Kelly, madre surrogata pentita: «Sono stata usata e buttata via»

Kelly, madre surrogata pentita: «Sono stata usata e buttata via»

L’americana: credevo di aiutare gli altri ma è solo una questione di soldi.

di Monica Ricci Sargentini – Corriere della Sera, domenica 7 maggio 2017

Kelly Martinez si aggira per le strade di Madrid con lo sguardo sperduto e la speranza di rivedere i due maschietti che ha partorito nel 2016 per una coppia spagnola. «Li ameranno abbastanza? Quando sono nati erano perfetti, eppure i genitori li hanno guardati a stento. Non hanno legato, lo so». La sua missione adesso è mettere in guardia le altre donne: «Non credete a quello che vi dicono le agenzie o i genitori intenzionali. Non c’è nessuna protezione per noi surrogate. Io mi sono sentita usata e poi buttata via. È solo una questione di soldi.

A me hanno mentito, per questo oggi parlo. Voglio avvisare le altre. Se solo potessi tornare indietro…». Americana, 32 anni, capelli lunghi neri, la donna, che vive in Sud Dakota, è venuta in Spagna accompagnata dal marito Jay con cui ha tre figli di 15, 13 e 5 anni. Lui le sta accanto mentre lei racconta delle tre gravidanze surrogate e di come ha rischiato di morire. «Credevamo di fare la scelta giusta — dice l’uomo — e invece si è rivelato un incubo. L’ho convinta io a venire in Spagna perché volevo che si liberasse di questo peso».

Le motivazioni
Kelly è venuta a Madrid con «Stop Surrogacy Now», il movimento internazionale fondato dall’americana Jennifer Lahl: «Ero disperata, ho scritto su Google “Chi aiuta la madri surrogate?” E mi è comparso il suo nome». La ragazza ripete all’infinito la sua storia, nei minimi dettagli. Va nel Parlamento spagnolo. Incontra deputati pro e contro. Rilascia interviste. «Perché l’ho fatto? Per i soldi, sicuramente, ma anche perché volevo che tutti fossero orgogliosi di me. Vengo da una famiglia tragica: mio padre è morto quando avevo 13 anni, mia madre quando ne avevo 17 e mio fratello quando ne avevo 20. Le agenzie mi avevano convinto che era come se compissi un miracolo per queste coppie». Eppure tutte e tre le esperienze sono state negative. Ognuna a suo modo.

«La prima gravidanza è stata nel 2005 per una coppia gay di Parigi che sembrava molto coinvolta. Sono venuti tante volte a trovarci». Ma dopo il parto racconta di aver subito il ricatto: «Siccome la maternità surrogata è proibita in Francia, mi hanno chiesto di andare in consolato a Chicago e dichiarare che avevo avuto una storia con uno di loro due e che ora, per salvare il mio matrimonio, la mia unica possibilità era di spedire i gemelli con il padre biologico in Francia». Kelly e il marito si arrabbiano ma l’alternativa è tenere con sé i neonati: «Come potevamo farlo? Avevamo già due bambini di uno e tre anni». Così la ragazza si presta al gioco: «È stata un’umiliazione. Ero davanti alla console con uno dei neonati in braccio, loro parlavano solo in francese, lingua che non conosco, poi mi guardavano e, a volte, ridevano».

La seconda coppia
Kelly va in crisi e ricorre all’aiuto di uno psicoterapeuta che, paradossalmente, per curarla le propone di fare un’altra maternità surrogata per un uomo e una donna che sta seguendo. «Pensavo che non ci sarei cascata più ma mi sono innamorata di questa coppia dell’Iowa. È nata una bambina bellissima, però poi loro hanno divorziato e sono finiti in tribunale per la custodia della piccola. Mi si spezza il cuore perché io l’ho fatta nascere».

L’attaccamento
Kelly insiste molto sul suo attaccamento per i bambini nati «su commissione». «Sì lo so che ti dicono che è un lavoro e non devi affezionarti ma io non ci riesco».
L’ultima gravidanza, quella per la coppia madrilena, è stata la peggiore. «Non sono più la stessa, mi hanno distrutto. La coppia è andata letteralmente in tilt quando hanno saputo che aspettavo due maschi invece di un maschio e una femmina. Da allora si sono disinteressati dei bambini. Non telefonavano più, non rispondevano ai messaggi. Ossessionavano il medico per sapere come mai i due embrioni maschio e femmina impiantati non avevano portato al risultato voluto. A un certo punto ho pensato che non sarebbero venuti a prenderli».

Il parto è prematuro. Kelly va in gestosi e rischia la vita: «Non avevo mai pensato di poter morire». I bambini nascono alla 30sima settimana: «Piccoli ma meravigliosi. Siamo andati a vederli io e Jay e loro erano da soli nelle incubatrici. Le infermiere mi hanno detto che i genitori erano andati via subito. Gli abbiamo parlato e si sono mossi, perché riconoscevano le nostre voci. E ora non so darmi pace».