GESÙ BUONA NOTIZIA PER GLI UOMINI

Il biglietto da visita della comunità apostolica. Ecco il biglietto da visita che ci presentano gli apostoli ed i primi discepoli di Gesù: «Ciò che era da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi… lo annunciamo a voi». Così comincia la prima Lettera di Giovanni Apostolo (1,1-3). Simon Pietro, Giovanni, Giacomo, Matteo… sono dei comuni mortali, dei peccatori a cui però si è manifestato Gesù, «Verbo della vita». Si è fatto loro incontro, ha mutato la loro esistenza. Essi comunicano a noi ciò che hanno visto ed udito; ci mettono in comunione con il Signore Crocefisso e Risorto e, mediante lui, ci fanno arrivare a Dio, al Padre. Essi hanno «fissata per iscritto» la loro ineffabile esperienza, negli scritti del Nuovo Testamento (Lettere di Paolo, di Pietro, di Giovanni, di Giacomo, di Giuda, 4 Vangeli, Apocalisse). Prima hanno proclamata a voce la bella notizia: —Quel Gesù che Ponzio Pilato ha fatto croce­figgere, Dio lo ha fatto risorgere; ha manifestato al mondo che Egli è Suo Figlio, Suo Cristo! (Atti 2). In particolare, ora, la comunità apostolica, tramite i nostri genitori ed i catechisti, ci fa conoscere i 4 vangeli. Essi sono: — 4 viaggi alla scoperta della identità misteriosa del Signore Gesu; — 4 descrizioni complementari del Volto del Cristo. I «vangeli» sono una forma letteraria, un modo di scrivere che prima non esisteva. C’erano le «memorie» ma raccontavano le imprese dei «grandi» ora defunti. I 4 vangeli sono racconti delle opere di Colui che oggi è Vivente, è qui tra noi. Noi li vogliamo ora valorizzare come strade sicure e sperimentate per «conoscere Cristo». Ci mettiamo anche noi negli atteggiamenti di Simon Pietro, di Giacomo, di Giovanni: ascoltia­mo le parole di Gesù, vediamo i suoi gesti; stiamo con Lui per capire chi Egli sia. Come ci dicono i vangeli, la fede nasce e cresce lentamente. Prima c’è solo una curiosità, poi si sviluppa la meraviglia; c’è il periodo lungo della crisi. La fede adulta arriva (in modo imprevedi­bile) proprio di fronte alla croce. Se percorriamo, in compagnia dei discepoli, tutto il loro tragitto spirituale, anche noi giungiamo a dire come il centurione pagano: — Veramente quest’uomo era Figlio di Dio! — (Mc 15,39). Prendiamo in mano il vangelo di Marco. Esso era offerto come strada per i principianti nella fede, per coloro che chiedevano il battesimo. Ha la andatura di un racconto: la «storia di Gesù» procede; Egli progressivamente si rivela; noi siamo coinvolti in atteggiamenti sempre più impegnativi (vedere, ascoltare, seguire, perseve­rare, accogliere la sconfitta della croce…). Il battesimo al Giordano, le tentazioni. Marco apre il suo vangelo con questa afferma­zione: Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio, (Mc 1,1). La storia di Gesù — egli ci dice — è «buona notizia» (= vangelo) per la vita di ogni uomo. Essa ci fa toccare con mano il passaggio visibile ed umano di Dio tra noi. Ogni volta che questo vangelo è letto o predicato, è possibile rinascere, «ripartire come da capo», anche se siamo adulti ed anziani. «Gesù venne da Nazareth e fu battezzato nel Giordano» (Mc 1,9): ecco la inconsueta ed inaspettata «inaugurazione» della missione pub­blica di Gesù. Egli si mostra come una persona ordinaria che, all’interno di un popolo, riceve un battesimo di penitenza. Fin dall’inizio, Egli si fa carico dei nostri peccati. Il suo vero battesimo sarà la morte. Lì si vedrà, in pieno, sino a che punto è solidale con noi. Marco ci presenta il battesimo come avvenimen­to decisivo per il mondo. Lo fa usando delle immagini assai distanti dalla nostra cultura e dal nostro normale modo di esprimerci. In Gesù — egli afferma — Dio Padre dà inizio ad un mondo nuovo (L’acqua, la colomba, la parola richiama­no la creazione, cf Genesi 1). Con Gesù riprende il dialogo, la comunicazione tra il Padre e noi (“si aprirono i cieli”). Gesù è il Figlio prediletto del Padre perché, già sin dall’inizio, si mette dalla nostra parte. Lo Spirito sospinge Gesù nel deserto (Mc 1,12). Il Padre non tiene il Figlio suo a riparo dai rischi, dai conflitti. Gli dà la Sua forza. (= Lo Spirito Santo) perché si rechi là dove domina Satana. Gesù è presentato da Marco come l’uomo nuovo, il nuovo Adamo che, obbedendo al Padre, riporta l’armonia nell’universo. L’uomo, innestato in Gesù per il battesimo, è in pace con sé, con i suoi simili, con la natura (cf «stava con le fiere» v. 13). La tentazione dura 40 giorni, cioè tutta una vita. Gesù saprà scoprire, con la lucidità che gli dà lo Spirito, dove il Padre lo vuole condurre. Secon­do Matteo e Luca, sin dall’inizio, Gesù fa queste scelte: a) non userà mai il miracolo per risolvere i suoi problemi; b) non chiederà mai al Padre di essere sottratto alla condizione umana, cioè alla paura, alla incertezza…; c) non userà mai la violenza; non prenderà mai in mano il potere (Mt 4,1 – 11; Luca 4,1-12).

