La Casa sulla Roccia – 3

Diocesi Reggio Emilia
“Centro di spiritualità” di Marola (Reggio Emilia)

La Casa sulla Roccia

La “Casa sulla roccia” è il titolo dato alle cinque meditazioni dettate da don Luciano Monari al corso di esercizi spirituali che nel settembre 1989 – come è ormai consuetudine – si è svolto per alcune parrocchie reggiane al “Centro di spiritualità” di Marola (Reggio Emilia).

Il tema è il “discorso della montagna” dei capitoli 5, 6, 7 del Vangelo di Matteo. In appendice il testo delle omelie pronunciate nelle Eucaristie delle tre giornate.

Fonte “La Casa sulla Roccia” testo edito dalla Edizioni San Lorenzo nel mese di Dicembre 1996.

Documento ripreso dal Servizio Documentazione della Diocesi di Piacenza-Bobbio

Omelia S. Messa

Liturgia XXII t.o./a. C

Sabato– 9 Settembre 1989

Don Luciano Monari

Letture: Col 1, 21-23; Lc 6, 6-11.

Cerchiamo di comprendere il significato dell’atteggiamento di Gesù nei confronti della santa legge del sabato. Una prima spiegazione, molto semplice, è che Gesù sta facendo un gesto di epicheia. La epicheia è una importante virtù che potremmo chiamare la virtù del buon senso; consiste nel sapere applicare correttamente una legge andando contro la sua formulazione esterna. La “lettera” della legge è per natura sua universale e può rivelarsi manchevole nel caso concreto. Può allora diventare necessario, per incarnare effettivamente lo spirito della legge, andare contro la lettera. Questo perché “summum jus, summa iniuria” secondo un famoso adagio: quando uno di fronte alla legge vuole essere troppo fiscale, troppo attento alla lettera, troppo scrupoloso e pignolo, va a finire che invece di difendere la giustizia, la distrugge. Una legge troppo rigida è una legge che ammazza, mentre la legge di Dio è una legge fatta per salvare. Ci vuole allora il buon senso anche nella applicazione della legge; ci sono dei casi in cui bisogna sapere cogliere e difendere lo spirito al di là della formulazione scritta.

Un esempio ci è dato nel vangelo di oggi, la “guarigione dell’uomo dalla mano inaridita” (cfr. Lc 6, 6-11). La legge del sabato Dio l’ha data non per imbrigliare l’uomo o per imporgli capricciosamente dei pesi, ma per salvarlo, per proteggerlo; il senso della legge del sabato è proprio la protezione dell’uomo. Una delle motivazioni che viene data è questa:

«[15]Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato» (Dt 5, 15).

Sei una persona libera, non puoi tornare schiavo. Un lavoro che non abbia mai requie è il lavoro dello schiavo non il lavoro dell’uomo libero; il giorno di riposo ti ricorda che tu sei libero. Quindi la legge del sabato è nata come legge di libertà, come richiamo all’azione di salvezza di Dio; è data non per uccidere, ma per salvare. Possono allora presentarsi dei casi in cui si può e si deve andare contro la formulazione scritta, proprio a favore dell’uomo, della sua libertà, della sua vita. E questa è una prima lettura, molto semplice, ma, credo, importante del vangelo; il discorso non si applica solo alla legge del sabato, ma a tutte le leggi. Il Signore ce le ha date perché ne cogliamo lo spirito e le sappiamo applicare nel modo corretto per la vita e per il bene dell’uomo.

Ma non è tutto, perché non solo Gesù usa il buon senso nella applicazione di questa legge del sabato, ma si esprime con una frase che doveva suonare chiaramente scandalosa agli orecchi dei suoi ascoltatori. Gesù richiama anzitutto Davide, il grande re che ha fatto anche lui 1’epicheia, perché quando aveva fame con i suoi compagni, ha usato i pani della proposizione, che erano riservati ai sacerdoti. Fin qui è questione di buon senso e si capisce. Ma poi aggiunge:

«[5]E diceva loro: Il Figlio dell’uomo è signore del sabato» (Lc 6, 5).

Questo invece fa difficoltà; questa è una pretesa grossa. «Il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato»quale sia il significato del sabato lo decide lui; egli ha il potere di rivelare il senso di questa legge. Che cosa vuole dire? Se ricordate abbiamo letto nella Terza Meditazione nel “discorso della montagna” quelle parole:

«[17]Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. [18]In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto» (Mt 5, 17-18).

Chi dunque toglierà qualche cosa alla legge e insegnerà agli uomini a fare qualche cosa in meno di quanto è scritto «sarà considerato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5, 19). Solo chi insegnerà a realizzare e a compiere tutta la legge, questo verrà considerato grande nel regno dei cieli.

