FEDE

(Leggere la storia con gli occhi di Dio)

I testamenti spirituali che Francesco e Chiara ci hanno lasciato sono permeati da una lettura di fede della loro esistenza. Essi scorgono nella loro vita e spe­cialmente nella loro vocazione l’Amore Provvidente del Padre delle Misericordie che li ha chiamati all’esi­stenza, li ha scelti per una missione speciale, non ha cessato di prendersi amorosa cura di loro fin nei più minuti particolari.

La storia di ogni uomo è una storia d’amore.

A saperci leggere dentro è zeppa di interventi divini, talvolta discreti e quasi nascosti, talaltra invece manifesti.

A conclusione di queste riflessioni desidero par­tecipare al lettore la mia storia nelle sue linee essen­ziali, sia perché possa essere di stimolo a ciascuno a rileggere la propria alla luce di Dio, per scoprirvi il Suo Amore di predilezione, sia perché non posso contenere la gratitudine che ho nel cuore per le me­raviglie che il Signore a operato nella mia vita.

Desidero, anzi, non posso fare a meno di rende­re testimonianza che Dio è Amore, anche se sono consapevole della povertà delle mie parole, quando sfioro questo tema.

Ultima di quattro figli, fino all’età di 18\20 anni, vivevo come la maggior parte dei giovani, frequenta­vo con ottimi risultati l’Università, avevo parecchie amicizie, vivevo una vita abbastanza serena, apparen­temente felice. Tuttavia nel profondo del cuore, a più riprese, il Signore mi faceva sentire una certa in­soddisfazione e il desiderio profondo di conoscerLo meglio, di fare della mia vita qualcosa di più grande, di più bello, mi metteva nel cuore un anelito che io non capivo, non riuscivo a decifrare ancora. Solo mi accorgevo che le gioie, anche lecite, che mi dava il mondo, anziché appagarmi, mi lasciavano con un senso di vuoto e di tristezza.

All’età di 18 anni, proprio la notte di Pasqua, il Signore chiamò a Sé mia Madre. Quel dolore, oltre a spezzarmi il cuore, fu come se spezzasse le mie resi­stenze interiori, mai come allora sentii accanto a me la presenza del Signore. A distanza di poco meno di due anni, anche mio Padre, non resistendo al dolore per la perdita di mia Madre, ritornava alla Patria Celeste.

Questi eventi dolorosi mi portarono ad aprire gli occhi sul fatto che la vita è breve, che si vive una sola volta ed è importante spendere bene questa vita, impiegandola nell’unica cosa necessaria: conoscere Dio.

E conoscere Dio significa diventare come Lui: Amore.

In questo tempo ricordo che ricercando Chiese solitarie, trascorrevo molto tempo ai piedi del Tabernacolo, chiedendo a Gesù cosa volesse dirmi con la storia che stava facendo con me e stando in ascolto della Sua voce che parla al cuore in maniera molto eloquente.

Non saprei ridire quello che passava tra me e Gesù in questi momenti. A poco a poco mi caddero come delle bende dagli occhi e cominciai a guardare la storia, la mia storia con gli occhi di Dio. Fino allo­ra era come se avessi conosciuto il Signore solo per sentito dire. L’Amore di Dio che sperimentavo guari­va le mie ferite, colmava la sete profonda del mio cuore, mi dava una gioia che non avevo mai speri­mentato prima e che è molto diversa da quella falla­ce che dà il mondo.

