Il discepolato per i giovani oggi

Diocesi Reggio Emilia-Guastalla
Azione Cattolica Settore Giovani
Esercizi Spirituali di Pietravolta (21-24 Luglio 1994)

Maestro dove abiti?
Venite e vedrete

Il discepolato per i giovani oggi

Terza Meditazione

Essere discepoli oggi

Le due meditazioni che abbiamo fatto volevano presentare: la prima il mistero di Dio in Gesù Cristo, cioè il progetto che Dio ha sull’uomo e quindi in concreto l’orizzonte dentro al quale si muove la nostra vita; e la seconda la Chiesa cioè il luogo concreto dove questo progetto di Dio incomincia a realizzarsi.

Dicevamo: la Chiesa è presentata dalla lettera agli Efesini come quel pezzo di mondo che Cristo riempie con la sua vita, perché attraverso questo pezzo di mondo la vita di Cristo arrivi a tutti gli uomini, si dilati a raggiungere, trasformare il mondo intero.

Il terzo passo che dobbiamo fare adesso è quello di rivedere la nostra vita, non solo la realtà della Chiesa, ma la vocazione di ciascuno, di ogni credente, la struttura fondamentale di vita che viene donata al credente e che diventa un motivo, una prospettiva di etica, di comportamento nuovo.

Il primo testo che prendo è Efesini 1, 4-10:

«[4]In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, [5]predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, [6]secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; [7]nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. [8]Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, [9]poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito [10]per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.»

Questi versetti danno la struttura della vita cristiana. Che cosa è che caratterizza la vita cristiana? Innanzitutto l’origine: la vita cristiana, dice S. Paolo, viene fuori dalla misericordia e dall’amore gratuito di Dio. Ciò vuol dire: all’inizio della vita di ciascuno di noi ci sta la volontà di Dio che noi viviamo, ci sta una scelta di Dio che dice a ciascuno di noi: “Io voglio che tu viva, la tua esistenza è preziosa e valida ai miei occhi”.

Questo è un atto di amore, è l’atto d’amore fondamentale originario della nostra vita ed è un atto d’amore creativo nel senso che quello che Dio vuole avviene. Dio vuole la tua vita, tu esisti e la tua esistenza è una risposta a quello che Dio vuole.

È un atto che nasce dall’amore e dalla misericordia. Il sì che Dio dice alla tua vita lo dice nonostante che nella tua vita tu sia in una condizione di peccato o di egoismo o di rifiuto di Dio. Il peccato che sta dentro la nostra vita non toglie il sì di Dio.

Dio continua a volere gratuitamente la vita dell’uomo, ciò non vuol dire che vuole il peccato, ma vuole certamente il peccatore. Dice di sì all’uomo e concretamente all’uomo peccatore. Ebbene questo sì di Dio è la radice di tutto. Io esisto rispondendo alla volontà di Dio che mi chiama. È questo il significato fondamentale che in una prospettiva cristiana si dà alla parola amore.

Dal punto di vista cristiano amare vuol dire volere l’esistenza di qualcuno, vuol dire essere contenti, accettare l’esistenza di qualcuno e difenderla, proteggerla e arricchirla per quello che dipende da noi: in questo senso l’amore è un atto di libertà, non è solo una emozione, ma una scelta libera.

Se io mi metto davanti a voi e dico “Io voglio che voi viviate. Per quello che dipende da me, io difendo e proteggo la vostra vita” Io faccio un atto d’amore. E’ quello che Dio prima di tutto ha fatto nei nostri confronti e fa continuamente nonostante i nostri peccati ed è quello che siamo chiamati a fare noi. Siccome Dio vuole la mia vita, io sono chiamato a volere la vostra vita. Siccome Dio mi accetta così come sono, io sono chiamato ad accettare voi così come siete, con le vostre caratteristiche. San Paolo dice questo: Il Signore fa sì che voi viviate come dei salvati e dei salvati per grazia. «[8]Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; [9]né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2, 8).

