La preghiera di offerta

Anche questa sera cercheremo, uniti allo Spirito Santo, di scoprire più in profondo la dimensione della nostra preghiera, perchè la vita ne sia veramente presa, guidata, illuminata. Il tema di questa sera è la preghiera di offerta.

Parlare della preghiera di offerta è scandagliare il più profondo dell’uomo religioso, intendendo per “uomo religioso” la persona che si pone in rapporto vitale con il Creatore e che in Gesù Cristo trova tutta la pienezza del rapporto con il Padre.

Direi che è una preghiera da iniziati, un elemento fondante per una vita cristiana autentica o che voglia crescere a dimensioni profondissi­me. Cercherò di parteciparvi alcune riflessioni e approfondimenti su questo tema, anche se non è facile proprio perchè la preghiera di offerta è una preghiera del vissuto, è conseguenza di un vissuto presen­tato al Signore e fermentato da questo incontro con Lui, e non è discorso a tavolino.

I popoli non cristiani (guardano anche il popolo dell’Antico Testa­mento), offrono a Dio dei sacrifici: una capra, una mucca, dei frutti, le primizie del raccolto; offrono qualcosa di esterno a loro che viene bru­ciato o immolato a seconda dei vari tipi di sacrifici, di propiziazione, di ringraziamento, ecc…. Ancora oggi in Africa nella tribù dei Gabra, viene una volta all’anno offerta una capra su cui tutta la tribù passa le mani per scaricare il peccato e poi viene buttata nel deserto del Cialbi in pasto alle iene. Con questa offerta esterna, si vuol riconoscere la signoria di Dio, lodarLo, ringraziarLo e renderseLo propizio.

Nel nuovo Testamento Gesù stesso diventa la preghiera di offerta. Infatti dice di sè: “Sono l’Agnello”. Giovanni indicando Gesù che passa dice: “Ecco l’Agnello di Dio”, in riferimento ai sacrifici dell’Antico Testamento.

La preghiera di offerta con Gesù si interiorizza, si personalizza. Paolo dice: “Fatevi imitatori di Dio. Cristo ha dato se stesso per noi offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef. 5,1-2).

Nella Eucarestia noi riceviamo il “Corpo dato per”, “il sangue versato per” e facciamo unità con Cristo che si offre al Padre, su un piano litur­gico e sacramentale, ma vero, che quindi deve diventare vita. Gesù offre se stesso al Padre nello Spirito Santo: alla luce di questa realtà profondissima possiamo affermare che la preghiera di offerta è anzi­tutto adesione al progetto di Dio su di noi. Facciamo degli esempi concreti.

Due sposi realizzano il progeto di Dio su di loro, nella misura in cui scoprono la profondità del sacramento del matrimonio, si donano l’uno all’altro, instaurano una fedeltà profonda, una comunione sempre più intensa anche in mezzo alle difficoltà, legate a questa realtà essenziale della presenza di Dio in loro. Quindi vivono un’offerta di vita in linea con il progetto di Dio su di loro che, però, scoprono con un cammino di fede, di interiorità e con una offerta che a volte è anche sacrificale.

Un cristiano vive la disponibilità, il servizio, il perdono, l’amore al prossimo non per improvvisazione o così naturalmente, ma perchè a un certo punto incontra il Signore, si rende disponibile alla sua voce, rumina la Parola di Dio, e cerca, cadendo e rialzandosi, di mettere in onda queste realtà profondamente cristiane.

Quindi riconosce il progetto di Dio, si offre, dimentica se stesso, muore al proprio egoismo per “aprirsi a”. Il Cristo ha scoperto nell’of­ferta il progetto del Padre su di Lui e l’ha vissuto. Così il nostro cam­mino trova la sua radice profonda nell’incontro con il Cristo offerto al Padre.

