LA GIOCONDITÀ

(Quel Pizzico di umorismo che non guasta)

“E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all’esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore e giocondi e garbatamente amabili”. Certo in nessun libro di morale si tratta dell’umorismo come di una virtù, eppure il suo esercizio è indispensabile nella vita di Fraternità.

Questa capacità di sdrammatizzare, di non dare un peso eccessivo a ciò che non lo ha, di saper sorri­dere di se stessi e di trovare il lato positivo in tutto, è molto importante e costituisce un mezzo efficace e inoffensivo per scaricare quelle tensioni che normal­mente si accumulano durante il giorno.

I momenti ricreativi in cui tutte le Sorelle ci ri­troviamo insieme sono, quasi sempre, esuberanti di gioia e di allegria.

“Gioisci nel Signore sempre. Non permettere che nes­sun’ombra di mestizia avvolga il tuo cuore” raccoman­dava S. Chiara a S. Agnese di Praga.

Certamente la gioia nasce in una coscienza che è in pace con Dio, con se stessa e con il prossimo, da qui scaturisce quella serenità d’animo che permette di valutare gli eventi (compresi i piccoli incidenti di percorso) con umorismo, cioè con un certo distacco, senza prendersi troppo sul serio, evitando quella se­riosità che è segno di ipocrisia e che rende aspri e ri­gidi.

Il Serafico Padre si studiava con ogni impegno di custodire nel suo cuore la gioia, mostrandosi lieto anche nella tribolazione e nell’avversità e voleva che nessuno dei suoi Frati mostrasse una faccia malinco­nica.

Un giorno così rimproverò un Frate dalla faccia mesta: “Perché mostri così la tristezza e l’angoscia dei tuoi peccati? E’ una questione tra te e Dio. Pregalo che nella sua misericordia ti doni la gioia della sal­vezza. Ma in presenza mia e degli altri procura di mantenerti lieto. Non conviene che il servo di Dio si mostri depresso e con la faccia dolente al suo fratel­lo o ad altra persona”.

Il Santo ben conosceva per esperienza come il demonio talvolta non potendo danneggiarci diretta­mente, si sforza di tendere insidie e di nuocere tra­mite il prossimo, per questo raccomanda ripetuta­mente ai Frati di non permettere che la malinconia entri nel loro cuore ed esorta in ogni caso a vincerla con la preghiera.

Seguiamo dunque l’esortazione del Serafico Padre San Francesco il quale ci insegna che “il diavo­lo esulta soprattutto quando può rapire al servo di Dio il gaudio dello spirito. Egli porta della polvere che cerca di get­tare negli spiragli, per quanto piccoli, della coscienza e così insudiciare il candore della mente e la mondezza della vita. Ma se la letizia di spirito riempie il cuore, inutilmente il ser­pente tenta di iniettare il suo veleno mortale. I demoni non possono recare danno al servo di Cristo, quando lo vedono santamente giocondo “.

San Francesco aveva uno spiccato senso dell’u­morismo che traspare dalle sue parole, dagli scritti e perfino dal modo di vivere alcune situazioni dram­matiche, sgonfiandole.

Si pensi al modo di trovare la strada giusta, fa­cendo fare la trottola a Frate Masseo, o al modo di vincere una tentazione di lussuria confondendo il de­monio col fare dei pupazzi di neve davanti ai quali si colloca dicendo a se stesso: “Ecco questa più grande è tua moglie, questi quattro due sono i figli e due le tue figlie; gli altri due sono il servo e la domestica, necessari al servizio. Fa presto, occorre vestirli tutti perché muoiono di fred­do. Se poi, questa molteplice preoccupazione ti è di peso, ser­vi con diligenza unicamente al Signore”.

L’umorismo arguto di Francesco è sempre gar­bato, mai aspro, è tipico di un uomo che, alla luce della fede, ha ritrovato il senso vero delle proporzio­ni ed è per questo che l’umorismo di Francesco, e in genere quello dei santi, diffonde ottimismo e suscita simpatia.