Questo vuol dire che l’amore di Dio per te, tu non lo meriti, non lo hai mai meritato e non riesci a meritarlo; l’uomo non può dire di essere così bravo da meritare l’amore di Dio. L’uomo non può dire: – Adesso ce la metto proprio tutta e con l’intelligenza divento bello, attraente, simpatico, dialogante in modo che Dio quando mi guarda mi dice: Io voglio che tu viva. L’uomo non ci arriverà mai a questo e non deve nemmeno tentare di arrivarci. Deve sapere che il sì di Dio sta prima di lui, sta prima delle opere, non abbiamo il problema di meritarcelo. Questo vuol dire un’altra cosa: non abbiamo il problema di meritare, di giustificare la nostra vita.

Faccio un esempio così ci intendiamo: siccome io vivo, devo respirare e siccome devo respirare, produco anidride carbonica quindi io inquino e vivendo io impongo agli altri di sopportare la mia faccia, il mio naso, i miei capelli, il mio temperamento così come sono. Questo a volte mi può dare imbarazzo e posso pensare di essere un peso per gli altri e di avere bisogno di giustificare il fatto che io inquino e che gli altri mi devono sopportare. E allora incomincio a fare delle cose belle, buone, grandi per, dire: “Vedete che io inquino, ma sono così bravo, intelligente, ho fatto delle cose così grandi che è giusto che io viva”. Per il cristiano questo ragionamento non ha valore, non c’è bisogno che ti affanni per dare un senso alla tua vita. Il senso della tua vita ce l’ha semplicemente perché Dio è contento che tu viva, non c’è bisogno che tu diventi intelligente, bravo e che realizzi qualcosa; semplicemente Dio ti vuole bene così come sei, Dio ti prende così come sei e tu devi sentirti cercato, desiderato, amato, voluto da Dio. Questo è il punto di partenza della vita.

Succede nella vita di fede quello che succede quando un ragazzo e una ragazza si innamorano e uno si sente dire da un’ altra persona: “Io ti voglio bene” e quando questo succede uno scopre che la sua vita ha un senso. La mia vita ha senso perché mi vuoi bene, perché ai tuoi occhi io sono prezioso e la mia vita è importante per te. A volte succede che ci sono adolescenti in crisi esistenziali a cui basta una ragazza che dica “Io ti voglio bene” per farli ritornare pieni di vita perché c’è qualcuno per cui sono preziosi, c’è qualcuno che li accetta volentieri.

Succede esattamente così in un’altra dimensione, nella vita di fede. Se tu scopri che Dio è innamorato di te, questo dà senso alla tua vita: semplicemente ti fa esistere e non hai bisogno di andare a cercare altre giustificazioni. Quindi San Paolo dice: «siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi né dalle opere, ma è dono di Dio, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2, 8.9).

Siamo infatti opera sua: ci ha fatto Dio con il suo amore e con la sua misericordia, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Ef 2, 10).

A questo punto tornano fuori le opere. Le opere non sono lo strumento con cui io do il senso alla mia vita, ma sono l’espressione di quell’amore che Dio ha messo nella mia vita e che io voglio esprimere e che inevitabilmente si esprime. Quando una persona, è amata e accetta di essere amata, vengono fuori una serie di comportamenti nuovi che sono i comportamenti di coppia, di rispetto, di stupore, di gioia, di dialogo. Lo stesso vale nei confronti di Dio. Se accettiamo di essere voluti da Dio, se accogliamo l’amore di Dio, vengono fuori tutta una serie di comportamenti che sono l’effetto di questo rapporto nuovo che si stabilisce tra Dio e noi.

E quali sono le dimensioni fondamentali della vita cristiana? L’unità e l’amore. Amore vuol dire imparare a dire di sì agli altri: siccome Dio ha detto di sì a noi, noi dobbiamo dire di sì agli altri, dobbiamo accogliere la vita degli altri. Questo è il tutto della vita cristiana, il resto è la spiegazione: tutti i comandamenti, le regole, le leggi e le tradizioni che ci sono non sono altro che la spiegazione del dire di sì con cuore alla esistenza. degli altri e alla mia. Ciò vuol dire che debbo amare gli altri come me stesso, debbo imparare ad accoglierli come io sono stato accolto gratuitamente dal Signore.

