IL SERVIZIO

Mi ha sempre colpito l’espressione di S. Paolo “coloro che avranno ben servito, si acquisteranno un grado onorifico e una grande sicurezza nella fede in Cristo Gesù”.

Che significa servire bene, se non servire con amore? In ogni servizio reso, le rifiniture, quei piccoli dettagli quasi trascurabili, costituiscono quel “tocco” proprio di chi serve per amore.

Non poteva bastare alla Madre S. Chiara lavare semplicemente i piedi delle serviziali (di quelle Sorelle cioè che svolgevano un servizio esterno) e non sarebbe questo già stato abbastanza? No. Per Chiara il servizio non era completo se non imprime­va sotto la pianta del piede ben aderente un bacio!

I santi non praticano la carità col contagocce, al contrario nel donarsi lo fanno senza misura e vi ag­giungono sempre ciò che potrebbe sembrare super­fluo, un’esagerazione (come poteva apparire tale il miracolo dell’acqua trasformata in vino eccellente alle Nozze di Cana o tutto quel profumo sprecato per un­gere i piedi del Maestro mentre, secondo la mentalità economica di Giuda, lo si poteva vendere per elargirne il ricavato ai poveri).

Il termine con cui Chiara ama definirsi è: serva di Cristo o ancella delle Sorelle Povere. In lei il servizio alle Sorelle è un bisogno vitale per esprimere quel­l’amore che le arde dentro e che desidera manifesta­re con le opere.

E non poteva essere diversamente poiché Chiara contemplava continuamente la vita di Cristo Gesù Signore, anelando a conformarsi a Lui che disse di non essere venuto per essere servito ma per servire e ce ne diede una prova tangibile quando, cingendosi il grembiule, cominciò a lavare i piedi ai discepoli, pur essendo il Signore e il Maestro, perché anche noi facessimo altrettanto.

Servo, prima di tutto di Jahwé, ma servo anche degli uomini. Seguendo il Suo esempio, non possia­mo dire di servire Dio se non serviamo il prossimo.

Si tratta infatti di servire Dio nel prossimo. È il Maestro che ci assicura che servendo i fratelli più piccoli, è Lui che serviamo.

Chiara, ancella di Cristo e ancella delle Sorelle, ne ricalca le orme e col suo esempio e le sue parole esorta a dimostrare esternamente, appunto nelle opere del servizio, quell’amore che le Sorelle devono nutrire le une per le altre.

Similmente S. Francesco, che vuole servire il Signore con fedeltà e senza riserve, con l’anima e con il corpo, per Suo Amore si fa servo dei lebbrosi e al loro servizio vorrebbe ritornare anche quando è ormai morente. Si fa servo dei Frati e vuole che allo stesso modo si comportino i Ministri e tutti i Frati fra di loro; serve con particolare cura e amore i Frati in­fermi e desidera e prescrive che “se uno di essi cadrà ammalato, gli altri Frati lo devono servire come vor­rebbero essere serviti essi stessi”.

È quel “di più”, quel “non richiesto” che si nota nel rendimento del servizio, quella generosità e gioia con cui si compie che manifesta l’amore.

Servire, dunque, per amore. Cos’è, ad esempio, aiutare una Sorella anziana senza regalarle una ca­rezza o un sorriso?

Il Signore ama chi dona con gioia. Il servizio com­piuto come dovere è sterile, arido. Il servire per amo­re è necessariamente un servire con gioia. Un’altra caratteristica del servizio è la gratuità. Chi serve non deve aspettarsi ricompense o gratificazioni, il servire con amore, il compiere il bene in tutte le sue forme e manifestazioni ha già in sé la ricompensa.

La ricompensa della carità è la letizia. La gradua­le purificazione dai peccati (“la carità copre una mol­titudine di peccati”), una progressiva illuminazione (anche nel senso di lucentezza, splendore del volto che tradisce, anzi manifestalo splendore dell’anima). Nella misura in cui non ci lasceremo sfuggire le occasioni per esercitare il servizio (per quanto picco­le esse siano), vincendo la naturale inclinazione alla nostra comodità, diverremo Madri, ponendo il bene altrui avanti al nostro, proprio come fa una Mamma nei confronti dei propri figli.

Non basta perciò rendere dei servizi, ma biso­gna sempre migliorare la qualità del nostro servizio. Il servizio va compiuto con discrezione, non solo senza farlo pesare ma, possibilmente, senza farlo notare, comportandosi piuttosto come persone che stanno ricevendo un servizio. E in realtà, quale ono­re è quello di servire il Figlio di Dio nei fratelli e nel­le sorelle.

Come nelle altre virtù anche in questa del servi­zio c’è un cammino graduale da compiere e cioè ma­gari le prime volte che ci viene richiesto un servizio che ci scomoda, lo compiremo con sforzo (borbot­tando interiormente o esteriormente), poi poco alla volta impareremo a compierlo volentieri e con gioia, in seguito addirittura avremo la delicatezza di preve­nire i bisogni e i desideri del prossimo. C’è da com­piere un cammino di ascolto e di docilità alla voce dello Spirito che ci ammaestra e ci corregge, ci esor­ta e ci incoraggia per farci giungere alla perfezione dell’amore.