Quell’Amore smisurato che Dio ha per me, come lo ha per ciascun uomo personalmente, Amore che Lo spinse a dare la vita sulla Croce, mi portava a chiedermi come potessi ricambiare. Come? Distri­buendo i miei beni ai poveri? Anche, ma l’Amore di Dio è esigente, Egli vuole tutto per donarci tutto Se stesso. Quando lo scoprii trasalivo per la gioia, per la felicità che un tale Signore, il Creatore del cielo e della terra, si fosse chinato su di me poverella e mi avesse chiamata nientemeno che a divenire Sua Sposa. Dopo un primo istante di smarrimento e di meraviglia per tanta degnazione, non persi tempo a rispondere SI all’invito del Signore per timore che Egli passasse oltre ed io perdessi la perla preziosa, il tesoro nascosto che il Signore voleva donarmi. Altro che rinuncia! Il Signore ha promesso a quelli che la­sciano tutto per seguirLo, il centuplo quaggiù e la vita eterna che è Lui stesso, certo insieme a persecu­zioni, come precisa l’evangelista Marco.

Compresi gradualmente il progetto di Dio su di me. Lo compresi sia attraverso gli eventi della mia storia, sia attraverso le Parole che il Signore mi donò in questo tempo di travaglio e di ricerca e che sono per me dei memoriali.

In questo periodo infatti mi trovai a partecipare per la prima volta e quasi per caso ad un incontro vo­cazionale, sul finire del quale il Sacerdote mi conse­gnò un biglietto con una frase del Vangelo: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai pove­ri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”.

Chissà quante volte avevo sentito questa frase, ma quella volta mi parve rivolta a me e non la pote­vo dimenticare, mi risuonava dentro giorno e notte, invitante e inquietante.

“Vendere tutto per seguire il Signore, dove? In che modo?”, mi chiedevo. Non sapevo ancora come questa Parola si sarebbe compiuta in me, ma man mano che la ruminavo, si faceva più chiara in me la comprensione del disegno di Dio.

Alcuni mesi dopo presi parte ad un altro incon­tro vocazionale. Stavolta il Sacerdote mi consegnò questa Parola: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rin­neghi se stesso, prenda la sua croce, ogni giorno e mi segua”. Ancora il Signore mi parlava di seguirLo. In­teriormente mi sentivo orientata verso una scelta di vita radicale, lo Spirito potenziava nel mio cuore il desiderio di immergermi nella preghiera, nella co­munione profonda con Dio, nell’ascolto della Sua Parola e già non mi bastava più il tempo trascorso in Chiesa, ma sentivo l’impulso a consacrare tutta la mia vita a Dio nell’orazione incessante.

L’ultimo incontro vocazionale cui partecipai fu in occasione della Giornata Mondiale della Gio­ventù, tenutasi nell’89 a Santiago de Compostella (Spagna). Nel viaggio di ritorno il catechista che ci accompagnava, aprendo la Bibbia a caso mi conse­gnò quella Parola che dissipò i restanti miei dubbi: “Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi, come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla men­talità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostia mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”.

Appena udii questa Parola ebbi la certezza che il Signore mi chiamava alla vita contemplativa e di lì a poco lasciai il mondo per entrare in Monastero.

Entrata alla vigilia della Solennità dell’Im­macolata Concezione, per fare quindici giorni di riti­ro e conoscere meglio la volontà di Dio, compresi già al secondo giorno, attraverso la gioia e la pace che avevo nel cuore, che questo era il posto preparatomi dal Signore. Mentre stavo pensando se dovevo torna­re a casa per salutare i miei familiari, che del resto erano preparati solo a lasciarmi fare un ritiro di po­chi giorni, accadde che proprio quel giorno durante l’adorazione pomeridiana venisse proclamato il passo del Vangelo ove il giovane chiamato da Gesù, Gli dice: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi con­gedi da quelli di casa” (era l’identica situazione in cui mi trovavo io), ma Gesù gli risponde: “Chi mette mano all’aratro e poi si volge indietro, non è adatto per il regno dei Cieli” e così sulla Sua Parola sono rimasta.

Da dodici anni, gli anni più belli della mia vita, sto seguendo il Signore, sulle orme di Francesco e Chiara, non ho mai avuto alcun ripensamento o rim­pianto. Tuttaltro!

Servire il Signore è un’avventura meravigliosa che non si può descrivere a parole, ma si può soltanto in­vitare a farne esperienza, come disse Filippo a Natanaele: “Vieni e vedi” (Gv 2,46).