Il progetto del Padre diventa realtà (cf Mc 1,14-28) Con il battesimo, la esistenza di Gesù muta completamente. In risposta alla chiamata del Padre, Egli lascia Maria, il suo paese, il suo lavoro di carpentiere. Diventa un rabbi (= un maestro) sempre in viaggio. Non ha nè casa né beni. Sua unica risorsa è il Padre, che gli fa sentire la Sua premurosa presenza mediante lo Spirito Santo. Gesù si presenta al suo popolo nelle vesti del messaggero; porta una bella notizia: — Il regno di Dio è arrivato! —Oggi Dio interviene nella nostra storia, mediante Gesù, per liberarci dalla solitudine, dal dolore, dal peccato. Dio passa dalle promesse (Antico Testamento) alla realizzazione (Nuovo Testa­mento). Egli ci dà oggi la capacità di «convertir­ci», cioè di ritrovare la strada buona per la vita. Stavamo infatti camminando lungo un percorso sbagliato; Gesù ci chiama: noi «giriamo sui tacchi», ci voltiamo verso di Lui; ci lasciamo condurre da Lui. Gesù va in fretta: Egli è la sollecitudine, la tenerezza, la premura umana del Padre. Si fa incontro ad ogni situazione di sofferenza. Gesù sceglie 12 persone (Mc 3,16): costituisce un gruppo che, già nel numero, ha in sé il significato della universalità del progetto del Padre. Il 12 risulta infatti moltiplicando il 3 (la perfezio­ne) con il 4 (i 4 punti cardinali)! E come dire: ciò che voi udite e sperimentate appartiene a tutti gli uomini, a tutti i continenti; non potete ritenerlo per voi. Gli apostoli sono un gruppo quanto mai eterogeneo: accanto a Matteo, stipendiato dai Romani per riscuotere le tasse, ci sono due «rivoluzionari», membri del «partito armato» (gli Zeloti) e cioè Simone il Cananeo e Giuda il sicario. Il regno di Dio è spalancato a tutti; la opportunità di grazia e di salvezza non conosce nè barriere né confini. Pescatori (come Simone ed Andrea) e grandi asceti (come Giacomo e Giovanni discepoli del Battista) sono chiamati a «stare con Gesù» e ad «annunciare il vangelo» (Mc 3,14-19). Gesù si inserisce nella vita quotidiana (cf Mc 1,16 «stavano gettando la rete in mare») e la cambia dal di dentro “vi farò pescatori di uomini” (Mc 1,17). Dio, in Gesù, prende la iniziativa; chiama, sceglie, convoca; noi lo se­guiamo (Mc 1,17). Chi accoglie l’invito diventa «chiesa» cioè assemblea radunata da Dio. Una Parola piena di autorità. La gente, di fronte al maestro Gesù, dice: Costui ha autorità! — (Mc 1,27). E una afferma­zione importante. Gesù, a differenza degli Scribi, non cita mai i suoi maestri: parla in prima persona; al lebbroso dice: — Io lo voglio, sii guarito! — (Mc 1,41). In modo perentorio ordina al demonio: — Taci ed esci da costui! —(Mc 1,25). La parola di Gesù è proprio come quella di Dio: è capace di compiere ciò che promette. Nei gesti di Gesù si vede l’alba del Regno del Padre ed il tramonto definitivo della sovranità di Satana. E proprio vero che Gesù è venuto a rovinare il demonio (Mc 1,24). Nei miracoli di Gesù si vede l’uomo fotografato al naturale: è malato (Mc 1,32), cieco (Mc 8,22), isterico e non in possesso delle sue facoltà (Me 5,1-5), paralizzato (Mc 2,1-5), legato a traffici immorali (Mc 1,13-18). Gesù tocca questo uomo storico e concreto; lo rigenera, gli spalanca davanti tutte le possibilità che il Padre gli ha date; lo fa udire e parlare (Mc 7,35), camminare (Mc 2,11-12), vedere (Mc 8,25). Anche se la persona è in preda ad una morte prematura egli «la prende