IL PANE DEI FORTI E IL VIATICO PER IL CIELO

Dovrebbe essere superfluo dire che Gesù Eucaristico è per tutti il vero Pane dei forti, il nutrimento degli eroi, il sostegno dei martiri, il conforto degli agonizzanti.
Nell’Eucaristia Gesù ripete i suoi amorosi richiami a noi travagliati e penanti in questa valle di lagrime: “Venite a Me, voi che siete affaticati e oppressi, e lo vi ristorerò” (Matt. 21, 28). È vero che “la vita dello uomo è un combattimento su questa terra” (Giob. 7, 1); è vero che i seguaci di Gesù “saranno perseguitati” come il loro Signore (Matt. 5, 10; 2 Tim. 3, 12); è vero che “coloro che sono di Cristo hanno crocifisso la loro carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze” (Gal. 5, 24), e debbono vivere “morti al mondo” (Gal. 6, 34); ma è anche vero che con Gesù “io posso tutto” (Fil: 4, 13), perché Gesù è “tutto” (Giov. 1, 3; Col. 1, 17) e nella S. Comunione si fa proprio “tutto mio”. E allora “che ho da temere? – posso dire con la Serva di Dio Luisa M. Claret de la Touche – Colui che mantiene il mondo sui suoi poli è in me. Il Sangue di un Dio circola nelle mie vene. Non temere anima mia: Il Signore del mondo ti ha preso fra le sue braccia e vuole che ti riposi in Lui”.
Per questo S. Vincenzo de’ Paoli poteva chiedere ai suoi missionari: “Quando avete ricevuto nei cuori Gesù ci può essere un sacrificio impossibile per voi?”. E S. Vincenzo Ferreri, nei due anni di carcere che dovette patire come perseguitato, “sovrabbondò di gioia fra i travagli” (2 Cor. 7, 4), perché riuscì a ottenere di poter celebrare ogni giorno la S. Messa fra i ceppi, le catene e l’oscurità della galera. La stessa forza ed esultanza invase Santa Giovanna d’Arco quando le fu concesso di ricevere Gesù Eucaristico prima di salire sul rogo. Entrato Gesù nel tetro carcere, la santa si gettò in ginocchio fra le catene, ricevette Gesù e si raccolse in profonda preghiera. Appena chiamata per andare alla morte, si alzò e s’incamminò senza interrompere le preghiere, salì sul rogo e morì tra le fiamme, sempre unita a Gesù che le dimorava nell’anima e nel corpo immolato.
Ma tutta la storia dei martiri, da S. Stefano protomartire, all’angelico martire S. Tarcisio, ai martiri più recenti, attesta la forza sovrumana che l’Eucarestia dona nella lotta contro il demonio e contro tutte le forze demoniache che operano sulla terra (1 Piet. 5, 9).
Per riferire un solo esempio più recente, anni fa, nella Cina comunista, alcune Suore vennero arrestate e messe insieme ad altri prigionieri con la proibizione perfino di pregare. Le guardie sorvegliavano i loro gesti, la posizione del corpo, l’atteggiamento del volto e i movimenti delle labbra, per punire duramente ogni infrazione. Le poverine bramavano soprattutto una cosa: l’Eucaristia. Una vecchia cristiana si offrì al Vescovo per portare a loro segretamente le Ostie consacrate avvolte in un fazzoletto, e usò uno stratagemma ben riuscito. Si presentò alle prigioniere, davanti alle guardie, come stravolta dalla collera, vomitando una valanga di ingiurie contro le Suore; al momento propizio, però, passò lo involtino nella mano di una Suora, e lasciò la prigione, promettendo alle guardie che sarebbe tornata a… insultare le Suore!
Infine, ricordiamo il conforto celeste che la S. Comunione arreca agli infermi, e non solo alle loro anime, ma anche ai corpi, a volte prodigiosamente risanati. A S. Liduina e ad Alexandrina Da Costa, ad esempio, sparivano d’incanto le terribili sofferenze fisiche per tutto il tempo di durata delle sacre Specie nel loro corpo. Lo stesso, a S. Lorenzo da Brindisi e a S. Pietro Claver, quando celebravano la S. Messa, cessavano tutti i dolori delle gravi malattie da cui erano tormentati.
Più consolante di tutte, però, è l’ultima S. Comunione, quella detta Viatico, ossia cibo per il viaggio da questa all’altra vita. Come ci tenevano i Santi a riceverlo per tempo e con le migliori disposizioni!
Quando S. Domenico Savio fu mandato a casa perché gravemente ammalato, il medico del suo paese gli dette buone speranze di guarigione; ma il santo giovanetto chiamò suo papà e gli disse: “Papà, sarà bene fare un consulto con il Medico Celeste. Io desidero confessarmi e ricevere la Comunione”.
Quando la salute di S. Antonio M. Claret cominciò a destare serie apprensioni, furono chiamati due medici per un consulto. Avvertito, il Santo intui la gravità del male, e disse ai suoi: “Ho capito, ma prima pensiamo all’anima, poi al corpo”; e volle ricevere subito i Sacramenti; poi fece entrare i due medici, e disse loro: “Ora fate quello che volete”.
Prima l’anima e poi il corpo. Possibile che non lo comprendiamo? Eppure, spesso noi siamo così incoscienti che ci affanniamo tanto a portare il medico al letto di un ammalato, mentre ci riduciamo a chiamare il Sacerdote solo all’ultimo momento, quando magari l’infermo non è in grado di ricevere i Sacramenti con piena coscienza o addirittura non può neppure riceverli. Stupidi e stolti che siamo! Come non ci rendiamo conto che se non chiamiamo a tempo il Sacerdote mettiamo a rischio l’eterna salvezza del morente e lo priviamo del sostegno e del conforto più grande che si possa ricevere in quegli estremi momenti?
L’Eucaristia è il supremo pegno di vita del cristiano su questa povera terra d’esilio. “Il corpo nostro – scrive S. Gregorio Nisseno – unito al Corpo di Cristo acquista un principio d’immortalità, perché si unisce all’Immortale”. Quando la vita caduca del corpo viene meno, ecco Gesù, ecco Colui che è la Vita eterna. Egli si dona a noi nella Comunione per essere la Vita vera e perenne della nostra anima immortale, per essere la Resurrezione del nostro corpo mortale: “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna” (Giov. 6, 55), “Chi mangia di questo pane vivrà in eterno” (Giov. 6, 59), perché “lo sono la resurrezione e la vita” (Giov. 11, 25).
Il S. Viatico: che grazia! Quando il S. Curato d’Ars, moribondo, sentì il suono del campanello che annunciava l’arrivo del S. Viatico, si commosse fino alle lagrime, e disse: “Come trattenersi dal piangere quando Gesù viene a noi per l’ultima volta con tanto amore?”.
Si, Gesù Eucaristico è l’Amore divenuto mio cibo, mia forza, mia vita, mio cuore. Ogni volta che Lo ricevo, in vita come in morte, Egli si fa mio per farmi Suo. Si: Lui tutto mio e io tutto Suo. L’uno nell’altro, l’uno dello altro (Giov. 6, 58). Questa è la pienezza dell’Amore per l’anima e per il corpo, sulla terra e nei Cieli.