Ringrazio il Signore per avermi creata. Se infatti non mi avesse amata, neppure mi avrebbe pensata, ma giacché mi ama mi ha donato l’esistenza, chia­mandomi alla vita eterna.

Egli dopo avermi creata non mi ha abbandonata a me stessa nemmeno per un istante, ma si è chinato su di me come un Padre amorevole, sollevandomi alla Sua guancia. Nei momenti di sofferenza era con me. Nelle mie cadute, mi porgeva la mano per farmi rial­zare. Quando ero nell’angoscia, Egli nell’intimo mi in­vitava a credere nel Suo Amore. Quando credevo di dover essere perfetta per piacerGli, Egli mi ha rivelato che è Amore per essenza, Amore gratuito. Con Dio che mi conosce nella verità, che conosce i miei limiti, le mie infedeltà, le mie fragilità e che nonostante tutto mi ama, non temo più. Egli mi ha redenta dal peccato originale e dai miei peccati personali, invian­do il Suo Figlio nella carne, mi ha dato per Madre la Chiesa e la Beata Vergine Maria, mi ha consacrata a Sé attraverso il Battesimo e la Professione Religiosa.

Sono oltremodo grata al Signore per la vocazio­ne alla vita clariana.

Amo il silenzio del chiostro, impregnato di pre­ghiera e amo gli allegri momenti ricreativi, ove, insieme alle Sorelle, gioisco delle cose semplici.

Amo la solitudine in cui mi intrattengo cuore a cuore con lo Sposo Celeste e amo vivere in Fraternità perché è veramente bello e gioioso e abilita alla santità attraverso la pratica delle virtù.

Amo i tempi forti di preghiera durante i quali eleviamo a Dio la lode a nome di tutta la Chiesa e amo il lavoro di qualunque genere esso sia, perché quando si compie tutto per amore del Signore è ugualmente bello lavare il pavimento, spazzare, rica­mare, accudire alle Sorelle inferme, lavorare al com­puter o cucinare. Tutto è Grazia!

Amo la vita e tuttavia vivo proiettata verso quel­l’istante in cui il Signore mi chiamerà a Sé e Lo vedrò faccia a faccia, per Sua Misericordia.

Dal profondo del cuore benedico il Signore che mi ha preso per mano in tutto il cammino che ho fat­to, mi ha illuminata progressivamente, liberata dalle paure che avevo dentro, paura di passare all’altro, di amare, di donarmi, di consegnarmi all’Amore.

Mi ha guidato attraverso coloro che mi ha mes­so accanto, mi ha formato anche attraverso le mie stesse cadute, ammaestrandomi alla misericordia ver­so me stessa e verso gli altri.

Mi ha condotto gradualmente alla conoscenza di ciò che vi è nel mio cuore, invitandomi però a non fermarmi in esso, perché Dio è più grande del nostro cuore.

Mi ha sposata al Suo Diletto Figlio Gesù Cristo. Non temo più nulla, perché so che Dio mi ama no­nostante la mia poca corrispondenza al Suo Amore, che mi ha creata per la vita eterna, chi mi potrà sepa­rare dal Suo Amore?

Io così povera che cosa posso rendere al Signore per il bene che mi ha fatto? Come Lo esalterò per avermi fat­to rinascere a vita nuova? Ecco, Gli offrirò il Suo Diletto Figlio Gesù Cristo, che è mio Sposo. I suoi te­sori sono anche miei.

Lodate Dio e magnificateLo con me per le ope­re del Suo Amore Misericordioso, tutto l’Universo ne celebri la bontà e la gloria in eterno. Amen!

Carissimo\a ti annuncio la buona notizia che Cristo ti ama. Dio ha un progetto meraviglioso su di te: quello di renderti conforme al Suo Figlio Gesù, di renderti trasparenza del Suo Amore. Vale la pena di ac­cogliere l’invito, di rischiare tutto fidandosi della Sua Parola. Te l’assicuro.