«Eccomi, sono la serva del Signore»

Alcune delle pagine più drammatiche e toccanti dell’Antico Testamento sono dedicate al «Servo di Dio» (Isaia capitoli 42-52), il misterioso personaggio profetico che, parlando e sof­frendo nel nome di Dio, salva il suo popolo. La comunità primi­tiva ha senza dubbio visto avverarsi in Gesù quelle profezie; e tuttavia san Luca è l’unico scrittore del Nuovo Testamento che applica ancora a Gesù come suo titolo messianico, l’espressione «Servo di Dio» (Atti capitoli 3 e 4). È bene ricordarlo, perché alla luce di questi precedenti ac­quista un rilievo particolare la frase umile e coraggiosa con cui Maria conclude il suo dialogo con l’Angelo, definendosi «la Ser­va del Signore». Così questa creatura dà il suo assenso ai proget­ti di Dio; li accetta docilmente, anche se sa che sconvolgeranno la sua vita. La maternità verginale, stupendo prodigio di Dio, poteva ri­servarle, per quanto ne sapeva Lei, amarissime sorprese dal lato umano. Gli uomini non sempre sono pronti a riconoscere l’inter­vento del Signore! Eppure Maria dice sì, si abbandona con fidu­cia nelle mani del Signore: «Avvenga di me quello che hai detto». Ancora una volta, parlando della Madre, l’evangelista sembra voler anticipare quello che sarà il mistero del Figlio. Anche Ge­sù, molto più tardi, in circostanze drammatiche (nel Getsemani) darà il suo assenso alla volontà del Padre; un difficile assenso espresso in termini stranamente simili a quelli usati anni prima dalla Madre: «Si compia la tua volontà». La salvezza di Dio raggiunge tutti gli uomini; ma Dio agisce, attraverso la docilità di chi si abbandona ubbidiente e fiducioso, anche a costo di sacrifici, ai suoi progetti misteriosi. Anticipo della docilità filiale di Gesù, Maria sembra pre­sentarsi come il simbolo di tutte le creature di fede che si ab­bandonano nelle mani sapienti e buone dì Dio.

Ave, Maria, serva del Signore: prega il tuo Figlio perché sappiamo rispondere il nostro sì fiducioso al volere del Padre.