per mano», la fa risorgere, la riconsegna ai familiari ed alla vita (Mc 5,23.42). Gesù è la «commozione umana di Dio» (Me 8,2) che si prende cura della nostra esistenza. Gesù, sin dall’inizio, compie una serie di gesti sconcertanti: — va da tutti, parla con tutti — sceglie tra gli apostoli anche Levi uno degli “impuri” secondo gli Scribi (Mc 2,13-14), — siede a mensa con i peccatori (Me 2,15-17) — si comporta con molta libertà nei confronti del sabato (Mc 2,23-3,6). Afferma che la persona umana è più importante del culto. Gesù di giorno annuncia il regno e di notte prega (Mc 1,36). Il segreto di tutto è la sua comunione con il Padre ad opera dello Spirito santo. Obbedendo al Padre, Gesù diventa libero di fronte ad ogni istituzione umana: — la sua famiglia (Mc 3,20.31-35) — i politici (Erode Antipa, gli Zeloti…) — i sadducei, cioè la classe sacerdotale ebraica — la legge (Mc 3,1-6). Parole e gesti di Gesù rivelano al mondo che il Padre oggi interviene. Gesù è l’appello definiti­vo, ultimativo di Dio alla umanità. Di fronte a Lui si deve decidere; non è ammessa la neutralità. Secondo il Padre non devono più esistere gli «esclusi», i «lebbrosi». Tutti sono figli, tutti hanno libero accesso, mediante Gesù, alla comunità che loda Dio (Mc 1,40-45).

Parabole e miracoli. Per annunciare e far sentire presente il progetto di Dio, Gesù si serve di due strumenti: le parabole ed i miracoli. Le parabole sono storie inventate che invitano gli uditori a ritrovare dentro la esistenza quotidia­na qualche «barlume» del regno. Ciò che il Padre, mediante Gesù, sta oggi costruendo nel mondo è simile… — ad un seme gettato dentro la terra; ha in sé la forza di crescere; produce prima lo stelo, poi la spiga, poi la messe (Mc 4,26-29); — ad un granellino di senapa; è una realtà del tutto insignificante agli occhi degli uomini; non ha nessuna particolare evidenza. Eppure contie­ne dentro la capacità di diventare albero solido (Mc 4,30-32); — alla semina fatta senza risparmio e senza avarizia. L’annuncio è proposto a tutti, è presen­tato gratuitamente. La risposta degli uomini è estremamente diversificata. C’è chi accoglie la bella notizia e chi la rifiuta. C’è il distratto, il superficiale e c’è il contemplativo che custodisce nel cuore la parola divina (Mc 4,13-20); — è lampada che fa luce; va messa sul moggio in modo che tutti possano godere del suo chiarore. Chi riceve il regno non deve occultarlo, privatizzarlo (Mc 4,21-23). Anche i gesti miracolosi di Gesù fanno riferimen­to ad un aspetto, ad una dimensione del progetto del Padre. Vanno considerati come tessere di un mosaico. Ecco allora il quadro che ne risulta: il regno di Dio — è un invito gratuito ed universale a parteci­pare alla mensa dei figli; ivi ci si nutre del Corpo e Sangue del Signore (Mc 6,33-44; 8,1-9); — è presenza del Risorto sulla barca che è la chiesa. Tutti hanno la sensazione che si sta andando a fondo, travolti dai problemi, dalle persecuzioni, dai conflitti interni. Ma c’è tra noi Colui che si è «destato». Egli è nostra sicurezza (Mc 4,35-41); — è dono della fede che rende luminosa la vita, aiuta a «vedere chiaramente» nella loro luce persone, avvenimenti (Mc 7,22-26); — è liberazione completa da Satana, colui che ci allontana dagli altri, ci espropria di ogni umanità (Mc 5,1-10). Siamo proprio sotto il dominio di una «legione» (Mc 5,9) ma c’è tra noi l’uomo forte» che caccia via