Da questo si capisce che la dimensione fondamentale del cristianesimo è l’unità e l’amore. Proviamo a leggere alcuni brani in cui questo discorso dell’unità e dell’amore viene reso concreto riferito a comportamenti immediati (Ef 4, 17-32).

«[17]Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, [18]accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. [19]Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile. [20]Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, [21]se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, [22]per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici [23]e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente [24]e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. [25]Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri. [26]Nell’ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, [27]e non date occasione al diavolo. [28]Chi è avvezzo a rubare non rubi più, anzi si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in necessità. [29]Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. [30]E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. [31]Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. [32]Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.”

Questo testo mi interessa per un motivo: perché dentro ci sono una serie di precetti, di regole, di urne. rea il problema è capire questi precetti, regole e norme. Avere dei precetti vuol dire che esperienze ci sono impedite e proibite. Vuol dire che ci sono una serie di esigenze che ci coinvolgono. In questo modo non rendiamo la nostra vita più complicata, più pesante, più oppressiva, più faticosa, più dura. Stiamo mettendo delle cappe di piombo sulle nostre spalle che ci impediscono di correre; cammineremo con fatica perché dobbiamo stare attenti a chissà quante cose? È così la vita cristiana, è una vita di umiliazione e di pesantezza. Mi interessa capire il significato di queste norme.

Il punto di partenza è quello che noi chiamiamo conversione che tradotta in italiano significa conversione a U. Quando un uomo diventa cristiano, cambia l’orientamento della sua vita, dirige la sua vita da un’altra parte cioè verso Dio in Gesù Cristo.

  1. Paolo contrappone la mentalità pagana a quella cristiana. La mentalità pagana è definita da S. Paolo in due parole impurità e avidità cioè la voglia di possesso nella dimensione della sessualità e dei soldi, dell’avere. La mentalità pagana è una mentalità di questo tipo che vuol possedere. Questo non vuol dire che tutti i pagani siano così, ma qui S. Paolo vuol dire che l’adesione a Gesù porta a un cambiamento, a un capovolgimento di mentalità: adesso dovete orientare la vostra vita dall’altra parte, dovete fare un’ inversione a U; dove prima mettevate le spalle ora ci mettete la faccia, andate in quella direzione!

Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo si potrebbe tradurre letteralmente Ma voi non così avete imparato Cristo. Vuol dire che quello che noi dobbiamo imparare non sono delle regole, noi dobbiamo imparare Cristo. Cristo è la regola, è la ricchezza della nostra convinzione profonda.

Quando ieri sera dicevamo che lo scopo è vedere la lepre, volevamo dire questo. Bisogna che ciascuno di voi prenda in mano la sua vita e dica: “Io della mia vita che cosa ne faccio?”. Vi mettete davanti a Gesù Cristo e con la vostra libertà e responsabilità, dite “Io cosa voglio essere? Cosa ritengo che sia Gesù Cristo per me?” In questo modo voi pian piano imparate Cristo.

Non voglio dire che prima di questa sera voi dobbiate avere detto un sì di fede davanti a Gesù Cristo. Ciascuno ha i suoi tempi e il Signore vi conduce come pare a Lui. L’importante è che con il vostro cuore, con la vostra coscienza, con trasparenza prendiate in mano la vostra vita e vi mettiate davanti a Gesù Cristo e pian piano arriverete a prendere posizione.

Ci arriverete adesso o tra un mese, tra un anno (questo dipende dal cammino che il Signore vi vorrà far fare): l’importante è la chiarezza, il prendere in mano la vostra vita. Non lasciate che vadano avanti le cose così come capita, ma l’importante è che riflettiate su voi stessi e vi rendiate conto chi siete, quello che fate e quello che volete raggiungere. Mettetevi davanti a Gesù Cristo e imparate a conoscervi per arrivare a quel sì detto a Dio. Dire di sì a Gesù Cristo significa accogliere una persona e accoglierla come il nostro maestro, ma forse sì potrebbe dire in questo brano come la nostra lezione, la lezione della vita che ho imparato e che si chiama Gesù, le sue parole e i suoi gesti.

