LA LITURGIA DELLA PAROLA NELLA SANTA MESSA

LITURGIA DELLA PAROLA

«… tali letture (sono) di gran pascolo all’anima e di grande avanzamento nella vita della perfe­zione, non meno di quella che l’è dell’orazio­ne e della santa meditazione, perché nell’orazione e meditazione siamo noi che parliamo al Signore mentre nella santa lettura è Dio quello che parla a noi.

Cercate di far tesoro quanto più potete di queste sante letture e ne sentirete ben presto il rinnovamento nello spirito. Innanzi di mettervi a leggere tali libri innalzate la mente vostra al Signo­re e supplicatelo che lui stesso si faccia guida della vostra mente, si degni di parlarvi al cuore e muo­vere egli stesso la vostra volontà.

Ma non basta; conviene ancora che vi prote­stiate dinanzi al Signore prima di cominciare la let­tura, e rinnovarla di tanto in tanto nel corso che va fatta tale lettura, che voi non la fate per studio e per pascere la vostra curiosità, ma unicamente per piacergli e per dargli gusto». (Epistolario II, pagine 129-130)

«Ecco come si esprimono i santi padri nell’esortare l’anima ad una tale lettura.

San Bernardo nella sua scala claustrale am­mette esser quattro i gradini o i mezzi per cui si sa­le a Dio ed alla perfezione; e dice che sono la lezio­ne e la meditazione, l’orazione e la contempla­zione.

Ed a provare ciò che egli dice apporta quelle parole del divin Maestro: – Cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto -; ed applicandole ai quat­tro mezzi o gradi della perfezione, dice che con la lezione della sacra scrittura e degli altri libri santi e devoti si cerca Iddio; con la meditazione si trova, con l’orazione si bussa al di lui cuore e con la con­templazione si entra nel teatro delle divine bellez­ze, aperto dalla lezione, meditazione ed orazione, agli sguardi della nostra mente.

La lezione, seguita a dir altrove il santo, è quasi il cibo spirituale applicato al palato dell’ani­ma, la meditazione la mastica coi suoi discorsi, l’orazione ne prova il sapore; e la contemplazione è 1’istessa dolcezza di questo cibo di spirito che ri­stora tutta l’anima e la conforta.

La lezione si ferma nella corteccia di ciò che si legge; la meditazione ne penetra il midollo; l’ora­zione ne va in cerca colle sue dimande; la contem­plazione se ne diletta come di cosa che già possie­de…

… afferma san Gregorio: – I libri spirituali so­no a guisa d’uno specchio, che Dio ci pone davanti acciocché mirandoci in essi ci correggiamo dei nostri errori e ci adorniamo di ogni virtù.

E siccome le donne vane si affacciano fre­quentemente allo specchio, e quivi ripuliscono ogni macchia del volto, correggono gli errori del crine e si adornano in mille guise per comparire vaghe agli occhi altrui, così il cristiano deve spesso porsi avanti agli occhi i libri santi per iscorgervi… i difetti di cui si deve correggere e le virtù di cui si deve abbellire per piacere agli occhi del suo Dio». (Epistolario II, pagine 142-144)