Si tratta quindi di un movimento di ritorno a Dio che, nell’oggi, è forse il più difficile perchè il più contrastato da un insieme di teorie, filosofie, moda, e diciamo così, da un “andazzo culturale” che certa­mente è contrario a tutto ciò che è offerta, è dimenticanza di se stessi per un amore più grande, per un amore all’altro, per un progetto che riconosce la presenza di Dio dentro di noi.

Quindi la preghiera di offerta ci mette in stato di donazione, ci fa riconoscere l’apertura all`Altro” e quindi agli altri; ci fa comprendere che noi come cristiani siamo sostanzialmente delle persone “donate”, che quindi devono vivere come tali, il che è difficile perchè è frutto della grazia, della potenza dello Spirito in noi.

La preghiera di offerta scopre il Cristo che si dà per i peccatori, ci spinge a lasciare spazio a questo “Altro”, a rinunciare per amore, al superamento del proprio egoismo per aprirci alla dimensione cosmica dell’amore, fortemente ferito dal peccato, le cui conseguenze sono evi­denti nel mondo.

Noi come cristiani siamo chiamati ad essere lode, ringraziamento, riparazione, segno di persone donate: compito meraviglioso che riempe totalmente la vita, toglie ogni dubbio esistenziale sul suo valore; il che non vuol dire che non ci possano essere di questi dubbi, ma a questa luce vengono chiariti.

La preghiera di offerta è prima preghiera nel senso stretto, cioè incontro con il Signore, scoperta del Cristo che si dona, intuizione d’amore, ruminatio della sua Parola; poi è vivere tutto questo nell’espe­rienza quotidiana ed esistenziale: “Se il seme di frumento non finisce sotto terra e non muore non porta frutto. Se muore invece porta frutto” (cfr. Gv.12,23-24). Bisogna perdere la propria vita per ritrovarla.

A questo punto ci sarebbe da aprire, (ma lo faremo in seguito), il discorso della Messa in cui sacramentalmente è presente tutta la pre­ghiera di offerta: il pane e il vino che vengono offerti e diventano Cri­sto; l’acqua unita al vino che diventa “noi in Cristo dati per”; noi che riceviamo il corpo e il sangue di Cristo per essere preghiera di offerta. Vivere la Messa è poi sostanzialmente vivere una preghiera di offerta e di abbandono.

Un altro aspetto della preghiera di offerta è l’apertura agli altri nel movimento di riconciliazione, perdono, accordo che è sempre un rinun­ciare ai propri diritti in senso stretto per aprirsi all’altro.

Il dolore trova una risposta profonda, anche se velata nel mistero, nella preghiera di offerta. Il dolore è un mistero, è conseguenza delle ferite portate dal peccato. Il dolore è la realtà di fronte alla quale molte volte nascono i grossi interrogativi di fede e sull’uomo.

La risposta al dolore precisa, matematica, non esiste; esiste una risposta di esperienza al dolore: è quella di Gesù che prende su di sè la sofferenza, aspetta la sua ora come l’ora sacrificale, vive la croce come offerta, riconciliazione, riparazione, atto di amore.

Caliamo il discorso nella nostra vita in cui è presente il dolore. Credo che tutti abbiamo sperimentato il dolore, se non altro un mal di denti. C’è tutta la sfera del dolore fisico che sappiamo quanto sia pesante e quanto sia “croce”. C’è il dolore morale: pensate alle incom­prensioni, ai contrasti, ai disprezzi, alle umiliazioni, ai distacchi, alle eventuali calunnie, ai pettegolezzi, alle oppressioni, ai torti subiti. C’è un dolore spirituale che può essere l’aridità, una scelta per il Signore che porta alla sofferenza, un dubbio di fede che tormenta, una situa­zione di crisi nel campo del rapporto col Signore che va vissuta in puri­ficazione.