«Ma voi non così avete imparato Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima (…) e rivestire l’uomo nuovo».

Deporre l’uomo vecchio e rivestire l’uomo nuovo vuol dire che dovete diventare delle creature nuove, che il vostro modo di pensare e di agire; deve cambiare. Se qualcuno è in Cristo, è una creatura nuova, le cose vecchie sono passate, ecco ne, nascono di nuove. Dovete rivestire Gesù Cristo e rivestire Gesù Cristo non vuol dire che dovete mettervi addosso un mantello che appartiene a Gesù Cristo, ma che dovete mettervi dentro lo Spirito che è di Gesù Cristo, cioè la sua mentalità. Dovete avere il pensiero di Gesù, avere i sentimenti di Gesù. In concreto tutto questo vuol dire rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

Allora la regola fondamentale è Gesù, la legge cristiana è Gesù. Le altre cose sono, come dicevo, la spiegazione. È Gesù.perché Gesù è l’incarnazione dell’amore di Dio per noi. Dicevo che all’inizio della nostra vita ci sta il: sì di Dio. Il sì che Dio ha detto alla nostra vita è Gesù, lì c’è l’amore di Dio. Se uno ci guarda vede quanto è serio, l’amore di Dio vedendo la vita. e la morte del Signore. Poi questo discorso S. Paolo lo applica ad alcune cose concrete,: concrete che ci servono da modello.

La prima cosa è il passaggio dalla menzogna alla verità: Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo. L’uso della parola il linguaggio (lo ricordavamo ieri), è uno strumento di comunione straordinario per l’uomo e lo dobbiamo usare secondo verità. Notate il motivo che San Paolo dà: perché siamo membra gli uni degli altri. Questa è una motivazione cristiana: siete il corpo di Gesù Cristo, siete un unico corpo. Ciascuno fa parte di questo corpo con le sue caratteristiche, ma siate una cosa sola. Se voi ingannate gli altri, ingannate voi stessi; se siete falsi con gli altri; rendete falsa non autentica la vostra vita. Siamo membra gli uni degli altri, per cui dobbiamo trattare gli altri con lo stesso rispetto con cui trattiamo noi stessi e desideriamo essere trattati.

Secondo: l’ira. Nell’ira; non peccate: non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo.

Sembra quasi che S. Paolo dia il permesso di adirarsi, ma che voglia dire che l’ira non deve diventare molto lunga, non deve durare molto: prima di sera dovete farla scomparire. Questo si potrebbe tradurre così: l’ira può nascere come un sentimento spontaneo e a volte può anche essere giustificata. di fronte a comportamenti sbagliati è anche giusto reagire. Dio reagisce di fronte al peccato dell’uomo. Se ci sono comportamenti ingiusti vale la pena che voi reagite, avete il permesso di adirarvi, ma non per molto tempo. Non per molto tempo, perché l’ira anche quando nasce buona pian piano si inquina. Uno reagisce per amore della giustizia, poi pian piano se continua a tenere il muso e a tenere l’ira finisce che reagisce per difesa di se stesso, per affermare il suo diritto e la sua ragione. Non per affermare la verità e la giustizia ma il fatto che io ho ragione e allora si inquina tutto, si rovina tutto. A volte anche delle cause buone sono difese con dei comportamenti sbagliati, sostenute con dei comportamenti egoistici: ho ragione e voglio fare prevalere la mia ragione.