Come mettere insieme questa dichiarazione di Gesù, secondo la quale egli non toglie assolutamente niente alla legge, e quello che invece dice qui, che il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato, che quindi può decidere lui il significato vero di questa legge? Tentiamo di capire in che senso Gesù è Signore del sabato. Escludiamo subito che “essere signore del sabato”, voglia indicare una signoria capricciosa, senza motivazioni. Non è questo. Ma – ci colleghiamo con il discorso di stamattina – il Figlio dell’uomo è in grado di condurre il sabato al suo pieno compimento, cioè di spiegare e di rivelare in modo pieno, completo il significato che il sabato ha nella legge di Dio. Ma come fa il Signore a fare questo? Credo lo si possa capire bene se voi mettete in rapporto il sabato ebraico con la domenica cristiana; la domenica è il compimento del sabato. Il sabato è il giorno di riposo dell’ebreo: che cosa ricorda il sabato? Secondo il Libro dell’Esodo richiama il settimo giorno della creazione, quello in cui Dio ha riposato; secondo il Libro del Deuteronomio richiama la liberazione dall’Egitto, quando Israele è diventato un popolo libero; il sabato, quindi, è il richiamo alla creazione e alla liberazione.

E la domenica che cos’è? Per il cristiano è la commemorazione, il ricordo della morte e risurrezione del Signore, della riconciliazione di Dio con gli uomini attraverso la croce di Cristo. Non è proprio così che Gesù ha portato a compimento il sabato? E che Gesù si è rivelato Signore del sabato? Ha dato al sabato un contenuto nuovo, la rivelazione dell’amore di Dio che giunge fino al dono totale di sé; non solo Dio è quello che ha liberato Israele dall’Egitto, ma Dio in Gesù Cristo ha donato la sua vita per noi, con un gesto che è il massimo possibile di rivelazione dell’amore:

«perché non c’è un amore più grande di chi dona la vita per i suoi amici» (Gv 15, 13).

Allora il senso era questo. Gesù è Signore del sabato perché porta a compimento il significato del sabato, donando la sua vita per noi, portando quindi a perfezione la rivelazione dell’amore di Dio. Questa che era già scritta nella creazione, era già scritta nella liberazione dall’Egitto, ma viene portata a compimento, perché scritta così chiaramente come sulla croce di Cristo, la rivelazione dell’amore di Dio non lo è stata mai e non lo può essere in un modo più intenso.

Nella Pasqua di Gesù il sabato ha raggiunto il suo scopo attraverso la rivelazione dell’amore. Ma allora si capisce anche il contenuto della legge del sabato. Qual è il contenuto autentico di questa legge? Secondo Gesù è l’amore, è il dare la vita. Celebrare il sabato, per noi vuol dire celebrare il dono della vita che Cristo ha offerto per noi e vuol dire quindi accettare il dono della vita come legge della nostra esistenza. Se Gesù è Signore del sabato, lo è non per cancellare il sabato, è per renderlo sotto certi aspetti ancora più esigente, perché la domenica da noi esige molto di più di quanto il sabato esigesse dagli ebrei. Dal punto di vista esterno, il sabato era profondamente esigente, non si può lavorare, non si può fare una passeggiata lunga, non si può accendere la luce, non si può scattare una fotografia, non si può fare nessuna di queste attività il giorno di sabato. Sembra una obbligazione enorme, intensa. Per il cristiano tutta questa obbligazione diventa una cosa sola, ma radicale, perché la domenica al cristiano chiede di dare la vita. La domenica al cristiano dice: tu oggi ricordi, celebri, l’amore di Dio che in Cristo si è donato per te; tu, dunque, dovrai vivere di questo amore e secondo questo amore. Con le parole di Giovanni:

«[16]Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3, 16).

È questo lo spostamento del significato del sabato; è in questo modo che Gesù ne è diventato il Signore, non per cancellare le prescrizioni in modo arbitrario e capriccioso, ma per portarle a compimento con la sua vita e con la sua morte. Per questo Gesù in giorno di sabato compirà sempre dei gesti di carità e il sabato non fermerà mai Gesù quando è di fronte ad una scelta di amore; perché è esattamente verso l’amore che deve condurre la celebrazione di questa festa. È il senso di questa legge e, in fondo, il senso di tutte le leggi che ormai trovano il loro compimento nella domenica o, se volete, nell’Eucaristia, che è il cuore della domenica.

È quello che celebriamo questa sera, che celebriamo tutte le volte che facciamo l’Eucaristia; è domenica tutti i giorni quando celebriamo l’Eucaristia. Noi celebriamo il punto di arrivo della storia della salvezza, la rivelazione dell’amore e l’esigenza dell’amore. Il ricordo del dono che Cristo ci ha fatto di se stesso, che Dio ci ha fatto di se stesso in Cristo, è il fondamento dell’esigenza dell’amore che siamo chiamati a trasmetterci gli uni gli altri.

Preghiamo allora perché l’Eucaristia che facciamo sia veramente questo, sia portare a compimento la legge nell’amore che riceviamo e che il Signore ci vuole dare la forza di trasmettere agli altri.