La Fede Viva illumina la nostra anima

CREDO

«La fede viva, la credenza cieca e la completa adesione alla autorità costituita da Dio so­pra di te, questo è il lume che rischiarò i passi del popolo di Dio nel deserto, questo è il lu­me che risplende sempre nell’alta punta di ogni spirito accetto al Padre; questo è il lume che con­dusse i magi ad adorare il nato Messia, questa è la stella profetizzata da Balaam, questa è la fiaccola che dirige i passi di questi spiriti desolati.

E questo lume e questa stella e questa fiacco­la sono pure ciò che illuminano la tua anima, diri­gono i tuoi passi perché tu non vacilli; fortificano il tuo spirito nel divino affetto e, senza che l’anima il conosca, si avanza sempre verso l’eterna meta». (Epistolario III, pagina 400)

«… mi prometto di far ascendere le mie pove­re suppliche al trono di Dio con più fiducia e con totale abbandono, scongiurandolo e facendo una dolce violenza al suo cuore divino, perché voglia concedermi la grazia di accrescere in voi lo spirito della sapienza celeste, che così potrete conoscere con più chiarezza i divini misteri e la divina grandezza…

Un accrescimento di lume celeste; lume che non può acquistarsi né con lungo studio, né per mezzo di umano magistero, ma che immediata­mente viene infuso da Dio; luce che quando l’ani­ma giusta l’ottiene, conosce nelle sue meditazioni con tal chiarezza e con tale gusto ama il suo Dio e le cose eterne, che quantunque non sia che il lume di fede, pure basta a sollevarla in modo che le spa­risce innanzi tutta la terra, ed ha per un nulla quanto le può promettere il mondo.

Intorno a tre grandi verità specialmente biso­gna pregare lo Spirito Paracleto che ci illumini e sono: che ci faccia conoscere sempre più l’eccel­lenza della nostra vocazione cristiana. L’essere scelti, l’essere eletti tra innumerabili, e sapere che questa scelta, che questa elezione è stata fatta, senza nessuno nostro merito, da Dio fin dall’eter­nità.., a solo fine che fossimo suoi nel tempo e nell’eternità, è un mistero sì grande ed insieme sì dolce, che l’anima per poco che il penetra, non può non liquefarsi tutta in amore.

Secondariamente preghiamo che ci illumini sempre di più intorno all’immensità dell’eterna eredità a cui la bontà del celeste Padre ci ha desti­nati. La penetrazione del nostro spirito in questo mistero aliena l’anima dai beni terreni, e ci rende ansiosi di arrivare alla patria celeste.

Preghiamo infine il Padre dei lumi che ci fac­cia sempre più penetrare il mistero della nostra giustificazione, che da miseri peccatori ci trasse a salute.

La nostra giustificazione è un miracolo estre­mamente grande che la sacra scrittura lo paragona colla risurrezione del divin Maestro…

Oh! se tutti comprendessimo da quale estre­ma miseria ed ignominia ci ha tratto la mano onni­potente di Dio.

Oh! se potessimo penetrare per un solo istan­te quello che stupisce ancora gli stessi spiriti cele­sti, cioè lo stato a cui la grazia di Dio ci ha sollevati ad essere niente meno quali suoi figliuoli destinati a regnare col Figliuolo suo per tutta l’eternità! Quando ciò sarà permesso di penetrare ad anima umana, ella non può se non vivere una vita tutta celeste…

Quante volte il Padre celeste vorrebbe sco­prirci i suoi segreti ed è costretto a ciò non fare, es­sendocene noi resi incapaci per sola nostra mali­zia…

Nelle nostre meditazioni svolgiamo spesso le fin qui esposte verità, che così ci troveremo più ro­busti nella virtù, più nobili nei nostri pensamen­ti». (Epistolario III, pagine 198-200)