Questa è un’ira che lascia occasione al diavolo. Non date occasione al diavolo, vuol dire: il diavolo entra dentro anche alle cose buone, entra dentro anche a un’ira santa e la può rendere da santa che era a inquinata. Tenete presente che la parola diavolo viene dal verbo “di avallo” che vuol dire dividere, mettere male. Il diavolo è quello che divide, il diavolo è quello che mette reale. Se voi siete bravi e volete riconoscere nel nostro mondo le manifestazione del diavolo non andate a cercarle negli indemoniati. Ci saranno anche quelle lì, ma quelle sono fondamentalmente delle frange. Se volete andare a vedere il diavolo all’opera andare a vedere dove ci sono delle forti disgregazioni, delle forti lacerazioni, delle forze che mettono, rgli uomini violentemente gli uni contro gli altri con inganno e cattiveria. Il diavolo lavora li. La divisione è la sua manifestazione tipica. Quando l’ira viene inquinata, diviene motivo di contrapposizione cattiva, anche nei confronti degli altri.

Terzo: Chi è avvezzo a rubare non rubi più.

Più chiaro di così! Anche questa è una regola che vale per tutti gli uomini, non è una regola tipicamente cristiana. Vale per tutti gli uomini il fatto che non si deve rubare, però S. Paolo aggiunge una motivazione: anzi si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in necessità.

Il lavoro, quindi, è un dovere per l’uomo. La 2° lettera ai Tessalonicesi dirà: chi non vuole lavorare, non mangi neanche. Chi si rifiuta di pagare il prezzo delle sua fatica non deve mettersi sulle spalle degli altri. Il lavoro significa assumersi ciascuno la propria parte di fatica della vita. Ma qui c’è qualche cosa di più: attraverso il lavoro voi non solo potete portare il peso della vostra vita, ma potete portare il peso della vita di qualcun altro che non è in grado di provvedere a se stesso. II qualcun altro sarà un malato o sarà un anziano impotente o sarà un bambino che non è lì ancora capace di lavorare o di mantenersi. Portate un pochino il peso degli altri fa parte della dimensione cristiana. La lettera ai Galati dice: Portate gli uni i pesi degli altri così come Cristo ha portato noi. Cristo ha portato i nostri pesi e noi dobbiamo imparare a portare i pesi gli uni degli altri.

Questo fa parte della struttura della vita dell’uomo, perché, ad esempio, quando eravamo piccoli c’era chi ci preparava da mangiare, chi spendeva del tempo per noi e verso queste persone noi siamo debitori.

Questa legge di solidarietà è una legge fondamentale della vita dell’uomo; chi è robusto porta il peso di chi robusto non è, e lo deve condividere. Fa parte dell’esistenza cristiana questa dimensione di solidarietà.

Quarta cosa: Nessuna parola cattiva esca più della vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possono servire per la necessaria: edificazione, giovando a coloro che ascoltano. Il termine cattivo è la traduzione del greco sapros, che vuol dire marcio, guasto, rancido. Nessuna parola cattiva vuol quindi dire nessuna parola guasta, nessuna parola marcia. Le parole che vengono fuori dalla vostra bocca devono essere parole sane, parole che edificano. Parole che edificano non vuol dire che devono essere parole oleose, ma debbono essere parole che fanno vivere, che danno forza di vivere, coraggio, che danno verità, giustizia, quindi parole che costruiscono l’uomo.

Anzi il testo di S. Paolo dovrebbe voler dire anche parole che danno gioia, che non mortificano, ma che allargano, dilatano la vita degli altri. Questo discorso delle parole nel Nuovo Testamento è importantissimo: la parola è uno degli strumenti più tipicamente umani di cui ci serviamo. Il linguaggio è tipico dell’uomo e proprio perché, è tipicamente umano è, da una parte, straordinariamente ricco di valori, e, dall’altra, può facilmente essere deformato, degradato.