Di fronte a questi vari tipi di sofferenza si apre la prospettiva della preghiera di offerta. Il primo passo è fare umanamente quello che si può per evitare il dolore: servirsi di tutto ciò che la scienza medica o altre fonti offrono per alleviare il dolore fisico, morale, spirituale. Ma al di là di questo passo giusto, da compiersi, rimane la sofferenza che costituisce una purificazione se accettata, offerta, unita a quella di Cri­sto, all’interno di un cammino di fede e di preghiera, a volte eroico, a seconda dell’intensità della sofferenza.

In questa situazione enorme è la configurazione a Cristo; è una redenzione per il mondo, tanto più difficile quanto più la croce è croce. Il dolore, realtà e mistero insieme, se viene vissuto dalla persona con il rifiuto, porta alla disperazione; mentra la lenta accettazione e l’offerta non tolgono il dolore, ma portano alla pacificazione e anche alla profonda gioia nonostante la presenza della sofferenza. Voglio rac­contarvi un episodio capitatomi qualche anno fa che mi sembra molto in tema.

Ero con i novizi alla Certosa di Pesio. Siamo andati a fare un pelle­grinaggio al Santuario di Vicoforte. Mentre stavamo entrando una vec­chietta, quasi totalmente curva per i reumatismi, mi avvicina e mi chie­de: “Chi sono questi ragazzi?”. Io rispondo: “Sono novizi; divente­ranno missionari”. “Diventeranno anche Sacerdoti?” – “Sì”. Allora illuminandosi tutta, mi prende in disparte e mi dice: “È da un po’ di anni che io ho offerto la mia vita per i sacerdoti e ho chiesto al Signore di mandarmi quello che voleva. Da quel momento i miei reumatismi, le mie sofferenze fisiche sono aumentate a dismisura, ma io sono con­tenta di farlo per Lui”.

Poi si è allontanata nel santuario e non l’ho più vista. Io sono rimasto a bocca aperta dicendo: lì non era soltanto la sofferenza accettata e offer­ta; era la disponibilità a ripetere il mistero di Cristo per amore, per la fedeltà di altri al progetto di Dio, in questo caso i Sacerdoti. Siamo su un piano altissimo dove l’amore sofferente diventa preghiera, offerta di tutto se stessi, di tutta la vita.

Sono vette che si incontrano qua e là tra laici e consacrati che diven­tano fari nei momenti di difficoltà per noi più terra terra, più tapini (al­meno non so voi, magari siete già a queste vette), che cerchiamo di toglierci la sofferenza di tutti i modi e siamo ben scocciati quando c’è. Questo è più che umano, però l’amplissima dimensione della preghiera di offerta ci può illuminare, redimere, cambiare, fare accettare un pro­getto di Dio di croce e di cammino non facile.

Allora si valorizza nella fede il dolore e non è, diciamo, un pallia­tivo psicologico (soffrire devo soffrire, tanto vale che lo offra almeno), non è un discorso del genere; ma è un dialogo con il Signore, un porsi nella posizione di Cristo.

Chi di voi ha più esperienza di ospedali sa come ci sia gente che muore nella sofferenza e nella disperazione e gente che muore nella sofferenza, nell’offerta e nonostante tutto nella serenità.

L’altro giorno ho incontrato un ragazzo con la sua fidanzata e mi raccontavano questo: tutti e due hanno avuto un genitore morto di tumore: l’uno nella profonda fede e nella serenità; l’altro, non creden­te, morto rifiutando e bestemmiando questa vita e queste sofferenze, maledicendo tutti per quanto gli era capitato. Allora possiamo parlare della preghiera di offerta non come di un palliativo, ma come di una vittoria sul dolore come è stata quella di Cristo, una vittoria di reden­zione.

Quando la nostra preghiera di offerta è scoprire la presenza pre­gnante del Signore nella nostra vita, scoprire che c’è un progetto di Dio chiaro, su ciascuno di noi e fare in modo di aderirvi pienamente in qualsiasi posto ci possa portare sia fisico, sia di scelta di vita, allora ci si abbandona al Padre, a Dio e quindi l’offerta della vita diventa abban­dono nella certezza che il Signore guida ogni circostanza e avvenimento del nostro cammino. Così capitava e capita nella vita dei Santi. I loro avvenimenti concreti erano guidati da questa fiducia.

