LA PREGHIERA NELLA SANTA MESSA

PREGHIAMO

«Il sacro dono dell’orazione… sta posto nella destra mano del Salvatore, ed a misura che tu sarai vuota di te stessa, cioè dell’amore del tuo corpo e della tua propria volontà, e che ti andrai ben radicando nella santa umiltà, il Signore lo andrà comunicando al tuo cuore…

… le grazie ed i gusti dell’orazione non sono acque della terra, ma del cielo, e che perciò tutti i nostri sforzi non bastano a farla cadere, benché sia necessario disporvisi con grandissima diligenza sì, ma sempre umile e tranquilla: bisogna tenere il cuore aperto verso il cielo ed aspettare di là la cele­ste rugiada. Non ti scordare di portare… con te all’orazione questa considerazione, perché con es­sa ti avvicinerai a Dio, e ti metterai alla sua presen­za per due principali ragioni: la prima per rendere a Dio l’onore e l’ossequio che gli dobbiamo, e ciò può farsi senza che egli parli a noi né noi a lui, perché quest’obbligo si adempie riconoscendo che egli è il nostro Dio e noi sue vili creature, che stiamo prostrate col nostro spirito avanti al di lui cospetto e senza che lui ci parli.

Ora,… l’uno di questi due beni non ti può mai mancare nell’orazione. Se puoi parlare al Signore, parlagli, lodalo, pregalo, ascoltalo; se non puoi parlare per essere rozza, non ti dispiacere; nelle vie dello spirito, fermati in camera, a guisa dei cor­tigiani, e fargli riverenza.

Egli che vedrà, gradirà la tua pazienza, favori­rà il tuo silenzio ed un’altra volta rimarrai consola­ta… La seconda ragione per la quale uno si pone al­la presenza di Dio nell’orazione è per parlargli e sentire la sua voce per mezzo delle sue ispirazioni ed illuminazioni interne, ed ordinariamente que­sto si fa con un grandissimo gusto, perché è una grazia segnalata per noi il parlare ad un Signore così grande, il quale, quando risponde, spande so­pra di noi mille balsami ed unguenti preziosi che recano una grande soavità all’anima, ascoltando i suoi comandi. Quanti cortigiani ci sono che ven­gono e vanno cento volte alla presenza del re non per parlargli o per ascoltarlo, ma semplicemente per essere veduti da lui e con quella assiduità farsi riconoscere per suoi veri servi?

Questo modo di stare alla presenza di Dio so­lamente per protestare con la nostra volontà di ri­conoscerci per suoi servi, è santissimo, eccellen­tissimo, purissimo e di grandissima perfezione… In questa forma non ti inquieterai per parlar­gli, perché l’altra occasione di stare appresso di lui non è meno utile, anzi forse molto più, benché sia meno conforme al nostro gusto. Quando dunque tu ti troverai appresso Dio nell’orazione, conside­ra la sua verità, parlagli, se puoi, e se non puoi, fer­mati lì, fatti vedere, e non ti pigliare altro fastidio». (Epistolario III, pagine 979-983)