La parola può diventare strumento di inganno dell’altro, strumento di lotta contro l’altro, le parole possono ferire, possono uccidere le persone. Proprio per questo alla parola bisogna fare un’attenzione grande. Per il cristiano la parola è una realtà straordinariamente preziosa. È vero che c’è un proverbio che dice che “Le parole volano e sono gli scritti che restano” e questo potrà anche andare bene per quel che riguarda la vita economica, ma dal punto di vista dei rapporti umani non è vero che le parole hanno poco peso. Le parole, al contrario, sono lo strumento attraverso cui io mi comprometto nei rapporti con gli altri.

lo sono dentro le mie parole e bisogna che le mie parole esprimano quello che io sono, quello che io sento. Gesù Cristo per noi è la Parola di Dio, è la Parola ed è per questo che nei confronti della Parola abbiamo un rispetto immenso. Le nostre parole devono diventare una piccola immagine di quella Parola che è Gesù Cristo.

Se volete un testo simpatico è la lettera di Giacomo che al cap. 3, 1-12 dice prima quanto e difficile controllare la lingua e poi quanto è importante. La lingua deve essere domata come si domano i cavalli, con il morso, in modo da dirigerla nella direzione giusta. La lingua è difficilissima da domare, è un male ribelle e pieno di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. E’ dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non deve essere così fratelli miei! Forse la sorgente può far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un fico produrre olive o una vite produrre fichi? Neppure una sorgente salata può produrre acqua dolce. Allora le parole debbono avere questa dimensione: sono parole che escono dalla bocca con cui benediciamo Dio, con cui preghiamo. Non devono essere solo parole di preghiera, potete parlare anche di calcio, ma devono essere parole che non mortificano il vostro rapporto con il Signore, che non sono in contrasto con le parole della preghiera e della lode.

  1. Paolo dà le motivazioni di fondo:non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio col quale foste segnati per il giorno della redenzione.Vuol dire: voi dentro al vostro cuore avete lo Spirito del Signore che è l’atteggiamento che muoveva Gesù Cristo, cioè quell’atteggiamento interiore che lo inclinava ad avere nei confronti degli altri un certo atteggiamento invece che un certo altro. C’è uno spirito di invidia che inclina a vedere le persone secondo la logica dell’invidia, c’è uno spirito di orgoglio che ci mette al di sopra degli altri.

C’è uno spirito di Gesù Cristo che è quello che ci mette di fronte agli altri nell’atteggiamento di Gesù. Voi questo ce l’avete, allora non mortificatevi, cioè non costringetelo a sopportare dei comportamenti che sono disarmonici, che sono in contrasto, in contraddizione con Lui. Bisogna che la vostra vita diventi armonica, che i comportamenti e gli atteggiamenti siano in sintonia tra di loro, in sintonia con questo Spirito del Signore che sta nei vostri cuori.

Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza, con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi perdonandovi a vicenda Anche qui, se ci fate caso, le cose che Paolo chiede sono cose che valgono per tutti gli uomini, -non ci sono dei precetti straordinariamente diversi, ma le motivazioni che Paolo dà sono tipicamente cristiane: dovete imparare ad accogliervi e a perdonarvi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Siccome voi siete dei perdonati non potete rifiutare il perdono agli altri, siccome vivete della gratuità del Signore non potete mettere delle pretese esagerate di fronte agli altri, dovete comportarvi con gli, altri nel modo in cui il Signore si comporta con voi.

Quello che voi avete imparato da Gesù lo dovete vivere anche voi, per cui dice: Fatevi, dunque, imitatori di Dio come figli carissimi. Figli carissimi vuol dire figli che Dio ha amato, che Dio ama, che Dio stra-ama, amatissimi. Ma allora se siete dei figli amatissimi dovete imitare Dio, e come fate ad imitare Dio? Amando. Dio vi ama con un amore paterno, bene, voi se volete imitare Dio dovete amare con un amore simile al suo, dovete volere e accogliere gli altri come il Signore ha accolto voi.

«[2] Allora camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.» 5, 2). Anche qui il motivo dell’amore è ricondotto a Gesti; Cristo: dobbiamo amarci gli uni gli altri, perché Gesù Cristo ci ha amati e come Gesù ci ha amati.