La preghiera di offerta porta allora alla pace interiore, alla gioia di dare, alla serenità di fondo, all’accettazione e all’offerta delle croci, all’amore, alla vita perchè se ne vede tutta l’importanza e il valore, alla scoperta di questo interscambio, di questa presenza forte di Dio nella mia storia.

Anche la gioia può essere una lode, un inno, un ringraziamento quando è offerta al Signore come momento bello della nostra vita. Del resto l’eternità che cos’è se non un’enorme preghiera di offerta nella luce e nella gioia dell’essere invasi da Dio? Dice l’Apocalisse: “Non ci sarà nè sole nè luna, perchè non sono più necessari. L’Agnello illumi­nerà e sarà tutto in tutti” (Cfr. Ap. 21, 23).

Quindi la condizione finale dell’uomo invaso da Dio sarà la lode, il canto, il rigraziamento in un’eternità di gioia e di offerta al Padre. Oggi scopriamo progressivamente e lentamente la presenza del Signore e il fatto che la nostra vita deve diventare offerta nella nebbia, nelle tribo­lazioni, nelle difficoltà, nella gioia, nella luce, nella speranza, nei con­trasti, negli interrogativi, negli avvicinamenti e negli allontanamenti, nelle cadute e nelle riprese.

Dice Paolo: “Offrite i vostri corpi al Padre” (Cfr. Rm.12, 1), non soltanto nel senso ultimo, sacrificale, ma anche nel senso di una vita che negli avvenimenti semplici e modesti è una lode, un ritorno a Dio, una comunicazione con Lui per cui prende un gusto particolare.

Certamente il parlare di preghiera di offerta quando non c’è alla base un altro cammino, può creare delle grosse difficoltà, perchè può sembrare un assurdo, un modo strano di prendere la vita.

Invece quando il contatto con il Signore è sperimentato, la preghiera di offerta e di abbandono diventa una semplificazione delle cose, una pro­fonda consapevolezza della signoria di Dio, signoria non nel senso di dominazione o espressione, ma nel senso di elevazione, cammino insie­me, vita spesa con Dio sull’esempio di Cristo.

Concludendo direi quindi che la preghiera di offerta è scandagliare il più profondo del religioso, intendendo per religioso il fatto della pre­senza di Dio nella storia e nella vita di una persona. Preghiera di offerta significa riconoscere questa presenza, scoprire il progetto di Dio e mettersi in atteggiamento di risposta. La risposta passerà attraverso un diminuire noi stessi per dare spazio a Dio e quindi all’amore. Dove entra l’amore entrano la pace, la serenità, la gioia, ma anche il sacrifi­cio. Quanti risvolti esistenziali ha allora la risposta a Dio! Il quotidiano si impregna di un clima religioso, religioso nel senso di un mondo che è tutto consacrato a Dio.

Teilhard de Chardin, non avendo una volta il pane e il vino per celebrare la Messa, la celebrò consacrando le realtà del mondo, l’uni­verso a Dio.

Dicevano i rabbini: “Spacca una pietra, dentro trovi Dio”.

Scoprire il senso religioso vuol dire scoprire la paternità di Dio, la gioia di essere con Lui. La preghiera di offerta porta a una coraggiosa testi­monianza cristiana fino all’eroismo del martirio per la fede o incruento attraverso una malattia accettata e offerta o in casi particolari, mossi dallo Spirito, chiesta come unione a Cristo e riparazione. Il contempla­tivo è colui che assume tutto questo ne fa risposta nella propria vita in lode, ringraziamento e offerta, attraverso situazioni che la comunità e la regola gli offrono.