I DISCEPOLI GIOIRONO NEL VEDERE IL SIGNORE

Solennità di Pentecoste

I discepoli gioirono nel vedere il Signore

26 Maggio 1996

Fonte Settimanale diocesano “Nuovo Giornale” n. 20 – 1996

Letture: Atti (2, 1-11); 1 Corinzi (12, 3-7.12-13); Giovanni (20, 19-23).

Il dono dello Spirito

Il giorno stesso di Pasqua, secondo il vangelo di Giovanni, Gesù appare ai suoi discepoli e dona lo Spirito Santo Anzi, lo «soffia» su di loro con un gesto insolito, che sembra richiamare l’attività creatrice di Dio nel Libro della Genesi: Dio «soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» – (Gen 2, 7).

L’azione di Gesù va collegata immediatamente con il comando di missione: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20, 21). Si deve intendere: non ci sono due missioni successive (quella di Gesù e quella dei discepoli), la seconda delle quali dovrebbe cercare di somigliare alla prima; ma c’è un’unica missione, voluta dal Padre, affidata a Gesù e continuata dai discepoli. Si potrebbe tra durre il testo così: “Siccome il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”; siccome il Padre vuole che tutti gli uomini ricevano la pienezza della vita e per questo ha mandato me nel mondo, anch’io, partecipe della volontà stessa del Padre, mando voi nel mondo perché andiate e portiate il frutto del Vangelo e trasmettiate a tutti gli uomini la vita che avete ricevuto.

Spirito Santo e missione della Chiesa

Si capisce allora che gli Apostoli abbiano bisogno delle Spirito. Può forse bastare l’intelligenza umana o l’abilità umana o la buona volontà per compiere la missione di Cristo? Non c’è un’insuperabile sproporzione? Per agire «come» Gesù e «in nome» di Gesù i discepoli debbono diventare nuove creature; debbono essere rigenerati da quello Spirito per opera del quale Cristo stesso è stato concepito. Perciò, «riceverete lo Spirito Santo». Solo così i discepoli potranno «rimettere i peccati» e cioè combattere e sconfiggere la forza negativa del peccato e la sua nefasta influenza sul mondo. Era stato il compito essenziale di Gesù «l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Gv 1, 29); sarà il compito storico della Chiesa: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi» (Gv 20, 23).

Quello che Giovanni colloca nel giorno stesso di Pasqua, Luca lo riporta alla festa della Pentecoste, cinquanta giorni dopo. Il gruppo dei discepoli è radunato insieme nello stesso luogo; appaiono lingue di fuoco che si posano su ciascuno dei presenti: allora «essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (At 2, 4). Non solo i discepoli, prima paurosi, hanno il coraggio di parlare, ma soprattutto hanno la capacità di dire la Parola di Dio (e questa Parola è Gesù Cristo), d’interpretare e annunciare il disegno salvifico di Dio.

Un altro elemento sorprendente è che questa Parola viene intesa da tutti. Luca dà un elenco ampio e dettagliato di nazioni che sono presenti all’annuncio del Vangelo e afferma che tutti odono annunziare nelle proprie lingue le grandi opere di Dio.

Doni dello Spirito e unità

Si può dire allora che lo Spirito della Pentecoste è una forza unificatrice che si contrappone vittoriosamente alla logica di divisione (quella della torre di Babele). Dallo Spirito le diverse esperienze umane vengono assunte senza essere mortificate; diventano portatrici del Vangelo senza perdere la propria identità.

Non è forse questo il progetto di Dio? Un mondo ricco nella varietà e saldo nella comunione, tale da riflettere il mistero Trinitario; un’esperienza di unità raggiunta senza mortificare la pluralità ma trasformandola con la forza dell’amore. Ebbene, questo mistero di comunione incomincia fin d’ora a manifestarsi nell’esperienza della Chiesa, che deve esprimere il mistero di Cristo, essere il suo «corpo». Ma questo esige la consapevolezza chiara che «a ciascuno è data una manifestazione dello Spirito per l’utilità comune» (1 Cor 12, 7).

Ne viene un’etica dei carismi che fa parte essenziale dell’etica dei rapporti intracomunitari. Nel mondo chi ha un dono cerca di affermarlo in ogni modo, ma tra i credenti non è così: chi ha ricevuto un dono dello Spirito lo metterà al servizio di tutti e considererà il bene della comunità più importante della propria affermazione.

Hits: 9