, neppure le bestie, nelle loro tendenze, ingannerebbe l’uomo, il re del creato!