ogni ombra di peccato, di paura (cf Mc 3,22-30). Gesù ci dona il Suo Spirito fonte di pace, di armonia interiore, di amore fraterno (ivi); — è fondazione di una famiglia nuova non più legata ai rapporti di sangue (Mc 3,31-35). Vi si accede attraverso un cammino di iniziazione. La comunità ci cura in modo particolare; ci separa dai fedeli, ci apre le orecchie alla parola di Dio; ci apre la bocca perché diventiamo capaci di celebrare le meraviglie del Signore (Mc 7,31-37); — è superamento di ogni pregiudizio, di ogni barriera razziale, di ogni fanatismo. Dio non distingue più tra «lontani e vicini», tra «puri ed impuri». Per lui tutti sono figli; per lui tutti sono commen­sali alla Eucaristia (Mc 7,24-30), — è liberazione anche dalla sconfitta estrema degli uomini, la morte. Senza l’intervento di Gesù noi non sappiamo che piangere; dopo la sua croce e resurrezione la morte diventa semplicemente un sonno tranquillo da cui Lui ci desta (Mc 5,39). Anche l’ultimo nostro nemico è quindi sconfitto da Dio. Scontro aperto tra Cristo e l’anticristo Prima dell’arrivo di Gesù, Satana era riuscito molto bene a camuffarsi. Di lui si parla pochissi­mo nell’Antico Testamento. Dopo il battesimo di Cristo e l’annuncio della «buona notizia», egli è costretto ad uscire allo scoperto. Grida e prote­sta perché la sua fine è ormai sicura (Mc 1,23-24). I miracoli di Gesù sono la rivelazione dei gesti del Padre, delle sue azioni, del suo stile. Il Cristo mette in chiaro, una volta per sempre, dove c’è il dito di Dio e dove si manifesta invece la presenza di Satana o Anticristo.

Azioni di Satana — Satana strazia l’uomo; lo fa gridare (Mc 1,26) —          Tiene l’uomo legato, immobilizzato con la malattia (Mc 1,30) —  Crea i pregiudizi in modo che certe persone siano considerate «lebbrose» e vengano escluse dalla convivenza, dal culto (Mc 1,40) —      Satana, con il peccato, paralizza l’uomo (Mc 2,1-3) —           Fa in modo che i «giusti» si chiudano nello­ro cerchio o non si accostino agli altri (Mc 2,16) — Satana fa in modo che il culto diventi una scusa per non occuparsi della vita degli uomini (Mc 3,1-4) — Il demonio ridicolizza Gesù «figlio del car­pentiere». Fa in modo che la gente attenda il Dio dei miracoli (Mc 6,1-6) — Satana fa uccidere Giovanni come prima aveva fatto uccidere i profeti (Mc 6,21-29) Di fronte a questi gesti di Cristo, di fronte alle sue scelte, anche noi ci chiediamo come la gente: — Che cosa sta succedendo? —     Chi è costui al quale anche il mare obbedisce? (Mc 4,4) Azioni di Cristo — Gesù comanda agli spiriti perversi di abban­donare le loro vittime (Mc 1,25.27) – Gesù si accosta al malato, lo solleva, lo ri­consegna al suo lavoro (Mc 1,31) — Gesù si muove a compassione di colui che viene escluso; lo inserisce di nuovo nella convi­venza (Mc 1,41-44). — Gesù invita il peccatore ad aver fiducia nel Padre e gli rimette i peccati (Mc 2,5) — Gesù è il «medico» che cerca i malati; è la tenerezza di Dio che converte i peccatori (Mc 2,17) — Gesù, durante il culto ebraico del sabato, guarisce un uomo (Mc 3,1-6). Per salvare que­sto uomo va incontro alla croce (Mc 3,6) —      Gesù, a Nazareth, non compie alcun mira­colo. Si mostra sempre come «uomo ordinario». Mostrerà il volto autentico di Dio nella sua sconfitta, la croce. Gesù si lascia uccidere per mostrarci sino a qual punto Dio ci ama. Così Egli è il definitivo profeta del Padre.