Notate l’ultima cosa, poi ho finito, quando dice offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. È una espressione un pochino rara nel Nuovo Testamento, ma l’idea è che Gesù Cristo ha fatto della sua vita un sacrificio gradito a Dio. Cosa vuol dire? Vuol dite che con tutto quello che ha fatto, con tutti i suoi comportamenti, ha realizzato il progetto di Dio su di lui, la volontà del Padre su di lui. II sacrificio che Cristo ha fatto è il sacrificio della sua vita.

Questo vuol dire mica solo la croce, vuol dire il quotidiano da quando era bambino fino a quando è andato a finire in croce, tutti i santi giorni della sua vita: quando faceva il falegname, poi quando ha cominciato a predicare, quando ha fatto dei miracoli, quando ha raccolto della gente attorno a sé fino a quando ha accettato la croce. Tutto questo è il sacrificio che ha trasformato la vita di Gesù secondo il desiderio del Padre. Questo vuol dire una cosa semplice sulla quale torneremo oggi pomeriggio (se il Signore vorrà): la nostra vita la dobbiamo trasformare in sacrificio, in sacrificio offerto a Dio.

Il sacrificio offerto a Dio non è solo il rito; il sacrificio offerto a Dio è il lavoro, il sacrificio offerto a Dio è la famiglia, il sacrificio offerto a Dio è l’impegno politico, il sacrificio offerto a Dio è lo studio, l’impegno culturale, il sacrificio offerto a Dio è l’amicizia. Sacrificio offerto a Dio non vuol dire che deve essere una distruzione; non pensate al sacrificio come la distruzione di qualche cosa, ma pensate al sacrificio come qualche cosa che quando Dio la guarda dice “Sono proprio contento, quello mi piace”.

Se voi trasformate il lavoro in sacrificio vuol dire che voi lavorate in un modo tale che quando Dio guarda il vostro lavoro dice “Bello, proprio così, era quello che avevo sognato, pensato “. Se voi nel lavoro ci mettete la giustizia, l’onestà e la competenza, un lavoro così a Dio piace, è un sacrificio, un sacrificio offerto a Dio, gradito a Dio.

Lo stesso vale per la vita di famiglia: se voi vivete la vita di famiglia in un modo che piaccia a Dio, la vita di famiglia è diventata un sacrificio offerto a Dio. Ci saranno i momenti di fatica, i momenti di sofferenza (perché nella vita sono inevitabili), ci sono anche i momenti di gioia, e di gioia pulita e questa gioia qui è sacrificio anche lei offerto a Dio.

Dio non vuole che siate dei musoni, Dio non ha mica sognato un popolo di sottomessi per forza, di schiavi. Dio ha sognato dei figli, quindi della gente che viva davanti a lui ma con la gioia di essere figli, che porti anche il peso della vita, ma con la gioia. Quello che Dio desidera è una vita trasfigurata, una vita resa bella dalla logica dell’amore fraterno.

Potreste andare avanti se volete con questo capitolo 5° almeno fino al versetto 20 (il resto lo prendiamo oggi pomeriggio) dove continua fondamentalmente con osservazioni come quelle che abbiamo detto adesso. Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia (tenete sempre le due cose insieme), neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insultaggini, trivialità; cose tutte sconvenienti. Si rendono invece azioni di grazie!. (…) nessuno v’inganni con vani ragionamenti (c’è poi il richiamo al battesimo cristiano come passaggio dalle tenebre alla luce). Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, Comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi, profittando del tempo presente perché i giorni sono cattivi.

Profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi vuol dire che nei nostri giorni c’è molta cattiveria, questo valeva ai tempi di S. Paolo, non so se valga, anche ai tempi d’oggi. Comunque, al tempo di S. Paolo c’e molta cattiveria, e S. Paolo dice. “Allora cosa dovete fare? Dovete andare fuori dal monda “perché c’è della cattiveria? No.” Profittate del tempo presente vuol dire che anche nei momenti dove c’è.-della cattiveria anche lì c’è la possibilità di cavare fuori del bene, anzi la cattiveria è una sfida, è una sfida che vi viene messa davanti perché voi reagite con una forza di amore più grande, con, una forza di riscatto più grande. Profittate del tempo presente e mettetecela proprio tutta e quando incontrate nella vostra vita cattiveria o falsità non lasciatevi avvilire. è il momento in cui dovete reagire e usare bene il tempo. Non siete costretti ad essere cattivi anche se i tempi sono cattivi; se c’è della cattiveria voi potete reagire con un atteggiamento positivo. Profittate del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. E’ il ritrovare la bontà di Dio momento per momento.

E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

Insomma, quello che volevo dire è questo: nella nostra vita cristiana noi siamo creati e salvati, voluti e amati da Dio, quindi non abbiamo motivi di cercare altre giustificazioni per la nostra vita; semplicemente il Signore è contento che noi viviamo. Partendo da questo vogliamo rispondere all’amore del Signore con una vita che sia in sintonia con il suo amore e la sua misericordia e fare questo vuol dire imparare Gesù. Abbiamo richiamato alcune cose, ma non mi interessano le singole prescrizioni, mi interessano le motivazioni. Le motivazioni sono fondamentalmente una sola: è il nostro rapporto con il Signore.

Se io vivo in un rapporto di coppia ci sono certi comportamenti che debbo cancellare dalla mia vita come i comportamenti d’infedeltà e ci sono altri comportamenti che debbo invece potenziare come quelli di dialogo, di comunione. Con il Signore è lo stesso. Se volete vivere con il Signore ci sono delle cose che Gesù Cristo non sopporta e non gliele potete far ingoiare a tutti i costi. Le cose che il Signore non sopporta sono fondamentalmente quelle che umiliano noi, cioè sono l’egoismo, l’orgoglio, la falsità; queste realtà il Signore non le sopporta. Questo non vuol dire che non possiamo avere dei comportamenti egoistici o di orgoglio o di falsità (la ferita ce la portiamo dietro), ma vuole dire che non ci possiamo rassegnare senza combattere le nostre cattiverie. Nella cattiveria ci ricascheremo perché siamo deboli, ma continueremo a combattere. Dobbiamo ripartire a combattere, perché la nostra vita sia in sintonia il più possibile con quello che il Signore ci ha insegnato e ci ha donato.

Insomma, la legge della vita cristiana è Gesù Cristo, il resto è la spiegazione. La legge della vita cristiana è la carità perché Gesù Cristo ha amato, il resto è la spiegazione. Quando ci sono dei comandamenti che vi danno fastidio, dei precetti che vi danno fastidio, dovete chiedervi perché ci sono e qual è il loro significato e dovete ricondurli a Gesù Cristo e alla carità, perché non vi viene chiesto nient’altro che questo.

Tutto quello che vi viene chiesto è di imparare ad amare in un modo sempre più ricco e più maturo e non ci sono comandamenti che chiedono altre cose o che impediscono altre cose. Ciò che i comandamenti di Cristo impediscono è quello che ci umilia come persone umane, quello che ci distrugge come capacità di sincerità, di verità e di amore.

I comandamenti sono per la vita dell’uomo, sono perché l’uomo viva e viva integralmente, perché Dio è contento che l’uomo viva integralmente, che. l’uomo sia maturo e ricco nella sua capacità di amare. Quello che abbiamo detto stamattina riguarda tutti i cristiani, l’ultima cosa che ci rimane è la vocazione di ciascuno.

Proveremo oggi a dire due cosettine sulla vocazione specifica, prendendo quello che la lettera agli Efesini dice a proposito dei preti, degli sposati, della famiglia anche del rapporto tra padroni e servi, padroni e schiavi che c’era nell’antichità. Naturalmente da noi: non ci sono più padroni e schiavi, però ci sono delle cose che forse possono valere anche per noi e che dobbiamo imparare a ricavare e questo lo faremo oggi pomeriggio, se il Signore vorrà.

* Documento non rivisto dall’autore, ma rilevato come amanuense dal registratore, scritto con riferimenti biblici; i titoli formano l’articolo per la comunicazione.